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Sviluppi Epistemologici nell'ambito della

Cibernetica di Secondo Ordine


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Chisotti Marco

 

INDICE


 Prefazione

 Introduzione

 Dalla prima cibernetica verso la costruzione di una nuova epistemologia

Nuovi orizzonti oltre la scatola nera

L'epistemologia secondo Bateson

Dalle premesse classiche alla riorganizzazione del significato

 Verso una teoria dell'osservatore; von Foerster: Note per un'epistemologia degli oggetti viventi

L'emergere della complessitá, il passaggio da un'epistemologia della rappresentazione ad un'epistemologia della costruzione

 L'evoluzione cibernetica

 La biologia ontologica di Maturana. Biologia della cognizione

Psicologia e complessitá, uno studio della mente come sistema ricorsivo (specialità emisferica)

 Il vincolo non limita semplicemente i possibili ma è anche opportunitá. (Prigogine Stengers)

 Contributi differenti ad una nuova epistemologia. La parola nel pensiero di von Foerster

 Tra teoria e pratica nell'evoluzione della conoscenza

 La conoscenza come azione nel pensiero di Maturana e Varela

Dominii comportamentali dell'organismo autopoietico

 La comunicazione come fenomeno sociale.

Sistemi e loro autocreazione di significato attraverso il rumore. Atlan e i sistemi auto-organìzzati.

Considerazioni sull'organizzazione del sistema nervoso. Elementi circonstanziali all'ordine delle psicopatologie.

Conclusioni

Bibliografia




PREFAZIONE.


Tenterò in queste pagine di affrontare il problema della mia conoscenza, di ciò che mi ha portato a dire, e sopratutto di quello che mi ha spinto a sostenere il mio punto di vista.


Dal momento che la conoscenza non si riduce a delle semplici informazioni ha bisogno di strutture teoriche che danno un senso alle informazioni; ci si rende facilmente conto che se si possiedono troppe informazioni e poche strutture mentali, l'eccesso di informazioni si trasforma facilmente in una nube confusiva e poco chiara nella propria mente.


D'altro canto é pur vero che troppe teorie oscurano altrettanto facilmente la conoscenza. Una teoria rigida si chiude su se stessa, crede di possedere la realtá o la veritá, ha giá previsto tutto in anticipo.


Se é vero che la nascita di un'idea e il suo sviluppo necessitano di un campo ìntelletuale aperto, nel quale opposte teorie e visioni del mondo si combattono; se é vero che ogni novitá si presenta come minaccia o come insensatezza ai sostenitori delle discipline stabilite, allora il mio tentativo si può ben inserire in un intento da un lato di mantenere e sviluppare un pluralismo teorico (ideologico, filosofico), dall'altro di proteggiere la mia devianza.


Personalmente mi trovo a vivere In una cultura di cui la scienza ne fa parte, mi trovo a scoprire quanto una certa cultura comporti una particolare visione del mondo, al tempo stesso sono limitato e favorito dalle mie conoscenze.


Mi sono accorto che attraverso il mio lavoro man mano che procedevo ad organizzare le informazioni si formavano in me nuove certezze che mostravano come il mio vecchio modo di pensare si fosse basato su pseudo-certezze, ma sopratutto ho scoperto l'esigenza di costruirmi un modo di pensare coerente rispetto ai presupposti da cui parto.


I miei progressi nella conoscenza non sono identificabili con l'eliminazione dell'ignoranza, mi trovo tuttora immerso nell'incertezza, un incertezza scaturita proprio dalla mia conoscenza. Per me conoscere é stato negoziare, lavorare, discutere, in un tentativo continuo di nuove chiarezze che molto spesso si risolvevano in nuove ombre. Mi scuso fin d'ora per l'incompiutezza di questo mio tentativo che volutamente si presenta frantumato in parti come un mosaico in costruzione.

L'approccio da me seguito é quello sistemico, fondamentalmente per due ragioni mi trovo a sostenerne la validitá: da un lato la rilevanza di tale modello nel mettere in luce le proprietà "gestaltiche" dell'organizzazione del reale; dall'altro lato la possibilità di riscontrare proprietà 'Igestaltiche' comuni a differenti livelli di tale organizzazione, e quindi la possibilitá di creare delle generalizzazioni.


La nozione di sistema prende originalità nel momento in cui invece di completare la definizione delle cose, degli oggetti, gli si sostituisce; soltanto in questo modo il sistema opera necessariamente una rottura con l'ontologia classica dell'oggetto.


Il concetto di sistema ha in sé tre
Morin (33):

Il sistema (che esprime sia l'unitá complessa ed il carattere fenomenico del tutto, sia il complesso delle relazioni fra il tutto e le sue parti).


Le interazioni (ci6 che esprime l'insieme delle relazioni, azioni e retroazioni che si effettuano e che interessano in un sistema).

L'organizzazione (ciO che esprime il carattere costitutivo delle interazioni; quel che forma, mantiene, protegge, regola, regge, rigenera; quel che fornisce al sistema la sua colonna vertebrale).


La concezione complessiva del sistema si articola da un punto di vista fisico per le sue condizioni di formazione e di esistenza (interazioni, congiuntura ecologica, condizioni e operazioni energetiche e termodinamiche), anche un sistema di idee possiede una componente fisica; da un punto di vista psichico per le sue condizioni di distinzione o di isolamento, per la scelta di riflessione critica (come la relatività delle nozioni e delle frontiere del sistema), per la capacità diagnostica.


Per quanto concerne la psicologia applicata l'approccio sistemico sembra offrire un valido contributo al suo sviluppo possedendo validi strumenti d'analisi e di sintesi delle sue problematiche. Mi riferisco in particolare alla terapia familiare, il piú evidente esempio di applicazione del modello sistemico, ma anche all'interno della terapia cognitiva al suo orientamento sistemico- processuale.

Nell'approccio sistemico, in realtà, se dal punto di vista teorico sembra delinearsi un orizzonte preciso entro il quale affermare le proprie convinzioni, l'ambito della pratica riserva una continua ricerca di nuove strategie che permettano di superare i limiti della situazione in atto.


Un tale modo articolato di procedere nella costruzione e nello sviluppo del sistema preso in considerazione mi ha portato a scontrarmi in modo contraddittorio con differenti epistemologie nell'ambito della pragmatica terapeutica. Il mio lavoro nella ricerca degli sviluppi epistemologici della seconda cibernetica ha senz'altro risentito di tale difficoltà.


Non mi rimaneva che affrontare il discorso nella sua totale complessità pur consapevole dei rischi cui andavo incontro. Affrontare la complessità, infatti, é affrontare l'incertezze e le contraddizioni; il pensiero nella sua complessità é un'avventura che rischia ad ogni istante la confusione o la semplificazione (non è possibile d'altronde dimenticare che si semplifica per ragioni pratiche ed euristiche).


Il paradigma della complessità porta inevitabilmente alla ricerca di un metodo che non é altro che l'attivitá pensante del soggetto (nel caso specifico la mia attivitá e dunque il mio metodo che, ancora in embrione, spero di affinare).


Il metodo diventa centrale nel momento che si riconosce che la conoscenza non é accumulazione di dati o informazioni, bensi la loro organizzazione; che la logica non é piú perfetta ed assoluta; che c'é incertezza e tensione nella conoscenza. il metodo é attivitá pensante e coscente, ed il pensiero coscente é l'unico capace di trasformare le condizioni del pensiero stesso.


Questo é l'íntento che mi sono prefissato, tentare il recupero del processo di elaborazione teorica che si trova alla base del mio lavoro trovandomi ad interessarmi di terapia familiare. Per questa ragione il lavoro che presento, riportando il contributo di differenti autori, si presenta frammentario, volendo per lo piú sottolineare la grande complessitá, pur nell'ambito di un discorso relativamente recente, degli sviluppi epistemologici emergenti.

 

INTRODUZIONE.

Morin organizzazione metodo e cognizione.

"L'unica conoscenza che valga é quella che si alimenta di incertezza e il solo pensiero che vive è quello che si mantiene alla temperatura della propria distruzione." (32)


Queste parole di
Morin mi rieccheggiano nella mente in un modo del tutto originale credo, spengono l'interruttore del mio pensiero, ecco però aprirsi lo spiraglio del nuovo, dell'innovatore Morin, il nostro pensiero deve ormai superare ció che non si pensa, ció che lo comanda e lo controlla., é giunto il momento di ripensare la nostra struttura di pensiero.


Il problema principale é recuperare l'organizzazione della nostra conoscenza, è necessario riapprendere ad apprendere. E forte a questo punto il concetto di metodo,
Morin non offre un metodo, va alla ricerca del metodo, apprendere ad apprendere, il deutero-apprendimento di Bateson (4) questo é il metodo.


Il discorso sfocia immediatamente nell'autorganizzazione, in particolare il "self-reproducing automatall di von Neumann (35), ovvero il funzionamento dell'automa naturale (l'essere vivente) con il disordine; il principio di "order from noise'1 di von
Foerster (18), auto-organizzazione con il disordine; il caso organizzatore di Atlan (l); tutti accenni ad un concetto essenziale, l'organizzazione, che possiede in sé il potere di 11materializzare'1 il pensiero astratto. Organizzare significa determinare dei vincoli descrittivi, forma spaziale, volume, confini ecc.; significa creare delle interazionif tra gli elementi presi in considerazione, di tipo selettivo; significa definire l'esistenza di energia disponibile all'interazione; significa dunque autoprodurre, attraverso l'energia disponibile e le interazioni ipotizzate, organizzazione.


Da cosa nascono ordine ed organizzazione se non da un non ancora definibile ordine ed organizzazione, in altre parole quel che é definibile disordine. Una sorta di infinita circolarità tra disordine interazione
--- > ordine --- > organizzazione.

Il concetto di sistema si aggiunge a quello di organizzazione, in particolare è l'unità globale organizzata di interrelazioni tra elementi, azioni, o Individui. Cosi allo stesso modo la mente non é che un sistema, cosi come nella descrizione pu6 venir dettagliata, quindi esiste in funzione del metodo seguito nel descriverne la sua organizzazione, ancora una volta la realtà è il nostro modo di percepire, di concepire e di pensare In maniera organizzazionale ciò che ci circonda.


Tutto sembra strutturarsi a livelli differenti di organizzazione, gli uni separati operativamente dagli altri, la coscienza della qual cosa, cioè la qualità dotata di potenzialità organizzatrice in grado di retroagire sull'essere stesso, di modificarlo, di svilupparlo ecc., é limitata alla necessità operativa del proprio livello organizzativo. Mi spiego piú semplicemente, alla cellula non é dato di sapere e di godere del senso organizzativo dell'individuo di cui ne fa parte, cosi come all'individuo non é dato di sapere il senso organizzativo della società di cui fa parte, anche se ad entrambi i livelli credo possano essere ipotizzabili spiegazioni differenti in funzione, per logica conseguenza. del proprio livello di organizzazione.


La coscienza, intesa come prodotto globale di interazioni e di Interferenze cerebrali inseparabili dalle interazioni e dalle interferenze della cultura sull' individuo, diviene il chiaro strumento autorganizzatore di significato che restituisce autonomia di evento unico, entro i vincoli descrittivi dell'individuo così come esso viene concepito, all'azione del sistema preso in considerazione.


Il sistema
é irriducibile a livello quantitativo, bensì é unicamente esprimibile attraverso la considerazione della sua stessa organizzazione. La forma stessa, Gestalt, non é piú considerabile essenza ma passa ad essere idea di esistenza e quindi di organizzazione, la percezione infatti é il frutto di un processo operativo ben preciso all'interno di una data organizzazione.

