DISPENSE CORSO BASE

FORMAZIONE IN PSICOLOGIA DELLO SPORT

ANNO 2000

 

 

 

 

 

 

 

I PRINCIPI DI COSTRUTTIVISMO APPLICATO ALLA PSICOLOGIA DELLO SPORT.

 

Dr. Marco Chisotti Dr. Giuseppe Vercelli

 

1) La filosofia del corso è legata all’approccio costruttivista.

 

Tutti noi abbiamo dei ragionamenti interni, che ci muovono, possiamo anche costruire dei ragionamenti interni e per muovere il motore del ragionamento interno dobbiamo avere in testa dei presupposti, pensieri attraverso i quali ci definiamo descrivendoci nel nostro mondo.

Non possiamo procedere se non crediamo a quello che stiamo facendo, ed a ciò che rappresentiamo. Usare la mente innesta un processo attivo di identificazione attraverso la percezione di noi stessi e della realtà di cui ci circondiamo, in questo modo definiamo i presupposti che a loro volta ci definiscono in una danza senza fine.

 

Un presupposto è qualcosa che deve essere vero perché qualcosa abbia un senso.

 

In tal modo i presupposti contano più di ciò che segue successivamente. La mente usa modelli per pensare, ed i motori del ragionamento sono la chiave di utilizzo della mente nei diversi modi di ragionare che possediamo, algoritmi di pensiero attraverso i quali elaboriamo la nostra esistenza.

Uno dei motori di ragionamento comunemente usato è quello definito "lineare", per abitudine ragioniamo attraverso il meccanismo della causa-effetto, Wittgenstein direbbe meglio: "Ragioniamo attraverso la superstizione". Così si ragiona sulle cose del mondo, cercando la cause antecedenti un fatto, cercando le sue implicazioni; siamo registrati su questo modo di pensare pur non essendo l’unico modello di riferimento, ma risulta essere quello più semplice che ci permette più facilmente di essere capiti, facilitando la comunicazione e questo è importante perché ci permette di parlare con gli altri, e di comprenderci. Noi giustifichiamo tutto con la causa effetto. Ad esempio: perché sei qui? Perché sono interessato, perché non sapevo che fare d'altro, perché spero mi possa servire.

 

1.1 Il nostro modo di pensare non è l’unico modo possibile.

 

Quando devo parlare con me stesso, quando ragiono con me stesso, capisco che quella è solo una delle forme di ragionamento, questo tipo di modello può diventare una forma di superstizione. E’ il credere alle cose che fa si che queste esistano così come le crediamo. La psicologia funziona nel momento che riponiamo in essa la nostra fiducia e la utilizziamo per comprendere e spiegare la nostra vita.

 

 

1.2 Perché la psicologia funzioni bisogna crederci.

 

 

 

Definirci attraverso il meccanismo della causa effetto è un confrontarci sul problema dell'origine, del punto di partenza ma non ci descrive la soluzione di problemi che spesso, si scopre, non ha alcuna implicazione di causa con il problema, ma è slegata da quest'ultimo. Questo limite è messo in evidenza nello sport; infatti, se devo fare una gara e svolgo una ricognizione sul percorso di gara è utile che io riesca a fissare ciò che funziona nel mio modo di affrontare il tracciato, più che fissarmi su ciò che non va, è meglio attivare dentro di noi pensieri positivi, orientati allo scopo, che costituiscono le basi del pensiero costruttivista.

Per comprendere tutto ciò è necessario premettere un concetto, che risulta elemento fondamentale nel processo di identificazione costruttivista della nostra identità:

 

 

Noi siamo ciò che pensiamo di essere

 

 

 

Questa frase, se compresa nella sua portata, è lapidaria, è un concetto chiave, su cui si fonda l’esistenza. Intorno a questa idea si struttura buona parte del modello costruttivista di identità. Per definire questo concetto è necessario recuperare i meccanismi con i quali siamo arrivati alla costruzione di noi stessi.

 

 

 

 

 

2 COME ABBIAMO ALLESTITO LA CONOSCENZA DENTRO DI NOI?

 

 

Facciamo un viaggio indietro nel tempo e riflettiamo sul fatto che probabilmente noi deriviamo dagli animali preistorici e dalle loro evoluzioni nel tempo. Loro hanno fatto ciò che noi siamo, evolvendo hanno definito un percorso e dunque una storia che oggi ci appartiene. Ciò che ci differenzia dai preistorici è la neocorteccia, senza la quale l’uomo sarebbe senza coscienza e senza conoscenza. Da un universo iniziale si è passati ad un multiverso che oggi ci circonda. Ricordiamo che ci appartiene solo ciò che sappiamo nominare e definire, ciò a cui diamo un nome.

 

 

2.1 PRIMA LEGGE DELLA FORMA: FATE UNA DISTINZIONE!

 

 

Questa è la base da cui è partita ogni forma e ogni sviluppo della conoscenza.

L’apparato sensoriale lavora per differenze, distinguere le cose che vengono fatte emergere, siamo ciò che siamo, e le cose sono fatte nel modo in cui sono state distinte.

Dare un nome alle cose, fare un confronto è la base della conoscenza, inoltre quando percepisco definisco anche il possibile utilizzo della distinzione fatta: si è cominciato a fare distinzioni per degli scopi specifici, probabilmente per soddisfare delle necessità.

Noi siamo profeti di noi stessi: da come mi definisco mi penso e dunque agisco.

 

L’intelligenza è nata molto probabilmente per soddisfare le esigenze di movimento e sfruttare al meglio l'ambiente in cui si viveva.

 

Le differenze vengono usate per comparare e percepire. Distinguere le cose, gli elementi dal resto, dal tutto, così è nato l'universo, all’inizio, da un pezzo unico si sono differenziate tutte le parti. Noi siamo tali perché le cose si sono differenziate e sviluppate in un certo modo, se si fossero fatte distinzioni differenti noi saremmo un'altra cosa.

Se il primo passo per definirsi in una identità si è costituito nel differenziarci, distinguerci dagli altri, (e ciò ha implicato il confronto, le classificazioni, il dare un nome alle cose…) ecco che il secondo livello fondamentale alla conoscenza ha implicato la memorizzazione.

 

 

 

 

 

2.1 SECONDA LEGGE DELLA FORMA: RICORDARSI QUALI DISTINZIONI SI SONO FATTE.

 

 

La memoria verbale fissa e lega a sé l’esperienza della distinzione, il passa parole il ricordarsi quale distinzione è stata fatta, distingue e separa. Questa è la base da cui è partita ogni forma e ogni sviluppo della conoscenza. Poi si è arrivati all’introduzione di un’immagine, cioè RICORDARE, MEMORIZZARE, FISSARE L’ESPERIENZA di distinzioni fatte. Se non ricordo, non vado mai avanti. (In particolare il bambino inizia il processo di memorizzazione da tre anni in avanti). Tutto ciò non è un meccanismo separato ma costituisce un’unica esperienza. Quando percepiamo, utilizziamo la nostra conoscenza. Riconoscere, percepire, utilizzare avvengono contemporaneamente, ecco l'intera attività cognitiva; l'azione, dunque il movimento, finalizza la nostra percezione, attraverso l'anello senso-motorio, il tutto, registrato nella nostra memoria, si fissa nella conoscenza. Una conseguenza, magari azzardata, di "io sono quello che penso di essere" è: io sono come mi definisco, e dunque divento. Ecco che la percezione e la definizione possono diventare precludenti. All’inizio il ricordare era patrimonio della memoria orale, poi è diventata memoria scritta. Non esiste un registro di ricordi ma dei listati di "comandi" come dei menù che permettono di (obbligano di) ricostruire l'esperienza.

 

Le leggi della forma sono fondamentali per lo sviluppo della nostra Psicologia dello Sport.

 

Nella separazione c’è la conoscenza, la consapevolezza di questi due livelli, di come percepiamo e di come ancoriamo a noi stessi le nostre esperienze, è fondamentale. Ognuno ha il suo ricordo in base all’esperienza che ha ricevuto ed ha strutturato attorno a sé.

Se io penso alla parola "cavallo", esso mi appare sia come parola che come immagine. Pensando al cavallo si possono avere tutte le esperienze percettive (odore, sensazioni nel cavalcarlo,…) riferite a quell’animale, ma queste cambiano in base alle nostre personali esperienze dell’elemento "cavallo" (posso immaginare che cosa si prova andando a cavallo ma le mie percezioni saranno sicuramente diverse da chi ha già cavalcato).

Pensiamo a un cavallo, ognuno di noi pensa in modo differente al proprio cavallo, lo costruisce sulla sua esperienza attraverso i propri pensieri e dunque i presupposti organizzativi dell'idea "cavallo".

 

 

 

 

 

 

3 LA PERCEZIONE

 

Passo per passo definisco cosa mi interessa realmente, ciò che desidero appartenga alla mia esperienza.

Dal momento che la percezione non è un processo così semplice e banale possiamo affermare che per poter percepire non bastano solo i sensi ma serve la conoscenza, senza la quale non posso percepire nulla. Oggi, attraverso il linguaggio, accediamo alle nostre esperienze che sono simili a quelle primordiali, a quelle che noi pensiamo uguali ma non sono in realtà tali poichè è diversa la nostra cultura di riferimento, sono io che le leggo e le contestualizzo così.

Libertà ® memorizzazione complessa ® bisogno di essere sincronici (esempio: per potersi sfamare, una volta, era necessario essere sincronici, ossia essere nel momento giusto con l’attrezzo giusto mentre passava l’animale di cui cibarsi); ora, il sincronismo non è più così necessario per vivere ma lo è ancora per chi pratica sport. Quindi l’asincronia con la natura è legata all'evoluzione culturale, un elaborazione della nostra esperienza ma il peso del tempo passato rimane sulle spalle dell’atleta.

 

In psicologia dello sport devo fare molta attenzione all’individuo, ci vuole anche una bella dose di sincronismo, essere nello stesso tempo e nello stesso spazio, nella stessa realtà dell'atleta. Una volta si doveva essere li quando il cibo era li, poco alla volta ci si è liberarti dal tempo e dallo spazio con l’uso di attrezzi e di tecnologia, per raggiungere una preda ora posso essere in uno spazio differente, e questo riduce il bisogno, ora siamo asincronici ed è la nostra evoluzione culturale che ha portato a ciò, non è possibile definire se tutto ciò è bene o è male, è solo un fatto!

Avere una conoscenza è il nostro modo di pensarci. Aggiungere qualcosa mi rende non più banale, siamo obbligati dalla conoscenza che possediamo:

 

 

La conoscenza obbliga.

 

A proposito della conoscenza e di come questa influisce sulla nostra percezione, provate a considerare la seguente immagine e vedere cosa rappresenta per voi:

 

 

Ora riconsiderate la stessa figura conoscendone il significato: "Una donna inginocchiata in avanti intenta a lavare i panni, con vicino un catino per l'acqua."

