MORS

 

 

 

(1) Sul tema della morte, dalla visuale medica, psicologica, sociologica e di altre professioni, hanno scritto, e validamente, in molti.

Penso pero' che l'ultimissima parola al riguardo, la possa dire la Religione, perché la Religione

(con la maiuscola in quanto sintesi essenziale delle molte religioni)tratta non della morte, ma della vita).

Esiste la morte?

(2) Se non si vive l'esigenza di infinito dentro di sè, e' inutile cercarne le attestazioni e spiegazioni al di fuori, nella scienza, nella cultura o nelle religioni; si rimarrà sempre scettici al riguardo, e di conseguenza, refrattari alle risposte che ci potrebbero arrecare sicurezza e serenità.

La mente studia e apprende ciò a cui il cuore aspira. E' l'amore il primo motore di ogni attività vitale. E l'amore,inteso come somma di ogni bene (Bonum),è "diffusivum sui", si diffonde di per sé.

Se è vero che esiste un Ente,principio fondamentale del cosmo universo,delle sue attività e di ogni sua spiegazione,questo deve essere il "Bonum",l'Amore.

Invocarlo,o almeno tenere verso di esso un atteggiamento di rispetto,è già la prova di una mente aperta ad ogni ipotesi e quindi al soddisfacimento della propria intima esigenza di infinito,di verità,di serenità,di pace,di...

(3) Esiste la Morte?

Comunque,per affrontare il problema della morte dell'uomo,prima di tutto bisogna chiedersi: che cos'è l'uomo? chi è l'uomo?

Ma farei un passo più indietro ancora,per ampliare la visuale della odierna cultura umanistica,ed aiutare l'uomo a crearsi una mentalità meno terrenamente emotiva e più preparata a percepire concezioni razionali e spirituali di più ampio respiro.

In campo pratico emotivo,la morte suscita paura e si cerca di evitarne il discorso anche perché, culturalmente appare come un negativo,o almeno,una cosa inutile.

(4) A sua volta,questo deriva dal fatto che tutta la cultura umanistica è vista in prospettiva solamente,o prevalentemente, materialistica. Cioè si guarda all'uomo come una realtà puramente terrena,per cui,vale in quanto eprime e produce benessere terreno.

Ma tutto ciò,anche perché, limitato nello spazio e nel tempo,non può soddisfare le esigenze infinite dell'intelletto prima e, di conseguenza,quelle pratico-emotive. Perciò è naturale provare sentimenti negativi nei riguardi della morte.

(5) Bisogna ridare alla cultura umanistica la sua positività e nobiltà,elevarla al disopra della materia inerte e grezza ed al di sopra anche delle realtà viventi inferiori(vegetali,animali),e vedere l'uomo soprattutto come un essere spirituale.

Non avere timori né preconcetti che lo spirito disturbi la materia;decidersi per l'accettazione che sia la materia in se stessa,dalle grandi galassie dell'universo fino alle particelle primordiali del Big-Bang,sia le forze materiali,dalle grandi forze della natura alle quattro fondamentali,tutto è guidato,o almeno sopravisionato da una realtà spirituale superiore.

(6) Metafisicamente parlando,si potrebbero perfino unificare le due realtà,spirito e materia,in un unica realtà primordiale.

I

Come la materia può essere coeterna con lo spirito, purché si dia allo spirito la priorità,causale,così anche materia e spirito potrebbero unificarsi in una sola realtà, purché si dia allo spirito la priorità di valore.

Neppure in questo caso,credo che la visuale spiritualistica disturbi quella materialistica.

Ho detto questo unicamente per dare alla cultura, alla scienza,alla psicologia,alle emozioni ed ai sentimenti umani un fondamentale supporto positivo,che rassereni l'uomo in tutte le sue esigenze culturali ed emozionali, ciò' perché:

L'uomo non è soltanto un oggetto materiale o una sostanza chimica,con proprietà puramente fisico-chimiche;

Non è neppure un semplice robot o computer,per quanto intelligente (intelligenza artificiale) possa essere.

L'uomo è un essere vivente,cioè contiene in sé la vita.

E qui facciamo un'altra parentesi per chiedersi:

(7) Che cos'è la vita?

La vita è una realtà' esistente in sé stessa o è la qualità' di una sostanza che le faccia da supporto? Cioè la vita è una sostanza o un accidente?

