L'Abbazzia di Staffarda.


del dr. Antonello Musso

Prefazione







Prefazione

1) Il "Saecolum Obscurum"

Intorno all'anno mille, i fenomeni concomitanti alla cristianizzazione dei Germani, lo scomparire della civiltà Carolingia, il decadimento dell'ordine universale, avevano nuovamente generato inconvenienti di natura ecclesiastico-religiosa.
I germi di vita nuova che spingevano verso una riforma radicale, opposta contro il rilassamento delle virtù cristiane, erano già iniziate alla fine del primo millennio. La nuova ricerca dell'Ascesi anche questa volta e così di seguito provenne dai monasteri;con la grande ondata della riforma monastica il monachesimo occidentale si pose come terzo elemento plasmante la storia accanto al Papato ed all'Impero.
I risultati sono fondamentalmente tre: dapprima riforma esclusivamente monastica e veramente religiosa; in secondo luogo ampliamento della coscienza ecclesiastica universale e, di conseguenza, liberazione della Chiesa dalle mani dei laici con conseguente potere gerarchico autonomo, ferma restando l'idea iniziale di comprendere ed applicare l'essenza del messaggio cristiano.
Uno di questi centri fu Cluny, sorta nel 910.

1a) Cluny ed i Cluniacensi

La sua stessa origine fu rivoluzionaria: infatti il duca Guglielmo D'Aquitania, donando il monastero ai principi degli Apostoli Pietro e Paolo, rinuncia per sé e per i suoi eredi e per sempre al diritto di proprietà sulla chiesa privata, mettendolo sotto la protezione del Papa, affinché sia da lui protetto, non dominato. In tal modo si cerca di indurne una sorta di indipendenza: Almeno inizialmente in Cluny si risveglio' a nuova vita l'antico rigore monastico basato sulla regola benedettina, l' "opus Dei" della liturgia, al di là della polemica se essa sia stata applicata o no per spirito evangelico. Resta il fatto però che progressivamente i Cluniacensi aumentarono l'ufficio corale fino a renderlo una specie di preghiera perpetua: il lavoro manuale diventa viepiù simbolico fino ad annullarsi.
Da ci la grandezza ed il limite: la grandezza, poiché la loro celebrazione grandiosa della liturgia, l'affratellamento nella preghiera, le loro preghiere per le anime del Purgatorio, danno l'immagine di quella Chiesa del XI secolo che superò il tempo; il limite, poiché l'eroica volontà di agire perse di vista fino ad annullare le esigenze della vita spirituale, soffocata dal predominio della quantità e del ritualismo rubricistico.
Il lavoro manuale, che già era ridotto a funzione simbolica, sparì del tutto come già detto.
La funzione religiosa pubblica e solenne divenne col tempo una specie di titolo di diritto sulle offerte dei fedeli, spostando nuovamente la bilancia a favore dei più ricchi e dimenticando i più poveri, ai quali diventava assai difficile garantire un...felice al di là ai propri defunti;inoltre l'eccessivo accumulo conseguente di ricchezze, portò al mutamento dello stato di proprietà e con esso dell'ideale di povertà benedettina a cui l'ordine inizialmente si ispirava. Mancò cioè l'approfondimento mistico, la preghiera diventò un lavoro ed un mutuo scambio, un baratto: offerta uguale preghiera, più offerta, più preghiere in suffragio dei defunti e per i vivi

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1b) Nel X secolo...

Questa situazione, per noi uomini del XX secolo, apparentemente assurda, lo è assai di meno per gli uomini del X-XI secolo: la concezione strutturale e gerarchica del tempo era accettata dalla gente anche perché non ne era concepibile una diversa: esistono infatti tre categorie di persone, ognuna delle quali con compiti e scopi precisi e diversi:

1) I signori (uomini di Chiesa, di preghiera, i monaci ecc.)

2) Gli uomini d'arme

3) Il popolino

Ai primi spetta garantire, con preghiere, salmi, canti, la benevolenza di Dio verso i defunti e verso i vivi, non solo a livello spirituale, ma anche a livello materiale (affinché il raccolto sia sempre favorevole, la famiglia prospera, feconda di figli maschi utili nel lavoro dei campi, senza carestie o pestilenze o guerre ecc.), retaggio di un cristianesimo non ancora scevro da influenze terrene; ai secondi spetta garantire la pace con le armi, condizione indispensabile per poter garantire il lavoro del terzo gruppo, quello del popolino il cui scopo è quello di nutrire gli altri due e di riprodursi per garantire generazioni future di lavoratori.
L'arte si adegua a questa situazione: essa è tutta volta verso la trascendenza dello spazio e del tempo inizialmente povera, essa si arricchisce traducendo in ornamenti tutte le offerte generose che pervengono alla curia;ciò nella concezione sempre più mondana che per ottenere crediti presso Dio, sia necessario fare oltremodo bella figura, pagando quasi una tangente per gli stessi.
Inoltre essa assume anche in parte il ruolo di comunicare, divulgare, custodire il sapere per aiutare a trascendere. Così stavano le cose in quei tempi, in un ordine semplice e perfetto;ma purtroppo sappiamo come sia praticamente impossibile realizzare perfettamente un piano di codesta fattura: infatti il secondo gruppo, quello dei soldati, non si comportò secondo le regole: nati per la guerra, non si limitarono a quella difensiva: ricominciarono le stragi, i delitti gratuiti, le lotte per le fazioni.
Contro ciò si oppose il clero, la cui unica arma fu invocare la giustizia divina, giocando sulla paura dei guerrieri non di perdere la vita, rischio accettato del mestiere, ma di perdere l'anima, morendo in disgrazia di Dio.
Per ovviare a ciò vennero richieste nuove offerte, nuovi sacrifici, nuove chiese sempre più ricche, ornate, regali; oppure, in alternativa, combattimenti in guerre giuste e sante, le crociate, per giungere alla liberazione del Santo Sepolcro ed alla realizzazione della Città Celeste intorno a Gerusalemme.
Tutto ciò portò a dimenticare lo spirituale ,dando sempre maggiore importanza al materiale; la decadenza fu inevitabile. I monasteri riassunsero nuovo fulgore, come faro nella decadenza, nuovamente tutelati dai signori i cui figli studieranno in essi.

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1c) Torniamo a Cluny.