Bene credo abbiate notato che nel momento che un mondo viene svelato questo non ci lascia indifferenti, la conoscenza obbliga, la conoscenza impegna e limita, pur confinando in modo indispensabile il mondo dandoci la possibilità di percepirlo così come lo conosciamo, il limite della "realtà" é la sua stessa possibilità.

Non pensate ad un cavallo: non è possibile, il pensiero è sempre attivo e non può non esserlo, quando creiamo un atmosfera, attraverso la descrizione di uno stato d'animo, creiamo anche limiti e possibilità dello stesso stato d'animo.

Che cosa comporta l’avere conoscenza sul pensiero "siamo ciò che pensiamo di essere"? Comporta sicuramente che DOBBIAMO ESSERE CIO’ PENSIAMO DI ESSERE. Ogni conoscenza obbliga, non si può più prescindere da ciò che si conosce: se conosco posso evitare ma rimango comunque coinvolto, influenzato. Se io dico "non pensate ad un cavallo" ottengo esattamente l’effetto opposto da quello dichiarato: non è possibile che riesca ad ottenere ciò che chiedo, anche perché il cervello è sempre presente in chi se l'è distinto attraverso la propria percezione e l'ha fissato nella sua memoria.

 

 

4 LA REALTA'

 

 

Noi siamo i migliori profeti di noi stessi: piuttosto di cambiare il modello di causalità lineare, su cui basiamo la nostra esperienza del mondo, la nostra superstizione, mettiamo in rilievo concetti come destino, fato, magia. Quando creiamo un atmosfera portiamo con noi limiti e possibilità di un tutto che si delinea, ogni contesto porta con se le due facce di una stessa medaglia. La nostra identità possiamo intenderla strutturata su due livelli, quella sognata tra dnoi stessi e quella che viviamo con gli altri che è poi il nostro sogno condiviso.

Rispetto alla magia ad esempio, arriviamo a credere ad essa pur di non mettere in dubbio la percezione della realtà così come ci appare.

Se abbiamo dubbi sulle nostre grandi certezze, come pensiamo sia la realtà?

A tale proposito ci ricorda Hegel "Se la teoria è messa in dubbio dai fatti, tanto peggio per i fatti".

La nostra ipotesi sulla realtà, su quello che ci circonda è unica, e noi gli siamo fedelissimi, non ci rendiamo conto del grosso limite che ci siamo creati attorno ad essa.

Esperimento visivo: disegnare su un foglio un punto ed un asterisco. Allontanare il foglio guardando il punto e osservare ciò che si vede: ad un certo punto l’asterisco scompare.

 

 

 

Nell’occhio c’è un punto, detto punto cieco (punto i cui entra la diramazione retinica del nervo ottico), in cui non è possibile vedere. Noi non vediamo di non vedere, cioè vediamo sempre. Scompare l’asterisco ma continuo a vedere il foglio: il nostro cervello completa quello che manca, cioè ciò che dobbiamo vedere in base alla fisiologia data e alla cultura di base sulla quale ci siamo formati, noi siamo pieni di completamenti. Descrivere e far emergere sono due concetti base. Il modo con cui descriviamo è dato da come siamo fatti, (la nostra fisiologia così come la intendiamo) e da come ci pensiamo (la nostra cultura di riferimento).

 

Il mondo è come tu lo descrivi, (ossia lo fai apparire e lo fai emergere). Esperimento delle dita accavallate: se ti tocchi la punta del naso con le tue dita, indice e medio accavallate ti sembra di toccare due punte dl naso.

L’oggettivazione è costruita dalla cultura non posso avere esperienze percettive tattili confuse, se non c’è nella mappatura del cervello non entra nella nostra realtà, nell’esperienza cognitiva. Ognuno di noi è una persona diversa: siamo simili a livello strutturale ma mai identici.

La magia nega qualcosa che dovrebbe esserci, per cui è un ‘esperienza ai confini della realtà, varia a seconda di come te la rappresenti ed arrivi a descriverla.

Avvicinarsi in maniera diversa alla realtà condivisa ci porta a vederla e viverla diversamente. A volte ci capita di essere ingannati (anche per cose semplici e banali), le interpretazioni che daremo saranno diverse (o uguali), ma saranno viste con occhi diversi rispetto a quelli coi quali osserviamo quotidianamente la realtà, altre volte desideriamo farci ingannare, l’inganno è così evidente che ci piace viverlo, cerchiamo l'affare, cerchiamo di guadagnarci, ma entriamo in un sistema che ci truffa a sua volta, non esiste miglior truffato di chi cerca l'affare in modo disonesto, prima o poi l'affare riguarda qualcun'altro.

La realtà è una iniziazione che si dipana nei diversi anni di scolarizzazione, attraverso dei passaggi si perdono nel tempo, non ci si rende conto del processo avvenuto e ci si trova cambiati.

 

Facendo riferimento all’antropologia vediamo come in alcune tribù della foresta Amazzonica il passaggio di un individuo da fanciullo ad adulto venga strutturato facendo trascorrere ai bambini una settimana da soli nella foresta. Loro non sanno di essere tenuti sott’occhio dagli adulti, pensano di essere da soli, ed in fondo è come se lo fossero. In questo caso il passaggio evolutivo è più che sottolineato e riconosciuto da tutti, alla fine viene festeggiato e ufficializzato, è un insigt induttivo dell’esperienza che trasforma le persone, parte un ragazzo e torna un uomo.

Nella nostra realtà occidentale i passaggi sono nascosti, non riconosciuti e ciò rende difficile per gli individui raggiungere la consapevolezza. Quando gli atleti sono influenzati dalle aspettative altrui (ad esempio: non vincerai) possono effettivamente perdere, se sono in grado di non ascoltare, di non lasciarsi distrarre, non dare ragione possono evitare di entrare in panico. In questo caso però l’atleta è solo, deve strutturare una propria esperienza e deve giocarsi la possibilità di vincere: deve credere nelle proprie possibilità. Ogni componente del carattere incide sulla dimensione globale: un atleta può essere bravissimo nella tecnica della sua disciplina ma incapace di instaurare rapporti umani soddisfacenti. Lo sport, che gioca sulla parte "animale", istintiva, dell’individuo è più facile da apprendere, per esempio, se manca la sovrastruttura culturale che fa da filtro (da bambini ci si "butta" di più, ad esempio, le esperienze primordiali funzionano perché non c’è ancora il cognitivo che ingombra).

 

Ritornando ai concetti fin qui considerati, possiamo confermare che la conoscenza obbliga (non vediamo di non vedere) e la conoscenza più ovvia è quella su noi stessi. La conoscenza di noi stessi è in buona parte inconsapevole, stratificata nelle esperienze e nel tempo passato, (non ricordiamo i passaggi che ci hanno portato ad essere come siamo), non ti è stato detto che potresti essere differente. Nel momento stesso in cui hai la percezione della linea del tuo tempo personale, il tempo ha e ti impone una sua struttura: passato, presente, futuro. Ognuno ha la sua idea del tempo, "sono stato", "sono", "sarò".

Secondo il modello CAUSA ® EFFETTO noi siamo condizionati da come siamo stati; nel passato ci sono tutti gli elementi per vedere e capire come siamo e come saremo, ma se è vero questo, è anche vero che: " io sarò " può condizionare altrettanto la mia vita presente di come ci condiziona il considerare il passato: " io sono stato ".

L’atleta, per poter fare il movimento, ha bisogno di anticiparlo con la mente, deve prevedere, aspettarsi, immaginare, in questo modo struttura a piccoli passi la sua esperienza. Si fa condizionare dal suo futuro, costruisce l’esperienza in base all’attesa che si è creato.

G. A. Kelly ci fa notare molto bene tale principio:

"L'individuo è psicologicamente orientato dal modo in cui anticipa gli eventi."

E’ necessario vivere all’altezza dei propri sogni e non solo all’altezza dei propri vissuti. La prima cosa è molto difficile perché emotivamente sono condizionato dalle esperienze, da come le vivo e dal peso che gli do. Qui si introduce bene lo sport estremo.

Fare è diverso da essere. Chi fa sport estremo appare come uno che rischia. La domanda più frequente è "Ma non hai paura?". Alcuni teorici interpretano come desiderio di morte il desiderio, e l’applicazione verso alcuni sport estremi. A volte, invece, succede proprio il contrario: questi sport riescono a dare un senso e un significato vitale all’individuo che li esercita. Per poter volare è necessario sperimentare e manipolare l’ansia, un ansia cognitiva, curiosità, interesse, motivazione, che è poi l'ansia positiva che ti permette di andare avanti. Il volo è la necessità di conoscere, sperimentare e superare l’ansia per conoscere la vita e poterla controllare. Gli sport estremi richiedono un’elevata consapevolezza di se stessi, dei propri limiti e delle proprie risorse. Quando si vola si è assorti nel "qui ed ora", è come una forma di meditazione, una strategia che diventa tale.

Negli allenamenti sportivi si fanno delle cose in più, rispetto ai propri limiti e alle proprie aspettative, proprio per poter arrivare all’obiettivo preposto durante la gara (se voglio fare 100 in gara, negli allenamenti mi impongo di arrivare a 130-150), e per poter fare questo é necessario mettere l’intelligenza al servizio del movimento. Un vero atleta-corridore non corre ma diventa e si sente " la corsa ", Mennea che si era inventato di trainarsi dietro di sé una slitta carica di sassi, che si faceva trainare da un amico in Lambretta per superare la soglia della sua velocità, conosceva bene cosa voleva dire mettere l'intelligenza a servizio del movimento.

La potenza sta nella convinzione, e questa può diventare anche una forma di lavaggio del cervello a cui essere indottrinati. Un grande insegnante non è colui che sa fare bene una cosa, o chi ha una competenza particolare ma chi sa raccontare ed esporre ciò che intende offrire. Un buon allenatore non deve solo avere una buona tecnica ma deve essere in grado di relazionarsi con l’atleta altrimenti non è un buon insegnante; chi è molto bravo fa salti logici così complessi che gli altri non riescono a seguirlo. La mente è complessa e insegnare è un’arte. Essere un allenatore è un’arte che si può apprendere, non è assolutamente detto che un buon allenatore debba essere stato un grande atleta.

La psicologia dello sport darà risultati se chi la applica ci crede, se riesce a coinvolgere gli altri e se costruisce un senso comune condiviso attorno ad essa. Non basta dire, bisogna credere se si vogliono portare avanti le cose, bisogna applicarle se si vuole ottenere dei risultati gli altri devono sognare con te. Io posso pensare a qualsiasi cosa in qualsiasi momento senza legami con il mondo esterno in quanto la penso, la elaboro e la vivo. E’ possibile ottimizzare l’apprendimento con la ripetizione mentale del gesto (visualizzazione), in questo modo non c’è, ad esempio, logorio dei muscoli, attraverso:

  1. L'uso dei sistemi rappresentazionali della mente, vista, udito, tatto, (ottimizzazione rendimento sensoriale).

     

  2. Costruendo una vera e propria simulazione mentale.

 

 

5 ALLENARE LA MENTE: CREDERE, CONTAGIARE, CONDIVIDERE, COSTRUIRE

 

 

E’ importante cominciare a pensare a come mi aspetto che le cose andranno, a cosa potrà succedere. Entrare nell’ottica, come abbiamo detto, che siamo psicologicamente canalizzati ed orientati dal modo in cui anticipiamo gli eventi. (L’uomo ricercatore G. A. Kelly).