Fondamentalmente il problema poggia su tre categorie:scienza,cultura,fede.

La scienza,in senso stretto,siccome è basata sull'esperimento visibile e sensibile, studia i fenomeni fisico-chimici e le forze (energie) relativi ad essi. La cultura,intesa come astrazione dalla realtà' fisica,studia i fenomeni astratti (linguaggio,storia) della realtà' fisica ed i fenomeni astratti di per sé stessi (filosofia,metafisica).

La fede riguarda le realtà' immateriali che stanno al del la' del mondo naturale, visibile e concepibile dalla mente umana,che l'uomo può conoscere unicamente per rivelazione di un'autorità superiore,cioè al di sopra della natura (soprannaturale).

Queste tre categorie non sono completamente indipendenti l'una dalle altre,soprattutto le prime due (scienza e cultura),per cui hanno a volte, dei parametri in comune che rendono difficile la conoscenza oggettiva delle cose. Però' se si indaga più profondamente,e soprattutto imparzialmente, la loro difficoltà' più che essere basata sulle categorie in sé stesse,dipende piuttosto dalla visuale di chi le studia:la mente umana,l'uomo.

(8) E qui si presenta un problema: la mente umana è sufficiente a spiegare tale diversità?

Non solo,ma vi sono problemi esistenziali (vita,destino,aldilà'),di fronte ai quali l'uomo si trova impotente. Ciò che veramente sarebbe inspiegabile, anzi,addirittura ironico,è che l'uomo pur sapendo che vi è qualcuno o qualcosa al di sopra di lui e delle sue capacità,non può conoscere,anche se lo desidera. Da qui nasce la fede.

Fede in qualcuno o in qualcosa che sta al di sopra e domina,sia la scienza che la cultura ed anche la fede stessa. Tra i tanti nomi che sono stati dati a questo Ente superiore noi scegliamo:Dio. Ma una cosa è da dirsi:

Dio è un'esigenza razionale assoluta,e lo è anche per la serenità emotiva dell'uomo.

Questo è per dare una spiegazione oggettiva ai fenomeni scientifico-culturali e perfino alla fede stessa,altrimenti inspiegabili.

(9) Uno di questi fenomeni sarebbe proprio la vita.

Prima di continuare vorrei farmi una domanda:le tre categorie,scienza,cultura,fede,con le quali si potrebbero spiegare tutte le realtà ed i loro fenomeni,sono in dissonanza fra loro?Soprattutto:la fede disturba la scienza e la cultura?Naturalmente non parlo dei dogmi della fede,ma della Fede.

Anche qui penso che il problema,piuttosto che ne nelle realtà in sé stesse, stia invece nella mente umana troppo ristretta, ma soprattutto direi dogmatizzante:una mente che non rispettando l'oggettività delle realtà,vuole dettare legge,imporre spiegazioni,meglio,verità che non le competono. Di ciò che non si conosce non è meglio non parlarne?o almeno,rispettare tutte le opinioni?

II

(10) L'uomo è un essere vivente,quindi composto di una parte vitale: vita, meglio, Vita, e di una parte materiale: corpo. Perciò l'uomo è degno delle attenzioni e del rispetto che si deve agli esseri viventi,dunque alla vita.

Se poi si pensa che l'uomo è Vita(superiore alla vita) il rispetto deve essere corrispettivo a qualcosa,meglio,qualcuno che è al di sopra di qualsiasi essere vivente esistente su questa terra.

L'altra parte costituente dell'uomo è il corpo-materia. Il quale prende parte alle attività umane,sì,ma in modo puramente fisico-chimico.

(11) La parte vitale,cioè ,la vita è di diversi gradi: vegetale, animale, umana (spirituale)

Tra questi gradi vi è differenza sostanziale o è data da un continuum vitale?

Comunque sia non incide per nulla sul nostro tema, perché il grado superiore (spirito)assomma in sé tutti gli altri gradi inferiori. Possiamo dunque dire che la parte vitale umana è una realtà spirituale: spirito intelligente e libero,quindi autonomo e responsabile delle sue azioni. Naturalmente tale responsabilità non sta nella sfera fisico-chimica,ma in quella culturale,etica,morale,giuridica. Questo spirito,a seconda delle caratteristiche che si vogliono sottolineare,lo si chiamerà :Io,coscienza,anima,persona,o anche semplicemente:Vita.

