Appunti sulla comunicazione.


Indice:

LA COMUNICAZIONE

LA COMUNICAZIONE VERBALE E NON VERBALE


LINGUAGGIO E COMUNICAZIONE


I CINQUE ASSIOMI DELLA COMUNICAZIONE


LA COMUNICAZIONE INTERPERSONALE

LA COMUNICAZIONE

 

Quel che facciamo nel corso dell'esistenza è determinato dal nostro modo di comunicare. Nel nostro mondo, la qualità della vita è tutt'uno con la qualità delle comunicazioni: da quel che pensiamo e diciamo di noi stessi, dal nostro modo di muoverci e di servirci del nostro corpo dipenderà fino a che punto saremo in grado di servirci di quel che sappiamo.

Tutti noi produciamo due forme di comunicazione: interne (sono le cose che immaginiamo, diciamo e sentiamo interiormente) ed esterne (parole, tonalità della voce, espressioni del viso, azioni fisiche, ...).

Ogni comunicazione è un'azione ed ha una conseguenza per noi e per gli altri. Coloro i quali hanno imparato a servirsi in maniera efficace della comunicazione hanno cambiato la propria esperienza del mondo e l'esperienza che il mondo ha di loro.

Dal livello di padronanza della comunicazione col mondo esterno dipendono le relazioni (affettive, professionali, sociali, ...) positive ed efficaci che instauriamo con gli altri. E ancor più importante , il livello di soddisfazione, di felicità, di "successo" che si prova nella vita è il diretto risultato del nostro modo di comunicare con noi stessi. Come ci sentiamo, non deriva da ciò che ci accade nella vita, ma dalla nostra interpretazione di ciò che accade, da quello che ci diciamo o ci chiediamo ("Non ci riuscirò mai" piuttosto che "Posso provarci"; "Perchè nessuno mi ama?" invece di "Come posso cambiare per essere più amato?).

La maggior parte delle persone considera i propri stati d'animo e i propri pensieri alla stregua di cose che sfuggono al controllo, in realtà noi possiamo essere i maggiori artefici dei nostri stati mentali e dei nostri comportamenti.

Per orientare al meglio la nostra mente è indispensabile seguire una serie di passi:

- conoscere e programmare l'obiettivo che si vuole ottenere, cioè definire esattamente ciò che si vuole;

- agire, compiendo quelle azioni che hanno la massima probabilità di produrre l'obiettivo desiderato;

- riconoscere se i risultati raggiunti ci allontanano o ci avvicinano all'obiettivo e, se necessario, cambiare il proprio comportamento finchè non si ottiene ciò che si vuole.


La comunicazione è al centro del nostro cammino conoscitivo e merita una particolare attenzione, dal momento che ci permette di condurre noi stessi e gli altri per la strada della conoscenza e della realizzazione, guidando la nostra esperienza in ogni suo momento esplorativo e cognitivo ed emotivo.

Una comunicazione efficace permette di sviluppare una gestione professionale delle risorse a disposizione, in particolare attraverso la cura dei rapporti interpersonali.

Più che nel nostro consueto modo intuitivo o istintivo, comunicare può voler dire riflettere in modo consapevole e progettuale. Utile, a questo riguardo, è considerare l'individuo in un preciso contesto dove si trovi ad operare in un preciso e riconosciuto ruolo.

Comunicazione è quanto si cambia dopo il coinvolgimento con qualcuno, se non si é cambiati, almeno in parte, non si é avuta comunicazione.

La comunicazione è uno strumento di cambiamento attraverso il coinvolgimento attivo, la buona circolazione delle informazioni, nonché l'integrazione delle forze disponibili.Le responsabilità fondamentali nel processo comunicativo sono quelle di ottenere la comunicazione in tutte le direzioni, e di canalizzarla verso gli obiettivi voluti.

Fondamentale per attivare e canalizzare la comunicazione è conoscere la situazione di riferimento necessaria a portare avanti le proprie mansioni; ad esempio informare in modo preciso sui risultati, gli obiettivi e le strategie da seguire, fornire a ciascuno le informazioni sulle relazioni organizzative necessarie allo sviluppo del proprio lavoro, come ci si deve muovere, cosa si ha a disposizione, in che modo si è liberi di operare, in altre parole, dare i limiti e le possibilità operative per ogni persona; dunque favorire lo sviluppo di comunicazioni dal basso verso l'alto mirando ad una collaborazione reciproca.

Preparare una comunicazione dunque significa studiare un percorso logico attraverso obiettivi, tempi, modalità e tipologie di differenti interlocutori.