Per avvicinare il pensiero di Morin agli sviluppi, nell'ambito della psicologia, del cognitivismo vorrei sottolineare che lo sviluppo della corrente cognitivista nell'ambito terapeutico ha dato origine a due differenti correnti: la prima quella dei terapeuti cognitivi tradizionali con un'impostazione prevalentemente empirista, che postula un ordine esterno, indipendente, oggettivo, unico per tutti identifica nella razionalità.

 

Intesa come un insieme (di norme e assiomi universali, la verità, nella non razionalità il falso; la seconda, che si differenzia nettamente dalla prima, rompendo col paradigma empirista, considerarla come un insieme di processi (un "network"), a più livelli irriducibili tra loro.


La realtà in questo caso passa ad essere pluralista e processuale, é l'osservatore che la rende unica introducendovi il suo ordine, ciò che viene definita realtà é il prodotto dell'interazione tra osservatore e ambiente.


Questo vero e proprio mutamento epistemologico, sottolineato molte volte da
Morin , si riscontra anche nell'odierno cognitivismo a orientamento sistemico-processuale, è un traguardo non da poco essere riusciti a restituire all'uomo la sua capacità autorganizzatrice di costruttore di quest'ordine.
Già
Bateson (3) sosteneva che ciò che noi percepiamo sono delle differenze, delle informazioni di differenza, e che ciò che noi vediamo, il mondo come lo vediamo, é una nostra costruzione, c'é una mappa e un territorio e la mappa non é il territorio.
Ciò che riporta
Maturana (27) sul rapporto tra mondo esterno e mondo interno é, a mio parere, un passo ulteriore nel considerare gli sviluppi della cognizione dell'individuo; egli infatti ritiene che non ci sia differenza tra illusione e percezione, arrivando cosi a identificare la mappa col territorio; nel dire ciò riesce ad evitare il rischio del solipsismo ingenuo sostenendo che la nostra realtà é costruita in accoppiamento strutturale con gli altri simili che avviene attraverso il linguaggio, nel dominio linguistico.


Il pensiero di
Morin (31) sottolinea da un lato il concetto di metodo (come formula indispensabile da seguire se si vuole comprendere la cognizione), e dall'altro quello di organizzazione (come struttura che connette i vari elementi in un ordine preciso).

E' attraverso la complessità, e solo attraverso il suo inevitabile incontro nell'ambito della scienza e dei suoi sviluppi, che si accede alla comprensione della cognizione dell'uomo. La complessità passa attraverso l'irriducibilità del caso e del disordine, visti come momenti indispensabili nella costruzione dell'ordine e dell'organizzazione; il recupero dell'evento unico, l'uomo come evento alea, singolarità; complementarietà e antagonismo tra ordine,disordine e organizzazione; il considerare il sistema più della somma delle sue parti, per le proprietà emergenti dalla nuova organizzazione, ma allo stesso tempo anche meno della somma delle sue singole parti, nei termini che l'organizzazione impone vincoli che possono inibire talune potenzialità riscontrabili nelle sue parti. La complessità é inevitabilmente da tener in considerazione se si vuole trattare l'epistemologia cibernetica. Morin (34)cita a riguardo: "Possiamo dire che il mondo é nella nostra mente, che é nel nostro mondo". L'oggetto della conoscenza, in altre parole, é la fenomenologia e non la realtà ontologica. La nostra mente/cervello 'produce' quel mondo che ha prodotto la mente/cervello. Noi produciamo la società dalla quale siamo prodotti."


La scienza é una strategia di conoscenza, c'è bisogno di una strategia per muoversi entro la complessità, la strategia é l'arte di utilizzare le informazioni che si producono nell'azione, di integrarle, di formularne gli schemi di azione per sapersi muovere nell'incerto, gli schemi di azione nascono da continue correlazioni effettuate dall'individuo tra il suo apparato sensoriale ed il suo apparato motorio.

 

 

Torna a capo.

 


Dalla prima cibernetica verso la costruzione di una nuova epistemologia.

 


La cibernetica rientra nella scienza che si interessa di struttura ed organizzazione, nel compiere il salto paradigmatico dalla materia alla struttura si vanno a modificare le metafore relative alla materia ( fisica, corpo, sostanza, energia, mondo fisico, analisi quantitativa ... ) in quelle relative alla struttura ( cibernetica, forma, mente, comunicazione, mondo biologico, organizzazione della totalità, analisi qualitativa ... ).

Come ci fa notare Bateson G. (5): "Tutte le metafore tratte da un mondo fisico di impatti, forze, energia ecc. sono inaccettabili nelle spiegazioni di eventi e processi del mondo biologico dell'informazione, finalità, contesto e significato." I cibernetici dal canto loro ci ricordano che la fisica é una branca della cibernetica dal momento che si interessa di strutture che si sono stabilizzate nella materia.


Che sia il modello o struttura che organizza il processo fisico e mentale é l'idea che ha dato origine alla cibernetica, alla base della quale troviamo il concetto di Retroazione, comando di un sistema attivato col reinserimento nello stesso dei risultati del suo comportamento. Nell'apprendimento e nel cambiamento il sistema é interessato ad alterare o a fissare la retroazione.

von Neuman e Morgenstern (35) un tempo osservarono che andava inventata un'ipotesi fittizia, al pari della particella newtoniana della fisica, per costruire una scienza del comportamento. L'idea di una rete ricorsiva a struttura retroattiva ha fornito tale ipotesi. Miller, Galanter, Pribam, nella loro opera Piani e strutture del comportamento hanno proposto il circuito a retroazione come elemento fondamentale nella costruzione della scienza del comportamento. Attraverso tale ipotesi si sono costruiti ordini ricorsivi su ordini ricorsivi, fino a costituire il sistema stesso.

Dallo studio della scatola nera, intesa come processore di input ed output, nel contesto della prima cibernetica, si é passati alla cibernetica della cibernetica, in cui l'osservatore entra nel sistema fissando il proprio obiettivo.

La seconda cibernetica, come é definita da H.von Foerster, inserisce l'osservatore in ciò che è osservato, questo orientamento scandisce il separarsi da un modo di pensare unidirezionale ad un modo di pensare sistemico mutualistico, studiando le proprietà dell'osservatore si abbandona la preoccupazione per ciò che si osserva. I cibernetici definiscono la seconda cibernetica un modo di descrivere i sistemi come operativamente chiusi ed autonomi, un'integrità già specificata da Bertalanfy nella sua teoria generale sui sistemi. Un sistema si considera operativamente chiuso quando é completamente autoreferente.


Furono i biologi
Maturana e Varela (43) tra i primi ad orientarsi verso lo studio del sistema come operativamente chiuso. La loro ipotesi in un primo tempo non trov6 riscontro: nel loro studio sulla vista della rana cercarono di correlare l'attività dell'occhio con l'esterno, ebbero i loro risultati al contrario quando presero in considerazione il rapporto che intercorreva tra l'occhio ed il cervello, senza considerare l'esterno. Come constata giustamente Varela, se tutto ci6 che si crede di percepire provenisse dalla retina saremmo come strumenti di una catena di montaggio, non avremmo altro ruolo che quello di trasmettere ciò che abbiamo messo assieme.


Torna a capo.

 


Nuovi orizzonti oltre la scatola nera.

 

Come già accennato le diverse prospettive della seconda cibernetica hanno abbandonato il modello della scatola nera, mentre la cibernetica semplice aveva elaborato sistemi semplici di primo ordine presenti negli organismi semplici e nelle macchine, la seconda cibernetica fornisce un sistema di controllo sufficientemente ricco da permettere di affrontare con successo processi di second'ordine come la cognizione, Il dialogo, l'interazione socio-culturale ecc.


Il modello sistemico prendendo le mosse da una revisione cognitivo-costruttivista, si é orientato alla formazione di una nuova epistemologia, un nuovo orientamento questo che prende le mosse da un insieme di premesse basilari.


Un primo presupposto, di matrice cognitivista, considera l'individuo come in grado di rappresentarsi l'ambiente e non semplicemente di reagire ad esso. L'individuo é un sistema coerente, in grado di filtrare la realtà, strutturato attraverso costrutti, sistemi di credenze, che lo pongono In grado di organizzare il proprio comportamento in un contesto infarcito di scopi, intenzioni, piani e strategie.

Altra premessa basilare sorge nel considerare scopi, piani, sistemi di credenze. nonché sentimenti ed emozioni dell'individuo, come strutture mantenute unicamente attraverso l'interazione sociale. Viene definita la presenza di un feedback ricorsivo che organizza l'attività mentale (e di conseguenza i singoli comportamenti), correlandola al contesto relativo in cui il soggetto si trova a vivere. Nasce in questo modo l'opportunità di considerare l'interdipendenza ed il co-adattamento di reciproche premesse, credenze e scopi alle quali l'individuo fa riferimento nel complesso, già negli anni '30 Milton Erickson utilizzava in clinica, senza darci peso, una visione che gli permettesse di considerare tutto l'ambiente nel quale si trovava a vivere l'individuo (il suo ecosistema).Solo però nel momento che si é cominciato a sistematizzare il lavoro con studi mirati a casistiche precise si é potuto dare forma ad un modello teorico e quindi svilupparne le applicazioni.

Tra i primi sulla strada di una tale riorganizzazione epistemologica si possono elencare i ricercatori dell'MRI (Mental Reserch Institute) di Palo Alto In California, Watzlawick, Beavin, Jackson, nel loro libro "La pragmatica della comunicazione" (45) hanno affrontato il problema della comunicazione con l'ausilio della cibernetica della logica e della teoria dei giochi. In particolare sono essenziali i loro assiomi sulla comunicazione:


Non si può non comunicare.

Ogni comunicazione ha un'aspetto di contenuto e un aspetto di relazione di modo che il secondo classifica il primo ed é quindi metacomunicativo.

La natura di una relazione dipende dalla punteggiatura delle sequenze di comunicazione tra i comunicanti.

Gli esseri umani comunicano sia a livello analogico (non verbale, paraverbale) che digitale (verbale, numerico).

Tutti gli scambi di comunicazione sono simmetrici o complementari, a seconda che siano basati sull'uguaglianza o sulla differenza.

Da questi primi studi si é sviluppata una grossa corrente teorica, poi definita ad orientamento sistemico, sopratutto in ambito clinico, particolarmente ingenti sono stati infatti i contributi di Milton Erickson, uno dei più originali ed innovatori del nostro secolo, padre dell'ipnosi moderna, tra i primi ad osservare l'ecosistema dell'individuo assieme a Gregory Bateson.


Torna a capo.

 


L'epistemologia secondo G. Bateson, (3).

 

Bateson lungo tutta la sua vita di scienziato ha insistito molto sul fatto che l'epistemologia é essenziale per la costruzione di una scienza coerente del mondo vivente. In effetti dietro al concetto di epistemologia si sviluppa un pò tutto il pensiero batesoniano, al punto da riscontrare ben cinque differenti significati del termine stesso.


Nell'analizzare tali differenti significati si scopre tutto il senso del suo pensiero e degli sviluppi operati sul suo taglio metodologico dagli studiosi della teoria sistemica applicata (vedere l'ambito della terapia familiare).

Dalla definizione data dai filosofi del termine "epistemologia": Il ... studio della teoria della conoscenza che Indaga la struttura, i metodi, la validità nonché le origini della conoscenza", si trovano altri quattro significati quali: paradigma, cosmologia biologica, scienza, premesse fondamentali che sottendono il comportamento di un organismo.

L'epistemologia intesa come paradigma é divenuto il termine più utilizzato dai terapeuti familiari. Presumibilmente l'epistemologia come paradigma fornisce una grammatica della realtà specificando come vengano ad essere punteggiati gli oggetti e gli eventi da parte dei soggetti.


