IL TRAINING MENTALE DELL’ATLETA

 

di Marco Chisotti e Giuseppe Vercelli - Psicologi dello Sport Psicoterapeuti

Centro di Psicologia dello Sport &emdash; I.S.E.F. Torino

 

4° CONVEGNO ASI "Sport e Psicologia, un’alleanza vincente"

 

Galleria d’Arte Moderna &emdash; Torino Lunedì 23 Aprile 2001

 

"Sotto l’immagine rivelata ce n’é un’altra più fedele alla realtà e sotto quest’altra un’altra ancora e di nuovo un’altra ancora fino alla vera immagine di quella realtà assoluta che nessuno vedrà mai."

(Tratto dal film: "Al di là delle nuvole" di W. Wenders, M. Antonioni)

 

I confini delle nostre conoscenze in fatto di mente e cervello sono i confini delle ricerche e delle conquiste in terreni ancora pressoché inesplorati.

E' necessario andar a cercare le persone che vivono i confini delle loro potenzialità mentali per comprendere dove stanno le regole del gioco, per comprendere cosa sono in grado di fare, per poter esportare le loro competenze ed insegnarle ad altri.

Non è corretto pensare che il funzionamento del nostro cervello sia reso evidente dai risultati che si ottengono nel nostro vivere quotidiano, il sistema percettivo su cui ci appoggiamo per costruire la realtà che troviamo attorno a noi sottosta alle nostre stesse conoscenze, è imbrigliato nella logica del consenso quotidiano, risulta scontato, rischia di insegnarci poco, il mondo dello sport è un mondo di potenzialità aperte, di possibili sviluppi, di nuovi scenari, un mondo in continuo divenire sia nel mondo fisico, le continue sfide ai limiti fisici dell'uomo, sia nel mondo psichico dove esiste ancora tanto da capire e svelare.

Obiettivo principe della Psicologia dello Sport è la preparazione psicologica dell’atleta per ottimizzare la perfomance agonistica. L’ottimizzazione fa riferimento al raggiungimento della prestazione più elevata e l’obiettivo è quello di ridurre lo scarto tra prestazione reale e prestazione potenziale. Mente e corpo sono in stretta relazione, costruiti sulla base di esperienze percettive, motorie e sensoriali. L’atleta è un sistema complesso e molte sono le variabili legate al processo di ottimizzazione. Da una parte vi sono le risorse e le potenzialità biologiche e dall’altra le potenzialità psicobiologiche e psicologiche.

Svariati sono i metodi di preparazione mentale, ma in questo intervento ci limiteremo a parlarvi delle strategie ipnotiche ed autoregolative.

Con autoregolazione si intende una condizione di adeguata flessibilità con cui la persona è capace di rispondere, con il maggior numero di risorse ed il minor numero di inibizioni, alle richieste contingenti. Lo stato ipnotico, inteso nella sua più vasta accezione,nelle sue varie forme e tecniche, è il metodo primario per facilitare i meccanismi autoregolativi. Per ipnosi intendiamo un insieme di manovre comunicative attraverso cui la concentrazione intrapsichica del soggetto è al massimo livello, ed egli può attingere a tutte le proprie potenzialità.

Vi sono alcune discipline sportive, come ad esempio la Maratona che rappresenta la metafora della gara dell’uomo contro il tempo, in cui le tecniche ipnotiche e quindi di attivazione delle risorse latenti sono particolarmente indicate.

Ma vediamo ora una serie di punti attraverso i quali lo psicologo dello sport può attuare un corretto Training Mentale dell’Atleta.

 

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  2. MOTIVAZIONE E GOAL SETTING

 

  • La motivazione è una forza motrice interiore che organizza il comportamento verso determinati obiettivi.

    E’ importante per il preparatore mentale scoprire le vere motivazioni dell’atleta e coglierle nel suo linguaggio verbale e non verbale, diretto ed indiretto. Occorre capire e spiegare all’atleta che cosa lo spinge a praticare quel determinato sport. Ricordando che "cum petere" significa "dirigersi verso" è importante definire gli obiettivi a breve e a lungo termine fin dalle sedute preliminari. Anche nelle tecniche di visualizzazione (preparazione immaginativa) occorre portare l’atleta a pensare di "fare una gara perfetta" (obiettivo) piuttosto che a pensare di vincere sull’avversario.

    Vi sono test specifici che misurano i livelli di attivazione energetica dell’individuo: ideale per un atleta sarebbe avere alti valori di energia positiva (interna) e valori contenuti di aggressività e di rabbia ed essere in grado di autoregolare l’utilizzo dell’aggressività solo in determinati momenti della gara.

    Una gara centrata sull’avversario porterebbe l’atleta ad essere troppo dipendente dall’avversario e ciò sarebbe spiacevole e soprattutto difficile da controllare. Importantissima è la definizione degli obiettivi a lungo termine sin dalle prime sedute. Con l’utilizzo dell’ipnosi e del cosiddetto meccanismo della "semina", si possono portare sin dall’inizio nell’inconscio dell’atleta alcuni obiettivi a lungo termine e lasciar poi affiorare lentamente l’ambizione (es.: vincere le Olimpiadi), E’ chiara l’importanza di seguire un certo numero di tappe ed obiettivi intermedi.

     

     

     

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    2. UTILIZZO E SVILUPPO DELLE CAPACITA’ IDEOMOTORIE

     

    Si tratta in pratica di sviluppare la suggestionabilità dell’atleta.

     

     

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    La parola suggestionabilità nella lingua italiana ha quasi sempre, nella concezione comune, una connotazione negativa nel senso che si pensa che una persona suggestionabile sia un individuo con debole personalità.

