Figlia di William Goodwin e di Mary Wollstonecraft (che per prima promosse i diritti femminili) sposò nel 1816 il poeta Percy B. Shelley. Dopo la morte del marito, visse mantenendosi con i proventi del proprio lavoro di scrittrice. Autrice di vari romanzi, è ricordata soprattutto per Frankenstein ovvero Il moderno Prometeo (1818), nato quasi per caso, quando Byron - durante un soggiorno estivo con gli Shelley a Ginevra - suggerì che ciascuno scrivesse un racconto dell'orrore. Ispirato al mito antichissimo dell'uomo creatore della vita, ma "modernizzato" da spunti etici di grande attualità (la speculazione sulle origini della vita, il ruolo ambiguo della scienza che finisce per creare mostri, il problema della bontà e creatività originarie dell'uomo corrotte dalla società), Frankenstein ebbe fortuna costante nel tempo (è stato oggetto di innumerevoli imitazioni e di numerose trasposizioni cinematografiche). Sull'onda del successo, la Shelley scrisse altri romanzi, tra i quali il più notevole è L'ultimo uomo (1826), in cui si narra la fine dell'umanità, sterminata da una terribile pestilenza che lascia in vita un solo individuo.
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