Sono le aspettative che appesantiscono i gesti. Il successo dell’atleta è nella sua convinzione: anche quando perde è convinto di poter riuscire.

Se le persone credono in voi, non siete pazzi, siete un "movimento" di tendenza ed opinione.

Il modello non va imposto ma va costruito con chi ci circonda. Lo zaino, con ciò che mi serve, va preparato insieme alle persone che mi stanno vicino. Se voglio andare in montagna devo deciderlo prima di partire e di conseguenza preparare l’occorrente, non dimenticando che il tutto va portato sulle spalle. E non per tutti sono indispensabili le stesse cose!

Metafora del "cavolo":

 

"Si racconta la storia di un'isola in Qualche Luogo, in cui gli abitanti desideravano fortemente di andare altrove e fondare un mondo più sano e degno." Il problema, tuttavia, era che l'arte e la scienza del nuoto e della navigazione non erano mai state sviluppate - o forse erano state perdute già da molto tempo -. Per questo c'erano abitanti che semplicemente non si permettevano neanche di pensare ad alternative alla vita nell'isola, mentre altri facevano qualche tentativo di ricerca di soluzioni ai loro problemi, senza preoccuparsi di acquisire la conoscenza necessaria all'attraversamento delle acque. Di tanto in tanto alcuni isolani reinventavano l'arte del nuoto e della navigazione. E di tanto in tanto giungeva presso di essi qualche studioso. Allora si verificava un dialogo come quello che segue:

 

- Voglio imparare a nuotare.

 

- Che condizioni poni per ottenere ciò?

- Nessuna. Desidero solamente portare con me la mia tonnellata di cavolo.

 

- Quale cavolo?

- Il cibo di cui avrò bisogno dall'altra parte o dovunque andrò a stare.

 

- Ma ci sono altri cibi dall'altra parte.

- Non capisco cosa vuoi dire. Non sono sicuro. Devo portare il mio cavolo.

 

- Ma con tanto peso addosso, una tonnellata di cavolo, non potrai nuotare.

 

 

- Allora è inutile che impari a nuotare. Tu lo chiami un peso. lo lo chiamo il mio nutrimento essenziale.

-Supponiamo, come in un'allegoria, di non parlare di cavoli ma di idee acquisite o presunzioni o certezze?

-Mmm... Vado a portare i miei cavoli dove c'è qualcuno che comprenda le mie necessità."

 

(L'albero della conoscenza, Maturana e Varela).

 

Il cavolo è sempre cavolo ovunque lo acquisti, ma non è mai uguale a quello che porti da casa tua. Non sono tutti "cavoli" tuoi, non appartengono al tuo modo di pensare. Il tuo modo di pensare ti favorisce, da un lato, ma dall’altro ti preclude molte altre possibilità. Ogni libertà da un lato è una possibilità in più, dall'altro lato è una zavorra che ti limita. Siamo influenzati dai pensieri che ci appartengono ma per fortuna non tutti i pensieri appartengono a tutti: ogni medaglia ha sempre due facce, le qualità che ti appartengono costituiscono il tuo potenziale nel "qui ed ora", cambiando ambito e contesto storico ogni cosa che possiedi può arrivare a costituire il tuo limite.

Migliorare ciò che si possiede: ogni pensiero è puro nel suo modo di manifestarsi ma è impuro in contesti diversi.

Ogni modo personale di fare esperienza è un modo personale di conoscere. Il linguaggio descrive ciò che possediamo sia in termini di possibilità sia in termini di limiti. Se ne siamo consapevoli riusciamo a correggerli, altrimenti no.

All’atleta bisogna dare suggerimenti perché si renda conto di tutte le parti che compongono il suo corpo. L'identità si struttura con un rito che possiede o che costruisce dentro di Sé, costruirsi un identità é parte essenziale dell’esperienza d'essere uomo. Le sensazioni che proviamo non sono le uniche possibili ma sono quelle che riteniamo al momento le più valide. Se io abbino al volo il vuoto, ho paura e mi vengono le vertigini, ma se io volo realmente non succede. Il momento del decollo è definito pericoloso dal giornalista mentre il professionista lo considera delicato. I termini del giornalista sono legati alla paura mentre quelli del professionista sono legati al successo. Con gli atleti è necessario fare molta attenzione all’uso dei termini, questi devono sempre essere idonei alla prestazione da eseguire. L’atleta viene visionato sul linguaggio e i suoi termini sono orientati al successo.

Più sei geloso del tuo spazio mentale, meno sei influenzabile dall’esterno, più mantieni il tuo focus attentivo adeguato, più sei orientato a vincere.

Si vince e si perde più per sentito dire, subendo le aspettative interne ed esterne. La tua attenzione è posta a ciò che ti interessa e che per te conta. Così vi è un dispendio minimo di energie e un massimo risultato ottenibile. Per esempio: in una squadra c’è una persona che serve a tirare tutte le altre. La consapevolezza incide sul rendimento. Le conoscenze obbligano e l’intelligenza non è solo una manifestazione scolastica ma può avvenire anche attraverso il movimento. Sapere per fare.

E’ necessario chiedere all’atleta: "cosa pensi di te stesso?", se pensa di non essere in grado e di non riuscire a vincere è fondamentale lavorare per cambiare i suoi presupposti. Per ottenere il risultato deve possedere il permesso di vincere. E il permesso va costruito e contrattato con l'atleta.

Cosa siamo qui per fare, perché siamo qui e per fare che cosa. Non bisogna avere paura di chiedere e domandare chiarimenti, la mappa che è utile che mi faccia può essere composta utilizzando le 6 domande base: CHI, COSA, COME, DOVE, QUANDO, PERCHÉ.

Sono le domande che aiutano a definire l’obiettivo ben formato. Il setting, ad esempio, è da definire e configurare nei dettagli; ad esempio per l’atleta può essere utile sapere quanti passi fa in 400 mt (è più facile migliorare il tempo di ogni passo che quello totale).

Come si fa un certo sport? Mai nulla deve essere dato per scontato, comprendere l'altro non vuol dire aver capito, vuol dire vivere l'esperienza che l'altro ha vissuto. Si procede lentamente per potere costruire un percorso mentale con la persona che fa quella certa cosa. Spesso sono gelosi di quello che per loro li fa vincere e non ce lo dicono se non abbiamo instaurato con loro una buona relazione.

Certe domande favoriscono la descrizione da parte del soggetto. Quando non è possibile chiedere all’atleta una descrizione troppo complessa a livello linguistico si possono usare delle metafore per permettergli di manifestare ciò che prova, vive, pensa (ad esempio si può domandare: "Raccontami la tua esperienza di sport come se tu fossi un animale!"). Il metamodello linguistico aiuta con la sua struttura ad ottenere una descrizione precisa.

L'invio ad un colloquio da parte di uno sportivo può essere di differente natura: alle volte viene inviato dall’allenatore, dal tecnico o dal dirigente perché questi ritiene che abbia un problema, un blocco, una difficoltà, spesso tradotta dal luogo comune: "Va molto bene in allenamento, poi in gara non rende per quel che vale!"; altre volte, più raramente, è l'atleta stesso che desidera migliorare. In entrambi i casi ci deve essere una forte partecipazione da parte dell’atleta.

Nell’ingaggio iniziale è importante che si costruisca un legame ed una sorta di contratto, in cui si definiscono le reciproche aspettative e responsabilità. E’ importante non fermarsi alla descrizione del problema, ma andare a delineare una possibile soluzione, e dunque collegare i due aspetti in un secondo momento.

Bisogna sognare insieme, se non si crea illusione e suggestione non si può vincere. Visionare = osare. Anche il medico, quando ti prescrive una medicina, utilizza le risorse e le sostanze che già sono dentro di te (dall’effetto placebo, all’interazione delle diverse sostanze). La predisposizione interiore è alla base di tutto. Sognare è utile e opportuno: il problema è portare il sogno alla realtà. Il canale visivo è immediato, più comparabile e più elaborabile. Prima di apprendere gli strumenti, i sogni vanno vissuti: il rilassamento non va solo sognato, va anche praticato!

Sognare e costruire gli strumenti per arrivare al risultato è fondamentale, in ogni caso alla base di tutto c’è la costruzione della relazione con l’atleta. Sognare insieme è importante perché la realtà si costruisce solo assieme. L’obiettivo da raggiungere è la "mission" che ognuno possiede. Se sogni di raggiungerla l’hai già raggiunta dentro di te e devi impegnarti per raggiungerla anche fuori di te: alla visione si aggiunge quindi la missione, cioè l’impegno costante e frequente, il lavorare per raggiungere l’obiettivo, il crederci comunque. Il visionario ha già vinto perché ha l’idea della vittoria e ci crede prima di averla raggiunta.

 

 

6 TRE ELEMENTI SU CUI SI BASA IL CONCETTO DI IDENTITA’

 

I° CONCETTO: CONSAPEVOLEZZA FISICA E PSICOLOGICA.

 

La capacità di rendermi conto del mio stato psico-fisico.

 

 

II° CONCETTO: LA COSTANZA CHE MI RENDE COERENTE

 

Sono diversi per ogni individuo: posso avere tanta consapevolezza ma poca costanza o viceversa, un buon atleta ha di solito un buon equilibrio tra i due elementi.

 

 

III° CONCETTO: SENSO E SIGNIFICATO

 

È la parte evoluta dell'uomo che emerge. Per fare bene uno sport non basta vincere ma serve dare un senso profondo a ciò che si fa, e questo serve per accresce la motivazione. Dare un senso a ciò che si fa, creare un fine fa la differenza tra un semplice atleta e un campione. Se un campione riesce ad esempio a superare grosse difficoltà fisiche è perché ha saputo dare un senso al suo impegno.

 

Per ciò che riguarda il sogno è utile porsi la seguente domanda: "Fino a che punto è legittimo sognare, e da punto il sognare ci fa rischiare di subire frustrazioni?"

 

 

6. 1 LA RUOTA DELL’ESPERIENZA

 

 

Se giri unicamente sul piano della tua esperienza personale tendi a ripetere le stesse cose.

Dimensione di sfida; auto percezione; le tue possibilità, ciò che sei in grado di fare, come ti percepisci. "Ho i mezzi per farlo" conta l’idea che tu hai di te stesso.

Dimensione del compito: se non pensi di fare più di ciò che sei in grado di fare non riuscirai mai a raggiungere il tuo limite, che é influenzato dall’idea che tu hai di te stesso. E’ importante insegnare le cose per piccoli passi in modo che tutti capiscano e gioiscano e siano gratificati dal lavoro svolto, è utile ridurre la distanza tra i passi il più possibile.

