Costruttivismo Radicale:

uno snocciolato di principi.

Chisotti Marco e Giuseppe Vercelli

In omaggio ai principi di Leonardo che può, senza ombra di dubbio, essere annoverato tra i primi costruttivisti inconsapevoli, non tanto del costruire, di cui era consapevole, di più era la sua vita, quanto che ogni cosa scaturisse da lui stesso, le sue considerazioni erano orientate a rappresentare la "realtà", non tanto orientate all'idea di costruirla.

Come funziona l'interazione tra il soggetto costruttore ed il suo ambiente:

1. Anzitutto il costruttivismo radicale (CR) tratta del sapere (sarebbe utile evitare  la parola 'conoscenza', la quale, da Socrate in poi, ha sempre suggerito un  riconoscere o rappresentare di cose che dovrebbero già 'esistere') e non  riguarda l'essere e l'ontologia.

 

 

2. Le cose (incluso le persone) con le quali l'organismo interagisce, non  possono essere che i suoi costrutti - costruiti per di più senza la minima consapevolezza operativa. Creano perturbazioni quando non si prestano a soddisfare le aspettative e gli scopi dell'organismo.

 

 

3. L'adattamento consiste nel trovare modi di agire e pensare, cioè disporre  di costrutti (concetti, rapporti concettuali, schemi di azione, etc.) che non urtano contro le costrizioni di una "realtà" non conoscibile che si   manifesta esclusivamente tramite le perturbazione che si esperisce. Così la 'verità' dei filosofi va sostituita dalla viabilità (utilità esistenziale) nell'esperienza vissuta.

 

4. Da questa impostazione risulta che l'insegnamento non potrebbe mai essere  una trasmissione di strutture concettuali. L'insegnante non puo "istruire", però puo creare delle situazioni che offrono all'allievo l'occasione di  costruirsi concetti e modi di agire viabili (utili all'esistenza).

 

 

 A proposito della conoscenza e di come questa influisce sulla nostra percezione, provate a considerare la seguente immagine e vedere cosa rappresenta per voi:

 Ora riconsiderate la stessa figura conoscendone il significato: "Una donna inginocchiata in avanti intenta a lavare i panni, con vicino un catino per l'acqua."

Bene credo abbiate notato che nel momento che un mondo viene svelato questo non ci lascia indifferenti, la conoscenza obbliga, la conoscenza impegna e limita, pur confinando in modo indispensabile il mondo dandoci la possibilità di percepirlo così come lo conosciamo, il limite della "realtà" é la sua stessa possibilità.

Così vediamo cose che non ci sono come nella figura seguente vediamo una curva che non c'é:

 

 

O immaginiamo di vedere costruendo ciò che non vediamo:

 

 

 

 Poi ci sono figure impossibili per il nostro sistemi percettivi:

 

 

Ancora dimensioni che sembrano essere differenti solo perché presentate in un contesto differente:

 

Le due dimensioni sono uguali anche se l'immagine di destra sembra più lunga.

Possiamo vedere il cubo ma solo una faccia alla volta non contemporaneamente su entrambi le prospettive, così vediamo il calice o i profili, il palazzo e gli altri due profili, non contemporaneamente una e l'altra figura, il nostro cervello é in grado di organizzare un sistema di significati alla volta, e legarlo al nostro sistema percettivo.

 

Così vedete più l'indiano o l'esquimese?

 

 Immaginatevi di essere in un isola deserta e non aver mai conosciuto essere uman

o, cosa pensereste, cosa vedreste, cosa capireste?

Non é possibile rispondere ad una siffatta domanda dal momento che in essa é già disvelata l'intera conoscenza!

Saltiamo qualche tappa e proviamo a lasciare l'isola su una bella imbarcazione di nostra costruzione!

Ora avviciniamoci attraverso una fede, ad esempio il Buddhismo, e vediamo i passi che sono stati creati per com-prendere la "realtà" sempre a sostegno di una fede siffatta.

 

L'epistemologia inerente al Buddhismo possiede molte parallele col costruttivismo,  tutti i dharma (fenomeni) sono contenuti per il Buddhismo in diciotto reami: i reami dei sei organi sensoriali, dei sei oggetti di senso e delle sei coscienze sensoriali.

