DISPENSE CORSO BASE

FORMAZIONE IN PSICOLOGIA DELLO SPORT

ANNO 2000

 

 

 

 

 

 

 

I PRINCIPI DI COSTRUTTIVISMO APPLICATO ALLA PSICOLOGIA DELLO SPORT.

 

Dr. Marco Chisotti Dr. Giuseppe Vercelli

 

1) La filosofia del corso è legata all’approccio costruttivista.

 

Tutti noi abbiamo dei ragionamenti interni, che ci muovono, possiamo anche costruire dei ragionamenti interni e per muovere il motore del ragionamento interno dobbiamo avere in testa dei presupposti, pensieri attraverso i quali ci definiamo descrivendoci nel nostro mondo.

Non possiamo procedere se non crediamo a quello che stiamo facendo, ed a ciò che rappresentiamo. Usare la mente innesta un processo attivo di identificazione attraverso la percezione di noi stessi e della realtà di cui ci circondiamo, in questo modo definiamo i presupposti che a loro volta ci definiscono in una danza senza fine.

 

Un presupposto è qualcosa che deve essere vero perché qualcosa abbia un senso.

 

In tal modo i presupposti contano più di ciò che segue successivamente. La mente usa modelli per pensare, ed i motori del ragionamento sono la chiave di utilizzo della mente nei diversi modi di ragionare che possediamo, algoritmi di pensiero attraverso i quali elaboriamo la nostra esistenza.

Uno dei motori di ragionamento comunemente usato è quello definito "lineare", per abitudine ragioniamo attraverso il meccanismo della causa-effetto, Wittgenstein direbbe meglio: "Ragioniamo attraverso la superstizione". Così si ragiona sulle cose del mondo, cercando la cause antecedenti un fatto, cercando le sue implicazioni; siamo registrati su questo modo di pensare pur non essendo l’unico modello di riferimento, ma risulta essere quello più semplice che ci permette più facilmente di essere capiti, facilitando la comunicazione e questo è importante perché ci permette di parlare con gli altri, e di comprenderci. Noi giustifichiamo tutto con la causa effetto. Ad esempio: perché sei qui? Perché sono interessato, perché non sapevo che fare d'altro, perché spero mi possa servire.

 

1.1 Il nostro modo di pensare non è l’unico modo possibile.

 

Quando devo parlare con me stesso, quando ragiono con me stesso, capisco che quella è solo una delle forme di ragionamento, questo tipo di modello può diventare una forma di superstizione. E’ il credere alle cose che fa si che queste esistano così come le crediamo. La psicologia funziona nel momento che riponiamo in essa la nostra fiducia e la utilizziamo per comprendere e spiegare la nostra vita.

 

 

1.2 Perché la psicologia funzioni bisogna crederci.

 

 

 

Definirci attraverso il meccanismo della causa effetto è un confrontarci sul problema dell'origine, del punto di partenza ma non ci descrive la soluzione di problemi che spesso, si scopre, non ha alcuna implicazione di causa con il problema, ma è slegata da quest'ultimo. Questo limite è messo in evidenza nello sport; infatti, se devo fare una gara e svolgo una ricognizione sul percorso di gara è utile che io riesca a fissare ciò che funziona nel mio modo di affrontare il tracciato, più che fissarmi su ciò che non va, è meglio attivare dentro di noi pensieri positivi, orientati allo scopo, che costituiscono le basi del pensiero costruttivista.

Per comprendere tutto ciò è necessario premettere un concetto, che risulta elemento fondamentale nel processo di identificazione costruttivista della nostra identità:

 

 

Noi siamo ciò che pensiamo di essere

 

 

 

Questa frase, se compresa nella sua portata, è lapidaria, è un concetto chiave, su cui si fonda l’esistenza. Intorno a questa idea si struttura buona parte del modello costruttivista di identità. Per definire questo concetto è necessario recuperare i meccanismi con i quali siamo arrivati alla costruzione di noi stessi.

 

 

 

 

 

2 COME ABBIAMO ALLESTITO LA CONOSCENZA DENTRO DI NOI?

 

 

Facciamo un viaggio indietro nel tempo e riflettiamo sul fatto che probabilmente noi deriviamo dagli animali preistorici e dalle loro evoluzioni nel tempo. Loro hanno fatto ciò che noi siamo, evolvendo hanno definito un percorso e dunque una storia che oggi ci appartiene. Ciò che ci differenzia dai preistorici è la neocorteccia, senza la quale l’uomo sarebbe senza coscienza e senza conoscenza. Da un universo iniziale si è passati ad un multiverso che oggi ci circonda. Ricordiamo che ci appartiene solo ciò che sappiamo nominare e definire, ciò a cui diamo un nome.