A fine millennio, in perfetto accordo con i tempi e la situazione storica, intorno al monastero base nacque la federazione dei monasteri, basata sul centralismo con gli inevitabili vantaggi della concentrazione unificante della Chiesa. Ma ogni medaglia ha il suo rovescio: erano in agguato i pericoli del centralismo esasperato;inoltre l'abate di Cluny si sostituì "de facto" ai feudatari che avevano donato i loro monasteri e le loro chiese, legittimando in tal modo il concetto di chiesa privata nell'ambito ecclesiastico monastico, quello stesso che si voleva combattere prima della riforma.
Inoltre maturò la contraddizione per cui, nell'ambito del futuro scontro tra Chiesa ed Impero, nella metropoli Cluniacensi si continuò a pregare per il protettore imperiale, malgrado fosse scomunicato da Gregorio VII, papa Cluniacensi. Al di là di questi episodi, resta il fatto che la riforma Cluniacensi fece da battistrada ideale per la più ampia riforma del clero e per la lotta a favore della libertà della Chiesa, anche se non vi partecipò attivamente , pur giudicando il clero secolare difettoso: partendo da questo principio, Umberto Cluniacensi esigerà la santità dei sacerdoti come presupposto della validità dei sacramenti.
Anche Cluny, però, come già detto, acquistò un'importanza incalcolabile per la pietà medievale: basate sulla "comunicatio Sanctorum", le donazioni si fecero immense, e come sempre accade in tanta disponibilità materiale, si trasformò anche in possesso ed avidità di potere: la chiesa stessa con le sue cinque navate, due trasversali, sette torri e cinque cappelle raggruppate intorno all'abside, divenne la più grande del mondo.
Perché i monaci non ritornarono al precedente pauperismo?
Perché erano prigionieri dell'immagine Divina incensata, adornata;
Perché all'epoca era più importante rinunciare al potere che al possesso;
Perché, proprio per questo, occorreva essere umili dando a Dio, cioè ai monaci;
Perché la traduzione latina di povero (pauper) è colui che ha poco, non nulla, mentre humilis è colui che si inchina;
Perché di fatto l'indigenza era ignorata e le carestie un fatto naturale, frutto della punizione Divina;
Perché per essere umili era sufficiente esserlo di spirito.
L'umiltà non giungeva al lavoro manuale, ma al canto, virile, forte, salmodiato che abbatteva le mura di Gerico e salva le anime dei peccatori. Una simile missione non poteva non gloriarsi di scenografie...adeguate; ecco che per la festa di Ognissanti si costruisce prima e si rinforza poi con le arcate in pietra la cripta sotto il monastero, uno dei cui ruoli è appunto essere ponte fra questo mondo e l'altro;nascono le cupole in pietra, vuoi per essere migliore cassa di risonanza acustica per i canti, vuoi per esprimere il concetto della fusione del corpo della Chiesa con quello di Cristo, vuoi perché il cerchio (cupola, arcate, absidi ecc.) sono l'immagine dell'atemporale: l'infinito siderale.
Per incanalare il flusso dei visitatori senza turbare la serenità e l'ordine monastico, si creano tribune e gallerie avvolgenti in modo che però resti una diversità ordinata, come, appunto, l'immagine della Gerusalemme Celeste, nella quale i soldati sono appunto i monaci che devono difenderla da ogni assalto del Male; ecco perché l'immagine dei monasteri assume l'aspetto di una città fortificata, soprattutto dal lato d'occidente, dove inizia il cammino della rinascita in Cristo, dove le anime sono incerte e possono essere tentate dall'Indegno; il portico come vita del Cristo, attraversarlo significa il trapasso nell'atemporale.

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2) Nascita Dei Cistercensi

Ci furono però alcuni monaci che si sentirono traditi dall'evoluzione voluta dai Cluniacensi. Roberto di Molesme abbandonò così l'abbazia che stava alacremente prosperando, per fuggire nell'eremo di Aux prima ed a Citeaux poi, nel quale lasciò gli abati Alberico e Stefano a continuare l'opera sua.
Lo scopo non era tanto il "nuovo", ma il ricercare nel "vecchio" i germi essenziali di perfezione e di salvezza, rinnovandoli, adattandoli alla nuova situazione storica, senza cadere nelle lusinghe temporali che avevano finito col tradire il primitivo spirito di Cluny: il fruttuoso confronto con la tradizione ed il creativo adattamento al tempo reale. Si torna alla primitiva prescrizione della regola benedettina per ciò che concerne il corpo; a Cluny, appellandosi allo "spirito" ed alla realtà "spirituale" si era sorvolato su questo; a Citeaux esso ritorna in prima linea, poiché qui si riconosce l'importanza che la realtà corporale riveste per quella spirituale. Nasce con Stefano Hardin, confermata da Papa Callisto nel 1119, la "Charta Charitatis".



2a) Bernardo di Chiaravalle


Nacque verso il 1091 da una famiglia nobile borgognona, vicino a Digione; nel 1112 entrò a Citeaux; nel 1115 fondò Clairveaux; personalità di spicco del Medioevo, fu a contatto con le più alte personalità del tempo. Fu in polemica con Cluny e con i neo razionalisti di Abelardo; predicò la seconda crociata in Francia;scrisse numerosi trattati di teologia.
Morì come abate di Chiaravalle nel 1153.
Per capire l'arte cistercense, non si può non conoscere Bernardo, i suoi pensieri fondamentali, il suo tempo.
Fondamentalmente si può dire che uno dei concetti basilari era quello, già ripreso da Roberto di Molesme, di rappresentare al tempo stesso il nuovo ed il vecchio; un suo merito particolare è quello di aver creato, incoraggiato il culto dell'umanità del Signore, del Dio fatto uomo: in questa pietà è inserita quella spiritualità mistica senza contraddizione di termini che si traduce completamente nell'unione nuziale dell'anima con il "Verbo" di Dio; la donazione del cuore che si fonde nell'anima spirituale.



2b) Mistica Mariana


Un altro concetto fondamentale è quello della mistica mariana. Nell'ambito del concetto del Dio fatto uomo, Maria rappresenta il ponte, la mediatrice tra Cristo e la sua Chiesa: Maria per Bernardo si trova così poco fuori dell'umanità che, mentre le riconosce onori veramente unici (Vergine e regina, portatrice di grazia, mediatrice della salvezza, soccorritrice del mondo...) non le riconosce l'esenzione dal peccato originale. Notiamo che tutte le abbazie cistercensi le sono dedicate.



