"Oltre il doping: nuove prospettive di vittoria"
Indice relazioni.
" I PRESUPPOSTI PSICOLOGICI AL DOPING "Relatore: Mauro Venturello
"ASPETTI
DEL FENOMENO
DOPING"Relatore:
Claude
Louis Gallien
"ASPETTI
DEL FENOMENO
DOPING"Relatore:
Jean
Paul Escande
"IO NON RISCHIO LA SALUTE!" Relatore: Pasquale Bellotti
" LE STRATEGIE DELLA REGIONE PIEMONTE PER LA LOTTA AL
DOPING " Relatore: Mario Valpreda
"IL FUTURO DELLA COMPETIZIONE VERSO LA PSICOLOGIA O LA CHIMICA?" Relatore:Marco Chisotti
Relazione completa della giornata del convegno.
Relatore: Mauro Venturello
La relazione propone alcune riflessioni e deduzioni sui presupposti psicologici che favoriscono o meno líutilizzazione di sostanze dopanti.
Vengono dapprima esaminate le condizioni psicologiche che caratterizzano il funzionamento psicologico nellíespressione e affermazione di Sé dellíindividuo e dei gruppi in relazione alle richieste dellíattività sportiva, allíinterno delle interazioni tra:
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abbandono |
competitività |
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apatia |
aggressività |
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mancanza |
appagamento |
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rinuncia |
ambizione |
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frustrazione |
gratificazione |
Successivamente sono presi in considerazione gli aspetti psicologici della fatica, della sofferenza e del dolore in relazione alla loro tollerabilità.
Vengono quindi proposte alcune riflessioni sulle possibili motivazioni psicologiche che inducono alla trasgressione delle regole e delle leggi antidoping o ne facilitano líosservanza.
In conclusione sono evidenziate alcune spiegazioni psicologiche allíuso del doping nella capacità di tollerare, nel rapporto personale con il limite e nellíauto o eterodisciplina.
Relatore: Claude Louis Gallien
Il doping è soprattutto una scelta della società. E' la scelta di una società materialistica, capitalista ed ultra liberale che valorizza in modo pressochè esclusivo il successo individuale a scapito della solidarietà, il profitto ed il valore del denaro nei confronti della condivisione e dei valori umani, la superficialità e l'apparenza nei confronti dell'essenziale e del fondamentale.
Siamo necessariamente presi entro queste scelte, che si accompagnano ad una mondializzazione ineluttabile, o è ancora possibile modulare i nostri impegni, pesando sull'evoluzione della nostra società? E per altro c'è lo auguriamo?
Un modo di affrontare il problema è quello di porre semplici domande: chi si dopa? perchè ci si dopa? perchè bisogna lottare contro il doping? come dobbiamo lottare contro il doping?
Ci accorgeremo che se le domande sono semplici, di contro le risposte possono essere complesse.
Chi si dopa?
Gli sportivi non sono i soli a ricorrere a sostanze dopanti: i dirigenti di industria, i politici, gli studenti, i professori ed molti altri ne fanno uso. Evolviamo in un contesto che banalizza il doping in tutti i settori della vita umana e lo stesso doping sportivo deve essere esaminato a tutti i livelli di pratica, dallo sport professionistico e/o di alto livello, allo sport per tutti.
Perchè ci si dopa?
Le risposte che vengono immediate alla mente sono in effetti semplici, persino semplicistiche: ci si dopa per guadagnare del denaro, ci si dopa perchè si ha il desiderio di esistere agli occhi degli altri, ci si dopa perchè mancano punti di riferimento e perchè si è pronti a fare qualsiasi cosa ... compreso ricorrere alla droga per cercare di modificare il proprio corpo o la propria vita.
Ciò che ci porta a raffrontare le ragioni per le quali ci si droga e quelle per le quali ci si dopa e il constatare che esistono in effetti delle convergenze: approccio "produttivista", desiderio di identificazione, ribellione contro l'autorità normativa, ricerca di una "autoterapia" destinata a compensare, almeno a livello dell'immaginario, delle insufficienze reali o inventate. Come la tossicomania, il doping permette di mantenere relazioni all'interno di una società ove le norme esigono il successo.
In fine, possiamo affermare che il doping traduce una delle realtà della droga ai nostri giorni: permette di rispondere ad una esigenza sociale in una società alienante, dove si tratta meno di obbedire a dei superiori e a degli automatismi, che mantenersi sempre "all'altezza" della propria immagine, persino eventualmente di superarsi senza sosta.
In questo contesto post moderno dove la società sviluppa sotto i nostri occhi una logica di prestazione senza anima e senza indulgenza, è assai inquietante constatare che alla domanda: Perchè si dopano? la risposta è sempre meno "Per guadagnare" e sempre più "Per non perdere".