 

 

2.1 PRIMA LEGGE DELLA FORMA: FATE UNA DISTINZIONE!

 

 

Questa è la base da cui è partita ogni forma e ogni sviluppo della conoscenza.

L’apparato sensoriale lavora per differenze, distinguere le cose che vengono fatte emergere, siamo ciò che siamo, e le cose sono fatte nel modo in cui sono state distinte.

Dare un nome alle cose, fare un confronto è la base della conoscenza, inoltre quando percepisco definisco anche il possibile utilizzo della distinzione fatta: si è cominciato a fare distinzioni per degli scopi specifici, probabilmente per soddisfare delle necessità.

Noi siamo profeti di noi stessi: da come mi definisco mi penso e dunque agisco.

 

L’intelligenza è nata molto probabilmente per soddisfare le esigenze di movimento e sfruttare al meglio l'ambiente in cui si viveva.

 

Le differenze vengono usate per comparare e percepire. Distinguere le cose, gli elementi dal resto, dal tutto, così è nato l'universo, all’inizio, da un pezzo unico si sono differenziate tutte le parti. Noi siamo tali perché le cose si sono differenziate e sviluppate in un certo modo, se si fossero fatte distinzioni differenti noi saremmo un'altra cosa.

Se il primo passo per definirsi in una identità si è costituito nel differenziarci, distinguerci dagli altri, (e ciò ha implicato il confronto, le classificazioni, il dare un nome alle cose…) ecco che il secondo livello fondamentale alla conoscenza ha implicato la memorizzazione.

 

 

 

 

 

2.1 SECONDA LEGGE DELLA FORMA: RICORDARSI QUALI DISTINZIONI SI SONO FATTE.

 

 

La memoria verbale fissa e lega a sé l’esperienza della distinzione, il passa parole il ricordarsi quale distinzione è stata fatta, distingue e separa. Questa è la base da cui è partita ogni forma e ogni sviluppo della conoscenza. Poi si è arrivati all’introduzione di un’immagine, cioè RICORDARE, MEMORIZZARE, FISSARE L’ESPERIENZA di distinzioni fatte. Se non ricordo, non vado mai avanti. (In particolare il bambino inizia il processo di memorizzazione da tre anni in avanti). Tutto ciò non è un meccanismo separato ma costituisce un’unica esperienza. Quando percepiamo, utilizziamo la nostra conoscenza. Riconoscere, percepire, utilizzare avvengono contemporaneamente, ecco l'intera attività cognitiva; l'azione, dunque il movimento, finalizza la nostra percezione, attraverso l'anello senso-motorio, il tutto, registrato nella nostra memoria, si fissa nella conoscenza. Una conseguenza, magari azzardata, di "io sono quello che penso di essere" è: io sono come mi definisco, e dunque divento. Ecco che la percezione e la definizione possono diventare precludenti. All’inizio il ricordare era patrimonio della memoria orale, poi è diventata memoria scritta. Non esiste un registro di ricordi ma dei listati di "comandi" come dei menù che permettono di (obbligano di) ricostruire l'esperienza.

 

Le leggi della forma sono fondamentali per lo sviluppo della nostra Psicologia dello Sport.

 

Nella separazione c’è la conoscenza, la consapevolezza di questi due livelli, di come percepiamo e di come ancoriamo a noi stessi le nostre esperienze, è fondamentale. Ognuno ha il suo ricordo in base all’esperienza che ha ricevuto ed ha strutturato attorno a sé.

Se io penso alla parola "cavallo", esso mi appare sia come parola che come immagine. Pensando al cavallo si possono avere tutte le esperienze percettive (odore, sensazioni nel cavalcarlo,…) riferite a quell’animale, ma queste cambiano in base alle nostre personali esperienze dell’elemento "cavallo" (posso immaginare che cosa si prova andando a cavallo ma le mie percezioni saranno sicuramente diverse da chi ha già cavalcato).

Pensiamo a un cavallo, ognuno di noi pensa in modo differente al proprio cavallo, lo costruisce sulla sua esperienza attraverso i propri pensieri e dunque i presupposti organizzativi dell'idea "cavallo".

 

 

 

 

 

 

3 LA PERCEZIONE

 

Passo per passo definisco cosa mi interessa realmente, ciò che desidero appartenga alla mia esperienza.

Dal momento che la percezione non è un processo così semplice e banale possiamo affermare che per poter percepire non bastano solo i sensi ma serve la conoscenza, senza la quale non posso percepire nulla. Oggi, attraverso il linguaggio, accediamo alle nostre esperienze che sono simili a quelle primordiali, a quelle che noi pensiamo uguali ma non sono in realtà tali poichè è diversa la nostra cultura di riferimento, sono io che le leggo e le contestualizzo così.

