del dr. Antonello Musso
Prefazione
Prefazione
1) Il "Saecolum Obscurum"
Intorno all'anno mille, i fenomeni concomitanti alla
cristianizzazione dei Germani, lo scomparire della civiltà
Carolingia, il decadimento dell'ordine universale, avevano nuovamente
generato inconvenienti di natura ecclesiastico-religiosa.
I germi di vita nuova che spingevano verso una riforma radicale,
opposta contro il rilassamento delle virtù cristiane, erano
già iniziate alla fine del primo millennio. La nuova ricerca
dell'Ascesi anche questa volta e così di seguito provenne dai
monasteri;con la grande ondata della riforma monastica il monachesimo
occidentale si pose come terzo elemento plasmante la storia accanto
al Papato ed all'Impero.
I risultati sono fondamentalmente tre: dapprima riforma
esclusivamente monastica e veramente religiosa; in secondo luogo
ampliamento della coscienza ecclesiastica universale e, di
conseguenza, liberazione della Chiesa dalle mani dei laici con
conseguente potere gerarchico autonomo, ferma restando l'idea
iniziale di comprendere ed applicare l'essenza del messaggio
cristiano.
Uno di questi centri fu Cluny, sorta nel 910.
1a) Cluny ed i Cluniacensi
La sua stessa origine fu rivoluzionaria: infatti il duca Guglielmo
D'Aquitania, donando il monastero ai principi degli Apostoli Pietro e
Paolo, rinuncia per sé e per i suoi eredi e per sempre al
diritto di proprietà sulla chiesa privata, mettendolo sotto la
protezione del Papa, affinché sia da lui protetto, non
dominato. In tal modo si cerca di indurne una sorta di indipendenza:
Almeno inizialmente in Cluny si risveglio' a nuova vita l'antico
rigore monastico basato sulla regola benedettina, l' "opus Dei" della
liturgia, al di là della polemica se essa sia stata applicata
o no per spirito evangelico. Resta il fatto però che
progressivamente i Cluniacensi aumentarono l'ufficio corale fino a
renderlo una specie di preghiera perpetua: il lavoro manuale diventa
viepiù simbolico fino ad annullarsi.
Da ci la grandezza ed il limite: la grandezza, poiché la loro
celebrazione grandiosa della liturgia, l'affratellamento nella
preghiera, le loro preghiere per le anime del Purgatorio, danno
l'immagine di quella Chiesa del XI secolo che superò il tempo;
il limite, poiché l'eroica volontà di agire perse di
vista fino ad annullare le esigenze della vita spirituale, soffocata
dal predominio della quantità e del ritualismo
rubricistico.
Il lavoro manuale, che già era ridotto a funzione simbolica,
sparì del tutto come già detto.
La funzione religiosa pubblica e solenne divenne col tempo una specie
di titolo di diritto sulle offerte dei fedeli, spostando nuovamente
la bilancia a favore dei più ricchi e dimenticando i
più poveri, ai quali diventava assai difficile garantire
un...felice al di là ai propri defunti;inoltre l'eccessivo
accumulo conseguente di ricchezze, portò al mutamento dello
stato di proprietà e con esso dell'ideale di povertà
benedettina a cui l'ordine inizialmente si ispirava. Mancò
cioè l'approfondimento mistico, la preghiera diventò un
lavoro ed un mutuo scambio, un baratto: offerta uguale preghiera,
più offerta, più preghiere in suffragio dei defunti e
per i vivi
Torna a capo.
1b) Nel X secolo...
Questa situazione, per noi uomini del XX secolo, apparentemente
assurda, lo è assai di meno per gli uomini del X-XI secolo: la
concezione strutturale e gerarchica del tempo era accettata dalla
gente anche perché non ne era concepibile una diversa:
esistono infatti tre categorie di persone, ognuna delle quali con
compiti e scopi precisi e diversi:
1) I signori (uomini di Chiesa, di preghiera, i monaci ecc.)
2) Gli uomini d'arme
3) Il popolino
Ai primi spetta garantire, con preghiere, salmi, canti, la
benevolenza di Dio verso i defunti e verso i vivi, non solo a livello
spirituale, ma anche a livello materiale (affinché il raccolto
sia sempre favorevole, la famiglia prospera, feconda di figli maschi
utili nel lavoro dei campi, senza carestie o pestilenze o guerre
ecc.), retaggio di un cristianesimo non ancora scevro da influenze
terrene; ai secondi spetta garantire la pace con le armi, condizione
indispensabile per poter garantire il lavoro del terzo gruppo, quello
del popolino il cui scopo è quello di nutrire gli altri due e
di riprodursi per garantire generazioni future di lavoratori.
L'arte si adegua a questa situazione: essa è tutta volta verso
la trascendenza dello spazio e del tempo inizialmente povera, essa si
arricchisce traducendo in ornamenti tutte le offerte generose che
pervengono alla curia;ciò nella concezione sempre più
mondana che per ottenere crediti presso Dio, sia necessario fare
oltremodo bella figura, pagando quasi una tangente per gli
stessi.
Inoltre essa assume anche in parte il ruolo di comunicare, divulgare,
custodire il sapere per aiutare a trascendere. Così stavano le
cose in quei tempi, in un ordine semplice e perfetto;ma purtroppo
sappiamo come sia praticamente impossibile realizzare perfettamente
un piano di codesta fattura: infatti il secondo gruppo, quello dei
soldati, non si comportò secondo le regole: nati per la
guerra, non si limitarono a quella difensiva: ricominciarono le
stragi, i delitti gratuiti, le lotte per le fazioni.
Contro ciò si oppose il clero, la cui unica arma fu invocare
la giustizia divina, giocando sulla paura dei guerrieri non di
perdere la vita, rischio accettato del mestiere, ma di perdere
l'anima, morendo in disgrazia di Dio.
Per ovviare a ciò vennero richieste nuove offerte, nuovi
sacrifici, nuove chiese sempre più ricche, ornate, regali;
oppure, in alternativa, combattimenti in guerre giuste e sante, le
crociate, per giungere alla liberazione del Santo Sepolcro ed alla
realizzazione della Città Celeste intorno a Gerusalemme.
Tutto ciò portò a dimenticare lo spirituale ,dando
sempre maggiore importanza al materiale; la decadenza fu inevitabile.
I monasteri riassunsero nuovo fulgore, come faro nella decadenza,
nuovamente tutelati dai signori i cui figli studieranno in essi.
Torna a capo.
1c) Torniamo a Cluny.