Ma aihmè, come per il doping, così per la droga, si è sempre perdenti: "Ciascun uomo che non accetta le condizioni della propria vita vende la sua anima" (Baudelaire &emdash; I Paradisi Artificiali &emdash; 1860). La binomio prestazione-doping porta con sè ad una somma, ad una schiavitù, che conduce alla prigionia di se stessi, ed talvolta ad un comportamento di autodistruzione di cui giustamente bisogna preoccuparsi.
Perchè è necessario lottare contro il doping?
Preoccuparsi del rapporto prestazione doping, è già anticipare le risposte ad una domanda che può essere posta in un modo molto generale. Contrariamente a quello che si dichiara troppo sovente, non esiste un doping sportivo che sia considerato illegale, e un doping non sportivo che sia tollerato. E' vero che esiste in Francia una legge specifica che si applica al doping sportivo, ma il doping non sportivo non è d'altra parte ignorato dal legislatore, si evidenzia solamente che i testi che lo riguardano sono frammentati in numerosi articoli e dunque meno chiari. Di fatto, la maggior parte dei prodotti utilizzati come "dopanti sociali " sono delle droghe il cui uso è proibito, o dei medicinali la cui prescrizione da parte dei medici o la distribuzione da parte delle farmacie è strettamente regolamentata nel medesimo tempo sia da regole deontologiche sia da testi legislativi. Posto questo principio è comodo incentrare la discussione sul modello sportivo. Esistono due ragioni:
Partiremo da un principio di base estremamente semplice: si deve lottare contro il doping sportivo perchè costituisce una minaccia per i diversi valori associati allo sport, in particolare l'etica e il benessere fisico.
Bisogna essere piuttosto prudenti quando si parla di etica, poichè questa nozione è in una certo modo in evoluzione poichè la questione è di sapere sino a che punto si deve evolvere! Bisogna al giorno d'oggi considerare il doping come un complemento naturale dello sport e conferirgli &emdash; perchè no &emdash; un carattere etico? E' un problema vero e proprio che si pone in particolare al C.I.O., garante dell'eredità tramandata da Pierre de Coubertin e pilota delle eventuali evoluzioni dello "spirito olimpico" . Si tratta infatti di risolvere la quadratura del cerchio, poichè gli interessi economici dello sport sono tutti, allo stesso tempo, dipendenti dall'etica sportiva (il "marchio etico" fa vendere) ed in contraddizione con essa ( il doping permette di assicurare risultato e spettacolo). Una soluzione, direttamente ispirata ai metodi di persuasione messi a punto dalla società liberale e capitalista che tende, in questa fine del XX secolo, a imporsi in tutti i settori di attività umana è quella di annunciare che il guadagno è esso stesso un valore etico .... il che giustificherebbe il fatto che il doping sia naturalmente associato al professionismo nello sport.
Il Denaro può senza dubbio modificare l'etica snaturandola; può persino far sognare. Tuttavia bisogna ricordarsi che con il denaro si può fare tutto ... ad eccezione degli uomini. Lo sport è un potente strumento pedagogico &emdash; ed è per questo motivo che l'etica sportiva è così importante. Se la si snatura, se si accetta il ricorso all'artifizio del doping, si accetta in quanto acquisita che la scelta di una società ultraliberale è fondata sul profitto e sull' individualismo. La credibilità del messaggio veicolato dallo sport si fonda sull'esemplarità degli sportivi di alto livello. Se questi ultimi sono i rappresentanti di uno sport che si banalizza e si fonda sul modello della società liberale, non ci restano più molte possibilità di scelta....
Un argomento fortemente presentato da coloro che si augurano si smetta di lottare contro il doping sportivo, nel nome di un'etica recuperata dalla nozione del profitto, consiste nell'affermare che la liberalizzazione delle regole permetterebbe di ripristinare la parità delle opportunità: "Tutti uguali poichè tutti dopati". Con questo si arriva all'aspetto salute, che non può essere dissociato dal fenomeno doping. Ed così ancora, si vede apparire una nuova logica, quella di una medicina della prestazione che si sostituirebbe alla tradizionale medicina curativa. La medicina della prestazione non è altro che una assistenza medica al doping, un fai da te dell'organismo centrato sull'ottenimento di risultati immediati e trascurando gli effetti a lungo termine, ciò è in completa contraddizione con la deontologia medica. Ma i danni alla salute sono più duramente a carico dell'organismo umano piuttosto che le modificazioni al concetto di etica. L'organismo non dimentica mai nulla, ogni cosa viene registrata e sarà contabilizzata presto o tardi. Per gli sportivi di medio livello che non si possono appoggiare che su una sorveglianza medica (o paramedica) aleatoria, il doping fa pesare un rischio a relativo breve termine. Per gli sportivi di alto livello che vengono seguiti da equipe mediche in possesso di grandi mezzi e di comprovate competenze, i rischi derivanti dal doping possono essere diversi nel tempo, ma si manifesteranno a lungo termine qualsiasi cosa avvenga.
