Baronio Ilario
Quell’idea di costruttivismo
Considerazioni professionali in merito al cambiamento
Corso di Psicologia Generale – 1998/99
Quell’idea di costruttivismo
Un’idea funziona se è condivisa e realizzata contemporaneamente.
Non so quanto quest’idea abbia funzionato: certo è, che all’interno del
gruppo classe mi è parso di individuare una netta spaccatura tra coloro che,
se non hanno sposato il costruttivismo, ne condividono perlopiù le linee di
fondo e coloro invece che, in una sorta di confusione ed indeterminatezza ne restano
abbastanza scettici. Personalmente credo di appartenere al primo gruppo e di aver
individuato e fatti propri alcuni concetti di fondo validi sia in ambito personale
che professionale. Le personali aspettative sono state certamente disattese:
tutto ci si poteva aspettare da una docenza di “psicologia generale” ma non certo
l’idea costruttivista…il risultato finale è comunque di piena adesione all’approccio:
ricondurre infatti il ruolo di educatore professionale ad una persona (animale
sociale) che riesce a vivere e a viversi in più ambienti in più contesti
e non solo nel proprio circuito educativo, significa scoprirsi costruttivisti.
L’idea si materializza e si trasforma: da realtà individuale (sogno) ad una
realtà collettiva (veglia) attraverso l’incontro tra l’elaborazione personale
e la relazione con l’altro che si manifestano nel proprio ambiente e nel mondo.
Scoprirsi costruttivisti comporta comunque uno sforzo non indifferente: lo sforzo
di comprendere una teoria filosofica ed una pratica basata in gran parte su di essa,
quindi, a tutto ciò a cui prima non si era mai pensato. La realtà
allora può apparire diversa ed il quotidiano, inteso come l’espressione della
realtà, costruzione di un pensiero comune e condiviso.
Filosofia di vita
Mi piace pensare, che questo processo porta a riflettere sul
costruttivismo come una filosofia di vita che non tenta di produrre soluzione preconfezionate
ai problemi, strategie, azioni di sviluppo, ma attraverso l’idea che noi siamo
costruttori della nostra vita raggiungiamo piana consapevolezza del nostro essere,
del nostro agire, del nostro agito in relazione con l’operare altrui attraverso
una circolarità di eventi, per conoscere il mondo.
Ci si rende conto che la “conoscenza” non può essere una rappresentazione
del mondo esterno fatta di pezzettini di “informazioni” asportati a quel mondo “reale”,
ma deve essere una costruzione interna fatta di materiale interno (H.Maturana).
La conoscenza trasmissibile tramite il linguaggio, si rivela una costruzione che
ogni individuo deve astrarre dalla propria esperienza.
Lo sfondo integratore
Una filosofia resta comunque tale se, concretamente, non
trova “terreno fertile sul quale potersi radicare” ed esprimersi. Ho individuato
questa frase di D. Von Hildebrand all’interno della docenza di Osservazione
e Progettazione educativa che in qualche modo lancia un ponte verso il costruttivismo
in quanto mi pare possa rappresentare un buon terreno di cultura sul quale poter
riflettere sia in ambito personale che professionale. Ritengo sia difficile comunque
poter scindere questi due aspetti: l’uno rappresenta ed implementa l’altro. Se il
costruttivismo tende ad orientarsi secondo un approccio filosofico apparentemente
lontano dall’esperienza pedagogicamente fondata, un simile sfondo integratore permette
sicuramente di rimanere ben saldi a terra attraverso atteggiamenti di concretezza
e responsabilità. La “professione primaria”, fonde i due contesti in un'unica
dimensione, quella di essere uomo, che nella società, nelle molteplici
relazioni stabilite ogni giorno con i colleghi di lavoro, con il cliente che usufruisce
di un servizio erogato, con il territorio esterno circostante e gli interlocutori
pubblici, pone l’accento sull’etica, sui modelli ideali di comportamento, sulle norme
morali che ne regolano l’esercizio, sui valori appartenenti ad un’esistenza degna
di essere vissuta.
Il ruolo - La professione secondaria
La professione secondaria è sovente una questione
di ruolo, da “costruire” in più contesti differenti, da intendersi come quei
diversi compiti socialmente utili che l’uomo svolge all’interno della società.
Sicuramente il ruolo professionale agito si rispecchia in ottica costruttivista:
basti osservare le relazioni esistenti tra un ruolo Amministrativo, di Coordinamento
ed Educativo. Se ciò che siamo è confermato dall’ambiente esterno,
se quindi il nostro io, la nostra identità è in qualche modo confermata
dalle molteplici relazioni che avvengono in contesti diversi, con diversi interlocutori,
allora l’oggetto della comunicazione, attraverso il linguaggio, costruisce la nostra
personalità. Sono le nostre caratteristiche personali che essendo riconosciute
e valorizzate nel ruolo, alimentano la nostra realtà: una realtà certamente
complessa e “costruita” prodotta dalla nostra rielaborazione personale, e da nostri
fattori interni, dalla nostra rigidità/flessibilità, dal nostro essere
efficienti/efficaci, dai nostri elementi valoriali. I tre ambiti professionali vengono
quindi a modificare il proprio io, attribuendo la capacità di percepire
il mondo da più punti di vista; in altre parole, la nostra identità
cambia a piccoli passi e con essa il modo di vedere le cose, le azioni, le persone
e quindi in nostro modo di percepire il mondo circostante.