2c) La Dottrina Dei Padri


Essa è fondamentalmente radicata in Bernardo. Però, malgrado questi vincoli assai saldi con la tradizione, egli schiva il tradizionalismo: nulla è tramandato senza che passi al vaglio della vivezza creativa e contemporaneamente ad una verifica biblica delle sue fonti. Egli torna, per così dire, alle fonti pure e semplici: il risultato è una teologia monastica rigorosa e vivifica che dà un nuovo impulso senso monastico.

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2d) Rapporti Con L'Autorità Ecclesiastica


Bernardo è un papista, lo è sempre stato; ciò però non lo esime dal formulare critiche talvolta aspre come quelle rivolte ad Eugenio III, cistercense, al quale ricorda di mantenere in tutto e per tutta la "pietas" e la preghiera: entrambe al di sopra della politica e del potere temporale. Critica i molteplici disordini della Chiesa e del Clero in particolare;ricorda che la Chiesa è "potestas", non "dominatus" (dominio): il Papa deve essere erede di Pietro, non di Costantino.
Egli difende l'autorità dei Vescovi, ma critica l'istituto dell' "esenzione", la quale, mediante il principio della dipendenza diretta dal Papa, cerca di aumentare il potere centrale a spese della struttura organica.
In realtà accade l'opposto: aumenta eccessivamente l'autonomia locale portando a deformazioni strutturali.
Il concetto di Chiesa per Bernardo, non è completamente quello Cluniacensi o gregoriano della Civitas Dei, cioè intermediaria tra Dio e il Mondo; ma è la Chiesa pellegrina, che come insieme delle anime fedeli, lottano per la perfezione, e quindi non può essere totalmente pura poiché "la rete contiene pesci buoni e cattivi".
La critica di Bernardo è ancora irremovibilmente nella Chiesa, dipendente dalla gerarchia e vincolata ad essa; valorizza le prospettive spirituali senza cadere nello spiritualismo. E' dunque assai lontano dall'estremizzazione (unilateralismo) dei concetti ereticali che pure partono dallo stesso principio.

2e) Rapporti Tra Chiesa Ed Impero


Nessuna intromissione dei due poteri: la società è ordinata ed ha compiti diversi, anche se è pur vero che essi devono avere un'intima unione subordinata allo scopo salvifico dettato dalla Chiesa; l'Impero deve mettere la spada al servizio della Chiesa.


2f) Umanesimo


Considerando la sua violenta ascesi, c'è da chiedersi cosa resta del termine umanesimo in un uomo come lui. Però l'ascesi e la mortificazione dell'elemento umano, secondo Bernardo, non mutilano l'individuo, ma lo rendono fecondo.
Il corpo, vaso terreno, fragile che ostacola l'ascesa dello spirito, deve però anch'esso subire un processo di trasformazione e di purificazione che si compirà un giorno con la resurrezione e con la riunione dell'anima al suo corpo pienamente trasfigurato.

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2g) Sintesi Cattolica


Fuga dal mondo e forza che trasforma il mondo;affermazione di una vita intensamente personale ma fondata sulla Chiesa oggettiva; santità eccelsa unita a potente umanità.

Ma torniamo alla "Carta Charitatis".

L'unico scopo di questa costituzione è quella di obbligare le singole abbazie ad una vita secondo un unica regola e le stesse consuetudini in modo da conservare così l'unità dell'amore.
Suprema autorità è il capitolo generale degli abati che si convoca annualmente sotto la presenza dell'abate padre di Citeaux, il quale ha l'obbligo di visitare annualmente i monasteri affiliati.
Furono in tal modo conservati i vantaggi dell'unione centrale senza cadere nel centralismo.

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3) Situazione storica


Non solo Roberto di Molesme e Bernardo avvertirono forte desiderio di tornare alle origini; infatti il divario verificatosi tra ricchi e poveri, tende ad aumentare;si verifica allora un'inaspettata presa di coscienza sui fasti liturgici in contrapposizione all'aumentato numero di persone che muore letteralmente di fame.
Ci si comincia a chiedere se è opportuno insistere troppo sul suffragio ai defunti considerando che, certo, l'anima dei trapassati può essere in pena, ma lo è anche il corpo dei vivi.
Si ritorna ad una lettura del vangelo, considerando, come mai prima, che Gesù allevia anche le sofferenze del corpo. Questa rilettura fa sì che le ricchezze utilizzate in passato per i fasti liturgici, per ottenere crediti presso Dio, possano essere meglio utilizzate per rendere meno difficile la vita dei miserabili.
Alcuni, non potendo offrire nulla in termini di ricchezze, si votano all'eremitaggio per meglio raggiungere una comunione con Dio, offrendo le loro preghiere e la loro solitaria vita per lenire le altrui sofferenze spirituali e morali. La vita da loro condotta è improntata alla totale umiltà sia nel vestire che nel mangiare (sono vestiti di stracci e si nutrono di ciò che le selve offrono); anche per quel che riguarda l'abitazione fanno riferimento ai vangeli (anche gli animali hanno una tana, ma il Figlio dell'uomo non sa dove appoggiare il capo), vivendo praticamente all'addiaccio.
Altri invece, in forte contrasto con il clero eccessivamente secolarizzato, bramando un ritorno alla primitiva povertà evangelica della Chiesa delle origini, chiedono una messa in atto immediata della interpretazione moralistica dei vangeli. Nascono i movimenti ereticali (se il mondo è cattivo, colui che vuole diventare puro deve rinunciare ad esso; allora potrà diventare perfetto, giungendo a Dio attraverso una costante estasi mistica).
Abbiamo già detto di come Bernardo non sia un estremista: la sua scelta di giungere a Dio viene ricercata nel rigore benedettino, combattendo assai aspramente ogni unilateralismo.
La brigata di Citeaux mantiene della regola benedettina tre punti in particolare:

a)Il monachesimo resta comunitario anche se la comunità resta in disparte ed al di fuori del mondo dei morti

b)L'ascetismo deve temere il peccato d'orgoglio più che l'incontinenza di Pier Damiani

c)La povertà che si manifesta nel non sfruttamento dell'altrui lavoro come a Cluny, ma nelle opere fisiche considerate come mortificazione e croce.