(12) Qual è l'attività su questa terra ed il destino ultraterreno dell'uomo?

Riguardo al destino ultraterreno dell'uomo,mi riferisco solo alla parte spirituale dell'uomo: l'anima. La parte materiale compete alla scienza e non alla religione.

Faccio pure estrazione della parte esclusivamente psichica dell'uomo. Esiste la psiche pura?E nel caso,che differenza ci sarebbe tra psiche e spirito?Anche questo non disturba il nostro discorso,per il solito motivo che la parte superiore(spirito)comporta in sé anche quella inferiore (psiche).

(13) E siamo giunti al centro del tema:l'uomo come essere vivente e spirituale.

Quando il corpo "muore", cioé diventa un puro cadavere,che ne è della vita?

Precedentemente abbiamo fatto distinzione tra vita e Vita.

Esiste una realtà' vitale a sé stante:spirituale, vegetale,animale?

Riguardo all'esistenza della Vita (inferiore) vegetale ed animale,né la rivelazione, né la fede dicono nulla. Scienza e cultura possono fare tutte le ipotesi di loro competenza,circa la vita in sé stessa o la sua interrelazione con il corpo corrispondente. Ma se si tiene in considerazione che la vita è una realtà che sfugge alla scienza sperimentale ed è inafferrabile dalla cultura,è doverosa una prudente saggezza nella trattazione in merito.

Su questa linea,la vita non dovrebbe portare nessun disturbo, né alla scienza, né alla cultura. Perché la realtà immateriale che prende parte ai fenomeni,almeno quelli vitali,non solo è una necessità,nel senso che rende spiegabili fenomeni altrimenti inspiegabili,ma è addirittura un positivo,sia per la parte razionale che per quella emotiva.

(14) Riguardo all'esistenza di una realtà immateriale,anzi spirituale (anima) costitutiva della persona umana,Cristo è stato affermativamente esplicito.

Inoltre ci ha rivelato che tale anima è immortale,quindi sopravvive alla morte corporale e,in quanto coscienza,è moralmente responsabile delle proprie attività,per cui,nella vita dell'aldilà,la persona umana sarà soggetta a merito o demerito.

Più specificatamente,circa l'uomo inteso come persona,cioè composto di anima e di corpo,Cristo ha rivelato che resusciterà. Ammettendo che l'anima,essendo immortale,non muore,si deve dire che sarà il corpo umano a rivivificarsi. Per cui,i costituenti dell'intera persona umana (corpo e spirito) si riuniranno di nuovo insieme per vivere per sempre.

Cristo non avendo detto come sarà il corpo materia rivivificato, personalmente penso che,sia la scienza che la cultura,possano liberamente fare le loro ipotesi.

  1. Anche il corpo umano come cadavere esige la sua rispettabilità.

III

Non solo per il trattamento differente dal come si tratta la materia vegetale secca o il corpo di un animale,ma perché il corpo (materia) umano è destinato a trasformarsi in un corpo che il cristianesimo chiama "corpo glorioso".

La scienza oggi penso sia in grado di dare l'immagine fisica bellissima di un corpo materiale che,attraverso trasformazioni sempre più sublimi,raggiunge l'altissima sfera di energia raggiante. Sarà questo il corpo glorioso?.Sono gli scienziati che ce lo dovrebbero spiegare.

(16) Io davanti al corpo di un mio caro estinto,mi augurerei soltanto di avere la spontaneità di raffigurarmi questa bellissima immagine fisica della trasformazione del corpo in materia energetica. Perché anche il corpo dei morti,sia quello lentamente disintegrato in un tumulo che quello trasformato dalla fiamma violenta della cremazione,non si annichila ma,trasformato in materia energetica e riunito alla propria anima,continuerà a vivere come persona umana,e per sempre.

(17) E' un mistero?Non tutto. Anzi,personalmente ci vedrei la piena assonanza tra rivelazione di Cristo (fede) e scienza. Sia la fede che la scienza sono in assonanza e concorrono per renderci la realtà della morte, anziché un negativo,addirittura un positivo:la distruzione del corpo è solo momentanea,perché poi,anche con il corpo,i suoi sentimenti e le sue emozioni, noi uomini ci riuniremo di nuovo insieme, per continuare a vivere.

