Aristotele Cartesio Comte


Dannunzio Einstein Freud


Galileo Hegel Hobbes


Jung Marcuse Nietzsche


Platone Popper Russell


Vico Wittgenstein

Aristotele

filosofo greco (384-322 a.C.). Discepolo di Platone ad Atene, visse poi a Mitilene, dove fu maestro di Alessandro il Macedone. Ritornato ad Atene, quando questa fu compresa nell'impero macedonico, vi fondò una scuola detta Liceo o scuola peripatetica, perché il maestro passeggiava con gli scolari lungo i viali che la circondavano. Le sue opere si dividono in essoteriche (destinate al pubblico, andate perdute) ed esoteriche (riservate ai discepoli). A noi sono pervenute in buona parte queste ultime nella sistemazione, non cronologica, di Andronico di Rodi. La filosofia di Aristotele si divide in: metafisica, fisica, logica. Progressivamente allontanatosi dalla dottrina platonica delle idee,

Aristotele nella fisica studiò il divenire (mutamenti e movimento nella natura) individuandone quattro cause: materia, forma (che insieme costituiscono gli enti naturali), movente e fine (principi estrinseci del divenire) e tracciò la sua concezione dell' anima. Nella metafisica studiò le cause e i principi primi dell'essere, definendo le nozioni di sostanza (ousia) e accidente (determinazione inerente alla sostanza), potenza e atto. Il divenire è spiegato come passaggio di un corpo dallo stato in potenza a quello in atto, in seguito all'azione di qualcosa che è già in atto. Per evitare un rimando all'infinito, Aristotele postulò come origine e causa del movimento l'esistenza di un primo motore immobile, eterno, incorruttibile e sempre in atto, dal cui contatto si genera il movimento. Nella logica Aristotele studiò il linguaggio come metodo della conoscenza: distinse tra i termini le sostanze e gli attributi, esaminò le proposizioni (unione di sostanza e attributo), stabilendo poi le condizioni formali di validità dei ragionamenti e i loro requisiti di verità (v. dottrina del sillogismo). Opere: Metafisica (14 libri), Fisica (8 libri), Organon (logica), Etica Nicomachea, Etica Eudemea, Politica (8 libri), Poetica, Retorica, Economica (di incerta attribuzione).

Per Platone l'anima (principio vitale e delle attività conoscitive degli esseri viventi || Secondo molte dottrine filosofiche e religiose, la parte spirituale e immortale dell'uomo) è il principio che dà vita al corpo ed è immortale; la sua natura, semplice e incorporea, è di origine divina. Per Aristotele, l'anima è sostanza di un corpo, la entelechia, attualizza cioè le funzioni proprie di un corpo organico, ed è distinta in anima vegetativa, anima sensitiva, anima razionale. Il dualismo platonico tra anima e corpo è ripreso da sant'Agostino e nell'età moderna da Cartesio con la separazione tra res extensa (corpo) e res cogitans (spirito). L'empirismo arriva, attraverso la critica lockiana, alla negazione dell'anima come sostanza in Hume, per il quale, appunto, l'anima è coscienza, ossia fonte di sensazioni. La critica kantiana alla psicologia razionale è diretta a dimostrare la falsità del ragionamento (paralogismi della ragion pura) allorquando assume come oggetto di conoscenza, cui sia applicabile la categoria di sostanza, l'anima, che è invece attività pensante, cioè a priori rispetto alle categorie ('Io penso'). Dopo Kant l'idealismo svolgerà la nozione kantiana dell'Io penso, e per Hegel l'anima è il primo momento (della soggettività) dello sviluppo dello Spirito, mentre il positivismo, riprendendo la posizione dell'empirismo, principalmente quella di Hume, porrà le basi della moderna psicologia, cioè di una scienza che studi i fatti psichici con lo stesso rigore delle scienze della natura.

Il sillogismo é una forma di ragionamento che consiste in un complesso di tre proposizioni, collegate tra loro in modo che dalle due prime, dette premesse, se ne ricava necessariamente una terza, detta conseguenza. Il termine sillogismo si trova già in Platone, ma nel semplice significato di ragionamento; con Aristotele assunse il significato che poi ha conservato.

Cartesio, Renato

nome italianizzato del filosofo e matematico francese René Descartes (1596-1650). Fondatore del razionalismo, applicò il metodo matematico alla filosofia, ponendo, come principio fondante la conoscenza, il cogito (io pensante) e, come causa delle idee innate, Dio (la cui esistenza è dimostrata con la prova ontologica) che è inoltre garante della veridicità di tali idee innate e dell'esistenza del mondo materiale. Da Dio deriva, oltre al pensiero (sostanza pensante), anche la materia (sostanza estesa), e le due sostanze sono eterogenee. Fondatore della geometria analitica, Cartesio ha influenzato la biologia sostenendo che l'anima è assente negli animali (meccanicismo). Diede grandi contributi all'ottica (formulando la legge di rifrazione), alla meccanica, alla fisica. Discorso sul metodo (1637), Meditazioni metafisiche (1641), I principi della filosofia (1644), Le passioni dell'anima (1649).

