Alcuni spunti sulle Teorie della Personalità

 

Allport Gordon Willard (Montezurria 1897 - Cambridge, Massachusetts, 1967) psicologo statunitense, fratello di Floyd Henry Allport. Studiò filosofia e psicologia a Harvard e completò la sua formazione in Europa. Tornato a Harvard, dal 1930 vi insegnò psicologia. Ricoprì inoltre numerosi incarichi presso associazioni americane e straniere, tra cui la Società italiana di psicologia, e organismi internazionali dell'Unesco. Si occupò sia di psicologia della personalità sia di psicologia sociale. In saggi quali Psicologia dellapersonalità (1937), Divenire: fondamenti di una psicologia della personalità ( 1955), Modelli esviluppo della personalitá (1961), G.W. Allport definì la personalità come realtà psicofisica frutto dell'interazione tra componenti della vita fisica e di quella psi - chica, contrassegnata da specifici tratti, ovvero modi di essere caratteristici e unici di ogni individuo, tendenze fondamentali che lo indirizzano determinandone il comportamento e l'adattamento all'ambiente. In contrasto col determinismo ambientale del behaviorismo, Allport considerò la personalità una struttura dinamica, in continua evoluzione. Distaccandosi anche dalla teoria psicoanafitica classica, sostenne che la personalità dell'individuo si costruisce non solo a partire dalla sua vita infantile, ma anche e soprattutto sulla base delle esperienze successive; in essa confluiscono elementi esperienziali e cognitivi prima ancora che elementi inconsci. Allport formulò il principio della «autonomia funzionale dei motivi» per cui le tendenze (i motivi) di una personalità non sono riconducibili a pochi immutabili elementi istintivi, ma si modificano nel corso della vita acquistando autonomia rispetto alla originaria necessità che le ha generate. Nel campo degli studi psicosociali G.W. Aliport pubblico l'importante lavoro La natura del pregiudizio (1954), divenuto ben presto un classico. In collaborazione con altri studiosi si interessò di aree applicative della psicologia sociale, pubblicando con FI. Cantril La psicologia della radio ( 1935), con L. Postmari La P'sicologia del rumore (1947) e con Ph.E. Vernon Studi sul movimento espressivo (1933).

 

James William (New York 1842 - Chocorua, New Hampshirc, 19 10) psicologo e filosofo statunitense. Figlio dei filosofo Henry Janies, Sr. e fratello del romanziere Henry, Jrjames trasse dal vivace ambiente familiare e dai frequenti soggiorni in Europa una forniazione ricca e composita. Studiò dapprima scienze naturali e medicina, ma i suoi interessi si orientarono poi decisamente verso la nuova psicologia fisiologica di W. Wundt e di H. Lolze. Nel 1872, dopo aver superato una grave malattia nervosa, Jarnes ottenne a Harvard un incarico per l'insegnamento di Fisiologia, trasformatosi poi nel 1876 in cattedra di Psicologia fisiologica, cui egli affiancò il primo laboratorio di psicologia sperimentale negli Stati Uniti. Dopo il 1890, gli interessi di lames si orientarono più marcatamente verso la filosofia. Egli riprese il pragmatismo di Ch.S. Pcirce e lo rielaborò autonomamente imponendolo come una delle principali correnti di pensiero dei primo Novecento. In questa prospettiva James propone una nuova concezione della conoscenza e della verità: le idee che la mente uniana produce sono strumenti che permettono all'uomo il dominio teorico e pratico dell'ambiente: il loro significato è dato dalle loro conseguenze pratico-sperimentali. La verità è definita come Fattitudine delle nostre idee a «adattarsi in modo soddisfacente alla realtà». Un'idea può dirsi vera quando si accorda con la realtà, nel senso che funziona con successo in rapporto all'ambiente in cui deve compiere il suo lavoro e all'intenzione per cui è stata formata. La verità non può disgiungersi dagli interessi pratico-emotivi dell'uomo e non deve ridursi al mero requisito della coerenza logico-formale. Vero è ciò che dà luogo a effetti pratici soddisfacenti. Per questa via James rivendicava contro i positivisti il valore della fede e dei sentimento religioso: i problemi fondamentali dell'esistenza non trovano risposta nelle tesi della scienza e della filosofia l'uomo ha diritto a credere nei valori che danno senso e scopo alla vita: anzi, deve credere, accettando il rischio pascaliano della scelta, della fede come scommessa, perché l'azione non può arrestarsi di fronte ai dubbi dell'intelletto. In questo senso la fede religiosa, razionalmente insostenibile per lo scienziato si dimostra vera apli occhi dell'uomo comune. Nelle ultime opere James si sforzò di dare un più solido fondamento filosofico al suo volontarismo pragmatistico. Egli chiamò tale prospettiva, empirismo radicale», cercando di mostrare come l'esperienza costituisca il fondamento universale di ogni umana attività sia percettiva sia intellettiva. L'esperienza colta nel suo momento originario è "pura", cioè precedente alle intellettualistiche distinzioni di materia e spirito. soggetto e oggetto. mondo e io. Opere principali: Principi di psicologia ( 1890). La volontà di credere e altri saggi di filosofia popolare ( 1897). Le varie forme della coscienza religiosa ( 1902), Pragmatismo (1907), Il significato della verità (1909). Un universo pluralistico (1909). Altri problemi di filosofia (incompiuta, 1911 ) Saggi sull'empirismo radicale (postumi. 1912).

