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L' ipnosi nei popoli primitivi

Il magnetismo animale: Mesmer

Il sonnambulismo: De Chastenet

Il sonno lucido: Farla

Verso la teoria della suggestibilità: Braid

La teoria della suggestibilità: Liébeault e Bernheim

La controversia con Charcot

Lo sviluppo delle conoscenze sull'ipnosi: Freud e Pavlov

L'adozione del metodo sperimentale: Hull

Sviluppi recenti

L'ipnosi Ericksoniana indiretta.

Galleria Autori Citati 

Approfondimento del Mesmerismo

Lo stato attuale dell'ipnosi in varie pratiche terapeutiche.

 

L' ipnosi nei popoli primitivi

Anche se comunemente la storia dell'ipnosi prende le mosse dal XVIII secolo, con F. A. Mesiner, le sue vere origini sono ben più remote: l'analisi dei reperti archeologici e l'osservazione dei popoli primitivi contemporanei ci mostrano infatti come già nella preistoria venissero prodotti fenomeni sostanzialmente simili a quelli oggi ritenuti tipici dell'ipnosi.

I sacerdoti e gli stregoni di molti popoli primitivi praticavano vere e proprie forme - pur se rudimentali - di ipnoterapia: attraverso particolari musiche e danze veniva indotto una sorta di « magico sonno », durante il quale apparivano improvvise visioni, il dolore poteva essere mitigato e gli effetti spiacevoli dimenticati.

Riti cerimoniali di questo genere erano assai diffusi e ne abbiamo testimonianza per quasi ogni popolo primitivo; i documenti più interessanti si riferiscono ai profeti di Baal - citati nel Vecchio Testamento ebreo -, ai sacerdoti celtici dell'Antica Britannia - i Druidi - e a quelli greci dei templi di Esculapio.

L'associazione dell'ipnosi con la magia, col soprannaturale durò a lungo, ostacolando seriamente lo studio scientifico di tali fenomeni; di tale legame ancor oggi, almeno nella concezione popolare, sono rimaste visibili tracce.

 

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Il magnetismo animale: Mesmer

Nei secoli successivi, filosofi e scienziati di valore, quali Ficino, Paracelso, Pomponazzi, Bacone, si interessarono dell'ipnotismo, lasciando nelle loro opere alcune isolate riflessioni e giudizi.

Ma il primo, concreto tentativo di ricondurre nell'ambito delle dottrine scientifiche tali fenomeni psicologici e fisiologici, sino allora relegati nel regno della mistica e della magia, si ebbe solo nel XVIII secolo, con F. A. Mesmer.

Egli avanzò una spiegazione di tipo fisico-naturalistico, che si rifaceva alle concezioni di Paracelso, Maxwell, Kircher, alla metafisica di Làbnitx e alla fisica di Galvani e Lavoísier.

Esiste un fluido universale affermava Mestner nel 1766 - presente in ogni tipo di materia (il sole, i pianeti, le piante, gli animali), soggetto a irradiazione e concentrazione, attraverso il quale i pianeti esercitano influssi notevoli sul corpo umano. La malattia consiste - egli proseguiva - in una disarmonia nella distribuzione di questo fluido, che può essere risanata indirizzando ne!l'organismo il flusso vitale, riequilibratore, proveniente dal magnete.

La credenza nelle proprietà magnetiche del corpo umano e nel potere terapeutico del magnete era diffusa già nel Medioevo; proprio in quegli anni, però, un contemporaneo di Mesmer, Padre Hell, aveva elaborato una speciale tecnica « magnetica » per la cura delle malattie, la quale stava riscuotendo un buon successo.

Una vivace disputa fra i due, riguardo alla priorità della scoperta, ben presto si accese; essa portò ad un risultato decisivo, poiché Mesmer fu indotto ad abbandonare la calamita e con essa il magnetismo minerale, per occuparsi solamente dei magnetismo animale. Egli dimostrò, per difendersi dalle accuse di Padre Hell, che quasi ogni cosa - e non solamente la calamita - poteva condurre il flusso magnetico: tale fluido - egli sostenne - è simile a quello elettrico, potendo essere accumulato ed agire a distanza, ed è attratto o respinto dai corpi animali, in cui esso può penetrare.