Comte, Auguste

filosofo francese (1798-1857). Discepolo di Saint-Simon, divenne teorico del positivismo. Per primo usò il termine 'sociologia' per indicare lo studio della società basato sul modello delle scienze naturali (positive) e pervenne a stabilire una 'legge dei tre stadi' secondo cui il progresso umano si è sviluppato attraverso lo stadio teologico, quello metafisico, quello positivo. L'organizzazione in senso positivo della società (sociologia positiva) e l'instaurazione della religione dell'umanità erano da lui ritenute le caratteristiche di una nuova epoca che sarebbe seguita all'epoca industriale e scientifica. Corso di filosofia positiva (1832-1842), Sistema di politica positiva (1851-1854), Catechismo positivista (1852).

D'Annunzio, Gabriele

poeta e scrittore (Pescara 1863-Gardone Riviera 1938). Condusse vita fastosa e brillante nei salotti romani e nella villa della Capponcina presso Settignano, dove visse un amore con E. Duse. Partecipò alla vita politica, schierandosi nel 1915 con gli interventisti (a Quarto, pronunciò un infiammato discorso per l'intervento) e prendendo parte alla guerra, poi, anche con imprese audaci e clamorose come la beffa di Buccari e il volo su Vienna. Nel 1919 marciò con i legionari su Ronchi e occupò Fiume, restando a capo per un anno della Reggenza italiana del Carnaro. Chiuse la sua vita in una villa presso Gardone, il Vittoriale, che egli trasformò in un mausoleo pieno di cimeli della sua 'vita inimitabile'. Fu il più importante esponente del decadentismo italiano: l'identificazione di letteratura e vita è il presupposto dell'arte dannunziana, che contrappone alla prosaica realtà dell'Italia giolittiana l'estetismo, cioè il culto religoso dell'arte (da qui l'estrema raffinatezza formale delle sue opere). Ricavò da Nietzsche il mito del superuomo (forza fisica, sfrenata sensualità, disprezzo per la plebe, aspirazione alla grandezza nazionale) che influì sul costume del tempo. Scrisse in poesia: Primo vere (1879), prima raccolta di poesie, Canto novo (1882), Poema paradisiaco (1893), quattro libri (Maia, Elettra, Alcyone, Merope) delle Laudi (1903-1912). In prosa: Le novelle della Pescara (1902); romanzi: Il piacere (1889), L'innocente (1892), Il trionfo della morte (1894), Il fuoco (1900), Forse che sì forse che no (1910). Tragedie: La città morta (1898), Francesca da Rimini (1901), La figlia di Iorio (1904), La fiaccola sotto il moggio (1905), La nave (1908), Fedra (1909); prose autobiografiche: La Leda senza cigno (1916), Notturno (1921), Le faville del maglio (1924-1928); postumo l'epistolario Solus ad solam.

Einstein, Albert

fisico tedesco naturalizzato statunitense (1879-1955). Visse la sua infanzia a Monaco di Baviera, ma terminò gli studi in Svizzera, laureandosi al politecnico di Zurigo (1900). Divenuto cittadino svizzero, trovò un impiego all'ufficio brevetti di Berna. Nel 1905 pubblicò tre memorie che segnarono una tappa storica nella fisica. La prima esponeva i principi della teoria della relatività ristretta, che, postulando la costanza della velocità della luce, estendeva il principio della relatività al tempo e non solo alle coordinate spaziali. Una seconda, sul moto browniano, costituiva una prova dell'esistenza degli atomi. La terza interpretava l'effetto fotoelettrico avanzando l'ipotesi della propagazione della luce mediante quanti discreti di energia (fotoni); quest'ultima memoria gli valse il premio Nobel nel 1921. Nel 1914 fu chiamato a Berlino a dirigere l'Istituto di fisica Kaiser Wilhelm. Nel 1916 pubblicò una fondamentale memoria sulla teoria della relatività generale, che estendeva i principi della relatività ristretta all'insieme dei sistemi fisici e permetteva di interpretare fenomeni astrofisici fino allora inspiegati. Nel 1933, in seguito alla presa del potere dei nazisti, lasciò la Germania e si trasferì negli USA, dove insegnò all'università di Princeton. Pacifista convinto, appoggiò tuttavia, pur senza parteciparvi, gli studi sull'impiego bellico dell'energia nucleare durante la seconda guerra mondiale. Relatività, esposizione divulgativa (1917); Pensieri degli anni difficili (1950).