 

La psicologia di James. James viene comunemente considerato l'iniziatore della psicologia americana. Sintesi dei suo lavoro in campo psicologico è Fopera in due volumi Principi di psicologia (1890). precorritrice diretta del funzionalismo ma ricca di spunti che saranno valorizzati dal comportamentismo, dalla psicologia della personalità e dalla psicologia umanistica. Opera estremamente innovativa, i Principi applicano alla comprensione dei fenomeni psichici un metodo insieme fenomenologico e geneticofunzionale di matrice darviniana offrendo non solo una ricca analisi dei pensiero, della sensibilità e della coscienza umana, ma anche un'interpretazione dell'uomo della realtà e della conoscenza che sfocerà poi nell'elaborazione del pragmatismo jamesiano. La nozione centrale della psicologia jamesiana è quella di coscienza. In polemica con la concezione atomistico-associazionistica. che disarticola i fenomeni di coscienza in una serie di elementi discontinui connessi a meccanismi fisiologici. James sostiene la necessità di considerare i fenomeni psichici in modo dinamico e organico. L'analisi di Wundt, da cui egli prende le mosse, non riesce a cogliere proprio la caratteristica più importante della coscienza: il suo fluire. La realtà psichica deve essere concepita come «flusso di coscienza» (stream of consciousness), come corrente unitaria, come incessante e mutevole fluire. da descriversi nella sua immediatezza a prescindere da ogni sovrastruttura metafisica (positivistica o idealistica) e da studiare nel «bel mezzo delle sue relazioni concrete», cioè nei suoi rapporti con un organismo che interagisce con l'ambiente. La coscienza infatti è legata all'individuo e fondamentalmente selettiva secondo le esigenze di adattamento all'ambiente dei soggetto. Questa concezione della vita psichica individuale, che ha trovato echi anche nella letteratura del primo Novecento (si pensi all'Ulisse di Jovce o ad alcune opere della Woolf), rappresenta sicuramente l'elemento di maggiore originalità della psicologia jamesiana. Non meno innovativa è tuttavia la concezione della sensibilità e del pensiero. La sensibilità non è intesa come passivo strumento di acquisizione di forme fenomeniche, ma come funzione attiva. che seleziona il reale secondo scelte psico-cogniti ve che gradualmente si trasformano in abitudini e sedimentano nella memoria storico-percettiva dell'uomo. Per quanto riguarda il pensiero, Jarnes sottolinea il fatto che è sempre connesso a un rapporto pratico col mondo. a un interesse o a un progetto. Nell'economia psicofisica dell'individuo l'attività mentale ha la funzione di permettere l'adattamento dell'individuo alle condizioni di vita. Di qui l'impossibilità di separare nettamente il pensiero dalla sensibilità e dal mondo inconscio e precategoriale. L'esperienza mentale dell'individuo va considerata come una totalità comprendente, oltre ai pensieri articolati, anche pensieri indetenninati e immagini indistinte che come aloni circondano le idee chiare e distinte. La teoria più specificamente psicologica di James è conosciuta come «teoria periferica delle emozioni». Egli la elaborò contemporaneamente, anche se indipendentemente al danese Carl Lange, sostenendo che neli'emozione il dato primario è l'aspetto fisiologico e somatico. Solo la presa di coscienza di tale aspetto permette lo scatenarsi dell'emozione in senso psichico. La teoria venne messa in dubbio da studi successivi di W.B. Cannon, H. Head e Ph. Bard sul meccanismo nervoso e ormonico, tuttavia oggi le si attribuisce il merito di aver posto l'accento sulle conconútanti fisiologiche e somatiche defle emozioni.

 

Lewin Kurt (Mogiino, Posnania, 1890 - Newton, Massachusetts, 1947) psicologo statunitense di origine tedesca. Studiò nelle università di Friburgo, Monaco e Berlino. in quest'ultima città divenne uno dei membri più attivi del movimento gestaltista (- psicologia della foriria). Rispetto a M. Wertheimer, K. Koffka e W. KOhier, interessati quasi esclusivamente allo studio della percezione, Lewin si caratterizzò per la sua attenzione ai processi motivazionali e interpersonab. Nel 1934 per sfuggire alle leggi riaziste antisemitiche si trasferii negli Stati Uniti. Condusse nell'Università dello lowa una serie di esperimenti di psicologia sociale con soggetti in età infantile, e quest'attività, per il suo carattcre pionieristico, gli meritò la direzione di un centro di ricerche sulia dinamica di gruppo (Rescarch Center l'or Group Dynamics) presso il prestigioso Massachi.isetts Institute of Technology a partire cial 1944. Dopo la morte di Lcwin il centro continuò a funzionare, divenendo uno dei punti di forza della psicologia sociale nordamericana e internazionale. Nelle sue opere principali (Teoria dinamica della personalità, 1935, e Principi di psicoIogia topoIogica, 1936) Lcwin tenta una fondazione teorica della psicologia attraverso un'analisi epistemoiogica che lo conduce a rifiutare ogni forma di meccanicismo e ogni uso cieco dei metodo classificatorio e dell'elaborazione statistica in favore di un approccio diriamico. A partire da questa inipostazione sviluppa la propria «teoria del campo» (fieId-IheorY), che applica al comportamento interpersonale e al concetto di persorialità i principi strutturali evidenziati dai gestaltisti nello studio defia percezione. Mutuato dalle scienze fisiche, il concetto di «campo» è inteso da Lewin quale totalita di fenomeni psicologici che agiscono in reciproca interdipendenza di influssi e, per quel che riguarda l'individuo, come la totalità di tutti i possibili eventi che lo influenzano, ossia il suo spazio vitale. L'individuo, in cui si distinguono una personalità interiore e una personabià percettivo-motoria, volta verso l'ambiente esterno, si colloca al centro di un campo di forze ambientali che lo modificano e grazie a lui si modificano. Ii comportamento dell'individuo è funzione dello spazio di vita, ossia della sua interazione con l'ambiente psicologico, di cui egli ha un'esperienza soggettiva più o meno cosciente. Lcwin ricorre agli strumenti della topologia per descrivere in modo rigoroso la struttura della persona, concepita come un insieme di regioni, cioè di spazi intercomunicanti, mentre esprime mediante vettori l'intensità e la direzione delle forze, cioè dei principi dinamici che agiscono sull'individuo. Lo studio delle interazioni psicologiche tra l'individuo e l'ambiente perniette non solo di descrivere una situazione, ma anche di prevederla; tale possibilità si è rivelata molto utile sia in generale nella psicologia sociale sia come mezzo di controllo e di gestione delle diriamiche di gruppo (groiel) dynwnic.), di cui Lewin è stato tra i primi a occuparsi. li gruppo è visto da Lewin non come un insieme di persone, ma come una totalità dinamica, dotata di un'unità che trascende i sensi. A partire da questa premessa, la dinamica di gruppo si costituisce non solo come ambito di studio, ma anche come strumento di intervento sociale rivolto ai cambianiento e alla soluzione dei problemi della vita sociale si tratta della cosiddetta ricerca-azione (actún rcycarch), detta anche ricerca attiva o partecipante, che sfrutta il clima di coliaborazione che si instaura trii i menibri del gruppo per elaborare fattive strategie di intervento nella societa. L'influsso di Lewin è stato particolarmente significativo proprio riella psicologia sociale e nei suoi rapporti con la psicologia dell'età evolutiva. La sua lezione contribuì negli anni Trenta Quaranta a svincolare la psicologia sociale statunitense dal paradigma comportamentista e stimolò tra gli anni Sessanta-Settanta la rinascita della psicologia sociaie europea in l'orma autonoma e originale. A Lewin e ai suoi collaboratori si devono anche numerose ricerche sperimentali, che conservano una loro validità anche al di fuori della cornice teorica in cui furono interpretate; tra queste si ricordano: il famoso esperimento sul ricordo dei compiti non finiti (il cosiddetto effetto Zeigarnik), che dimostrò che si ricordano megiio i compiti che non sono stati portati a terinine in quanto si ha una perturbazione dei campo dovuta all'interruzione e al conseguente stato di squilibrio e tensione; l'esperimento sulla frustrazione nei bambini che dimostrò che essa produce una regressione nelle attività organizzative e costruttive, conferma secondo Lcwin di una teoria freudiana; una serie di esperimenti sulle «atmosfere» democratiche, autoritarie e di Iaissez-faire e i loro effetti sulla condotta sociale.

