Nuove epistemologie

 Chisotti Marco Fabio Rondot

 

Imbrigliare il pensiero, questo il pensiero segreto di ogni epistemologo, imbrigliare la fonte della conoscenza e se possibile uscire dal paradosso della conoscenza, la conoscenza di colui che conosce, l’epistemologia dell’uomo.

Per uscire dal comune intendere l’uomo e la sua epistemologia nuovi presupposti divengono indispensabili.

La conoscenza é metodo, organizzazione, dunque apprendimento di regole, apprendere le regole del gioco é darsi un’organizzazione strutturando un metodo.

Il concetto di organizzazione richiama un punto fondamentale nella conoscenza la relazione, organizzare é creare una rete di relazioni tra parti che devono essere mantenute perché l’oggetto mantenga la sua identità.

Se ad esempio prendiamo una sedia e la scomponiamo in tre parti: gambe, schienale, sedile, allora possiamo dire che l’organizzazione della sedia, la sua identità, é data dal mantenersi nel tempo del rapporto tra queste tre componenti, prova ne é che se togliamo uno dei tre elementi dalla relazione con gli altri avremo una panca, piuttosto che uno sgabello, piuttosto che altro.

Al contrario la struttura della sedia, (di cosa e di che si compone la sedia stessa), interessata a mantenere la sua organizzazione può cambiare, si possono trovare sedie differenti per differenti composizioni in forme e materiali.

E’ il contesto a determinare il significato di ogni cosa, ed il contesto viene appreso attraverso un insieme di regole, relazioni, che definiscono i criteri attraverso cui delineare gli oggetti, senza regole, sistema organizzato, non vi é percezione della realtà; percepire é dunque cogliere delle ridondanze (insieme di regole che si ripetono), costanza percettiva, all’interno di un contesto definito in un sistema organizzato, rilevando quelle differenze di differenze che danno forma alle cose.

La percezione di una realtà costante a cui ci siamo abituati é frutto di precedenti e comuni apprendimenti di relazioni, l’oggetto esiste in rapporto all’esistenza di una persistenza percettiva dell’eguaglianza sulla differenza, persistenza dettata da un sistema organizzato di regole pre-definite.

Dal pluriverso indifferenziato dell’infinito si é strutturato un universo anch’esso incommensurabile ma finito, le regole stesse della nostra conoscenza ne dettano i confini.

L’universo é il prodotto di un sistema organizzato organizzante, uno dei risultati di tale organizzazione dell’universo é l’uomo soggetto ed oggetto al contempo di tale organizzazione, l’uomo ha così prodotto il mondo che produce l’uomo da cui é prodotto.

Una spirale si é sviluppata dove inizio e fine si sovrascrivono, nel definire le prime regole di esistenza l’uomo ha prodotto i confini, come regole, di una conoscenza che va a definire i criteri di quel continuum che cognitivo che la produce.

Oggi noi definiamo scontato e reale ciò che un tempo era conoscibile solo attraverso un attento e scrupoloso lavoro di applicazione di principi, regole, attraverso cui filtrare le percezioni.

Il modo attraverso cui delineare l’universo é poi filtrato in contesti differenti portandosi appresso esperienze e dunque regole differenti con cui descrivere l’esperienza, ancora oggi si può notare un continuo fruire di conoscenze di campi particolarmente battuti dalla scienza, sistema di conoscenze altamente organizzato, in contesti totalmente differenti; pensiamo a quanto in passato la psicologia per voce di Sigmund Froid si sia arricchita nel modello psico-dinamico delle spiegazioni acquisite dai modelli scientifici della fisica del tempo, così come la medicina si é scientificizzata attraverso modelli cognitivi ereditati da altre discipline, e a come in fondo il modello matematico, il più antico modello esplicativo riscontrabile nell’universo conosciuto, sia riuscito ad imporsi come contesto di regole descrittive nei campi più lontani tra loro, e come oggi risulti essere il sistema di descrizione più utilizzato nel contesto scientifico, tutto quanto é intriso di regole che direttamente o indirettamente si rifanno al modello matematico.

Se anche lo stesso occhio é strutturato a percepire differenti universi, regole organizzative differenti, dunque contesti diversi, gli fanno percepire la realtà come totalmente differente, sia in senso orrizzontale, panoramica su punti differenti di una stassa inquadratura, sia in senso verticale, incursione su universi differenti.

Ciò che vogliamo sottolineare é che l’occhio viene allenato dalla mente a percepire con differenti regole di fondo la realtà ed a descriverla di conseguenza, non esiste in verità una realtà se non nelle regole che la organizzano ai nostri occhi.

Il tempo scorre veloce e cambia continuamente i presupposti degli uomini sulla conoscenza dell’universo e sulla conoscenza di sé stessi, segni e simboli si intrecciano senza lasciar più spazio alla tradizione ne al nuovo, in un unico vortice inafferrabile di passato, presente futuro.

Come lavorano i nostri presupposti sulla percezione che abbiamo della realtà, dello spazio come del tempo?