E' fondamentale domandarsi quali obiettivi si desiderano o si possono raggiungere piuttosto che domandarsi, prima di parlare, "che cosa devo dire?". Nell'identificare il destinatario di un discorso, è utile che mi chieda a chi mi rivolgo, chi rappresenta, che cosa conosco del suo modello culturale, che linguaggio usa, quale modello del mondo possiede, solo così posso arrivare a concludere e decidere quale reazione desidero attivare in lui, dunque quale obiettivo stabilisco di voler raggiungere.

 Torna a capo. 

LA COMUNICAZIONE VERBALE E NON VERBALE

Si può ragionevolmente parlare di comunicazione solo se si prende in considerazione l'interazione tra due o più soggetti; ogni qual volta descrivo/commento le azioni comunicative del mio interlocutore come indipendenti da me di fatto cancello una parte dell'evento comunicativo. Detto in altri termini non mi assumo parte della responsabilità di quanto (a livello di relazione) sta avvenendo.

 

Comunicazione Verbale - Paraverbale - Corporea

Sono tre i "canali" attraverso i quali un emittente invia informazioni al proprio interlocutore:

Verbale è tutto ciò che può essere "dattiloscritto"

Paraverbale è quanto può essere prodotto e/o variato con l'apparato vocale (tono, timbro, ritmo, volume della voce)

Corporeo è quanto può essere prodotto e/o variato con movimenti del corpo.

Ecco le percentuali ricavate da ricerche volte a considerare quanto le persone si fidano in proporzione dei tre aspetti diversi della comunicazione:

 

  Torna a capo.

 

 

LINGUAGGIO E COMUNICAZIONE

Il linguaggio è la modalitàverbale attraverso cui passa la comunicazione; i diversi linguaggi conosciuti costituiscono sistemi differenti per rappresentare la realtà, essi dipendono dai diversi effetti che la cultura ha prodotto.

Per essere efficaci nel comunicare occorre tener conto del proprio linguaggio e di quello dei propri interlocutori, solo così si diviene flessibili nell'uso della comunicazione. Per comunicare efficacemente è indispensabile alzare il livello di consapevolezza sulle proprie reazioni e su quelle dell'interlocutore; un possibile ostacolo che si incontra sulla strada della consapevolezza è legato al proprio modo di percepire e rappresentarsi la realtà esterna. Ogni persona è sensibile al mondo che lo circonda, ma lo è a modo suo, nel momento che osserva, ascolta e percepisce le cose attraverso i propri occhi, le proprie orecchie, la propria pelle. Dunque ogni persona si costruisce la propria "mappa del mondo", che è soggettiva e che va costantemente confrontata con quella degli altri.

Comunicare vuol dire interagire e quindi mettere in comune, partecipare e confrontarsi con gli altri, con le loro "mappe". Ogni comunicazione è un processo circolare dove io sono direttamente coinvolto con l'interlocutore e lui, in conseguenza al mio intervento, lo è con me. Ogni comunicazione attiva una reazione, è dunque basilare una forte consapevolezza delle reazioni che si ottengono, verificando continuamente il clima positivo prodotto e rimanendo costantemente in sintonia con esso.

 

 Torna a capo. 

 

I CINQUE ASSIOMI DELLA COMUNICAZIONE

I cinque assiomi della comunicazione costituiscono i famosi presupposti da cui si è sviluppata la "pragmatica della comunicazione", li riassumiamo in questo modo:

1) Il presupposto principale è che in una relazione tra persone non è mai possibile non comunicare, dunque ogni atteggiamento, comportamento o silenzio costituisce per l'altro una precisa comunicazione.

2) Si può comunicare sia a livello verbale, che attraverso gesti, comportamenti nonché con l'uso del tono, del timbro e del ritmo della voce.

3) Ogni comunicazione ha due aspetti, uno di contenuto e uno di relazione tra le persone coinvolte.

 

4) Il senso della comunicazione, nonché il suo significato, dipendono dalla punteggiatura che viene fatta dagli interlocutori, o che viene tracciata da un osservatore esterno.

5) Gli scambi comunicativi tra due o più persone possono essere simmetrici (qualora siano basati sull'uguaglianza) o complementari (nel momento in cui sono basati sulla differenza).

La comunicazione è un contenuto in un contesto, cioè una notizia, un dato, un'informazione, un'opinione rispetto ad una precisa relazione, ad un particolare interlocutore, ad un rapporto tra chi comunica e chi ascolta. Tutto ciò che descrive il rapporto tra due persone costituisce una meta-comunicazione, cioè a dire una comunicazione sulla comunicazione; la relazione il più delle volte viene descritta a livello non verbale, attraverso gesti, comportamenti, modi di parlare.