Come lottare contro il doping?
Poichè non possiamo tollerare delle pratiche che sono illegittime sul piano dell'etica e pericolose per la salute pubblica, lo Stato ha scelto, in Francia, di lottare attraverso la Legge contro il doping sportivo. La legge specifica in campo sportivo votata nel 1999 si basa:
Essa permette anche di prendere in considerazione azioni di sostegno e di reinserimento per le vittime del doping. La logica della repressione non può essere evitata, ma constatiamo attualmente che la sua efficacia ha dei limiti. La logica della prevenzione, che implica l'adesione consensuale dell'insieme del movimento sportivo, dovrebbe permettere, se non di sradicare il doping, al meno di contenere nei limiti compatibili con la sopravvivenza stessa dello sport come del fenomeno culturale.
Il modello sportivo permette di comprendere bene che i comportamenti dopanti costituiscono una violenza contro se stessi, un danno contro lo spirito, la negazione dello sforzo comune, un'impostura. Lottare contro il doping sportivo è così, e anche, rifiutare più ampiamente gli artifici perversi di una società alienante.
Relatore: Jean Paul Escande
Il doping esiste da sempre, il suo attuale uso indiscriminato ed i conseguenti rischi che fa correre giustificano la risonanza del fenomeno.
Le nostre società hanno bisogno di giustizia, amano pensare che lo sport sia un mondo in cui lo spirito di giustizia trionfa. Il doping mette in dubbio questa concezione.
Una grande conflitto contrappone coloro i quali sostengono lo sport come competizione pura a chi preferisce lo sport spettacolo.
La giovane generazione è incline piuttosto ad un tipo di sport naturale.
All'interno di questo dibattito lo spirito olimpico deve poter esprimere i valori che intende promuovere.
Far cessare l'arrivismo sportivo non è semplice, ma è necessario attirare l'attenzione di tutti sulla situazione drammatica che si verificherà tra qualche anno allorchè gli incidenti gravi dovuti al doping si succederanno l'uno dopo l'altro a danno di ex famosi campioni sportivi.
A quel punto si moltiplicheranno gli interventi della giustizia e coloro i quali non avranno adempiuto ai loro ruoli professionali con coscienza saranno accusati. Sarà una cosa normale.
Il problema è dunque oggi, nel rispetto dello sport, nel rispetto dell'atleta e nel rispetto della medicina, di cercare di mettere a punto delle tecniche che permettano la pratica dello sport a tutti i livelli senza ridicolizzare l'idea di una sfida leale e senza mettere in gioco la vita degli sportivi disposti a tutto pur di emergere.
E' questo ciò che bisogna comprendere, è questo ciò che non si può incoraggiare.
"I rischi
e le conseguenze sulla salute"
Relatore:
Gian
Martino Benzi
Relazione non pervenuta.
Campagna nazionale C.O.N.I. ; F.S.N. di prevenzione e di tutela della salute degli atleti
Relatore: Pasquale Bellotti
Generalità
Negli ultimi anni infatti, particolare evidenza e rilevanza ha acquistato la constatazione del ricorso, tra le altre pratiche doping, a metodi di incremento della prestazione sportiva, consistenti nella stimolazione farmacologica, o comunque artificiale, dellíerirtopoiesi, primo fra tutti attualmente la somministrazione di eritropoietina ricombinante umana ( rHuEPO), soprattutto negli sort cosiddetti di resistenza, laddove è di grande importanza líefficienza dei sistemi cardiocircolatorio e respiratorio, sistemi, cioè, da cui dipende il trasporto dellíossigeno necessario ai muscoli impegnati a realizzare una prestazione a predominanza aerobica.
Eí importante, del resto, sottolineare come il ricorso allíEPO non costituisca affatto líultima frontiera del doping (e, nello stesso tempo, del rischio per la salute) dal momento che altre sostanze, altri metodi ed altri effetti vengono oggi chiamati in causa a giustificare incrementi delle prestazioni sportive, siano esse di resistenza oppure di potenza, non altrimenti giustificabili: Insuline like Growth Factor (Fattore di crescita insulino-simile, IGF 1), steroidi ed altre sostanze anabolizzanti, Growth Hormone (Ormone della Crescita, GH), Human Chorionic Gonadotrophin (Gonadotropina Corionica Umana, hCG), fattori di rilascio ipotalamici ed altri ancora.
Inoltre, va segnalato il fatto che, con gli attuali metodi di controllo antidoping, non è praticamente possibile mettere in luce líavvenuta assunzione di eritropoietina sintetica, per la straordinaria somiglianza tra questíultima e líeritropoietina endogena, prodotta fisiologicamente dallíorganismo.
