Relazione convegno di
Bari del 30 Ottobre 1998 Doping e sport nei giovani
Sport e doping nei giovani.
Dr. Marco Chisotti
Breve introduzione.
Il doping da allenamento.
Il doping chimico.
Il doping povero.
Conclusioni
Breve introduzione.
Il doping in Psicologia passa sotto una diversa interpretazione a confronto del modello
medico. Alla psicologia, infatti, facendo parte delle cosiddette scienze deboli,
deboli dal momento che non posseggono al loro interno precise categorie matematiche
di riferimento, toccano i problemi forti, i grandi perché della vita a cui
non si può dare risposte precise, standardizzate, al contrario delle scienze
esatte, come la matematica, la fisica, la chimica ecc., scienze cosiddette forti
a cui toccano i problemi deboli, quelli facilmente standardizzabili.
E' difficile definire il concetto di doping psicologico senza fare delle precise
distinzioni. Alla luce della psicologia si possono distinguere tre forme differenti
di doping:
Il doping da allenamento.
L'allenamento é considerabile dalla psicologia una forma particolare
di doppaggio, l'influenza dell'allenamento non é unicamente diretta al corpo
dell'atleta, é diretta al suo cervello, attraverso un sottile e protratto
condizionamento in cui, giorno dopo giorno, si assiste ad un vero e proprio rimodellamento
della sua struttura cerebrale. E' particolarmente utile comprendere come il cervello
reagisce ad un contesto di apprendimento, e come le pratiche di allenamento sono
forme di apprendimento protratto nel tempo; i neuroni costituiscono la parte quantitativa
della materia cerebrale, sono collegati tra loro attraverso i bottoni sinaptici,
terminazioni sensibili in grado di regolare l'afflusso on/off degli impulsi nervosi
(se passa un messaggi, quanto passa di un messaggio o se non deve passare), essi
costituiscono la parte qualitativa del cervello e sono dunque direttamente implicati
nelle varie forme di intelligenza. Ora nel momento che si svolgono delle operazioni
col corpo, la mente é direttamente coinvolta, in quanto delegata al controllo
del movimento stesso, i neuroni implicati nell'attività cerebrale subiscono
per questo continui rimodellamenti, così la ripetizione protratta di determinati
processi mentali consolida dei circuiti neuronali a spese di altri, lasciando tracce
precise di tale attività: condizionamenti, fissazioni, manie ecc. Tutta l'operazione
"allenamento" diviene un unico processo di attività collegate e
ritualizzate nel tempo, andando a fissare in modo sempre più netto certe qualità
e competenze. Il modellamento mentale é un principio presente in tutti i percorsi
di apprendimento, é dunque normale per un atleta affrontare tale esperienza.
Piuttosto il problema é da porsi in termini evolutivi: quale età può
essere considerata legittima per usare le capacità e abusare delle capacità
d'apprendimento dei ragazzi, considerando che il cervello tende a fissare le esperienze
di apprendimento più significative che divengono in questo modo la base per
le esperienze future.
Senza voler fare del moralismo credo sia opportuno confrontarsi sulla legittimità
o meno di creare forme d'orientamento/condizionamento mentale; senza nulla togliere
all'intento positivo dimostrato da molti allenatori, tecnici ed addetti a voler guidare
i giovani verso un modello di vita costruttivo e positivo attraverso l'impegno nello
sport, piuttosto mi chiedo per quale motivo non fissare dei limiti precisi di età
alla "scolarizzazione forzata" dello sport competitivo nella vita di un
ragazzo. Purtroppo si ha la tendenza a sottovalutare ciò che non viene direttamente
percepito dai sensi, un pugno, uno schiaffo lasciano il segno, mentre parole negative,
ragionamenti per quanto distorti e pericolosi non lasciano tracce dirette ed immediate,
ma la mente dei giovani, dei bambini in particolare, é estremamente vulnerabile,
non possedendo ancora barriere e protezioni, a forme sottili di condizionamento mentale,
tanto più quando questi condizionamenti sono appresi attraverso un'attività
fisica, infatti é agendo che si impara, l'uomo é molto sensibile all'attività
fisica.