Questa nuova concezione trovava la sua applicazione in una particolare prassi terapeutica. Mesmer si avvicinava al malato e guardandolo intensamente negli occhi si metteva in sintonia con lui; passava quindi ripetutamente, sulle parti malate, la sua mano o la bacchetta d'oro che impugnava.

A causa aella violenta opposizione delle associazioni mediche viennesi, Mesmer si trasferì a Parigi, dove il successo fu così strepitoso e l'afflusso dei pazienti così intenso, che la tecnica individuale venne ben presto abbandonata in favore di una terapia di gruppo.

I pazienti sedevano in una sala all'oscurità, attorno alla famosa « baque » (una grande vasca in cui erano disposte bottiglie piene di acqua magnetizzata), e Mesmer passava fra loro fissandoli intensamente e sfiorandone i corpi con la sua mano o la sua bacchetta. Scene improvvise di convulsioni, di pianti, di risa, scoppiavano intorno alla vasca e spesso si trasmettevano nel gruppo, in un contagio collettivo favorito dalla atmosfera potentemente suggestiva; ne seguivano sovente « miracolose » guarigioni, anche se la causa non risiedeva tanto nel fluido magnetico ipotizzato da Mesmer, quanto in una vera influenza « ipnosuggestiva » su disturbi quasi esclusivamente di natura psicosomatica o isterica.

Va rilevato a questo riguardo che alcuni autori (ad es. Eysenck) non riconoscono la natura ipnotica delle tecniche mesmeriane e contestano l'uso frequente di presentare Mesmer come il « padre dell'ipnosi ». In realtà l'atmosfera potentemente suggestiva, il silenzio, l'oscurità, i passi, la fissazione degli occhi, sono ancora oggi elementi caratteristici delle tecníche di induzione; inoltre le convulsioni isteriche, le violente scariche emotive dei pazienti « mesmerizzati » possono essere considerate, a pieno diritto, fenomeni di tipo ipnotico, elicitati da specifiche suggestioni - esplicite e implicite - dell'operatore.

 

Le pratiche mesmeriane, comunque, andarono sempre più diffondendosi, e ciò nonostante l'atteggiamento scettico e sprezzante delle società mediche e scientifiche d'Europa; nel 1784 il Re di Francia decise perciò di nominare due commissioni per indagare « sulla possibile esistenza ed utilità » del magnetismo animale, e scelse a tal fine alcuni fra i migliori scienziati di quel periodo (quali Franklin. Lavoisier, Bailly). I commissari dimostrarono con ingegnosi esperimenti che « l'immaginazione, indipendentemente dal magnetismo, produce delle convulsioni », e che « il magnetismo, senza l'immaginazione, non produce nulla ». Essi conclusero perciò negando l'esistenza del magnetismo e proponendo una spiegazione alternativa degli effetti ad esso attribuiti, basata sul contatto, l'immaginazione e l'imitazione.

 

I risultati dell'inchiesta vennero subito pubblicati, diffusi in Francia e all'estero, e diedero un colpo fatale al mesmerismo, che pure aveva riscosso ampi e talora prestigiosi consensi. Eppure, nonostante il crollo della teoria « fluidica », si era compiuto, grazie a Mesmer, un passo decisivo: la scienza ufficiale era stata finalmente indotta ad esplorare un campo di fenomeni che fino allora era stato quasi completamente trascurato.

La storia del magnetismo può suggerire, inoltre, alcune importanti considerazioni generali: da una parte induce a riflettere su quanto aspettative e credenze proprie di un certo ambiente socio-culturale possano influire sulla natura- dei fenomeni osservati (nel caso specifico, le convulsioni e le improvvise « catarsi » dei pazienti magnetizzati); dall'altra, osservando come si verificassero, malgrado l'inconsistenza della teoria magnetica, vere e proprie guarigioni, se ne deve ricavare il concetto generale che l'efficacia terapeutica di un trattamento non può convalidare una teoria (concetto oggi ribadito, tra l'altro, dai teorici della Bebavior Modification riguardo alle guarigioni della psicologia tradizionale).


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Il sonnambulismo: De Chastenet

Il primo autore a produrre e a descrivere un « sonno medianico » dai caratteri tipicamente ipnotici - secondo l'accezione tradizionale del termine, che implica rilassamento, passività, sonnolenza, amnesia spontanea -, non fu Mesmer, ma un suo allievo, J. De Chastenet, marchese di Puysegur (1751-1825).

