Relazione di sintesi interventi del Dr Marco Chisotti, Piossasco 12-13 Dicembre 1998
Dall'alimentarsi all'eliminarsi il passo è spesso breve, per
eccesso o per difetto siamo spesso alla mercé dei nostri comportamenti alimentari.
"Anoressici e bulimici, etichette che cercano di dare un nome al paradosso vivente
del disturbo alimentare grave.
Si ha talvolta una strana sensazione nel superare le certezze delle varie bilance,
degli indici di massa corporea, dei vari diari alimentari, delle usuali categorie
diagnostiche e nell'immergersi nel mondo del corpo, del cibo, delle emozioni di chi
ha un disturbo alimentare ritenuto grave. La sensazione è quella che si prova
quando si ha a che fare con il desiderio, l'impulso, la necessità di una missione
da compiere. Una missione cosmica, che trascende la persona, i familiari, gli altri,
per dissolversi in uno spazio esterno senza parole, in una profondità interna
senza fondo, nell'incanto e nello stupore del sentirsi pieni-vuoti, del voler essere
pieni-vuoti, del sentirsi vivi-morti, del voler vivere-morire. L'incanto, lo stupore,
la seduzione del sentirsi "altrove", la sofferenza, l'angoscia, il senso
di morte del sentirsi soli."
Da "Tutto o niente: meditazioni sul mangiare e sul non mangiare Dr.
Salvatore Manai (Psicologo - Psicoterapeuta)"
Partendo da tutto quello che è stato detto e fatto sui disturbi alimentari
in questi ultimi anni, si avverte con sempre maggiore forza la necessità di
trovare nuove strade conoscitive per poter percorrere questa forma di disagio.
Un primo schema teorico nel quale si può cogliere quei concetti che meglio
descrivono l'esperienza dell'esistere, dell'alimentarsi, del cercare un equilibrio,
il proprio equilibrio, scaturisce da alcune citazioni di carattere epistemologico:
H. Von Foerster ("On self organizing systems and their environments",
in "Self Organizing System, a cura di Yovitz & Cameron, Pergamon, 1960,
p. 39).
"I sistemi auto-organizzatori non si nutrono soltanto d'ordine, trovano anche
del rumore nel loro menu [...]. Non è male avere del rumore nel sistema. Se
un sistema si irrigidisce in uno stato particolare è inadattabile, e questo
stato finale può oltretutto essere cattivo. Il sistema sarà incapace
di adattarsi a qualsiasi cosa che sia una situazione inadeguata."
In queste frasi di H. Von Foerster si coglie, a mio modo di vedere, un possibile
schema concettuale che ben si presta a descrivere il nostro problema. L'individuo
è da pensarsi come un sistema chiuso da un punto di vista operazionale, ma
aperto e quindi non isolato rispetto all'ambiente esterno.
La chiusura operazionale è necessaria per garantire qualsiasi forma di funzionamento
del sistema mentre l'apertura a livello di comunicazione con l'esterno garantisce
uno scambio con i contesti di realtà di ogni singolo elemento e della realtà
nel suo insieme.
Prendiamo in esame, ora, una formulazione della "legge della varietà
indispensabile" di W. R. Ashby (9), così come è espressa da Atlan
(8).
H. Atlan ("Sul rumore come principio di auto-organizzazione", in "Teorie
dell'evento", a cura di E. Morin, trad. italiana di S. Magistretti, Bompiani,
Milano, 1974, pp. 39-40).
"La legge di Ashby stabilisce una relazione tra la varietà delle perturbazioni,
quella delle risposte e quella degli stati accettabili. La varietà delle risposte
disponibili deve essere tanto più grande quanto quella delle perturbazioni
è grande e quella degli stati accettabili è piccola. In altri termini,
una grande varietà nelle risposte disponibili è indispensabile per
assicurare una regolazione del sistema mirante a mantenerlo in un numero molto limitato
di stati quando è sottoposto a una grande varietà di aggressioni. In
altri termini, in un ambiente fonte di aggressioni diverse e imprevedibili, una varietà
nella struttura e nelle funzioni del sistema è un fattore indispensabile di
autonomia".
"Ma si sa, d'altra parte, che uno dei metodi efficaci per lottare contro
il rumore, cioè per scoprire e correggere degli eventuali errori nella trasmissione
dei messaggi, consiste al contrario nell'introdurre una certa ridondanza, cioè
una ripetizione dei simboli nel messaggio. Si vede, dunque, già come nei sistemi
complessi il grado di organizzazione non potrà essere ridotto né alla
sua varietà (o alla sua quantità di informazione), né alla sua
ridondanza, ma consisterà in un compromesso ottimale tra queste due proprietà
opposte".
Intendendo per "variabilità delle perturbazioni" tutte le esperienze,
interne ed esterne all'individuo (quindi relazionali e intrapsichiche), per "variabilità
delle risposte" il repertorio comportamentale (risorse personali) e per "variabilità
degli stati accettabili" le modalità adattive ritenute "sane"
nel contesto di vita dell'individuo, si può ipotizzare che nel momento in
cui il vissuto personale e relazionale dell'individuo è ricco e la gamma dei
comportamenti ritenuti "sani" e quindi accettabili è molto limitata
(a causa dei vincoli interni ed esterni all'individuo stesso), il repertorio comportamentale
(le modalità personali) debbano possedere un'alta variabilità per consentire
all'individuo il raggiungimento di un buon livello di autonomia.
Le persone che riportano problemi alimentari sono facilmente caratterizzate da un
lato da una particolare "ricchezza" di personalità (il problema,
quando grave nasce in età adolescenziale, l'età è quella coincidente
con il massimo delle potenzialità cognitive, affettive e di relazione della
persona), dall'altro da una sorta di limitazione nelle valenze espressive e comunicative
(regole familiari, inibizioni personali, ecc.). In molti casi si riscontra un disturbo
alimentare accompagnato da un basso livello di autonomia.
Quell'opportuno rapporto reciproco tra "rumore" e "ridondanza"
nel gruppo di riferimento, rispecchia l'evoluzione del rapporto tra "espressione"
e "regola" nel vissuto personale degli individui.
Si possono dunque formulare alcune ipotesi:
Concludendo c'è da augurarsi un passaggio repentino a valori universali condivisi,
a chiarezza esistenziale, a riferimenti certi, a nuovi modelli interpretativi oltre
a quelli inflazionati del modello esplicativo, causa-effetto, che riduce la possibilità
all'uomo di trovare nuove soluzioni e linee di condotta ai problemi di natura alimentare.