Altro significato é quello di scienza; la scienza epistemologica é lo studio di come un particolare organismo o insieme di organismi, pensano, conoscono, decidono. Solo attraverso una scienza epistemologica come principio cardine dei fenomeni biologici è possibile uno studio dell'evoluzione, del pensiero, dell'adattamento, dell'embriologia e della genetica.


In altra occasione
Bateson affronta l'epistemologia considerandola come struttura del carattere, in un suo articolo: "La cibernetica dell'io: una teoria dell'alcolismo.", qui l'autore descrive la relazione tra l'epistemologia, lo studio di come conosciamo ciò che conosciamo, e l'ontologia, lo studio della natura dell'essere.


La struttura del carattere dovrebbe essere intesa come un insieme di premesse epistemologiche ed ontologiche, che determinano come l'individuo concepisce il mondo che lo circonda; sono infatti le convinzioni, solitamente inconsce sul mondo che lo circonda che determinano come l'individuo lo vede.

Bateson sostiene che la patologia umana, dal punto di vista mentale, é essenzialmente basata su errori epistemologici: come la fiducia nell'obbiettività, l'intraprendere azioni che ignorano la circolarità del sistema, il tentativo di controllare una parte del sistema a cui apparteniamo, ecc.

Un particolare brano di Bateson può aiutare a comprendere il suo pensiero: "Le cose-in-sè (Dinge an sich), inaccessibili all'indagine diretta, stanno tra loro in relazioni paragonabili alle relazioni esistenti tra loro e noi. nche esse (persino quelle viventi) non possono avere alcuna esperienza diretta l'una dell'altra ; questione di grandissima importanza e primo postulato indispensabile per qualsiasi intelligenza del mondo vivente.Ciò che è essenziale è il presupposto che le idee (in un senso molto lato del termine) abbiano una loro forza e realtà. Esse sono ciò che noi possiamo conoscere, e al di fuori di esse non possiamo conoscere nulla. L e regolarità o "leggi" che legano assieme le idee: ecco la "verità". Esse sono la nostra massima approssimazione alla verità ultima."

Ciò che ci comunica Bateson é molto semplice ma allo stesso tempo straordinariamente complesso, ci dice che noi siamo orientati dall'idea che abbiamo di noi stessi (oltre che dagli stimoli pervenutici dai nostri sensi), gettando il nostro giudizio "critico" in un mondo di approssimazioni su approssimazioni senza fine. Nel presentarci il suo pensiero Bateson ce lo pone in una continua dialettica tra azione come processo, e suo contesto come forma; in una tale dinamica la mente dell'uomo si trova in un continuo metalivello rispetto alla retroazione; l'individuo é cioè coreografo di se stesso ad un livello sempre più sofisticato, prendendo in considerazione se stesso che osserva se stesso, e se stesso che osserva se stesso che osserva se stesso, cosi via ricorsivamente.


Mi voglio ora soffermare sui suoi criteri del processo mentale che si suddividono in sei punti, e che orientano bene nel suo studio sull'epistemologia individuale, e sopratutto sul suo concetto di MENTE.

PRIMO CRITERIO. Una mente é un'aggregato di parti o componenti interagenti. il processo mentale é visto come una successione di interazioni tra parti, la spiegazione mentale si trova nell'organizzazione e nell'interazione tra parti multiple. Una concezione olistica che elimina il sopranaturale dalle spiegazioni, partendo dalla premessa della differenziazione e dall'interazione tra le parti.

SECONDO CRITERIO. L'interazione tra le Parti della mente é attivata dalla differenza. Nel mondo delle Idee non esistono urti come in fisica bensì occorre una relazione tra due parti differenti o tra una parte all'istante uno e la stessa all'istante due. Un organo di senso reagisce ad una differenza, un cambiamento. Il globo oculare é continuamente animato da un tremolio, detto microstagmo. Qualunque variazione graduale è difficile da rilevare perché le variazioni rilevate sono minime. Noi tracciamo distinzioni, le estraiamo, le distinzioni che non vengono estratte non esistono.

E'possibile affermare che l'idea in sé non possiede un'ubicazione nello spazio e nel tempo, arriva a possederla unicamente in un'idea di spazio o di tempo. Ancora una volta le premesse che ci siamo date ci condizionano nella costruzione dell'esperienza.


TERZO CRITERIO. Il processo mentale richiede
un'energia collaterale. Benché i processi mentali scattino per differenze la differenza non è energia, le leggi della conservazione dell'energia valgono anche per i sistemi viventi. Il termine scattano é significativo, indica molto bene che l'energia é contenuta a livello metabolico sia nell'evento stimolo che nell'evento risposta, a differenza di quanto si ipotizzi avvenga In fisica dove un oggetto possedendo energia cinetica, nell'urto la evolve ad altri oggetti. Dare un calcio ad un cane é differente dal darlo ad un sasso per la semplice ragione che il cane possiede in sé l'energia per orientarsi nella risposta.


QUARTO CRITERIO
. Il processo mentale richiede catene di determinazione circolari per lo più complesse). Partendo da un concetto apparentemente esterno a ciò su cui andrà a parare, Bateson, specifica che una stessa situazione di stabilità é raggiungibile sia mantenendo il proprio stato, come fa la roccia, sia cambiando continuamente per piccole porzioni In un processo circolare, come fa ad esempio un organismo vivente nel tentativo di rimanere in equilibrio. La mente, in un sistema vivente, opera attraverso dei canali neuronali attivati o meno attraverso dei controlli, paragonabili agli interruttori di un circuito elettrico che esistono unicamente quando sono attivati altrimenti é come non esistessero.


QUINTO CRITERIO. Nel Processo mentale gli effetti della differenza devono essere considerati come trasformate (cioè versioni codificate) della differenza che li ha preceduti. In primo luogo é possibile notare che qualunque oggetto, evento o differenza del mondo esterno può essere sorgente di informazione, purché sia incorporato in una rete opportuna capace di connotare come significativo il materiale pervenuto. Si pu6 dire, nel considerare l'enunciazione dell'asserzione di Korzybski: 'ILa mappa non é il territorio", che la mappa organizza ci6 che viene colto dalle differenze presenti nel territorio, in altre parole l'effetto di tale organizzazione (mappa) non é direttamente la causa dell'organizzazione stessa (territorio), bensì la sua trasformazione o codifica.


SESTO CRITERIO. La descrizione e la classificazione di questi processi di trasformazione rivelano una gerarchia di
tipi logici immanenti ai fenomeni. Le classi di tipo logico dfferente sono un affascinante gioco interconnettivo che la mente é capace di operare anzi si trova Indispensata ad attuarlo. Gli esempi che si possono fare sono molteplici. Il concetto di delinquenza, ad esempio, ha reso evidente come si faccia confusione tra i tipì logici, volendo punire singole azioni considerate criminose, nell'intento di correggere il delinquente, come se delinquenza fosse il nome dato ad un'azione o parte dì essa; la delinquenza é piuttosto il nome del modo di organizzare le azioni. Non é possibile, manipolando una singola azione, andare a modificare il carattere del soggetto organizzatore delle proprie azioni.

Tra le caratteristiche menzionate ancora da Bateson si trovano l'autonomia e la morte; l'autonomia, letteralmente controllo di sé" (autos = nomos = legge) risulta dalla struttura del sistema, come prenderò in considerazione più avanti, l'autopoiesi del sistema si trova ad un meta livello nei confronti della singola azione o di una categoria di azioni, la morte è la rottura dei circuiti e quindi la distruzione dell'autonomia.

La mente inoltre è capace di finalità e scelte tramite le proprie capacità autocorrettive, è influenzata dalle proprie ed altrui mappe, mai direttamente dal territorio, il suo limite é che le informazioni che essa riceve non proveranno mai nulla sul mondo o su di essa. Il sistema capace di apprendere e ricordare accumulerà entropia negativa, lo farà attraverso queí giochi stocastici chiamati prove per tentativi ed errori, e potrà unirsi ad altri sistemi ampliandosi.


Torna a capo.


Dalle premesse classiche alla riorganizzazione del significato.

 


La conoscenza organizzata ed acquisita corrisponde al punto di massimo mascheramento raggiunto da ci6 che unanimemente viene condiviso, un mascheramento questo che non é imposto dall'esterno, ma risulta intrinseco ai meccanismi psicologici che presiedono alla dinamica ed alla strutturazione stessa della conoscenza. il pensiero categoriale, ereditato da Aristotele, ha in sé la rimozione dell'origine di quei vincoli che ne hanno determinato i risultati.


Il pensiero scientifico e filosofico contemporaneo ha messo in discussione le strategie fondanti quelle matrici e quegli ordinamenti assunti di volta in volta come naturali. Il fulcro del discorso é riassumibile in una frase di
Maturana (28) "Tutto ciò che viene detto é detto da un osservatore ad un'altro osservatore, che potrebbe anche essere se stesso."

E' attorno alla molteplicità dei punti di vista, più o meno standardizzati, che cresce la complessità e le sue molteplici descrizioni. Infatti l'autodescrizione dell'osservatore non delimita il confine dell'immagine, ne assesta la rappresentazione al suo esito finale, ma lo estende inevitabilmente in una ricorsione di descrizioni che generano altre descrizioni, ecco delinearsi dunque la ricorsione della stessa complessità.


All'interno dello stesso soggetto si può costatare una pluralità di punti di vista, al pari del patrimonio genetico anche il patrimonio culturale possiede la propria deriva, infatti per tanto che tale patrimonio tenda ad uniformarsi, un soggetto non aderisce mai passivamente ad un sistema di riferimento categoriale dato, é sempre presente la propria componente costruttiva.


Qualunque indagine epistemologica non può misconoscere il riconoscimento dell'irriducibile pluralità dei sistemi di riferimento categoriale, delle forme di pensiero e di conoscenza. Affiora a riguardo il problema che viene definito del taglio metodologico o decoupage (
Morin 'Il metodo') per conoscere é necessario specificare e delimitare un problema, creare un universo di discorso, nel quale validità e ordine possono essere determinati a partire da dati vincoli. La conoscenza si costituisce ricorsivamente attraverso la costruzione e la descrizione di punti di vista ed universi di discorso (intesi come ambiti di pertinenza del discorso).

Da un concetto relativo come quello di metodo, si passa a considerare, all'interno di una nuova concezione della teoria dei sistemi, la relatività e la vicarianza tra sistema e sistema, e sistema ed ambiente. In ambito cibernetico si scopre ancora un sistema dominato da una prospettiva comportamentista, l'immagine della scatola nera con i suoi input ed output. oggi si é tentato di oltrepassare tale confine, von
Foerster proponendo l'elaborazione di un'epistemologia degli oggetti viventi afferma (18): "Una descrizione (dell'universo) implica colui che lo descrive o, in altri termini, ci occorre una teoria dell'osservatore. Poiché gli osservatori sono organismi viventi questo compito spetta al biologo. Ma lui pure è un organismo vivente, il che vuol dire che, nella sua teoria, egli deve non solo rendere conto di se stesso, ma ugualmente della formulazione di questa teoria".

Viene recuperata tutta una serie di modalità, di atteggiamenti nei riguardi della finitezza della conoscenza e della natura umana, tutte le precondizioni inerenti ad un punto di vista, i "pregiudizi" non appaiono più come limiti, limitazioni, bensì divengono vere e proprie matrici costruttive della conoscenza, un drastico passaggio da un'epistemologia della rappresentazione ad un'epistemologia della costruzione.