A fine millennio, in perfetto accordo con i tempi e la situazione
storica, intorno al monastero base nacque la federazione dei
monasteri, basata sul centralismo con gli inevitabili vantaggi della
concentrazione unificante della Chiesa. Ma ogni medaglia ha il suo
rovescio: erano in agguato i pericoli del centralismo
esasperato;inoltre l'abate di Cluny si sostituì "de facto" ai
feudatari che avevano donato i loro monasteri e le loro chiese,
legittimando in tal modo il concetto di chiesa privata nell'ambito
ecclesiastico monastico, quello stesso che si voleva combattere prima
della riforma.
Inoltre maturò la contraddizione per cui, nell'ambito del
futuro scontro tra Chiesa ed Impero, nella metropoli Cluniacensi si
continuò a pregare per il protettore imperiale, malgrado fosse
scomunicato da Gregorio VII, papa Cluniacensi. Al di là di
questi episodi, resta il fatto che la riforma Cluniacensi fece da
battistrada ideale per la più ampia riforma del clero e per la
lotta a favore della libertà della Chiesa, anche se non vi
partecipò attivamente , pur giudicando il clero secolare
difettoso: partendo da questo principio, Umberto Cluniacensi
esigerà la santità dei sacerdoti come presupposto della
validità dei sacramenti.
Anche Cluny, però, come già detto, acquistò
un'importanza incalcolabile per la pietà medievale: basate
sulla "comunicatio Sanctorum", le donazioni si fecero immense, e come
sempre accade in tanta disponibilità materiale, si
trasformò anche in possesso ed avidità di potere: la
chiesa stessa con le sue cinque navate, due trasversali, sette torri
e cinque cappelle raggruppate intorno all'abside, divenne la
più grande del mondo.
Perché i monaci non ritornarono al precedente pauperismo?
Perché erano prigionieri dell'immagine Divina incensata,
adornata;
Perché all'epoca era più importante rinunciare al
potere che al possesso;
Perché, proprio per questo, occorreva essere umili dando a
Dio, cioè ai monaci;
Perché la traduzione latina di povero (pauper) è colui
che ha poco, non nulla, mentre humilis è colui che si
inchina;
Perché di fatto l'indigenza era ignorata e le carestie un
fatto naturale, frutto della punizione Divina;
Perché per essere umili era sufficiente esserlo di
spirito.
L'umiltà non giungeva al lavoro manuale, ma al canto, virile,
forte, salmodiato che abbatteva le mura di Gerico e salva le anime
dei peccatori. Una simile missione non poteva non gloriarsi di
scenografie...adeguate; ecco che per la festa di Ognissanti si
costruisce prima e si rinforza poi con le arcate in pietra la cripta
sotto il monastero, uno dei cui ruoli è appunto essere ponte
fra questo mondo e l'altro;nascono le cupole in pietra, vuoi per
essere migliore cassa di risonanza acustica per i canti, vuoi per
esprimere il concetto della fusione del corpo della Chiesa con quello
di Cristo, vuoi perché il cerchio (cupola, arcate, absidi
ecc.) sono l'immagine dell'atemporale: l'infinito siderale.
Per incanalare il flusso dei visitatori senza turbare la
serenità e l'ordine monastico, si creano tribune e gallerie
avvolgenti in modo che però resti una diversità
ordinata, come, appunto, l'immagine della Gerusalemme Celeste, nella
quale i soldati sono appunto i monaci che devono difenderla da ogni
assalto del Male; ecco perché l'immagine dei monasteri assume
l'aspetto di una città fortificata, soprattutto dal lato
d'occidente, dove inizia il cammino della rinascita in Cristo, dove
le anime sono incerte e possono essere tentate dall'Indegno; il
portico come vita del Cristo, attraversarlo significa il trapasso
nell'atemporale.
Torna a capo.
2) Nascita Dei Cistercensi
Ci furono però alcuni monaci che si sentirono traditi
dall'evoluzione voluta dai Cluniacensi. Roberto di Molesme
abbandonò così l'abbazia che stava alacremente
prosperando, per fuggire nell'eremo di Aux prima ed a Citeaux poi,
nel quale lasciò gli abati Alberico e Stefano a continuare
l'opera sua.
Lo scopo non era tanto il "nuovo", ma il ricercare nel "vecchio" i
germi essenziali di perfezione e di salvezza, rinnovandoli,
adattandoli alla nuova situazione storica, senza cadere nelle
lusinghe temporali che avevano finito col tradire il primitivo
spirito di Cluny: il fruttuoso confronto con la tradizione ed il
creativo adattamento al tempo reale. Si torna alla primitiva
prescrizione della regola benedettina per ciò che concerne il
corpo; a Cluny, appellandosi allo "spirito" ed alla realtà
"spirituale" si era sorvolato su questo; a Citeaux esso ritorna in
prima linea, poiché qui si riconosce l'importanza che la
realtà corporale riveste per quella spirituale. Nasce con
Stefano Hardin, confermata da Papa Callisto nel 1119, la "Charta
Charitatis".
2a) Bernardo di Chiaravalle
Nacque verso il 1091 da una famiglia nobile borgognona, vicino a
Digione; nel 1112 entrò a Citeaux; nel 1115 fondò
Clairveaux; personalità di spicco del Medioevo, fu a contatto
con le più alte personalità del tempo. Fu in polemica
con Cluny e con i neo razionalisti di Abelardo; predicò la
seconda crociata in Francia;scrisse numerosi trattati di
teologia.
Morì come abate di Chiaravalle nel 1153.
Per capire l'arte cistercense, non si può non conoscere
Bernardo, i suoi pensieri fondamentali, il suo tempo.
Fondamentalmente si può dire che uno dei concetti basilari era
quello, già ripreso da Roberto di Molesme, di rappresentare al
tempo stesso il nuovo ed il vecchio; un suo merito particolare
è quello di aver creato, incoraggiato il culto
dell'umanità del Signore, del Dio fatto uomo: in questa
pietà è inserita quella spiritualità mistica
senza contraddizione di termini che si traduce completamente
nell'unione nuziale dell'anima con il "Verbo" di Dio; la donazione
del cuore che si fonde nell'anima spirituale.
2b) Mistica Mariana
Un altro concetto fondamentale è quello della mistica mariana.
Nell'ambito del concetto del Dio fatto uomo, Maria rappresenta il
ponte, la mediatrice tra Cristo e la sua Chiesa: Maria per Bernardo
si trova così poco fuori dell'umanità che, mentre le
riconosce onori veramente unici (Vergine e regina, portatrice di
grazia, mediatrice della salvezza, soccorritrice del mondo...) non le
riconosce l'esenzione dal peccato originale. Notiamo che tutte le
abbazie cistercensi le sono dedicate.