Il monachesimo è una società di penitenza e sarà giusto equilibrio fra lavoro e preghiera, ma, ed è qui la vera rivoluzione cistercense, consta nell'individualità nell'ambito del gruppo: ognuno aiuta gli altri ed è dagli altri aiutato a trovare la strada verso la salvezza; il rito è interiorizzato, dunque tutti sono accolti per quel che sono: i signori (liturgia e meditazione con il lavoro); i villani (tanto lavoro e poca meditazione). Ognuno vivrà nel suo gruppo ed avrà pochi contatti con i confratelli del gruppo diverso.
In tal modo l'ordine monastico diventa così permeabile al mondo esterno, accogliendo tra le sue fila tanto i signori, i cavalieri che decidono di cambiare vita rinnegando il loro passato, quanto i rurali che cercano la loro salvezza al di fuori del clero.
Come combattente, Bernardo rifiuta e disprezza l'orgoglio e l'amore degli ornamenti, ama però il gioco e cerca di colpire l'avversario con le metafore più che con il rigore dimostrativo.
E ciò con le parole e con le immagini. In base a questo concetto ed a quello della salvezza individuale, che deve avvenire con un processo di maturazione personale, l'arte, tutta l'arte cistercense, diventa uno sforzo di analisi e di decifrazione deve essere un commentario, contenere un significato che sia al tempo stesso figurazione simbolica ed equivalenza aritmetica analogo a quello della "lectio divina".
Il primo passo dell'intelligenza e trapassare le apparenze esterne di un messaggio; e poiché Dio si manifesta attraverso le sue opere, è necessario percepirne l'ordine dissimulato.

* * *

L'uomo è fatto ad immagine di Dio, ma si è abbrutito, intorpidito, inebetito: occorre stimolarne l'intelligenza con la disposizione delle parole, con gli accordi della musica, la connessione delle pietre: "far sorgere lo spirito cieco verso la luce".
Poiché però questo mistico crea il proprio ambulacro nell'animo, l'arte, oltre che a colpire, deve essere allo stesso modo, metafora, traduzione imperfetta, opaca di una ineffabile illuminazione.
Come uno schermo teso dinanzi ai bagliori dell'estasi. E i denari necessari per queste opere? Saranno ottenuti monetizzando le regalie ed i doni e ricavando il denaro dalla vendita dei prodotti della terra, da essi stessi coltivata.

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4) Ed ora, finalmente, parliamo di Staffarda.


Tralascio volutamente i riferimenti geografici, facilmente reperibili su qualsiasi guida.
La cosa peggiore che si può fare per non comprendere l'abbazia, è quello di entrarvi con la mentalità del turista: si finisce con passare superficialmente lo sguardo sulle navate, le colonne ecc.
Trattare Staffarda in questa maniera significa ridurla (quasi) alla stregua della parrocchia dietro l'angolo.
Un piccolo suggerimento: entrate in punta di piedi, in silenzio; sedetevi in un banco qualsiasi.
Ascoltate. L'abbazia dopo qualche attimo inizierà a parlarvi. Non con il linguaggio tradizionale, ovviamente, ma con una sensazione più intima, introspettiva, invitante con discrezione, non con prepotenza o forza.
Qualcuno potrebbe obbiettare che essendo Staffarda posta su zone in passato paludose e su linee di un campo geodetico, questa sensazione potrebbe essere avvertita da persone particolarmente sensibili; io però faccio riferimento ad altre sensazioni, come dicevo più intimistiche, intrinseche, che
vanno giusto a solleticare l'anima.
"Mah - dice Caio - a me Staffarda non ha proprio detto nulla!"
Poco male, infinite sono le strade che portano a Dio: non tutte sono uguali per tutti. Forse il monaco costruttore voleva per l'appunto stimolare in codesto modo la persona, cercando di ottenere con i giochi geometrici, con la tridimensionalità, con la luce, con i pieni ed i vuoti, questo senso spogliato, questo guardarsi dentro per accedere oltre.
Fantasie? Sogni? Che importa, lo scopo è stato raggiunto: iniziare la ricerca.
Non siamo ancora entrati nell'abbazia che un piccolo architrave posto a fianco dell'entrata del chiostro, ci avverte che la realtà non è quella che sembra: dà, all'attento visitatore una prima avvertenza, l'asimmetria.
Il fiore di sinistra ha sei petali, quello di destra cinque; le curvature delle navate corrispondenti non sono uguali; quella centrale è asimmetrica nelle sue metà. Anche le quattro colonnine sono diverse così come il motivo centrale non è...centrato.
Staffarda va letta così.
Osservando il Nartece, si noterà come gli archi, i capitelli, le cordonature non sono eguali, così le colonnine romaniche del portale d'ingresso; il gioco geometrico dei mattoni del pavimento raffigura un apparente quadrato iscritto in un altro, ambedue iscritti in un terzo che somiglia ad un rettangolo ma rettangolo non è.
Nell'interno dell'abbazia, di stile romanico-lombardo, salta subito agli occhi il bel contrasto cromatico (rosso-bianco-nero), le possenti colonne, gli archi semi sferici: il disadorno eletto a stile.
Le absidi sono rotonde. I capitelli hanno aspetto floreale o con accenni geometrici, nessuno zoomorfe o androforme; tutti i fregi sono diseguali.
All'inizio dell'abside la colonna di destra è rotonda, quella di sinistra è piatta (effetto ottico: l'occhio avvicina le forme rotonde ed allontana quelle piatte): la colona di destra è di 74 cm sfalsata rispetto a quella di sinistra; 74 cm è il "metro" usato nelle abbazie cistercensi e corrisponde al cubito di Chartres.
Le pesanti colonne a sinistra sono rialzate e di sezione e volume doppio rispetto a quelle di destra che, oltre tutto, sono senza zoccolo.
Tutti gli angoli sono quadrangolari, l'intera struttura è romboidale.
Con le spalle all'abside, si noterà come il portone è al centro della parete così come i gradini a loro volta non sono neanche al centro del portone.
Tutta la chiesa è orientata sull'asse Est-Ovest (Ovest per chi entra), a testimonianza della conoscenza del sistema eliocentrico (scoperto ufficialmente quatto secoli dopo) e non tolemaico.
La pianta è a croce latina; il pavimento sotto la crociera del transetto è sollevato da un gradone.
Nella navata destra in fondo, la scala porta al dormitorio dei monaci di coro: trentatré gradini, tutti diversi tra loro.
Sotto, le due aperture ora murate che immettevano nel chiostro: la più ampia per i conversi, la più ornata per i monaci di coro.
Subito oltre, la sacrestia con le tre finestre diversissime come dimensioni, strombature, gradoni.
L'abside di questa navata sorregge, con otto scansioni agili e potenti, la torre campanaria, la cui costruzione è posteriore di circa un secolo. In alto sopra la campanella è dipinto uno stemma/sigla di non ancora ben chiara interpretazione: regolamento logistico interno? Raffigurazione delle regole dettate dalla Carta Charitatis? Rapporti fra conversi e monaci di coro?
Nel catino absidale, il grande sole a sbalzo asimmetrico pur esso: dividendolo diagonalmente la metà sulla destra di chi guarda assomiglia alla rappresentazione della luna medievale; otto dei suoi raggi sono dardi fiammeggianti.
Ecco le cose più evidenti, magnificamente descritte dall'abate priore dell'abbazia don Carlo Pean

