Il senso della bugia. Chisotti Marco

Nel considerare le tappe della crescita di un individuo é fondamentale valutare i comportamenti/atteggiamenti nel loro significato globale, evitando di frammentare la vita e con essa la psicologia della persona.

In un mondo in continua evoluzione e cambiamento, in un mondo virtuale che senso ha parlare di bugie?

Per avvicinare in modo corretto il significato dell’atteggiamento di una persona nel raccontare bugie, é indispensabile considerare nel suo insieme i punti che costituiscono il riferimento della sua identità.

Vivere attraverso la nostra identità vuol dire aver bisogno di coerenza, come di consapevolezza nei confronti della vita, dando a questa un significato; si vive attraverso la costruzione di relazioni significative con altre persone, portandole avanti attraverso contenuti e contesti specifici, questi sono gli elementi fondamentali per la costruzione dell’identità.

La bugia é un atteggiamento spesso considerato in termini negativi, la persona che ne fa uso viene vista con sospetto, giustificata o scusata per questo o quel motivo, quasi la bugia fosse una malattia, un sintomo per cui doversi curare.

Raccontare bugie, qualunque possa essere la causa che lo determina, é prima di tutto un comportamento che ci permette di recuperare una lontana esperienza avuta nella nostra infanzia quando le bugie erano il fondamento quotidiano del nostro arricchirci ed avvicinarci alla vita. Credo per questa ragione che debba essere rivalutata, distinta dalla menzogna e riconsiderata almeno per la sua funzione rispetto alla costruzione dell’identità della persona.

Sono stati proprio i nostri genitori per primi a raccontarci le cose attraverso mezze bugie, descrivendoci le cose semplicemente e/o banalmente, nel tentativo di farcele comprendere, e nel far questo hanno utilizzato metafore, esemplificazioni per somiglianza (es: "ti sei sporcato come un porcellino!"), o metonimie, un modo descrittivo che opera attraverso contiguità (es: "é una buona forchetta!" alludendo ad una persona che ama mangiare), nonché parole onomatopeiche, vocalizzazioni che richiamano l’idea o l’oggetto (es: "guarda il bau-bau sta dormendo"). Tutto questo per poi ricredersi su ogni cosa nel momento in cui noi abbiamo dato loro atto del nostro crescere, negandogli, da quel momento in poi, la possibilità di credere ad un mondo che per tanto tempo aveva costituito per noi un unico punto di riferimento.

Così la bugia é molto spesso connotata in termini negativi; al contrario l’idea che desidero portare della bugia permette di collocarla in un contesto evolutivo e di crescita per l’individuo.

Crescere é sinonimo di cambiamento, gioco forza tutta la nostra vita si può dire costellata di cambiamenti in un gioco interattivo continuo tra noi ed il resto del mondo; tutti i cambiamenti che subiamo/cerchiamo, si svolgono attraverso un alternarsi di adattamenti al mondo ed assimilazione dello stesso; ogni organismo vive nel perenne tentativo di cambiare la realtà a proprio favore, alle volte riuscendoci, alle volte no e dunque di conseguenza cambiando in un continuo divenire.

La prima bugia il bambino la racconta a se stesso, intorno al secondo anno di età quando sviluppa, nella crescita delle sue capacità intellettuali, il pensiero "come se fosse", un’indispensabile abilità che gli permette di creare astrazione, anche attraverso la propria persona, fingendo di essere con grande coinvolgimento una persona o una cosa differente da ciò che é, o crede di essere.

Più semplicemente possiamo vedere in questo comportamento l’inizio dello sviluppo della fantasia, della creatività del bambino, i suoi cambiamenti in modo costruttivo lo portano a fingere, attraverso giochi di ruolo, da solo come in gruppo, impara ad essere se stesso, e fingere é un po' come mentire nei confronti di se stessi, il gioco lo porta a conoscere, oltre che se stesso, gli altri.

