Ungaretti, Giuseppe
poeta (Alessandria d'Egitto 1888-Milano 1970). Ricollegandosi alle esperienze dei simbolisti francesi, mirò a ritrovare l'intima essenzialità dell'espressione poetica fondata sul valore primordiale della parola. La sua poesia (che si iscrive nel filone dell'ermetismo) esprime inizialmente la pena derivante da una solitudine senza rimedio, in versi di scabra e rarefatta liricità: Il porto sepolto (1916), Allegria di naufragi (1919; titolo paradossale nato dal fondo di disperazione della guerra di trincea 1915-1918). Attraverso lo studio di Petrarca e Leopardi e le traduzioni da poeti stranieri, il linguaggio di Ungaretti si fa quindi più disteso e meditativo (Sentimento del tempo, 1933) per ripiegarsi ulteriormente su motivi autobiografici (Il dolore, 1947; La Terra promessa, 1950; Un grido e paesaggi, 1952; Il taccuino del vecchio, 1960; Dialogo d'amore 1958). Prose di viaggio: Il povero nella città (1949), Il deserto e dopo (1961).
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