Gli Atleti che fanno illecito uso dellíEPO, riportandone benefici effetti nellíallenamento e nella competizione (addirittura in 2-3 settimane), possono andare incontro a grave rischi; sostanzialmente, un marcato innalzamento del valore ematocrito (rapporto percentuale tra parte solida e parte liquida del sangue, spostato a favore della parte solida, cosiddetta anche corpuscolata), con la conseguenza di rendere più viscosa il sangue e modificarne, soprattutto rallentandola, la circolazione, con conseguente possibile rischio di embolia polmonare, ambolia cerebrale, encefalopatia ipertensiva, ictus, infarto del miocardio.
Líaumento del numero degli eritrociti (in seguito a somministrazione di eritropoietina , che è il fattore cosiddetto emopoietico), comporta, è bene ripeterlo, líinnalzamento del valore dellíematocrito e, perciò, della viscosità del sangue. A valori di ematocrito elevati, il sangue (che è più viscoso9 scorre più lentamente e coagula e si raggruma con grande facilità.
Gli Atleti delle specialità di resistenza spesso sperimentano naturalmente, anche se transitoriamente, un elevato ematocrito, a causa della disidratazione che si realizza nel corso dellíesercizio prolungato nel tempo ed effettuato magari in condizioni climatiche particolari (temperatura elevata, grande umidità).Così, un Atleta con un ematocrito di 42-43% può terminare una competizione (per esempio, la maratona) con un ematocrito del 55% per perdita profusa di liquidi. Cosa può pertanto, succedere ad un Atleta che porta artificialmente (per esempio, mediante líuso di EPO) il proprio ematocrito oltre il valore di 50% ed effettua la stessa gara di maratona? Arriverà, alla fine, dopo avere perso liquidi nel corso della gra, a 60% ed oltre del proprio valore ematorcito?
Caratteristiche della Campagna
Il Progetto prevede una Campagna Nazionale, che punta a due obiettivi fondamentali:
Uníaccorata opera di sensibilizzazione del mondo sportivo nelle sue diverse componenti (atleti, allenatori, medici, dirigenti) e di promozione della necessità di tutelare la salute degli atleti, soprattutto difendendosi dallíuso improprio dei farmaci, è stata, perciò, portata avanti nel tempo, con líobiettivo di coprire líintero territorio nazionale.
Sono stati realizzati:
Le indagini di primo livello (screening di base) sono da considerarsi di controllo routinario e da effettuare una o più volte nel corso dellíanno, prima che líAtleta gareggi o mentre si allena. Esse consistono nella valutazione dei seguenti parametri:
Le indagini di secondo livello, da effettuare soltanto nel caso di anormalità di risultati delle indagini di primo livello, prevedono:
Medici esperti di Laboratori di analisi specializzati, scelti accuratamente in tutto il territorio nazionale, sulla base dellíesigenza di standard qualitativi di sicura affidabilità, si occupano delle fasi del prelievo, sui campi di gara e di allenamento, del trasporto alla sede dei laboratori, dellíanalisi dei campioni e della predisposizione dei referti, che consegnano, in poche ore, ai Medici del C.O.N.I. presenti (insieme ai Funzionari C.O.N.I. delegati per la Campagna e a Funzionari delle F.S.N. e delle D.A. interessate), per la notifica agli atleti dei risultati.
Attualmente la Commissione Scientifica Antidoping collabora con circa 50 Laboratori di Analisi specializzati, attivi sul territorio italiano, che assicurano standard qualitativi eccellenti.
La Commissione Scientifica Antidoping ha definito i range di normalità dei parametri indagati con le indagini di primo e di secondo livello, come qui di seguito riportato:
Indagini di primo livello:
Valore ematocrito: M non superiore a 50%
F non superiore a 48%
Creatininuria: M e F non inferiore a 4 mmol/L
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1. Conteggio dei reticolociti:
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7.
Proteine ematiche totali: |
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8.
Creatininemia: |
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Ferritina: 3.1 maschi: 20 &emdash; 250 ng/mL 3.2 femmine: 10 &emdash; 200 ng/mL |
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9.
Sodiemia: |
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Recettore
solubile della transferrina: |
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10.
Peso specifico dellíurina: |
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Rapporto
tra recettore solubile della transferrina e ferritina: |
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11.
Creatininuria: |
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Eritropoietina
ematica: |
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La Campagna "Io non rischio la salute!" si basa su tre aspetti fondamentali:
Non si tratta, infatti, come si può evincere, di una Campagna Antidoping, ma di una Campagna per promuovere la tutela della salute, nel pieno rispetto del fair-play e sulla base di un "gentlemen agreement".