La teoria dellarelatività é uno dei capisaldi della fisica moderna la cui prima formulazione fu pubblicata da E. Einstein nel 1905. Si tratta della teoria della relatività ristretta, così chiamata per distinguerla da una formulazione molto più ampia (ma non altrettanto solidamente provata nei primi tempi della sua divulgazione), detta relatività generale.

Relatività ristretta. La teoria della relatività ristretta è stata introdotta da Einstein per superare contraddizioni apparentemente insanabili insite nella teoria dell'elettromagnetismo di Maxwell per ciò che riguarda la propagazione delle onde elettromagnetiche. Per il principio di relatività di Galileo, le leggi della meccanica sono valide se riguardano uno stesso fenomeno osservato da due sistemi di riferimento in moto rettilineo uniforme l'uno rispetto all'altro (riferimenti inerziali). Ciò però non è vero per le leggi dell'elettromagnetismo, che modificano la loro forma nel passaggio da un sistema inerziale a un altro. Per superare questa contraddizione Einstein estese il principio di relatività galileiano a tutti i fenomeni fisici, enunciando così il principio di relatività, dal suo nome detto einsteiniano, secondo cui le leggi fisiche devono avere la stessa forma in tutti i sistemi di riferimento inerziali. L'applicazione di tale principio porta a una serie di conseguenze, ampiamente verificate sperimentalmente: 1) la velocità della luce nel vuoto è costante indipendentemente dalla velocità della sorgente e dell'osservatore; 2) la dilatazione dei tempi: il tempo di un osservatore in moto scorre tanto più lentamente rispetto a quello di un osservatore fermo quanto più la velocità del primo si avvicina a quella della luce; 3) la contrazione delle lunghezze: la lunghezza di una sbarra valutata da un osservatore in moto rispetto a essa è minore di quella misurata da un osservatore fermo. Queste conseguenze derivano immediatamente dalle nuove leggi della dinamica scritte da Einstein per tener conto dei due assiomi della costanza della velocità della luce e del principio di relatività einsteiniano. I due assiomi trovano conferma della loro validità proprio nel fatto che le leggi della dinamica, così riscritte, eliminano le contraddizioni riscontrate nelle leggi dell'elettromagnetismo e consentono di prevedere una serie di fatti nuovi riscontrabili sperimentalmente. Tra questi il più ricco di conseguenze è costituito dall'equivalenza massa-energia, per cui una certa massa può trasformarsi integralmente in una quantità di energia pari al prodotto della massa stessa per il quadrato della velocità della luce (E = mc2). L'equivalenza tra massa ed energia ha trovato, tra l'altro, conferma nei processi nucleari di fissione, in cui rappresenta il presupposto teorico della possibilità di ottenere energia da tali reazioni.

Relatività generale. La relatività generale amplia il principio di relatività einsteiniana e stabilisce che le leggi fisiche devono restare invariate passando da un osservatore a un altro in moto qualsivoglia rispetto al primo (principio di relatività generale). La relatività generale trae origine dalla necessità di dare un'interpretazione razionale delle azioni gravitazionali. In essa le proprietà di gravitazione della materia vengono descritte come proprietà geometriche dello spazio-tempo. La teoria della relatività generale ha ottenuto varie conferme sperimentali e attualmente è alla base dello studio della cosmologia e dell'astrofisica, con particolare riferimento a sistemi astronomici quali pulsar, quasar e buchi neri.

Freud, Sigmund

medico austriaco (1856-1939), fondatore della psicoanalisi. Laureatosi in medicina all'Università di Vienna (1881), approfondì lo studio delle malattie nervose a Parigi, presso i corsi di J.M. Charcot alla Salpêtrière, e a Nancy. Al suo ritorno a Vienna, abbandonò le tecniche terapeutiche che si valevano dell'ipnosi e sperimentò il suo nuovo metodo, basato sull'analisi dei sogni e delle associazioni libere, esposte dal paziente nel corso di colloqui durante i quali questi doveva parlare in piena libertà di tutto quanto fluiva alla sua mente sulla base di spontanee associazioni d'idee. Per oltre dieci anni Freud fu l'unico rappresentante della psicoanalisi: le sue teorie furono a lungo considerate con scetticismo o addirittura con sospetto, tanto che solo dopo 18 anni di incarico (1920) poté essere nominato professore ordinario all'Università di Vienna. Il suo apporto maggiore allo studio della psiche è l'analisi dei meccanismi con cui opera l'inconscio, subordinati al principio di piacere. Tra le opere fondamentali: L'interpretazione dei sogni (1900), Tre saggi sulla teoria della sessualità (1905), Al di là del principio di piacere (1920), Psicologia collettiva e analisi dell'Io (1921), L'Io e l'Es (1923), Inibizione, sintomo e angoscia (1926), Il disagio della civiltà (1930).