Come va cambiando la nostra mentalità e con essa la nostra percezioe del mondo, l’etica sociale e la morale individuale, come cambiano le concezioni, i giudizi del tempo, dello spazio, le idee, quali spazi si schiudono?

Si vive perennemente nell’idea di essere i migliori, di saper giudicare e considerare il mondo, i successi della scienza ci portano continuamente ad intravedere nuovi orizzonti ed a noi tutti ci sembra di conquistare nuovi spazi e nuovi tempi; ma il mondo ed ogni sua dimensione ruota intorno all’individuo, é lui l’unico protagonista di tutto l’incanto che si trova a descrivere; il mondo é quello che é, siamo noi a descriverlo per come diventa, il mondo é dunque nella descrizione del mondo stesso, una relatività la nostra che difficilmente riusciamo ad evadere per i pochi punti che ci accompagnano nel riconoscerla, sempre continuamente avvolti da una continuità cognitiva e percettiva che non lascia spazio a dubbi di sorta.

Vedere per credere é ciò che si va dicendo da sempre in campo esperienziale e cognitivo, ma la nostra mente non é in grado di fare ciò, la mente e non il cervello, la mente che sorge dalla relazione tra cervello organi di senso e realtà osservata deve credere , non può fare a meno di credere per poterci avvicinare all’esperienza.

Dove stà dunque l’oggetto, se é la relazione a definirne l’esistenza, l’oggetto non esiste, esistono i nostri criteri di oggettivazione o meglio di contestualizzazione.

Credere é l’unica possibile strada della mente noi abbiamo differenti livelli percettivi che vanno ad orientarci ogni volta che affrontiamo da osservatori la realtà; il livello base é un livello indefinito ed indefinibile, un livello in cui la realtà non può essere chiamata per nome, né definita, neppure spiegata, una realtà che stenta ad emergere a livello cosciente se non confusa in livelli percettivi differenti ed appartenenti ad altri contesti. Vi é poi la realtà conosciuta e dunque creduta, questa al contrario della precedente é libera perché disegnata in precisi contesti di apprendimento che scandiscono il nostro percepire.

Guardare é credere a più livelli, credere ai confini, credere al linguaggio denotativo, credere ad ogni elemento guida della nostra esperienza connotativa.

La percezione é più un atto di fede che un dato oggettivo, una guida che si é fissata nel tempo attraverso i passi evolutivi di una socializzazione, attraverso l’apprendimento di forme precise di riconoscimenti e riferimenti passo passo fino ai confini della conoscenza.

Noi crediamo che la prossima rivoluzione dell’umanità non avverrà all’esterno dell’uomo bensì all’interno, nascerà da una drastica considerazione legata al fatto che ogni apprendimento parte da un’osservatore per arrivare ad un osservatore, l’uomo non può prescindere da come é fatto, la sua essenza é legata alla sua auto organizzazione.

Non é possibile considerare l’esperienza della conoscenza senza tener presente il soggetto di tale esperienza, negare tale presenza proclamandosi in un contesto di oggettività equivale a negare la propria presenza, conosciamo ancora troppo poco della nostra essenza di organismi sensibili, continuiamo a negare la nostra dimensione confermandoci nella nostra dimensione neutrale.

"La prima separazione, la più elementare distinzione che possiamo fare, può essere la separazione intuitivamente soddisfacente tra se’ stessi, in quanto soggetti esperienti da una parte, e la propria esperienza dall’altra. Ma questa separazione, in nessuna circostanza può essere una separazione tra se’ stessi e un mondo degli oggetti oggettivi che esiste indipendentemente. La nostra "conoscenza "... deve cominciare con l’esperienza e le separazioni tra la nostra esperienza, come, ad esempio, la separazione che facciamo tra la parte dell’esperienza che chiamiamo "noi stessi" e tutto il resto della nostra esperienza che chiamiamo il nostro "mondo". Dopodichè questo nostro mondo, non importa come lo strutturiamo, non importa quanto bene riusciamo a renderlo stabile con oggetti permanenti e interazioni ricorrenti, è , per definizione un mondo codipendente con la nostra esperienza.... sebbene il mondo sembri solido e regolare, quando lo andiamo ad esaminare, scopriamo che non c’è alcun punto stabile di riferimento al quale poterlo fissare. In nessun posto è solido o resistente." [Francisco Varela 1979 ]

Lo sguardo oggettivo non riesce a rimanere senza tradire i suoi limiti, il concetto ha una sua forza intrinseca che guida un sistema di credenze, il dubbio deve rimanere legato all’esperienza per non costringerla entro i confini del dogma e del pregiudizio, dubitare rimane un percorso indispensabile per l’intera epistemologia.

Non rimane un posto solido a cui aggrapparsi, un fascio di idee, pensieri ci circonda, stiamo alla soglia di un nuovo millennio, na rivoluzione sta per assorbirci, ne siamo attori/spettatori, nella complessità lasciamo l’atomo per abbracciare il mondo della comunicazione, dell’informazione, non più oggetti a sostenere il pensiero ma idee che sostengono altre idee, non più un corrispettivo materiale a mantenere le nostre idee.