La comunicazione dunque non è fatta solo di parole, si usano sì simboli che rappresentano ciò che si vuole comunicare, parole, nomi, numeri, ma la comunicazione è per lo più basata su rappresentazioni di ciò che si desidera comunicare come gesti, disegni toni vocali, inflessioni , movimenti, ritmi e volumi della voce, e così via.

La comunicazione è poi un episodio in una storia, il significato di ciò che vien detto e di ciò che succede, dipende dalla storia dei fatti che dipende a sua volta da come sono stati punteggiati gli avvenimenti: chi ha iniziato a parlare, chi ha risposto a chi, chi ha reagito alla risposta e via dicendo; se si è in disaccordo sulla punteggiatura si creano conflitti, incomprensioni, equivoci.

La comunicazione è ancora fatta di sintonie e di competizioni, ogni messaggio può essere letto come dichiarazione di superiorità o inferiorità dell'uno verso l'altro, dal momento che la posizione dell'altra persona è accettata si ha sintonia, altrimenti detta complementarietà, se invece ci si trova in una posizione competitiva ci si trova in simmetria.

Infine, la comunicazione è inevitabile dal momento che ogni comportamento, linguistico o gestuale che sia, costituisce una comunicazione.

Comunicare significa mettere in comune mappe del mondo differenti, uscire dalla ristrettezza della propria visione del mondo, aggiungendo in tal modo qualcosa a ciò che già si possiede. Per far ciò molto spesso è importante saper ascoltare, orientandosi in modo attivo alla comprensione degli altri prima di esprimere qualunque giudizio di sorta.

E' fondamentale per un buon ascolto entrare in sintonia con l'altra persona, attivando un continuo feedback durante la comunicazione, com-prendendo l'interlocutore, senza fermarsi alle parole, dedicando attenzione ai comportamenti che esprimono emozioni, attraverso atteggiamenti quali il tono della voce, i silenzi-assensi, la gestualità, la postura, lo sguardo, le espressioni mimiche, ecc...

Ognuno è responsabile, per quanto lo riguarda, dello sviluppo della propria capacità comunicativa, divenendo consapevole delle proprie qualità, affinando i propri strumenti, risultando capace di attivarsi nell'ascolto. Nel momento che mi oriento in una buona sintonia verso gli altri ho bisogno di una grande chiarezza verso i miei obiettivi, per fare chiarezza sugli obiettivi devo essere in grado di decodificare la diversità dei punti di vista, le differenti mappe dell'organizzazione, e saper dunque punteggiare gli eventi. La sintonia con l'altro è il primo mezzo da raggiungere per qualunque obiettivo abbia scelto, per questa ragione va curata in modo particolare.

 
 Torna a capo.

LA COMUNICAZIONE INTERPERSONALE

I MESSAGGI POSSONO ESSERE INVIATI INTENZIONALMENTE, MA ANCHE NON INTENZIONALMENTE, SOPRATTUTTO ATTRAVERSO IL LINGUAGGIO NON VERBALE

IL SIGNIFICATO DELLA PROPRIA COMUNICAZIONE E' NELLA RISPOSTA CHE SI OTTIENE

Problema base:

FINO A CHE PUNTO L'IDEA DI B (RICEVENTE) E' SIMILE ALL'IDEA CHE A (EMITTENTE) DESIDERAVA TRASMETTERE?

L'ABILITA' DI A COME COMUNICATORE STA NEL CODIFICARE I PROPRI PENSIERI DA TRASMETTERE A B IN BASE AL PROBABILE PROCESSO DI DECODIFICA CHE B METTERA' IN ATTO

ANCHE SE B RIESCE A RICONOSCERE IL SEGNALE, PERCHE' GIA' PRESENTE NELL'ARCHIVIO DELLA SUA MEMORIA, NON E' DETTO CHE DIA A QUESTO L'IDENTICO SIGNIFICATO CHE GLI AVEVA ATTRIBUITO A AL MOMENTO DELLA COMUNICAZIONE

L'IDEA GENERATA NELLA MENTE DI B A SEGUITO DELLA COMUNICAZIONE DI A NON PUO' MAI ESSERE ASSOLUTAMENTE OGGETTIVA PER MOTIVI DI :

*MEMORIA

*PERSONALITA'

*MOTIVAZIONE


 Torna a capo.
 

POSSIBILI COMPLICAZIONI

"RUMORI" : stimoli visibili e invisibili presenti nell'ambiente nel quale si sviluppa il processo comunicativo.