La psicoanalisi é una tecnica esplorativa e terapeutica degli strati più profondi della psiche e, insieme, la teoria relativa alla struttura psicologica della personalità che si fondano sul pensiero di S. Freud. La caratteristica rivoluzionaria della teoria psicoanalitica nei confronti dell'ambiente culturale e scientifico della fine dell'Ottocento è la definizione dei concetti di inconscio, Io, Es, Super-Io, e dell'agire dei meccanismi di rimozione, razionalizzazione, proiezione, con cui l'Io media tra le esigenze della realtà e le pulsioni dell'Es. Come terapia analitica, la psicoanalisi ha per scopo quello di portare a livello cosciente il materiale rimosso, di trovare la chiave dell'interpretazione del linguaggio simbolico per mezzo del quale l'inconscio maschera le proprie manifestazioni, di rafforzare l'identità dell'Io, rendendolo più indipendente dal Super-Io. L'inconscio non si manifesta solo attraverso i sintomi nevrotici, ma anche attraverso i sogni, i lapsus, gli atti mancati, i motti di spirito ecc. propri di ogni individuo. La tecnica terapeutica si vale del processo dell'associazione di idee, dell'esame dei sogni, dell'analisi delle situazioni di transfert, ecc.

L'inconscio é, secondo la teoria psicoanalitica, complesso di contenuti, impulsi e processi psichici che si svolgono senza essere avvertiti dalla coscienza del soggetto e sono al di fuori del controllo razionale volontario. Gli elementi dell'inconscio si manifestano nel comportamento sotto forma di atti mancati (distrazioni, lapsus) e riaffiorano nei sogni in forma simbolica n Inconscio collettivo, secondo Jung, l'inconscio che comprende gli archetipi preesistenti all'individuo e appartenenti al patrimonio culturale dell'umanità.

Galilei, Galileo

scienziato, fisico e filosofo (Pisa 1564-Arcetri, Firenze, 1642). Iniziatore della dinamica e della prosa scientifica in volgare, ha applicato per primo il metodo sperimentale, proprio della scienza moderna. Nel 1589 fu professore a Pisa, dove studiò il moto dei gravi e scoprì la legge che regola le oscillazioni del pendolo. Nel 1592 il doge veneziano P. Cicogna gli offrì la cattedra di matematica allo Studio di Padova. Sono di questo periodo le amicizie col Contarini, con P. Sarpi e con G. F. Sagredo (nel cui palazzo sul Canal Grande è ambientato il Dialogo sui massimi sistemi). Nel 1609 Galilei perfezionò e usò per la prima volta a fini scientifici il cannocchiale. Nel 1610 fece grandi scoperte astronomiche, che rese note al mondo dei dotti col Sidereus Nuncius: le montuosità della Luna, la natura stellare della Via Lattea e i 4 satelliti di Giove. Quello stesso anno venne chiamato in Toscana dal granduca Cosimo II de' Medici e nominato professore di matematica allo Studio di Pisa. Qui scoprì le anomalie di Saturno, le macchie solari e le fasi di Venere. La sua difesa della concezione copernicana, secondo la quale il Sole è immobile e la Terra ruota attorno a esso, suscitò una forte reazione negli ambienti universitari e teologici. Nel 1615 Galilei venne denunciato come eretico al Sant'Uffizio. Nel 1616 la teoria eliocentrica di Copernico fu condannata e la sua opera Le rivoluzioni dei mondi celesti messa all'Indice. Salito al soglio pontificio (1623) l'amico e ammiratore M. Barberini col nome di Urbano VIII, Galilei si illuse che fossero giunti tempi più propizi e scrisse il Dialogo sui massimi sistemi (1630-1632). Ma poco dopo la pubblicazione dell'opera fu convocato a Roma davanti al tribunale del S. Uffizio, processato , condannato e costretto all'abiura in S. Maria sopra Minerva. Galilei si sottomise, ma il confino nella sua villa in Arcetri e il controllo sospettoso dell'Inquisizione non riuscirono a piegare il suo spirito né gli impedirono di attendere alla stesura dell'opera Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze, pubblicata a Leida nel 1638 e contenente studi di statica e di dinamica. Tra le altre opere, da ricordare: Il Saggiatore (1623) e il ricchissimo Epistolario.