 

Maslow Abraham H. (New York 1908 - Menio Park, California, 1970) psicologo statunitense. Studiò all'Università del Wisconsin e insegnò al Brooklyn College e alla Brandeis University. Dopo aver iniziato la propria carriera come psicologo sperimentale, si interessò in seguito soprattutto dei problema della motivazione di cui propose una interpretazione «olistico-dinamica». In Motivazione e personalità (1954; 2' edizione ampliata 1970) elaborò una classificazione gerarchica delle motivazioni che dai bisogni primari e fisiologici (cibo, acqua, impulso sessuale ecc.) giunge a quelli superiori (appartenenza, stima, sicurezza, affetto, amore ecc.). Solo dopo aver appagato i bisogni elementari l'individuo riesce a esprimere esigenze di livello superiore, al culmine delle quali Maslow colloca il bisogno di autorealizzazìone intesa come piena attuazione delle potenzialità dei soggetto. La nevrosi è secondo Maslow l'espressione di bisogni frustrati e di una mancata autorealizzazione. Scopo primario della psicoterapia è l'integrazione delle varie componenti della personalità (o del Sé) in quanto solo una perfetta autorealizzazione assicura all'individuo un'esistenza autonoma, appagata e creativa. Negli anni Sessanta, convintosi da un lato dell'irrilevanza (in termini di significatività esistenziale) delle consuete ricerche psicologico-sperimentali e, d'altro lato, della natura filosofico-ideologica dei presupposti tanto psicoanalitici quanto comportamentistici (riassumibile in una concezione restrittiva, meccanicistica e pessimistica dell'essere umano), fondò la rivista «Joumal of Humanistic Psychology» (1964) e, affiancato da non pochi com ortamentisti e psicoanalisti «convertiti» e di autori come Ch. Búhler e J.F.T. Bugental, divenne il leader della psicologia umanistica, un vasto movimento psicologico scarsamente penetrato in Europa ma che ebbe grande successo nelle università nordamericane. Diversamente (la molti esponenti della psicologia umanistica, Maslow intraprese anche un'originale riformuiazione sii base psicologica delle tematiche epistemologiche e metodologiche e allargò i suoi interessi alla psicologia applicata (psicologia dei lavoro, dcll'organizzazíone, deWesperienza religiosa). Aftr~opere: Verso una psicologia dell'essere (1962), L'unità di fiatti e valori (1963), Micologia della scicnm (1966), Il bisogno di conoscere e la paura di conoscere (1968).

 

Rogers Carl (Oak Park. Illinois. 1902 - La Jolla. California. 1987) psicologo statunitense. Intraprese dapprima studi di agronomia. che ben presto abbandonò per conseguire la laurea in psicologia alla Columbia University. Tra il 1931 e il 1940 fu terapeuta presso il Centro di Orientamento di Rochester, dove si occupò in particolare della prevenzione della criminalità negli adolescenti «difficili». Nel 1940 divenne professore di clinica psicologica all'Università dell'Ohio: successivamente insegnò presso Vuniversità di Chicago (1945-57), fondandovi un centro di consulenza per studenti che ebbe molto successo e contribuì a fornirgli la base empirica del suo metodo terapeutico, e dal 1957 al 1963 presso l'Università del Wisconsin a Madison. Studioso della personalità di impostazione esistenziale, attraverso le varie esperienze cliniche e terapeutiche individuò nella condotta umana una serie diversificata di motivazioni, non completamente riconducibili al paradigma psicoanalitico del «conflitto di natura sessuale». Su queste basi sviluppò una tecnica terapeutica, la «terapia non direttiva» o «terapia centrata sul cliente», che ha profondamente influenzato la pratica psicologico-clinica contemporanea (psicologia rogersiana). Il metodo di Rogers, strutturato su una base dichiaratamente pragmatistica che lo pone agli antipodi del sistema freudiano, si fonda appunto sull'empatia e sulla non direttività nel rapporto con il paziente-cliente: il terapeuta deve favorire la libera espressione della emotività del paziente sostenendolo, senza influenzarlo, nell'autonomo processo di comprensione della propria realtà psichica. Presupposto teorico di tale tecnica, detta del counseling, è l'ottimismo motivazionale, per il quale il bisogno di autorealizzazione è l"unica fonte energetica del comportamento umano. Dei freudismo Rogers rifiuta esplicitamente i concetti di transfert e di interpretazione, che giudica difese del terapeuta, e il dualismo istintuale tra pulsioni di vita e pulsioni di morte. Da segnalare nella teoria della personalità il ruolo assegnato al Sé. Con la «psicologia umanistica» di A. Maslow, la psicoterapia di Rogers si colloca entro un orientamento generale alternativo tanto alla psicoanalisi quanto alle terapie comportamentali. In Europa l'influenza di Rogers si è avvertita più sul piano psicologico che su quello propriamente psicologico-clinico, in Francia il suo principale interprete è stato M, Pagès, mentre in Italia si sono riconosciuti nell'indirizzo rogersiano molti psicologi di cultura cattolica. La sua opera principale è Psicoterapia di consultazione (1942); altre opere: La terapia centrata sul cliente (1951) e Lo sviluppo della personalità (1961).