In momenti di crescita e di cambiamento evolutivo, in pratica fino al completamento
dello sviluppo puberale, sono importanti ed utili allenamenti a-specifici, forme
ludico-motorie di impegno, oltre a programmi strutturati e precisi di allenamento,
anche se così facendo si rischia di allontanare le "geniali" occasioni
di apprendimento precoce di abilità e capacità in tenera età,
il rischio che si corre, al contrario, é quello di asservire un individuo
allo sport e non viceversa. Lo sport deve essere uno degli strumenti di vita non
può essere l'unico modello di vita conosciuto. Pensiamo a quanto é
diffuso il fenomeno di riciclaggio nel mondo dello sport da parte di ex atleti che
non avendo conosciuto altro ambiente per molti anni, divengono manager sportivi,
allenatori, tecnici sportivi, ora non é possibile che una parte così
numerosa di persone rimanga nel contesto sportivo per scelta; purtroppo molti atleti
a fine carriera, pur introdotti in ambienti differenti, non riuscendo ad esprimersi
nel nuovo ambiente, son dovuti tornare al punto da cui erano partiti.
Tutto questo é spesso dovuto alla mancanza di piani formativi adeguati alla
crescita dei futuri atleti, credo che in Italia troppo spesso si vivano i contesti
di apprendimento, quali scuole, sport, università, lavoro, come contesti separati
gli uni dagli altri; un individuo che va bene a scuola non può permettersi
lo sport, come uno che lavora non può seguire l'università; le aspettative
distorte, i banali luoghi comuni, i pregiudizi delle persone, obbligano a pensarsi
in modo limitato. Gli stessi addetti alla formazione dei giovani, perpetuano tali
convinzioni! Molte volte mi capita di assistere a manifestazioni di rigidità
da parte di educatori ed insegnanti che, venuti a conoscenza dell'attività
sportiva di un giovane, non solo non applicano una particolare attenzione nel distinguere
tra impreparazioni e difficoltà dimostrate, bensì tendono a considerare
il soggetto debole negli studi non accorgendosi magari di pretendere da lui/lei più
di ciò che pretendono dagli altri allievi. Stesse pretese e stessi limiti
sono dimostrati all'opposto contrario da tecnici, allenatori e quant'altri si interessano
del mondo dello sport, tutti vorrebbero dai giovani la loro esclusiva, gli stessi
genitori non son da meno ponendo troppo spesso traguardi ed obbiettivi ai loro figli
tesi a soddisfare bisogni o pacare personali frustrazioni, che non seguire gli interessi
e le ambizioni dei figli.
Il doping chimico.
Sul doping chimico non c'é molto da aggiungere a ciò che medici
e specialisti del settore hanno saputo esprimere molto bene, ciò che ancora
una volta non é ben chiaro é il coinvolgimento psicologico al problema.
La dipendenza psicologica all'assunzione di sostanze che influenzano direttamente
o indirettamente il sistema nervoso é stata troppo spesso sottovalutata, ciò
che non si vede, che non appare evidente all'occhio umano ancora una volta non è
considerato!
Esiste un diretto legame tra la mente ed il corpo, un legame stretto che si esprime
attraverso un forte equilibrio psico-fisico, un'equilibrio tra sensazioni che si
provano, da una parte, e pensieri che ci girano in testa dall'altra.
Le sensazioni che proviamo tutti i giorni sono di due tipi:
I pensieri che ci ronzano in testa sono composti da convinzioni, credenze, valori,
tutte quelle idee, dalle più banali e futili, alle più complesse e
vere, che costituiscono l'insieme della nostra identità: la coerenza che promuoviamo,
la consapevolezza che possediamo di noi stessi, il significato che diamo alla nostra
vita.