Libertà ® memorizzazione complessa ® bisogno di essere sincronici (esempio: per potersi sfamare, una volta, era necessario essere sincronici, ossia essere nel momento giusto con l’attrezzo giusto mentre passava l’animale di cui cibarsi); ora, il sincronismo non è più così necessario per vivere ma lo è ancora per chi pratica sport. Quindi l’asincronia con la natura è legata all'evoluzione culturale, un elaborazione della nostra esperienza ma il peso del tempo passato rimane sulle spalle dell’atleta.

 

In psicologia dello sport devo fare molta attenzione all’individuo, ci vuole anche una bella dose di sincronismo, essere nello stesso tempo e nello stesso spazio, nella stessa realtà dell'atleta. Una volta si doveva essere li quando il cibo era li, poco alla volta ci si è liberarti dal tempo e dallo spazio con l’uso di attrezzi e di tecnologia, per raggiungere una preda ora posso essere in uno spazio differente, e questo riduce il bisogno, ora siamo asincronici ed è la nostra evoluzione culturale che ha portato a ciò, non è possibile definire se tutto ciò è bene o è male, è solo un fatto!

Avere una conoscenza è il nostro modo di pensarci. Aggiungere qualcosa mi rende non più banale, siamo obbligati dalla conoscenza che possediamo:

 

 

La conoscenza obbliga.

 

A proposito della conoscenza e di come questa influisce sulla nostra percezione, provate a considerare la seguente immagine e vedere cosa rappresenta per voi:

 

 

Ora riconsiderate la stessa figura conoscendone il significato: "Una donna inginocchiata in avanti intenta a lavare i panni, con vicino un catino per l'acqua."

Bene credo abbiate notato che nel momento che un mondo viene svelato questo non ci lascia indifferenti, la conoscenza obbliga, la conoscenza impegna e limita, pur confinando in modo indispensabile il mondo dandoci la possibilità di percepirlo così come lo conosciamo, il limite della "realtà" é la sua stessa possibilità.

Non pensate ad un cavallo: non è possibile, il pensiero è sempre attivo e non può non esserlo, quando creiamo un atmosfera, attraverso la descrizione di uno stato d'animo, creiamo anche limiti e possibilità dello stesso stato d'animo.

Che cosa comporta l’avere conoscenza sul pensiero "siamo ciò che pensiamo di essere"? Comporta sicuramente che DOBBIAMO ESSERE CIO’ PENSIAMO DI ESSERE. Ogni conoscenza obbliga, non si può più prescindere da ciò che si conosce: se conosco posso evitare ma rimango comunque coinvolto, influenzato. Se io dico "non pensate ad un cavallo" ottengo esattamente l’effetto opposto da quello dichiarato: non è possibile che riesca ad ottenere ciò che chiedo, anche perché il cervello è sempre presente in chi se l'è distinto attraverso la propria percezione e l'ha fissato nella sua memoria.

 

 

4 LA REALTA'

 

 

Noi siamo i migliori profeti di noi stessi: piuttosto di cambiare il modello di causalità lineare, su cui basiamo la nostra esperienza del mondo, la nostra superstizione, mettiamo in rilievo concetti come destino, fato, magia. Quando creiamo un atmosfera portiamo con noi limiti e possibilità di un tutto che si delinea, ogni contesto porta con se le due facce di una stessa medaglia. La nostra identità possiamo intenderla strutturata su due livelli, quella sognata tra dnoi stessi e quella che viviamo con gli altri che è poi il nostro sogno condiviso.

Rispetto alla magia ad esempio, arriviamo a credere ad essa pur di non mettere in dubbio la percezione della realtà così come ci appare.

Se abbiamo dubbi sulle nostre grandi certezze, come pensiamo sia la realtà?

A tale proposito ci ricorda Hegel "Se la teoria è messa in dubbio dai fatti, tanto peggio per i fatti".

La nostra ipotesi sulla realtà, su quello che ci circonda è unica, e noi gli siamo fedelissimi, non ci rendiamo conto del grosso limite che ci siamo creati attorno ad essa.

Esperimento visivo: disegnare su un foglio un punto ed un asterisco. Allontanare il foglio guardando il punto e osservare ciò che si vede: ad un certo punto l’asterisco scompare.

 

 

 

Nell’occhio c’è un punto, detto punto cieco (punto i cui entra la diramazione retinica del nervo ottico), in cui non è possibile vedere. Noi non vediamo di non vedere, cioè vediamo sempre. Scompare l’asterisco ma continuo a vedere il foglio: il nostro cervello completa quello che manca, cioè ciò che dobbiamo vedere in base alla fisiologia data e alla cultura di base sulla quale ci siamo formati, noi siamo pieni di completamenti. Descrivere e far emergere sono due concetti base. Il modo con cui descriviamo è dato da come siamo fatti, (la nostra fisiologia così come la intendiamo) e da come ci pensiamo (la nostra cultura di riferimento).