Per il Buddhismo "Tutti i dharma (fenomeni) sono contenuti in diciotto reami: i reami dei sei organi sensoriali, dei sei oggetti di senso e delle sei coscienze sensoriali. I sei organi sono la vista, l'udito, l'olfatto, il gusto, il tatto e la percezione. I sei oggetti sono le forme, i suoni, gli odori, i gusti, gli oggetti tangibili e gli oggetti mentali. Le sei coscienze sono la coscienza visiva, uditiva, olfattiva, gustativa, tattile e mentale. Non vi sono altri dharma al di fuori dei diciotto reami, che sono tutti soggetti a nascita e morte, creazione e dissoluzione. Niente, tra gli organi di senso, gli oggetti sensoriali e le coscienze sensoriali, possiede un sé individuale e separato".

La meta del Buddha non era quella di creare una teoria, ma di eliminare l'ego, la sensazione di esistere come sé indipendente, perché riteneva che quella fosse la radice della sofferenza umana, mentre il costruttivismo radicale esplora e delimita il reame razionale, si potrebbe dire usano le parole di von Glasersfeld, (per  ragioni razionali e non metafisiche) l'io costruttore è anch'esso un costrutto necessitato dal modo di costruire razionalmente.  Per quanto riguarda i sei dharma di base, costituiscono la sola fonte di conoscenze, e importante però un'importante  distinzione fra i cinque sensi e la "percezione" che funziona su un altro livello, crea le combinazioni degli elementi sensoriali tra loro.

La "consapevolezza operativa" (Ceccato) rende possibile l'allontanarsi dal realismo micidiale che lega la maggior parte  della gente all'idea che i loro costrutti devono essere "veri", "immutabili" e magari "eterni". E questa liberazione è forse un primo piccolo passo verso una forma di illuminazione Buddhista.

Al maestro zen Hui Hai un giorno fu chiesto: "Come possiamo percepire la nostra natura?". Egli rispose: "Ciò che percepisce è la nostra natura, senza di essa non potrebbe esserci percezione. Quando la potente funzione della propria natura si manifesta questa è la 'Realtà imperturbabile al di là della nascita e della morte' senza uguali" "Io insegno un metodo da mettere in pratica, non qualcosa in cui credere o da adorare. Il mio insegnamento si può paragonare ad una zattera che serve ad attraversare un fiume. Solo uno stolto rimarrà abbarbicato alla zattera una volta che sia approdato all'altra sponda, alla sponda della liberazione"..

Anche lui, nella sua estrema coerenza, applicò un sistema al sistema, una conoscenza alla conoscenza, e disse che l'insegnamento sull'assenza del sé ha lo scopo di guidare la meditazione, al di là di fondamenti, verso un sisteme di coerenze essenzialmente transitorie, e in un certo senso trasversali al conoscere. Il Buddhismo, come il costruttivismo radicale, non deve essere inteso come una dottrina. Credendolo una dottrina, vi si rimarrebbe invischiati.

 

Proviamo a semplificare in modo differente i principi!

 

Prendete la grafica e poi di conseguenza dai segni ai simboli attraverso la scrittura, questa ha trasformato il modo di vivere e di pensare dell'uono, ma i cambiamenti sono stati più profondi di quanto oggi noi non possiamo renderci conto, la conoscenza ci trasforma, dopo un'esperienza cognitiva non possiamo più essere come prima, siamo altro da prima, la nostra vita é un continuo accoppiarsi di conoscenze che ci plasmano, alcune di più altre di meno, cambiando il nostro modo futuro di avvicinare le nuove esperienze. Ad esempio la conoscenza cambia in noi la strutture fisiologica attivando in noi, a mezzo dell'astrazione, la neocorteccia che fa parte del sistema extra piramidale che incide sul passaggio dalla nostra vita "animale" alla nostra vita evoluta, la consapevolezza ne é il primo effetto, così nasce l'interpretazione del comportamento, mi accorgo di chi sono deducendolo da come mi comporto e così via.

 Ogni cosa prende un significato attraverso la storia che racconto, e la storia che racconto contempla la mia presenza e la mia conoscenza. Ma facciamo degli esempi:

Pensiamo all'Italia, forse che esistono confini per definire uno stato, i confini sono un costrutto cognitivo, per lo più artefatto o al massimo strutturato in modo da seguire la buona forma di un confine naturale. Tutto il significato si aggiunge a partire da elementi che presuppongono ogni elemento a seguire, ogni aspettativa anticipa ed orienta al contempo, da un significato contestualizzando e definendo i confini (limiti) del programma si arriva a nuovi presupposti da cui e per cui dipendere. Ogni passo di conoscenza implica programmi percettivi imprescindibili da lì in poi.

 

Storia, invenzione, finction, verità, ogni elemento credibile o incredibile é strutturato su di una "realtà" potenziale, agita come ipotesi, che viene costantemente messa alla prova nel senso comune e condiviso.

 

 

 

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