La crescita personale si orienta poco alla volta verso la distinzione di sé dagli altri, differenziarsi é fondamentale per poter esistere, il primo meccanismo di conoscenza e di apprendimento é la distinzione, differenziare sia la propria identità fisica (il proprio aspetto) che mentale (l‘idea di sé stessi), dal resto del mondo, il secondo meccanismo fondamentale per la conoscenza é ricordare quali distinzioni si sono fatte per conoscere e conoscersi, ricordare é possedere una storia da raccontare, una storia che parla della nostra vita.

Il racconto si fonde con la fiaba, le mie gesta si fondono con le gesta del mio eroe, realtà e fantasia si intrecciano sottilmente fino a farmi dimenticare il confine dell’immaginazione, il mondo virtuale della mia creatività.

Il bambino nella sua crescita può essere confrontato con l’evoluzione dell’uomo, noi oggi ci avviciniamo al mondo virtuale al pari di un bambino che si affaccia al suo mondo fantastico dove il sogno é l’unico elemento di certezza, dove ogni finzione é verità per quanto viene creduta!

Se da un lato, dunque, dobbiamo pensare al meccanismo dell’immedesimazione come ad un atteggiamento fondamentale per l’apprendimento del bambino allo stesso tempo si deve pensare alla bugia, che si delinea attraverso il suo narrarsi, nel gioco come in ogni realtà, come ad un fondamentale punto di riferimento per accrescere la propria autonomia ed indipendenza. Così il primo modo di pensare a noi stessi passa attraverso la nostra capacità di raccontarci, di ascoltare quella storia che ci riguarda, andare oltre al limite che ci siamo dati, e che altri hanno dato a noi stessi.

La vita é costruita attraverso i sogni che ci riguardano, forse che sognare non é un po' un raccontarsi bugie? É pensare d’aver raggiunto un traguardo prima di averlo fatto effettivamente, nell’osare pensarsi superiori, ci si migliora, si crede maggiormente in se stessi!

É solo rimanendo soli, prendendosi la responsabilità completa di noi stessi che maturiamo un idea coerente, consapevole e sensata della nostra identità, e la bugia é un mezzo per raggiungere questa sensibilità; io non dico a nessuno dove vado, racconto una bugia dicendo di essere in un altro luogo ed in questo modo rimango solo, qualunque cosa succeda sono solo, nessuno é in grado di sapere di me, e questa é la prima scommessa per cavarsela senza l’aiuto di nessuno!

Raccontare una bugia é fondamentale per crescere, superare l’insicurezza, l’ansia per la propria prestazione; osando affermare in modo anche presuntuoso di essere all’altezza di un compito particolare ci si impegna a farcela.

Con questo voglio dire che la bugia é di per sé fondamentale alla crescita, almeno fino a che il contesto ci lascia lo spazio per crescere; quando la bugia viene considerata altro da quello che rappresenta, allora si ostacola un processo di differenziazione e di maturazione individuale, si confonde colui che cerca se stesso e lo fa necessariamente sognandosi, immaginandosi prima ancora di essere.

Ci si deve abituare al mondo virtuale di un bambino come a quello di un adulto, ci troviamo spesso immersi in un mondo virtuale, il mondo della nostra fantasia, della creatività, della finzione, la bugia può diventare una fuga come anche un modo di compensarci quando siamo ai ferri corti, dobbiamo saper cavalcare questa realtà.

Per concludere vorrei che rifletteste su un fatto: é bugia raccontare cose di cui non si conosce risposta ed in cui si crede senza averne le prove?

Se é cosi ogni fede in fondo é una bugia raccontata in buona fede, la vita intera é costellata di piccole e grandi bugie frutto di compromessi, dubbi ed illusioni con cui tutti quanti prima o poi siamo obbligati a fare i conti.

É possibile vivere la bugia come un fondamentale momento evolutivo recuperando le esperienze passate che riaffiorano e ci permettono di sperare, accrescere la propria fiducia e, perché no, vivere all’altezza dei nostri sogni.