 

Il mondo è come tu lo descrivi, (ossia lo fai apparire e lo fai emergere). Esperimento delle dita accavallate: se ti tocchi la punta del naso con le tue dita, indice e medio accavallate ti sembra di toccare due punte dl naso.

L’oggettivazione è costruita dalla cultura non posso avere esperienze percettive tattili confuse, se non c’è nella mappatura del cervello non entra nella nostra realtà, nell’esperienza cognitiva. Ognuno di noi è una persona diversa: siamo simili a livello strutturale ma mai identici.

La magia nega qualcosa che dovrebbe esserci, per cui è un ‘esperienza ai confini della realtà, varia a seconda di come te la rappresenti ed arrivi a descriverla.

Avvicinarsi in maniera diversa alla realtà condivisa ci porta a vederla e viverla diversamente. A volte ci capita di essere ingannati (anche per cose semplici e banali), le interpretazioni che daremo saranno diverse (o uguali), ma saranno viste con occhi diversi rispetto a quelli coi quali osserviamo quotidianamente la realtà, altre volte desideriamo farci ingannare, l’inganno è così evidente che ci piace viverlo, cerchiamo l'affare, cerchiamo di guadagnarci, ma entriamo in un sistema che ci truffa a sua volta, non esiste miglior truffato di chi cerca l'affare in modo disonesto, prima o poi l'affare riguarda qualcun'altro.

La realtà è una iniziazione che si dipana nei diversi anni di scolarizzazione, attraverso dei passaggi si perdono nel tempo, non ci si rende conto del processo avvenuto e ci si trova cambiati.

 

Facendo riferimento all’antropologia vediamo come in alcune tribù della foresta Amazzonica il passaggio di un individuo da fanciullo ad adulto venga strutturato facendo trascorrere ai bambini una settimana da soli nella foresta. Loro non sanno di essere tenuti sott’occhio dagli adulti, pensano di essere da soli, ed in fondo è come se lo fossero. In questo caso il passaggio evolutivo è più che sottolineato e riconosciuto da tutti, alla fine viene festeggiato e ufficializzato, è un insigt induttivo dell’esperienza che trasforma le persone, parte un ragazzo e torna un uomo.

Nella nostra realtà occidentale i passaggi sono nascosti, non riconosciuti e ciò rende difficile per gli individui raggiungere la consapevolezza. Quando gli atleti sono influenzati dalle aspettative altrui (ad esempio: non vincerai) possono effettivamente perdere, se sono in grado di non ascoltare, di non lasciarsi distrarre, non dare ragione possono evitare di entrare in panico. In questo caso però l’atleta è solo, deve strutturare una propria esperienza e deve giocarsi la possibilità di vincere: deve credere nelle proprie possibilità. Ogni componente del carattere incide sulla dimensione globale: un atleta può essere bravissimo nella tecnica della sua disciplina ma incapace di instaurare rapporti umani soddisfacenti. Lo sport, che gioca sulla parte "animale", istintiva, dell’individuo è più facile da apprendere, per esempio, se manca la sovrastruttura culturale che fa da filtro (da bambini ci si "butta" di più, ad esempio, le esperienze primordiali funzionano perché non c’è ancora il cognitivo che ingombra).

 

Ritornando ai concetti fin qui considerati, possiamo confermare che la conoscenza obbliga (non vediamo di non vedere) e la conoscenza più ovvia è quella su noi stessi. La conoscenza di noi stessi è in buona parte inconsapevole, stratificata nelle esperienze e nel tempo passato, (non ricordiamo i passaggi che ci hanno portato ad essere come siamo), non ti è stato detto che potresti essere differente. Nel momento stesso in cui hai la percezione della linea del tuo tempo personale, il tempo ha e ti impone una sua struttura: passato, presente, futuro. Ognuno ha la sua idea del tempo, "sono stato", "sono", "sarò".

Secondo il modello CAUSA ® EFFETTO noi siamo condizionati da come siamo stati; nel passato ci sono tutti gli elementi per vedere e capire come siamo e come saremo, ma se è vero questo, è anche vero che: " io sarò " può condizionare altrettanto la mia vita presente di come ci condiziona il considerare il passato: " io sono stato ".

L’atleta, per poter fare il movimento, ha bisogno di anticiparlo con la mente, deve prevedere, aspettarsi, immaginare, in questo modo struttura a piccoli passi la sua esperienza. Si fa condizionare dal suo futuro, costruisce l’esperienza in base all’attesa che si è creato.

