RELAZIONE CONVEGNO 10 MAGGIO 1997
“L’atleta che ha il coraggio di vivere all’altezza dei propri sogni”.
Una storiella per bambini riferita da Guenther Anders, racconta che un re non vedeva
di buon occhio che suo figlio, abbandonando le strade controllate, si aggirasse per
le campagne per formarsi un giudizio personale sul mondo; perciò gli regalò
carrozza e cavalli. “Ora non hai più bisogno di andare a piedi”, furono le
le sue parole. “Ora non ti é più consentito di farlo”, era il loro
significato. “Ora non puoi più farlo”, fu il loro effetto.
É questo il limitante effetto che fa su di noi la conoscenza, sui nostri limiti,
tanto scrupolosamente appresi nel corso della vita, sulle possibilità che
spesso intravvediamo e che troppo facilmente ci vengono negate e ci neghiamo, osare
per andare oltre, oltre all’ovvio, al consueto, al banale, oltre ad una esistenza
negata.
La realtà in cui viviamo sta subendo drastici mutamenti e tutto questo passa
in modo repentino, e viene vissuto come una nuova rivoluzione culturale; dopo quella
dell’illuninismo e quella industriale, giunge la rivoluzione dell’informazione. Stiamo
assistendo al passaggio da una società basata sull’atomo, (dove il punto di
riferimento e di maggior attenzione é posto sulla materia), ad una società
basata sui bit, (metafora presa a prestito dal settore informatico come unità
base dell’informazione).
Anche il mondo dello sport é trascinato in questa burrascosa metamorfosi,
ormai si é fatto di tutto e si é visto di tutto in ambito di allenamento,
programmazione, preparazione atletica, meccanica del movimento, diete, aerodinamica,
e così di seguito. Dopo il mondo materiale, a cui siamo abituati, é
tempo di passare al mondo dell’informazione, un mondo in divenire dove la forza sta
più nella volontà che non nella fattibilità, dove i giudizi
e le aspettative sono più forti della sorte, dove i pregiudizi possono rovinare
una carriera più di quanto non possa fare una mancata programmazione agonistica.
É il mondo della comunicazione informata che emerge d’impeto e modifica le
prospettive ridisegnando gli scenari tra possibile ed impossibile, legittimo e illegittimo,
consueto ed inconsueto, fino a farci pensare in modo differente da come fino ad ora
abbiamo fatto.
É forse proprio questo il nocciolo, per superare il limite fisico dell’uomo
non può più bastare la dinamica di una forza fisica, c’é bisogno
di un nuovo modo di pensare e di pensarsi, non basta più arricchire il fisico,
si deve arricchire lo spirito, e lo si deve arricchire a livello di significati.
Accrescere il proprio significato di uomini e donne, pensarsi come cresciuti in una
dimensione oltre a quella materiale, nel sogno della propria vita; ma giunti a questo
punto il problema che sorge é un altro, “Die Antiquiertheit des Menschen”
é un libro del 1956 di Guenther Anders, gia’ quarant’anni fa Anders sospettava
che il mondo puo’ diventare illegibile per overdose di informazioni e l’uomo perdere
il bene prezioso che e’ la capacita’ di fare esperienza, ma cosa vuol dire per un
atleta fare esperienza?
Raccogliere elementi dalla propria esperienza é tutto, ma in verità
non si raccoglie nulla che già non si possegga come significato dentro noi
stessi, noi possiamo vedere solo ciò che siamo in grado di spiegarci; la percezione
é costantemente indirizzata dal nostro mondo interiore, noi possediamo una
“corteccia” che la natura, piante ed animali, non posseggono, e questa ci limita
nelle possibilità dandoci una coscienza unica ed indivisibile dal nostro essere,
così che il nostro corpo risulta un tutt’uno con il nostro cervello ed insieme
costituiscono una mente unica.
Può sembrare poco pragmatico e quindi inutile un discorso che non dà
soluzioni sul fare, ma il problema é proprio sul fare, si fa troppo, e se
si pensa si pensa al mondo contingente, quasi non ci fosse spazio per la creatività
del pensarsi interpreti del gesto atletico; é il momento di rivalutare il
pensiero divergente, quello creativo per intenderci, la personalità divergente,
nell’ambito di un contesto così fortemente disciplinato come é quello
dello sport, é una personalità rara che troppo spesso sboccia solo
al termine della carriera agonistica.
Ecco il significato evasivo e divergente del coraggio, della forza del rito, del
valore, del significato; si deve, si può sentire il peso dell’esistenza ed
esprimerlo attraverso l’intelligenza corporeo-cenestesica, il gesto che riscatta
l’uomo come eroe di una vita affrontata con impegno e determinazione attraverso una
disciplina che ci riscatta da un “non senso”, un vuoto esistenziale, e questo per
un giovane é una fonte fondamentale di quei significati che renderanno alla
vita un senso.
Ad essere più preciso ritengo che la rivoluzione di tendenza nel mondo dello
sport sia una necessità dettata dall’egemonia di un mondo atomico che mette
i risultati sportivi, il calcolo statistico, il marketing, il prodotto al di sopra
del valore della vita, ed in questo é fondamentale che gli atleti ripensino
la loro posizione, ripensino tutto ciò che li riguarda, smettendo di farsi
pensare e sognare dagli altri.
Senza toglier nulla a quanto scienza, progresso e con essi tecnica nonché
medicina, e tutto quanto da anni ruota intorno allo sport, hanno permesso allo sport
stesso di raggiungere, rivedere la dimensione dello sport aiuta a ripensare la vita
tenendo conto del giusto equilibrio tra vita vissuta e vita sognata, quel tanto dell’una
e dell’altra che restituisca il senso allo sport, ma sopratutto il senso di volontà
a chi pratica lo sport stesso.