Il problema della finitezza di affermazioni pregiudizievoli è il fondamento stesso dell'universo di discorso che si va ad affrontare, non sono i nostri giudizi a costituire il nostro essere, dice Gadamer, quanto piuttosto i nostri pregiudizi. I pregiudizi sono predisposizioni della nostra apertura verso il mondo. Sono semplicemente le condizioni per mezzo delle quali ciò che incontriamo viene a dirci qualcosa.


E' presente tutta l'indagine portata avanti da Kuhn e Feyerabend che mettono in discussione il metodo, come ricerca di un criterio di demarcazione su cui basare il giudizio di validità o meno di teorie e concezioni scientifiche in competizione, da un punto di vista storico, appoggiando l'idea che possa esistere unicamente una razionalità storicamente determinata. Il concetto di Paradigma di Kuhn elaborato nella sua opera "The Structure of Scientific Revolution11 (25), tenta di risolvere il problema, considerando il paradigma un sistema chiuso entro il quale, e solo entro il quale é lecito ricercare la coerenza con le premesse da cui ci si era mossi.

Dal considerare un unico punto di vista si passa a considerare molteplici punti di osservazione, creando cosi nuovi orizzonti, rinunciando alla ricerca del vero livello di osservazione fondamentale. La relatività di queste nuove concezioni porta a formulare una nuova definizione di sistema tenendo in considerazione le sue matrici costruttive che rimandano necessariamente a tagli metodologici operati dagli interessati.

Ogni suddivisione, dal momento che non pu6 che essere arbitraria, in funzione di ciò che si vuole andar a dimostrare o sostenere, essendo operata da un osservatore, é necessariamente una costruzione, come tale possiede in sé un differente potenziale comprensivo. La stessa concezione d'informazione prende un'accezione differente, a seconda del punto di vista da cui si parte nel considerarla passando ad essere incomprensibile rumore o informazione espressiva; più che mai si fa avanti una definizione storica della validità di una concezione scientifica.

Il soggetto stesso non é più unicamente considerabile come un sistema, bensì un sistema di sistemi, il considerarlo in un modo piuttosto che in un altro apre differenti prospettive ed orienta verso nuove potenzialità cognitive. L'evoluzione stessa ad esempio non é più considerabile come un procedere secondo ritmi armoniosamente adattati tra i vari sistemi, ma é un'accelerazione dello sviluppo e del mutamento di particolari sistemi accanto alla conservazione e all'immutabilità di altri.


L'epistemologia del soggetto dietro alla nuova teoria dell'osservatore trova uno sviluppo in termini quali chiusura organizzazionale, dominio cognitivo, autonomia. L'organizzazione del sistema si sviluppa attraverso la sua struttura, (la relazione esistente tra le sue parti che deve rimanere invariata perché si mantenga lo stesso sistema), é l'organizzazione dunque che consente di identificare un sistema; perché un sistema appartenga ad una data classe deve mantenere invariata la sua organizzazione mentre la struttura può cambiare sviluppandosi verso nuove potenzialità.


Un sistema autonomo si definisce come capace di subordinare tutti i cambiamenti strutturali previsti dalla sua
organizzazione. Il sistema dunque appare organizzativamente chiuso mentre strutturalmente è aperto. Ciò che caratterizza i sistemi viventi é che questi sono il prodotto della loro stessa organizzazione. Maturana e Varela definiscono ontogenesi di un sistema la storia dei suoi cambiamenti di struttura compatibili col mantenimento dell'organizzazione. il dominio organizzazionale di un sistema è il suo dominio cognitivo, o dominio delle interazioni in cui il sistema pu6 entrare senza perdere la sua chiusura.


ciò che interessa in un sistema autonomo, come é stato visto da Wiener, é la sua organizzazione interna non il suo controllo, del resto
non ritenuto possibile dal momento che in una tale organizzazione è concesso unicamente di selezionare una risposta tra quelle che il sistema é in grado di dare. La dinamica del sistema cosi considerato é la sua ricorsivitá.


Il passare dal controllo all'autonomia in un sistema permette di dissociarsi da concetti quali input ed output per introdurne altri quali perturbazioni e compensazioni operate dal sistema attraverso la propria ricorsivitá. Le
interazioni del sistema innescano ma non determinano i suoi cambiamenti strutturali, sono definite accoppiamenti strutturali da Maturana e Varela (27) proprio perché qui il sistema non può che organizzarsi ricorsivamente, mettendo in gioco unicamente la propria struttura.

L'accoppiamento strutturale tra sistema ed ambiente costituisce l'adattamento, l'ontogenesi passa ad essere la deriva di cambiamenti strutturali di un sistema che, per garantirsi la propria sopravvivenza non può che preservare l'invarianza dell'organizzazione e la conservazione dell'adattamento.


Come scrive Varela (43): "Questa situazione consiste nel fatto che colui che descrive non può uscire dall'unità per considerare i confini e l'ambiente, ma é associato con il funzionamento dell'unità sempre, in quanto elemento che la determina. Tali situazioni, alle quali appartengono molti dei sistemi sociali autonomi, sono caratterizzate da una dinamica in cui la stessa descrizione del sistema rende il sistema differente. Ad ogni stadio, l'osservatore é in rapporto con il sistema attraverso una comprensione, che modifica la sua relazione con il sistema. Questo é, propriamente parlando, il circolo ermeneutico d'interpretazione e azione, sul quale sono basate tutte le faccende umane."


Ogni livello d'osservazione è caratterizzato da miriadi di opposizioni, quella tra sistema ed ambiente ne rappresenta una fra le tante. Ma cosa significa unire gli opposti; nel paradigma classico la dualitá è legata all'idea di polarità la cui forma fondamentale é la simmetria, mentre la logica sottesa a tale dialettica è la negazione, le coppie sono del tipo: A / non A. La teoria dei sistemi, basata sulle nozioni di chiusura
organizzazionale ed autonomia, si sviluppa attorno alla complementarietà, la sua forma fondamentale é l'asimmetria, la logica sottesa é l'autoriferimento, le coppie sono del tipo: cosa/processo che conduce alla cosa.

Tale complementarietà consente di comprendere il carattere non strutturale e non assoluto di ciò a cui si riferiscono nozioni quali informazione, rumore, disordine, affermazioni che appartengono al dominio descrittivo di un osservatore esterno al sistema. Per Atlan la creazione di informazione può essere fatta solo a partire dal rumore, questo in apparente contrasto con differenti teorie che non considerano il sistema gerarchico che si viene a formare tra osservatore ed osservato, quest'ultimo compreso già nell'osservatore stesso; l'osservatore passa ad essere ad un livello di organizzazione superiore.

Questi due differenti punti di vista sono co-presenti ed irriducibili nonché complementari, cade la distinzione esterno- interno, che passa a dipendere dalla scelta metodologica operata; il punto di vista interno al sistema diviene quello dell'autonomia, della chiusura organizzazionale, gli input passano ad essere perturbazioni non istruttive per il sistema ma unicamente di innesto, di selezione, integrate nell'organizzazione dinamica del sistema in funzione della riproduzione di questa stessa organizzazione.


In questi termini l'osservatore é il sistema, attraverso questa via si delinea la possibilità di considerare in modo differente anche l'immagine che possiede di sé il soggetto dal punto di vista psicologico.

 

Verso una teoria dell'osservatore; von Foerster (19): Note per un'epistemologia degli oggetti viventi.

 


Il modello teorico cui si riferisce von
Foerster tratta l'ipotesi di come l'essere vivente sì trova ad elaborare le perturbazioni esterne. In particolare il suo pensiero si sviluppa attorno a 12 proposizioni che tenterò di esporre.

L'informazione all'interno del cervello è raccolta attorno a due elementi essenziali: le entità che definiamo X e gli istanti che definiamo T; l'ente (l'individuo) é necessitato ad assemblare X e T correlando assieme l'evento oggetto e l'istante tempo: chiamando R tale correlazione avremo R X T che si potrà scrivere Rii ; se riteniamo Rii la correlazione evento ---> istante, allora il suo contrario sarà istante --- > evento e lo chiameremo Sii ; ad esempio attraverso un certo evento, la morte di Napoleone, io posso recuperarne l'istante, 5- 5-1821, o al contrario attraverso l'istante, 5-5-1821, io posso recuperarne l'evento, la morte di Napoleone.


Dopo questa prima correlazione l'ente tenta di formulare delle ipotesi, utilizzando un tabulato come modello costituito di righe e colonne, assemblando rispettivamente sulle righe gli oggetti 0, e sulle
colonne gli eventi E, in altri termini le già considerate X e T. L'ipotesi che l'ente si trova a fare é un lavoro di classificazione, supporre che esista una relazione tra due rappresentazioni. L'ente infatti non possiede una continuità percettiva bensì si trova come dinnanzi ad immagini stroboscopiche, nulla gli indica che si trova dinnanzi ad un oggetto poiché solo in base all'ipotesi di permanenza dell'oggetto attraverso la classificazione per righe delle X l'ente decide l'esistenza dell'oggetto.


Dopo questa prima esposizione sommaria della dinamica di tale processo di elaborazione passo ad esaminare le proposizioni di von
Foerster.


1a PROPOSIZIONE: oggetti ed eventi
non sono esperienze primitive, oggetti ed eventi sono rappresentazioni di relazioni. A questo punto l'ente rappresenta gli eventi E con gli oggetti 0 in una nuova relazione OE; quest'ultima relazione non è fine a se stessa bensì costituisce per l'ente una rappresentazione che rimandata alla prima operazione percettiva modifica il processo stesso in atto confermando o modificando l'ipotesi di partenza.

L'individuo in ogni momento, decidendo sulle ipotesi fatte, attraverso l'istante coglie l'evento e attraverso l'evento coglie l'istante, la rappresentazione che si darà da tali operazioni andrà a modificare la percezione originale. Vi sono alcune tribù ad esempio che non considerano l'esistenza di un oggetto se non attraverso l'azione, é il galoppo che fa il cavallo e non viceversa, l'oggetto appare solo come risultato di un'azione, l'animale predatore scorge la preda solo quando questa si muove altrimenti quest'ultíma non esiste per nulla. A partire da differenti modalità organizzative si conformano differenti realtà.


Nell'evento E tanti intervalli di tempo formano la durata; il tempo diviene spazio perché é definibile solo attraverso la persistenza di un oggetto che é solo una rappresentazione essendo scaturito da un'ipotesi correlativa.

2a PROPOSIZIONE: Le proprietà logiche di invarianza e cambiamento sono quelle delle rappresentazioni; se ciò viene ignorato insorgono paradossi.

3a PROPOSIZIONE: E possibile computare le equivalenze tra le rappresentazioni di eventi diversi, R ed S), annullando la differenza di oggetto per riga. (In effetti, per il secondo principio, invarianza e cambiamento vanno riferiti alle rappresentazioni non agli oggetti di per sé stessi esistenti è l'ipotesi che definisce il contesto e descrive l'oggetto.)

4a PROPOSIZIONE: E possibile computare le equivalenze tra le rappresentazioni di istanti diversi, (R ed S), annullando per colonne.

 5a PROPOSIZIONE: Oggetti ed eventi non sono esperienze primitive. oggetti ed eventi sono rappresentazioni di relazioni. L'invarianza delle O e delle E é identificabile col nome e col tempo. Il processo di astrazione per riga dà il nome, mentre il processo di memorizzazione per colonna dà il tempo; l'astrazione di entità dà la presenza di oggetti, mentre la memoria di istanti dà la durata dell'azione. Accoppiare tra loro entità o istanti diversi è creare relazioni, il processare X e T é creare relazioni, le relazioni non sono altro che rappresentazioni.

6a PROPOSIZIONE: Computare e rappresentare sono la stessa cosa. Da un punto di vista operativo. La computazione di una specifica relazione é la rappresentazione di tale relazione.