G. A. Kelly ci fa notare molto bene tale principio:

"L'individuo è psicologicamente orientato dal modo in cui anticipa gli eventi."

E’ necessario vivere all’altezza dei propri sogni e non solo all’altezza dei propri vissuti. La prima cosa è molto difficile perché emotivamente sono condizionato dalle esperienze, da come le vivo e dal peso che gli do. Qui si introduce bene lo sport estremo.

Fare è diverso da essere. Chi fa sport estremo appare come uno che rischia. La domanda più frequente è "Ma non hai paura?". Alcuni teorici interpretano come desiderio di morte il desiderio, e l’applicazione verso alcuni sport estremi. A volte, invece, succede proprio il contrario: questi sport riescono a dare un senso e un significato vitale all’individuo che li esercita. Per poter volare è necessario sperimentare e manipolare l’ansia, un ansia cognitiva, curiosità, interesse, motivazione, che è poi l'ansia positiva che ti permette di andare avanti. Il volo è la necessità di conoscere, sperimentare e superare l’ansia per conoscere la vita e poterla controllare. Gli sport estremi richiedono un’elevata consapevolezza di se stessi, dei propri limiti e delle proprie risorse. Quando si vola si è assorti nel "qui ed ora", è come una forma di meditazione, una strategia che diventa tale.

Negli allenamenti sportivi si fanno delle cose in più, rispetto ai propri limiti e alle proprie aspettative, proprio per poter arrivare all’obiettivo preposto durante la gara (se voglio fare 100 in gara, negli allenamenti mi impongo di arrivare a 130-150), e per poter fare questo é necessario mettere l’intelligenza al servizio del movimento. Un vero atleta-corridore non corre ma diventa e si sente " la corsa ", Mennea che si era inventato di trainarsi dietro di sé una slitta carica di sassi, che si faceva trainare da un amico in Lambretta per superare la soglia della sua velocità, conosceva bene cosa voleva dire mettere l'intelligenza a servizio del movimento.

La potenza sta nella convinzione, e questa può diventare anche una forma di lavaggio del cervello a cui essere indottrinati. Un grande insegnante non è colui che sa fare bene una cosa, o chi ha una competenza particolare ma chi sa raccontare ed esporre ciò che intende offrire. Un buon allenatore non deve solo avere una buona tecnica ma deve essere in grado di relazionarsi con l’atleta altrimenti non è un buon insegnante; chi è molto bravo fa salti logici così complessi che gli altri non riescono a seguirlo. La mente è complessa e insegnare è un’arte. Essere un allenatore è un’arte che si può apprendere, non è assolutamente detto che un buon allenatore debba essere stato un grande atleta.

La psicologia dello sport darà risultati se chi la applica ci crede, se riesce a coinvolgere gli altri e se costruisce un senso comune condiviso attorno ad essa. Non basta dire, bisogna credere se si vogliono portare avanti le cose, bisogna applicarle se si vuole ottenere dei risultati gli altri devono sognare con te. Io posso pensare a qualsiasi cosa in qualsiasi momento senza legami con il mondo esterno in quanto la penso, la elaboro e la vivo. E’ possibile ottimizzare l’apprendimento con la ripetizione mentale del gesto (visualizzazione), in questo modo non c’è, ad esempio, logorio dei muscoli, attraverso:

  1. L'uso dei sistemi rappresentazionali della mente, vista, udito, tatto, (ottimizzazione rendimento sensoriale).

     

  2. Costruendo una vera e propria simulazione mentale.

 

 

5 ALLENARE LA MENTE: CREDERE, CONTAGIARE, CONDIVIDERE, COSTRUIRE

 

 

E’ importante cominciare a pensare a come mi aspetto che le cose andranno, a cosa potrà succedere. Entrare nell’ottica, come abbiamo detto, che siamo psicologicamente canalizzati ed orientati dal modo in cui anticipiamo gli eventi. (L’uomo ricercatore G. A. Kelly).

Sono le aspettative che appesantiscono i gesti. Il successo dell’atleta è nella sua convinzione: anche quando perde è convinto di poter riuscire.

Se le persone credono in voi, non siete pazzi, siete un "movimento" di tendenza ed opinione.

Il modello non va imposto ma va costruito con chi ci circonda. Lo zaino, con ciò che mi serve, va preparato insieme alle persone che mi stanno vicino. Se voglio andare in montagna devo deciderlo prima di partire e di conseguenza preparare l’occorrente, non dimenticando che il tutto va portato sulle spalle. E non per tutti sono indispensabili le stesse cose!