In seguito, altre spiegazioni.

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4a) Proviamo a rispondere a tanti perché.

Perché proprio a Staffarda venne costruita l'abbazia?
In passato mandare la gente a Staffarda aveva lo stesso significato del nostro "Va in malora!", poiché il luogo era un malsano intreccio di acquitrini, assai poco salubre. Nel rappresentarlo simbolico poteva essere equiparato al mondo, duro, intransigente, aspro; occorre risanarlo, bonificarlo iniziando proprio dai luoghi più malsani, le paludi appunto; per sostituire agli spini infecondi le piante fruttifere, le messi che sono l'offerta della terra a Dio.
Per respingere ci che è tenebroso, estendendo la parte del chiaro; in questo ambito la presa di distanza dagli eretici e dagli eremiti, che spingono fino all'estremo il disprezzo del mondo in una totale condanna del carnale in un rifiuto totale di qualsiasi incarnazione: il Cristo di Bernardo è veramente incarnato, è uomo tra gli uomini.
La chiesa è il laboratorio principe: i monaci sono stati creati affinché preghino per tutto il corpo della Chiesa, vivi e morti; è con la preghiera che si compie la trasformazione finale della carne nel soffio. Si può pregare in qualsiasi momento e dappertutto: per i conversi con il lavoro, per i monaci di coro con la meditazione individuale ed interiore che però, lo abbiamo visto, ha valore solo se vengono riunite tutte insieme nello stesso tempo e nello stesso luogo.
La chiesa diventa come le cappelle delle casate principesche: domestica; non si appresta a raccogliere la folla.
Infatti la facciata rivolta ad occidente non presenta grandi aperture d'entrata (in origine),ma fenditure laterali. La pianta è a croce latina ed è anche simbolo: dell'universo (perché si pone all'incontro delle due vie provenienti dai punti cardinali, rivolgendo all'interno il crocicchio del chiostro); la chiesa concentra verso la crociera del transetto il punto focale: il passaggio fra la terra ed il cielo; è il luogo d'attesa, quadrato perché rappresenta l'uomo, o meglio il Cristo, il Dio fatto uomo, aderenti l'un l'altro in similitudine perfetta, due assonometrie confuse nella rettitudine.
La chiesa è perfetta coesistenza di linee rette (navate, crociera), traiettorie di cammino verso la perfezione, e curve (abside, absidiole), dove sono gli eterni moti; dove si riassorbe ogni cambiamento (Dio è lunghezza, larghezza, altezza, profondità).

* * *

In nessun altro edificio della cristianità viene lasciato un posto più decisivo all'angolo retto ed al quadrangolo: Dio infatti si presenta al nostro spirito come quadruplo; questa illusione dipende dal fatto che per il momento non ci è permesso vedere Dio altrimenti che per riflessi e simboli (Deus absconditus). Gli edifici cistercensi proclamano a voce sempre più alta l'incarnazione; perciò devono assumere umilmente la pesantezza, la opacità della materia senza tentare, invano, di contraffarle.
All'esterno non dissimulare nulla di questa rudezza, ma abbellirla dall'interno con il cuore, senza alcun ornamento fittizio, poiché (sono parole di Bernardo):"La chiesa risplende sui suoi muri e manca di tutto per i suoi poveri: la decorazione è un tranello teso per carpire al popolo le elemosine...Che cosa si cerca dunque: mortificare il penitente o abbagliare lo spettatore?"
Tutto si fonda su un rifiuto del sensuale ("I sensi ingannano"). "Noi proibiamo che si pongano sculture o pitture perché, quando le si guardano spesso si trascura l'utilità di una buona meditazione e la disciplina della gravità religiosa":
Il semplice, il povero, la linea, la forma: la chiesa cistercense è incarnata ma ridotta alla muscolatura, allo scheletro, scarnita. Ecco perché l'edificio si ricollega alle coerenze del cosmo utilizzando come unità di misura le misure umane: la mano , il gomito... Come Cristo in croce.
La semplicità ed il rigore, la delicatezza delle giunture, la coesione dello stesso materiale in tutti gli elementi dell'edificio; i problemi di equilibrio (arco spezzato, crociera d'ogiva): questi i fondamenti su cui si basa la chiesa, la cui costruzione si basa su semplici rapporti aritmetici sui quali appoggiano anche gli accordi musicali: non dimentichiamoci che questo edificio è prima di tutto il ricettacolo di una corale e che la musica ne è l'ornamento.
L'altro ornamento è la luce, nuda anch'essa, solo mascherata da un traliccio di chiaroscuri costruito con la massima discrezione geometrica, con aperture collocate a levante;nelle proiezioni di luce filtrate filtrate dal muro si compie, di fatto, l'incontro fra l'anima e Dio: la funzione della luce è l'impalpabile scala dell'amore.
Ognuno dei monaci, uscito dall'oscurità del dormitorio, uscito dal chiostro dove la luce del cielo si diffonde senza mistero, diventa, nella penombra della chiesa, vittima di questi strali di luce.
Non tutti sono toccati subito, ma, infine, l'intera comunità di offrirà in sacrificio collettivo del rogo dell'amore.


4b) Vogliamo fare un riassunto interpretativo?