 

 

 

ATTIVAZIONE

Cos’è che ti attiva? L’elemento motivante. Il compito su cui si svolge l’allenamento è proporzionale alle capacità. E’ la motivazione, è qualche cosa che ti sogna, tu fai parte di quel sogno.

 

ESPERIENZA OTTIMALE

Alta capacità (molto bravo)

Alta sfida (almeno quanto la tua capacità)

L’allenatore deve saper vedere le risorse e i limiti. Il confine tra le due è fluttuante e dipende da come le percepisco. La realtà deve essere condivisa. Consapevolezza e coerenza e senso sono gli elementi dell’identità

 

CONTROLLO

Basso impegno

Bassa sfida

Alta capacità

Se tutto è sotto controllo puoi raggiungere il massimo risultato. Per esempio, è molto importante imparare a cadere e non farsi male. Immaginare come si cade, nel modo giusto e corretto, è fondamentale

 

RILASSAMENTO

Alta capacità

Basso impegno

Il problema è sentirsi padrone della situazione e abbassare il livello di attenzione quando non si è ancora in grado di poterlo fare. E’ il rischio dei dilettanti. Prevenzione infortuni nelle palestre: ad esempio rispetto alle palestre dove si impara a fare alpinismo e non si tengono conto le variabili del contesto reale che in palestra non ci sono (sbalzi di temperatura, terreno viscido…): si esce convinti di saper affrontare la montagna e non è vero.

 

NOIA

Media capacità

Bassa sfida

Il compito è percepito facile. In termini didattici si parla di calo di motivazione. Spesso succede in sport ripetitivi ed è compito dell’allenatore strutturare un setting interessante.

La vision deve essere seguita dalla mission: da visionario a missionario

Se un uomo ha fatto questa cosa, io sono un uomo è posso farla anche io (vision): devo metterci l’impegno e la passione, però.

 

APATIA

Bassa capacità

Bassa sfida

Vi è mancanza di stimoli

 

PREOCCUPAZIONE

Bassa capacità

Media difficoltà

Spronare l’atleta a misurarsi è importante ma è necessario fare attenzione a non dare una difficoltà troppo alta riferita alla competenza, altrimenti nasce la preoccupazione, che a piccole dosi può diventare paura. Lo psicologo sportivo è un allenatore virtuale. Il compito deve essere dosato.

 

ANSIA

Ostacolo troppo impegnativo

Comportamento inadeguato alla sfida

Rilassamento precoce (soprattutto nelle squadre con elementi molto diversi)

Dal rilassamento alla preoccupazione a volte il passaggio è diretto e la ruota si "chiude".

 

Nella ruota dell’esperienza ATTIVAZIONE ® ESPERIENZA OTTIMALE ® CONTROLLO L’attivazione è data dall’elemento motivante e dalla proporzione del compito rispetto alla capacità.

 

 

MISSION ® ripetere, essere coerenti, impegnarsi

VISION ® elemento motivante, il sogno che si alimenta delle sensazioni che vivo sognando

Ogni atleta è organizzato di base secondo lo sport che pratica ma poi ogni individuo è in grado di personalizzarlo.

 

 

6.2 L’organizzazione dell’identità

 

 

E' costituita da tre sfere il cui equilibrio è fondamentale per potersi strutturare in maniera equilibrata:

 

1 &emdash; elementi intorno al SENSO &emdash; strutturati in base alle idee, ai pensieri, ai messaggi che mi ripeto IL SIGNIFICATO che attribuisco alla mia vita

 

2 &emdash; elementi intorno alle sensazioni, alla CONSAPEVOLEZZA &emdash; ciò che penso, ciò che vivo e che percepisco; come vivo il corpo e le idee LA PRESENZA

 

3 &emdash; elementi intorno alla costanza, equilibrio, COERENZA al mio interno CONGRUENZA verso l'esterno

 

PENSIERI ® equilibrio ¬ SENSAZIONI

¯ ¯

&endash; IMPEGNO &endash;

 

Io posso vedere ma non guardare, per guardare devo conoscere.

 

Ogni atleta ha un’identità di coerenza (equilibrio), di consapevolezza (sensazione) e di significato. E’ la dimensione dell’essere, l’identità come esistenza. Cosa diversa è il "fare" che porto avanti: attraverso le relazioni che inizio con altri soggetti, attraverso i contenuti, attraverso i contesti diversi. L’identità esiste attraverso la relazione che va costruita in un contesto-ambiente coerente, che va studiato. I contenuti sono la tecnica degli esercizi, l’esperienza pratica che porta l’atleta.

 

IDENTITA’ ® FARE

 

ESSERE

Il colloquio è da strutturare facendo specificare in modo positivo i sensi e i significati della vita della persona, non dando per scontato nulla. Il contesto guida ciò che manifestiamo ma se non lo conosciamo dobbiamo farcelo spiegare.

Indice di comparazione = sono il più forte. L’atleta che pensa e crede a ciò non si fa influenzare dalle voci che girano. No distrazioni, no influenze.

 

 

II LA PROGRAMMAZIONE NEURO LINGUISTICA.

 

1 Le origini.

 

 

Negli anni ‘70 in America viene promossa una ricerca su alcuni personaggi che risultano essere eccellenti comunicatori con l'intento di strutturare un modello di riferimento sulla comunicazione.

Vengono filmati per molte ore alcuni psicoterapeuti e ne esce una capillare descrizione di come comunicano e si relazionano con i loro pazienti. Il minimo comune denominatore risulta essere la capacità di trovare la massa critica della persona cioè il punto giusto su cui far leva per ottenere un cambiamento. Cosa significa ciò?

Nella persona ci sono delle risorse (massa critica) che sono spesso identità-dipendenti, cioè legate a parti dell'identità, e che messe insieme possono creare, o almeno favorire il cambiamento. Ognuno di noi con persone diverse mette in gioco diverse identità possibili, ogni contesto richiede identità diverse, io mi atteggio e mi muovo a seconda delle persone con cui sono. Per raggiungere la massa critica (il potenziale di cambiamento) devo trovare più parti di me stesso che concorrano al cambiamento.

 

La sensibilità ad accorgerci dell'"altro" è una costruzione mentale che facciamo in base alle nostre esperienze. Ed ecco che io mi devo allenare per esercitare la sensibilità che mi permette di cogliere le particolarità, le manifestazioni dell’altro: cogliere e raccogliere i segnali che ci permettono di capire chi si ha di fronte. Prima che avvenga il cambiamento emergono segnali che anticipano ciò che avverrà e raccogliere questi segnali è fondamentale per il cambiamento stesso.

 

BANDLER E GRINDER sono gli inventori di ciò, sono gli inventori del modello della programmazione neuro linguistica, detta PNL o NLP(sigla inglese). Per fare questo hanno studiato il comportamento di tre grandi personaggi

 

Satir (studiosa dei sistemi, la famiglia)

M. Erikson (ipnosi strutturata con l’uso del linguaggio)

Pearls (gestalt therapy)

 

2 Alcuni assiomi della PNL

 

 

 

Se qualcuno sulla terra è in grado di fare qualcosa anch’io posso farlo, mi devo solo allenare.

  1. Capisci il modello: lo sogni, te lo raffiguri
  2. Lo modelli: ti mettiti nei panni di chi vi riesce e fingi di essere in grado di farlo

 

Se pratichi la stessa strada di una persona che ha raggiunto determinati risultati, é facile che raggiungi gli stessi risultati.

Gli sperimentatori Bandler e Grinder hanno modellato per 5 anni una persona su M. Erikson ed egli é arrivato ad essere così simile a lui da riprodurre persino la sua paresi.

Devi modellare e modellarti su chi vuoi emulare e se vuoi modellarti perfettamente devi accettare anche le cose negative, ogni "perfezione" porta con se i propri limiti.

Il meccanismo di apprendimento per imitazione e per emulazione è in parte conscio ed in parte inconscio, in ogni caso é un processo di costruzione. Qualunque forma, anche geniale, di comportamento porta con sé grossi limiti, c'é un risvolto della medaglia per ogni possibilità intrapresa.

 

Ci vuole sempre una mentalità orientata allo scopo, nello sport quello che non ottieni in 2/3 anni non lo ottieni più e sei fuori dal giro, ma se recuperi in tempo la "testa", le risorse mentali, allora ce la puoi fare.

 

 

Le persone hanno delle risorse devono solo sperimentarle ed attrezzarsi per poterle sfruttare.

 

Le persone percepiscono la realtà attraverso i loro organi sensoriali e lo fanno utilizzando prevalentemente un canale sensoriale piuttosto che un altro.

Ci sono degli studi che hanno permesso di vedere e capire quale canale sta usando un soggetto attraverso la lettura di segnali esterni emessi dalla persona in modo del tutto involontario.

 

 

 

I tre tipi di esperienze sensoriali.

 

 

 

V

 

visive

 

ciò che vedo

 

A

 

auditive

 

ciò che odo

 

K

 

cenestesiche :

 

ciò che sento: pelle esterna ed interna

 

 

 

 

Modalità non verbali e paraverbali

 

 

 

 

esperienza

 

accesso

 

sguardo

 

respiro

 

tono e parlata

 

V

 

Immagini ricordate sx

Immagini inventate dx (n°1)

 

Verso l’alto sx

Verso l'alto dx

 

Veloce e breve

 

Acuto, veloce

 

A

 

Parole, voce interna, suoni, musiche

 

Frontale, Laterale (livello orecchie) Basso a sx (dialogo interno) (n°2)

 

Pieno e lento

 

Modulata, sottolineatura analogica

 

K

 

Sensazioni interne ed esterne

 

Verso il basso, guardarsi dentro

 

Pieno e profondo

 

Bassa di pancia

 

 

 

(n°1) se ci accorgiamo che il soggetto sta andando su in alto con lo sguardo e gli chiediamo cosa sta immaginando lo aiutiamo

 

 

 

(n°2) non si può parlare senza costruire un dialogo con qualcuno, alle volte la voce interna è di qualcun altro o inventata per potersi parlare. Il rischio delle persone auditive è che si dicano cose negative o limitanti, tipo: "non ce la faccio, non sono in grado, non me lo merito, non posso…ecc.", si devono eliminare le voci e gli atteggiamenti negativi, per lasciar il posto ad atteggiamenti positivi.

 

 

Parlare significa assecondare un modo di pensare, seguire il flusso dei propri pensieri.

 

Le sensazioni sono più difficili da controllare perché uno se le sente addosso.

 

Il mondo delle sensazioni ci interessa perché conoscere la sensibilità dell’altro è fondamentale per costruire la relazione con l'altro.

 

Un depresso guarda in basso, verso il suo interno, solitamente chiuso in sé stesso.

 

Un uditivo ha la voce più modulata e si accorge della sua voce modulandola ulteriormente e cambiandola in base ai diversi significati.