Metafora del "cavolo":

 

"Si racconta la storia di un'isola in Qualche Luogo, in cui gli abitanti desideravano fortemente di andare altrove e fondare un mondo più sano e degno." Il problema, tuttavia, era che l'arte e la scienza del nuoto e della navigazione non erano mai state sviluppate - o forse erano state perdute già da molto tempo -. Per questo c'erano abitanti che semplicemente non si permettevano neanche di pensare ad alternative alla vita nell'isola, mentre altri facevano qualche tentativo di ricerca di soluzioni ai loro problemi, senza preoccuparsi di acquisire la conoscenza necessaria all'attraversamento delle acque. Di tanto in tanto alcuni isolani reinventavano l'arte del nuoto e della navigazione. E di tanto in tanto giungeva presso di essi qualche studioso. Allora si verificava un dialogo come quello che segue:

 

- Voglio imparare a nuotare.

 

- Che condizioni poni per ottenere ciò?

- Nessuna. Desidero solamente portare con me la mia tonnellata di cavolo.

 

- Quale cavolo?

- Il cibo di cui avrò bisogno dall'altra parte o dovunque andrò a stare.

 

- Ma ci sono altri cibi dall'altra parte.

- Non capisco cosa vuoi dire. Non sono sicuro. Devo portare il mio cavolo.

 

- Ma con tanto peso addosso, una tonnellata di cavolo, non potrai nuotare.

 

 

- Allora è inutile che impari a nuotare. Tu lo chiami un peso. lo lo chiamo il mio nutrimento essenziale.

-Supponiamo, come in un'allegoria, di non parlare di cavoli ma di idee acquisite o presunzioni o certezze?

-Mmm... Vado a portare i miei cavoli dove c'è qualcuno che comprenda le mie necessità."

 

(L'albero della conoscenza, Maturana e Varela).

 

Il cavolo è sempre cavolo ovunque lo acquisti, ma non è mai uguale a quello che porti da casa tua. Non sono tutti "cavoli" tuoi, non appartengono al tuo modo di pensare. Il tuo modo di pensare ti favorisce, da un lato, ma dall’altro ti preclude molte altre possibilità. Ogni libertà da un lato è una possibilità in più, dall'altro lato è una zavorra che ti limita. Siamo influenzati dai pensieri che ci appartengono ma per fortuna non tutti i pensieri appartengono a tutti: ogni medaglia ha sempre due facce, le qualità che ti appartengono costituiscono il tuo potenziale nel "qui ed ora", cambiando ambito e contesto storico ogni cosa che possiedi può arrivare a costituire il tuo limite.

Migliorare ciò che si possiede: ogni pensiero è puro nel suo modo di manifestarsi ma è impuro in contesti diversi.

Ogni modo personale di fare esperienza è un modo personale di conoscere. Il linguaggio descrive ciò che possediamo sia in termini di possibilità sia in termini di limiti. Se ne siamo consapevoli riusciamo a correggerli, altrimenti no.

All’atleta bisogna dare suggerimenti perché si renda conto di tutte le parti che compongono il suo corpo. L'identità si struttura con un rito che possiede o che costruisce dentro di Sé, costruirsi un identità é parte essenziale dell’esperienza d'essere uomo. Le sensazioni che proviamo non sono le uniche possibili ma sono quelle che riteniamo al momento le più valide. Se io abbino al volo il vuoto, ho paura e mi vengono le vertigini, ma se io volo realmente non succede. Il momento del decollo è definito pericoloso dal giornalista mentre il professionista lo considera delicato. I termini del giornalista sono legati alla paura mentre quelli del professionista sono legati al successo. Con gli atleti è necessario fare molta attenzione all’uso dei termini, questi devono sempre essere idonei alla prestazione da eseguire. L’atleta viene visionato sul linguaggio e i suoi termini sono orientati al successo.

Più sei geloso del tuo spazio mentale, meno sei influenzabile dall’esterno, più mantieni il tuo focus attentivo adeguato, più sei orientato a vincere.

Si vince e si perde più per sentito dire, subendo le aspettative interne ed esterne. La tua attenzione è posta a ciò che ti interessa e che per te conta. Così vi è un dispendio minimo di energie e un massimo risultato ottenibile. Per esempio: in una squadra c’è una persona che serve a tirare tutte le altre. La consapevolezza incide sul rendimento. Le conoscenze obbligano e l’intelligenza non è solo una manifestazione scolastica ma può avvenire anche attraverso il movimento. Sapere per fare.

E’ necessario chiedere all’atleta: "cosa pensi di te stesso?", se pensa di non essere in grado e di non riuscire a vincere è fondamentale lavorare per cambiare i suoi presupposti. Per ottenere il risultato deve possedere il permesso di vincere. E il permesso va costruito e contrattato con l'atleta.