7a PROPOSIZIONE: Un organismo vivente (omega) é un relatore di terz'ordine che computa le relazioni che mantengono l'integritá dell'organismo. Si presenta il concetto di ricorsivitá, per definire una cosa non cé che la cosa stessa (concetto questo ampiamente dibattuto da Maturana e Varela col termine di autopoiesi).

8a PROPOSIZIONE: L'organismo vivente é definito in base alle sue proprietà interne non ha bisogno di proprietà esterne che lo definiscano.


La definizione di essere vivente é ricorsiva; questi è quel processo che definisce l'essere vivente.


9a PROPOSIZIONE: Le rappresentazioni terminali (descrizioni) fatte da un organismo sono manifeste nei suoi movimenti.


La rappresentazione del movimento é fatta attraverso il movimento stesso, che é fatta attraverso il movimento stesso, che é fatta attraverso il movimento stesso ecc. L'informazione é un concetto relativo che non prende senso se non legandosi alla struttura cognitiva del destinatario della stessa.


10a PROPOSIZIONE: L'informazione associata ad una descrizione dipende dall'abilità dell'osservatore a creare inferenze.

11a PROPOSIZIONE: L'ambiente non contiene informazioni, l'ambiente é quello che é, le informazioni sono le relazioni già viste In precedenza.


12a PROPOSIZIONE: L'ambiente é percepito come la residenza degli oggetti stazionari, in moto o In cambiamento. L'io é un operatore relazionale all'infinito, tutto viene ricondotto a delle rappresentazioni.)


Risulta chiaro dal pensiero di von
Foerster che finché non vengono fatte delle ipotesi non é possibile cogliere nulla del reale, come disse Einstein (14): Sono le teorie che ci fanno vedere le cose Il sistema dal canto suo non può uscire da sé, le sue proprietà eseguono distinzioni nel campo del suo possibile; l'organismo é dunque l'espressione della prevedibilità dell'ambiente, nel soggetto non può esistere intenzione, questi infatti é necessitato ad operare.

Il linguaggio diviene un sistema di coordinazioni che risulta essere un mettersi d'accordo su cosa mettersi d'accordo; l'adattamento all'ambiente é creare delle coordinazioni o meglio correlare assieme gli elementi perturbanti.

L'individuo infatti sì trova ad operare come in un simulatore di volo nel quale, non trovandosi a contatto con la realtà, ha dínnanzi unicamente degli strumenti che codificano le perturbazioni cui è sottoposto dall'esterno. L'elaborazione della risposta che dará a tali perturbazioni andrá a modificare la sua stessa percezione.


Ogni individuo possiede un proprio modello (coordinatore o correlatore), per processare le perturbazioni, che gli permette di codificarle in informazioni che riducono la complessitá esistente, ed è proprio sulla complessitá che oggi più che mai si é acceso il dibattito, logica conseguenza di un enorme sviluppo di scienze e culture differenti.


Torna a capo.

 

L'emergere della complessità, il passaggio da un'epistemologia della rappresentazione ad un'epistemologia della costruzione.

 


Dalla semplificazione del pensiero scientifico si passa alla sua complessificazione, la domanda da farsi è per quale motivo sorga un passo del genere; una risposta congrua avrebbe dato spazio alla semplificazione mentre è vero il contrario.


Nel tentare una spiegazione mi sono imbattuto in un'espressione di Spencer-Brown (42):
0 L'universo deve espandersi per sfuggire ai telescopi con i quali noi, che siamo lui, cerchiamo di catturare lui, che è noi." La spiegazione é in ciò che viene spiegato, il descrivente nella sua descrizione, l'osservatore nell'osservazione stessa.


Nei concetti espressi é implicito che lo scienziato protetti nella propria ricerca la propria struttura interiore, ora partendo dall'assunto che ognuno possiede una propria struttura interiore e quindi una propria epistemologia operativa, risulta che ogni Individuo possiede una propria rappresentazione del mondo differente, anche se omologa alle altre rappresentazioni.

Per von Foerster (18): Il concetto classico di 'scienza suprema', cioé di una descrizione del mondo in cui non vi siano soggetti (un'universo senza soggetti) contiene delle contraddizioni. Per eliminarle occorre che l'osservatore (che é almeno un soggetto) tenga presente che :

(I) le osservazioni non sono assolute, bensi relative al punto di vista dell'osservatore (cioé al suo sistema di coordinate: Einstein).

(ii) le osservazioni influenzano l'osservatore cosi da annullare la sua speranza di previsione (cioé la sua incertezza é assoluta: Heinsenberg).

Dopo di ciò, siamo ora in possesso del truismo che una descrizione (dell'universo) implica colui che lo descrive (lo osserva). Ci occorre allora la descrizione del "descrivente" o, In altre parole, una teoria dell'osservatore.

Risulta sufficientemente chiaro il concetto di epistemologia dell'osservatore che influenza il tipo di rappresentazione del mondo.

Gli sviluppi dei sistemi di comunicazione hanno accelerato In modo vertiginoso le possibilità di confronto di differenti punti di vista; allo stesso tempo l'istruzione é oggi alla portata di un gran numero di persone; conseguenza di questi fattori incrociati è la crescita esponenziale delle correlazioni possibili tra differenti mentalità, a questo si può aggiungere che, nella logica di dover inserire nei vari ambiti lavorativi un numero sempre crescente di persone, si é venuta a creare una suddivisione specialistica che ha aumentato in tal modo la complessità.

E proprio attorno alla complessità delle strutture interessate che si é sviluppata la complessità del pensiero scientifico.

Esiste una teoria in sociologia (Luhmann) sui sistemi complessi che sostiene che un sistema semplice posto vicino ad un sistema complesso tende a sua volta a complessificarsi. Nel caso che ho presentato complessità emerge in differenti settori della scienza, ed attraverso l'interdisciplinarietà passa facilmente da un settore all'altro.

In altre parole la complessità nasce dal fatto che ogni individuo possiede una propria struttura profonda, la mente, che organizza a proprio modo le rappresentazioni della realtà. Questo lavoro di costruzione quotidiana della realtà attraverso le proprie rappresentazioni é comune anche allo scienziato. Le sue ipotesi al pari di ogni altro sono le proiezioni di tali rappresentazioni. il linguaggio, utilizzato nel descrivere una tale rappresentazione, vincola, attraverso determinate leggi linguistiche, tale processo e lo accomuna agli altri processi nel tentativo di renderli comprensibili.

Ciò che conta é il lavoro che precede la descrizione operata dal linguaggio comune, è a questo punto che é possibile ipotizzare un unico sistema comune di elaborazione delle perturbazioni, di correlazione delle informazioni inferite dietro ogni perturbazione, di costruzione e/o ampliamento di quelle metafore che costituiscono i bit di informazione nella struttura della mente.

Da un punto di vista strettamente costruttivista non é possibile affermare la possibilità della costruzione di un modello di funzionamento della mente, qualunque ipotesi di modello funzionale della mente non é che una proposta fra le tante possibili.

La complessità prima espressa nasce proprio al momento che si viene a scoprire che non c'é un mondo da svelare, bensì un mondo da proporre; allo stesso modo non esiste un unico modello di mente da scoprire: nel momento in cui si ipotizza un certo modello, questo prende forma all'interno della plasticità strutturale del nostro cervello. In un certo senso mentre si costruisce l'ipotesi contemporaneamente si plasma la metafora dell'ipotesi stessa, e quindi dietro ad una tale esperienza sussiste una vera e propria proposta valida in sé e per sé e che, se accettata, cioé condivisa da più persone si concretizza in una realtà.

Molti sono i risvolti di un'ipotesi di questo genere, come molti sono i limiti, in ogni caso é vero che per creare un universo di discorso é necessario crearsi dei vincoli, le leggi scientifiche sono partite dal suddividere uno spazio in modo arbitrario scoprendo dietro tali suddivisioni dei vincoli che però costituivano allo stesso tempo delle possibilità, molto spesso procedendo attraverso le possibilità ottenute ci si è dimenticati di essersi dati dei vincoli iniziali di per sé arbitrari. Solo recuperando passo a passo tali premesse si può venir a capo di ciò che si é creato.

Come afferma Ceruti (13): "... consapevolezza del fatto che tutti gli osservatori si definiscono reciprocamente in un rapporto simmetrico e asimmetrico: simmetrico perché tutti gli osservatori condividono gli stessi vincoli naturali e - ad un certo livello di astrazione - gli stessi vincoli culturali, le stesse grammatiche, le stesse "limitazioni" cognitive; asimmetrico perché la conoscenza si costruisce nell'intreccio irriducibile delle storie individuali, degli eventi irripetibili, dei tagli effettuati, delle motivazioni idiosincratiche ... ".

 

Si può dunque ipotizzare una struttura comune per ogni individuo, analoga a quella di altri individui, che definisco mente, un concetto espresso da Bateson che ha considerato i risvolti ecologici dell'individuo all'interno della propria esperienza.

Il senso ed il significato vengono forgiati in contesti ben definiti, quali quelli spazio temporali, al punto da imprimere un carattere di storicitá alla conoscenza.

Il concetto di tradizione, ad esempio, é il risultato di un'interpretazione, un gioco di preferenze, si privilegiano determinate aree piuttosto che altre, si aderisce ad un particolare modo di valutare gli avvenimenti, non esiste un principio invariante dal quale attingere informazioni, la tradizione é frutto di una particolare composizione, frutto a sua volta di sintesi successive di sistemi, di idee che prevalgono in particolari soggetti o in particolari momenti storici.

Il campo della conoscenza é impregnato del modello ipotetico deduttivo (date certe premesse ecco crearsi un universo di discorso), la mente dell'uomo é cosi fertile da dimenticarsi molto presto del punto di partenza di una catena consequenziale di ragionamenti; non per fare un paragone scontato e restrittivo, ma per chiarire meglio il senso di ciò che vado dicendo, mi torna utile pensare alla mente come ad un sistema capace di lavorare a più livelli e con programmi differenti. dove il lavoro viene spartito in sotto sistemi che elaborano l'informazione senza conoscere i prodotti finali del loro lavoro e senza interessarsi del programma col quale si trovano ad elaborare tali informazioni.

La mente non possiede un sistema coerente, la coerenza é un sistema di valori adottato dall'uomo a suo uso, motivando tale scelta entro Il proprio dominio di discorso, per cui deve venir costruita ed armonizzata col resto, sempre riferendosi a giudizi che in ultima analisi tengono conto dell'universo di discorso preso in considerazione, come afferma Maturana (27): La verità finale sulla quale l'uomo basa la sua condotta finale é necessariamente subordinata alla sua personale esperienza e sembra un atto di scelta che esprime una preferenza che non pu6 essere trasferita razionalmente; di conseguenza, l'alternativa alla ragione, é la seduzione estetica a favore di una cornice di riferimento specificamente progettata per assecondare i suoi desideri (e non i suoi fabbisogni) e che definisce le funzioni che devono essere soddisfatte dal mondo (culturale e materiale) nel quale vuole vivere.".

Il cammino della scienza, lo dimostrano le rivoluzioni scientifiche, é una proposta fatta da una minoranza, interessata a sviluppare un nuovo dominio di discorso, ad una maggioranza che, fedele alla tradizione, guarda dubbiosa alla novità e valuta i risvolti positivi e negativi portati da tale innovazione.

A questo punto i problemi dello sviluppo e del passaggio delle conoscenze sono legati alla costruzione ed alla interpretazione. Il processo sembra nascere dal caso, o da un ordine ad un livello superiore non ancora per questo conosciuto, non necessariamente dunque si trova ad essere un ottimizzazione della situazione finora raggiunta. Le idee i concetti, anche quelli che appaiono maggiormente interconnessi all'interno di particolari sistemi teorici, non sono sempre stati originati in campi, luoghi, tempi vicini, sono piuttosto frutto di auto- organizzazione, gusto estetico, caso ecc.

