Gestalt

 

La psicologia della Gestalt, nata in Germania dopo la Prima guerra mondiale, è prima di tutto una teoria della sensazione, della visione in particolare. La sua tesi è che i processi sensoriali siano organizzati dalla mente sulla base di configurazioni unitarie e strutturate (gestalt), secondo il principio olístico per cui «il tutto è qualcosa di più e di diverso dalla somma delle parti» (Olismo). Una melodia è più di una somma di suoni, tant'è vero che può essere eseguita in un'altra chiave o tonalità rimanendo tuttavia la stessa melodia, sebbene le sue componenti acustiche siano cambiate. Per gli stessi motivi anche ciò che si vede è sempre una totalità, un sistema di componenti internamente strutturato (la nozione di gestalt ha un'evidente affinità con quella di struttura. Per conseguenza i gestaltisti negano i principi classici dell'assocíazíonismo e dell'elementatismo, per cui ogni contenuto mentale complesso nascerebbe dalla somma di elementi semplici e irriducibili.

 

Secondo la psicologia della Gestalt l'atto del vedere non è mai un'attività passiva, ma fortemente interpretativa: l'occhio non registra come una macchina fotografica, ma valuta, sceglie e compie operazioni che, per quanto inconsapevoli, non cessano per questo di essere complesse e intelligenti.

 

La Gestalt è riuscita a provare le sue affermazioni con un'imponente massa di evidenze sperimentali, tanto che oggi essa appare una delle poche dottrine che può dirsi ormai consolidata nell'ambito delle scienze umane. I meccanismi psichici messi in luce dalla Gestalt sono stati applicati anche in altre aree del sapere: W KóhIer ha studiato l'intelligenza animale; R. Arnheinì ha applicato la teoria gestaltica alla psicologia dell'arte; L. Fuchs ha esaminato le turbe visive determinate dalle patologie cerebrali. Max Wertheirner ha riconsiderato dal punto di vista gestaltico l'intero problema conoscitivo, elaborando una teoria (detta del pensiero produttivo) centrata sul fenomeno della ristrutturazione intuitiva (-> Insíght).

Dal punto di vista filosofico la Gestalt deve essere considerata come una variante, particolarmente impegnata sul piano sperimentale, della reazione antipositivista (-» d'inizio secolo. Il suo antecedente più immediato fu il pensiero del filosofo tedesco E Brentano (1838-1917), che in opposizione all'elementarismo rivendicò l'intenzionalità della coscienza e di ogni atto conoscitivo. In questo senso la Gestalt è indissolubilmente legata alla prospettiva della fenomenologia, di cui è, in definitiva, un'esemplare applicazione.

 

Forti sono anche le parentele con il Neokantismo: si può vedere nella Gestalt una rielaborazione in termini moderni dell'approccio di I. Kant che già alla fine del Settecento, in opposizione all'associazionismo psicologico sostenuto dall'Empírimo, considerava la percezione come un atto unitario e condizionato da strutture spazio-temporali innate nell'osservatore (a priori dall'esperienza: Spazio a priori).

 

La Gestalt ha messo in luce la presenza di alcuni fattori strutturanti della visione, vere e proprie leggi che regolano l'atto della percezione. I più importanti sono tre.

 

 

 

 

 

 

 

 

Il criterio della buona forma. In termini fisici il triangolo bianco dell'immagine riprodotta non esiste, eppure esso viene 'visto' da tutti. Non solo: a una prolungata osservazione esso apparirà addirittura più bianco dello sfondo sottostante. La spiegazione del fenomeno risiede nella legge di economicità che regola la percezione: un solo triangolo bianco (anche se inesistente) è più semplice di tre piccoli cerchi neri mancanti di uno spicchio.

Una delle tante applicazioni dei princìpi gestaltici alla moda: le persone che desiderano apparire più snelle devono indossare abiti a righe verticali, e viceversa. Nonostante il diverso impatto visivo le due figure accostate hanno esattamente la stessa forma.


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