Cosa siamo qui per fare, perché siamo qui e per fare che cosa. Non bisogna avere paura di chiedere e domandare chiarimenti, la mappa che è utile che mi faccia può essere composta utilizzando le 6 domande base: CHI, COSA, COME, DOVE, QUANDO, PERCHÉ.

Sono le domande che aiutano a definire l’obiettivo ben formato. Il setting, ad esempio, è da definire e configurare nei dettagli; ad esempio per l’atleta può essere utile sapere quanti passi fa in 400 mt (è più facile migliorare il tempo di ogni passo che quello totale).

Come si fa un certo sport? Mai nulla deve essere dato per scontato, comprendere l'altro non vuol dire aver capito, vuol dire vivere l'esperienza che l'altro ha vissuto. Si procede lentamente per potere costruire un percorso mentale con la persona che fa quella certa cosa. Spesso sono gelosi di quello che per loro li fa vincere e non ce lo dicono se non abbiamo instaurato con loro una buona relazione.

Certe domande favoriscono la descrizione da parte del soggetto. Quando non è possibile chiedere all’atleta una descrizione troppo complessa a livello linguistico si possono usare delle metafore per permettergli di manifestare ciò che prova, vive, pensa (ad esempio si può domandare: "Raccontami la tua esperienza di sport come se tu fossi un animale!"). Il metamodello linguistico aiuta con la sua struttura ad ottenere una descrizione precisa.

L'invio ad un colloquio da parte di uno sportivo può essere di differente natura: alle volte viene inviato dall’allenatore, dal tecnico o dal dirigente perché questi ritiene che abbia un problema, un blocco, una difficoltà, spesso tradotta dal luogo comune: "Va molto bene in allenamento, poi in gara non rende per quel che vale!"; altre volte, più raramente, è l'atleta stesso che desidera migliorare. In entrambi i casi ci deve essere una forte partecipazione da parte dell’atleta.

Nell’ingaggio iniziale è importante che si costruisca un legame ed una sorta di contratto, in cui si definiscono le reciproche aspettative e responsabilità. E’ importante non fermarsi alla descrizione del problema, ma andare a delineare una possibile soluzione, e dunque collegare i due aspetti in un secondo momento.

Bisogna sognare insieme, se non si crea illusione e suggestione non si può vincere. Visionare = osare. Anche il medico, quando ti prescrive una medicina, utilizza le risorse e le sostanze che già sono dentro di te (dall’effetto placebo, all’interazione delle diverse sostanze). La predisposizione interiore è alla base di tutto. Sognare è utile e opportuno: il problema è portare il sogno alla realtà. Il canale visivo è immediato, più comparabile e più elaborabile. Prima di apprendere gli strumenti, i sogni vanno vissuti: il rilassamento non va solo sognato, va anche praticato!

Sognare e costruire gli strumenti per arrivare al risultato è fondamentale, in ogni caso alla base di tutto c’è la costruzione della relazione con l’atleta. Sognare insieme è importante perché la realtà si costruisce solo assieme. L’obiettivo da raggiungere è la "mission" che ognuno possiede. Se sogni di raggiungerla l’hai già raggiunta dentro di te e devi impegnarti per raggiungerla anche fuori di te: alla visione si aggiunge quindi la missione, cioè l’impegno costante e frequente, il lavorare per raggiungere l’obiettivo, il crederci comunque. Il visionario ha già vinto perché ha l’idea della vittoria e ci crede prima di averla raggiunta.

 

 

6 TRE ELEMENTI SU CUI SI BASA IL CONCETTO DI IDENTITA’

 

I° CONCETTO: CONSAPEVOLEZZA FISICA E PSICOLOGICA.

 

La capacità di rendermi conto del mio stato psico-fisico.

 

 

II° CONCETTO: LA COSTANZA CHE MI RENDE COERENTE

 

Sono diversi per ogni individuo: posso avere tanta consapevolezza ma poca costanza o viceversa, un buon atleta ha di solito un buon equilibrio tra i due elementi.

 

 

III° CONCETTO: SENSO E SIGNIFICATO

 

È la parte evoluta dell'uomo che emerge. Per fare bene uno sport non basta vincere ma serve dare un senso profondo a ciò che si fa, e questo serve per accresce la motivazione. Dare un senso a ciò che si fa, creare un fine fa la differenza tra un semplice atleta e un campione. Se un campione riesce ad esempio a superare grosse difficoltà fisiche è perché ha saputo dare un senso al suo impegno.

 

Per ciò che riguarda il sogno è utile porsi la seguente domanda: "Fino a che punto è legittimo sognare, e da punto il sognare ci fa rischiare di subire frustrazioni?"