 

Si potrebbe pensare che le scoperte scientifiche piú prontamente accettate siano state quelle seguite ad un lungo periodo di buio e confusione, per la semplice ragione che l'uomo tende molto facilmente ad accettare la prima idea chiara che incontra dopo un periodo di smarrimento, le regole che vengono seguite normalmente dal singolo individuo sono poi le stesse seguite dalla massa.

Costruire una conoscenza, un sistema di idee, significa lavorare su altre conoscenze spezzando ciò che proponevano, ampliando altri sistemi di idee, é dare origine ad un metodo, il nuovo di per sé non é altro che una differente riorganizzazione del vecchio; costruire una conoscenza é basarsi su ciò che è dato per scontato per proporre un cambiamento che, se accettato, Inevitabilmente andrà a modificare ci6 che era dato per scontato. Per questa ragione è indispensabile il recupero delle premesse metodologiche che hanno condotto a tali sviluppi, solo in questa prospettiva si evita lo scontro coi mulini a vento.

Secondo Einstein (14) all'epistemologo sistematico lo scienziato: Deve apparire ( ... ) come una specie di opportunista senza scrupoli: appare come un realista nella misura in cui cerca di descrivere un mondo indipendente dagli atti della percezione; come un idealista allorché considera I concetti e le teorie come libere invenzioni della mente umana (cioé ritiene che essi non possono essere dedotti logicamente dai dati empirici); come un positivista se ritiene che i suoi concetti e le sue teorie siano giustificati soltanto nella misura in cui forniscono una rappresentazione logica delle relazioni fra le esperienze sensoriali. Può apparire anche come un platonico o un pitagorico se ritiene che il punto di vista della semplicità logica sia uno strumento indispensabile ed effettivo alla sua ricerca.".


Lo sviluppo della creazione di un universo di discorso é legato ad un problema di scelta, fatta da un soggetto, di strategie utilizzate, di progetti, di interpretazioni date. Reintrodurre il soggetto all'interno di tale universo significa accettare l'irriducibile molteplicità dei punti di vista anche all'interno di uno stesso sistema di idee, di una medesima tradizione.

La conoscenza é irreversibile, 'ciò che si conosce é parte integrante del sistema pensante, diviene parte della determinazione della struttura portante, é costitutivo dell'universo di discorso e per questo costituisce la realtà; ma è proprio una definizione come questa che si autoconferma, ed autoconferma lo status quo, ciò che appare caratteristico della conoscenza nel presente viene proiettato come definitorio delle conoscenze future. Oggi il carattere irreversibile del tempo della conoscenza é sostenuto da ipotesi quali l'omogeneità, il carattere lineare, la cumulatività delle conoscenze, solo mettendo in dubbio tali premesse si può recuperare la possibilitá di costruire un nuovo universo di discorso della conoscenza, che possa sostenere la crisi della tradizione moderna.


La scienza contemporanea si é prodotta nei solchi dell'eredità cartesiana, sono affiorati da questa presupposti quali l'idea di previsione, di scienza come scienza del generale, di tempo come dispiegamento della necessità atemporale, oggi non più riconosciuti come criteri assoluti e definitori della scienza.

La storia naturale parallela alla storia umana é la storia dei vincoli che hanno organizzato la struttura dei grandi piani di organizzazione dell'universo; come affermano Prigogine e Stengers (38): "un vincolo ( ... ) non limita solo i possibili ma é anche opportunità; non si impone semplicemente dall'esterno a una realtà esistente prima di tutto, ma partecipa alla costruzione di una struttura integrata e determina all'occasione uno spettro di conoscenze intelleggibili nuove."

Dove l'ideale Cartesiano vedeva come possibilità la sovrapposizione tra conoscenza e coscienza, oggi il rapporto tra conscio ed inconscio è vissuto come un alternarsi di stati differenti, ad una presa di coscienza segue la produzione di un nuovo inconscio cognitivo.

I limiti della scienza sono a mio giudizio i limiti della capacità stessa di prendere coscienza di ciò che la mente ci permette; la mente possiede in sé le tracce di tutti gli atti che hanno definito l'attuale universo di discorso.

Un campo molto dibattuto é lo studio della mente artificiale, uno dei primi nodi sorti da tale interesse é stato il considerare la possibilità di costruire un computer capace di eguagliare la cognizione dell'uomo (ipotesi forte); o il considerarlo unicamente come una macchina capace unicamente di agevolare il lavoro all'uomo (ipotesi debole).

E'possibile che il computer eguagli l'attuale capacità cognitiva dell'uomo per la semplice ragione che é In grado di costituire una copia perfetta del modello (metodo) adottato dalla mente nel suo processo cognitivo; la mente infatti di per sè non possiede vincoli effettivi, bensi possiede vincoli unicamente nel suo momento autodescrittivo, indispensabile per altro nella costruzione di un sistema a sua immagine quale puó essere la mente artificiale.

La mente astraendosi non ha vincoli se li crea, si costruisce un universo di discorso entro cui prova a muoversi. La costruzione della scienza é un esempio di tale capacità, che diviene necessità nel momento in cui l'individuo si trova a vivere socialmente. E solo attraverso la definizione di vincoli che la mente ha descritto un universo di discorso entro cui muoversi, e solo in questo modo gli é stato possibile ampliare tale universo ampliando cosi le proprie capacitá autopoietiche.


Torna a capo.

 

L'evoluzione cibernetica.

 

Oltre al modo descritto da von Foerster di considerare gli sviluppi della seconda cibernetica ve ne sono molti altri che hanno preso In esame l'ipotesi del controllo di un sistema attraverso l'immissione di informazione, una sorta di feedback positivo o negativo a seconda degli effetti avuti sul sistema.

Attraverso la morfostasi il sistema si mantiene inalterato all'ambiente che cambia finché gli é possibile, questo tipo di stabilità é resa possibile da un feedback negativo. Quando il sistema si vede costretto a modificare la propria struttura per sopravvivere all'ambiente sopravviene la fase di morfogenesi, controllata da un feedback positivo, che amplifica lo stato nel quale il sistema cambia struttura.

Il sistema possiede in sé quindi un modello di controllo che lo mantiene in una situazione di omeostasi (coerenza interna); i sistemi di per se procedono da uno stato casuale verso una diminuzione di entropia disordine) ossia un aumento di neghentropia (ordine) , nessun sistema infatti potrebbe vivere senza un modello o una struttura, daltronde però un eccesso di neghentropia (ordine) uccide il sistema, ecco il motivo delle continue oscillazioni entro una fascia di tollerabilità.

La circolaritá evidenziata fino a questo momento mette a fuoco come all'interno di un dato sistema non sia possibile orientarsi e prevedere come questo reagirá, per farlo l'unica possibilità é quella di considerare un livello superiore, il sistema allargato. Nel far ciò non si deve dimenticare che ogni operazione di distinzione é prettamente arbitraria nel termini che risulta impossibile orientarsi verso la ricerca obbiettiva é pur sempre un osservatore a definire il contesto osservato, e quindi lo stesso sistema, come afferma Ashby, è un insieme di variabili isolabili che rimangono abbastanza a lungo da poterne discutere; ancora una volta è il sistema a definire il sistema (o ad autodefinirsi) a seconda dell'occasione.

Ciò che ha spinto i ricercatori a lavorare in termini di funzioni e relazioni, dopo aver definito nel sistema la circoscrizione di intervento, é stato l'essere costretti a ricorrere ad una tautologia per poter spiegare l'evento, la realtà in effetti non può che essere descritta atraverso la realtá stessa ogni tentativo di ridurne la portata va inevitabilmente ad intaccala invalidandone la descrizione.

Quando si parla di sistemi che si autoregolano, autonomi, autopoietici (49), viene implicito considerarne modelli ed informazione emergenti. Tutta la prima cibernetica si é orientata sullo studio delle ridondanze emergenti, gli impliciti legati ad ogni tipo di scelta possibile condizionano completamente le scelte future e con loro il grado di attendibilitá di tutta l'operazione.

Partendo dall'ipotesi che la realtá in cui ci troviamo a vivere non é un dato oggettivo rilevabile, bensi la logica conseguenza di determinate premesse ora implicite esplicite, decorse implicitamente con gli sviluppi del pensiero scientifico, mi trovo più che mai condizionato ad accettare un certo gioco.

Attraverso determinate operazioni l'individuo costruisce la realtá e si calibra con essa in cui andrá a vivere, svolgerá tali operazioni implicitamente, o meglio attraverso "l'immediato" (non mediato) uso del pensiero.


Il concetto che voglio esprimere è che il pensiero lavora su di una struttura che é altra cosa dalle connessioni logiche di cui é capace; il pensiero non é riducibile; una descrizione fatta da un'osservatore è una punteggiatura e come tale deve essere considerata, un modello, una mappa che non potrà mai essere il territorio; rimane pur sempre vero che di modelli si vive, solo creando delle ipotesi è possibile dedurre, convalidare, inferire una realtà nella quale muoversi.

Prendendo l'avvio dal concetto di feedback evolutivo elaborato dal fisico Prigogine (39), voglio, con una rapida carrelata, andare a valutare le ipotesi di possibile cambiamento elaborate da un sistema per adattarsi ad un universo in continua rivoluzione.

Il feedback evolutivo tenta di spiegare tutti quei concetti fisici e chimici che non posono essere inseriti all'interno della seconda legge della termodinamica (che prevede per l'universo il raggiungimento di una grigia uniformità casuale verso uno stato di entropia), dai fisici era infatti ignorata completamente la neghentropia dei sistemi viventi, ció é il loro progredire verso maggior complessità e diversa organizzazione.


Bateson in Mente e Natura ha elaborato un valido raffronto tra epigenesi ed evoluzione che mette in evidenza il significato di feedback evolutivo inteso come un principio ordinatore, che non tende all'equilibrio, e che regola la formazione e lo sviluppo dei sistemi ad ogni livello: Il contrasto con l'epigenesi e la tautologia, che costituiscono il mondo dell'interazione, sta l'intero reame della creatività, dell'arte dell'apprendimento e della evoluzione in cui i processi di cambiamento si basano sul caso. L'essenza dell'epigenesi sta nell ripetizione prevedibile, l'essenza dell'apprendimento e dell'evoluzione nell'esplorazione e nel cambiamento. (3)

Il concetto di Prigogine (39) di ordine attraverso la fluttuazione, propone l'idea di un cambiamento discontinuo. A proposito di modifica della propria struttura un sistema reagisce a seconda di come é venuto a costituirsi. Per un sistema allopoietico costituito e dipendente dall'esterno ogni mutamento non potrà che essee determinato esternamente, un sistema geneticamente determinato potrà modificarsi solo attraverso una mutazione genetica. Diverso appare un sistema vivente autopoietico che oltre a possedere un sistema genetico é capace di evolvere verso nuovi livelli di organizzazione.

I sistemi viventi posseggono una straordinaria capacitá di attuare trasformazioni che vanno oltre a ci
ò che da loro precedentemente poteva essere previsto o raggiunto. Inoltre si pu
ò affermare che tali sistemi posseggono la capacitá di mutare verso stadi piú organizzati, complessificandosi attraverso fluttuazioni casuali (questo sempre in relazione ad un'allontanamento del sistema dal suo equilibrio).

Voglio ora elencare una serie di Idee che hanno orientato allo studio dei sistemi, in particolare quelli viventi, nel contesto di una nuova epistemologia :

1) Accentuazione del pensiero circolare a scapito di quello lineare indispensabile questo passaggio per introdurre tutto il discorso della prima e della seconda cibernetica.