2c) La Dottrina Dei Padri
Essa è fondamentalmente radicata in Bernardo. Però,
malgrado questi vincoli assai saldi con la tradizione, egli schiva il
tradizionalismo: nulla è tramandato senza che passi al vaglio
della vivezza creativa e contemporaneamente ad una verifica biblica
delle sue fonti. Egli torna, per così dire, alle fonti pure e
semplici: il risultato è una teologia monastica rigorosa e
vivifica che dà un nuovo impulso senso monastico.
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2d) Rapporti Con L'Autorità
Ecclesiastica
Bernardo è un papista, lo è sempre stato; ciò
però non lo esime dal formulare critiche talvolta aspre come
quelle rivolte ad Eugenio III, cistercense, al quale ricorda di
mantenere in tutto e per tutta la "pietas" e la preghiera: entrambe
al di sopra della politica e del potere temporale. Critica i
molteplici disordini della Chiesa e del Clero in particolare;ricorda
che la Chiesa è "potestas", non "dominatus" (dominio): il Papa
deve essere erede di Pietro, non di Costantino.
Egli difende l'autorità dei Vescovi, ma critica l'istituto
dell' "esenzione", la quale, mediante il principio della dipendenza
diretta dal Papa, cerca di aumentare il potere centrale a spese della
struttura organica.
In realtà accade l'opposto: aumenta eccessivamente l'autonomia
locale portando a deformazioni strutturali.
Il concetto di Chiesa per Bernardo, non è completamente quello
Cluniacensi o gregoriano della Civitas Dei, cioè intermediaria
tra Dio e il Mondo; ma è la Chiesa pellegrina, che come
insieme delle anime fedeli, lottano per la perfezione, e quindi non
può essere totalmente pura poiché "la rete contiene
pesci buoni e cattivi".
La critica di Bernardo è ancora irremovibilmente nella Chiesa,
dipendente dalla gerarchia e vincolata ad essa; valorizza le
prospettive spirituali senza cadere nello spiritualismo. E' dunque
assai lontano dall'estremizzazione (unilateralismo) dei concetti
ereticali che pure partono dallo stesso principio.
2e) Rapporti Tra Chiesa Ed Impero
Nessuna intromissione dei due poteri: la società è
ordinata ed ha compiti diversi, anche se è pur vero che essi
devono avere un'intima unione subordinata allo scopo salvifico
dettato dalla Chiesa; l'Impero deve mettere la spada al servizio
della Chiesa.
2f) Umanesimo
Considerando la sua violenta ascesi, c'è da chiedersi cosa
resta del termine umanesimo in un uomo come lui. Però l'ascesi
e la mortificazione dell'elemento umano, secondo Bernardo, non
mutilano l'individuo, ma lo rendono fecondo.
Il corpo, vaso terreno, fragile che ostacola l'ascesa dello spirito,
deve però anch'esso subire un processo di trasformazione e di
purificazione che si compirà un giorno con la resurrezione e
con la riunione dell'anima al suo corpo pienamente trasfigurato.
Torna a capo.
2g) Sintesi Cattolica
Fuga dal mondo e forza che trasforma il mondo;affermazione di una
vita intensamente personale ma fondata sulla Chiesa oggettiva;
santità eccelsa unita a potente umanità.
Ma torniamo alla "Carta Charitatis".
L'unico scopo di questa costituzione è quella di obbligare le
singole abbazie ad una vita secondo un unica regola e le stesse
consuetudini in modo da conservare così l'unità
dell'amore.
Suprema autorità è il capitolo generale degli abati che
si convoca annualmente sotto la presenza dell'abate padre di Citeaux,
il quale ha l'obbligo di visitare annualmente i monasteri
affiliati.
Furono in tal modo conservati i vantaggi dell'unione centrale senza
cadere nel centralismo.
Torna a capo.
3) Situazione storica
Non solo Roberto di Molesme e Bernardo avvertirono forte desiderio di
tornare alle origini; infatti il divario verificatosi tra ricchi e
poveri, tende ad aumentare;si verifica allora un'inaspettata presa di
coscienza sui fasti liturgici in contrapposizione all'aumentato
numero di persone che muore letteralmente di fame.
Ci si comincia a chiedere se è opportuno insistere troppo sul
suffragio ai defunti considerando che, certo, l'anima dei trapassati
può essere in pena, ma lo è anche il corpo dei
vivi.
Si ritorna ad una lettura del vangelo, considerando, come mai prima,
che Gesù allevia anche le sofferenze del corpo. Questa
rilettura fa sì che le ricchezze utilizzate in passato per i
fasti liturgici, per ottenere crediti presso Dio, possano essere
meglio utilizzate per rendere meno difficile la vita dei
miserabili.
Alcuni, non potendo offrire nulla in termini di ricchezze, si votano
all'eremitaggio per meglio raggiungere una comunione con Dio,
offrendo le loro preghiere e la loro solitaria vita per lenire le
altrui sofferenze spirituali e morali. La vita da loro condotta
è improntata alla totale umiltà sia nel vestire che nel
mangiare (sono vestiti di stracci e si nutrono di ciò che le
selve offrono); anche per quel che riguarda l'abitazione fanno
riferimento ai vangeli (anche gli animali hanno una tana, ma il
Figlio dell'uomo non sa dove appoggiare il capo), vivendo
praticamente all'addiaccio.
Altri invece, in forte contrasto con il clero eccessivamente
secolarizzato, bramando un ritorno alla primitiva povertà
evangelica della Chiesa delle origini, chiedono una messa in atto
immediata della interpretazione moralistica dei vangeli. Nascono i
movimenti ereticali (se il mondo è cattivo, colui che vuole
diventare puro deve rinunciare ad esso; allora potrà diventare
perfetto, giungendo a Dio attraverso una costante estasi
mistica).
Abbiamo già detto di come Bernardo non sia un estremista: la
sua scelta di giungere a Dio viene ricercata nel rigore benedettino,
combattendo assai aspramente ogni unilateralismo.
La brigata di Citeaux mantiene della regola benedettina tre punti in
particolare:
a)Il monachesimo resta comunitario anche se la comunità resta
in disparte ed al di fuori del mondo dei morti
b)L'ascetismo deve temere il peccato d'orgoglio più che
l'incontinenza di Pier Damiani
c)La povertà che si manifesta nel non sfruttamento dell'altrui
lavoro come a Cluny, ma nelle opere fisiche considerate come
mortificazione e croce.