Pensiamo alle fobie: il lavoro da fare e sulla sensibilizzazione che la persona si é costruita, per de-strutturare i legami forti che si sono creati, soprattutto attorno alle esperienze negative; il mio modo di pensare sta dietro il mio modo di essere, di sentire. Le persone parlano di loro, il problema per capirle è di chi le sta ad ascoltare ed osservare.

 

Nella comunicazione possiamo tenere tre posizioni differenti:

  1.  
  2. io sono me stesso (stare nei propri panni)

     

  3. io sono l'altro (mettersi nei panni dell’altro)

     

  4. io mi metto esterno (meta-posizione, meta-comunicazione, osservatore)

 

 

Esercizio.

 

 

Struttura: Gruppi di tre persone, tre elementi (V, A, K, ) di tre fasi ciascuno: a turno ogni persona fa il pensatore, e due fanno gli osservatori

 

Scopo: cogliere i pensieri di chi pensa attraverso la sua espressività.

 

 

A turno ognuno, senza parlare, dovrà pensare a tre diverse cose, sempre le stesse tre, che devono essere tre episodi della vita, uno positivo, uno neutro quotidiano ed uno positivo. I due osservatori dovranno percepire e cercare di identificare la connotazione degli eventi in base agli elementi visibili, udibili e percettibili.

Al primo giro il pensatore dovrà prima dire quale delle tre esperienze sta per pensare, poi farà un altro giro senza dirlo, dando solo indicazioni riguardo l'inizio e la fine.

 

Poiché l’esercizio è strutturato sui tre canali quando si lavora su uno si devono sospendere gli altri due, ed ecco che:

 

 

 

 

 

esperienza

 

Canali sensoriali usati

 

comandi

 

 

V

 

A

 

K

 

 

Visiva

 

Si (n°3)

 

no

 

no

 

via e stop

 

Auditiva

 

no

 

Si (n°4)

 

no

 

via e stop

 

Cinestesica

 

no

 

no

 

Si (n°5)

 

via e stop

 

 

 

 

(n°3) il pensatore non parla può avere occhi aperti o meno, non ci si deve toccare

 

 

(n°4) Il pensatore dovrà contare da 1a 15 mentre pensa i tre pensieri, i percettori hanno occhi chiusi e non ci si tocca

 

 

 

(n°5) palmo a palmo, il pensatore ha le mani rivolte verso il basso, lieve contatto, tutti con gli occhi chiusi, nessuno perla se non per dire via, prima dello stop si tolgono le mani

 

 

 

Il canale visivo è il più facile da cogliere, perche si é più abituati ad usarlo.

Sono esercitazioni sui canali sensoriali e servono per capire l’altro ed entrare in empatia con lui/lei: se non so come presentare un argomento uso tutti e tre i canali, da visivo ad uditivo fino a cenestesico la complessità va in crescendo.

 

Le persone sono in grado di gestire contemporaneamente fino a 7 + 2 sensazioni, poi vanno in trance ipnotica, dissociati dal loro livello di attenzione quotidiano.

 

Gli sciatori spesso lavorano sul canale uditivo, sulla scansione musicale, il ritmo con cui affrontare le porte.

Così giocatori di alto livello nel tennis seguono la pallina, durante la fase del servizio (la battuta iniziale disponibile a turno per entrambi i giocatori), cogliendone la direzione a livello uditivo, data l'eccessiva velocità della pallina.

 

 

 

3 Organizzazione dl setting.

 

 

 

La psicologia lavora a vari livelli. Uno di questi è quello dell’area della persona, che non riguarda necessariamente la psicologia del profondo (sempre che si possa affermare l'esistenza di un profondo), ma si occupa delle modalità con cui le persone organizzano la loro vita quotidiana, ossia quell’ordine di cose che sviluppiamo per soddisfare i principi che ci guidano nel nostro quotidiano. Ognuno di noi segue dei principi "guida", delle credenze, sui quali basa il proprio agito. Le persone hanno degli obiettivi da raggiungere nel corso della loro giornata, impegni, coerenze, responsabilità, se questi riferimenti interni non concordano con la realtà che li circonda, con le volontà di altri, possono nascere dei conflitti, e se il blocco che scaturisce è dato da un ostacolo vissuto al proprio interno il conflitto si genera all'interno dell'individuo stesso.

Le persone sono composte da parti diverse, che si dedicano ad aspetti diversi della loro vita; in base ai diversi ruoli e contesti in cui si trovano a vivere e ad agire: come studenti, figli, professionisti. Non sempre queste parti sono in comunicazione tra loro, interagiscono e desiderano le stesse cose, nel momento che queste parti puntano in direzioni differenti ogni cosa si rallenta e in tal modo vengono e perdersi le sinergie.

Se il conflitto nasce nell’atleta succede una cosa molto particolare: la parte non disposta all'impegno e allo sforzo o si mette in disparte o fa lo "sgambetto", si oppone al raggiungimento del successo attraverso somatizzazioni, dimenticanze, errori...Una parte del corpo dell'atleta è in contrasto con altre...per esempio i muscoli agonisti si trovano ad essere frenati da quelli antagonisti (la gamba balza in avanti ma perde potenza e agilità durante il recupero, ritorno dell'arto) e ciò avviene in modo inconsapevole. E' una rigidità di movimento data da parti che si trovano in conflitto. Si crea freno ed inibizione al gesto, mancanza di fluidità, proprio perché manca sinergia. Questo non capita solo agli atleti, le somatizzazioni sono spesso messaggi del Sistema Nervoso Centrale (SNC) che si manifestano attraverso il corpo. Ad esempio mangio con rabbia e non digerisco, lo stress colpisce una persona che si sente posta di fronte ad una serie di stimoli vissuti come più pericolosi di quello che sono in realtà, per cui si prepara attraverso comportamenti esagerati, ed una attivazione sovradimensionata, non opportuna, che produce una serie di disturbi.

Ad ogni pensiero corrisponde una reazione/manifestazione fisica e noi non possiamo non pensare. Ogni cosa che pensiamo ha una proiezione, più o meno evidente, sul nostro corpo. Le reazioni sensoriali diventano emotive quando le ho elaborate e connotate di significato creando associazioni, dalle sensazioni arrivo ad avere emozioni solo quando le sensazioni vengono ad ancorarsi, attraverso i pensieri, alla mia identità (le sensazioni connotate emotivamente diventano idee connesse in un sistema di "coscienza", sistema di significati coerenti di cui ho consapevolezza).

Introduciamo ora il concetto di legame (ancora): le idee in noi sono sempre collegate e spesso vengono spiegate anche se sono ripetute poche volte. Per un comportamento ad un individuo bastano poche ripetizioni, poi si costituisce una regola. Negli animali ciò non accade così velocemente, il vantaggio per l’uomo è:

Lo svantaggio è che l'uomo si arrocca dietro archetipi che sono poi duri da abbattere.

Un'idea di come siamo fatti psicologicamente è che la persona è fatta di diverse parti, diversi ruoli e diversi interessi che ci portano in molte direzioni. Quando si lavora sull’area della persona non si deve ficcare troppo il naso, si deve rimanere ad un livello più funzionale per organizzargli la giornata, e le risorse.

In una persona l'identità si forma come un puzzle, dove ogni pezzo ha un valore, un significato, ereditato da esperienze passate che hanno lasciato un segno, frutto di auto-convincimento o etero-convincimento , proprio per questa diversità presente integrare i diversi pezzi è difficile. Ogni persona arriva da proprie esperienze, diverse e composte di momenti di crescita come di evoluzione personale, di cambiamento. Le parti devono convivere supportandosi a vicenda, se ci sono troppe tempeste interiori ciò non è possibile.

Le diverse forze che agiscono si "fanno del male" reciprocamente, creando difficoltà a decidere, orientarsi, vivere, non riescono a legarsi creando una funzione vettoriale, tirano un po’ da un lato e un po’ dall’altro.

 

 

 

 

Un atleta ha difficoltà a decidere. Spesso a questi problemi si interessano i medici e il modello medico è settoriale e specifico, non guarda alla globalità della persona, non ragiona sulla collaborazione tra parti, per cui ogni intervento porta ad un ulteriore peggioramento. Aiutare ad organizzare la vita ad un atleta non fa male; ci vogliono poche regole e chiare; si possono evocare le cose attraverso il dialogo con il quale definisco pensieri e ambiti di intervento e sviluppo. Nella testa ci sono solo le cose che rievoco, il resto è un tutto indefinito, per cui fino a che non parlo di me non esisto. Aiutare ad organizzare la vita serve a rendere presente il modo di ragionare, anche perché parlando con l’altro io mi disvelo. Tutto ciò che abbiamo dentro esiste nel momento in cui lo faccio emergere. Il nostro primo obiettivo è quello di formulare un obiettivo condiviso con l'atleta. Devo riuscire a fare integrare le esperienze sportive con quelle della sua vita quotidiana. Usare termini semplici e diretti per poi valutare e pesare energie ed impegni. La persona non ha nulla fino a che non ha fissato percorsi neurali (pensieri) su certi aspetti della vita. Se non esiste è perché non ne ho ancora parlato. Nasciamo con sensazioni vaghe non racchiuse e contenute nell’esperienza linguistica, è il linguaggio che mi fa decidere e divenire. La complessità neurologica è risolvibile psicologicamente se si creano legami tra i pensieri.

Educare significa legare e collegare certe idee nel fluire continuo dei pensieri.

 

 

I tre modi di apprendere:

 

  • Emulazione: copiare, si fanno le cose senza sapere il perché, e si arriva a provare sensazioni simili, il bambino, che possiede unicamente il pensiero concreto, copia smorfie copia anche emozioni.

    Esperienze: vivere, attraverso le esperienze che subiamo, che vivo, a volte riesco a cambiare, altre no.

    Meditazione: pensare, durante la vita adulta, attraverso il pensiero astratto, é possibile farlo solo se si possiede un certo linguaggio, un costrutto interno.

     

  • Ogni atleta ha le tre esperienze a disposizione, si immedesima con l'allenatore e vive determinate esperienze durante l'allenamento ma può aumentare la percezione di queste attraverso la meditazione del pensiero, aumenta in tal modo le sue potenzialità; se non medito sui fatti della mia vita rischio di non avere ben chiaro cosa faccio, e come lo faccio, come voglio vivere ed andare aventi. Posso parlare ma posso anche scrivere per avere una esperienza molto interiore, un dialogo interno, esperienza che non è sostitutiva, ma comparativa se messa al confronto con l'esperienza presente al di fuori di me.

     

    Lo psicologo dello sport è una figura che aiuta le persone ad organizzarsi e ad organizzare la propria vita. E' un consulente che aiuta ad organizzarsi. Lo psicologo è una figura ancora poco chiara per l'immaginario collettivo, dal medico è più facile andare, il medico inocula parti estranee ma anche lo psicologo "inocula" nella mente. Per esempio è opportuno organizzare all'atleta le cose che ha già presenti nella sua mente facendo attenzione a non aggiungerne altre: solo organizzare le esistenti, per non complicare il sistema di riferimento. La persona deve esprimere quello che ha (e magari non sa di avere) ed è necessario porre attenzione al fatto che anche se non si vuole si influenza l'altra persona: la comunicazione è di principio manipolativa dal momento che perturba ci orienta.

