Alcuni stralci dei brani manoscritti di Rol

 

brani tratti da <<"Io sono la grondaia..." - diari, lettere, riflessioni

di GUSTAVO ADOLFO ROL, a cura di Catterina Ferrari. (c) 2000 Giunti

Gruppo Editoriale, Firenze.>>

Pagine azzurre bagnate di pianto, conforto di sospiri, testimoni di fatiche, raggi di speranza, ispiratrici di fede.


Gennaio

Quando si è tristi il maggior conforto ci viene da ciò che è mesto.


L'incertezza è ciò che ci fa vivere.

Val più un cuore coronato di spine che d'una corona nobiliare.


I vizi si comperano, la virtù no.

Una cosa sola non è possibile: intuire il pensiero della donna che si ama.


Il fanciullo diventa uomo quando impara a mantenere un segreto.


Febbraio

I ricordi sono come le ninfee: l'acqua è la vita. Dall'acqua emerge solo la parte più bella; il fiore

(i dolci ricordi). La parte brutta - le radici - non si scorge - è come i cattivi ricordi che si dimenticano.


Tacendo dimostrerai di essere forte, ma potrebbe anche darsi che ti credessero stupido.


Alla Speranza nessun transito è vieto.

il miglior rimedio per vincere i mali è la volontà.

La morte è come l'Amore, se la fuggi ti cerca, se la cerchi ti fugge.


La speranza è figlia dei Ricordi. Se non vuoi ricorda re, nori devi più sperare.


Il danaro è il signore del mondo, ma l'odio sta al di sopra del danaro.


Marzo

Se vuoi farti amare devi qualche volta farti nascosto.

Molte volte occorrono più nesi, e forse anche degli anni per comprendere un carattere.


Guardati dagli uomini che cercano di vincerti col loro sorriso. Guardati dagli amici che pur t'ispirano fiducia.


Non far mai assegnamento su ciò che credi di avere.

Giugno

Sarai felice solo il giorno che imparerai a vincere le antipatie.


Sia benedetto il cielo! Ed il cielo m'assista negli altri giorni di mia vita!


Che cos'è la vita? Un veleno dolcissimo nel quale galleggiano granuli amari. Si beve il veleno e si muore adagio. Però senza accorgersene.


Ottobre

Ricordati che se vuoi avere un posto nella vita, mai non devi sottostare all'egoista volere degli altri! Ricordati! Ricordati!


Se la tua vita ti parrà un giorno vuota e triste, fa la carità ai poveri e troverai ciò che hai perduto!

 

Il momento è giunto nel quale io parlerò.


Io voglio dire al mondo tutto ciò che il signor Ruskin non ha compreso, nonostante la superba sua intelligenza, e la soave bontà del suo cuore. Il signor Ruskin è come tutti gli uomini, i quali cercano la verità e s'accontentano d'esserne sfiorati dall'ala trasparente, poi chiudono gli occhi sotto questa carezza, felici d'aver raggiunto il più sublime momento della loro vita. Essi credono così d'aver compiuto un'opera grande che lasceranno ai posteri, ma questi ultimi, giungendo, non troveranno altro che un vento leggero, mosso da un'ala sempre invisibile la quale darà loro l'illusione della vita fin nello stesso momento della morte, mentendo, sempre per il bene e per il male del mondo.


Creando e distruggendo, non lasciando di se stessa che il dubbio profondo nel pensiero degli uomini e la certezza ad essi di una solitudine immensa, nella quale essi vengono a vivere e a spegnersi.

r,

Contemplerai la morte disprezzando la vita, disprezzando la morte per vivere grandemente.


Come piccoli fiumi scendenti le coste rocciose di un monte, vedrai nascere le tue gioie dai tuoi più grandi dolori. Vedrai un raggio di luce entrare dappertutto, nella spelonca triste come nella valle piena di fiori.


Vedrai le ombre della sera già entrate nelle case dei ricchi, mentre le soffitte dei poveri saranno ancora piene di sole.