 

Egli, mentre tentava di provocare la « crisi benefica » di Mesmer in un giovane contadino, si accorse che questi era caduto in una specie di sonno, durante il quale cominciò a parlare al marchese come a un suo pari - contrariamente all'usuale deferenza - e al cui risveglio dimenticò tutto ciò che era successo.


De Chastenet definì col termine « sonnambulismo artificiale » lo stato di sonnolenza ottenuto, affermando che in esso il soggetto, pur se in apparenza addormentato, è portato ad eseguire fedelmente i suggerimenti dell'operatore, a condizione clae non siano contrari ai suoi principi profondi.

 

Va rilevato che la tecnica da lui adottata differiva dal complesso cerimoniale di Mesmer in quanto era rivolta a produrre nel soggetto uno stato di quiete, di calma mentale. Il fatto che in questo modo scomparissero le crisi convulsive ritenute da Mesmer essenziali, sembra ancor oggi un elemento a favore delle teorie che considerano i fenomeni ipnotici non immutabili né costanti, bensì dipendenti dal procedimento adottato e dalle aspettative in gioco.


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Il sonno lucido: Farla

Sempre in Francia un altro allievo di Mesmer, l'abate Faria (1775-1819), contribuì ad estendere ulteriormente il campo dei fenomeni ipnotici conosciuti, orientando inoltre l'attenzione su problemi tuttora dibattuti e attuali: i rapporti fra sonno e ipnosi, l'esistenza di forti differenze individuali, la dipendenza della suscettibilità da caratteristiche individuali.

Secondo Faria, il magnetismo era dovuto ad un processo di concentrazione ed il sonnambulismo andava considerato come un « sonno lucido » che si stabilisce senza limitazione della volontà e della libertà interiore. Egli sottolineò l'importanza delle differenze individuali nelle risposte alle tecniche per indurre il sonno lucido, osservando come certe caratteristiche psicologiche influissero sulla suscettibilità: più suscettibili erano le donne, le persone impressionabili, gli isterici e le persone già magnetizzate.

 

Questo accentuare l'importanza delle caratteristiche individuali, riconoscendo la persona e non l'operatore come agente attivo, contraddiceva le affermazioni della teoria magnetica e rappresentava una posizione veramente nuova e anticipatrice.


Un secondo aspetto innovatore dell'opera di Faria consiste nelle tecniche di induzione da lui ideate, per le quali è stato definito « il fondatore della moderna tecnica ipnotica ».

In vece dei complessi rituali mesmeriani, egli faceva sedere comodamente i soggetti, invitandoli a chiudere gli occhi concentrando l'attenzione sul sonno; dopo un certo periodo diceva con fermezza: « Dormi! ». Per le persone meno suscettibili egli aveva approntato altre tecniche, come quella basata sulla fissazione della mano aperta che pian piano si avvicinava al volto del soggetto, o quella consistente in leggeri toccamenti effettuati su varie parti del viso e del corpo.

Nello stato così indotto, egli riteneva che la suggestione potesse agire « su tutti gli organi interni ed esterni »; ed era in grado di produrre tutta la gamma delle allucinazioni sensoriali, che 65 anni dopo la scuola di Nancy avrebbe descritto nuovamente.

L'importanza dell'opera di Faria non venne subito riconosciuta, in parte perché il suo pensiero si distingueva troppo radicalmente dalle credenze del suo tempo. Il rinnovato vigore che le teorie magnetiche avevano riacquistato in Francia, ostacolò l'accettazione delle sue teorie, tanto più che a causa di una futile disavventura (non riconobbe l'inganno di un attore) egli fu posto in ridicolo e pubblicamente screditato.


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Verso la teoria della suggestibilità: Braid

In Inghilterra, intanto, il mesmerismo veniva fatto oggetto di una intensa sperimentazione da parte di uno dei più grandi medici inglesi di allora, j. Elliotson (1751-1828); questi si adoperò pure nella diffusione dei risultati di un suo collega scozzese, J. Esdaile (1808-1859), il quale aveva eseguito in India, negli anni dal 1845 al 1851, difficili interventi col solo uso della « anestesia »

indotta durante la trance mesmerica, ottenendo un rilevante abbassamento della mortalità operatoria. Nonostante il suo prestigio, Elliotson fu censurato pubblicamente per i suoi scritti e per l'impiego terapeutico del magnetismo.