Il denaro nella sua storia é andato sostituito dall’informazione, il credito, il debito; le nazioni si amministrano con denaro virtuale, noi tutti viviamo con denaro virtuale, con un credito che ci sostiene, non esiste più un corrispettivo come un tempo, tanto denaro tanto oro, o materie preziose, in borsa si amministrano ricchezze virtuali, non oggetti concreti.

Ma ha senso dunque parlare di virtuale, forse che non siamo costantemente immersi in un mondo virtuale? Forse che nella nostra testa esistono oggetti concreti?

Siamo circondati di idee ed intrisi di idee, da sempre viviamo in un mondo di relazioni che sono informazione, nient’altro che informazione.

"Quando si mette l’oggettività tra due parentesi, tutte le vedute, tutte le direzioni nella multidirezionalità sono ugualmente valide. Se capiamo questo, perdiamo la passione per il cambiamento dell’altro. Uno dei risultati è che si può apparire indifferenti alle altre persone. Invece chi non vive con l’oggettività tra parentesi ha una vera passione per cambiare l’altro. Quindi loro hanno questa passione e tu no. Nell’Università dove lavoro, ad esempio, la gente dice. "Humberto non è veramente interessato a niente!" E questo perchè io non ho una passione dello stesso orientamento di quella della gente che vive con l’oggettività senza parentesi. Penso che questa sia la maggiore difficoltà. Ad altre persone puoi sembrare troppo tollerante. Tuttavia, se anche gli altri mettono l’oggettività tra parentesi, puoi scoprire che il disaccordo può essere risolto entrando in un dominio di Co-inspirazione, nel quale le cose vengono fatte insieme perchè i partecipanti vogliono siano fatte. Con l’oggettività tra parentesi è facile fare le cose assieme perchè l’uno non squalifica l’altro nel processo di farle."

Humberto Maturana -Intervista- 1985

Quando si ha il coraggio di mettere in discussione la propria percezione e dunque il proprio credo allora ha senso parlare di realtà condivisa, costruzione della realtà, com-prendere é il primo passo del percepire, senza la com-prensione non vi può essere realtà, l’organizzazione del vivente precede poi tutto questo susseguirsi di comandi percettivi, alla fine di tutto percepire é tessere relazioni durature in un mondo posto innanzi da precedenti relazioni.

L’oggettività tra parentesi é un passo verso la saggezza, il considerare tutto possibile, il pensiero potenzialmente libero di agire le regole che lo regolano, la conoscenza é satura di tautologismi, si nutre dei propri limiti e lo fa a propria insaputa, mantenere i livelli descrittivi entro il dominio descrittivo della conoscenza vuol dire creare nuove tautologie.  

La tolleranza é alla base del vivere civile, é in grado di sacrificare l’ideologia per salvare l’uomo, la sua dignità, la sua legittimità, si é tolleranti nel momento in cui ci riesce di mettere tra parentesi l’oggettività e si accetta il dubbio di un codice linguistico che imbriglia tra le sue regole il senso ed il consenso, accettare il diverso come il cangevole a guida dell’esistenza e delle descrizioni che continuamente si affrontano, si confrontano si indirizzano e si guidano, soggetti ed oggetti al contempo del nostro pensare.

 

 

Etica ed estetica nelle conoscenza.

 

 

Il pensiero etico e il pensiero estetico si abbracciano intensamente portandoci a considerare il fondamento della conoscenza come fonte di saggezza, una persona saggia é una persona capace di conoscere il bene e metterlo in pratica.

Agire per conoscere ed aumentare le possibilità che abbiamo di scelta, questo é ciò che dice von Foerster a propositi dei due imperativi quello etico, aumentare le possibilità di scelta, e quello estetico, per conoscere é necessario agire.

Esistono delle regole che definiscono le regole, la conoscenza dell’uomo non può prescindere da un criterio di scelta, di decisione, un modello del conoscere non può esimersi dal giudizio, ogni conoscenza é intrisa di scelte e decisioni, regole e confini che molto spesso si sono scelti deliberatamente per delle specifiche ragioni, conoscere é un atto consapevole e come tale porta con se una volontà, la somma delle conoscenze é ancora un atto di volontà ma il soggetto di tale decisione non é più il singolo individuo ma l’umanità intera.

Ora se da un lato é possibile indirizzare la singola conoscenza non é così semplice orientare il conoscere dell’uomo, ciò che é legittimo andare a definire e utilizzare.

Non si ha la sensazione di essere di fronte ad una conoscenza mirata, finalizzata, al contrario il conoscere é senza confini, senza limiti, senza regole e dunque senza senso, sono le regole a dettare il percorso ed a permettere la scelta, imporre regole ad un bambino che cresce é legittimo, lo aiuta a conoscere senza procurarsi danni, lo aiuta a conoscersi; allo stesso modo l’uomo ha bisogno di conoscersi per non arrecarsi danni conoscendo senza seguire un fine, uno scopo, o almeno facendolo in condizioni protette.

 

 
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