Nel momento che assumiamo determinate sostanze doppanti abbiamo un diretto coinvolgimento
della mente sia nei processi interni come in quelli esterni, la nostra identità
é esposta alla presenza di un differente equilibrio tra i nostri pensieri
e le sensazioni ad essi collegate; nel perseverare di tale stato, protraendo l'assunzione
di tali sostanze, la nostra realtà psico-fisica si struttura su di un nuovo
equilibrio, tutta la nostra realtà, interna come esterna, si andrà
a definire in presenza di quel mutato equilibrio, a quel punto siamo divenuti persone
diverse. Ciò che ci può succedere assumendo sostanze doppanti é
paragonabile a ciò che prova una persona in stato di ebbrezza, con effetti
maggiori o minori, a seconda della quantità di sostanza utilizzata, con sensazioni
molto personali, al pari di chi prova la ciucca triste piuttosto che la ciucca allegra.
Tutto questo, oltre a portarci naturalmente danni fisiologici di varia natura, va
ad influenzare direttamente una capacità fondamentale di noi stessi, la memoria,
la facoltà della nostra mente di fare proprie, esperienze, nozioni, sentimenti
e sensazioni e di richiamarle al momento opportuno, ciò che ci permette di
mantenere la nostra idea di identità, e ci riconferma giorno dopo giorno per
quel che siamo. La nostra memoria infatti non é costituita da una semplice
"idea ricordo", una registrazione meccanica di qualcosa, al contrario ogni
memoria é strutturata ed organizzata in un preciso stato psico-fisico di riferimento
che ci fornisce il contesto entro cui poter ricordare, un operazione che ci é
data unicamente rivivendo determinate realtà interne ed esterne a noi stessi,
proprio come in un sogno.
Non é dunque possibile recuperare la memoria senza uno stabile contesto di
pensieri e sensazioni, e senza memoria non si esiste, non si é nessuno, ecco
che diviene indispensabile ricreare lo stato mentale nel quale possediamo memoria
di noi stessi, e questo, nel caso di assunzione di sostanze doppanti, dipende strettamente
dalle sostanze che si é cominciato ad utilizzare e di cui non si può
più fare a meno previo perdere la memoria di sè, questo, in poche parole,
costituisce l'astinenza psicologica.
Il doping povero.
Il doping povero é dal suo canto la forma di doping più diffusa,
sopratutto tra i dilettanti, ed anche il meno controllabile, si manifesta attraverso
diverse forme:
Vediamo alcuni esempi di doping povero.
Esistono forme di doppaggio che sfruttano l'effetto secondario di certi farmaci di
largo consumo quali l'aspirina (acido acetil salicilico, antipiretico, antidolorifico,
coadiuvante nelle forme influenzali), e diversi antiacido (per la cura di gastriti,
ulcere) come il malox, che presi in grande quantità risultano forti eccitanti,
alternativi alla cocaina, costosa e difficile da reperire, mantenendo alti livelli
di concentrazione per lunghi periodi; naturalmente, per tali quantità, gli
effetti sono altamente dannosi.
Amuleti, litanie, feticci di vario genere possono arrivare ad essere vere e proprie
ossessioni, a cui giovani atleti tendono, perpetuate nella speranza di ottenere chissà
quali vantaggi; spesso tali rimedi e/o consigli sono venduti a caro prezzo da parte
di personaggi senza scrupoli.
Comuni integratori alimentari, spesso utili, quando prescritti in diete fornite da
medici dietologi, nel momento che sono assunti senza regole possono risultare estremamente
dannosi. E', infatti, convinzione di molti che la quantità porti con sè
il meglio, si tende a pensare: "Se un'aspirina mi fa bene, allora dieci aspirine
mi fanno molto bene!", assumendo così dosaggi da intossicazione.
