LA PITTURA DI FRANCESCO DABERDAKU
Francesco Daberdaku ha seguito un iter pittorico analogo, per certi aspetti, a quello di Piet Mondrian. Infatti i suoi primi lavori manifestano un gusto ed una pennellata molto vicina all'impressionismo. Ha poi semplificato campiture e segno fino ad assumere una connotazione pressoché geometrica, senza per altro giungere (e per fortuna! già ce ne sono tanti) ai rettangoli del grande Olandese.
Diciamo che Daberdaku ha maturato il suo linguaggio pittorico coniugando sapientemente (e sta qui l'impronta singolare della sua personalità) la geometria con la realtà naturale, il sentimento con il rigore.
Il segno ha una sua vita, un suo nitore ed una manifesta eleganza; ma soprattutto una nobile precisione definitoria, rispettosa delle cose e del mondo.
Il volume e lo spazio sono realizzati con la sapiente modulazione dei campi cromatici, secondo l'acuta ed efficace lezione del grande Cézanne. Ma per Francesco, pur nel contesto di una quasi astrazione concettuale, il colore diventa un gioco al quale egli si abbandona con la gioia di un bambino. Ed ecco allora le sue invenzioni più sorprendenti, e festose, nell'ambito della tinta e del tono.
Qui si misura il gusto e la vera sapienza del pittore; poiché la pittura è solo ed unicamente colore, animato dalla impronta vitale trasmessa dall'operatore.
Le immagini di Francesco Daberdaku sono luminose, trasparenti come il cristallo, nitide come la perla. Così sono certe sue nature morte con armoniche variazioni tonali, interni con figure, e persino città su fondi neri con sapore di notturno, e altre entità ridotte a stilemi e simboli come le isole-triangolo nella marina. Esse vivono soprattutto mediante un accorto gioco di complementari che si esaltano l'uno con l'altro, che si richiamano in sinergie coinvolgenti.
Daberdaku, parlando di pittura con gli amici, ama accostarsi a Pendini; va tuttavia precisato che quest'ultimo ha un cromatismo ed un impasto diverso, forse più morbido, più elaborato: Francesco è più scattante e fluido, più fresco nelle cromie e nei ritmi spaziali.
Un senso festoso di vita, di gioia ed insieme di arguzia promana dalle sue immagini; ed è di tale suggestione da farci sentire il colore anche nelle monocromie di grigi.
Certo, è ben altra cosa Daberdaku dai "sublimi demiurghi del nulla" che si esaltano con i mucchi di sassi, con i pali conficcati al suolo, letti sfatti, ossa spolpate. Nei lavori di Francesco c'è umanità, c'è vita.
Ecco! Francesco è un appassionato cantore della vita!
Nel tempo delle macchine e delle tastiere egli ci invoglia a usare le mani, a mettere a frutto la nostra fantasia, a lasciare spazio ai nostri sentimenti.
La sua è una grande lezione di arte e di umanità.
Ennio Toniato
I dipinti di Francesco Daberdaku, ancorchè normalmente di piccole dimensioni, presentano sempre tutto un vasto mondo carico di piacevolissime e suggestive particolarità, attuate con vigile accortezza e certosina pazienza. Sono per lo più immagini vedutistiche di città, ma non mancano, oltre a queste, le figure umane (di solito in atteggiamento simpaticamente ironico o caricaturale), le nature morte, i ninnoli ed altre differenti cose ancora, prese magari a pretesto per dare concretezza ad una composizione grafico-coloristica, ad un quadro, ogni volta estremamente personale, unico. L'unicità è prerogativa fondamentale di ogni opera di Daberdaku, e questo sia per i tratti segnici sia per le colorazioni. Per il disegno dapprima, tutto impostato su forme geometrizzate, ascensionali, con prospettive che, pur dissentendo talora da ogni principio, da ogni norma tradizionale, portano lo sguardo a spaziare lontano, su cinte murarie, torri, chiese, palazzi, case di diverso aspetto e dimensioni fino a pervenire, da ultimo, a remoti, uniformi orizzonti; per le colorazioni poi, date da tinte decise, piatte, quasi ritagliate e accostate le une alle altre a guisa di tarsie. Un tipo di pittura certamente senza uguali, una sorta di raffigurazione che non può essere catalogata e men che meno incasellata in alcuno stile, in alcuna scuola o corrente artistica, ma che sussiste in forza soltanto di una genuina spontaneità, di una propria autenticità, di una singolare freschezza. E più ancora grazie ad una grande passione, l'amore dell'autore per la creatività artistica: per il segno, emblema di incessante movimento, e per il colore, personificazione di prodigiosa forza, di palpitante, festosa vita.
Paolo Tieto