Il monachesimo è una società di penitenza e sarà
giusto equilibrio fra lavoro e preghiera, ma, ed è qui la vera
rivoluzione cistercense, consta nell'individualità nell'ambito
del gruppo: ognuno aiuta gli altri ed è dagli altri aiutato a
trovare la strada verso la salvezza; il rito è interiorizzato,
dunque tutti sono accolti per quel che sono: i signori (liturgia e
meditazione con il lavoro); i villani (tanto lavoro e poca
meditazione). Ognuno vivrà nel suo gruppo ed avrà pochi
contatti con i confratelli del gruppo diverso.
In tal modo l'ordine monastico diventa così permeabile al
mondo esterno, accogliendo tra le sue fila tanto i signori, i
cavalieri che decidono di cambiare vita rinnegando il loro passato,
quanto i rurali che cercano la loro salvezza al di fuori del
clero.
Come combattente, Bernardo rifiuta e disprezza l'orgoglio e l'amore
degli ornamenti, ama però il gioco e cerca di colpire
l'avversario con le metafore più che con il rigore
dimostrativo.
E ciò con le parole e con le immagini. In base a questo
concetto ed a quello della salvezza individuale, che deve avvenire
con un processo di maturazione personale, l'arte, tutta l'arte
cistercense, diventa uno sforzo di analisi e di decifrazione deve
essere un commentario, contenere un significato che sia al tempo
stesso figurazione simbolica ed equivalenza aritmetica analogo a
quello della "lectio divina".
Il primo passo dell'intelligenza e trapassare le apparenze esterne di
un messaggio; e poiché Dio si manifesta attraverso le sue
opere, è necessario percepirne l'ordine dissimulato.
* * *
L'uomo è fatto ad immagine di Dio, ma si è abbrutito,
intorpidito, inebetito: occorre stimolarne l'intelligenza con la
disposizione delle parole, con gli accordi della musica, la
connessione delle pietre: "far sorgere lo spirito cieco verso la
luce".
Poiché però questo mistico crea il proprio ambulacro
nell'animo, l'arte, oltre che a colpire, deve essere allo stesso
modo, metafora, traduzione imperfetta, opaca di una ineffabile
illuminazione.
Come uno schermo teso dinanzi ai bagliori dell'estasi. E i denari
necessari per queste opere? Saranno ottenuti monetizzando le regalie
ed i doni e ricavando il denaro dalla vendita dei prodotti della
terra, da essi stessi coltivata.
Torna a capo.
4) Ed ora, finalmente, parliamo di
Staffarda.
Tralascio volutamente i riferimenti geografici, facilmente reperibili
su qualsiasi guida.
La cosa peggiore che si può fare per non comprendere
l'abbazia, è quello di entrarvi con la mentalità del
turista: si finisce con passare superficialmente lo sguardo sulle
navate, le colonne ecc.
Trattare Staffarda in questa maniera significa ridurla (quasi) alla
stregua della parrocchia dietro l'angolo.
Un piccolo suggerimento: entrate in punta di piedi, in silenzio;
sedetevi in un banco qualsiasi.
Ascoltate. L'abbazia dopo qualche attimo inizierà a parlarvi.
Non con il linguaggio tradizionale, ovviamente, ma con una sensazione
più intima, introspettiva, invitante con discrezione, non con
prepotenza o forza.
Qualcuno potrebbe obbiettare che essendo Staffarda posta su zone in
passato paludose e su linee di un campo geodetico, questa sensazione
potrebbe essere avvertita da persone particolarmente sensibili; io
però faccio riferimento ad altre sensazioni, come dicevo
più intimistiche, intrinseche, che
vanno giusto a solleticare l'anima.
"Mah - dice Caio - a me Staffarda non ha proprio detto nulla!"
Poco male, infinite sono le strade che portano a Dio: non tutte sono
uguali per tutti. Forse il monaco costruttore voleva per l'appunto
stimolare in codesto modo la persona, cercando di ottenere con i
giochi geometrici, con la tridimensionalità, con la luce, con
i pieni ed i vuoti, questo senso spogliato, questo guardarsi dentro
per accedere oltre.
Fantasie? Sogni? Che importa, lo scopo è stato raggiunto:
iniziare la ricerca.
Non siamo ancora entrati nell'abbazia che un piccolo architrave posto
a fianco dell'entrata del chiostro, ci avverte che la realtà
non è quella che sembra: dà, all'attento visitatore una
prima avvertenza, l'asimmetria.
Il fiore di sinistra ha sei petali, quello di destra cinque; le
curvature delle navate corrispondenti non sono uguali; quella
centrale è asimmetrica nelle sue metà. Anche le quattro
colonnine sono diverse così come il motivo centrale non
è...centrato.
Staffarda va letta così.
Osservando il Nartece, si noterà come gli archi, i capitelli,
le cordonature non sono eguali, così le colonnine romaniche
del portale d'ingresso; il gioco geometrico dei mattoni del pavimento
raffigura un apparente quadrato iscritto in un altro, ambedue
iscritti in un terzo che somiglia ad un rettangolo ma rettangolo non
è.
Nell'interno dell'abbazia, di stile romanico-lombardo, salta subito
agli occhi il bel contrasto cromatico (rosso-bianco-nero), le
possenti colonne, gli archi semi sferici: il disadorno eletto a
stile.
Le absidi sono rotonde. I capitelli hanno aspetto floreale o con
accenni geometrici, nessuno zoomorfe o androforme; tutti i fregi sono
diseguali.
All'inizio dell'abside la colonna di destra è rotonda, quella
di sinistra è piatta (effetto ottico: l'occhio avvicina le
forme rotonde ed allontana quelle piatte): la colona di destra
è di 74 cm sfalsata rispetto a quella di sinistra; 74 cm
è il "metro" usato nelle abbazie cistercensi e corrisponde al
cubito di Chartres.
Le pesanti colonne a sinistra sono rialzate e di sezione e volume
doppio rispetto a quelle di destra che, oltre tutto, sono senza
zoccolo.
Tutti gli angoli sono quadrangolari, l'intera struttura è
romboidale.
Con le spalle all'abside, si noterà come il portone è
al centro della parete così come i gradini a loro volta non
sono neanche al centro del portone.
Tutta la chiesa è orientata sull'asse Est-Ovest (Ovest per chi
entra), a testimonianza della conoscenza del sistema eliocentrico
(scoperto ufficialmente quatto secoli dopo) e non tolemaico.
La pianta è a croce latina; il pavimento sotto la crociera del
transetto è sollevato da un gradone.
Nella navata destra in fondo, la scala porta al dormitorio dei monaci
di coro: trentatré gradini, tutti diversi tra loro.