Anche i risultati di Esdaile incontrarono scarso riconoscimento, tanto più che la scoperta e l'uso degli anestetici, verso la metà del XIX secolo, contribuirono a distogliere l'interesse dalla « presunta » analgesia mesmerica.

L'iniziatore, in Inghilterra, dello studio scientifico sul magnetismo animale fu però j. Braid (1795-1860), un chirurgo oculista di Manchester. Egli introdusse il termine « ipnotismo » (dal greco hypnos = sonno) che usò per indicare lo stato di sonno lucido, o di « sonno nervoso », come egli preferiva chiamare.

Braid, che all'inizio aveva sviluppato una teoria quasi esclusivamente fisiologica, giunse a sottolineare sempre più, negli anni successivi, l'importanza dei fattori psicologici ed il ruolo determinante della suggestione per il prodursi dei fenomeni ipnotici.

Egli considerava la concentrazione dell'attenzione su un unico oggetto o idea - « monoideismo » - la causa determinante dello stato ipnotico; ma l'analisi dei fenomeni prodotti in tale stato lo portò a dare sempre maggior rilievo all'immaginazione, alle aspettative e credenze, fattori che riteneva venissero molto esaltati rispetto al normale stato di veglia. L'enfasi posta sul ruolo dell'immaffinazione richiama alla memoria quella insita nelle conclusioni dell'inchiesta del 1784, con la differenza che Braid non giunse mai a ritenerla il fattore essenziale dello stato ipnotico.


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La teoria della suggestibilità: Liébeault e Bernheim

Le teorie di Braid, rimaste pressoché sconosciute in patria, incontrarono invece maggior successo in Francia; proprio in questo paese nel 1866 veniva pubblicato un libro il cui autore, A. Liébeault (1823-1904),

si riallacciava a molte idee di Braid e sottolineava con enfasi il ruolo della suggestione nella produzione dei fenomeni ipnotici.

H. Bernheim (1837-1919), professore in medicina all'Università di Strasburgo, convintosi della realtà delle guarigioni ottenute da Liébeault e del valore delle sue intuizioni, si unì a lui nel 1882, trasferendosi a Nancy (Scuola di Nancy). In questa città si venne a poco a poco formando una scuola che, oltre a favorire una ampia applicazione delle tecniche ipnotiche, portò contributi teorici molto significativi; i più importanti di essi si devono a Bernheim.

L'ipnosi è, per questo autore, un fenomeno psicologico che consiste in uno stato di attivata e accresciuta suggestibilità. La suggestione, consíderata importante già da Braid e Liébeault, viene reputata da Bernheim la causa e la spiegazione dei fenomeni ipnotici.

« La suggestione » - scriveva nel 1888 - « è l'atto per cui un'idea è introdotta nel cervello e accettata da questo... per cui ogni idea suggerita e accettata tende a farsi atto, cioè sensazione, immagine, movimento »; in quanto « ogni cellula cerebrale, eccitata da un'idea, aziona le fibre nervose che devono realizzare questa. idea ».

Le differenze individuali di ipnotizzabilità erano dovute, secondo questo autore, ai diversi livelli basali di suggestibilità posseduti dalle persone. L'importanza della suggestíbilità allo stato di veglia fu più volte sottolineata da Bernheim, il quale, scostandosi da Liébeault, concludeva che « il sonno o l'idea del sonno non è necessaria perché si abbia una influenza: essa si può avere senza sonno »; affermazione questa che in pratica nega la specificità dell'ipnosi, o almeno dei suoi effetti. « I fenomeni detti ipnotici » - scriveva infatti Bernheim - « esistono dunque senza sonno, se si intende con questo termine il sonno provocato ».


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La controversia con Charcot

Le tesi di Bernheim incontrarono l'opposizione di un prestigioso neu

rologo, J.-M. Charcot (1825-1893), docente alla Salpétrière, il quale proprio in quegli anni era giunto ad una concezione dell'ipnosi completaniente diversa.