 

Skinner Burrhus Frederik (Susquehanna, Pennsylvania, 1904 - Cambridge, Massachusetts, 1990) psicologo statunitense. La sua formazione fu infitienzata da psicologi come Watson, Thorndike, Paviov e da filosofi ed epistemologi come Mach, Poincaré, Russell e Bridgman, dei quale fece propria l'impostazione operazionistica. Si iaureò a Harvard nel 1931 con una tesi sui riflessi condizionati. Professore di Psicologia presso le università dei Minnesota, deiFIndiana e di Harvard (dal 1947), fu uno dei principali rappresentanti contemporanei del comportamentismo, di cui incarnò l'anima più radicale nella piena ortodossia watsoniana (J.B. Watson), in polemica con i rappresentanti del cosiddetto «neocomportamentismo» (da C.L. Hull a E.C. Tolman). Eg!i sostenne il metodo s erimentale come unico crite,fprio di scient 1ctà, n aperta polemica con ogni forma di «teorizzazione». Difensore della tradizione positivistica e induttivistica della psicologia, assunse il «comportamento direttamente osservabile dall'esterno» come unico oggetto dell'indagine psicologica. Nelle opere Il comportamento degli organismi' (1938) e La scienza e il comportamento umano (1953) Skìnner introduce la distinzione tra comportamento «rispondente» e comportamento «operante»; il primo, tipico del condizionamento classico, è la risposta di un organismo a uno stimolo specifico e osservabile; il secondo si ha quando la risposta appare come un'azione spontanea dell'organismo non connessa con alcuno stimolo identificabiie. La risposta «Operativa» tende a essere ripetuta in conseguenza degli stimoli che essa stessa introduce nell'ambiente; il processo di «rinforzo» rappresentato dalla ricompensa ottenuta genera un condizionamento che è definito operante in quanto tende all'ottenimento della ricompensa; ciò dimostra che il comportamento può essere orientato attraverso un sistema di ricompense. Per studiare il comportamento operante Skinner fece ricorso a speciali gabbie di sua invenzione (le cosiddette Skinner box), che permettevano di controllare dall'esterno l'esecuzione dì un compito da parte di un animale sperimentale. Nell'opera Il comportamento verbale (1957) Skinner diede un'interpretazione rigorosamente comportamentistica dei fatti linguistici e ricondusse Facquisizione dei linguaggio alla formazione di associazìoni tra oggetti ed etichette verbali. L'analisi del comportamento verbale lo condusse ad approfondire i problemi dell'apprendimento scolastico e a progettare dispositivi meccanici in sostituzione dell'insegnante (teaching inachines) dando cosà inizio a un vasto progetto di «istruzione programmata» che tante polemiche suscitò in anibito pedagogico. Convinto della rilevanza sociale delle sue concezioni e della possibilità di modificare il comportamento umano attraverso le tecniche dell'ingegneria comportamentale. pubblicò nel 1948 il romanzo utopistico Walden Two, che prefigurava una società basata sui controllo scientifico dei comportamento attraverso un sistema di «ricompense» opportunamente pianificato. Tra le altre opere si ricordano: Analisi del comportamento (1961, in collaborazione con Holland), La tecnologia dell'insegnamento (1968), personalità (ingl. personality; ted. Persónfichkeit; fr. personnalité) insieme di caratteristiche psichiche e modalità di comportamento che, nella loro integrazione, costituiscono il nucleo irriducibile di un individuo che rimane tale nella molteplicità e diversità delle situazioni ambientali in cui si esprime e si trova a operare. Questo concetto acquista rilievo nella storia della psicologia a partire dagli anni Trenta quando cadono in disuso i concetti di temperamento e di carattere, anche se grandi aree psicologiche e psicopatologiche continuano a usare i termini «carattere» e «personalità» come sinonimi. Lo studio della personalità è affrontato col metodo idiografico che evidenzia la differenza tra un individuo e un altro, e come tale si distingue dalla tipologia che costruisce dei modelli o «tipi puri» con cui classificare gli individui, ciascuno dei quali, preso per sé, incarna sempre un «tipo misto». In questa voce ci si occupa delle teorie della personalità che riflettono i presupposti teorici su cui le rispettive indagini si basano, mentre per la valutazione della personalità si rinvia alla voce test.

 

 Tipi di Teorie della personalità

 

1. LE TEORIE SOMATICO-COSTITUZIONALISTICHE. Studiano la personalità a partire dalle corrispondenze tra le caratteristiche fisiche di un individuo e quelle psicologiche. Inaugurata da Ippocrate e ripresa da Galeno, questa teoria ha percorso la storia fino a riproporsi oggi nelle tipologie ordinate da E. Kretschmer, W. Sheldon, N. Pende e altri. Siccome questa teoria approda, più che all'individuazione di una personalità, alla costruzione di modelli, notando qui solo che una persona che ha una determinata costituzione fisica e si comporta in conformità alle attese che l'ambiente ha nei suoi riguardi a partire dalla sua costituzione, riceve un rinforzo positivo che favorisce il suo buon aggiustamento con l'ambiente.

