Mente nel cognitivismo

 

Mente è un termine generico e poco usato dai filosofi; è un sinonimo di intelletto o di spirito, che indica le qualità superiori, intelligenti e cognitive dello spirito umano.

 

Nel pensiero contemporaneo si sono alternati due approcci nettamente diversificati al problema della mente. La teoria psicologica dominante nella prima metà del secolo, il Comportamentismo, escludeva che le operazioni mentali, a causa della loro natura immateriale, po~ tessero essere oggetto di ricerca scientifica. Per i comportamentisti la mente non era un fenomeno indagabile; era definibile come una scatola nera (l'apparecchio chiuso e sigillato che sugli aerei registra le operazioni di volo).

 

Con una netta inversione di tendenza, a partire dagli anni Sessanta, la mente è diventata il principale oggetto di studio della scienza cognitiva, un approccio interdisciplinare in cui confluiscono gli studi sulla psicologia umana (Cognítivísmo), sul cervello (neurologia), sulle macchine automatiche (cibernetica). La scienza cognitiva descrive la mente come un elaboratore di informazioni rappresentabile secondo lo schema proposto nella pagina a fianco. Il sistema è in grado di compiere scelte fra gli elementi in entrata (le sensazioni o input), sui quali opera tramite una serie di trasformazioni (le operazioni psichiche) che producono decisioni in uscita (comportamenti o output). Si possono prendere in considerazione i due elementi che in questo modello hanno un'importanza particolare.

 

 

 

 

 

In un celebre articolo (Il magico numero sette, più o meno due, 1956) lo psicologo cognitivista G.A. Miller dimostrò che il limite alla quantità di elementi che il Icanale'può contemporaneamente tenere sotto controllo è di circa sette unità informative (blocchi più o meno complessi di dati). In media si riesce a ricordare senza sforzo sequenze formate da sette blocchi di numeri, ma oltre diventa difficoltoso. E' per questo, per esempio, che risulta più facile mandare a memoria lunghi numeri di telefono accorpando fra loro, in blocchi unitari (unità informative), le singole cifre.

 

Schema concettuale dei funzionamento della mente nel modello cognitivista di D.E. Broadbent. Gli stimoli provenienti dall'ambiente entrano nella mente attraverso gli organi di senso e permangono per un tempo brevissimo (frazioni di secondo) nella memoria a breve termine per poi attraversare il filtro. Se il filtro è chiuso, gli stimoli decadono e vengono abbandonati senza lasciare traccia. Se è aperto passano nel canale a capacità limitata, in cui avviene l'effettivo processamento (manipolazione operativa) dei dati, lavoro facilitato dall'accesso alla memoria a lungo termine (quella comunemente intesa). Il risultato finale, la risposta alla stimolazione, è inviato al sistema muscolare. Contemporaneamente allo svuotarsi del canale, un meccanismo di retroazione (feedback) permette la riapertura del filtro, dando così inizio a un nuovo ciclo claborativo.

In molte prove sperimentali si riscontra un limite numerico (sette più o meno due) alle capacità di gestione della mente. E' molto difficile ricordare una cifra formata da 10 numeri; ma cifre anche molto più lunghe sono facilmente memorizzabili se spezzate in cinque o sei blocchi (unità informative).

Lo stesso fenomeno si verifica anche nei compiti di discriminazione immediata. Posti di fronte a una serie di segmenti di varia lunghezza si riesce a individuare all'istante quello più lungo solo se la loro quantità non supera di molto il fatidico numero sette. Ugualmente risulta difficile individuare a prima vista il numero di elementi di un complesso (per esempio dei punti) superiore a sette.


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