L'ipnosi era da lui considerata come una condizione fisiologica alterata dal sistema nervoso, provocabile con modalità meccaniche, fisiche, solo negli isterici e in persone a disposizione nevropatica; si trattava, insomma, di una sorta di «rievrosi sperimentale, la quale ftndava distinta in 3 fasi tipiche: la letargia, la catalessia e il sonnambulismo. Queste tesi, presentate all'Accademia delle Scienze nel 1882, incontrarono, grazie all'autorità e alla reputazione di Charcot, ampi consensi. Ma Bernbeim, sulla base di una ricca, estesa documentazione, dimostrò sperimentalmente la falsità delle tesi di Charcot.

Anzitutto, il sonnambulismo non poteva essere considerato come un sintomo di isteria, essendo inducíbile altrettanto facilmente in persone normali (nel 18% dei 6700 individui osservati). Inoltre, lo stato così indotto non era la conseguenza di mezzi meccanici, quanto piuttosto l'effetto della suggestione: le tecniche ritenute da Charcot essenziali per "il raggiungimento delle 3 fasi non erano affatto indispensabili e potevano essere sostituite, con gli stessi esiti, dalla suggestione verbale o dalla semplice chiusura delle palpebre. Per di più, le presunte 3 fasi dell'ipnosi descritte da Charcot si dimostrarono non spontanee e costanti, bensì dovute a specifiche suggestioni implicite e talvolta estremamente esplicite nei suoi procedimenti, poiché dei 6700 casi osservati, Bernheim le trovò solo in una persona, la quale era stata in precedenza paziente alla Salpétrière.


La teoria somatica, fisiologica di Charcot aveva suscitato finalmente l'interesse della scienza ufficiale; ma dopo la dimostrazione fornita da Bernheím dell'inconsistenza di tale teoria e della necessità di postulare l'intervento di processi psicologici, l'interesse degli scienziati scemò, come rispondendo ad un'opinione siffatta: una ipnosi somatica o niente ipnosi.


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Lo sviluppo delle conoscenze sull'ipnosi: Freud e Pavlov

Due contributi di notevole importanza giunsero, sul finire del XIX secolo, da due autori il cui influsso durò a lungo nella storia dell'ípnosi: S. Freud (1856-1939) e I. P. Pavlov (1849-1936) '


Freud, che aveva appreso la tecnica ipnotica sia a Parigi che a Nancy, la utilizzò agli inizi della sua attività di medico delle malattie nervose. Egli impiegò dapprima (1888-1889) il metodo della ' rimozione diretta ' - praticato anche da Charcot e Bernheim -, consistente in energiche suggestioni che negavano l'esistenza del sintomo, o addirittura ne proibivano la comparsa. Le numerose difficoltà e inconvenienti connessi a tale tecnica lo indussero -però, nella primavera del 1889, a sostituirla con quella catartica, ideata da Breuer, consistente nell'esplorazione in ipnosi delle esperienze dimenticate la cui forzata rimozione aveva portato alla formazione del sintomo. Anche il metodo catartico, però, veniva ben presto abbandonato: la scoperta di implicazioni sessuali nel rapporto ipnotista-paziente, lo scarso numero dei pazienti ipnotizzabili, la transitorietà dei risultati ottenuti, lo indussero a rinunciare all'ipnosi (cfr. casi Lucy ed Elisabeth von R., anno 1892) per sviluppare, indipendentemente da essa, le nuove tecniche delle associazioni libere e dell'interpretazione dei sogni.


La concezione freudiana dell'ipnosi pone in risalto il rapporto ipnotista-paziente ed il concetto di « traslazione ». La « credula docilità », la « cieca dipendenza » dell'ipnotizzato sono da ricondursi, secondo Freud, ad una « fissazione inconscia della libido sulla persona dell'ipnotizzatore » (1905
); la suggestionabilità cui si appellava Bernheim, non sarebbe altro, perciò, che la capacità di investímento libidico oggettuale (inclinazione al transfert).

L'ipnosi può essere considerata scriveva Freud nel 1921 - come uno stato regressivo, mantenuto dalla relazione ' arcaica ' con l'ipnotista, la cui figura viene introiettata e prende il posto dell'Ideale dell'Io (1921). La rinuncia di Freud all'ipnosi costituì la ragione principale del disinteresse e della avversione degli psicoanalisti nei confronti delle tecniche ipnotiche (pur se con eccezioni di rilievo, come Jones, Ferenczi, Benussi); essa ebbe per effetto di oscurare a lungo i lavori di Bernheim e di ostacolare notevolmente lo sviluppo delle applicazioni e delle ricerche sull'ipnosi.