 

2. LE TEORIE FATTORIALI. L'analisi fattoriale è stata applicata allo studio della personalità da R.B. Catteli e da H.J. Eysenck. Secondo Cattell la personalità è ciò che consente di predire quel che un individuo farà in una situazione definita a partire dai suoi tratti che sono le sue strutture mentali che hanno anche una base biologica. Accanto ai tratti di superficie, che sono un gruppo di variabili correlate di scarso interesse perché instabili e variabili da individuo a individuo, esistono tratti d'origine che si ottengono con procedimenti più complessi, ma che sono più utili per la predizione perché più stabili. Tali sono i tratti comuni, come i tratti di capacità, di temperamento, di dinamismo, e i tratti unici, come quelli patologici. Fra i tratti dinamici si distinguono gli ergs che sono innati e identificabili con la costituzione biologica degli individui, e i metaergs che sono acquisiti e si sviluppano progressivamente in interessi, atteggiamenti e sentimenti. Grande importanza assume lo strumento con cui questi tratti sono ottenuti. Catteli distingue in proposito lo strumento «L» o biografico che prevede il giudizio da parte di un osservatore sul comportamento della persona, lo strumento «Q» o di autovalidazione ottenibile mediante questionari e inventari, e lo strumento «T» che si avvale di test obiettivi (Cattell-test16 PF).

 

Eysenck, partendo dal presupposto che è necessario impostare lo studio della personalità in termini di dimensioni o unità di comportamento determinabili e misurabili, definisce la personalità come «la somma totale degli schemi di condotta dell'organismo attuali e potenziali, ereditari e acquisiti. Essa si origina e si sviluppa attraverso l'interazione funzionale dei quattro settori principali nei quali sono organizzati questi schemi di condotta: il settore cognitivo (intelligenza), conativo (carattere), affettivo (temperamento), somatico (costituzione)» (1947). Eysenck ha definito la personalità così intesa in termini di entità fattoriali a partire da quattro livelli di organizzazione: il livello dei tipi o fattori generali, dei tratti o fattori di gruppo, delle risposte abituali che ricorrono in circostanze uguali o simili, delle risposte specifiche che compaiono un sola volta.

 

A cavallo tra la teoria costituzionale e la teoria fattoriale si colloca la teoria dimensionale di H. Sjoebring, che fa riferimento al substrato neurofisiologico di cui valuta: l'ampiezza di ogni processo nervoso in base agli elementi che viene a interessare, la sua diffusione, e il grado di resistenza che incontra. Sulla base di questi concetti Sjoebring ha costruito una tipologia a partire da quattro radicali: la capacità che corrisponde all'intelligenza, la validità che si riferisce all'energia dei sistema nervoso, la solidità data dalla costanza della struttura della personalità, e la stabilità proporzionale alla ripetizione che porta all'abituazione.

 

3. LE TEORIE OLISTICHE. Queste teorie sottolineano l'aspetto unitario della personalità nel suo momento biologico e psicologico e affermano con K. Goldstein, il quale ha compiuto fondamentali ricerche sui cerebrolesi di guerra, che «la legge del tutto governa il funzionamento delle parti, e pertanto è più utile studiare clinicamente e integralmente una persona che non esaminare in molti soggetti una funzione psichica isolata. Nell'evoluzione di una personalità si manifesta più precocemente una condotta concreta che rappresenta una reazione automatica diretta agli stimoli, e successivamente una condotta astratta che è una risposta elaborata e ragionata agli stimoli. In condizioni patologiche l'individuo può perdere la condotta astratta e regredire a quella concreta» (1934). A. Angyal estende il concetto di integrazione all'ambiente in cui l'individuo vive introducendo il concetto di biosfera, che include individuo e ambiente come aspetti di un'unica realtà che solo astrattamente si possono separare. Nella biosfera si riconoscono tre dimensioni:

a) verticale espressa dalla connessione esistente tra condotta esterna e tendenze profonde;

b) progressiva data dall'inserimento di ogni atto in una sequenza di atti finalizzati;

c) trasversale dove ogni atto è inserito in un comportamento integrato.

 

A . H . Maslow considera la personalità come un'integrazione di needs o bisogni di base, distinti in needs fisiologici come la fame e la sete, needs di sicurezza, di appartenenza, di amore, e needs cognitivi ed estetici (bisogno); mentre P. Lecky individua il tratto di fondo della personalità nella capacità di mantenere un'organizzazione unificata e autoconsistente in un ambiente instabile da cui assimila i valori coerenti a sé, respingendo gli altri.

 

4. LE TEORIE OGGETTIVISTICHE. Sono teorie promosse dall'esigenza di fondare le proprie teorizzazioni a partire da osservazioni empiriche controllabili sperimentalmente. Rientrano in questo ambito la scuola riflessologica russa e il comportamentismo americano. Partendo dalla psicologia animale, I.P. Pavlov elabora una teoria della personalità a partire dai concetti di forza, che dipende dalla scarsa sensibilità agli stimoli periferici e conseguente soglia sensoriale elevata, equilibrio, correlato ad alcuni indici elettroencefalografici, mobilità, data dalla capacità di rapido adattamento.

