LAVORO ESTESO SUL COSTRUTTIVISMO
Con questo termine si indica un orientamento, condiviso in molte discipline, secondo il quale la realtà non può essere considerata come un qualcosa di oggettivo, indipendente dal soggetto che la esperisce, perché è il soggetto stesso che crea, costruisce, inventa ciò che crede che esista. La realtà non può essere considerata indipendente da colui che la osserva, dal momento che è proprio l'osservatore che le dà un senso partecipando attivamente alla sua costruzione. Secondo i contributi dei suoi principali esponenti (George Kelly, Ernst von Glasesfeld, Heintz von Foerster, Umberto Maturana, Francisco Varela, ecc.), gli assunti più importanti condivisi dai costruttivisti possono essere così sintetizzati:
a) partecipazione attiva dell'individuo nella costruzione della conoscenza (alta responsabilizzazione)
b) esistenza di una struttura cognitiva di base che, in ogni soggetto, dà una determinata forma all'esperienza (l'interazione istruttiva non é possibile, si può solo comunicare e si ha informazione solo se si cambia dopoil coinvolgimento con qualcuno);
c) visione dell'uomo come un sistema auto-organizzantesi che protegge e mantiene la propria integrità (autopoiesi).
Il concetto fondamentale del costruttivismo è che la
conoscenza umana, l'esperienza, l'adattamento, sono caratterizzati da
una partecipazione attiva dell'individuo. Siamo noi che letteralmente
creiamo le "realtà" alle quali poi rispondiamo. Questo aspetto
costituisce un punto fondamentale nella "Teoria dei Costrutti
Personali" di G.A.
Kelly (1955), autore comunemente
considerato uno dei padri del costruttivismo in psicologia. Le
capacità del sistema non sono esclusivamente reattive
(classificare e organizzare le informazioni in arrivo) ma sono
funzionalmente anticipatorie e attive.
Si possono individuare due tipi di costruttivismo: il
costruttivismo critico e il costruttivismo radicale.
Quest'ultimo nega qualsiasi tipo di esistenza che vada oltre a
quella prodotta dai pensieri. La conoscenza non riguarda più
una realtà "oggettiva" ontologica, ma esclusivamente l'ordine
e l'organizzazione di esperienze nel mondo del nostro esperire.
I costruttivisti critici sono invece essenzialmente
"realisti": non negano l'esistenza di un mondo fisico reale, sebbene
riconoscano i nostri limiti nel conoscere questo mondo direttamente o
approssimativamente. Nell'ambito della psicologia del lavoro le
implicazioni dei concetti di cui il costruttivismo si fa
portavoce
portano a considerare le organizzazioni come luogo paradigmatico in
cui la realtà costruita viene socialmente condivisa. La
visione che i membri di un'organizzazione hanno sia del mondo che
dell'organizzazione stessa in-fluenza le attività svolte, le
decisioni da prendere, le strategie da seguire e, in ultima analisi,
l'intervento dell'organizzazione nella realtà.
Il considerare i soggetti come coloro che costruiscono, interpretano
le realtà, con le quali poi l'organizzazione si trova a fare i
conti, porta necessariamente a focalizzare l'attenzione sull'analisi
dei processi soggettivi che so-stanziano la realtà
organizzativa.
Sebbene questi concetti possano sembrare a prima vista
sostanzialmente astratti, si consideri che molti dei problemi che le
organizzazioni si trovano ad affrontare hanno spesso a che vedere con
strategie di comportamento stereotipate, automatiche sia nelle
relazioni tra i membri dell'organizzazione che nel rapporto
dell'intera organizzazione con l'ambiente esterno. La
necessità di mettere in discussione il proprio punto di vista,
di rendersi contò che il proprio modo di leggere la
realtà non è in fin dei conti l'unico, sembra un
obiettivo non secondario in un'epoca di profondi e rapidi
mutamenti.
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