(18) Di quanto scritto finora qualche punto potrebbe presentarsi troppo tecnico e non direttamente attinente al tema, ma dalla sua lettura, e soprattutto dalla sua assimilazione ratio-emotiva, ci si può costruire una mentalità più spirituale circa l'uomo,la sua superiorità ed il suo destino verso una vita più nobile rispetto a quella su questa terra. E' proprio una tale mentalità spirituale che,elevandoci con la mente al di sopra delle cose puramente terrene e grezzamente materiali, al di là di questa esistenza mortale, ci dà la capacità e la spontaneità di vedere la morte non come una porta che si chiude, ma una porta che si apre sulle eterne bellezze spirituali.

(19) Quale atteggiamento tenere di fronte alla morte?

Ogni attività umana deve avere un fine;è la finalità che guida,dà senso e coraggio ad ogni attività umana.

Se l'uomo avesse solo una finalità biologicamente terrena,come le piante ed anche gli animali,l'annichilamento completo potrebbe magari anche essere un'ipotesi passabile.

(20) L'ipotesi di un ciclo biologico perpetuo su questa terra e chiuso in se stesso,anche dal punto di vista culturale-scientifico,sarebbe un ipotesi soddisfacente? A rafforzare il dubbio di questa ipotesi, vi è la risposta della fede che dice che l'uomo, come persona autocosciente, è programmato a vivere per sempre. Io però non confinerei la risposta nella sola fede, perché vi è anche una esigenza culturale:l'uomo ha coscienza di essere qualcosa al di sopra della pura vita biologica terrena. Questa coscienza deve essere tenuta in considerazione,pena una irrazionale, irrisorvibile ed inspiegabile angoscia.

Quindi l'uomo ha una finalità spirituale eterna. La fede lo afferma,la coscienza lo esige cultura e la scienza non lo possono spiegare, né negare,ma lo possono ammettere senza che ne venga loro nessun disturbo. Anzi,aiuta a chiarire i punti oscuri ed altrimenti inspiegabili.

Ammesso questo,l'atteggiamento,che l'uomo deve tenere di fronte alla morte ed al morente,è un atteggiamento positivo,ottimistico e sereno.

(21) L'esperienza insegna che la morte è una realtà inevitabile. Ora. di fronte all'inevitabile,mantenere un atteggiamento di rifiuto,sia razionale che emotivo,coopera a caricare tutta la personalità dell'individuo di un'angosciosa negatività.Al contrario,il farsene una convinzione razionale,è un aiuto per una serena accettazione della realtà inevitabile.

Convinzione,accettazione e serenità sono direttamente proporzionali tra loro.

IV

(22) Circa i temi che riguardano le realtà esistenziali, basare la convinzione soltanto su di un argomento razionale non è sufficiente per una piena serenità dell'individuo:ci vuole anche il concorso della fede.

La fede però non è uno studio che al momento opportuno possa poi dare una risposta soddisfacente. La fede, come l'amore,è uno stato di vita. E' molto difficile improvvisarlo sul momento:bisogna coltivarlo per tutta la vita.

(23) Perché l'uomo non trova quiete in sé ed è sempre tormentato ?

Perché finché è su questa terra, si trova fra due polarità: materia-spirito. Bisogna rompere il ciclo della dualità ed uscire fuori,verso l'infinito, e, magari, verso l'ignoto. E' sempre meglio che girare a vuoto nel circolo vizioso terreno,alla ricerca di una felicità che non si trova, o di una risposta non soddisfacente per i dolorosi perché esistenziali.

Uscendo fuori verso l'ignoto si incontrano due possibilità:o la vita eterna esiste ed allora si è trovata la risposta che rasserena,o non esiste. E qui si hanno altre due possibilità:o si è vissuti sereni pure nel pensiero che,con la morte,si cade nell'annichilimento completo,(ma chi è sereno?) oppure si è trovata la serenità nella speranza di una vita ultraterrena.

E' pure una esigenza naturale per l'uomo il fatto che,come il male esige una pena,così il bene esige ricompensa.

(24) Al di fuori della fede,di fronte alla morte,si può essere sereni?

Può essere questione di cultura. La cultura occidentale,è basata sulla religione monoteista cristiana;cioè sulla conoscenza di un Dio personale e sulla fede nell'Aldilà. In questo caso,non è troppo facile ignorare le realtà esistenziali che tormentano l'uomo non credente. La cultura dello struzzo non funziona,oltre che non essere all'altezza della dignità umana.