Come il numero è la legge defl'universo, così la vita è una legge di compensi. Tutto sorge e tutto tramonta, come le stagioni, le passioni e le civiltà. Nel cielo solamente donde partono e dove ritornano le luci delle anime, nessuna cosa cambia.


Passano le stelle, sempre le stesse, simboli dell'eguaglianza eterna e della gamma fatale che regge le cose. Perché le anime non soffrono della materia ed influenzano le vite dei popoli nella stessa guisa che il sole fa germogliare le sementi e poi dissecca i fiori.


Io t'ho veduto piangere e t'ho sentito imprecare contro il destino. Tu bestemmiavi te stesso e non t'accorgevi d'essere la vittima della tua stessa volontà. E destino è una cosa che non esiste, egli è il figlio defi'intolleranza ma tu lo vinci con la rassegnazione. La volontà ti pone in mano quest'arma e tu sappfla adoperare. La lotta può essere lunga e difficile ma la spada con la quale combatti non si spezza neppure sul granitico blocco dell'impossibile. Questa forza ignota non cessa di proteggerti fintantoché saprai educare il tuo cuore insegnandogli a conoscerla.


Non dimenticare che gli istinti e l'intelligenza hanno sede nel tuo cervello, mentre che l'anima tua, invece, risiede nell'infinito dove la perfezione esiste. Perché l'infinito è Dio.


Credi tu che l'anima non esista?

Non chiedere allora la bellezza, l'amore e la gloria. Un semplice soffio di vento distrugge ogni ambizione ed il tempo ricopre tutto di silenzio.


Se non vuoi inginocchiarti nella polvere e maledire il sole che s'accende sulle tue sciagure, abbi fiducia in te stesso e nella potenza del tuo stesso invisibile.


A quale scopo tende la vita, se la vita poi ci è negata nella gioia e nella stessa speranza? Negata perché al principio di ogni cosa è già ínsita la fine della stessa, una fine che genera però altri principi, principi di altre fini?


Così mi trovo assorto nel pensiero di noi e delle nostre cose che rivivono negli altri e dappertutto e discorro con la voce del tempo la quale si riproduce íntuitivamente nella mia anima.


Qui io sento di poter raccogliere l'espressione giusta di tutto questo movimento, con le sue luci e le sue melodie, inconfondibili segni della realtà del creato, ed allora mi sento figlio di Dio e parte Sua e cammino felice.


Io potevo scrivere dei versi o improvvisare melodie. Potevo tracciare disegni fantastici dei miei sogni che sono meravigliose veggenze; ma che cos'è l'arte, insomma, se tutte queste possibilità sono troppo povere per convincere gli uomini?


Qualche volta ho la sensazione precisa di essere assolutamente solo e mi chiedo sbigottito perché Dio non mi abbia dato, per esprimermi, mezzi adeguati alla.conoscenza che avevo, nascendo, di tutte queste cose; o perché non abbia cancellato in me il ricordo degli altri ' mondi che conosco.


Io avrei vissuto allora, come una semplice cosa fra le cose e mi sarei innalzato nell'ambizione di decidere più che gli altri uomini non decidessero.


Mi sarei creato il regno illusorio di una felicità terrena.

Non è che attraverso il fumo ch'io vedo le cose chiaramente, perché tutto ciò che è velato l'intuizione me lo fa comprendere.


La ragione ha guidato l'uomo verso la ricerca del proprio io. Si è così giunti alla scoperta del subcosciente. Uanalisi del subcosciente (Freud) ha rivelato la sfera degli istinti ed ha stabilito alcuni rapporti degli istinti con la ragione stessa.


Tutto ciò che proviene dall'ist,nto inc,de fatalmente sul destino degli uomini con le determinanti e le conseguenze di un'origine brutale ed egoistica.


L'evoluzione della civiltà, a causa delle sue coercizioní morali, è fattore importante dell'infelicità umana, in quanto limita sempre maggiormente la libertà di una naturale trascendenza verso istinti primordiali.