 

In ambito comportamentista, dopo una prima fase legata al nome di J.B. Watson, con J. Dollard e.N. Miller, psicologo sociale il primo e sperimentalista il secondo, s'è tentato un legame tra la dottrina psicoanalitica e la teoria dell'apprendimento. L'elemento fondamentale nella struttura della personalità è l' abito, o habit, che è un'associazione tra uno stimolo differenziato (cue) e una risposta che varia in rapporto all'esperienza individuale. Il fattore dinamico della personalità è il drive o impulso sufficientemente intenso per mettere in moto l'individuo; esso non dirige la condotta ma soltanto la «energizza» costringendo l'individuo a rispondere per ridurre o eliminare l'impulso. Si distinguono drives primari assimilabili con qualche approssimazione all'istinto, e drives secondari acquisiti con l*apprendimento. L'apprendimento si realizza con l'intervento di quattro elementi:

 

a) il drive che innesca l'azione;

b) il cue che guida la risposta che può essere «diretta» quando segue immediatamente lo stimolo, o «indiretta» quando consente di considerare l'effetto di un'azione prima di eseguirla;

c) la risposte che, con lo sviluppo della personalità, è sempre più influenzata dal tipo di cultura;

d) il rinforzo da cui dipende la possibilità o meno di costruire un abito.

 

5. LA TEORIA DELL'APPRENDINIENTO SOCIALE. E' stata elaborata da J.B. Rotter che definisce la personalità come «il modo caratteristico di reagire in una situazione identificabile» (1972). Le variabili che intervengono in questa modalità sono: il comportamento potenziale dato dalla qualità di interazione tra individuo e ambiente, l'aspettativa dell'individuo sulla base della sua esperienza passata, il rinforzo il cui effetto è in stretta correlazione alla motivazione. Da questi quattro elementi si possono ottenere delle formule per la predizione di un comportamento diretto a una meta.

 

6. LE TEORIE PSICODINAMICHE. Queste teorie hanno dato un contributo notevole all'evoluzione della concezione della personalità considerata in relazione alle varie tendenze che sono in equilibrio instabile, per cui il comportamento è il risultato di interazioni di disposizioni diverse spesso in conflitto. Questa conflittualità spiega il carattere dinamico della personalità che affonda le sue radici nei suoi aspetti genetici. Dal punto di vista genetico la personalità, secondo S. Freud, si attesta a vari stadi di equilibrio corrispondenti alle fasi dello sviluppo psicosessuale: fase orale, -> anale, fallica, di -> latenza, genitale, caratterizzate ciascuna da una crisi evolutiva che deve essere superata per il raggiungimento dell'identità personale. Una fissazione a una fase dello svilupo determina un arresto nella maturazione della personalità che si rivelerà, nell'età adulta, con manifestazioni tipiche di quella fase. Dal punto di vista dinamico Freud ipotizza tre istanze dell'apparato psichico che nomina Es dove sono le pulsioni sessuali e aggressive innate, Io che abbraccia l'area della coscienza e presiede il comportamento nel suo adeguarsi a modalità socialmente accettabili, e Super-io che esprime le esigenze della realtà sociale che trova la sua prima incarnazione nella figura del padre. Nell'ultima fase del suo pensiero Freud introduce i concetti di Eros e Thanatos in cui si esprime, rispettivamente, la tendenza alla conservazione dell'individuo e della specie, e la tendenza, tipica di ogni vivente, a tornare allo stadio inorganico.

 

A queste conclusioni Freud perviene dopo un'evoluzione dei suo pensiero le cui tappe sono analiticamente considerate ed esposte nella voce carattere che è il termine propriamente impiegato da Freud. Alla stessa voce si rinvia per le varianti psicodinamiche introdotte dalle correnti di pensiero che si sono separate dall'impostazione freudiana della psicoanalisi (Jung, Adier, Reich) o che sono rimaste al suo interno ma con significative varianti (Klein, Horney, Rank, Fromm, Sullivan).

 

7. LE TEORIE DELLA PERCEZIONE. Sono teorie che prendono le mosse dalla constatazione che la percezione non è modulata solo dall'azione dello stimolo esterno, ma anche dalla struttura della personalità le cui tendenze percettive generano le coppie analitico-sintetico in base alla tendenza a cogliere i particolari o l'insieme, accentuatore-livellatore in base alla tendenza a chiudere o meno lo spazio fenomenico percepito, dipendente-indipendente dal campo a seconda che la percezione dipenda o meno dai dati offerti dal campo visivo.

 

8. LA TEORIA PRAGMATICO-RELAZIONALE. Sorta a Palo Alto negli anni Cinquanta intorno a G. Bateson e a P. WatzIawick, questa teoria considera la personalità come un sistema, ovvero come un ordine dinamico di parti e di processi mutuamente interagenti dove vigono le leggi della totalità per cui il mutamento di una parte genera il mutamento del tutto, della retroazione o circolarità che, abbandonato il concetto di causalità lineare, stabilisce che l'attività di ogni singolo elemento influenza ed è influenzata dall'attività di ogni altro elemento, di equifinalità in base a cui si afferma che un sistema è la miglior spiegazione di se stesso perché i parametri del sistema prevalgono sulle condizioni da cui esso ha tratto origine. Ne consegue che la «spiegazione» non va cercata nel passato, ovvero in dati che al sistema non appartengono, ma nei parametri e nelle regole interne al sistema stesso. La personalità umana è contrassegnata, secondo questa teoria, dalla comunicazione che non ha un suo opposto, perché sia l'attività che l'inattività, sia le parole che il silenzio hanno un valore di messaggio, ossia influenzano gli altri che, a loro volta, non possono non rispondere alla comunicazione, comunicando essi stessi psicologia sistemica).

 

9. LE TEORIE FENOMENOLOGICO-ESISTENZIALI. Queste teorie hanno trovato la loro espres-sione in K. Jaspers e L. Binswanger, li primo ritiene che la personalità sia espressa dall',atteggiamento, che può essere oggetti-vo, autoriflessivo, entusiastico, a cui corri-sponde rispettivamente l'immagine del mondo spazio-sensoriale, psichico-culturale, metafisico. Secondo Jaspers, «solo all'interno degli stessi atteggiamenti gli uomini entrano in comunicazione gli uni con gli altri, comprendendosi reciprocamente. Se gli atteggiamenti sono diversi, l'uno vive, pensa, agisce passando accanto all'altro senza toccarlo» (1919, p. 65).