Líadesione dellíAtleta alla Campagna sottintende la sua volontà di impegnarsi affinchè si avverta, allíinterno del mondo sportivo, líesigenza di rivalutare e diffondere i valori etici e morali dello sport, il rispetto dello spirito di fair-play ed un atteggiamento più maturo e responsabile verso la salvaguardia della propria salute nei confronti dei possibili danni, spesso gravi ed irreparabili, prodotti dallíuso improprio ed illecito di sostanze e metodi artificiali di incremento della prestazione sportiva. In questo senso, líAtleta, allíatto del controllo, sottoscrive un modulo, nel quale &emdash; come si è già detto- si impegna, qualora emergessero dati anomali dal controllo stesso, ad autosospendersi dagli impegni agonistici, fino a quando non siano chiarite le ragioni delle anomalie rilevate.
Ecco perché il Progetto "Io non rischio la salute!" si configura come una vera e propria Campagna Nazionale di Prevenzione: essa offre allíAtleta líopportunità di servirsi di un ulteriore presidio di garanzia, a tutela della propria integrità e della propria salute psico-fisica.
Dunque, i controlli previsti nellíambito del Progetto "Io non rischio la salute!" non sono assimilabili, come già detto, ai tradizionali controlli antidoping. Essi hanno il solo scopo di mettere in luce eventuali quadri anomali di adattamento dellíemodinamica circolatoria allíesercizio fisico, da approfondire con ulteriori indagini che ne chiariscano le cause. La ricerca di tali cause, che possono anche non essere in rapporto con líavvenuto ricorso a pratiche doping, va approfondita per evitare che líAtleta si esponga, in condizioni estreme di impegno fisico prolungato nel tempo, a situazioni particolarmente rischiose per la sua incolumità.
LíAtleta può continuare regolarmente ad allenarsi e a partecipare alle competizioni se i parametri analizzati nel corso del controllo "di primo livello" sono risultati conformi ai limiti prefissati e coerenti con il quadro individuale dellíAtleta, se valutabile. Nel caso in cui, invece, il valore dellíematocrito e/o quello della creatininuria risulti al di fuori di tali limiti, o presenti sensibili variazioni rispetto ai valori precedentemente rilevati, líAtleta sospenderà temporaneamente líattività agonistica, in attesa di effettuare, entro 15 &emdash; 20 giorni, una serie di analisi di approfondimento, cosiddette "di secondo livello". La sospensione dagli impegni agonistici sarà attiva fino a quando non sarà possibile chiarire le eventuali cause alla base del quadro anomalo evidenziato nello screening di primo livello.
I dati raccolti nellíambito del Progetto "Io non rischio la salute!" vengono utilizzati per definire meglio i valori di riferimento di alcuni parametri ematici ed urinari negli Atleti (medio ed alto livello, maschi e femmine, giovani ed adulti), anche allo scopo di favorire líindividuazione di alcuni indici che siano interpretabili come segni, della eritropoiesi. La Commissione Scientifica Antidoping del C.O.N.I. si sta occupando direttamente di coordinare le fasi di raccolta, archiviazione, elaborazione ed analisi dei dati acquisiti in seguito allíattuazione del Progetto, sia a scopo di Ricerca Scientifica applicata allo Sport, sia in vista della conseguente produzione di testi e documenti da divulgare allíinterno ed allíesterno del mondo sportivo, per informare e per formare coloro che, Atleti o componenti del team che li circonda, sono in prima persona protagonisti (vittime o responsabili) delle conseguenze legate alla scelta di ricorrere al doping per migliorare le prestazioni sportive.
Nel corso del 1998, anno sperimentale del Progetto, hanno aderito alla Campagna 19 Federazioni Sportive Nazionali del C.O.N.I. (su 33 interessate), per un totale di 1720 atleti e 4 Discipline Associate (su 14 interessate), per un totale di 151 Atleti. Il numero complessivo di atleti che hanno individualmente aderito è, perciò, di 1871, di cui 1569 atleti e 302 atlete.
Sono state condotte, sino al 31 dicembre 1998, 16 sessioni di controlli di 1° livello, che hanno interessato 399 atleti, e 5 sessioni di controlli di 2° livello, che hanno interessato 5 atleti.
Nel corso del 1999, si prevede di effettuare circa 80 sessioni di controlli di 1° livello, per un numero di atleti di medio e di alto livello stimabile tra 2500 e 3500 ed abbracciante la quasi totalità delle Federazioni Sportive Nazionali.
Per questo, la Commissione Scientifica Antidoping ritiene che il più grande impegno debba essere, oggi, riposto nellíopera di sensibilizzazione e di promozione della Campagna, con líobiettivo di ottenere un numero molto maggiore di adesioni da parte degli Atleti.