2) Passaggio dall'idea di causa a quello di co-rispondenza. Questo a favore della possibilitá di poter mantenere una coerenza a livello di crcolarItáf resa impossibile solo abbandonando il concetto di semplice linearitá.

3) Per raggiungere una connotazione circolare occorre considerare il sistema formato dall'insieme dei suoi elementi.

4) I processi vitali nei sistemi viventi sono da considerarsi irreversibili niente può immergersi nello stesso fiume due volte.

5) Non possedendo uno scopo al di là del dell'autpoiesi il sistema vivente è imprevedibile, singolare.

6) Si abbandona definitivamente l'universo newtoniano con forze che agiscono sulle cose.

7) Il sistema possiede unicamente una reazione basata sulla sua coerenza organizzata, qualunque altra spiegazione si trova unicamente nel dominio descrittivo dell'osservatore.

8) I sistemi viventi sono da considerarsi instabili, i sistemi in evoluzione procedono dall'instabilità verso la rigidità, per tornare all'instabilitá, cosi all'infinito.

9) Non rimane che sottolineare ancora il concetto di coerenza del sistema che va a sostituirsi a quello di omeostasi troppo legato al gioco di forze newtoniano di cui ci si vuole sbarazzare, nell'idea di costruire un nuovo linguaggio che non debba sempre ricorrere alla fisica per spiegare ció che accade. Il sistema possiede una propria coerenza che gli deriva dalla propria struttura e che non pu6 che tener costantemente in considerazione l'intero complesso di sottosistemi che lo compongono.


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La biologia ontologica di Maturana. Biologia della cognizione (27).

Il pensiero di
Maturana si sviluppa attorno a due questioni fondamentali:

a) Che cosa avviene nel fenomeno della percezione ?

b) Che cos'è l'organizzazione del vivente ?

L'intuizione che gli permise di darsi una risposta fu quella di vedere che i due fenomeni cognizione e funzionamento del sistema vivente sono in realtá la stessa cosa, egli sostiene che la cognizione é un fenomeno biologico e solo come tale può essere compresa, questa affermazione é valida per tutti gli organismi viventi con o senza sistema nervoso, perciò conoscere equivale a vivere e vivere di conseguenza equivale a conoscere.

L'idea alla base del concetto di autopoiesi (auto-organizzazione dell'essere vivente) é la circolaritá sottesa all'organizzazione che rende il sistema vivente un'unitá di interazioni, l'autopoiesi del sistema vivente deve essere mantenuta al contrario ne andrebbe della vita stessa del sistema. Se l'organizzazione del vivente è circolare allora il sistema si trova ad essere chiuso organizzativamente (non dal punto di vista termodinamico) per questo motivo il sistema è autonomo la natura stessa della sua struttura infatti determinerá interamente come questi si comporterá In tutte le sue Interazioni.

 

Mi sembra superfluo affermare che non é possibile Immaginare un sistema vivente senza interazioni, il fatto stesso di poter affermare la propria esistenza é prova inconfutabile dell'interazione in atto tra "l'IO esisto" e "l'ALTRO esiste" che offre il termine di confronto sul quale operare tale distinzione.

Non sono le interazioni a determinare il comportamento futuro del sistema; il comportamento é autodeterminato dal sistema stesso, piú propriamente la sua struttura ne determinerá il comportamento; sistemi siffatti non possiedono input ed output, non possono ricevere informazioni, poiché tutti i sistemi viventi sono chiusi operativamente, l'informazione di per sè non esiste. Ashby stesso definì tali sistemi (compresi i computer, sistemi costruiti dall'uomo) termodinamicamente aperti ma chiusi nei confronti dell'informazione, impermeabili ad essa.


Se cosi non fosse come spiegare il fatto che persone diverse reagiscono in modo differente allo stesso input, la ragione é da ricercarsi nel fatto che ogni persona possedendo una propria ipotesi, teoria, costrutto, epistemologia, a seconda di come venga definita la strategia personale, non pu
ò che dare risposte differenti ad uno stesso l'input.

Partendo dall'assunto che l'organizzazione è autopoietica nel sistema ogni cambiamento che lo stesso subisce é necessariamente determinato dalla sua propria organizzazione. L'informazione é sempre stata considerata il tocco magico che determina una risposta mentre non è altro che un ente che interagisce con il sistema, quest'ultimo dal canto suo si comporta sempre conformemente alla propria struttura, per questa ragione i sistemi viventi sono deterministici.

Maturana ha iniziato con l'interessarsi unicamente dei sistemi viventi piú tardi arriva a concludere che il determinismo strutturale é la condizione indispensabile per il progredire della scienza stessa, infatti se non fosse presente non esisterebbe un mondo ordinato, senza una qualche forma di determinismo ontologico non esisterebbe che caos e nulla avrebbe un senso.


Ma prima di procedere oltre nella descrizione del pensiero di
Maturana vorrei riassumere in sei punti i principali obbiettivi che si é posto assieme a Varela. Intanto ho già accennato a come Maturana abbia superato il modello della causalità classica attraverso l'ipotesi epistemologica ed ontologica del determinismo strutturale. Da una tale ipotesi derivano tutta una serie di conseguenze che modificano la concezione della teoria sistemica.

1) Impossibilità di una conoscenza obbiettiva. La nostra conoscenza come già accennato é frutto dell'interazione tra noi e il mondo. La conoscenza é sempre funzione della struttura dell'essere che conosce.

2) Impossibilità di un'interazione istruttiva . L'ipotesi del determinismo strutturale prevede che il comportamento sia definito solo dalla struttura propria del sistema e non dall'esterno, l'interazione con un altro sistema é dunque solo orientativa o selettiva. I sistemi non possono determinare tra loro il comportamento.

3) Impossibilità di controllo. Infatti se un sistema non può comportarsi diversamente da come si comporta, in funzione della sua struttura risulta ovvio che l'ambiente non ha alcun potere su di lui.

4) Il sistema é in sé perfetto. La coerenza del sistema con la propria struttura non gli permette di compiere errori, concetti quali devianza, disfunzione, disadattamento, non sono caratteristiche del sistema bensi categorie dell'osservatore, dal suo punto di vista il sistema funziona sempe nel miglir dei modi.

5) Irrilevanza di nozioni come: scopo, significato, informazione, rappresentazione, contesto. Essendo descrizioni semantiche, non strutturali del sistema, appartengono al dominio descrittivo non costituiscono una spiegazione scientifica degli eventi osservati.

6) Accoppiamento strutturale del sistema col suo medium, l'ambiente, e In particolare con altri sistemi. Viene a formarsi un dominio nel quale la condotta di ogni sistema é funzione della condotta degli altri, nel corso dell'interazìone si viene a modificare la struttura dei sistemi interessati.

Ai punti menzionati ora vanno aggiunti i due concetti centrali nel modello che già ho menzionato in precedenza che sono l'autopoiesi dei sistemi viventi, e la chiusura organizzazionale dei sistemi autonomi.

A questo punto riprendo ad uno ad uno tali concetti anche rischiando di essere ridondante ma ritenendo questo un modo sicuro per non lasciare troppo al caso, essendo complesso il discorso che emerge dall'autore e sopratutto seguendo una via nuova nella concezione dei sistemi.

La struttura di un oggetto ne determina il comportamento futuro dal momento che stabilisce quali saranno le interazioni a cui potrá partecipare, la struttura possiede una qual platicitá che gli permette di modellarsi in funzione delle interazioni cui va incontro.

L'intuizione di Maturana, criticata dallo stesso Varela, suo stretto collaboratore, permette di recuperare l'universo meccanicistico di Newton adattandosi al relativismo Einsteiniano, infatti Newton descrive un universo causale, Maturana sostiene che tale universo causale è ontologicamente Impossibile, forze ed urti sono solo occasioni storiche che permettono al sistema di continuare il proprio comportamento strutturalmente determinato.

La concezione di causa richiama il concetto di interazione istruttiva che è da considerarsi impossibile cosi come una stessa lezione impartita dallo stesso docente determina risposte differenti negli studenti. Determinate perturbazioni non possono che selezionare determinate risposte ma é la struttura che le determina. La causalitá cosi come viene comunemente Intesa non esiste, è la nosra posizione dì osservatori che ci impone una punteggiatura, in relazione al fatto che viviamo in un mondo fisico, di tipo causale. Come osservatori per noi é implicito attribuire una prioritá causale all'agente attivo che sembra causare, ma in realtá seleziona, in un altro oggetto un cambiamento, in questo modo si ignora che é la struttura del secondo oggetto a determinare cìò che viene a presentarsi. In effetti diviene implicito da tali affermazioni che la causalitá é un'esperienza psicologica raggiunta nel momento che la nostra interazione con un oggetto ci ha dato conferma di un risultato desiderato.

Il dominio cognitivo dell'individuo non è nietIaltro che lo spazio entro il quale il determinismo strutturale permette di operare al sistema. Attraverso il linguaggio gli individui si orientano l'un l'altro per mezzo di questo noi interagiamo in un dominio di descrizioni un dominio questo che é sia limitato, in quanto ogni cosa ci troviamo a dire é una semplice descrizione, ma anche infinito, in quanto ogni descrizione costituisce in noi la base per nuove Interazioni orientanti e quindi nuove descrizioni.
Si é soliti definire il reale orientandoci l'un l'altro mediante interazioni linguistiche nell'ipotesi che le nostre esperienze sensorie siano entità concrete ma che in realtà non sono altro, al pari dei pensieri e delle descrizioni, che stati di attività relativa tra neuroni che generano nuove descrizioni, in questi termini non sussiste alcun oggetto di conoscenza, conoscere è essere capace di operare adeguatamente in una situazione individuale o cooperativa. Viene riconosciuto che noi come sistemi pensanti viviamo in un dominio di descrizioni ed attraverso queste possiamo aumentare indefinitamente la complessità del nostro dominio cognitivo.

Molto del pensiero di Berkeley é espresso nel concetto di descrizione cosi come l'idea di determinismo strutturale richiamava il concetto di "monadi senza finestre" di Leibniz: "ogni monade é autosufficiente; il suo concetto contiene tutti i suoi predicati, passati, presenti, futuri, e quindi non può essere determinata da nessuna cosa esterna ad essa ".


Si può definire l'uomo come un sistema autonomo deterministico e relativistico autoreferente, é autonomo perché é un sistema chiuso, é deterministico perché é strutturalmente determinato, è relativistico perché vive in un mondo di descrizioni da lui stesso create, infine é autoreferente per essere un sistema autopoietico chiuso. La vita dell'uomo acquisisce la sua peculiare dimensione attraverso l'auto-coscenza, etica e moralità originano dai commenti che egli fà sul suo comportamento per mezzo dell'auto-osservazione. L'uomo si trova a vivere in una cornice di riferimento che cambia in un mondo continuamente creato e trasformato da lui, tutto attorno a lui appartiene al dominio descrittivo, i sistemi viventi sono sistemi auto-referenziali dunque qualunque cornice di riferimento é inevitabilmente relativa comprese verità e falsità.

L'ultimo capoverso dell'opera di Maturana apre un aspetto tutto ancora da valutare e da soppesare sulle strategie operative dell'uomo, lo definisce un animale razionale che costruisce i suoi sistemi razionali come tutti i sistemi razionali, su verità accettate arbitrariamente, suo compito dunque é quello di scegliere una cornice di riferimento per

il suo sistema di valori. La verita finale sulla quale l'uomo va a basare la sua condotta razionale é subordinata alla sua personale esperienza e sembra un atto di scelta che esprime una preferenza non trasferibile razionalmente.