Hegel, Georg Wilhelm Friedrich

filosofo tedesco (1770-1831). Massimo rappresentante dell'idealismo tedesco. Dopo l'insegnamento privato svolto a Berna e Francoforte, insegnò all'università di Jena (1801-1807). Di questi anni sono gli studi sul cristianesimo e sui sistemi filosofici di Fichte e Schelling, dove già si delinea il valore della ragione come unico strumento capace di cogliere concettualmente la totalità e il divenire. Nella Fenomenologia dello Spirito (1807) è trattato, nelle successive manifestazioni storiche, il processo di realizzazione dello Spirito che, muovendo dalla coscienza naturale, giunge al sapere assoluto, traguardo che Hegel fa coincidere con la propria epoca storica. La Scienza della logica (1812-1816) delinea una logica come studio della dialettica dei concetti e una ontologia dove ogni concetto rappresenta un momento dello sviluppo necessario e razionale dell'Essere. Nel 1816 Hegel fu all'università di Heidelberg e dal 1818 a quella di Berlino: la sua fama si diffuse in tutta la Germania e gli furono tributati, alla morte, onori funebri mai riservati a un filosofo. Altre opere: Enciclopedia delle scienze filosofiche (1817,1827, 1830), Lineamenti di filosofia del diritto (1821).

La dialettica é l'arte di ricercare la verità attraverso argomentazioni esposte secondo rapporti logici efficaci e persuasivi. Iniziata da Zenone di Elea, con i sofisti e con Platone si identifica con l'indagine filosofica stessa attorno al rapporto tra uno e molteplice. Con Aristotele la dialettica è una parte della logica e per Kant la dialettica trascendentale è l'errore della ragione che travalica i limiti dell'esperienza. Il concetto di dialettica come logica del divenire, come rapporto dell'infinito col finito, è tipico dell'idealismo postkantiano e trova la sua fondazione in Hegel, per il quale dialettico è il movimento stesso della realtà razionale che si struttura come una serie di triadi (tesi, antitesi, sintesi) nelle quali ogni momento finito trova il suo inveramento nel suo rapporto con l'assoluto. Il significato hegeliano di dialettica è rimasto sostanzialmente immutato nella filosofia contemporanea, pur con le debite revisioni apportatevi dallo storicismo e dal neoidealismo.

Hobbes, Thomas

filosofo inglese (1588-1679). Risolse l'empirismo di Bacone in un materialismo rigoroso, estendendo l'interpretazione matematico-meccanicistica, limitata da Cartesio al mondo fisico, a tutta la realtà, compreso l'uomo. Nel Leviathan (1651), sostenne che lo Stato ha origine da un contratto nel quale gli individui rinunciano spontaneamente a parte dei diritti naturali, essendo preferibile la legge allo stato di natura in cui l'umanità è guidata solo dall'egoismo e rischia la distruzione (bellum omnium contra omnes). Hobbes considerò come la forma migliore di Stato la monarchia assoluta e ridusse i principi etici ai comandi del diritto positivo. De cive (1642), De corpore (1655), De homine (1658).

Jung, Carl Gustav

psicanalista svizzero (1875-1961). Collaboratore di S. Freud, fu presidente dell'Associazione Internazionale di Psicoanalisi (1910). Ma le sue concezioni teoriche andarono sempre più distaccandosi da quelle di Freud, e nel 1914 abbandonò la psicoanalisi freudiana per fondare una sua scuola, detta di psicologia analitica. Jung definì la libido come un'energia psichica primaria di carattere non necessariamente sessuale; inoltre, accanto all'inconscio individuale, depositario di desideri e tendenze rimossi dalla coscienza, ipotizzò l'esistenza di un inconscio collettivo, comune a tutti gli uomini, i cui contenuti sono i ricordi delle esperienze arcaiche (archetipi) della specie umana che possono affiorare nei sogni oppure che si rivelano nei simboli e nelle leggende comuni a tutte le culture. Trasformazioni e simboli della libido (1912), Psicologia del processo inconscio (1917), L'Io e l'inconscio (1928), Psicologia e alchimia (1944), Psicologia del transfert (1946).

Marcuse, Herbert

filosofo tedesco (1898-1979). Esponente della scuola di Francoforte, i suoi studi, indirizzati alla reinterpretazione del marxismo, lo hanno portato a un'analisi fortemente critica sia della società sovietica sia di quella degli USA (Marxismo sovietico, 1958; L'uomo a una dimensione, 1964). Descrisse la società industriale contemporanea come una società repressiva e alienata che asservisce l'individuo attraverso un'apparente tolleranza. Altre opere: Ragione e Rivoluzione (1941) e Eros e civiltà (1955). Profondo conoscitore di Hegel, negli ultimi libri (Das Ende der Utopie, 1967, La fine dell'utopia; Counterrevolution and Revolt, 1972), M. cercò di chiarire la prospettiva della realizzazione di una "società libera". Per M. essenziale nell'uomo è una tendenza al godimento e alla soddisfazione di tutti i bisogni libidici e ludici, che è però repressa dal lavoro, reso necessario dalla penuria primitiva per la sopravvivenza, e dallo sfruttamento, che è conseguenza dello sviluppo dei mezzi di produzione e della divisione del lavoro. M. ricerca nei giovani intellettuali e negli "esclusi" dal benessere le possibili forze rivoluzionarie, in grado di mettere in moto il cambiamento in direzione di una nuova società.

