Francesco Daberdaku

Filastroccando

 

 

 

Queste son le filastrocche

forse un pochettino sciocche

scritte tutte con la mano

da un autore un poco strano,

scritte tutte da un distratto

strano autore un poco matto,

Francesco è il suo nome

Daberdaku il cognome

che un giorno le ha scritte

neppur lui sa come.

 

 

 

 

 

 

Sull’arca di Noè

Sull’arca di Noè

chissà mai perché

viaggiava anche un re

era il re della foresta

e vestiva da gran festa

si chiamava leone

ed era un briccone

si pettinava la criniera

da mattina a sera

e nella sua stanza

russava in abbondanza

portava gli occhiali

ma non aveva le ali

guardava gli uccelletti

volare sopra i tetti

gli piaceva il minestrone

perché era un ghiottone.

 

 

 

 

 

 

 

Il pulcino Beniamino

Il pulcino Beniamino

prese il trenino

ed andò lì vicino

incontrò un re

che beveva il caffè

ne beveva un sorsetto

prima di andare a letto

lo invitò alla sua corte

a mangiare le torte

ne mangiarono tante

poi giocarono a carte

divennero grandi amici

e furono tanto felici.

 

 

 

C’era un rinoceronte

C’era un rinoceronte

con un corno in fronte

che attraversava un ponte

per passare al di là

ed andare in città.

Incontrò una chiesa

e una donna con la spesa

che vestiva un po’ dimessa

e che si recava a messa

mentre lì vicino

passava anche un pulcino

scappato via dall’uovo

per vedere un mondo nuovo.

Incontrò anche un castoro

con un dente d’oro

che andava di fretta

sulla sua bicicletta.

 

 

 

 

La gallinella

Un dì una gallinella

che si credeva bella

incontrò un galletto

che camminava eretto

con stile perfetto

dimenando il sederino

proprio come un damerino.

La gallina lo guardò

e se ne innamorò,

per chiamare Cupido

chiese aiuto a Fido

che era un cagnone

con un grosso vocione,

questi abbaiò

e Cupido volò,

volò giù dal cielo

e atterrò su un melo

ad un cuore mirò

e la freccia scoccò

ma il tiro imperfetto

di quel prode arciere

colpì ahimè il galletto

sul piumato sedere.

 

L’elefante furfante

C’era un giorno un elefante

che era proprio un gran furfante

e l’idea aveva in mente

di turlupinar la gente

e, dicendo a tutti quanti

di fare un passo avanti,

indicò ad un uomo rozzo

di guardare dentro al pozzo

per trovare la fortuna

dove caduta era la luna,

poi, calando in quello specchio

un arrugginito secchio,

lui giurò col cuore in mano

che sarebbe stato sano

chi sborsava dieci monete

per placare la sua sete

e raggiunta avrebbe già

la più gran felicità.

Ma veloci come schegge

a far rispettar la legge

arrivaron due gendarmi

con i baffi e con le armi

che gli dissero: "marrano"

questa volta ti acciuffiamo.

Catturarono il furbone

e lo misero in prigione.

 

 

 

 

 

Il gatto di Alice

Il gatto di Alice

dorme felice

riposa su un letto

che sta sopra al tetto,

sogna un topolino

lesto e birichino

che un giorno di Maggio

rubò del formaggio,

poi sogna un cane grosso

che rosicchia un osso

ed un papero grasso

che fa un gran fracasso,

sogna una farfalla

che gioca alla palla

con un calabrone

amico di un leone,

nonché un bel pinguino

che si mangia un panino

laggiù tutto solo

tra i ghiacci del Polo,

poi sogna una bimba

vestita alla moda

che per tormentarlo

gli tira la coda,

sogna un gomitolo di lana

ed una corsa vana

dietro ad un uccelletto

tentando di farsene

un lauto pranzetto.

 

 

 

Tra le foglie del mio giardino

Tra le foglie del mio giardino

c’era un vivace ciclamino

mente, allegro, lì vicino

volava un rosso maggiolino,

c’era uno gnomo che con le dita

sfogliava ansioso una margherita

ed una vermiglia rosa,

slanciata ed altezzosa,

che guardava con sospetto

verso un verde ranocchietto

che era il principe cortese

di un regno senza pretese

cui una vecchia fattucchiera

fece diventar chimera

il bel sogno suo d’amore

che serbava dentro al cuore

di sposare la sua amata

con l’aiuto di una fata,

trasformando il poveretto,

che era di gran bell’aspetto,

in un lesto batter d’occhio

in un principe ranocchio.

 

 

Una lenta tartaruga

Una lenta tartaruga

si fermò sul bagnasciuga

a riflettere se il mondo

fosse proprio tutto tondo.

Ci pensò sopra un’oretta

poi andò a brucar l’erbetta,

per riempirsi ben la pancia

si mangiò anche un’arancia,

poi cantando se ne andò

a pensare ancora un po’.

Dopo, verso l’una e un quarto,

disse: Adesso me ne parto,

me ne vado nel Perù

qui non voglio stare più!

La corazza mi dà noia

e vorrei provar la gioia

di potere stare eretta

e di andare un po’ più in fretta

su un cavallo che galoppa

senza più la casa in groppa.

Ma incontrò sulla strada un ghiro

che di nome si chiamava Palmiro

che, suadente, le disse pianino:

Ci facciamo un bel pisolino?

Lei che pigra un poco era

pensò: Beh! Che fretta c’era?