Tutta l'abbazia è un invito a pensare, a riflettere, a "guardarsi dentro".
I sensi ingannano, cercate oltre.
La vostra vita sarà sempre una ricerca, fino al termine del tempo.
Sarà un intrecciarsi di vittorie e di sconfitte, di bene e male.
Sarà dunque la vita dell'uomo fino alla luce finale.
Ecco perché solo all'attento osservatore l'anasimmetria si rileva: ai superficiali o alle anime semplici il mondo appare perfetto, ma così non è; è un intreccio di bene e male, dietro il quale Dio si nasconde invitandoci alla ricerca di noi stessi per poter giungere a Lui.
Tante sono le strade: Bernardo non esclude che vi si possa giungere anche con la scienza o con la filosofia, ma non esclude neppure il contrario, anzi per lui tutto è propedeutico al fine mistico, divino.
La consapevolezza dell'esistenza mette fine di fatto a quell'angoscia di ricerca che spinge l'uomo oltre.
Eppure la natura, così come ci appare è fondamentalmente o solo apparentemente bella, comunque bella ed armonica, così come un volto o un corpo umano in tutto e per tutto diseguale ma di un insieme e perfetto.
Non ci appare così anche Staffarda?
Una catena di errori, di disuguaglianze, di non ripetizioni che creano una meravigliosa armonia, una multiforme, corale, grandiosa lode al Creatore.
E se invece fosse un inno al desiderio d'infinito per raggiungere il quale l'uomo cerca di dare il massimo, creando, costruendo ma dandosi il limite della "finita" intelligenza umana?
Potrebbe essere una spiegazione di tanti piccoli, curati particolari, ma diversi, discordanti da apparire imperfetti.
La chiesa deve essere cammino evangelico verso la salvezza.
Si entra ad ovest e si cammina verso la Luce, verso est.
Ad ogni passo, una conquista oppure un cadere per poi rialzarsi.
Entriamo e guardiamo in alto: all'incrocio delle cordonature delle tre arcate centrali, troviamo l'Angelo che annuncia il Natale di Gesù; poi l'Agnello della Pasqua, cui segue la rossa stella della Pentecoste

4c) Quali grandi architetti dunque nel medioevo.


Erano intellettuali, per così dire, con una visione pressoché totale del loro tempo e della cultura che lo anima.
Il costruttore ha infatti conoscenze di alchimia, geologia, mineralogia; è un buon geografo e meteorologo; sa di astronomia, matematica, geometria; conosce le sacre scritture egli stesso, anche se in questi casi lavora con il monaco, se addirittura non è monaco egli stesso. Conosce il latino e quindi può accedere alle pubblicazioni colte del suo tempo. Nel cantiere possiede una propria stanza da disegno nella quale lavora con sorveglianti, economi, palier che avvia gli operai.
Riceve uno stipendio fisso o delle rendite o delle proprietà; abbigliamento da lavoro, dieta per i lavori straordinari, vitto quotidiano per sé e per il suo servo ed il suo cavallo.
Progetta e sovrintende a tutto;in caso di malattia o di abbandono lavori per età avanzata, gli è assicurata una rendita.

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5) Vita Dei Monaci

La struttura monastica è costruita a similitudine della città celeste: in essa la popolazione si trova gerarchicamente divisa, classificata.
Perciò i conversi sono da una parte (con il proprio dormitorio, la scala dove mangiano alla svelta ed in piedi, in prossimità delle cantine) rispetto ai monaci di coro.
Anche in chiesa restano sul fondo. Si lamentavano?
No, almeno all'inizio, poiché l'esistenza nel monastero era meno rude che nelle misere capanne. Nei luoghi dei conversi, non c'è simbolismo: questo lo troviamo solo presso i monaci di coro. La regola, come quella benedettina, rinserra i monaci in un luogo chiuso, il chiostro, che si apre al di dentro, un giardino segreto che comunica solo con il cielo.
Nel "claustrum" c'è il punto di equilibrio fra l'atto di chiudersi con cui il monaco si separa dal mondo: è l' "heremus", cioè quello di aprirsi verso la luce;nel chiostro il muricciolo che rasenta la chiesa è previsto per raduni simili a quelli della scala capitolare.
In fondo, vicino all'absidiola di destra, si apre l' "armarium" o biblioteca: ogni monaco riceveva un libro che dovrà essere letto da solo, passeggiando (una sorta di traversata nel deserto) con gli occhi aperti , poiché la visione delle cose può sorreggere, nutrire, rafforzare il ripensamento del testo.
Deve essere letto ad alta voce, vuoi perché non si conosceva ancora la lettura interiore, vuoi per meglio impregnare lo spirito: il chiostro deve favorire tutto ciò. Nei chiostri dei monaci neri, questi insegnamenti, lo abbiamo già detto, si operavano con l'aiuto delle immagini: il tutto teso a provocare il miglioramento del nostro pensiero.
Bernardo invece li condanna perché distraggono dalla meditazione della legge di Dio e sono inutile spesa: la forma nuda è essenziale all'essere, le figure dell'immaginario disperdono l'attenzione ed eccitano vane curiosità.
Il chiostro non è fatto per aiutare le fantasticherie ma l'intelligenza di un testo.
Intorno al chiostro si aprono, oltre alla cucina ed alle cantine (appena entrati lungo il lato ovest) sopra la biblioteca e la sala del capitolo posta al suo fianco, tre sale importanti: una è sempre al primo piano, sopraelevata, dove dormono dopo compieta, i monaci: uno accanto all'altro, stesi. E' sopraelevata poiché a livello del suolo strisciano, come le bestie immonde, i malefici più pericolosi nelle ore notturne;bisogna difendersi tutti insieme (ecco perché solo l'abate ha una cella per sè). Verso il mattutino (2-3 di notte), lanceranno nella notte il primo canto di lode, appello alla speranza.
La seconda sala è quella in cui i monaci mangiano una o due volte al giorno, in piedi ed in fretta rozzi cibi che non devono dare alcun piacere: prevalentemente rozze focacce di frumento o segale.
La carne, senza grasso, è riservata ai malati ed ai lavoratori.
La terza sala è quella ,gia' nominata , del capitolo, posta sotto il dormitorio e perciò a volta, dove la pietra è stata tagliata a gradini, affinché tutti siedano intorno all'abate ad ascoltarne il martirologio, o il Vangelo, o le letture dei Padri, o l'Antifonario.
E' anche luogo dove vengono date le istruzioni morali e dove vengono sbrigate le pratiche riguardanti l'abbazia e la gestione del patrimonio, e dove vengono accolte le confessioni di coloro che si giudicano colpevoli.
Il sabato e la domenica sono ammessi dalla finestra, i conversi che hanno il loro refettorio separato dai monaci di coro, vicino alle cucine ed ai depositi alimentari.
C'è ancora una stanza dove si può accendere il fuoco e ripararsi dalle dalle forti intemperie: qui vengono trascritti in calligrafia i testi, operazione eseguita, almeno inizialmente, senza la benché minima presenza di ornamento grafico e con caratteri semplici. Serve anche da infermeria, dove vengono salassati e rasati i monaci, e come selleria per le operazioni più semplici (ingrassare o riparare i calzari).
Anche il chiostro presenta il suo simbolismo, espressione della sintesi fra la chiosa dei grammatici ed il potere del sillogismo dei maestri del trivium.