Pressoché nello stesso periodo, in Russia, I. P. Pavlov conduceva numerosi esperimenti sugli stati di sonnolenza parziale - ' ipnotica ' - suscitabili negli animali, giungendo a proporre quella che ancor oggi è considerata la più importante interpretazione fisiologica dei fenomeni ipnotici. Gli esperimenti, che vennero compiuti sui cani negli anni 1911-1926, comportavano lo studio delle principali modificazíoni connesse al « sonno parziale » dell'animale e delle diverse procedure per ottenerlo. Sulla base di tali osservazioni egli avanzò una spiegazione fisiologica dell'ipnosi centrata, come in seguito quelle di Bechterev e Platonov, sui concetti di inibizione e di riflesso condizionato.

Lo stato ipnotico consiste, secondo Pavlov, in un processo di inibizione corticale diffusa, con la presenza di alcuni punti vigili nella corteccia, attraverso i quali è possibile agire e suggestionare; la suggestione è così potente, poiché la zona su cui agisce è estremamente ridotta e non può essere inibita dall'attività di altre zone corticali. La suggestione è un riflesso condizionato, anzi « il riflesso condizionato più semplice, più tipico dell'uomo », ed è proprio la parola, con la sua eccezionale potenza suggestiva, ciò che distingue principalmente l'ipnosi umana da quella animale.

L'opera di Pavlov ha dato un impulso notevole alle ricerche sull'ipnos;, particolarmente in Russia, dove si è avuto un ampio moltiplicarsi di studi e di applicazioni cliniche.


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L'adozione del metodo sperimentale: Hull


L'interesse per lo studio scientifico dell'ipnosi era diminuito, in Europa, sin dalla morte di Charcot
(1893); a tale declino delle ricerche contribuiva la nascente teoria psicoanalitica che aveva portato l'ipnosi a un relativo discredito.


L'attenzione generale si spostò nuovamente sulle teorie ipnotiche quando, durante la prima guerra mondiale, esse vennero utilizzate, su larga scala e con soddisfacenti risultati, nel trattamento delle nevrosi da guerra. Hadfield coniò nel
1920 il termine « ipnoanalisi », per indicare il procedimento da lui adottato durante la trance per l'abreazione delle emozioni legate a situazioni belliche traumatiche.


Ma il primo a tentare l'applicazione dei metodi della moderna psicologia sperimentale alla soluzione dei problemi elusivi dell'ipnosi e della suggestibilità, fu C. L. Hull
(1884-1952).


Hull, nel suo libro Ipnotismo e suggestibilità: un approccio sperimentale (1933), presenta una ampia, rigorosa analisi sperimentale dei fenomeni ipnotici più conosciuti - ipermnesia, amnesia post-ipnotica, suggestioni post-ipnotiche, analgesia, iperestesia e allucinazioni -, giungendo a definire l'ipnosi come uno stato di generalizzata ipersuggestibilità, distinto quindi dallo stato normale per un aspetto più quantitativo che qualitativo. I fenomeni ipnotici sono infatti producibili, pur se in grado minore, anche nelle normali condizioni di veglia; l'essenza dell'ipnosi consisterebbe nel fatto che modifica, innalzandola, la normale suggestibilità. Questo avviene, secondo Hull, grazie al ritiro dell'attività simbolica del soggetto (idee) che permetterebbe alla stimolazione continua (suggestioni) emanata dai processi simbolici dello sperimentatore di controllare e dirigere i movimenti del soggetto.


Gli individui non suscettibili sarebbero pertanto coloro che non riescono, in modo apprezzabile, a ritirare l'influenza dei propri processi simbolici. La pratica, comunque, migliora tali capacità, portando a considerare l'ipnosi come « abitudine », ovvero come un particolare tipo di apprendimento.


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Sviluppi recenti

L'importanza del libro di Hull è stata notevolissima, avendo finalmente posto lo studio dell'ipnosi su basi solidamente scientifiche. La sua opera ha dato un forte impulso alle ricerche sperimentali, le quali hanno avuto, proprio negli ultimi anni, uno sviluppo eccezionale.