    Tutti col dialogo hanno la possibilità di introdurre idee e concetti, anche gli allenatori; non esiste modo di essere neutrali, per cui tanto vale dichiarare la parte che si tiene. Il cervello lavora per stabilizzare, e la stabilizzazione è il mio modello interno di riferimento, è personale e culturale al contempo.

    Si rende indispensabile quindi condividere l'obiettivo: dalla qualità dell'allenamento alla sua idea stabilizzata di vittoria, che arriva a cambiare la fisiologia del corpo. La sinergia interna, tra le parti di un individuo, porta alla perfezione. In questo modello l’oggetto stabile è quello dentro di me, se il sogno non è stabilizzato in non concludo nulla.

    Un esempio di non stabilità dell’oggetto interno si ha col riso, si ride quando c’è l’inatteso, l’inaspettato.

    Anche il tempo non esiste di per se, è un’esperienza dentro di noi. Si interpreta sempre, è dal modo che io guardo e vivo un oggetto che questi cambia, non siamo replicatori.

    Le persone sono organismi particolari, che possiamo definire di terz’ordine, considerando il pensiero di Heinz von Foerster, noi computiamo gli elementi stessi della nostra computazione.

     

    Noi siamo quel pensiero che produce quell'idea che produce quel pensiero che ci produce.

    L'atleta interpreta diversamente le risorse e le difficoltà che incontra sul cammino (il grande campione sfrutta, a suo vantaggio, ciò che per gli altri costituisce un limite). Si vede solo ciò che si conosce, e di conseguenza a questo la conoscenza ci obbliga.

    Interessante è ad esempio il fatto che si muore più per sentito dire, che per cause oggettive, dal momento che l'oggettività è dichiarata di principio e non possiede una legittimazione trans-umana, oggi ad esempio si fa strada anche nel contesto della medicina ufficiale, l’idea dell'origine psicosomatica del cancro, in almeno un 30-40% di casi. La medicina stabilizza irreversibilmente un processo, le medicine trasformano l'organismo, e da ciò risulta difficile, alle volte impossibile, intervenire con altre metodiche, ogni percorso di "guarigione" promuove delle potenzialità, all'interno di un individuo, limitandone o proibendone altre. Ad esempio certi guru della medicina alternativa, salvano dal cancro agendo su un cambiamento totale della persona, solo così si possono ottenere dei risultati, facendo si che la persona cambi il proprio modo di stare al mondo, ma se l'individuo ha già intrapreso il percorso di medicina ufficiale non intervengono, non ci provano.

     

    Il seguente schema riassuntivo non ha la pretesa di costituire materiale della dispensa, è unicamente un riferimento linguistico che riprende i temi del costruttivismo radicale e definisce il contesto di riferimento per l'individuo.

     

    Ogni sistema (uomo) è necessitato, in merito della sua organizzazione interna (chiusura operazionale, autopoiesi), ad elaborare (computare) il prodotto delle proprie aspettative, il suo modo di anticipare gli eventi (auto-profezie), rimanendo legato (ancorato) al suo sistema di riferimento interiore (credenze, valori, missione); è inoltre impossibilitato a prescindere dalla conoscenza posseduta (la conoscenza obbliga), legata come si trova alla propria auto-organizzazione interna, e non ha la possibilità di ricevere dall'esterno informazioni intese nel modo classico input-output (interazione istruttiva impossibile), può unicamente riorganizzare le proprie conoscenze interiori (auto-organizzazione costruttiva).

    Il contesto di riferimento percettivo di una persona è la realtà condivisa con gli altri (realtà=comunità) da un lato, e la propria percezione dall'altro, costantemente riformulata in funzione dell'esperienza e dell'organizzazione cognitiva.

     

     

     

    III L'ALLENAMENTO MENTALE DELL'ATLETA

     

     

    L'atleta è un uomo normale a cui sono da aggiungere particolari necessità e volontà dovute alla sua vita sportiva. Si deve migliorare ed approfondire la propria sensibilità.

    Ognuno di fronte ad un atleta dovrà trovare le sue modalità di lavoro, queste possono essere le tracce di partenza.

     

     

     

     

    1 GIOCO DELLE PARTI

     

    Quando c’è una persona c’è un’identità, per cui un sistema costituito come da parti di un puzzle; noi tendiamo a costruire insieme ad un altro una realtà condivisa. L’idea di costruzione è un punto forte, per relazionarsi si deve condividere una realtà e la condivisione avviene tramite l'uso del linguaggio, attraverso la sensibilità e l'uso dei 5 sensi, con il setting.

    Il linguaggio è un elemento importante con il quale si costruisce la realtà e senza questo elemento non ci può essere condivisione in quanto mancherebbe la comprensione, poiché non ci si troverebbe nello stesso stato mentale. Noi siamo nella dimensione partecipativa, nella realtà comparativa io e l’altro: "con" fare le cose insieme.

    Le tre posizioni possibili attraverso le quali costruire collaborazione sono:

    Fare qualcosa ed imporlo all'altro, posizione "SU"

    Fare qualcosa ed offrirlo all'altro in cambio di, posizione "PER"

    Fare qualcosa assieme all'altro collaborazione, posizione "CON"

    L’atleta ha già una sua realtà ed io devo supportarlo tutte le volte che mi trovo a condividere devo entrare in uno stato mentale in cui l’altro fa parte della mia realtà

     

    STATO MENTALE = PENSIRI + SENSAZIONI

     

  • linguaggio percezioni

     

  •  


    STATO MENTALE
    = REALTÀ

     

     

    Gli stati mentali possono essere diversi ma tutto è costruito su un circuito del quale Io sono almeno uno dei due elementi. Io devo vivere quel momento li come l’unico possibile. Se ho uno stato mentale creo un elemento di conoscenza, l'Ipnosi crea uno stato mentale condiviso tra due soggetti che è costruito ex-novo da uno di essi. La dipendenza è una condizione sine qua non per accettare l’altro. E' fondamentale creare empatia, feeling, spazio in cui entrambi i soggetti sono sensibili e condividono uno stato mentale.

     

     

    Cultura

    Pensieri

    Sensazioni

    Sogg. A Sogg. B

    Pensieri Pensieri

    Sensazioni Sensazioni

     

    I due soggetti hanno due realtà diverse e non condivise se non la parte dovuta al retaggio culturale (costruttura, senso percettivo di riferimento). La dimensione personale della comunicazione con l'altro è diversa. Se i due soggetti si incontrano c'è integrazione delle sensazioni e delle percezioni di entrambi e si crea un terreno comune che permette ai due soggetti di comprendersi.

     

     

     

    E' necessario allontanarsi dalle realtà personali per concentrarsi e creare qualche cosa di nuovo. Lo spazio condiviso è la novità ed è direttamente proporzionale a quanto io condivido o no, ciò che mi accomuna nella relazione con l'altro. Con l'ipnosi lo spazio condiviso può essere quasi totale e maggiormente coinvolgente. Si impara più velocemente se si ha fiducia dell'altro se c'è un buon feeling con il maestro.

     

     

    2 Come fare per intensificare una buona relazione?

     

     

    Il gioco delle parti è un elemento nuovo da introdurre per avvicinarsi al mondo dell'altro; creo lo spazio nuovo con elementi che mi interessano e che servono di più.

     

     

     

     

     

     

    A

     

     

     

     

    PREDISPOSIZIONE AL SI

     

    Definire positivamente la relazione con l'altro. Si deve cominciare dalle cose più ovvie (che sicuramente appartengono allo spazio condiviso) e poi si aggiungono elementi che fanno dire "SI". Pensieri positivi di avvicinamento, accettazione.

     

     

    B

     

     

    PREDISPOSIZIONE AL BENESSERE, ALLO STAR BENE

     

    Sulle sensazioni, invece è opportuno lavorare in modo che le sensazioni si orientino allo stato di tranquillità, di benessere.

     

     

    C

     

     

    LINGUAGGIO

     

    Ora inizio a prepararmi il terreno al linguaggio cominciando ad orientarmi verso lo specifico. offrendo contenuti che voglio analizzare.

     

    D

     

    soluzione

     

    Creare un contesto solutivo

     

    E

     

     

     

     

    CONTRATTO

     

    L'analisi dell'invio, delle aspettative, la definizione degli obiettivi, le illusioni, la costruzione del setting, dei confini, la definizione dei contenuti e dei contesti, la conoscenza. Inizio a sviluppare una identità condivisa che si avvia verso una soluzione.

     

      

    Nella fase della costruzione del contratto è necessario esprimere e chiarire tutti gli elementi: ciò che non è utile è da smontare in funzione di un contesto condiviso che comprende A-B-C e che sia un contesto il meno problematico possibile e possa predisporre alla SOLUZIONE. Ma perchè ciò avvenga devo esserne convinto io. Il mio stato mentale si deve basare sulla convinzione che ciò che faccio serve e raggiunge lo scopo.

     

    Il tutto è basato sulla completa sospensione di giudizio.

    Gestire le diverse parti significa mappare la realtà circostante del soggetto cioè come interagiscono, come collaborano, come si scartano le diverse parti.

    Gli atleti sono degli adolescenti, per cui si può lavorare sulla crescita e sull’orientamento futuro.

    Si fanno domande per sapere e per conoscere, i curiosi sono avvantaggiati.

     

    Lavorare con le parti è definire gli obiettivi per le diverse parti. Si organizza per sondare intenzioni e volontà, si capisce cosa amano trattare, si mappa la realtà circostanziale al presente della persona

     

    3 Gestione del tempo: TIME LINE

     

     

    Passato ------------------------------- Presente --------------------------------- Futuro

     


    Statao presente-----------------------Qui ed ora-----------------------------Quello che sarà

     

    Nel comune retaggio culturale il passato influenza il futuro e attraverso la rielaborazione degli eventi lungo la linea del tempo si può lavorare anche su questa credenza. La time-line è una passeggiata nel personale tempo di vita.

    Es. concentratevi su tre fatti positivi del passato e pensate che il vostro passato sia composto e rappresentato da questi tre eventi: il vostro passato cambia. E' importante dare gli occhiali giusti per vedere e ri-vedere il proprio passato e poter cambiare qualche cosa del presente. Si fornisce possibilità solo se condivide. Ci vogliono curiosità e sospensione di giudizio.

    Si deve "invadere" l'altro nei tempi più brevi possibili e proporre elementi di soluzioni positivi. Introdurre nel soggetto uno stato mentale favorevole. L'atleta deve viversi come proiettato nel futuro.