 

Dal canto suo Binswanger, partendo dalla concezione heideggeriana dell'uomo (Dasein) come originariamente aperto al mondo (In-der-Welt-sein) e agli altri (Mit-dasein), distingue un'esistenza autentica nel senso etimologico di «propria» (autós) da una inautentica perché non propria, ma semplicemente «fatta propria» dopo averla mediata dai modelli collettivi d'esistenza (autenticità-inautenticità). Persuaso, secondo l'insegnamento di E. Husserl e di M. Heidegger, della decisività dei carattere temporale dell'esistenza, Binswanger distingue i tipi di personalità in base alla modalità di aprirsi al tempo: o privilegiando il futuro e quindi la progettualità come accade nella persona realizzata, oppure il presente senza relazione con il passato e con il futuro come nella personalità maniacale, oppure il passato in un mondo di assoluto rimpianto senza possibilità di sporgere verso le altre figure dei tempo come nel malinconico. La personalità, nella concezione fenomenologico-esistenziale, è strettamente correlata alla nozione di un mondo che non è qualcosa che «c'è», ma qualcosa che l'individuo «si dà» in base alle sue modalità di spazializzarsi, temporalizzarsi, coesistere ecc. (analisi esistenziale).

 

10. LA TEORIA COGNITIVA. Questa teoria elabora un concetto di personalità centrato sulla «mente» da cui dipendono l'attività dell'organismo, le modalità di adattamento e le sequenze comportamentali, perché noi non abbiamo a che fare con il mondo, ma con quell'esperienza dei mondo che la nostra mente elabora, una mente intesa come sistema informativo in cui tutti i dati ambientali e sensoriali vengono organizzati secondo codici di entrata per l'immagazzinamento e l'elaborazione, e codici di uscita per le risposte, ognuno con un feedback sugli altri. Lo sviluppo della personalità avviene attraverso l'elisione della dissonanza cognitiva che si verifica ogni volta che l'individuo sperimenta informazioni in dissonanza con il suo precedente assetto mentale. L'incongruenza che si genera, siccome risulta intollerabile all'individuo, può essere risolta o con un mutamento dell'ambiente, o con una modificazione del proprio comportamento, o con una ristrutturazione del proprio mondo cognitivo. Questo esercizio, continuamente richiesto dalle relazioni con l'ambiente in continua mutazione, è la condizione della crescita della personalità.

 

11. LA TEORIA FUNZIONALISTA DI G.W. ALLPORT. Detta anche «psicologia dell'individuo», questa teoria pone l'accento sull'unicità di ogni singola persona dovuta al modo assolutamente individuale con cui vengono composte:

a) Le caratteristiche stabili della personalità (proprium);

b) I meccanismi di difesa;

c) La percezione della situazione;

d) Le richieste e le attese legate alla situazione in cui hanno un valore essenziale cultura e ruolo.

 

La maturità della personalità è decisa dal grado di autonomia funzionale dei motivi, per cui un sistema motivazionale adulto, pur essendo originato da sistemi propri delle fasi precedenti, appare funzionalmente indipendente da essi. Distinti i fattori congeniti da quelli acquisiti, AlIport dichiara che «la struttura dinamica della personalità è unica, anche se somiglianze dovute alla specie, alla cultura, alle fasi di sviluppo possono produrre alcune somiglianze tali da ustificare l'uso di dimensioni universali. Mentre non neghiamo la possibile esistenza di istinti nell'infanzia, o anche il persistere di certe forme istintive di attività per tutta la vita, tuttavia il principio di autonomia funzionale considera la personalità sviluppata come un fenomeno post-istintivo» (1955).

 

12. LA TEORIA DEL CAMPO DI K. LEWIN. Concepisce i dati psicologici come organizzati in un campo di forze analoghe a un campo elettromagnetico con tendenza all'equilibrio del sistema. Nel campo la persona occupa la posizione centrale circondata dall'ambiente psicologico con cui interagisce attraverso un sistema di tensioni che possono nascere o dal mutamento dell'ambiente psicologico o all'interno della persona sotto forma di bisogno. Lo stato di tensione attiva dei processi come pensare, agire, ricordare, percepire che continuano a operare, fino a che non si raggiunge l'equilibrio del sistema attraverso i percorsi tracciati dalle due geometrie, topologica e odologica, descritte alla voce campo.

 

13. LA PERSONOLOGIA DI H.A. MURRAY. Concepisce la personalità come un sistema in cui sono individuabili i bisogni legati a stati interni di insoddisfazione, le pressioni legate agli oggetti di cui rappresentano le proprietà reali (alfa), o percepite (beta), in ordine al soddisfacimento dei bisogni, il tema che è l'unità coerente di bisogni e pressioni e che dà significato a certi comportamenti, e infine la catexi, positiva o negativa, con cui gli oggetti attraggono o respingono l'individuo, che ha il suo corrispondente soggettivo nel sentimento. Questi tratti che compongono la personalità sono evidenziabili con il Test di Appercezione Tematica (TAT) ideato da Murray.

 

14. LA TEORIA BIOSOCIALE DI G. MURPHY. Prevede come componenti di base della personalità le disposizioni fisiologiche di origine genetica ed embriologica, le canalizzazioni attraverso le quali concentrazioni di energia trovano il modo di scaricarsi nella condotta, le risposte condizionate, ossia risposte ripetutamente rinforzate e le abitudini percettive e cognitive che sono il prodotto sia della canalizzazione che del condizionamento. Nello sviluppo della personalità Murphy distingue tre stadi: globale in cui il sistema è omogeneo e indifferenziato, differenziato con separazione e indipendenza delle parti, integrato contraddistinto dall'interdipendenza delle parti.

 

5. LA TEORIA DEI COSTRUTTI PERSONALI DI G.A. KELLY. Ogni individuo è guidato dalle previsioni che formula sugli eventi a cui andrà incontro. Questa attività anticipatoria lo porta a formulare dei «costrutti personali» che sono categorizzazioni dicotomiche che egli adatta a ogni elemento presente nell'ambiente. L'organizzazione di questi costrutti, la loro estensione, gerarchizzazione e modificazione, dà il quadro della personalità dell'individuo (costrutto).