Sotto, le due aperture ora murate che immettevano nel chiostro: la
più ampia per i conversi, la più ornata per i monaci di
coro.
Subito oltre, la sacrestia con le tre finestre diversissime come
dimensioni, strombature, gradoni.
L'abside di questa navata sorregge, con otto scansioni agili e
potenti, la torre campanaria, la cui costruzione è posteriore
di circa un secolo. In alto sopra la campanella è dipinto uno
stemma/sigla di non ancora ben chiara interpretazione: regolamento
logistico interno? Raffigurazione delle regole dettate dalla Carta
Charitatis? Rapporti fra conversi e monaci di coro?
Nel catino absidale, il grande sole a sbalzo asimmetrico pur esso:
dividendolo diagonalmente la metà sulla destra di chi guarda
assomiglia alla rappresentazione della luna medievale; otto dei suoi
raggi sono dardi fiammeggianti.
Ecco le cose più evidenti, magnificamente descritte dall'abate
priore dell'abbazia don Carlo Pean
In seguito, altre spiegazioni.
Torna a capo.
4a) Proviamo a rispondere a tanti
perché.
Perché proprio a Staffarda venne costruita l'abbazia?
In passato mandare la gente a Staffarda aveva lo stesso significato
del nostro "Va in malora!", poiché il luogo era un malsano
intreccio di acquitrini, assai poco salubre. Nel rappresentarlo
simbolico poteva essere equiparato al mondo, duro, intransigente,
aspro; occorre risanarlo, bonificarlo iniziando proprio dai luoghi
più malsani, le paludi appunto; per sostituire agli spini
infecondi le piante fruttifere, le messi che sono l'offerta della
terra a Dio.
Per respingere ci che è tenebroso, estendendo la parte del
chiaro; in questo ambito la presa di distanza dagli eretici e dagli
eremiti, che spingono fino all'estremo il disprezzo del mondo in una
totale condanna del carnale in un rifiuto totale di qualsiasi
incarnazione: il Cristo di Bernardo è veramente incarnato,
è uomo tra gli uomini.
La chiesa è il laboratorio principe: i monaci sono stati
creati affinché preghino per tutto il corpo della Chiesa, vivi
e morti; è con la preghiera che si compie la trasformazione
finale della carne nel soffio. Si può pregare in qualsiasi
momento e dappertutto: per i conversi con il lavoro, per i monaci di
coro con la meditazione individuale ed interiore che però, lo
abbiamo visto, ha valore solo se vengono riunite tutte insieme nello
stesso tempo e nello stesso luogo.
La chiesa diventa come le cappelle delle casate principesche:
domestica; non si appresta a raccogliere la folla.
Infatti la facciata rivolta ad occidente non presenta grandi aperture
d'entrata (in origine),ma fenditure laterali. La pianta è a
croce latina ed è anche simbolo: dell'universo (perché
si pone all'incontro delle due vie provenienti dai punti cardinali,
rivolgendo all'interno il crocicchio del chiostro); la chiesa
concentra verso la crociera del transetto il punto focale: il
passaggio fra la terra ed il cielo; è il luogo d'attesa,
quadrato perché rappresenta l'uomo, o meglio il Cristo, il Dio
fatto uomo, aderenti l'un l'altro in similitudine perfetta, due
assonometrie confuse nella rettitudine.
La chiesa è perfetta coesistenza di linee rette (navate,
crociera), traiettorie di cammino verso la perfezione, e curve
(abside, absidiole), dove sono gli eterni moti; dove si riassorbe
ogni cambiamento (Dio è lunghezza, larghezza, altezza,
profondità).
* * *
In nessun altro edificio della cristianità viene lasciato un
posto più decisivo all'angolo retto ed al quadrangolo: Dio
infatti si presenta al nostro spirito come quadruplo; questa
illusione dipende dal fatto che per il momento non ci è
permesso vedere Dio altrimenti che per riflessi e simboli (Deus
absconditus). Gli edifici cistercensi proclamano a voce sempre
più alta l'incarnazione; perciò devono assumere
umilmente la pesantezza, la opacità della materia senza
tentare, invano, di contraffarle.
All'esterno non dissimulare nulla di questa rudezza, ma abbellirla
dall'interno con il cuore, senza alcun ornamento fittizio,
poiché (sono parole di Bernardo):"La chiesa risplende sui suoi
muri e manca di tutto per i suoi poveri: la decorazione è un
tranello teso per carpire al popolo le elemosine...Che cosa si cerca
dunque: mortificare il penitente o abbagliare lo spettatore?"
Tutto si fonda su un rifiuto del sensuale ("I sensi ingannano"). "Noi
proibiamo che si pongano sculture o pitture perché, quando le
si guardano spesso si trascura l'utilità di una buona
meditazione e la disciplina della gravità religiosa":
Il semplice, il povero, la linea, la forma: la chiesa cistercense
è incarnata ma ridotta alla muscolatura, allo scheletro,
scarnita. Ecco perché l'edificio si ricollega alle coerenze
del cosmo utilizzando come unità di misura le misure umane: la
mano , il gomito... Come Cristo in croce.
La semplicità ed il rigore, la delicatezza delle giunture, la
coesione dello stesso materiale in tutti gli elementi dell'edificio;
i problemi di equilibrio (arco spezzato, crociera d'ogiva): questi i
fondamenti su cui si basa la chiesa, la cui costruzione si basa su
semplici rapporti aritmetici sui quali appoggiano anche gli accordi
musicali: non dimentichiamoci che questo edificio è prima di
tutto il ricettacolo di una corale e che la musica ne è
l'ornamento.
L'altro ornamento è la luce, nuda anch'essa, solo mascherata
da un traliccio di chiaroscuri costruito con la massima discrezione
geometrica, con aperture collocate a levante;nelle proiezioni di luce
filtrate filtrate dal muro si compie, di fatto, l'incontro fra
l'anima e Dio: la funzione della luce è l'impalpabile scala
dell'amore.
Ognuno dei monaci, uscito dall'oscurità del dormitorio, uscito
dal chiostro dove la luce del cielo si diffonde senza mistero,
diventa, nella penombra della chiesa, vittima di questi strali di
luce.
Non tutti sono toccati subito, ma, infine, l'intera comunità
di offrirà in sacrificio collettivo del rogo dell'amore.
4b) Vogliamo fare un riassunto interpretativo?
Tutta l'abbazia è un invito a pensare, a riflettere, a
"guardarsi dentro".
I sensi ingannano, cercate oltre.
La vostra vita sarà sempre una ricerca, fino al termine del
tempo.
Sarà un intrecciarsi di vittorie e di sconfitte, di bene e
male.