Eí attualmente in fase di avanzata elaborazione (con la collaborazione di diversi esperti italiani e stranieri) un nuovo protocollo di indagini ematochimiche destinato agli specialisti delle discipline di resistenza, basato sullíesame congiunto di una serie di parametri ematico ed abbinato alla possibilità di attuare una serie di studi paralleli in itinere, aventi per obiettivo quello di perfezionare sempre più, nl tempo, con nuove acquisizioni, il protocollo in questione. Tale nuovo Protocollo, da sviluppare soprattutto in chiave Sydney 2000, dovrebbe essere applicato fin dagli ultimi mesi del 1999.
Relatore: Mario Valpreda
Líimpegno delle Istituzioni sanitarie pubbliche nella lotta al doping è anzitutto legato alla consapevolezza della vasta ed incontrollata diffusione di questa pratica. Connotato da una larga accettazione sociale che travalica líambito sportivo, il ricorso illecito a promotori di performance di varia natura si è negli ultimi anni esteso al settore amatoriale, prefigurando un preoccupante allargamento dellíarea del rischio sanitario. I pericoli concreti sono ulteriormente dilatati sia dalle modalità di approvvigionamento, che avviene attraverso il mercato clandestino, quindi fuori da ogni possibilità di controllo anche sulle qualità intrinseche del prodotto, sia dalle caratteristiche dellíimpiego, che si svolge prevalentemente allíinsegna di un pericoloso "fai da te".
Non va poi sottolineato il fatto che talora, in particolare per alcune tipologie di prodotti come líEPO e la somatotropina, si sono accertati episodi di sottrazione fraudolenta dei farmaci dai presidi ospedalieri. Di fronte a questi presupposti líassessorato regionale alla Sanità del Piemonte ritiene doveroso varare un piano di intervento speciale di lotta al doping che si articola su due azioni principali: attività preventiva di Educazione alla salute ed interventi di controllo mirato.
Le direzioni interessate sono la Sanità Pubblica e quella del Controllo delle attività sanitarie.
Gli interventi di informazione sanitaria e di formazione si basano sia sulla redazione di materiale di divulgazione sia su uníattività programmatica di incontri-conferenze rivolti a dirigenti e tecnici delle varie federazioni sportive. Un primo intervento, già avviato con la collaborazione dellíAssessorato allo Sport e della Giunta, è consistito nella redazione di un pieghevole con dodici regole di comportamento da consegnarsi ad ogni tesserato (inclusi gli aderenti agli Enti di propaganda e di promozione sportiva) per metterlo in guardia contro il rischio doping. Accordi con alcuni settori della Federazione Calcio e con il Comitato Regionale della Fidal consentiranno a breve di avviare una serie di incontri dove verranno illustrati ed approfonditi tutti gli aspetti del rischio sanitario conseguenti allíuso di prodotti vietati, richiamando anche líattenzione sugli strumenti alternativi, cosiddetti "puliti", che tecnici ed atleti hanno a disposizione per migliorare le prestazioni atletiche.
Contemporaneamente allíintervento preventivo della Regione si propone di rendere più incisiva líazione di repressione che si articolerà sui seguenti punti:
Per quanto riguarda le sanzioni, strumento indispensabile per rendere più efficace líattività di prevenzione, si proporrà un allargamento delle responsabilità che interesserà non solo gli atleti, ma anche tecnici, medici sportivi, dirigenti, sponsor, fisioterapisti ecc., con líobiettivo di creare un largo fronte di oppositori. Infine non verrà trascurata la ricerca: durante le visite di idoneità verranno svolte indagini rivolte a determinare i livelli basali di alcuni parametri particolarmente significativi che potranno consentire utili raffronti con i valori rilevati in successivi controlli.
In conclusione la Regione Piemonte sta attivando una serie di azioni, opportunamente modificabili in base alle esperienze concrete di gestione, che si propongono sia di fornire un più incisivo contributo operativo nella lotta al doping sia di riaffermare, a livello culturale e di principio, la più netta e ferma opposizione ad una pratica eticamente riprovevole e dagli effetti perniciosi per la salute pubblica.
Relatore: Marco Chisotti
Dunque quale futuro avrà la competizione, anche se la domanda può sembrare retorica vi assicuro che sostenuta dalla psicologia moderna diviene seria, apparentemente la chimica, attraverso la farmacologia, ha sbaragliato in campo sportivo ogni altro concorrente, questo é fuori discussione, attualmente infatti non c'é nessun tipo di allenamento fisico o mentale che possa competere a breve termine con i risultati di chi fa uso di sostanze dopanti.
La scommessa per la psicologia é persa in partenza perché il monopolio della medicina, della farmacologia e della chimica, nei confronti dell'individuo, ha lavorato per troppo tempo a sfavore della psicologia, e non parlo unicamente dei passi fatti nel campo della ricerca, dello sviluppo e dell'applicazione di tali scienze, é ormai assodato che l'industria farmacologica é seconda per fatturato unicamente all'industria degli armamenti, intendo dire che alla psicologia sono costate almeno tre gravi sconfitte che ancora oggi costituiscono il grande limite all'affermazione della psicologia stessa.