All’interno della professione secondaria, vorrei mettere in evidenza il processo
di cambiamento che ha ultimamente coinvolto la sfera professionale. Rispetto
all’essere Amministratore e Coordinatore di un servizio interno presso il
Centro nel quale lavoro, il cambiamento in atto riguarda l’individuazione di un OSF
(Orientamento strategico di Fondo) di impresa (impresa sociale) che va in qualche
modo a ridefinire l’assetto organizzativo e strategico rispetto al prodotto erogato,
al cliente ospite presso il Centro di Riabilitazione. Rispetto all’essere Educatore
invece, tenderei a sottolineare l’importanza rivestita dal cambiamento che nel portatore
di handicap attraverso l’inserimento lavorativo, si articola in un processo di integrazione
sociale. Più contesti lavorativi, più ruoli da gestire, più
dinamiche relazionali diversificate, più “giacche” da indossare che conducono
al cambiamento…
Il cambiamento - OSF d’impresa
Integrazione, handicap e lavoro sono le parole chiave che
delineano l’OSF di impresa della Cooperativa “Domus Laetitiae”. Si tratta del risultato
strategico posto in atto dal Consiglio di Amministrazione e supportato da una specifica
consulenza. La cooperazione sociale intende, con questo tipo di strategia, collocarsi
all’interno del contesto territoriale quale attore di politiche sociali attive, proponendosi
lo sviluppo sociale, integrandosi e collaborando con le risorse in esso presenti,
coerentemente con i principi di coeducazione e sussidiarietà, promuovendo
quindi un modello culturale fondato sulla valorizzazione delle persone e delle diversità.
Possiamo affermare perciò che lo stesso modello gestionale da noi scelto (la
cooperativa sociale), ci impone sulla base dei modelli valoriali a cui si riferisce,
di proseguire un disegno di sviluppo per il quale, “l’essere opportunità per
le persone” deve evolversi nel rispetto e nell’attenzione dei cambiamenti che caratterizzano
il contesto in cui viviamo. Sostanzialmente si tratta di far diventare la struttura
del Centro di Riabilitazione uno dei principali stimoli al cambiamento, promuovendo
un’azione di sviluppo compatibile con le esigenze di risposta formulate dal territorio
e sostenibili in termini di risorse umane, professionali, economico finanziarie.
In un ottica “costruttivista” il cambiamento influenza l’identità e con essa
le relazioni, i contesti ed i contenuti ad essa relegati. Il cambiamento produce
una destabilizzazione dell’organizzazione, provoca contrasti, a volte conflittuali,
dubbi, preoccupazioni, ansie che portano certamente a vivere il cambiamento con sofferenza.
Cambiare vuol dire sì spendere molta energia, ma in funzione di un “sogno
apparentemente costruito” a favore di risposte concrete e qualitativamente mirate
che producono, amministrativamente, scelte responsabili e consapevoli.
Il cambiamento - L’inserimento lavorativo
A livello di progettazione e azione pedagogica, ritengo
che il “cambiamento” possa essere identificato come elemento forte all’interno di
un processo di inserimento lavorativo, che investe la sfera personale del quotidiano,
e quindi di crescita.
Per un dettagliato approfondimento di questa sezione, consultare “Il processo d’inserimento
lavorativo” trattato durante il Corso di Pedagogia. Ritengo possano essere rappresentati
qui brevemente alcuni elementi che hanno caratterizzato questo processo. Ci si accorge
realmente del cambiamento in atto nel momento in cui si effettuano alcune valutazioni
rispetto all’efficacia, alla coerenza, all’integrazione.
Efficacia come presenza e consapevolezza: valutare l’efficacia di un intervento
educativo significa valutare l’insieme dei giudizi che ci dicono quanto è
stata utile una determinata scelta operativa.
Coerenza: valutare la coerenza di un processo lavorativo significa evidenziare
le eventuali divergenze tra l’intenzione e il risultato.
Integrazione: rappresenta il punto finale di tutta l’esperienza educativa
ossia la valutazione di come ogni aspetto della programmazione abbia interagito con
il senso proprio di una esperienza di vita e di come l’insieme degli eventi, con
una certa risonanza educativa, siano entrati in relazione con l’esperienza stessa.
In quest’ottica “cambiare” vuol dire avere la capacità di connettere elementi
complessi e differenziati presenti nella società, verso una maggiore qualità
della vita quotidiana. In rapporto ad un bisogno espresso, il raggiungimento di risultati
positivi e negativi, conducono la persona a sperimentarsi con il contesto sociale
dove il lavoro è vissuto come mezzo per raggiungere un proprio ideale,
un ideale di persona e di vita.