1~ quindi legittima l'angoscia che Freud prova nel domandarsi: I'intelletto umano rimarrà sempre impotente in confronto alla vita degli istinti?". Ma perché esiste? E possibile che la sola forza bruta abbia animato una materia la quale, sebbene compiendo uno sforzo imponente, dà continue prove di volersene liberare attraverso la poesia, l'arte e il sentimento. Chi, se non l'uomo, ha parlato dell'anima e, definendo la bellezza, ha osato sognare l'immortalità?

 

Pensiero metafisico.

 

C'è una voce che parla in me, che mi ha parlato sempre, e mi dice tante cose: tutto ciò ch'io voglio, debbo e che anche non vorrei sapere. t come la voce di un grande amico: l'unico amico, d'altronde, ch'io abbia mai avuto nella mia vita, perché non ho mai avuto amici. C'è sempre stata la vita a separarmi dagli altri uomini: forse io non comprendo la vita o sono gli uomini a non comprendere me. Io amo intensamente tutto ciò che è passato e tutto quello che deve avvenire perché le cose del passato non cambiano più e quelle del futuro non sono ancora corrotte. Così io sono tutto solo in questo ponte gettato fra le due età e mi sembra quasi di trovarmi di fronte all'uníverso. Forse questa medesima sensazione la provano tutti gli uomini subito dopo la loro morte: quando hanno cessato di appartenere al passato e diventano attori di una vita futura.


Potrebbe darsi che sia questo il temuto momento del "cospetto di Dio". Nessuna cosa perisce: tutte le cose si rinnovano ed attraverso svariati mutamenti di sembianza ritornano al primitivo aspetto. Presentire il futuro non è altro, per me, che gettare uno sguardo nel passato: il destino non è altro che un fatale ritorno ai fatti già avvenuti, anche se la via per giungervi è sovente, quasi sempre, diversa. Poiché la storia non è monotona, ma le conclusioni della storia sono tutte identiche. E' forse la voce della storia che parla in me come quella di un amico, il mio grande amico: il passato.

Sono immobile dinnanzi al pendolo che batte: sono sempre stato così dinnanzi alla vita che passava: nulla ho mai fatto per arrestare qualche attimo di quel tempo. Non che non lo volessi: non ho potuto. La mia mente ha sempre creato o meglio, il mio cuore, ma la realtà ha poi sempre distrutto. Tutto ciò che ho pensato si è assopito, tutto ciò che ho amato si è spento. Ora mi sento solo fra le poche cose della mia vita. La pipa è spenta ed un po' di cenere si è versata sul tavolo. Di fuori il vento grida e scuote la porta. Il camino è gelido, mi par quasi di attendere qualche cosa, forse che il pendolo si arresti ed allora la mia vita sia finita. Non è un sonno dolce quello che io attendo; non è un riposo dopo una fatica e neppure un oblio. E' il nulla che discende adagio sul mio spirito, come il sipario su di una scena rimasta vuota. Tutti i personaggi non furono altro che ombre, le quali ad una ad una scomparvero fra le quinte del palcoscenico, dietro alle aiuole di fio - ri che non appassirono mai - quelli perché nella realtà mai esistettero.

Tu non sai che cosa siano le cose. Tu le vedi immobili ma esse vivono, di quella vita di chi le ha create o animate. Vedi questa penna? A te par nulla, un'asticciola di legno, macchiata d'inchiostro: eppure la mia mano ha tracciato con essa pagine d'amore.


Il pensiero materialízza le cose attraverso l'immaginazione, il ricordo e l'intuizione - quindi lo spirito è energia.

Domenica notte: lo ricordo quando ero sottotenente e facevo il mio servizio in alta montagna, un giorno m'incamminai tutto solo per un sentiero. Più che una meta io seguivo un impulso misterioso che mi spingeva a camminare, e me ne andavo così, fantasticando in un mondo di sogni, favorito dalla solitudine e dalle forti speranze dei miei diciannove anni; quanto durò il mio cammino io non lo so, ma ad un tratto, quasi tornasse in me improvvisamente la coscienza del tempo, mi arrestai e mi resi conto del luogo ove mi ero spinto e del paesaggio che mi circondava. Il sentiero s'arrestava bruscamente ira alcune mastodontiche rocce, ed oltre quei massi if mio sguardo poteva scorgere un profondo burrone, un precipizio addirittura, su per il quale una nebbia fitta e minacciosa saliva velocemente. Mi rigirai: alle mie spalle un paesaggio sconosciuto mi procurò un senso di malessere: alti massi cadenti a strapiombo nascondevano alla mia vista il sentiero percorso: un grande falco mi passò sopra il capo con un lacerante grido che sembrava un singhiozzo; tutt'intorno la nebbia dilagava, mentre la luce del giorno incominciava a spegnersi. Provai un brivido di terrore e mi sentii terribilmente solo e perduto.