La prima grande emarginazione subita dalla psicologia é stata la divisione apportata tra le scienze umanistiche, la filosofia, e quelle scientifiche, la medicina, al tempo la psicologia era ancora parte integrante dalla filosofia, in pratica la divisione tra la mente ed il corpo di un individuo. E' ormai una sconfitta datata quella della psicologia, che trova la sua origine al tempo di Cartesio, che ha portato, la grande affermazione della scienza medica, libera, da quel momento in poi, di essere studiata e sviluppata senza più vincoli e limiti dettati dai principi etici di altre scienze del tempo, (per altro questa nuova libertà ha costituito la fortuna dell'uomo moderno, visto quanto ha potuto incidere la conoscenza medica sulla durata e sulla qualità della vita). A dubitare del peso inferto sulla psiche dell'individuo la separazione concettuale tra "spirito" e "carne", ci si domandi quanto incidano nella casistica di un medico di base le cosiddette malattie psicosomatiche, o si chieda ad un allenatore quanto possa incidere sulla carriera di un atleta la mancata convinzione di potercela fare durante le gare.
La seconda grande sconfitta, sempre conseguente alla prima, é stata, sempre per la psicologia, il dover nascere da una "costola" della medicina. Se mai ci fossero dubbi a tale proposito ci si domandi quanto, per il movimento femminista, sia stata di peso, nella cultura italiana cattolica, la metafora della creazione dell'universo, dove appunto si vede che Dio crea Eva partendo da una costola di Adamo, il risultato, fino a poco tempo fa, é stato quello di favorire la ricerca della costola mancante nel complesso mondo femminile!
La terza grande ed attuale sconfitta della psicologia, ancora collegata alle prime due, é di tipo "autoimmune" o meglio ancora (direbbe un medico) ha a che fare con il fenomeno del rigetto, risulta infatti impossibile, per la scienza dei trapianti, introdurre in un corpo un nuovo organo che non sia perfettamente compatibile col corpo che lo ospita. La psicologia in ragione del fatto che per svilupparsi e trovare una sua collocazione si é accodata nel tempo alle altre scienze ufficiali, tuttora si trova in questa posizione, per questo non solo é considerata una scienza di serie "b", non solo si occupa dei problemi quando nessuno se ne interessa più a causa degli insuccessi incassati, ma continua a sviluppare conoscenze e competenze partendo fondamentalmente da un presupposto errato, il presupposto dell'oggettività!
A tale proposito la realtà é sempre stata considerata un fatto oggettivo, in particolare dalla rivoluzione positivista ad oggi si é accentuata la visione di una realtà oggettiva, oggi siamo alla vigilia di una nuova rivoluzione, dal mondo degli atomi si sta passando al mondo dei bit (unità di misura informatica), e ancora si stenta a cambiare presupposti; la realtà é ancora vissuta dalla maggior parte delle persone come un fatto oggettivo, immutabile, qualcosa da scoprire, mentre studi consolidati nelle neuroscienze mettono sempre più in luce un altro aspetto della realtà, la sua stretta dipendenza dall'osservatore, l'individuo per poter percepire la sua realtà la deve "costruire" all'interno, la realtà in verità da scoperta, così é stata considerata dai vecchi pionieri della conoscenza, passa ad essere un'invenzione!
Ecco dunque ciò che manca, la considerazione di una psicologia che, partendo dall'uomo, l'osservatore, introduca una nuova unità di misura, l'insormontabile dimensione umana della vita e la sua conseguente soggettività, l'uomo per definire la sua conoscenza, la sua realtà, la sua storia non può che partire da se stesso, non può che costruire il senso ed il consenso col quale ed attraverso il quale vivere, ogni teoria, ogni ipotesi, ogni conoscenza é una storia, anche una bella storia, raccontata da uomini per altri uomini, tutta la comunità scientifica é intrisa di storie, storie credibili, che funzionano, nelle quali crediamo e con le quali viviamo in un comune consenso, ma tutto quanto é stato costruito, spiegato e giustificato dall'uomo stesso (in senso ontologico, uomini e donne assieme per l'appunto).