Sarà dunque la vita dell'uomo fino alla luce finale.
Ecco perché solo all'attento osservatore l'anasimmetria si
rileva: ai superficiali o alle anime semplici il mondo appare
perfetto, ma così non è; è un intreccio di bene
e male, dietro il quale Dio si nasconde invitandoci alla ricerca di
noi stessi per poter giungere a Lui.
Tante sono le strade: Bernardo non esclude che vi si possa giungere
anche con la scienza o con la filosofia, ma non esclude neppure il
contrario, anzi per lui tutto è propedeutico al fine mistico,
divino.
La consapevolezza dell'esistenza mette fine di fatto a quell'angoscia
di ricerca che spinge l'uomo oltre.
Eppure la natura, così come ci appare è
fondamentalmente o solo apparentemente bella, comunque bella ed
armonica, così come un volto o un corpo umano in tutto e per
tutto diseguale ma di un insieme e perfetto.
Non ci appare così anche Staffarda?
Una catena di errori, di disuguaglianze, di non ripetizioni che
creano una meravigliosa armonia, una multiforme, corale, grandiosa
lode al Creatore.
E se invece fosse un inno al desiderio d'infinito per raggiungere il
quale l'uomo cerca di dare il massimo, creando, costruendo ma dandosi
il limite della "finita" intelligenza umana?
Potrebbe essere una spiegazione di tanti piccoli, curati particolari,
ma diversi, discordanti da apparire imperfetti.
La chiesa deve essere cammino evangelico verso la salvezza.
Si entra ad ovest e si cammina verso la Luce, verso est.
Ad ogni passo, una conquista oppure un cadere per poi rialzarsi.
Entriamo e guardiamo in alto: all'incrocio delle cordonature delle
tre arcate centrali, troviamo l'Angelo che annuncia il Natale di
Gesù; poi l'Agnello della Pasqua, cui segue la rossa stella
della Pentecoste
4c) Quali grandi architetti dunque nel
medioevo.
Erano intellettuali, per così dire, con una visione
pressoché totale del loro tempo e della cultura che lo
anima.
Il costruttore ha infatti conoscenze di alchimia, geologia,
mineralogia; è un buon geografo e meteorologo; sa di
astronomia, matematica, geometria; conosce le sacre scritture egli
stesso, anche se in questi casi lavora con il monaco, se addirittura
non è monaco egli stesso. Conosce il latino e quindi
può accedere alle pubblicazioni colte del suo tempo. Nel
cantiere possiede una propria stanza da disegno nella quale lavora
con sorveglianti, economi, palier che avvia gli operai.
Riceve uno stipendio fisso o delle rendite o delle proprietà;
abbigliamento da lavoro, dieta per i lavori straordinari, vitto
quotidiano per sé e per il suo servo ed il suo cavallo.
Progetta e sovrintende a tutto;in caso di malattia o di abbandono
lavori per età avanzata, gli è assicurata una
rendita.
Torna a capo.
5) Vita Dei Monaci
La struttura monastica è costruita a similitudine della
città celeste: in essa la popolazione si trova gerarchicamente
divisa, classificata.
Perciò i conversi sono da una parte (con il proprio
dormitorio, la scala dove mangiano alla svelta ed in piedi, in
prossimità delle cantine) rispetto ai monaci di coro.
Anche in chiesa restano sul fondo. Si lamentavano?
No, almeno all'inizio, poiché l'esistenza nel monastero era
meno rude che nelle misere capanne. Nei luoghi dei conversi, non
c'è simbolismo: questo lo troviamo solo presso i monaci di
coro. La regola, come quella benedettina, rinserra i monaci in un
luogo chiuso, il chiostro, che si apre al di dentro, un giardino
segreto che comunica solo con il cielo.
Nel "claustrum" c'è il punto di equilibrio fra l'atto di
chiudersi con cui il monaco si separa dal mondo: è l'
"heremus", cioè quello di aprirsi verso la luce;nel chiostro
il muricciolo che rasenta la chiesa è previsto per raduni
simili a quelli della scala capitolare.
In fondo, vicino all'absidiola di destra, si apre l' "armarium" o
biblioteca: ogni monaco riceveva un libro che dovrà essere
letto da solo, passeggiando (una sorta di traversata nel deserto) con
gli occhi aperti , poiché la visione delle cose può
sorreggere, nutrire, rafforzare il ripensamento del testo.
Deve essere letto ad alta voce, vuoi perché non si conosceva
ancora la lettura interiore, vuoi per meglio impregnare lo spirito:
il chiostro deve favorire tutto ciò. Nei chiostri dei monaci
neri, questi insegnamenti, lo abbiamo già detto, si operavano
con l'aiuto delle immagini: il tutto teso a provocare il
miglioramento del nostro pensiero.
Bernardo invece li condanna perché distraggono dalla
meditazione della legge di Dio e sono inutile spesa: la forma nuda
è essenziale all'essere, le figure dell'immaginario disperdono
l'attenzione ed eccitano vane curiosità.
Il chiostro non è fatto per aiutare le fantasticherie ma
l'intelligenza di un testo.
Intorno al chiostro si aprono, oltre alla cucina ed alle cantine
(appena entrati lungo il lato ovest) sopra la biblioteca e la sala
del capitolo posta al suo fianco, tre sale importanti: una è
sempre al primo piano, sopraelevata, dove dormono dopo compieta, i
monaci: uno accanto all'altro, stesi. E' sopraelevata poiché a
livello del suolo strisciano, come le bestie immonde, i malefici
più pericolosi nelle ore notturne;bisogna difendersi tutti
insieme (ecco perché solo l'abate ha una cella per sè).
Verso il mattutino (2-3 di notte), lanceranno nella notte il primo
canto di lode, appello alla speranza.
La seconda sala è quella in cui i monaci mangiano una o due
volte al giorno, in piedi ed in fretta rozzi cibi che non devono dare
alcun piacere: prevalentemente rozze focacce di frumento o
segale.
La carne, senza grasso, è riservata ai malati ed ai
lavoratori.
La terza sala è quella ,gia' nominata , del capitolo, posta
sotto il dormitorio e perciò a volta, dove la pietra è
stata tagliata a gradini, affinché tutti siedano intorno
all'abate ad ascoltarne il martirologio, o il Vangelo, o le letture
dei Padri, o l'Antifonario.
E' anche luogo dove vengono date le istruzioni morali e dove vengono
sbrigate le pratiche riguardanti l'abbazia e la gestione del
patrimonio, e dove vengono accolte le confessioni di coloro che si
giudicano colpevoli.