L'alternativa alla ragione nella formazione del sistema di valori sembra essere la seduzione estetica una cornice di riferimento progettata per assecondare i desideri dell'uomo, non i suoi fabbisogni, e che definisce le funzioni che devono essere soddisfatte dal mondo, culturale e materiale nel quale vuole vivere.

Quest'ultimo paragrafo immette in un ordine di idee completamente differente un mondo finora toccato solo da Bateson, l'estetica come strumento operativo nelle decisioni dell'uomo, non più solo considerato un essere razionale, legato alle regole della logica, ma un sistema complesso che nell'operare delle scelte mette in moto un complesso sistema di correlazioni nel rispetto completo del suo costituirsi come sistema deterministico, relativistìco, auto-referente


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Psicologia e complessità uno studio della mente come sistema ricorsivo.

 


L'orizzonte della conoscenza ha perso il suo aspetto cumulativo, lineare ed atomista per riscattarsi dal pensiero newtoniano e cartesiano. Il rapporto con la conoscenza é fissato da un intricato allacciarsi di operazioni logiche, estetiche morali economiche, la psicologia diviene uno strumento prezioso nell'analisi di questa complessità. Nell'attività creativa, ad esempio, si combinano assiema almeno tre differenti aspetti cognitivi: le conoscenze già acquisite, i fini che ci si propone, e la sfera affettiva. Se si considera l'attivitá creativa della mente come un insieme di progetti distinti, come sostiene Gruber (22), in cui alcune parti sarebbero attive altre a riposo, l'individuo si sposterebbe nello spazio e nel tempo entro il progetto selezionato, il nuovo sorgerebbe da tale attività nel variare le prospettive ed i punti di vista adottati finora, in termini di Gestalt si avrebbe un alternarsi di figura sfondo, una continua ricostruzione della conoscenza e dell'esperienza.


Nei processi cognitivi il significato di ció che si conosce dipende dalla posizione in cui l'osservatore si trova e dalla posizione dell'osservato. Un aspetto importante a riguardo è considerare che il sistema, nella sua evoluzione, non vada verso un unico polo attrattore, bensi verso un insieme di mete differenti, dove rientra la componente legata al caso. Il sistema non lo si osserva unicamente dall'esterno ma da molteplici punti di vista che possono cambiarne l'aspetto.

Pribam ha affrontato questa seconda lettura attraverso il concetto di Iologrammal, paragonabile ad un simbolo, una parte che riproduce Il tutto, questo tipo di organizzazione permette al sistema di resistere ai danneggiamenti, l'informazione viene infatti distribuita ovunque. L'immagine che l'autore ci presenta del cervello é quella di differenti programmi organizzati In modo ologrammatico, dai quali l'individuo selezionerebbe in un determinato contesto un determinato programma.. l'intero complesso di informazioni non avrebbe senso. il concetto di selezione dell'informazione non é usato a caso, parlando di sistema, Infatti, si introducono termini come organizzazione e determinismo strutturale, che sottendono la possibilità di considerare il sistema in sé perfetto e contenente tutta l'informazione; questi concetti fanno parte di un differente linguaggio strutturato in funzione di una nuova epistemologia per la comprensione del sistema vivente.


Un interessante discorso emerge dietro la specialità emisferica, nella maggioranza degli occidentali l'emisfero sinistro ha la predominanza nelle modalità di tipo verbale, logico, matematico ecc., mentre l'emisfero destro é maggiormente coinvolto nell'attività visiva, Immagini, visione spaziale, auditiva, suoni, musica ecc., Bogen le ha definite rispettivamente "proposizionale" l'emisfero sinistro e l'apposizionale l'emisfero destro. Nella soluzione proposta sorge una novità, il modo di procedere apposizionale, legato all'emisfero destro non prevede ne la complessità ne la causalitá, infatti questi concetti non sono colti dall'immagine; mentre al contrario nell'uso del linguaggio la reificazione é un attribuito fondamentale del pensiero umano e procede da una descrizione verso la causazione e la complessità.

La differenziazione emisferica non si esaurisce certamente qui, sono infatti recenti gli studi su soggetti connessurectomizzati, (separazione dei due emisferi a scopo terapeutico in casi di epilessia), che presentano una procedura percettivo-decisionale che prevede una maggiore scelta decisionale da parte dell'emisfero non dominante su quello dominante che si limiterebbe a dare una spiegazione logica e razionale della scelta fatta, non potendo, data la scissione, darsi altre spiegazioni.

A questo punto sorge un dubbio, nel pensiero di Maturana (29) vi é un'affermazione particolare sul linguaggio che sostiene l'inesistenza degli oggetti prima del linguaggio stesso, come potrebbe dunque l'immagine precedere Il linguaggio stesso. La spiegazione che viene da darsi é che succeda effettivamente in questo modo: il linguaggio denota e quindi struttura la realtá che senza di esso non possiede una valenza oggettiva, e quindi non può divenire intersoggettívamente descrivibile; l'oggettivizzazione é un processo che nasce dalla descrizione copartecipata.

Dopo questa digressione sull'ologramma si può continuare l'escursus verso una nuova epistemologia che contempli la complessitá emergente dall'interdisciplinarità del cammino scientifico, ampliando e modificando il concetto di l'ologrammall in l'olocinesill, che meglio esprime la dinamica di ogni parte del sistema, contemplando la necessità di abbandonare l'illusione, presente nell'ambito della psicologia, di poter giungere alla formulazione dì una teoria unitaria in cuì riconoscere la spiegazione di ognì fenomeno.

Abbandonando quindi l'idea di un modello unitario su cui basare la nostra conoscenza, si può parlare di modelli differenti e teorie in trasformazione, ma quale differenza sussiste tra un modello stabile ed uno in continua trasformazione? Per rispondere a questa domanda è necessario ampliare il discorso.

2 un delicato equilibrio quello che sostiene un modello teorico nel suo sviluppo fatto di rapporti culturali e sociali che vengono allacciati dagli individui al momento di sostenere un modello cognitivo. Nel momento che viene scelto un nuovo modello cognitivo, sia consciamente che in modo inconscio, gli individui non sono più gli stessi, la loro percezione subirá delle modifiche e quindi la stessa realtà apparirà sotto forma nuova, non solo, ma anche il passato dell'individuo si modificherà perchè elaborato sotto una nuova luce.


Ci
ò che qui sembra apparire un difficile concetto é unicamente una sfaccettatura di una nuova epistemologia, conoscere é poter decidere e quindi operare una scelta al di la dell'incertezza iniziale, ma dietro un'incertezza non ci può essere solo logica altrimenti non avrebbe motivo di esistere l'incertezza, per cui la scelta esprime una preferenza, di per sé non trasferibile razionalmente.

Questi concetti rimettono in gioco contemporaneamente da un lato il metodo operato razionalmente dal soggetto, la sua ricerca di perfezione, il suo tentativo di migliorarsi, dall'altra la spontanea sensibilità dell'individuo, soggetta a dubbi, incertezze, errori. Nella ricerca delle strategie del sapere si deve tener conto di questi differenti aspetti dei processi conoscitivi dell'individuo.

Voglio ora introdurre un concetto estremamente duttile che riesce a racchiudere in sé simultaneamente la rigidità logica e l'approssimazione estetica, la metafora.

Sono differenti filosofi, epistemologi, scienziati a sostenere che la metafora rappresenta un momento caratteristico dell'emergere di nuove conoscenze: Richards I.A. (41): "Per dirlo nei termini più semplici, quando adoperiamo una metafora abbiamo due pensieri di cose differenti contemporaneamente attivi e sorretti da una singola parola o frase, il cui significato risulta dalla loro interazionell; Black M. (8): l'Ognì metafora é la punta di un modello sommerso"; Hesse MA. (23): "Le diverse teorie si susseguono come ridescrizioni metaforiche del mondo, senza peerdere il legame con la comune base della nostra esperienza del mondo." E solo attraverso la sfera affettiva che l'individuo ristruttura la realtà non accettandola come dato di fatto, violando cosi le regole implicite da essa sottese, in questo modo l'individuo diviene "metaforico". Lo stesso si pu6 dire in campo scientifico dove per appropriarsi di un nuovo paradigma sotto cui sviluppare una nuova teoria, lo scienziato trasgredisce le regole finora in vige.

Se qualunque trasgressione alle regole si svolge con l'uso implicito o esplicito della metafora, allora ogni teoria é di per sè una metafora, considerata come tentativo di formulare un sistema coerente di idee con lo scopo di fornire una spiegazione del mondo. Lo sforzo che viene dedicato nella formulazione di una nuova teoria è dal canto suo proporzionale alla difficoltà con cui si lascia la metafora quando questa non é piú adatta a sostenere la nuova realtà. Il modello teorico-interpretativo tende a resistere ai fatti, in realtà é una teoria sottesa alla nostra esperíenza che ci permette di costruirci una realtà, per dirla con Wittgenstein (48): "Un fatto non è nulla senza una teoria: i fatti sono teorie, cosi come le parole sono azioni". L'insegnare qualcosa a qualcuno diviene il tentativo di modificare le teorie di quella persona, attraverso altre teorie, dimostrandoo l'inadeguatezza delle vecchie teorie, ma non potendo usufruire di dati oggettivi perché sempre dipendenti da una teoria, si potrà procedere solo attraverso la "seduzione estetica". come afferma Maturana (29), unica possibile risorsa sensibile alla metafora che ognuno adopera nel confrontarsi col sapere.

Per rimanere in tema di principi basilari che costituiscono i meccanismi attraverso i quali prendiamo atto della realtà, ci creiamo quindi un'epistemologia personale, Spencer-Brown afferma a riguardo: 'Tate una distìnzione! Un universo é posto in essere quando uno spazio viene suddiviso o sviscerato ... se ne possono tracciare i confini ovunque ci piaccia", si arriva attraverso l'idea di

Spencer-Brown (42) al concetto all'idea di comando, come la musica, la matematica, cosi ogni parte del linguaggio sarebbe un listato di comandi da seguire per poter riprodurre l'esperienza.

Nel ricreare un'esperienza l'individuo, infatti, segue la traccia che gli é offerta da chi si presta ad esporre, attraverso comandi, la propria esperienza, qualunque descrizione segue sempre un atto di demarcazione da parte del descrittore, l'osservatore dapprima distingue poi descrive.

L'implicazione è che una domanda, proponendo una distinzione, costruisce la propria risposta, le domande, le Ipotesi, le teorie che ci formuliamo sulla realtà servono a creare la stessa, come afferma Laing, citato da Spencer-Brown (42) "Quelli che nella scienza empirica sono chiamati 'dati' essendo in realtà scelti arbitrariamente dalla natura delle Ipotesi già formulate, potrebbero pit onestamente essere chiamati 'presi"

Dopo aver fatta una distinzione ed aver quindi delineato una realtà si é data forma ad un'epistemologia, nel far ciò si é seguita una strada che, percorsa a ritroso, ci permette di scoprire come abbiamo costruito la realtà dalla quale ci troviamo a dipendere. Ci6 che é implicito in questo discorso é il problema delle premesse, e qui il discorso si complica infatti per scoprire determinate premesse dobbiamo uscire dal contesto, costruire nuove ipotesi che a loro volta costituiscono nuove premesse in una spirale senza fine.

Dal discorso emerge che il descrivere l'esperienza umana cambia l'esperienza stessa, o meglio qualunque perturbazione riceva un organismo oltre a modificare l'esperienza passata, va a modificare la percezione futura. Tutto ci6 che é scoperto esisteva giá implicitamente nelle premesse del ricercatore. In tutto questo non si deve dimenticare che ogni distinzione fatta é fatta da un