Relazione convegno "Oltre il doping"

L'idea del convegno "Oltre il doping" è nata per promuovere strumenti e strategie per combatterlo, nell'ottica della promozione del rispetto della salute, del corpo, delle regole e dei valori etici, ma soprattutto nell'intento di costruire strade alternative all'uso di sostanze dopanti. E' stato organizzato a Torino dalla Commissione di Psicologia dello Sport dell'Ordine degli Psicologi e dal Comitato Regionale del CONI in collaborazione tra loro e si è svolto a Torino il 2 ottobre 1999 scorso presso il Centro Congressi dell'Unione Industriale.

L'incontro si è aperto con l'intervento di Mario Venturello, al tempo Vice Presidente del Consiglio Regionale piemontese dell'Ordine degli Psicologi, secondo il quale occorre innanzitutto riflettere sui presupposti psicologici che favoriscono o meno l'utilizzo di sostanze dopanti.

Vi sono delle motivazioni psicologiche soggettive che inducono alla trasgressione delle regole e che possono essere individuate nell'ansia da prestazione, nell'eccessiva gratificazione o eccessiva frustrazione portata da un successo o da un insuccesso agonistico, nell'errata valutazione dei propri mezzi rispetto a una prestazione troppo impegnativa per le proprie forze.

Claude Louis Gallien, Vice Presidente del Comitato Nazionale Olimpico e Sportivo Francese, riconduce invece la causa del doping alla scelta di una società materialista, capitalista ed ultraliberale che valorizza in modo esclusivo il successo individuale, il profitto e il valore del denaro a scapito di altri valori, quali ad esempio la solidarietà, la condivisione e i valori umani. Bisogna innanzitutto individuare chi si dopa, e successivamente capire perchè si dopa: non sono infatti solo gli sportivi a far uso di sostanze dopanti, bensì anche i dirigenti di industria, i politici, gli studenti e comunque il doping sportivo va esaminato a tutti i livelli di pratica, da quello professionistico a quello amatoriale.

Molteplici le motivazioni: per guadagnare denaro, per emergere agli occhi degli altri, per modificare il proprio corpo o la propria vita. In una parola, per sopperire a delle insufficienze reali o immaginarie.

Il doping permette di mantenere relazioni all'interno di una società che esige il successo, e che pertanto è alienante. La conseguenza logica è che non ci si dopa " per vincere", bensì "per non perdere".

In Francia esiste una legge specifica contro il doping sportivo, dal momento che viene considerato una minaccia per l'etica e il benessere fisico: occorre però che almeno in Europa tutte le leggi vengano unificate. In Francia la legge é repressiva da un lato, attraverso controlli e sanzioni, e preventiva dall'atro lato con indagini medico - biologiche ed una precisa educazione orientata ai più giovani.

Per Jean Paul Escande, docente di Medicina presso la Facoltà Cochin - Port Royal a Parigi, il problema è che i campioni sportivi sono diventati troppo importanti nella vita di ciascuno di noi. Lo sport è a un bivio: o sceglie lo "sport spettacolo" o opta per lo "sport naturale". La giovane generazione è orientata a quest'ultimo. Occorre mettere a punto delle tecniche che permettano la pratica dello sport a tutti i livelli senza ridicolizzare l'idea di una sfida leale.

Il problema più grave, ha invece sottolineato Gian Martino Benzi, membro della Commissione Scientifica Antidoping dei CONI, è che nel campo della medicina sportiva non ci sono certezze, in quanto un atleta non può essere considerato un essere normale perchè possiede dei sistemi alterati dall'intensa attività fisica praticata. Di conseguenza su di lui ogni medicamento ha effetti collaterali e tossici diversi rispetto a quelli di un individuo "normale". Occorre esaminare la variazione del soggetto rispetto a se stesso e valutarne i valori di base giorno per giorno. Così vale per il tanto discusso problema dell'ematocrito: al momento esiste una regola ambigua, che tutela solo la salute dell'atleta, ma che non costituisce una legge antidoping: è doping la semplice assunzione di farmaci, non solo la presenza di traccia di essi nell'urina (come sostenuto invece dal CONI).

C'è bisogno di un impegno pratico attraverso l'informazione: l'utilizzo di farmaci ha effetti collaterali ed è un vicolo cieco perché non sono mai stati fatti esperimenti farmacologici su atleti, ma solo su persone normali.

Mario Valpreda, direttore della Sanità Pubblica della Regione Piemonte, ha illustrato il piano di intervento speciale di lotta al doping che si articola su due azioni principali: attività preventiva di educazione alla salute e interventi di controllo mirato. La prima attraverso la redazione di materiale di divulgazione e l'organizzazione di incontri - conferenze rivolti a dirigenti e tecnici delle varie federazioni sportive (sono in atto accordi con FIGC e FIDAL per avviare una serie di incontri sui prodotti vietati e quelli alternativi "puliti" a disposizione di tecnici e atleti per il miglioramento delle prestazioni).

La seconda attraverso un'opera di repressione con l'individuazione di una rete di laboratori pubblici, con l'esecuzione di controlli, con una legge regionale, con interventi nelle palestre, con l'allargamento delle responsabilità a tecnici, dirigenti, sponsor, fisioterapisti, ecc.

Pasquale Bellotti, segretario della Commissione Scientifica Antidoping e componente della Commissione Controlli Antidoping a Sorpresa del CONI ha illustrato le caratteristiche della Campagna Nazionale di Prevenzione "Io non rischio la salute!" promossa dal Consiglio Nazionale dei CONI nel '97 che punta su due obiettivi fondamentali: la sensibilizzazione al problema e l'effettuazione di una indagine epidemiologica sugli atleti di tutte le Federazioni Sportive Nazionali e di tutte le Discipline Associate.

Sono stati realizzati:

Infine Marco Chisotti, membro della Commissione di psicologia dello Sport dell'ordine degli Psicologi dei Piemonte: attualmente non c'è alcun allenamento fisico o mentale che possa competere a breve termine con i risultati di chi fa uso di sostanze dopanti. I risultati vanno costruiti nel tempo, sempre più atleti ci credono e definiscono la loro esistenza in funzione di un valido sistema di riferimento (costruzione psicologica della propria identità), ciò é dimostrato dal fatto che la longevità agonistica sta aumentando e soprattutto gli stessi record sono sempre più spesso ottenuti dopo un lungo processo di maturazione psicologica oltre che fisiologica.

La psicologia ha perso in partenza la scommessa con la medicina, rispetto alla quale è sempre stata considerata secondaria e di serie B.

Oggi la psicologia necessita di investimenti per guadagnare credibilità, poiché si crede poco nelle sue potenzialità de resto ancora inesplorate: "Solo investendo in campo psicologico si potrà delineare una realtà entro cui pensare un individuo nuovo in cui mente e corpo possano ritrovare la loro unicità".

E' possibile pensare di competere attraverso le risorse della mente, oltre a quelle del corpo, ma occorre creare questa cultura, la nostra formazione in Psicologia dello Sport, sia come attività della Commissione, che come lavoro del Dipartimento, ha questo come meta, promuovere, legittimare e tutelare un preciso intervento dello psicologo nell'ambito sportivo.

Solo introducendo l'idea che ogni vittoria è frutto di un stretta sinergia sviluppata tra la mente e il corpo si potrà restituire all'atleta la sua purezza di gesti e intenti, affinché i facili e illusori sistemi dopanti vengano sostituiti dalle più complesse e creative risorse della mente.