5a) Inizia cioè la Scolastica.



I lavori teologici dei Padri, compiuti da personalità molto diverse e partito da presupposti altrettanto diversi, giungeva a risultati che non concordavano in tutti i dettagli: mancava cioè il concetto di metodo sistematico.
Ora in quel periodo medievale, una delle tendenze fondamentali era la sintesi; la seconda era la critica, la contrapposizione di esperienze e di valutazioni.
Tutto ciò, insieme al forte impulso unitario, portò a confrontare le varie opinioni, a trovare conclusioni comuni, anche laddove esse si contraddicevano, per scoprirne il senso comune. Ecco dunque la Scolastica, basata su tre concetti fondamentali:

a) dimostrare l'armonia teologica

b) comprendere la fede nelle sue ragioni

c)organizzare sistematicamente intorno ad un punto centrale le conoscenze così elaborate.

Sperimentando i poteri del sillogismo, mediante la ragione si possono scegliere i vocaboli, classificarli, interpretarli etimologicamente.
Questo secolo è il secolo degli oratori e dei cantori, tutti attenti alla polisemia dei vocaboli.
L'uso degli stessi in questa molteplicità di significato, il loro diverso simbolismo, attizzando le conoscenze dell'anima, ne favorisce gli sbalzi, la proietta verso l'inconoscibile intuitivamente, con un solo slancio.
Anche le immagini possono perciò insegnare come come le parole:
Dio si esprime anche con segni visibili, la natura ne è piena. L'arte semplice, grezza, diventa metafora, memoria, proiezione incontrollata; l'arte cistercense non si perde nelle nuvole del sogno e dell'immaginazione, ma si incorpora nel materiale grezzo.

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Il chiostro dunque è quadrangolare, ed evoca i quattro fiumi del giardino dell'eden, le quattro sorgenti che sono i vangeli, le quattro virtù cardinali, la quaternità primordiale che, abbiamo visto, risiede nell'essere stesso di Dio (lunghezza, larghezza, altezza a cui si aggiunge, misteriosa ed impenetrabile, la profondità).
Il chiostro rappresenta anche i quattro elementi: la terra, l'acqua, il fuoco, il cielo; le quattro stagioni, i quattro punti cardinali. Dei quattro elementi, la terra e l'acqua dipendono dalla parte lunare, notturna,
femminile; nella terra del giardino chiuso, che i canali sotterranei disostruiscono, si compie il nuovo sorgere, il nuovo battesimo il cui simbolo si rinnova ogni giorno con l'abluzione al ritorno dal lavoro: "La sorgente è stata deviata fino a noi, il filo d'acqua celeste scende grazie all'acquedotto che simboleggia la Vergine Madre, portatrice di Dio: queste due potenze del freddo si uniscono a quelle calde, solari, spirituali.
Ma il chiostro è anche collocato all'incrocio ortogonale degli assi dell'universo:
in tal modo si presta alla congiunzione di due durate: quella rettilinea in cui si iscrive il progresso personale di ciascuno; quella circolare, retta dal movimento delle sfere celesti, delle stagioni, dei riti liturgici.
Il chiostro dunque riconduce tutta l'agitazione del mondo fuorviato alla regolarità dello spirito, laddove il tempo si annulla nella confusione totale di un passato e di un futuro di perfezione, anche se permane, poiché nell'abbazia la vita contemplativa si coniuga con la vita attiva.
Esso è dunque specchio dell'uomo che è microcosmo, lo apre alla ricezione della verità con la parola, poiché e luogo di lettura, con la visione esemplare del mondo, con l'identità di tessitura che lo fonde a Dio nel culmine meridiano (dunque è posto a sud).
A Staffarda ancora oggi c'è un pozzo, non un lavabo; lo sciagurato restauro del percorso al centro del giardino, ne ha reso incomprensibile il simbolismo, celandolo forse per sempre sotto una copertura di cemento.

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6) Contemporaneità Storica


Alla fine del XII secolo, il papato si diede a sminuire le congregazioni monastiche, specialmente la Cluniacense e la Benedettina in quanto ostacolo ai poteri dei vescovi: la Chiesa che si ricostruiva si fondava sull'episcopato. I monaci, per sopravvivere, si dovevano mostrare docili come aveva, cent'anni prima, predicato il vescovo di Laon, Adalberone; quelli di Citeaux lo erano in pieno: rifiutarono i privilegi dell'esenzione, la scuola, lo sfruttamento delle parrocchie rurali. Ecco perché il futuro Papa Callisto I, ancora arcivescovo di Vienna, aveva sollecitato la presenza di quei monaci puri, discreti, modesti.
Citeaux non disturbava l'episcopato, lo serviva: i Cistercensi certamente rifiutavano il sistema signorile ma accettavano, entusiasti, la società basata sugli ordini, non ne immaginavano un'altra. Naturalmente basata sulle regole della cavalleria: lealtà, coraggio, amore convertendole per il loro fine superiore. Tutto bene dunque? Come sempre, sì e nò.


