"Noi siamo fatti del tessuto dei nostri sogni"
William Shakespeare da "La tempesta".
Oggi più che mai c'é richiesta di uscire da quegli schemi che per troppo
tempo ci hanno costretto ad una visione meccanicistica della vita e dello sport.
Anche le più raffinate macchine tecnologiche vanno troppo strette all'essere
umano. Per tale ragione la fuga da tutto ciò sta nella ricerca dei "miracolo",
una narrazione che si oppone perfettamente alle premesse della causalità lineare,
quell'infinita catena di perché e spiegazioni scientifiche che riescono in
fondo ad illuderci di possedere il mondo intero lasciandoci alla fine completamente
vuoti. E' la storia raccontata, mitizzata, urlata, che ci allontana dalla gabbia
che ci siamo costruiti dei risultati, dei numeri, delle percentuali statistiche.
Sempre con maggior difficoltà ritroviamo l'uomo dietro la lettura scientifica
delle sue prestazioni; sempre più numeri, dati, elaborazioni, un confronto
continuo che solo la creatività dell'uomo é in grado di cancellare.
L'"onnipotenza" della conoscenza scientifica rafforza lo scetticismo dei
"pensiero debole" che dimora in ogni uomo, lasciando spazio al dubbio,
quell'affanno esistenziale che sfugge ai "perché", divinizzato ad
opera della scienza classica, per andare verso quei processo mentale che attraverso
il sogno, l'immaginario, la fantasia, ci eleva alla visione dell'assoluto, nell'appagamento
della realizzazione di una vita di emozioni e di sentimenti. E così via, fino
a raggiungere uno spirito completo, fino ad avvicinarci al senso della perfezione
che dimora in ogni essere umano desideroso di cercare la vita dentro e fuori di sè,
trovando l'essenza della vita nella sua profonda spiritualità. L'uomo attraverso
il movimento realizza il suo sogno, dal pensiero passa all'azione, con gesti precisi
e regolari conduce un gioco nel quale si sente teso ad un fine, un regolare processo
di gesti ed azioni che si fondono assieme nell'armonia del momento. In questo succedersi
d'emozioni ed azioni é possibile collocare il gioco del tennis, un andare
oltre il limite materiale della vita e creare il "miracolo" dell'avvenimento,
della partecipazione, fino a creare un'arte di passaggi, di scambi, di partecipazione,
una danza che irrompe nella confusione dei gioco per ricreare, subito dopo, una nuova
possibilità, un nuovo tema; uno spazio dove i giocatori tornano a confrontarsi
in quel tutto uguale che é sempre diverso, dove ogni colpo é un colpo
nuovo, dove ogni gesto ha un senso stabilito, ma allo stesso tempo sembra sfuggire
ad ogni regola. La preparazione tecnica di ogni giocatore passa attraverso una specie
di iniziazione in cui ogni uomo/donna, che si appresta ad apprendere l'arte dei tennis,
arriva a sviluppare le proprie doti fisiche in un preciso contesto di crescita e
conoscenza interiore (concentrazione, autocontrollo, determinazione, etc...). I passi
fondamentali all'acquisizione delle proprie doti tecniche di gioco sono noti alla
maggior parte degli istruttori e degli allenatori, nonché lo sviluppo delle
qualità fisiche per ogni atleta. Ciò che non é altrettanto noto
é come portare un giocatore a maturare la propria consapevolezza nella crescita,
nel vigore e nella sicurezza delle sue doti caratteriali e del suo controllo emotivo.
Lo spirito dei tennis, come lo spirito di ogni prestazione umana mirata ad un fine,
chiede di maturare un atto di fede dove, credendo in una certa attività, si
va ad orientare la propria vita. In tal modo si va oltre ad un semplice elenco di
regole o ad un elementare alternarsi di avvenimenti, bensì si costruisce un
nuovo modo di intendere la psicologia del tennis. "Costruire" un atleta
é indubbiamente difficile e particolare, sarebbe un'impresa biblica elencare
qui i requisiti indispensabili a tale lavoro. La mia intenzione qui non é
quella di sviluppare una cognizione delle qualità psicologiche di un buon
giocatore di tennis, un tale lavoro inevitabilmente si trasformerebbe in un elenco
sterile di doti e qualità da distribuire ad ogni atleta. Ai contrario mi propongo
di suscitare il dubbio dove si possiedono delle certezze, non al fine di creare ulteriore
confusione naturalmente, ma per far nascere interesse e curiosità ad andare
oltre a ciò che si conosce ed insieme prospettarci un percorso cognitivo alternativo,
una "via di mezzo della conoscenza" del tennis, tra l'aspetto tecnico e
mentale dei gioco, che ponga sotto una migliore luce l'approccio mentale nella preparazione
atletico-tecnica dei giocatore di tennis.
Una scommessa dunque ad investire in una forza alternativa a è quella conosciuta
come classica (fisico-tecnica), una forza orientata a mettere in luce il contributo
interiore che ogni giocatore, con buone doti personali, é in grado di mettere
a disposizione del proprio gioco in campo. Consapevolezza e presenza, attimo per
attimo, del modo di percepire ed utilizzare l'ambiente, l'avversario e le proprie
doti personali, sono queste il vero polo alternativo, quella via di mezzo alla conoscenza
che va presentata e trasmessa all'atleta. La dimensione mentale dei tennis é
un primo punto di svolta per la qualità dei tennis stesso, é su questo
punto che si può credere ed investire permettendo l'evoluzione dei gioco partendo
dal suo interno. Ed é su questo punto che desidero porre la vostra attenzione,
dove ognuno é stimolato a domandarsi quanto desidera ampliare i propri orizzonti
mentali, quanto desidera addentrarsi in quei mondo magico che é dentro ognuno
di noi, un mondo le cui qualità troppo spesso vengono additate come "miracolo",
mentre troppo poco sono comprese e sviluppate al pari delle doti fisiche e tecniche,
quel mondo magico a cui poche persone credono e che porta ad avere il coraggio di
vivere all'altezza dei propri sogni.