Nietzsche, Friedrich Wilhelm

filosofo tedesco (1844-1900). Insegnò filologia classica a Basilea (1869-1879). Lasciata la cattedra per motivi di salute, visse tra la riviera francese e italiana e l'Engadina. Nel 1889 fu colto da una forma di pazzia che lo accompagnò fino alla morte; fu dapprima in case di cura e quindi presso la sorella Elisabetta Förster. Muovendo dagli studi filologici e influenzato dalla concezione di Schopenhauer della realtà come affermazione della volontà di vita, Nietzsche vide nella tragedia greca l'espressione dello slancio vitale ('dionisiaco') radicato nel caos originario e, nel successivo pensiero socratico, l'affermazione in un ordine oggettivo e razionale, nonché l'inizio della decadenza della civiltà occidentale. Al centro della speculazione del periodo seguente è l'indagine sulla genealogia dei valori della morale a base della cultura europea che sfocia nella negazione di qualunque principio trascendente e nell'affermazione del radicamento in interessi storicamente determinati di ogni sistema di valori. Nell'ultima fase del suo pensiero, Nietzsche tratteggia i concetti di 'superuomo', di 'eterno ritorno' e della 'morte di Dio' portando a conseguenze radicali la sua critica dei fondamenti della cultura occidentale. Stravolto per fini politici da parte del nazismo, il pensiero di Nietzsche è stato recentemente oggetto di attenta revisione conclusasi con la pubblicazione dell'intera edizione critica delle sue opere. La nascita della tragedia (1872), Umano, troppo umano (1878-1879), Così parlò Zarathustra (1883-1885), Di là dal bene e dal male (1886), Genealogia della morale (1887), L'Anticristo (1888).

Platone

filosofo greco (Atene 428/427-347 a.C.). Di famiglia aristocratica, fu discepolo di Socrate e, alla morte di questi, fu alla corte di Dionisio il Vecchio a Siracusa. Costretto ad allontanarsi, fondò ad Atene (387) l' Accademia. Fu ancora due volte a Siracusa (367 e 361), dove tentò inutilmente di attuare le sue idee politiche. L'opera di Platone consta di 34 dialoghi, divisi in quattro gruppi; fra i principali: Apologia di Socrate, Critone, Eutifrone, Menone, Repubblica (10 libri), Fedro, Simposio, Fedone, Teeteto, Parmenide, Sofista, Filebo, Timeo, Leggi. A queste opere vanno aggiunte 13 Lettere. Nei primi dialoghi sono affrontati problemi di etica, circa il conseguimento della virtù, definita come sapienza e pertanto insegnabile. In polemica con i sofisti, Platone pose come fondamento dell'essere e del conoscere le idee, essenze pure e intelligibili che risiedono nell'iperuranio, gerarchicamente ordinate nell'idea suprema del Bene. Al dualismo gnoseologico (opinione-scienza) corrisponde quindi il dualismo metafisico tra il mondo sensibile in divenire e il mondo immutabile delle idee la cui conoscenza è anamnesi o reminiscenza, essendo l'anima per natura partecipe della natura delle idee. Su questo principio trova fondamento la dottrina, d'origine orfico-pitagorica, dell'immortalità dell'anima (Fedone) e, sul principio del dualismo tra mondo sensibile e intelligibile, la dottrina dell'eros (amore), desiderio di conoscenza che media dialetticamente i sensi e la ragione, la conoscenza e la pratica. La politica è, per Platone, l'attuazione della giustizia e l'educazione dei cittadini, la cui organizzazione deve basarsi sulla divisione delle classi (filosofi, guerrieri, artigiani).

L'accademia é una associazione di studiosi istituita con il fine di promuovere le lettere, le arti, la scienza. Sono denominate accademie anche le scuole superiori di belle arti (Brera, Milano), di arte drammatica, di musica, di danza. La denominazione, infine, è riservata anche alle scuole per gli ufficiali militari.