In una cultura priva di religione,o almeno non impregnata di cristianesimo,si potrebbe forse anche vivere in un indoloroso fatalismo. Comunque è sempre umanamente razionale domandarsi: è più consono alla dignità e destino umano l'interesse verso la religione o l'indifferenza?

La fede sminuisce la dignità umana o la valorizza? L'ipotesi del completo annichilimento della persona umana rasserena l'uomo?

(25) Paura della morte.

Un ottimo antidoto remoto alla paura della morte è una cultura della vita,meglio,della Vita:tutto muore, la Vita continua.

Coltivare l'abitudine di concepire e, di conseguenza,parlare in positivo anziché in negativo.

Ovunque e sempre coltivare l'ottimismo,il saper vedere la bottiglia mezza piena anziché mezza vuota.

Abituarci a vedere la vita,le cose,gli avvenimenti non unicamente in prospettiva terreno-materialistica,ma in relazione anche alla Vita felice dell'Aldilà.

Abituarsi a terminare le nostre frasi con il positivo anziché con il negativo; per esempio la frase:"oggi sono sereno ma ho avuto una brutta notizia", cambiarla in "oggi ho avuto una brutta notizia,ma sono sereno".L'ultima espressione è sempre quella che rimane impressa,per cui,esercita una spinta benefica nella vita.

Sui mass media,riportare di preferenza notizie positive e soprattutto usare un linguaggio meno drastico e più moderato.

In campo religioso, anziché in base a peccato,morte,inferno..., pensare in base a misericordia, sopravvivenza , paradiso...

E' sempre più educativo,rasserenante ed incoraggiante aprirsi alla luce,che cercare di scacciare il buio da dentro di noi.

V

In campo terreno non tutto è possibile né risolvibile;in campo religioso-spirituale-morale, dove ciò che conta è la retta intenzione,tutto è possibile e risolvibile.

Desiderare tutto e non pretendere nulla.

Fare entrare nella vita e nelle sue vicende la visuale spirituale,non disturba per nulla le terrene vicende personali,sociali,culturali,politiche, perché lo spirituale non è in antagonismo col benessere terreno,anzi aiuta a sublimarlo e spiritualizzarlo,cioè ,valorizzarlo presso Dio.

(26) Il comportamento spirituale è difficile?

La deontologia medica,come quella di ogni professione,è basata su regolamenti,leggi,ipotesi, tecniche..., spesse volte non ben chiare ed in opposizione fra loro.

La deontologia (chiamiamola così) spirituale è molto semplice perché basata,essenzialmente,su di un solo parametro:la fede (coscienza).

La fede,come l'amore,il rispetto,l'onestà...,non è materia di studio o di tecnologia,ma dipende dalle facoltà naturali della persona umana:libera volontà,intenzione,convinzione personale. Per di più,la fede non è in relazione agli uomini o ad altre realtà terrene,ma è un'intima e personale disposizione verso le realtà spirituali: Dio, Aldilà...

Quale fede?Personalmente, essendo convinto che l'uomo,soprattutto se è onesto è guidato da Dio, direi che è l'individuo stesso che sceglie la fede che è più in corrispondenza della sua cultura e gli dà maggiore serenità.

(27) Eutanasia attiva e passiva.

La legge della vita non permette l'eutanasia attiva,cioè quella intenzionalmente finalizzata alla morte. L'eutanasia passiva,cioè quella finalizzata ad eliminare il dolore fisico e, per quanto possibile, quello psichico, in genere, è religiosamente lecita. Questo è basato sul concetto di causa a doppio effetto.

Penso però che debba essere l'ammalato stesso a farne richiesta e dettarne le regole che devono essere,preferibilmente, di natura religiosa:evitare la disperazione o atteggiamenti di rivolta contro Dio,la vita,il prossimo.

(28) Dire la verità?

Dipende dalla sensibilità dell'ammalato e soprattutto dal suo livello spirituale. Non è la verità in sé stessa che spaventa o offende,ma il modo di farlo e la più o meno preparazione che l'individuo ha nel recepirla.

La serenità dell'ammalato di fronte alla morte è direttamente proporzionata al suo livello spirituale ed inversamente alla sua "terrenità",cioè all'attaccamento alle cose terrene compresa la vita.