6a) La Cavalleria


Bernardo fallì con la cavalleria, tentando di convertirla: egli sognava un ordine di perfetti monaci guerrieri pronti a difendere la cristianità spiritualmente e materialmente.
Ma tutta la nobiltà non venne certo a sprofondarsi nel chiostro, nemmeno quella nuova dell'ordine del Tempio, a cui egli teneva molto, facendone l'elogio; il cavaliere non si sente fatto per la salmodia, lo è per la vita eroica.
Le prodezze in terra santa sono evidenti, palpabili, immediate; quelle dei monaci bianchi (o neri),troppo interiori, assai meno remunerative (in tutti i sensi) e soprattutto richiedevano troppo.
Solo inizialmente essi condivisero con i monaci i voti di povertà, castità ed obbedienza; attendevano alle funzioni liturgiche prescritte dalla regola agostiniana. In refettorio erano tenuti al silenzio e durante i pasti aveva luogo la lettura, in francese, dei testi sacri. Potevano mangiar carne tre giorni alla settimana. Ma, ancora vivo Bernardo, già la nuova generazione si lasciò andare al sacco delle città e dei villaggi conquistati, meritandosi le accuse di superbia e di avidità, di avarizia e mal consiglio.
La cavalleria dunque si slanciava verso le gioie del secolo in maniere eccessiva per lasciarsi catturare: l'ordine Cistercense aiutò la cavalleria ad incivilirsi e forse a darsi una coscienza: non andò oltre.


6b) La Scolastica


La seconda battaglia perduta fu contro la scuola cattedrale, contro Abelardo, apparentemente vinto, ma solo stordito in quella primavera del 1140 a Sens, dove scontro in realtà non vi fu.
Infatti, non lui, che morirà due anni dopo, ma i neo razionalisti, la sua scuola a prendersi con il tempo una sonora rivincita.
Bernardo si adirò con Abelardo in nome della santa umiltà; il suo procedimento (cercare per meglio cercare: la curiosità, e mettere in dubbio i risultati) non fu mai completamente criticato.
Egli non accettava l'idea che Abelardo oltrepassasse i limiti posti dai nostri padri; perché cambiava, aggiungeva, sopprimeva a suo piacere in nome di una modernità eccessiva. C'era dunque il rischio di cadere nella superbia con il desiderio di distinguersi, o nella ribellione contro l'autorità, di cui Citeaux rifiuta qualsiasi intromissione (a costoro tocca infatti spiegare la parola di Dio). Gli esercizi della ragione adempiono quindi ad una funzione essenziale, ma propedeutica, lo si è già detto, e subordinata: preparano il cuore a meglio aprirsi alla grazia.
E qui forse si insinua il temporale: preparare dei vescovi più perfetti, spingendo più avanti il suo dominio, per richiudere meglio il mondo.
Questo forse fu proprio il vero suo limite: andare in perfetta buona fede oltre per cercare di far fare al mondo un vero salto di qualità verso l'ascesi finale.
In parte riuscì, se non altro iniziando un percorso continuato da altri: fu facilitato il movimento verso la cattedrale; un modo di sopravvivere, cambiando pelle. Il pensiero di S.Bernardo venne adottato, soprattutto quello del suo trattato "De gratia et libero arbitrio": l'opera tratta dello sforzo personale o dei progressi resi possibili da questo.
In tal modo questi uomini nuovi diventarono lentamente altrettanto rigidi che i monaci di Citeaux e si continuò il lavorio interiore.
Anche l'arte si adatterà: le cattedrali di nuova costruzione adotteranno definitivamente il gotico, mantenendo quella linearità e quella povertà di ornamento che furono l'asse portante della costruzione cistercense: vedi ad esempio quella di Laon.
Si modificano solo poche cose: aumenta il rapporto con la luce (il rosone all'entrata e l'incendio luminoso sul capo croce, annunziante la Parusia) ed una maggiore complessità dell'architettura, poiché la cattedrale non è più solo l'oratorio privato, ma anche casa del popolo, introdotto in vari momenti.
Nel secolo XIII si tornerà, lentamente, alla festa sacra e profana: con l'arte che fa bella mostra di sè nello sfarzo e nell'ostentazione, ancora una volta messa in discussione da S. Francesco e dagli ordini mendicanti quando si tornerà alla purezza ed alla povertà del Cristo.

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6c) La Gente


La terza battaglia perduta, quella che in fondo decretò la fine dell'era monastica, fu quella con la gente: persone che cercavano la perfezione e la salvezza liberamente, fuori delle vie segnate dalle autorità ecclesiastiche: gli eretici. Cercò di combatterli con ogni mezzo, lecito e (almeno moralmente ) illecito, dopo aver tentato inutilmente di portarli dalla sua parte.
Egli li temeva, e la Chiesa con lui, poiché queste sette, mal controllabili ed imprevedibili, diverse tra loro, proponevano un Dio troppo lontano dal rigore gerarchico della città celeste. Dopo la sua morte il distacco si fece ancora maggiore, quando cioè per sopravvivere, l'ordine si adeguò assai repentinamente, alle esigenze secolari, vuoi nelle decorazioni dell'ambulacro, vuoi nelle arcate del chiostro o nei laboratori di scrittura, dove prende il sopravvento il gusto della miniatura (vedi ad esempio i" Moralia"). Cinquant'anni dopo si potrà veramente parlare di lusso nelle bibbie miniate di Potigny. In realtà la condanna e la fine di Citeaux o, meglio ancora, dell'intero monachesimo inteso in tal senso, sta nel fatto che l'evoluzione d'insieme della civiltà occidentale non accetta più che le rinunce o le preghiere di alcuni, possano salvare l'intero popolo dei vivi e dei morti, credenza inserita nel fondo di un mondo sociale diviso in tre ordini.
Spetta a ciascuno di noi costruire la propria salvezza, guadagnata e sudata senza l'altrui mediazione: di conseguenza il monastero diventa inutile.
Scendendo dal piano spirituale a quello più terreno, si può aggiungere che parte del fallimento dipese anche dalla disaffezione contadina: il ragionamento fu semplice: i monaci con i terreni che il nonno o il prozio avevano ceduto all'ordine si erano arricchiti; i nipoti continuavano ad essere poveri e straccioni, a parte alcuni beneficiati.
Inoltre la Chiesa stava recuperando il terreno perduto nelle campagne e nei villaggi con vescovi migliori che controllavano curati migliori; inoltre, dopo aver respinto inizialmente i propugnatori di una povertà totale troppo accesi, in seguito li ricuperò: vedi Pietro Valdo prima e San Francesco poi.
E ciò perché la Chiesa si rese conto che la povertà al modo di Citeaux non serviva più a colmare le inquietudini dei ricchi, nè quelle dei poveri.


6d) Retaggio di Staffarda


Dunque l'opera cistercense non ha più significato?
Solo agli occhi di coloro che non sanno vedere in quei solitari, nudi, diritti edifici tutte le germinazioni che nel corso dei secoli rima ed ancora oggi, hanno dato e daranno i loro frutti.


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