Commissione di psicologia dello sport relazione per il bollettino degli psicologi Estate 2000.

 

L’attività della Commissione di Psicologia dello Sport è proseguita nei suoi incontra mensili presso l’ordine degli psicologi. Gli obiettivi della commissione attualmente si stanno sviluppando nell'intento di determinare la professionalità specifica della psicologia dello sport. Oltre che portando avanti scambi di esperienze sul campo tra esperti della psicologia dello sport, anche aumentando le conoscenze organizzando incontri con personaggi che praticano sport ad alto livello, in modo da raccogliere utili elementi di riflessione e sviluppo delle competenze per la psicologia dello sport, attraverso l'ascolto di racconti ed esperienze, nonché ponendo domande mirate a ricavare l'aspetto psicologico dell'esperienza presentata.

Particolarmente utile ed interessante, a tale proposito, risulta per noi psicologi dello sport il concetto costruttivista di eperienza che riporto nelle parole di H.Von Foerster uno dei padri della cibernetica: "L'esperienza è la causa il mondo la conseguenza", a tale proposito è possibile ricavare ampia documentazione in merito visitando le altre pagine sul costruttivismo del sito.

Noi riteniamo che l'esperienza dell'ipnosi, particolarmente usata nei nostri interventi, metta in luce quanto ogni senso di realtà sia legato ad un particolare stato mentale, un equilibrio tra pensieri, ciò che si pensa, e sensazioni, ciò che si prova, tale stato deve essere prodotto e mantenuto per poter sostenere qualunque tipo di esperienze, e per poter mantenere apprendimento e memoria di un evento, e questo risulta particolarmente vero nello sviluppo delle prestazioni sportive. L'apprendimento e la memorizzazione di un esperienza è strettamente collegato alle emozioni vissute ed agli stimoli percepiti in concomitanza, questo elemento risulta talmente vero che nel riprodurre un evento risulta fondamentale richiamare alla mente lo stato mentale che si è vissuto in concomitanza dell'evento stesso, solo così è possibile rivivere e riprodurre un esperienza.

Alla luce dei concetti appena presentati eccovi il resoconto, redatto dalle colleghe Daniela Bardelli e Claudia Destefanis, della serata del 21 Giugno 2000 in cui abbiamo ospitato, presso la sede dell’ordine, Michele Fardo, istruttore nazionale di alpinismo, direttore della scuola di alpinismo "Due Valli" CAI Mosso e Vercelli, un personaggio che ama definirsi…. "uno che insegna alla gente ad andare in montagna". L'esperienza che andiamo a presentarvi mette chiaramente in luce il concetto di esperienza costruttiva che ogni persona porta inevitabilmente con se.

Per lui l’alpinista è prima di tutto un curioso, che non si accontenta di vedere il mondo da un solo punto di vista, e raggiungendo nuove vette ne scopre altre, trova nuovi stimoli, nuove curiosità, altre vette e di li ancora nuovi mondi. Di scalata in scalata, inizia l’allenamento per il quale non bastano fiato e gambe: é necessario "avere la testa: se non hai la testa giusta sei fuori"; solo così le difficoltà si trasformano in nuovi stimoli.

Dai suoi racconti ci pare proprio di ascoltare un vero costruttivista: ogni impresa è sognata, pensata, organizzata, vissuta, sul divano di casa, in ogni dettaglio; il viaggio viene prima creato solo con la mente "quello che manca devi già immaginartelo prima", e poi, in un secondo tempo, con l’aiuto del corpo. Solo prevedendo ed anticipando qualunque possibile evento si è pronti per affrontare la montagna che non permette ripensamenti o distrazioni, "in montagna chi sbaglia paga" e la paure più grandi restano il freddo e lo smarrimento, la perdita di fiducia in se stessi, nelle proprie possibilità. Per Michele l’alpinismo non è uno sport, poiché non c’è competizione, ma un fatto di vita: "in città io assoggetto l’ambiente al mio volere, in montagna no, c’è il dialogo con la natura, ascolto guardo mi interrogo so rinunciare quando è il caso". I pericoli che mettono a repentaglio la vita sono tanti: cadere nei crepacci, congelarsi, incappare in scariche rocciose…. sentirsi arrivato e rischiare troppo, sentirsi persi.

Durante un’arrampicata l’alpinista esce dal suo mondo quotidiano per entrare in una nuova dimensione, in un altro stato mentale nel quale si modificano le priorità, cambiano i sensi ed i significati:" ti crei un senso e ci vai dietro, non so se il mio senso ha un senso".

Diventa chiaro come una monoidea accompagni l’alpinista nella costruzione della sua realtà in montagna.

Prossimo incontro Commissione

 

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