Accademia Platonica. Scuola filosofica fondata nel 387 a.C. da Platone presso i giardini di Academo, da cui il nome di Accademia; fu attiva fino al 529. Accanto agli studi di matematica, astronomia e scienze naturali, era prediletto lo studio dell'uomo quale abitante della polis.

n Accademie moderne. L'accademia moderna ha origine da occasionali incontri fra letterati, artisti, uomini di scienza. Sorgono così, tra il 1440 e il 1460, l'Accademia Alfonsina a Napoli, la Platonica Fiorentina a Firenze, la Pomponiana a Roma, l'Aldina a Venezia, presto imitate in Austria, Germania, Polonia. Il carattere prevalentemente didattico delle accademie cedette il passo, nel '500, a un orientamento filologico-letterario: il processo culmina con la fondazione della Crusca (1583) e, un secolo dopo, dell'Arcadia (1690). Nello stesso periodo lo sviluppo del sapere scientifico determina la fondazione dei Lincei (1603) e del Cimento (1657). L'eccessivo frazionamento, unito talvolta a pesanti forme di controllo e censura, risultò un fattore frenante per il processo evolutivo delle accademie italiane, mentre in Francia (Accademia di Francia, 1635) e in Inghilterra (Royal Society, 1662) avveniva il progressivo conglobamento delle accademie e la loro trasformazione in accademie nazionali. Nell'800 si assiste a un generale rinnovamento delle accademie In Italia ebbero così origine la Società reale di Napoli, la Regia Accademia delle Scienze di Torino; all'estero, a fianco delle più celebri, sorsero, da un accresciuto interesse per le scienze, numerose istituzioni (National Academy of Science, negli USA, 1863).

Popper, Karl Raimund

epistemologo inglese di origine austriaca (1902-1994). Appartenne al Circolo di Vienna, dal quale in seguito si allontanò occupandosi di problemi storici e sociologici. Ha sostenuto che le teorie sono scientifiche solo in quanto è possibile dimostrarne la falsità (falsificazionismo). In base a questo criterio, ha classificato come metafisica la teoria marxista della storia. Logica della scoperta scientifica (1934), La società aperta e i suoi nemici (1945), Miseria dello storicismo (1957), Congetture e confutazioni (1962).

Russell, Bertrand Arthur William

filosofo e logico inglese (1872-1970). Uomo di vastissimi interessi culturali, si dedicò a problemi specifici di filosofia, pervenendo a posizioni agnostiche, e di sociologia, sostenendo un originale liberalismo politico; convinto pacifista, si fece promotore della campagna per il disarmo nucleare. In campo matematico, riprendendo le ricerche di G. Peano sui fondamenti della matematica e della logica formale, Russell formulò la celebre antinomia che lo portò, in collaborazione con A. N. Whitehead, alla costruzione della logica simbolica, il cui programma, noto col nome di logicismo, fu delineato nei Principia mathematica (1910-1913). Opere: Introduzione alla filosofia matematica (1918), Pratica e teoria del bolscevismo (1920), Matrimonio e morale (1929), La conoscenza umana, il suo fine e i suoi limiti (1948). Premio Nobel 1950 per la letteratura.

n Tribunale Russell Giuria internazionale costituita a Londra il 15 novembre 1966, su iniziativa del filosofo britannico, per denunciare e far conoscere al grande pubblico i delitti commessi dai vari governi in nome delle ragioni di Stato.

Vìco, Giambattìsta

filosofo italiano (Napoli 1668-1744). Compiuti i primi studi a Napoli, fu dal 1686 al 1695 precettore presso la famiglia Rocca a Vatolla, nel Cilento; contemporaneamente studiava giurisprudenza, filologia e filosofia, e nel 1693-94 si laureava in legge. Stabilitosi nuovamente a Napoli nel 1695, si dedicò all'insegnamento privato, che continuò a esercitare anche dopo che, nel 1699, ottenne una cattedra di retorica all'università. Solo nel 1735 a tale incarico si aggiunse quello di storiografo regio. Le sue opere principali sono: De nostri temporis studiorum ratione (prolusione accademica del 1708, pubblicata l'anno seguente), De antiquissima Italorum sapientia (1710), Diritto universale (1722) e il suo capolavoro, Principi di una scienza nuova d'intorno alla natura delle nazioni (pubblicata in tre successive edizioni nel 1725, 1730 e 1744). Di notevole interesse è l'Autobiografia (1728).