Si tirò ben dentro al guscio

ed a chiave chiuse l’uscio

poi si disse pigramente

ingannando un po’ la mente

che, anche se del mondo ignara,

dentro lì protetta stava

e che forse il suo avvenire

stava proprio nel dormire.

 

 

 

Gli animali della foresta

Gli animali della foresta

son riuniti a far gran festa,

fanno festa ad un leone

che si crede un Faraone

laggiù dell’antico Egitto

e proclama anche un editto:

Voglio, dice quel gran matto

Che l’erede mio sia un gatto,

che una grassa leonessa

venga fatta principessa,

voglio pure che i serpenti

al mattin si lavino i denti

e anche che il rinoceronte

che ha la casa qui di fronte

ben si lustri il proprio corno

prima che diventi giorno,

che le rane nello stagno

non si facciano più il bagno,

che le mosche per svernare

vadan tutte in riva al mare

e d’estate sian perfette

per far vento con le alette.

Voglio che le scimmie nane

più non mangino banane

e anche che una capinera

canti da mattina a sera

una strana melodia

la più allegra che ci sia.

Voglio che il mio compleanno

non sia più una volta l’anno

ma che a tutti sia palese

farmi auguri ad ogni mese.

 

 

 

 

Sopra al duomo di Milano

Sopra al duomo di Milano

sta seduto un uomo strano

che dipinge nel ciel sereno

un gran bell’arcobaleno

mentre giù, piccin piccino,

sta col naso in su un bambino

per vedere se le stelle

al mattino son più belle.

In una vicina piazza

corre allegra una ragazza

inseguendo un cagnolino

vispo, buffo e birichino,

mentre in una fresca fontana

se ne gracida una rana

disturbando a più non posso

un tranquillo pesce rosso.

 

 

 

Vien Babbo Natale

Seguendo il cammino

di una stella cometa

che da millenni corre senza meta

vien Babbo Natale

salendo le scale,

arriva col sacco

e con un almanacco,

con una gran barba

un berretto e una sciarpa,

viene con le sue renne

dal gelo perenne,

vien dal regno delle Fate

e da quello degli Gnomi,

viene a portar doni

ai bimbi più buoni.

 

 

 

Se al mattino vuoi sognare

Se al mattino vuoi sognare

d’esser solo in riva al mare

ad interrogar la luna

se in amore avrai fortuna

ed un sole rilucente

ti disturba allegramente,

chiudi gli occhi un sol momento

per pensar con sentimento

d’esser subito arrivato

giù del globo all’altro lato.

Prova a creder che sia vero

e avrai in tasca il mondo intero.

 

 

 

Se…

Se di fretta vuoi andare

per il mondo un po’ a girare

il segreto presto chiedi

a un veloce millepiedi,

mentre se ti vuoi fermare

a guardare una vetrina

solamente puoi imparare

da una lenta lumachina,

e se fuori in quel momento

piove, piove e tira vento,

fino a che non viene il bello

che t’importa, c’è l’ombrello!

Se è finita l’insalata

mangeremo una frittata

e se non c’è neppur quella

mangeremo mortadella.

Se ballare tu non sai

qualche piede pesterai

e se hanno proprio i calli

urleran come sciacalli,

ma se lesto te ne vai

forse ti eviti dei guai.

Se la neve bianca viene

ed uscir non ci conviene

non ce ne facciam dispetto

ma ce ne restiamo a letto.

 

 

Se andassi a ritroso

Se andassi a ritroso

in un tempo nebbioso

troverei me bambino

curioso e birichino.

Troverei i miei balocchi

e li mangerei con gli occhi.

Troverei Garibaldi

e mille giovani baldi.

Troverei Faraoni

tra sfingi e leoni,

mentre Greci e Persiani

sempre a menar le mani.

Degli omini pelosi

un po’ piccini e scontrosi

che per evitar sconfitte

dormon su palafitte.

Troverei delle fate

che in un campo di grano

giocano con tre stelle

due margherite e un nano.

 

 

 

 

Otto per otto

Sopra ad un vecchio ponte

c’era un attempato conte,

questi con cipiglio fiero

cavalcava il suo destriero,

un destriero tutto giallo

che cantava come un gallo

allorchè sorgeva il sole

a svegliar primule e viole.

Passò sotto al ponte un pesce

a cui di parlar riesce,

dice un sacco di sciocchezze

parla solo di ricchezze:

"io son ricco più di un re,

so contare fino a tre".

Disse il conte: "vil marrano,

per contar ci vuol la mano,

io di dita ne ho ben dieci,

tu fin lì non ci riesci!"

Fischiò un alito di vento:

"beh, io conto fino a cento

e se non mi ferma nessuno

so arrivare a centouno".

Udì ciò un garibaldino

con il naso color vino

che, sbarrando le pupille,

disse: "ohibò! Io conto fino a mille!"

Passò lì un motociclista

che correva fuori pista

sollevando un polverone

disse: "conto io fino a un milione,

e se non sono in ritardo

so contar fino a un miliardo".

Giunse infine un montanaro

che con aria assente, ignaro,

disse:"vengo or ora da Belluno

e contar so fino a uno".

Gli rispose un calendario

con gran tono autoritario:

"di ventotto ce n’è uno,

tutti gli altri ne han trentuno!"

Ascoltavano tre gatti

e dicevan: "qui son matti!

Questi a forza di contare

sveglian tutto l’alveare,

e se fanno otto per otto

qui succede un quarantotto!"

 

 

 

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