L'INTENSITA' E LA QUALITA' DEL "RUMORE" E' TALE DA CATTURARE L'ATTENZIONE DEL RICEVENTE E DA VANIFICARE L'EFFICACIA COMUNICAZIONALE DELL'EMITTENTE:

E' COME SE LA COMUNICAZIONE NON AVESSE LUOGO

L'INTENSITA' E LA QUALITA' DEL "RUMORE" NON È TALE DA CATTURARE COMPLETAMENTE L'ATTENZIONE DEL RICEVENTE, MA SOLO DA DISTURBARE IN MODO PIU' O MENO MARCATO IL PROCESSO:

E' COME SE IL MESSAGGIO SI "ARRICCHISSE" DI PARTI NON PREDISPOSTE DALL'EMITTENTE STESSO. QUESTE PARTI PARASSITE FINISCONO PER FARE CORPO UNICO CON CIO' CHE IL RICEVENTE SI ACCINGE A DECODIFICARE COME MESSAGGIO

POSSONO ESSERCI DEI PROBLEMI DI RELAZIONE TRA A E B PER CUI IL MESSAGGIO SERVE SOPRATTUTTO A DEFINIRE I RUOLI RECIPROCI E LE RISPETTIVE POSIZIONI (STATUS, POTERE, OSTILITA', AMORE, PROTEZIONE,...)

AREE DI ATTENZIONE

CHI................................EMITTENTE

A CHI ............................RICEVENTE

PERCHE'........................OBIETTIVO della comunicazione

COSA ............................CONTENUTO

COME ............................FORMA, CANALE

DOVE/QUANDO .............. AMBIENTE, "RUMORE"

EMITTENTE

RIESCE A COMUNICARE PIU' EFFICACEMENTE CHI

* CONOSCE BENE SE STESSO

* RIESCE AD INTUIRE LA PERCEZIONE CHE IL RICEVENTE HA DI LUI

RICEVENTE

ERRORE PIU' COMUNE: DAR LUOGO AD UNA COMUNICAZIONE STRUTTURATA IN BASE ALLA MEDIA DEI PARAMETRI CARATTERIZZANTI I RICEVENTI E NON IN FUNZIONE DEI TRATTI TIPICI DI OGNI RICEVENTE O ALMENO DEL "CLUSTER" DI APPARTENENZA DEL RICEVENTE STESSO

OBIETTIVO

ERRORI PIU' COMUNI:

* PROMESSA NON FOCALIZZATA (troppa carne al fuoco!)

* PROMESSA NON ALLETTANTE per il ricevente

- non comprensibile (conoscenze mancanti)

- con condivisibile (esperienze/valori diversi)

- non coinvolgente emotivamente

- non differenziante (rispetto ai concorrenti)

SOLO UNA BUONA CONOSCENZA DEL RICEVENTE PUO' CONSENTIRE IL CONSEGUIMENTO DELL'OBIETTIVO COMUNICAZIONALE

CONTENUTO

IL CONTENUTO NON E' IL FINE DELLA COMUNICAZIONE, MA IL MEZZO CHE DEVE CONSENTIRE DI CONSEGUIRE L'OBIETTIVO

ERRORI PIU' COMUNI:

- prolisso, dispersivo

- non funzionale per l'obiettivo

- inadeguato per il ricevente

- di difficile gestione per l'emittente/ la situazione/ i supporti disponibili

PRIMA DELLA COMUNICAZIONE IL BUON COMUNICATORE SELEZIONA CONTENUTI:

- IN FUNZIONE DELL'OBIETTIVO

- ADEGUATI ALL'INTERLOCUTORE

* DECODIFICABILI AGEVOLMENTE

* FONTE DI INTERESSE

* RICOLLEGABILI ALLA REALTA' OPERATIVA

- GESTIBILI AGEVOLMENTE DALL'EMITTENTE

* PER PREPARAZIONE

* PER DOCUMENTAZIONE

* PER TEMPO DISPONIBILE

FORMA

ERRORE PIU' COMUNE: DARE ALLA COMUNICAZIONE CONNOTATI FORMALI SCELTI SULLA BASE DELLE PROPRIE INCLINAZIONI/PREFERENZE E NON IN FUNZIONE DEL CONSEGUIMENTO DELL'OBIETTIVO, CON UN DETRMINATO RICEVENTE, IN UN DATO MOMENTO/CONTESTO

IL BUON COMUNICATORE DA' PARTICOLARE ATTENZIONE:

* alla scelta del linguaggio

* al comportamento non verbale

* agli agganci che possono favorire una comunicazione a due vie

* alla modalità d'uso dei mezzi disponibili

 Torna a capo.



HOME PAGE