Meritavo io una simile sorte? Questo dovevo alle mie fantasticherie, all'impulso della mia giovanile incoscienza, la quale mi aveva lasciato sperare, forse di essere il padrone del tempo e di tutti quei luoghi.


Ricordo che quando mi ritrovai al sicuro nella mia baracca fra i miei soldati mi dissi: forse la vita è così, come questa avventura; si seguono gli impulsi del proprio cuore, ci si lascia inebriare dalle danze fantasiose delle nostre speranze: ci si crea un mondo, tutto per noi e forse per qualcun'altro - e poi? Poi ad un tratto ci si accorge con spavento che tutto quel mondo non era altro che un sogno, ci si accorge che accanto a noi non è rimasto assolutamente nessuno e che le speranze scomparvero nel movimento fantasmagorico dei loro veli multicolori...


Ecco l'esperienza!

Così ora mi succede di rivivere quella lontana avventura, ma ora io so che non ritroverò più la strada del ritorno, so che non vi sono più i miei soldati a cercarmi, né la mia tenda ad attendermi.


Se i cani che incontriamo randagi potessero raccontarci la loro storia, sapremmo che tutte queste storie sono eguah, che tutte hanno inizio da un'ingiustizia. Uingíustizia del padrone che non ha saputo comprendere la povera bestia, che l'ha ingiustamente accusata di qualche malefatta, ed allora è discesa la bastonata, malvagia ed inammissibile dimostrazione della leggerezza umana. Cosi il cane se ne è andato, forse per dimenticare, forse per non mordere chi lo ha colpito. Più tardi il padrone scoprirà che il fedele compagno era innocente, allora lo chiamerà, lo cercherà dappertutto; pagherebbe chissà che cosa, pur di ritrovarlo, ma inutilmente. Perché c'è anche un Dío che protegge i poveri cani, animali fedeli che non tradiscono mai i loro ciechi padroni, sovente ingiusti, spesso egoisti, sempre malcontenti e mai abbastanza sereni. lo potrei raccontare la storia di uno di questi cani, la padrona del quale si chiamava, mi sembra, Barberina.

I suoni ed i colori sono gli elementi sui quali si armonizza l'universo. Il tempo è il mezzo col quale l'armonia si compie. Il disordine non esclude l'armonia, sempre quando il disordine si manifesti naturalmente. Il genio deTuomo percepisce il rapporto che corre fra gli elementi armonici ed il tempo e lo sfrutta se è capace di non ostacolarne il decorso.


La rivelazione di un'opera di genio consiste appunto nella percezione avvenuta di uno di questi processi e nella captazíone del medesimo.

Egli, (l'uomo), era ieri, com'è oggi: un essere che cammina senza sapere perché cammina. Egli sa di ignorare, ma nulla ammette della sua ignoranza; così trascura i richiami disperati della propria coscienza e soffoca la voce del proprio cuore. Egli è nato cattivo per apprendere ad essere buono: ma dove sono i suoi maestri? E nato per godere della vita, ma della vita egli fa il suo più grande tormento. t nato per essere buono ed insegnare al proprio cane ed al proprio cavallo, invece sono il cavallo ed il cane che cercano invano di apprendergli. Egli crea per distruggere e se non distrugge non trova elementi per creare. Che cosa egli crea l'infelicità è parte della sapienza dell'uomo.