     

     

    APPRENDIMENTO AVUTO COLPE SENTITE

    DECISIONI PRESE TRAUMI SUBITI FOBIE POSSEDUTE

     

     


    PAURE SENTITE SCOPI E FINI

    ANSIA DA PRESTAZIONE (NEGATIVA)

    ANSIA COGNITIVA(POSITIVA)

    OBIETTIVI DIREZIONE

     

     

    4 GESTIONE DELLA PERCEZIONE DEL SE'

     

    Le persone, oltre ad avere idee sulla propria identità, sulle prospettive di riuscita nel tempo hanno organi sensoriali a loro disposizione. Tutto aiuta a guardare diversamente gli eventi e ad aumentare e differenziare la percezione. Come elaboratori di terz'ordine il prodotto dei nostri pensieri modifica lil nostro apparato percettivo. Attraverso le esperienze io coltivo la mia identità e questo lo faccio utilizzando:

     

     

     

    E il tutto lo porto avanti attraverso:

     

     

     

     

     

     

    Sono proposte operative da considerare quando si è in uno spazio condiviso. Ho strutturato un’idea che per un’identità ci vuole equilibrio tra pensieri e sensazioni, ossia il raggiungimento di una stato mentale.

     

     

    5 OPERATIVAMENTE IL GIOCO DELLE PARTI

     

     

    Due sedie, meglio se una di fronte all'altra.

    "Sulle due sedie ci sono due parti di Te (es. atleta - famiglia) (ribelle - posato)

    Siediti dove vuoi e immedesimati totalmente nella parte scelta: la sedia ti permette di essere totalmente una tua parte.

    Dai un nome alla tua parte..." - (dare un nome è definire, significare)

    Stesso lavoro sull'altra sedia. Nel momento in cui cambia parte ed entra nello spazio neutro tra le due sedie si riprende la situazione normale e condivisa di UNITA' delle parti e lo si accompagna verso l'altra sedia. Quando è rientrato nella parte gli si fanno domande per capire come è e che rapporti ha con l'altra parte e con il soggetto nella sua totalità.

    - cosa fai di bene per Pallino

    - cosa fai di utile per...

    - cosa fai di importante per...

    - cosa potresti fare per aiutare l'altra parte...

    - cosa potrebbe fare l'altra parte per venirti incontro...

    - hai qualche suggerimento per l'altra parte...

    - quanto sei integrato socialmente...

    - che problematiche hai...

    - che linguaggio usi...

    "quando hai parlato sufficientemente e ti senti pronto a riprendere il tuo stato ... cambi la sedia e passi ad immedesimarti immediatamente nell'altra parte."

    - hai ascoltato l'altra parte...

    - come ti sei sentito...

    - cosa vorresti dire..

    - cosa pensi di rispondere...

    Più è intenso il confronto e maggiore è l'identificazione nelle due parti.

    Bisogna ristabilire una sorta di equilibrio attraverso le proposte che arrivano da entrambe le parti che possono essere più di due e sono diverse da ogni soggetto: per iniziare si può scegliere di utilizzare le parti che sicuramente ci sono in tutti, che sono ovvie (come la parte ribelle e la convenzionale). Si usa un IO AUSILIARIO che usa anche il linguaggio del corpo.

    Non lasciare la parte sulla sedia: le parti vanno reintegrate nel soggetto.

    Portare in un contesto di soluzione ma non dare soluzione, prima li faccio scontrare poi recupero per mandarlo ha casa con un incontro tra le parti

     

    6 TIME-LINE

     

     

    Ricostruzione della vita dell'atleta. Ricostruzione di un passato "più utile" soprattutto se scarno o debole. La dimensione del risultato ha fatto perdere di vista l'importanza del processo umano di relazione che è ciò che permette di vivere e di vincere.

    Riprendere i temi della propria adolescenza e del proprio passato permette di capirsi meglio.

    C'è un momento "migliore" per fare le cose.

    La time-line lavora sulla concezione del tempo e sulla consuetudine della percezione.

    Da dove arrivo passato avuto

    Dove sono presente ho

    Dove vado futuro avrò

     

    E' necessario VISUALIZZARE la linea del proprio tempo.

     

    Prima di far salire fisicamente il soggetto sulla linea che rappresenta il suo tempo lo si fa stare lontano ad immaginare il suo ORA. Si definisce l'inizio (nascita) e la fine (non necessariamente la fine della vita, magari il termine della vita sportiva) e gli si fa scegliere deve mettere il segno del presente. Il punto di riferimento lo deve mettere la persona. Sulla linea del tempo si fa passare prima la persona e poi l'atleta. Fisicamente il soggetto si posa sul suo presente.

    "rivolgiti al tuo passato e costruisci punti di riferimento importanti e positivi. " andando verso il punto della tua nascita. Non si fa raccontare mentre si concentra ma dopo. Quando è arrivato all'inizio lo si fa raccontare questi eventi dal di dentro (sulla linea) e da osservatore (da fuori).

    TRE LIVELLI che posso far raccontare a voce alta oppure no

     

     

     

    QUELLO CHE PUOI SENTIRE(quando eri bambina)

     

    pupille verso il basse = sente emozioni

    pupille a livello = si dice delle cose

     

    QUELLO CHE C'E' INTORNO A TE

     

    pupille verso l'alto = sta costruendo o ricordando

     

    COME TI SENTI

     

     

    Le emozioni positive sono da aumentare come sensazioni per poter costruire un ancoraggio in modo da legare sensazioni a significati. "Potrai rifare questo particolare gesto ogni volta che vorrai rivivere sensazioni così intense e piacevoli". Far localizzare le emozioni a livello fisico (dove le senti...)

    "quando sarai pronta potrai fare un passo verso il tuo presente".

    Il bagaglio delle esperienze positive carica per il futuro. Il negativo è da rielaborare positivamente.

    Per quanto riguarda il futuro si attrezza il soggetto ad immaginarsi nel 20...

    "come ti vedi, cosa proverai, cosa vorrai, cosa sentirai..."

     

    FAR SOGNARE IL SOGGETTO!!!

    Poi c'è la tappa della costruzione del futuro sognato dal presente attuale. Ricostruire le tappe di passaggio in modo retroattivo.

    "Riprendi il tuo tempo e ritorna al presente"

    Si fanno raccogliere al soggetto gli oggetti che segnavano le tappe del presente &emdash;passato -futuro.

     

    Sistemi rappresentazionali

     

    Possibilità di cambiamento dei sistemi rappresentazionali negativi dal bianco-nero ai colori.

    Es. se alla voce interna che rende agitati o spaventa si da la voce di Paperino questa farà meno paura. Sdrammatizzo il problema.

    Do' voce autorevole al positivo.

     

    Se lavoro con una squadra è importante costruire riti di iniziazione che creano significato e suggestione. Per poter costruire una realtà che non c'è. Devo capire e smontare i riti strutturati in modo inconsapevole dall'allenatore o da qualche membro della stessa squadra...

    Lavoro a zone

    Ruoli diversi in base al risultato (chi fa goal)

     

      

    I test

    GIUSEPPE VERCELLI

     L'argomento è vastissimo, i test sono molti e non tutti sempre utili e validi alla stessa maniera. Il test per eccellenza è il Rorschach che però è molto complesso ed è utilizzabile solo da psicologi opportunamente formati. Noi prenderemo in esame alcuni test più semplici e soprattutto utilizzabili anche da chi non è psicologo.

    L'esempio di psicologia applicata allo sport farà riferimento ad un pilota di motociclismo che è attualmente seguito dal Dipartimento.

    Prima di iniziare a parlare dei test vorrei chiarire che, prima di decidere quali test somministrare all'atleta che fa richiesta di un intervento di psicologia dello sport, è necessario conoscere il soggetto e cercare di capire come è più opportuno muoversi. Le fasi che costituiscono l'intervento sono:

     

    1.  
    2. Screening psico-diagnostico

       

    3. Pensiero positivo &emdash; goal setting

       

    4. Addestramento al Trainig Propriocettivo

       

    5. Concentrazione

       

    6. Rilassamento

       

    7. Visualizzazione

       

    8. Self Talk

       

    9. Allenamento Ideo-motorio

       

    10. Autonomizzazione strategica

       

    11. Valutazione

     

     

    Per quanto riguarda lo Screening psico-diagnostico ne parleremo tra poco in quanto è l'argomento della mattinata.

     

    Il pensiero positivo è necessario per dare all'atleta obiettivi positivi collocati nel tempo, cioè a breve, medio e lungo termine in modo che egli stesso sia in grado di auto-valutare i risultati raggiunti.

     

    L' Addestramento al Trainig Propriocettivo è importante in quanto permette di acuire e di migliorare la propriocezione nei confronti, ad esempio, del mezzo che si utilizza in gara. Amplificare le sensazioni che si provano stando seduto e correndo con la moto permette di aumentare la conoscenza e anticipare le proprie reazioni e sensazioni. Questo passaggio è ancora più importante quando non è possibile usare il mezzo fino a pochi giorni prima della gara e il pilota deve limitarsi a "ricordare".

     

    La concentrazione, il rilassamento e la visualizzazione sono tre passaggi fondamentali nella preparazione psicologica dell'atleta. La concentrazione suggerisce una serie di tecniche per eliminare gli elementi di distrazione, il rilassamento aiuta a utilizzare al meglio le preparazione e le risorse personali (si parla di tecniche conosciute quali il T.A di Schultz o il rilassamento progressivo di Jacobson) e la visualizzazione permette di allenarsi mentalmente: se si visualizza un muscolo che mentre compie un movimento, il muscolo effettua da un 2% ad un 5% di movimento reale. La visualizzazione serve anche alla concentrazione e a migliorare la compressione dei tempi di reazione. Pensiamo al nostro esempio di pilota: alla partenza, il semaforo segnala il via con il passaggio dal rosso al verde. Per non partire in ritardo è necessario concentrarsi sullo spegnimento del rosso e non sull'apparizione del verde, altrimenti si parte già in ritardo.

     

    Il Self Talk è il dialogo interno. Il parlarsi aiuta a essere positivi e a mantenere la concentrazione. Si possono utilizzare parole stimolo (nel nostro esempio "braccia forti" ) o gli ancoraggi (derivanti dall'ipnosi).

     

    L'allenamento ideo-motorio serve, ad esempio, a memorizzare il circuito su cui il pilota andrà a correre (come se lo avesse già percorso più volte). Se durante la visualizzazione ci si fa dire dal pilota quando passa attraverso il traguardo abbiamo un elemento per capire se è su un piano di realtà oppure no: più il tempo reale si avvicina a quello della visualizzazione e più il pilota è concentrato e vive internamente il circuito.

     

    L'autonomizzazione strategica riguarda tutto il lavoro che si fa al fine di permettere all'atleta di essere indipendente e autonomo in modo che possa continuare a vivere la psicologia senza il supporto del tecnico.

     

    La valutazione è dei risultati in relazione agli obiettivi definiti in precedenza.

     

    La concentrazione, il rilassamento, la visualizzazione e il Self Talk sono tutte tecniche che permettono di potenziare l'attività cognitiva dell'atleta e lo Screening psico-diagnostico ha una funzione valutativa delle capacità cognitive su cui si andrà ad operare. Non ci interessa inserire l'atleta in una categoria nosografica in quanto il nostro obiettivo non è la psicoterapia: l'interesse è riferito agli obiettivi che ci si pone in campo sportivo.