Il sabato e la domenica sono ammessi dalla finestra, i conversi che
hanno il loro refettorio separato dai monaci di coro, vicino alle
cucine ed ai depositi alimentari.
C'è ancora una stanza dove si può accendere il fuoco e
ripararsi dalle dalle forti intemperie: qui vengono trascritti in
calligrafia i testi, operazione eseguita, almeno inizialmente, senza
la benché minima presenza di ornamento grafico e con caratteri
semplici. Serve anche da infermeria, dove vengono salassati e rasati
i monaci, e come selleria per le operazioni più semplici
(ingrassare o riparare i calzari).
Anche il chiostro presenta il suo simbolismo, espressione della
sintesi fra la chiosa dei grammatici ed il potere del sillogismo dei
maestri del trivium.
5a) Inizia cioè la Scolastica.
I lavori teologici dei Padri, compiuti da personalità molto
diverse e partito da presupposti altrettanto diversi, giungeva a
risultati che non concordavano in tutti i dettagli: mancava
cioè il concetto di metodo sistematico.
Ora in quel periodo medievale, una delle tendenze fondamentali era la
sintesi; la seconda era la critica, la contrapposizione di esperienze
e di valutazioni.
Tutto ciò, insieme al forte impulso unitario, portò a
confrontare le varie opinioni, a trovare conclusioni comuni, anche
laddove esse si contraddicevano, per scoprirne il senso comune. Ecco
dunque la Scolastica, basata su tre concetti fondamentali:
a) dimostrare l'armonia teologica
b) comprendere la fede nelle sue ragioni
c)organizzare sistematicamente intorno ad un punto centrale le
conoscenze così elaborate.
Sperimentando i poteri del sillogismo, mediante la ragione si possono
scegliere i vocaboli, classificarli, interpretarli
etimologicamente.
Questo secolo è il secolo degli oratori e dei cantori, tutti
attenti alla polisemia dei vocaboli.
L'uso degli stessi in questa molteplicità di significato, il
loro diverso simbolismo, attizzando le conoscenze dell'anima, ne
favorisce gli sbalzi, la proietta verso l'inconoscibile
intuitivamente, con un solo slancio.
Anche le immagini possono perciò insegnare come come le
parole:
Dio si esprime anche con segni visibili, la natura ne è piena.
L'arte semplice, grezza, diventa metafora, memoria, proiezione
incontrollata; l'arte cistercense non si perde nelle nuvole del sogno
e dell'immaginazione, ma si incorpora nel materiale grezzo.
* * *
Torna a capo.
Il chiostro dunque è quadrangolare, ed evoca i quattro fiumi
del giardino dell'eden, le quattro sorgenti che sono i vangeli, le
quattro virtù cardinali, la quaternità primordiale che,
abbiamo visto, risiede nell'essere stesso di Dio (lunghezza,
larghezza, altezza a cui si aggiunge, misteriosa ed impenetrabile, la
profondità).
Il chiostro rappresenta anche i quattro elementi: la terra, l'acqua,
il fuoco, il cielo; le quattro stagioni, i quattro punti cardinali.
Dei quattro elementi, la terra e l'acqua dipendono dalla parte
lunare, notturna,
femminile; nella terra del giardino chiuso, che i canali sotterranei
disostruiscono, si compie il nuovo sorgere, il nuovo battesimo il cui
simbolo si rinnova ogni giorno con l'abluzione al ritorno dal lavoro:
"La sorgente è stata deviata fino a noi, il filo d'acqua
celeste scende grazie all'acquedotto che simboleggia la Vergine
Madre, portatrice di Dio: queste due potenze del freddo si uniscono a
quelle calde, solari, spirituali.
Ma il chiostro è anche collocato all'incrocio ortogonale degli
assi dell'universo:
in tal modo si presta alla congiunzione di due durate: quella
rettilinea in cui si iscrive il progresso personale di ciascuno;
quella circolare, retta dal movimento delle sfere celesti, delle
stagioni, dei riti liturgici.
Il chiostro dunque riconduce tutta l'agitazione del mondo fuorviato
alla regolarità dello spirito, laddove il tempo si annulla
nella confusione totale di un passato e di un futuro di perfezione,
anche se permane, poiché nell'abbazia la vita contemplativa si
coniuga con la vita attiva.
Esso è dunque specchio dell'uomo che è microcosmo, lo
apre alla ricezione della verità con la parola, poiché
e luogo di lettura, con la visione esemplare del mondo, con
l'identità di tessitura che lo fonde a Dio nel culmine
meridiano (dunque è posto a sud).
A Staffarda ancora oggi c'è un pozzo, non un lavabo; lo
sciagurato restauro del percorso al centro del giardino, ne ha reso
incomprensibile il simbolismo, celandolo forse per sempre sotto una
copertura di cemento.
Torna a capo.
6) Contemporaneità Storica
Alla fine del XII secolo, il papato si diede a sminuire le
congregazioni monastiche, specialmente la Cluniacense e la
Benedettina in quanto ostacolo ai poteri dei vescovi: la Chiesa che
si ricostruiva si fondava sull'episcopato. I monaci, per
sopravvivere, si dovevano mostrare docili come aveva, cent'anni
prima, predicato il vescovo di Laon, Adalberone; quelli di Citeaux lo
erano in pieno: rifiutarono i privilegi dell'esenzione, la scuola, lo
sfruttamento delle parrocchie rurali. Ecco perché il futuro
Papa Callisto I, ancora arcivescovo di Vienna, aveva sollecitato la
presenza di quei monaci puri, discreti, modesti.
Citeaux non disturbava l'episcopato, lo serviva: i Cistercensi
certamente rifiutavano il sistema signorile ma accettavano,
entusiasti, la società basata sugli ordini, non ne
immaginavano un'altra. Naturalmente basata sulle regole della
cavalleria: lealtà, coraggio, amore convertendole per il loro
fine superiore. Tutto bene dunque? Come sempre, sì e
nò.
6a) La Cavalleria
Bernardo fallì con la cavalleria, tentando di convertirla:
egli sognava un ordine di perfetti monaci guerrieri pronti a
difendere la cristianità spiritualmente e materialmente.
Ma tutta la nobiltà non venne certo a sprofondarsi nel
chiostro, nemmeno quella nuova dell'ordine del Tempio, a cui egli
teneva molto, facendone l'elogio; il cavaliere non si sente fatto per
la salmodia, lo è per la vita eroica.
Le prodezze in terra santa sono evidenti, palpabili, immediate;
quelle dei monaci bianchi (o neri),troppo interiori, assai meno
remunerative (in tutti i sensi) e soprattutto richiedevano
troppo.