La dipendenza da certe sostanze doppanti, assunte nel miraggio di chissà quali
risultati, sostanze estremamente costose o perché vietate, difficili da reperire
o perché di complessa elaborazione, scatenano, nei consumatori abituali, reazioni
molto simili a quelle che si incontrano nel mondo delle sostanze stupefacenti, spingendo
anche giovani atleti a diventare loro stessi "spacciatori", verso i propri
compagni, per poter continuare a dopparsi.
Infine molti gestori di palestre, centri "fitness", società sportive
di vario genere, oltre a tenere la cassetta dei medicinali di primo soccorso, posseggono
vere e proprie farmacie illegali fornite di ogni ben del "diavolo" si potrebbe
dire.
La cosa tragicomica, che risulta anche dalla lettura della cronaca di questi giorni,
é che molti di coloro che spacciano o fanno uso di certe sostanze illegali
lo fanno in buona fede, ignari dei danni che provocano, disinformati sulla reale
funzionalità del prodotto, all'oscuro degli effetti secondari che possono
insorgere e all'oscuro della legislazione esistente in merito a tali sostanze, ingenui
come bambini si fanno prendere con le mani nell'amara marmellata!
Conclusioni
Le domande in sospeso sono molte, non appaiono, a breve,
soluzioni di sorta, per tanto che moralisticamente si condanna con facilità
la "colpa" di altri, non considerando le implicazioni personali nell'uso
ed abuso dei farmaci, risulta difficile discriminare un contesto, quello dello sport,
a spese di altri.
Un esempio per tutti, nel mondo, ogni anno, si consumano dieci milioni di confezioni
di Proxac, uno psicofarmaco che lenisce lievi forme depressive ridando la "carica"
a chi ne fa uso, dei dieci milioni di confezioni di Proxac, sette milioni sono consumati
nella sola America, ora un numero di persone così alto, in un solo stato,
che fa uso di questo specifico psicofarmaco non é giustificato, l'unica possibilità
é che si utilizzino certe sostanze con la facilità con cui si beve
un bicchiere d'acqua, dinnanzi alla superficialità con cui le persone affrontano
i problemi torna difficile pensare agli atleti come ad una razza eletta, in fondo
sono uomini e donne come noi tutti, e pretendere da loro ciò che altri non
fanno.
Credo si debba dimenticare lo sport "vecchia maniera" che ormai é
considerato superato, lo sport come valore, passione, trasporto, messaggio, esempio,
belle parole ma lontane, credo ci si debba abituare sempre più all'idea dello
sport spettacolo, inverosimile ed incredibile, dove l'apparenza, lo spettacolo, é
meglio della sostanza, dove gli interessi economici dettano le regole del gioco prima
ancora dello sport stesso.
Un tempo nell'antica Roma esistevano i gladiatori, uomini pronti a tutto, sacrificati
come animali per mantenere alto lo spettacolo e quindi l'interesse del pubblico,
le regole semplicemente erano la vita e la morte, ed erano dettate direttamente dal
pubblico, graziare o punire un certo combattente caduto sotto i colpi del rivale,
questo il rito. Può sembrare estremo il paragone, ma credo si possa sostenere,
oggi le cose sono cambiate, in gioco non c'é più la vita, almeno non
nell'immediato, ma se non vinci, se semplicemente arrivi secondo non sei nessuno,
vieni allontanato e dimenticato.
Un giovane che si trovi a dover scegliere tra la vita "facile" che gli
viene proposta attraverso l'assunzione di droghe, proposta spesso accompagnata dal
miraggio di ricchezze e prestigio facili, ed una lunga vita difficile, trova "
stupido" resistere alla tentazione del "tutto subito", il rischio
che si corre non sempre é conosciuto, al contrario troppe volte é misconosciuto
dagli stessi tecnici e responsabili, nel dubbio si continua e poco per volta si asseconda
un illusione che in breve si trasforma nell'unica certezza che si possiede.
Torna a capo
Per
sdrammatizzare.