    I test possono essere di livello (misurano qualche cosa: l'intelligenza, il grado di ansia, fattori di personalità) oppure proiettivi. I test di livello ci interessano marginalmente in quanto sono utilizzabili esclusivamente dagli psicologi, mentre quelli proiettivi sono alla portata di tutti. Definiamo il significato di "proiettivo": il meccanismo proiettivo è stato identificato da Freud nella paranoia. La paranoia è la paura di essere attaccati, la convinzione di avere tutti contro e secondo Freud ha una base omosessuale.

    Il meccanismo schematico è il seguente:

     
  • Io (uomo) AMO Lui
  • La coscienza non accetta questo sentimento e lo trasforma in

  • Io ODIO Lui
  • Ma anche questo sentimento aggressivo non viene accettato dal Super Io e si trasforma in

  • Lui ODIA Me
  •  

    Paranoia e Meccanismo Proiettivo

     

    I test proiettivi stimolano la produzione di materiale inconscio.

     

     

    Test della firma

     

    E' importante creare un clima di collaborazione e di fiducia prima della somministrazione e proporla come un gioco. Può essere utile segnare il tempo per confrontare eventualmente diverse somministrazioni.

    Consegna: è una specie di gioco. Ciò che dovrai fare è apporre una serie di firme sul foglio che di darò. Parti dalla riga 1 e firma nei sette spazi bianchi. Firma 4 volte dentro al cerchio 8. Quando il soggetto ha firmato gli si dice che, se vuole, può aggiungere altre firme, quante ne vuole. Poi deve apporre una firma dentro al binario 9 e una dentro al binario 10, una nel rettangolo 11, una nel 12 e una nel 13. Questo test misura:

     

     

    E' un test molto usato nell'aeronautica per i piloti.

    Misura le caratteristiche della struttura di personalità e non quali sono i bisogni.

     

    ANALISI

    La firma rappresenta l'Io (il nome) e l'autorità (il cognome). I sette spazi bianchi rappresentano lo spazio in cui ci si può muovere e la posizione della firma è la personale posizione nello spazio. Lo spazio 4 è una emergenza, un pericolo, una soluzione da risolvere, la necessità di utilizzare strategie e creatività per assolvere al compito dato (OK alla sigla o al cambio di posizione o direzione per far stare la firma = adattamento). Lo spazio 5 è il momento successivo all'emergenza: più la firma è simile alla 3 e più l'emergenza è stata risolta con successo, più è diversa e più c'è stato un trauma. Così per la 6 e la 7. La 7 deve essere uguale alla 1: massimo equilibrio. Se le firme diminuiscono di grandezza o di lunghezza dall'1 al 7 c'è equilibrio ma non c'è la capacità di sfruttare al pieno le risorse disponibili.

    Il cerchio 8 si analizza dalle prime 4 firme: se sono in colonna la persona è rigida, se sono sparse è creativa. La persona equilibrata aggiunge al max 1 firma, se i soggetti ne aggiungono di più sono persone egocentriche ed esibizioniste, non danno spazio agli altri. Lo spazio sociale deve essere per Sé e per gli altri. Troppe firme = invadente e possessivo. I binari 9 e 10 rispecchiano la capacità di auto-valutazione del soggetto. Se parte della firma è inserita nella zona del binario che sale (o che scende) ciò è sinonimo di una auto-valutazione equilibrata; la maggior parte della firma in sù o in giù dimostra tendenza alla depressione o alla stra-valutazione. Se la firma è molto fuori dai binari (la consegna era chiara: "dentro ai binari") il soggetto presenta tratti anticonformisti e contrari alle regole: potrebbe essere un soggetto difficile da inquadrare.

    Il quadrato 11 rappresenta un momento di espressione nei confronti dell'ambiente, come ci posizioniamo nei confronti dell'ambiente. Centrale = equilibrio - sinistra = introversione, riservatezza, legati al passato - destra = estroversione, pensiero rivolto al futuro. Nella parte bassa = caratteristiche legate all'inconscio, soggetto legato alle sensazioni interne, inconsce, alle emozioni primordiali. Nella parte alta = ambizione e, a volte, misticismo. Se la firma tende all'alto = ambizione; se tende al basso = depressione.

    Il quadrato 12 è una occasione, uno spazio più grande di noi, come noi ci poniamo nei confronti dell'occasione inaspettata, come si reagisce alle grandi opportunità della vita. Firma ingigantita = i soggetti si sentono grandi e probabilmente sono menzonieri, non sanno autovalutarsi. Il quadrato 13 è l'emergenza dopo la grande occasione, l'adattamento in negativo ed è paragonabile al numero 4. Se la firma nel 13 è migliore va bene, se peggiora non si riescono ad affrontare correttamente le emergenze. L'ultima caratteristica misurata del test è la "tendenza all'infortunio" o segno di Antonelli-Donadio che riguarda la correlazione tra la firma "tagliata" in parte o tutta da una riga della penna e la tendenza con cui gli atleti si infortunano. Questo è un elemento che deve essere preso in considerazione anche dalle rispetto ai benefici conseguenti all'infortunio (assicurazione, incapacità a progredire, attenzioni particolari…). A questo proposito è bene ricordare che il 90% degli incidenti ad aerei non dovuti a guasti meccanici sono conseguenti ad una sottovalutazione del rischio umano.

    I test devono essere degli strumenti che possono aiutare e facilitare, non rendere pregiudiziali o prevenuti.

     

    Test come questo può essere quello dell'Albero, della Figura Umana…

     

    Oltre a questo Test si potrebbero somministrare lo Z - Test e il Rorschac (lavoro di equipe).

    E' importante ricordare l'importanza del setting (relazione e rapporto di fiducia) e della restituzione (si spiega all'atleta solo ciò che può aiutarlo a migliorare).

     

    Viene anche usata una Scala Individuale di Autovalutazione per capire se il soggetto riesce a valutare il proprio stile personale di vita rispetto ai rischi che quotidianamente corre: viene proposta una scala di misura graduata da un esempio di rischio nullo ad un esempio di rischio massimo e si chiede al soggetto di pensare alla propria vita e di collocarsi sul continuum. Dal risultato emerge il grado di realtà del soggetto.

     

    Altro test è il PO.M.S. che viene usato per caratterizzare la situazione emozionale del soggetto nelle ultime 5 settimane.

     

    Come si struttura un intervento su un pilota di motociclismo?

    E' fondamentale lavorare sul potenziamento cognitivo (punti 4 - 7); la visualizzazione è basilare e con l'utilizzo di particolari apparecchi è possibile capire se l'atleta è capace o è abituato a visualizzare e a concentrarsi.

    Semplice test per capire se si è in grado di visualizzare: ad occhi chiusi si tiene in mano un oggetto e lo si deve disegnare, anche cercando di indovinare il colore.

    Altro gioco può essere: ritagliare pezzi di carta a forma di orme e provare a afre il percorso per 5 volte. Poi chiudere gli occhi e cercare di rifarlo, visualizzando. Visualizzazione = concentrazione.

     

    I test presenti ed utilizzabili (dagli psicologi) al Dipartimento sono:

     

     

    Qualche semplice informazione sul test per eccellenza: il Rorschach

    Sono 10 tavole con macchie di inchiostro semi- strutturate. Le macchie sono uno stimolo per proiezioni inconsce che vengono verbalizzate dal soggetto. Il test prevede una fase di somministrazione, una di indagine, una di verifica e una di restituzione. Il materiale del soggetto viene prima siglato secondo un codice universale (i codici riconosciuti sono due) e poi analizzato. E' un lavoro molto lungo e complicato. Necessita di molta esperienza. Una diagnostica attraverso il Rorschac si può richiedere in momenti di crisi o per approfondimento diagnostico.

     

    TEST DI TRAUBE

    Il reattivo consiste nell'invitare il soggetto ad eseguire, su un apposito foglio di carta, un disegno a piacere.

    Il disegno ha una notevole importanza psicodiagnostica, essendo (LEVI) un mezzi di esteriorizzazione simbolica dello psichismo profondo.

    Come espressione grafica, il disegno si avvicina, nei riguardi di una valutazione psicologica, alla scrittura. Vari studi, tra cui quelli di PROUDHOMMEAU, hanno chiarito l'origine e l'evoluzione del grafismo, sottolineando la sostanziale differenza che passa tra scrittura e disegno e formulando due postulati di importanza essenziale, validi per il bambino ma anche per l'adulto, che rappresentano la base logica e giustificativa di questo particolare criterio di indagine:

    a) le manifestazioni grafiche evolvono secondo determinate linee direttive a carattere generale, seguono cioè, in analogia con la maturazione di tutte le attività psichiche, un'evoluzione progressiva legata allo sviluppo psicomotorio;

    b) il disegno ha significato del tutto diverso dalla scrittura. Mentre la scrittura è linguaggio grafico convenzionale, e perciò si apprende non per scoperta, ma soltanto per imitazione del modello, il disegno è un metodo espressivo del tutto individuale, tanto che CLAPAREDE scrisse che il disegno di un soggetto è un po' della sua anima esposta sulla carta, e STERN aggiunse che sotto certi aspetti il disegno permette d'intravedere le caratteristiche nascoste del dinamismo dell'animo, specie infantile: stanchezza, distrazione, stabilità interiore, energia, volontà, ecc.

    Il metodo dei disegni ha tratto la sua ispirazione dalle dottrine psicoanalitiche, e le prime applicazioni pratiche risalgono a parecchi anni or sono, con la documentazione portata da HEUYER e MORGENSTERN (1927) di un caso di mutismo in un bambino di 9 anni, guarito dopo un'esplorazione psicoanalitica condotta mezzo del disegno. Successivamente la MORGENSTERN ha raccolto in Psychanalise infantile (1937) una più vasta documentazione per illustrare le possibilità di raggiungere con questo mezzo la esteriorizzazione simbolica dello psichismo profondo. Ora, accanto al significato simbolico del disegno, espresso dal suo contenuto, che può svelarci conflitti affettivi talora molto complessi e nascosti, come pure tendenze inconsce, e che richiede ovviamente una interpretazione quanto mai prudente nelle sue relazioni con i presupposti dottrinari, l'indagine caratterologica riceve dal disegno varie interessanti chiarificazioni. Per esempio, l'instabile eseguirà il suo disegno a caso e disordinatamente, seguendo le idee che via via gli vengono, mentre il mitomane aggiungerà caratteri supplementari veri o falsi ed anche assurdi (LEVI).

    Differenti sono le modalità di tecnica impiegate, e si può innanzitutto fare una distinzione tra metodi che richiedono disegni volontari e metodi che richiedono disegni a soggetto comandato.

    Alla prima categoria appartiene il test di Traube, alla seconda il test di Machover e quello di Koch.

    Per la loro semplicità di spiegazione e di attuazione, questi