Solo inizialmente essi condivisero con i monaci i voti di
povertà, castità ed obbedienza; attendevano alle
funzioni liturgiche prescritte dalla regola agostiniana. In
refettorio erano tenuti al silenzio e durante i pasti aveva luogo la
lettura, in francese, dei testi sacri. Potevano mangiar carne tre
giorni alla settimana. Ma, ancora vivo Bernardo, già la nuova
generazione si lasciò andare al sacco delle città e dei
villaggi conquistati, meritandosi le accuse di superbia e di
avidità, di avarizia e mal consiglio.
La cavalleria dunque si slanciava verso le gioie del secolo in
maniere eccessiva per lasciarsi catturare: l'ordine Cistercense
aiutò la cavalleria ad incivilirsi e forse a darsi una
coscienza: non andò oltre.
6b) La Scolastica
La seconda battaglia perduta fu contro la scuola cattedrale, contro
Abelardo, apparentemente vinto, ma solo stordito in quella primavera
del 1140 a Sens, dove scontro in realtà non vi fu.
Infatti, non lui, che morirà due anni dopo, ma i neo
razionalisti, la sua scuola a prendersi con il tempo una sonora
rivincita.
Bernardo si adirò con Abelardo in nome della santa
umiltà; il suo procedimento (cercare per meglio cercare: la
curiosità, e mettere in dubbio i risultati) non fu mai
completamente criticato.
Egli non accettava l'idea che Abelardo oltrepassasse i limiti posti
dai nostri padri; perché cambiava, aggiungeva, sopprimeva a
suo piacere in nome di una modernità eccessiva. C'era dunque
il rischio di cadere nella superbia con il desiderio di distinguersi,
o nella ribellione contro l'autorità, di cui Citeaux rifiuta
qualsiasi intromissione (a costoro tocca infatti spiegare la parola
di Dio). Gli esercizi della ragione adempiono quindi ad una funzione
essenziale, ma propedeutica, lo si è già detto, e
subordinata: preparano il cuore a meglio aprirsi alla grazia.
E qui forse si insinua il temporale: preparare dei vescovi più
perfetti, spingendo più avanti il suo dominio, per richiudere
meglio il mondo.
Questo forse fu proprio il vero suo limite: andare in perfetta buona
fede oltre per cercare di far fare al mondo un vero salto di
qualità verso l'ascesi finale.
In parte riuscì, se non altro iniziando un percorso continuato
da altri: fu facilitato il movimento verso la cattedrale; un modo di
sopravvivere, cambiando pelle. Il pensiero di S.Bernardo venne
adottato, soprattutto quello del suo trattato "De gratia et libero
arbitrio": l'opera tratta dello sforzo personale o dei progressi resi
possibili da questo.
In tal modo questi uomini nuovi diventarono lentamente altrettanto
rigidi che i monaci di Citeaux e si continuò il lavorio
interiore.
Anche l'arte si adatterà: le cattedrali di nuova costruzione
adotteranno definitivamente il gotico, mantenendo quella
linearità e quella povertà di ornamento che furono
l'asse portante della costruzione cistercense: vedi ad esempio quella
di Laon.
Si modificano solo poche cose: aumenta il rapporto con la luce (il
rosone all'entrata e l'incendio luminoso sul capo croce, annunziante
la Parusia) ed una maggiore complessità dell'architettura,
poiché la cattedrale non è più solo l'oratorio
privato, ma anche casa del popolo, introdotto in vari momenti.
Nel secolo XIII si tornerà, lentamente, alla festa sacra e
profana: con l'arte che fa bella mostra di sè nello sfarzo e
nell'ostentazione, ancora una volta messa in discussione da S.
Francesco e dagli ordini mendicanti quando si tornerà alla
purezza ed alla povertà del Cristo.
Torna a capo.
6c) La Gente
La terza battaglia perduta, quella che in fondo decretò la
fine dell'era monastica, fu quella con la gente: persone che
cercavano la perfezione e la salvezza liberamente, fuori delle vie
segnate dalle autorità ecclesiastiche: gli eretici.
Cercò di combatterli con ogni mezzo, lecito e (almeno
moralmente ) illecito, dopo aver tentato inutilmente di portarli
dalla sua parte.
Egli li temeva, e la Chiesa con lui, poiché queste sette, mal
controllabili ed imprevedibili, diverse tra loro, proponevano un Dio
troppo lontano dal rigore gerarchico della città celeste. Dopo
la sua morte il distacco si fece ancora maggiore, quando cioè
per sopravvivere, l'ordine si adeguò assai repentinamente,
alle esigenze secolari, vuoi nelle decorazioni dell'ambulacro, vuoi
nelle arcate del chiostro o nei laboratori di scrittura, dove prende
il sopravvento il gusto della miniatura (vedi ad esempio i"
Moralia"). Cinquant'anni dopo si potrà veramente parlare di
lusso nelle bibbie miniate di Potigny. In realtà la condanna e
la fine di Citeaux o, meglio ancora, dell'intero monachesimo inteso
in tal senso, sta nel fatto che l'evoluzione d'insieme della
civiltà occidentale non accetta più che le rinunce o le
preghiere di alcuni, possano salvare l'intero popolo dei vivi e dei
morti, credenza inserita nel fondo di un mondo sociale diviso in tre
ordini.
Spetta a ciascuno di noi costruire la propria salvezza, guadagnata e
sudata senza l'altrui mediazione: di conseguenza il monastero diventa
inutile.
Scendendo dal piano spirituale a quello più terreno, si
può aggiungere che parte del fallimento dipese anche dalla
disaffezione contadina: il ragionamento fu semplice: i monaci con i
terreni che il nonno o il prozio avevano ceduto all'ordine si erano
arricchiti; i nipoti continuavano ad essere poveri e straccioni, a
parte alcuni beneficiati.
Inoltre la Chiesa stava recuperando il terreno perduto nelle campagne
e nei villaggi con vescovi migliori che controllavano curati
migliori; inoltre, dopo aver respinto inizialmente i propugnatori di
una povertà totale troppo accesi, in seguito li
ricuperò: vedi Pietro Valdo prima e San Francesco poi.
E ciò perché la Chiesa si rese conto che la
povertà al modo di Citeaux non serviva più a colmare le
inquietudini dei ricchi, nè quelle dei poveri.
6d) Retaggio di Staffarda
Dunque l'opera cistercense non ha più significato?
Solo agli occhi di coloro che non sanno vedere in quei solitari,
nudi, diritti edifici tutte le germinazioni che nel corso dei secoli
rima ed ancora oggi, hanno dato e daranno i loro frutti.
Torna a capo.
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