    In altre lingue, invece, suggestionabilità è sinonimo di creatività ed è in questo senso che deve essere intesa nella Psicologia dello Sport e nelle tecniche Ipnotiche. Suggestionabilità secondo BERNHEIM: accrescimento dell’eccitabilità riflessa ideomotoria ed ideosensoriale. Vengono utilizzati metodi con scenari immaginativi fantastici e prove come quella del pendolo (effetto Carpentier) per misurare e sviluppare la suggestionabilità dell’atleta.

    La prova mentale della competizione orienta e crea disposizioni interne (sets), schemi di riferimento nuovi e più adeguati per la prova futura (es.: cornice nera e bianca all’interno delle quali vengono prima vissuti i problemi e poi le gioie della competizione). E’ importante utilizzare suggestioni positive e formule di proponimento calibrate sul soggetto.

     

     

    3) ATTIVAZIONE DELLE CAPACITA’ATTENTIVE E SENSORIALI ADEGUATE

     

     

     

    Dopo aver fatto una diagnosi sull’individuo-atleta si imposta la strategia di preparazione sfruttando i canali di comunicazione preferenziali dell’atleta ( acustico , visivo, cenestesico).

    L’atleta deve imparare ad essere concentrato passivamente su se stesso, seguire i propri schemi ed essere pronto a sostituirli in relazione al Feedback che viene dall’esterno (cioè dall’interno della gara).

    Utilizzati per questo tipo di addestramento sono ad esempio il T.A. di Schultz, il rilassamento muscolare progressivo di Jacobson e le tecniche respiratorie.

     

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    4) SVILUPPO DELLA CAPACITA’AUTOMATIZZATA DI RILASSAMENTO E TENSIONE DIFFERENZIALE

     

    Quando si fa attività fisica, alcuni gruppi di muscoli si contraggono ed altri si rilasciano.

     

     

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    Se è presente uno stato ansioso dovuto alla situazione pre-gara o in gara, ecco che alcuni muscoli possono porsi come antagonisti a quelli utilizzati meccanicamente durante il gesto atletico e quindi risultare dannosi e portare ad esempio, ad una perdita di flessibilità e ritmo nei movimenti. La performance ottimale si realizza invece quando si ha la capacità automatizzata di rilassamento e tensione differenziale, es.: il fondista di successo è un atleta sciolto, il fondista mediocre è un atleta contratto.

    La capacità di rilassamento e tensione differenziale non può essere improvvisata e si acquisisce solo con un lungo training fino a quando diviene patrimonio inconscio dell’atleta. Le tecniche utilizzate sono il Biofeedback con apparecchiature che monitorizzano più parametri, il Training Autogeno, tecniche autoipnotiche e di musicoterapia.

     

     

     

     

     

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    5) GESTIONE DEI CONFLITTI E DEI PROBLEMI BLOCCANTI, CAMMINO VERSO L’AUTOSVILUPPO

     

    La regolazione ottimale della tensione implica anche la gestione di problemi bloccanti

    come conflitti, fobie, ansie.

     

     

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    Occorre in tali casi ricorrere a terapie comportamentali quali il Biofeedback, la bioenergetica o le psicoterapie brevi. Le strategie autoregolative sono sempre più interconnesse alla pratica sportiva e favoriscono la transizione verso un’idea dello Sport come autosviluppo globale della persona.

     

     

    6) POTENZIAMENTO DELLA CONCENTRAZIONE

     

     

     

    Essere concentrati nello Sport significa essere assorbiti dallo stimolo adeguato (obiettivo) e non essere distratti da stimoli irrilevanti.

    Per potenziare la concentrazione basti ricordare che capacità di visualizzazione significa capacità di concentrazione. Tecniche ipnotiche, Reve Eveille’ (sogni guidati) ed esercizi di attenzione selettiva, uniti ad esercizi nella pratica quotidiana sono di sicuro effetto per raggiungere il risultato.

     

     

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    2. ATTIVAZIONE E POTENZIAMENTO DI TRIGGERS 0 PUNTI DI ASSOCIAZIONE

     

  • Il trigger è uno stimolo, un segnale, che innesca in modo automatico risposte interne o esterne all’organismo.

    E’ un condizionamento comportamentale S-R e, a livello più profondo , un segnale post-ipnotico, appreso in trance e utilizzato allo stato di veglia normale.

    Stabilire e potenziare i triggers è una delle operazioni fondamentali dei Training Mentale dell’ atleta. Alcuni esempi di triggers possono essere i seguenti:

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    Sono poi molto importanti le immagini mentali che devono permettere all’atleta di entrare da solo nello Stato Mentale corrispondente alla " Zona di massima prestazione" come ad esempio il "Laboratorio" o il "Luogo di potere" (riferimento alle tecniche di dinamica mentale).

    Occorre comunque terminare il Training Mentale qualche tempo prima della competizione importante e lasciare ali’inconscio dell’atleta la completa elaborazione ed assimilazione di questa esperienza. E’ importante fornire triggers ridondanti in modo che l’atleta possa scegliere quello più adatto alla situazione in cui si trova, e magari conservarne uno da utilizzare solo in casi estremi.

     

    E’ fondamentale che l’atleta senta di aver fatto tutto da sé e che lo psicologo rinunci al proprio narcisismo personale. Il training psicologico costruisce nell’atleta una struttura, l’atleta la utilizza completandola secondo la propria personalità.

     

    Ecco, infine, che cosa si intende esattamente con il termine AUTOREGOLAZIONE, e quali sono i passi da seguire per svilupparla:

     

     

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    Definizione di AUTOSTIMA

    Il rischio di uno stress negativo è sempre presente quando una situazione è percepita come una domanda che è ritenuta superiore alle proprie capacità.

     

    L’autostima può essere sostenuta migliorando l’autoefficacia:

     

     

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