Oggi la psicologia non trova investimenti sufficienti per guadagnarsi credibilità, non si crede nelle sue potenzialità anche perché si conosce troppo poco per poterle utilizzare, manca di crediti e manca di quei nuovi presupposti, che, se anche la poca ricerca in campo neuropsicologico mette a disposizione, ancora stentano a tradursi in suggerimenti e conoscenze utili ad utilizzare le risorse incredibili che la nostra mente é in grado di fare emergere. Altri modelli, a differenza, come il modello medico, sono alla portata di tutti, ognuno di noi possiede nozioni elementari e complesse di medicina, pochi al confronto possiedono anche solo un idea, un modello di funzionamento del nostro cervello, carattere, personalità, umore sono vissuti come destini, spesso immutabili, misteri complessi entro cui rimanere intrappolati. Con tali rappresentazioni complesse ed inavvicinabili della nostra mente difficilmente ci troviamo in grado di utilizzare le risorse mentali, piuttosto cadiamo facilmente irretiti dal "mistero" e finiamo con l'affidarci a tortuose e spesso costose teorizzazioni fuori dal nostro controllo.
Solo investendo in campo psicologico, (ricerca, sviluppo, conoscenza), si potrà delineare una realtà entro cui pensare un individuo nuovo, in cui mente e corpo ritrovano la loro unicità, un uomo che si impossesserà ed utilizzerà facilmente le sue potenzialità mentali. Il modello scientifico positivista ci ha abituati a dare fiducia prevalentemente ad un mondo materiale, così ogni passo fatto fino ad oggi viene percorso sotto la stretta dell'oggettività, con modelli e presupposti di riferimento troppo rigidi per poter essere usati. Il modello psicologico costruttivista, ad esempio, accresce la responsabilità del singolo individuo restituendogli la possibilità di essere protagonista dei propri processi mentali, provate a pensare alla forza ed alla potenzialità espressa in un convincimento di questo tipo:
si può fare molto, partendo dall'insegnamento evolutivo nei bambini, fino a portare le persone a definirsi attraverso nuove potenzialità e nuove dinamicità.
Ogni persona si circonda della realtà che é in grado di descrivere, e dunque di costruire, allo stesso tempo si struttura la propria realtà interiore, l'identità, attraverso un complesso sistema di credenze e convinzioni che col tempo si fissano come elementi di carattere e di personalità, in tal modo ognuno di noi corre entro i limiti che si é creato, ciò che credo e ciò che non credo possibile determina ciò che farà o non farà, siamo noi stessi che delineiamo i confini entro i quali ci ritroviamo ad esistere.
Ora se consideriamo, ad esempio, gli elementi che ha a disposizione e da cui dipende un atleta nel momento che affronta la propria carriera, possiamo facilmente delineare quei presupposti da cui dipende il suo modo di pensare e più semplicemente legati al senso comune condiviso con gli altri:
Attraverso questi sistemi di ragionamento organizzerà decisioni, strategie, convinzioni, e da questi modelli dipenderà per intero la sua carriera di atleta, le altre risorse di cui potrà usufruire sono le persone che fanno parte del suo sistema di riferimento, ma anch'esse portano con sé le medesime credenze e convinzioni, altrettanto limitanti, siamo tutti "affogati" nelle nostre conoscenze tanto da non riuscire a pensare ad altro, ne in altro modo, la conoscenza obbliga, impegna, impone.
Ora se si desidera utilizzare risorse nuove, oltre al senso comune e condiviso della realtà, se si desidera ad esempio superare i limiti della chimica, bisogna possedere delle nuove convinzioni, l'uomo ad esempio deve venire conosciuto attraverso modelli differenti da quelli imposi dal classico modello della scienza positivista, le risorse mentali per poter esistere e risultare efficaci devono necessariamente essere credute, pensate ed utilizzate, perché investire nelle risorse mentali che si posseggono possa avere un senso occorre che se ne conoscano limiti e possibilità, e questo é veramente ciò che manca oggi per poter investire nello sviluppo psicologico di un individuo.
Pensare di competere attraverso le risorse della mente, oltre che con il corpo, é possibile, ma é necessario creare quella cultura e definire quei presupposti che rendano possibile tutto questo. Fino a che non si introduce l'idea che la vittoria é data da una stretta sinergia sviluppata tra la mente e il corpo, non saremo in grado di restituire all'atleta la sua purezza di gesti e di intenti, ne si potrà pretendere che le facili, spesso illusorie, strade della materia (sistemi dopanti) vengano sostituite dalle più complesse e creative vie dell'informazione, e delle risorse della mente.
La rivoluzione dei "bit", alla soglia del nuovo millennio, potrebbe coincidere con una vera rivoluzione del sistema di credenze e portare un nuovo modo di comprendere l'uomo, (in senso ontologico), oltre al limite descritto dall'uomo stesso, arrivando oltre le convinzioni comuni e superando la chimica che oggi tanto tiene sotto scacco lo sport.
Permettetemi a conclusione un augurio ed una speranza affinché, lavorando con la psicologia, si utilizzi il pensiero di Heinz von Foerster, uno dei padri della cibernetica, che calza bene con il nostro impegno nei confronti dell'atleta e della sua prestazione. Due sono gli imperativi che l'atleta deve tenere presente:
L'imperativo estetico: se vuoi conoscere devi agire.