Fra gli autori più produttivi, nell'ambíto della psicologia sperimentale, si sono segnalati Hilgard, Barber, Orne, Sarbin, i quali hanno avanzato modelli diversi sia per impostazione teorica che per metodologia di ricerca.


Una controversia che ha occupato una posizione centrale nella ricerca contemporanea sull'ipnosi è quella relativa all'esistenza o meno di uno stato speciale, alterato della persona. Da una parte alcuni autori (Erikson, Orne, Hilgard, Weitzenhoffer), pur con accenti diversi, ritengono necessario postulare) per una piena comprensione dei fenomeni ipnotici, uno stato speciale di coscienza - definito « stato ipnotico » o « trance » -; dall'altro versante (Barber, Sarbin, Coe) tale formulazione tradizionale è stata tacciata di circolarità e di implicita tautologia (i comportamenti ipnotici vengono spiegati ricorrendo al concetto di « stato di trance » e l'esistenza di tale stato alterato è a sua volta dedotto dalla presenza degli stessi comportamenti) e propongono una spiegazione alternativa basata su fattori motivazionali, psicosociali e ambientali. Tale divergenza, che negli ultimi anni si è però andata riducendo, ha stimolato ulteriormente le ricerche e lo sviluppo di metodologie altamente sofisticate per una adeguata verifica delle ipotesi avanzate.


Oltre a tali studi, che rientrano nel campo della psicologia sperimentale, vengono attualmente condotte indagini a livello neurofisiologico sulle alterazioni dovute allo stato iPnotico di per sé o conseguenti a specifiche suggestioni di modificazioni fisiologiche, percettive ed emotive. La ricerca di un indice fisiologico obiettivo, capace di differenziare lo stato ipnotico da quelli non ipnotici, non ha dato, sinora, risultati soddisfacenti. 1 tracciati elettrici delle persone ipnotizzate sono risultati di tipo normale, portando tra l'altro una notevole disconferma alle teorie che sostengono la sostanziale affinità tra ipnosi e sonno (Faria, Schilder, Stokvis, ecc.). Anche fra le altre misure fisiologiche, quali l'elettro-oculogramma, i potenziali corticali, il ritmo delle pulsazioni, la resistenza cutanea, i potenziali palmari, non si sono trovati possibili indici della presenza o meno della trance ipnotica.


Questi dati spiegano come alcuni modelli della psicologia sperimentale siano giunti a rifiutare il concetto di « stato alterato della persona ». Per quanto riguarda invece gli effetti di suggestioni specifiche, sono state ampiamente dimostrate alterazioni significative a livello neurovegetativo, respiratorio, cardiocircolatorio e
cutaneo; vi è però un generale difetto di studi controllati, che verifichino la misura in cui le suggestioni al lo stato di veglia possono alterare le stesse misure fisiologiche.

Un altro filone contemporaneo di ricerca è quello che si ispira alla concezione psicoanalitica: esso ha avuto notevoli sviluppi, grazie alle elaborazioní teoriche proposte dagli « psicologi dell'Io ». Gli apporti più significativi sono venuti in particolare da Kubie e Margolin, i quali hanno tentato un approccio che valorizza anche i fattori fisíologici del fenomeno, e da Gill e Brenman, i quali hanno avanzato, in modo ancor più sistematico, una interpretazione pluridimensionale dell'ipnosi, basata sulle nuove acquisizioni psicoanalitiche della « psicologia dell'Io » e sui dati della psicologia sperimentale e della fisiologia.


Questo è il ricco, travagliato, multiforme passato della ipnosi. -Oggi essa ha di fronte un futuro veramente stimolante e ricco di prospettive. Mentre le molteplici applícazioni terapeutiche trovano via via maggior credito e conferma, le indagini teoriche e sperimentali attraversano un periodo di viva espansione e produttivítà: grazie all'adozione di metodologie di ricerca sempre più rigorose e sistematiche, si sta giungendo ad una definizione molto precisa delle numerose variabili che influenzano il comportamento ipnotico.

 

L'ipnosi Ericksoniana indiretta.

L'ipnosi ericksoniana può essere vista forse come l'ultima "generazione" dell'ipnosi e considerata uno dei suoi sviluppi più recenti. viene definita indiretta proprio perché utilizza maggiormente la mediazione del linguaggio.


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