Il pensiero vichiano. La filosofia di Vico, che esordisce con il rifiuto del cogito cartesiano, si risolve nella strutturazione di un positivo complesso di dottrine. Soprattutto, Vico rifiuta il significato soggettivo del cogito, anche se fondato sulla chiarezza e sulla distinzione, perché avverte che il criterio dell'evidenza, qualora venga assunto come principio universale della conoscenza, si risolve nel tentativo di fornire un'immagine esclusivamente scientifica e naturalistica tanto della natura che del mondo umano, cioè della storia. Vico obietta che il cogito è certezza e consapevolezza, ma non principio di scienza: è il semplice indizio dell'esistenza di un soggetto pensante, ma non è in grado di spiegare la causa di questa esistenza. La vera conoscenza, invece, non si può pensare che come conoscenza delle cause. Essa è dunque valida quando si applichi a ciò che prima si è fatto. Vico traeva da queste premesse conseguenze di grande rilievo. Rifiutava prima di tutto di riconoscere alla fisica quella preminenza, che essa si attribuiva e l'epoca le riconosceva piena di ansiose aspettative, in quanto scopriva che alla fisica era negato attingere la realtà ultima delle cose, delle quali creatore è Dio, che solo può conoscerle, mentre all'uomo compete piuttosto l'esperienza di generiche costanti. Si tratta, com'è evidente, di un'obiezione rivolta contro ogni metafisica dell'essere. Ma ancora più notevole è il fatto che alla detronizzazione della fisica corrispondeva nel pensiero di Vico la costruzione di una nuova autentica scienza, la storia, la quale veramente conosce quella realtà che procede dall'uomo ed è costituita di sentimenti, di passioni, di atti e di pensieri umani. Chi anzi voglia porre mente a questa realtà, agli occhi dei cartesiani certo irrazionale e non scientifica, potrà, secondo Vico, scorgere chiaramente in essa, in quanto storia delle nazioni, uno svolgimento concreto della vita dell'umanità, che da forme grezze e passionali affiora irresistibilmente a forme ulteriori di consapevolezza e razionalità. Vico formulava così la dottrina delle facoltà della mente (senso, fantasia, intelletto o ragione), cui faceva corrispondere età storiche, epoche della vita del mondo. Per queste assimilazioni si poneva come necessaria l'idea del ciclo: senso, fantasia, ragione rappresentano un processo che, concludendosi, si rinnova con una ricaduta nella barbarie e con l'inizio di un nuovo corso. Ma al di là di queste innegabili difficoltà derivanti dalla struttura ancora naturalistica della dottrina dei corsi e ricorsi, la filosofia di Vico svuotava il grande mito illuministico di uno stato di natura come opera di perfezione e modello ideale da riprodurre con ogni sforzo. Vico sottolineava la faticosa gradualità della storia e affermava la necessità di un integrale accettazione di essa, anche dei momenti che più sembrano contraddire le esigenze della ragione. Con queste stesse teorie Vico contrastava altresì l'intellettualismo estetico del Settecento, al quale opponeva un senso originale e già romantico della grande poesia (Omero, Dante), di cui si faceva celebratore e interprete.

 

Wittgenstein, Ludwig Joseph

filosofo austriaco (Vienna 1889-Cambridge 1951). Di colta e ricca famiglia ebraica, fece studi di ingegneria a Charlottenburg e Manchester, entrando però anche in contatto con le riflessioni filosofiche e logico-matematiche di Russell e Moore. Nei Diari 1914-1916 analizzò profondamente la nozione di proposizione, contestando la possibilità di una deduzione non tautologica e fissando criteri puramente formali per la sua verifica o confutazione. Durante la prima guerra mondiale, combatté valorosamente e fu fatto prigioniero sul fronte italiano: le sue riflessioni successive al 1916 furono però conservate e pubblicate nel 1922 col titolo Tractatus logico-philosophicus, opera destinata a esercitare un enorme influsso sul neopositivismo del Circolo di Vienna e sulle ricerche logico-linguistiche in tutto il mondo. Qui Wittgenstein sosteneva il carattere pittografico delle proposizioni e che la loro verità o falsità dipendeva dalla verità o falsità fattuale degli elementi atomici che le costituivano. Ciò escludeva drasticamente ogni possibile verità dell'etica e della metafisica e rivalutava il senso filosofico delle proposizioni tratte dalle scienze naturali. Malgrado varie e anche profonde divergenze, le tesi centrali del Tractatus furono intese come un programma di razionalismo scientifico, in quanto affermavano come praticabile la ricerca di un linguaggio elementare e immediatamente verificabile con cui costruire tutte le proposizioni della scienza autentica. Dopo aver fatto il maestro elementare e l'architetto, Wittgenstein si trasferì nel 1929 a Cambridge, dove nel 1939 assunse la cattedra di filosofia già di Moore diventando in breve tempo uno dei più influenti filosofi d'Inghilterra. Le Ricerche filosofiche, pubblicate postume (1953) e costituite dagli appunti delle sue lezioni, abbandonano il linguaggio come descrizione del mondo e lo definiscono rispetto alla vita dell'uomo quale espressione non casuale delle sensazioni. L'insieme delle espressioni costituisce allora un gioco la cui arbitrarietà è limitata dall'elaborazione di regole sintattiche e semantiche; compito della filosofia è il controllo della correttezza e dell'arricchimento di quel gioco che è il linguaggio. Su tale strada si muoverà per decenni la filosofia analitica inglese.