La scienza ha rivelato all'uomo molti aspetti della verità, ma l'origine delle cose, intesa in senso assoluto e definitivo, è tuttora ignota alla scienza. Nel concetto della relatività si dilatano nell'infinito i limiti alla conoscenza, ma dove il pensiero non penetra, la parte più intuitiva- dell'uomo, il suo spirito presente ciò che esiste al di là del possibile e non di rado perviene a percepirlo. Lo spirito è quindi già "portato" ad espletare una funzione che ha prerogative più alte ancora che non abbia il pensiero.


Il rapporto fra lo spirito e l'infinito è identico a quello corrente fra l'esistenza e l'eternità.


Entrambi sono comprensibilí soltanto ed in nessun altro modo che con l'ammissione di un Dio Creatore onnipresente principio e ragione di tutto.


Dio è quindi presente in ogni nostra azione e pensiero.

Ciò non significa che qualsiasi nostra azione o pensie

ro siano giustificati nel confronti di Dio in quanto tutto ciò che si trova in contrasto (disarmonia) con Dio stesso è condannato a perire, perché mentre il Bene si trova in stato di costante perfezionamento, il Male diviene fine a se stesso, poiché nel processo della propria involuzione, perisce e si estingue.


Dio è presente quindi anche nel Male nel senso, che Dio lasciando al Male di estinguersi, consente ed è testimone del suo annientamento, nella stessa guisa che egli esalta il Bene nel sopravvivere e nel perfezionarsi. Questo processo di continuo perfezionamento ci rivela che cosa debba intendersi per Eternità.


La fine dell'Eternità risulta concepibile solamente nell'ipotesi che tutto ciò che forma l'Universo in evoluzione (la creazione continua!) si arresti in un momento nel quale, la perfezione raggiunta, l'Universo stesso s'identificasse in Dio.


Non credo che questa ipotesi sia compatibile con l'esperienza della filosofia e l'etica delle religioni, né con la nostra stessa ansia di conoscere, di migliorare, e di sopravvivere alla morte fisica.


Per questo meraviglioso travaglio del pensiero possiamo comprendere ciò che forma il nostro spirito e per la stessa via, tramite lo spirito stesso, confortarci dell'esistenza di un'anima immortale.


Perché nell'immortalità l'anima si identifica immediatamente in Dio.

Non comprendo perché. si ostinino, parlando di me, di aver ricorso a fenomeni materiali, quando invece tutta la mia vita è stata volta, dedicata ad alleviare le sofferenze del mio prossimo.


Io stesso rimasi sempre stupito se non commosso dai mezzi paranormali ai quali appoggiaí le mie azioni. La sola giustificazione che trovai, a mia tranquillità, fu quella di agire per volontà di una volontà che mi sovrastava e che mi indicava la Carità come un mezzo onnipotente ed unico.


Non ebbi difficoltà di riconoscere da quella volontà, quel Dio che l'uomo esalta nell'istante stesso in cui lo dissacra. Per intanto la vita terrena è mortale a differenza di Dio che continua, già in terra, a rivelarsi eterno.


Nel dire: io sono ciò che fui e ciò che sarò, è come ricordare a noi stessi che vi fu un momento in cui, ai fini di realizzare una creazione del Signore, abbiamo accettato la prova della vita, ben conoscendone la severità e la stessa morte, che della vita fisica è l'episodio il più immutabile. Il nostro spirito esisteva, ma non era estrinsecato. Accettando di vivere abbiamo così dato un senso all'esistenza del nostro spirito. Saremo quindi in grado, alla nostra morte, di giudicare se siamo degni di adire ad una Eternità dove ogni cosa é meravigliosamente possibile.

Che cosa avverrà di noi se non potremo giudicarci degni di sopravvivere alla morte?

Lo ignoro, ma ritengo che in questo caso affronteremo una nuova prova prima di quella eterna.

 

Ho scoperto una tremenda legge che lega il colore verde, la quinta musicale ed il calore. Ho perduto la gioia di vivere. La potenza mi fa paura.

Non scriverò più nulla!

 

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di GUSTAVO ADOLFO ROL, a cura di Catterina Ferrari. (c) 2000 Giunti

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