Prevedere
Significa cercare di mettersi a conoscenza delle caratteristiche fondamentali
di un fatto prima che questo accada, procurandosi informazioni sulla sua probabile
durata e anticipando il tipo e la quantità di risorse che l’evento potrebbe
richiedere. La previsione è normalmente realizzata come estrapolazione del comportamento
storico di fattori esterni al sistema cui fa riferimento il previsore, il quale poco
nulla può fare per modificare il corso degli avvenimenti. Un buon previsore
è un buon diagnostico ma non è un decisore, a differenza del pianificatore
o del programmatore. Un meteorologo può prevedere un temporale, ma non può
impedire che avvenga, perché i fattori che lo provocano sono fuori dal suo potere
di intervento.
Per anni le aziende si sono abbandonate alla presunta forza delle previsioni e si
sono cullate nell'ingenua attesa dell'avverarsi di esse. Più volte le previsioni,
pur fatte con la massima serietà e profondità, si sono rivelate fallaci
e ingannevoli. Nelle condizioni di turbolenza nelle quali operano oggi il sistema
sociale, quello economico e quello industriale, tutto ciò che è passato
non può servire come unico punto di riferimento per il futuro. Le banche dati
più ricche diventano rapidamente obsolete e i dati storici più accurati
perdono significato se trattati ottusamente come unico punto di riferimento.
Può essere utile ricordare, al proposito, la previsione più catastrofica
mai anticipata nell'era moderna e smentita fortunatamente dai fatti successivi. Nel
1971 un gruppo di studiosi del Massachusetts Institute of Technology di Boston, sulla
base dei consumi storici di energia e di materie prime, formulò le seguenti
previsioni: oggi disponiamo di petrolio per sopravvivere fino al 1991, di gas naturale
fino al 1993, di oro fino al 1980, di argento fino al 1984 e di rame fino al 1991.
In altre parole, secondo gli studiosi diretti da Meadows, la fine del mondo poteva
allocarsi intorno agli anni Novanta. Solo il professor Beckermann, un collega di
Meadows, letto il rapporto, affermò sarcasticamente di trovarsi di fronte al
“più sfacciato e impudente capolavoro di alcuni ragazzacci del MlT”. Il Club
di Roma, che riunisce un eminente gruppo di scienziati catastrofici e pessimisti
sul futuro del mondo, sponsorizzò il documento con il titolo I limiti dello
sviluppo. Malgrado tutto ciò, ci stiamo felicemente avvicinando al Duemila con
alte probabilità di andare avanti per un bel po' di anni. La previsione degli
studiosi americani è ormai catalogata nel "museo degli errori"; le
fa compagnia quell'altra formulata nel 1892 da un urbanista americano il quale, sulla
base del rapporto tra cittadini e calessi trainati da cavalli e la quantità
di escrementi prodotti giornalmente da un animale, previde, senza tener conto dell'evoluzione
tecnologica, che New York sarebbe perita soffocata dallo sterco quando avesse raggiunto
la popolazione di dieci milioni di abitanti.
Disraeli diceva: «Ci sono due tipi di bugie: le menzogne e le previsioni».
Non vogliamo condividere l'opinione del celebre ministro inglese, ma forse le previsioni
sono da lasciare ad un ristretto numero di persone, mentre é più semplice
dedicarsi alla pianificazione.
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