 

16. LA TEORIA DEL St DI C.R. ROGERS. Il concetto di personalità si articola in tre figure principali:

a) L'organismo che è l'individuo nella sua totalità

b) Il campo fenomenico che è la totalità dell'esperienza

c) Il Sé che si sviluppa grazie all'interazione tra organismo e ambiente in continua mutazione per effetto dei processi di apprendimento e maturazione.

Sua caratteristica è la tendenza alla coerenza, per cui tutte le esperienze che non sono in armonia con il Sé vengono percepite come minacce. Una personalità è compiuta quando c'è coincidenza tra il campo fenomenico delle esperienze e la struttura concettuale dei Sé; il che comporta, dal punto di vista soggettivo, un'assenza di tensione, e dal punto di vista oggettivo un adattamento realistico e un sistema di valori identico a quello raggiunto da qualsiasi altro individuo ben adattato.

 

Disturbi della personalità 

Disturbo evitante di personalità: è caratterizzato da inibizione, sentimenti di inadeguatezza e ipersensibilità alle critiche. Gli individui con tale disturbo rifuggono il lavoro e le attività scolastiche che implicano un contatto interpersonale, per timore di essere criticati, disapprovati o rifiutati; evitano di farsi nuovi amici, a meno che non siano certi di piacere e di essere accettati incondizionatamente. Si sentono inadeguati e hanno una bassa autostima; hanno difficoltà a parlare di sé e tendono a non manifestare sentimenti intimi per timore di esporsi, di essere ridicolizzati o umiliati. Se qualcuno li disapprova o li critica possono sentirsi estremamente feriti.

 

Disturbo dipendente di personalità: è caratterizzato da un eccessivo e pervasivo bisogno di essere accuditi e protetti che determina un comportamento sottomesso e un costante timore della separazione. Gli individui con tale disturbo percepiscono se stessi come inadeguati a far fronte efficacemente alle varie situazioni senza l'aiuto degli altri; sono spesso pessimisti e dubbiosi e tendono a sminuire le proprie capacità. Per questo hanno difficoltà a prendere decisioni, tendono a essere passivi e permettono ad altri di prendere l'iniziativa. Temendo di perdere l'approvazione, faticano a esprimere il loro disaccordo specie nei confronti di coloro da cui dipendono. Nel caso venga meno una relazione importante (la rottura con la persona amata, la morte di una figura protettrice), si affrettano a sostituirla con un'altra relazione che fornisca il supporto emotivo di cui hanno bisogno.

 

Disturbo ossessivo-compulsivo di personalità: è caratterizzato da eccessiva preoccupazione per l'ordine, da perfezionismo, maniacale accuratezza ed esigenze di controllo mentale e interpersonale. Gli individui con questo disturbo cercano di mantenere una sensazione di controllo attraverso una minuziosa attenzione per le regole, i dettagli, le procedure; per contro mostrano scarsa flessibilità, apertura mentale ed efficienza. Inclini alla ripetizione, verificano accuratamente ciò che fanno nel timore di commettere eventuali errori. Mostrano una dedizione eccessiva al lavoro e alla produttività, cui possono sacrificare le attività dei tempo libero e le amicizie. Possono essere riluttanti a lavorare con altri e mantenere un livello di vita inferiore a quello che potrebbero permettersi nella convinzione che le spese debbano essere attentamente controllate in vista di problemi futuri. Sono in genere persone coscienziose, scrupolose e inflessibili per quanto riguarda moralità, etica e valori.

 

Disturbo di personalità non altrimenti specificato: in questa categoria rientrano le alterazioni dei funzionamento della personalità che non soddisfano i criteri per alcuno specifico disturbo di personalità. L'individuo che ne è affetto può presentare i tratti di vari disturbi di personalità (disturbo di personalità mista) oppure il quadro personologico dell'individuo corrisponde a un disturbo di personalità non incluso nella classificazione (per esempio il disturbo passivo aggressivo di personalità).

 

IPOTESI GENETICHE SUI DISTURBI DI PERSONALITA'. Gli studi familiari, sui gemelli e sugli adottivi suggeriscono l'esistenza di una componente genetica nei disturbi di personalità. I disturbi di personalità del gruppo A (paranoide, schizoide e schizotipico) sono più comuni nei parenti di primo e secondo grado di soggetti affetti; in particolare, il disturbo schizotipico risulta molto più frequente rispetto ai disturbi paranoide e schizoide tra i familiari di soggetti affetti da schizofrenia. Studi di adozione attribuiscono l'aumentato rischio per i disturbi di personalità del gruppo B (antisociale, borderline, istrionico e narcisistico) a fattori sia genetici sia ambientali dal momento che i figli adottivi e i figli biologici di genitori affetti da disturbo antisociale di personalità hanno entrambi un rischio maggiore di sviluppare il disturbo antisociale di personalità, il disturbo di somatizzazione e i disturbi correlati a sostanze (Cloninger, Christiansen, Reich 1978). Il disturbo di personalità borderline è circa cinque volte più comune tra i consanguinei di primo grado di soggetti che ne sono affetti rispetto alla media della popolazione. Nelle stesse famiglie si riscontra un aumento dei rischio per i disturbi dell'umore, i disturbi correlati a sostanze, il disturbo antisociale di personalità. I disturbi di personalità evitante, dipendente e ossessivo (gruppo C) risultano più frequenti nei parenti di pazienti affetti da disturbi di ansia (tanto che nella terza edizione rivista dei Dsm queste affezioni venivano inserite nel gruppo C, ansioso).

 

Galleria di alcuni autori su differenti Teorie della Personalità

 

Adler

Assagioli

Chomsky

Fromm

Gardner

Glasersfeld

James

Jung

Kelly

Lewin

Lorenz

Maslow

Pavlov

Perls

Piaget

Rogers

Skinner

Tomkins

Vygotsky

Wilber

 
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