Per quanto possibile favorirei il dire la verità. Del resto Dio,che è verità,è il prototipo del comportamento religioso, e direi anche "ratio-affettivo" dell'uomo. Semmai, di fronte a certe verità inevitabili,penso sia più dignitoso e positivo per l'uomo,il formarsi una convinzione, e di conseguenza un carattere forte sì da prevenirle,affrontarle e superarle, anziché autoingannarsi e doverle poi subire impreparati.

(29) Che cosa fare quando terrenamente non c'è più nulla da fare?

 

 

Di fronte all'impotenza,c'è soltanto più da scegliere una delle tre alternative:fatalismo,

disperazione,fede.

VI

Non penso che il fatalismo,peggio ancora la disperazione,siano in consonanza con le esigenze

razionali ed emotive dell'uomo. La speranza (fede) nella sopravvivenza della Vita,non porta nessun negativo,anzi è in piena consonanza con la razionalità e l'emotività dell'uomo. Anche nel caso (più ipotetico che reale) che la speranza sia una pia illusione,ha pur sempre il potere di temperare la sofferenza di un cuore che testardamente,non vuole morire.

Una quarta alternativa potrebbe essere la convinzione che gli uomini passano sì, ma la storia rimane,per cui si ha la speranza (o anche la certezza) di essere poi commemorati. Penso però che

questo sia puro idealismo che,oltre alla intrinseca irrazionalità (che cos'è la storia?) non sia sufficiente a soddisfare le esigenze umane. Comunque, l'uomo è un mistero. Ed è un mistero appunto perché è dotato di realtà (intelligenza,libertà) che vanno al di là di ogni consuetudine terrena. Ma, non è proprio in questo mistero che sta l'esigenza razionale dell'immortalità della

persona umana?

(30) Accanimento terapeutico.

Dal punto di vista religioso non è assolutamente un dovere.

Parlerei piuttosto di un altro accanimento,quello che porta ad un esagerato attaccamento alla vita terrena e soprattutto ai diversi beni e benesseri (cultura, professione, ricchezza, piacere...) e che accompagna l'uomo per tutta la sua transitoria esistenza.

L'uomo,già lo abbiamo detto, è costituito da due realtà, distinte di per sé stesse e complementari

per quanto egli esiste su questa terra:anima (spirito)-corpo (materia).

Sono due realtà importanti ed ognuna di esse ha le sue esigenze altrettanto legittime. La loro diversità sta unicamente nel fatto che l'uno (corpo e le sue esigenze terrene) deve essere, intenzionalmente,finalizzato all'altra (spirito e sue esigenze spirituali). Ma se le due realtà seguono la regola dell'onestà, equilibrio, rettitudine, tra loro non vi può essere nessun contrasto.

Se l'uomo è esageratamente attaccato alla vita terrena ed alla sue esigenze,sì da sottovalutare, peggio,da disinteressarsi delle realtà spirituali, è logico che costituisca un negativo di fronte all'impotenza e all'inevitabile.

(31) La perdita di una persona cara terrorizza?

Per chi ha fede,il caro defunto non è perso,ci ha semplicemente preceduti nella Vita dell'Aldilà.

Ciò che sopravvive non è il corpo ma lo spirito (Io pensante,autocoscienza) che,vivificando il corpo-materia,lo rende persona umana.

Finché è su questa terra,la persona cara è vicino a noi fisicamente; dopo la morte terrena,non è persa,ma semplicemente cambia forma,diventa una realtà spirituale,per cui,è viva addirittura nel nostro intimo.

Se con la morte terrena anche la vera persona umana si annichilasse,ne rimarrebbe soltanto più la memoria. La fede,invece,ci dice che,pure morti alla terra, si continua a vivere,non più come "corpo-materia",ma come spirito. E' solo questione di tempo e poi anche noi ci riuniremo ai nostri cari per non più morire.

(32) Sensi di colpa e di pena per il defunto.

Quando uno entra nella vita dell'Aldilà,cambia completamente punto di vista perché viene confermato nella sua piena felicità. Per questo conserva in se stesso soltanto più concezioni positive:amore,perdono,misericordia....

Sotto questa visuale,non ha più senso,per quelli rimasti su questa terra,avere sensi di colpa verso il defunto e sentire pena per le sofferenze che il trapassato ha subito su questa terra.

VII

Lui è in piena beatitudine, e questo concetto deve infondere pure serenità in chi è rimasto vivo

ancora a questo mondo.

 

 

P. Vittore Antonello Musso.

 

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