 

 

6. 1 LA RUOTA DELL’ESPERIENZA

 

 

Se giri unicamente sul piano della tua esperienza personale tendi a ripetere le stesse cose.

Dimensione di sfida; auto percezione; le tue possibilità, ciò che sei in grado di fare, come ti percepisci. "Ho i mezzi per farlo" conta l’idea che tu hai di te stesso.

Dimensione del compito: se non pensi di fare più di ciò che sei in grado di fare non riuscirai mai a raggiungere il tuo limite, che é influenzato dall’idea che tu hai di te stesso. E’ importante insegnare le cose per piccoli passi in modo che tutti capiscano e gioiscano e siano gratificati dal lavoro svolto, è utile ridurre la distanza tra i passi il più possibile.

 

 

 

ATTIVAZIONE

Cos’è che ti attiva? L’elemento motivante. Il compito su cui si svolge l’allenamento è proporzionale alle capacità. E’ la motivazione, è qualche cosa che ti sogna, tu fai parte di quel sogno.

 

ESPERIENZA OTTIMALE

Alta capacità (molto bravo)

Alta sfida (almeno quanto la tua capacità)

L’allenatore deve saper vedere le risorse e i limiti. Il confine tra le due è fluttuante e dipende da come le percepisco. La realtà deve essere condivisa. Consapevolezza e coerenza e senso sono gli elementi dell’identità

 

CONTROLLO

Basso impegno

Bassa sfida

Alta capacità

Se tutto è sotto controllo puoi raggiungere il massimo risultato. Per esempio, è molto importante imparare a cadere e non farsi male. Immaginare come si cade, nel modo giusto e corretto, è fondamentale

 

RILASSAMENTO

Alta capacità

Basso impegno

Il problema è sentirsi padrone della situazione e abbassare il livello di attenzione quando non si è ancora in grado di poterlo fare. E’ il rischio dei dilettanti. Prevenzione infortuni nelle palestre: ad esempio rispetto alle palestre dove si impara a fare alpinismo e non si tengono conto le variabili del contesto reale che in palestra non ci sono (sbalzi di temperatura, terreno viscido…): si esce convinti di saper affrontare la montagna e non è vero.

 

NOIA

Media capacità

Bassa sfida

Il compito è percepito facile. In termini didattici si parla di calo di motivazione. Spesso succede in sport ripetitivi ed è compito dell’allenatore strutturare un setting interessante.

La vision deve essere seguita dalla mission: da visionario a missionario

Se un uomo ha fatto questa cosa, io sono un uomo è posso farla anche io (vision): devo metterci l’impegno e la passione, però.

 

APATIA

Bassa capacità

Bassa sfida

Vi è mancanza di stimoli

 

PREOCCUPAZIONE

Bassa capacità

Media difficoltà

Spronare l’atleta a misurarsi è importante ma è necessario fare attenzione a non dare una difficoltà troppo alta riferita alla competenza, altrimenti nasce la preoccupazione, che a piccole dosi può diventare paura. Lo psicologo sportivo è un allenatore virtuale. Il compito deve essere dosato.

 

ANSIA

Ostacolo troppo impegnativo

Comportamento inadeguato alla sfida

Rilassamento precoce (soprattutto nelle squadre con elementi molto diversi)

Dal rilassamento alla preoccupazione a volte il passaggio è diretto e la ruota si "chiude".

 

Nella ruota dell’esperienza ATTIVAZIONE ® ESPERIENZA OTTIMALE ® CONTROLLO L’attivazione è data dall’elemento motivante e dalla proporzione del compito rispetto alla capacità.

 

 

MISSION ® ripetere, essere coerenti, impegnarsi

VISION ® elemento motivante, il sogno che si alimenta delle sensazioni che vivo sognando

Ogni atleta è organizzato di base secondo lo sport che pratica ma poi ogni individuo è in grado di personalizzarlo.

 

 

6.2 L’organizzazione dell’identità

 

 

E' costituita da tre sfere il cui equilibrio è fondamentale per potersi strutturare in maniera equilibrata:

 

1 &emdash; elementi intorno al SENSO &emdash; strutturati in base alle idee, ai pensieri, ai messaggi che mi ripeto IL SIGNIFICATO che attribuisco alla mia vita

 

2 &emdash; elementi intorno alle sensazioni, alla CONSAPEVOLEZZA &emdash; ciò che penso, ciò che vivo e che percepisco; come vivo il corpo e le idee LA PRESENZA

 

3 &emdash; elementi intorno alla costanza, equilibrio, COERENZA al mio interno CONGRUENZA verso l'esterno

 

PENSIERI ® equilibrio ¬ SENSAZIONI

¯ ¯

&endash; IMPEGNO &endash;

 

Io posso vedere ma non guardare, per guardare devo conoscere.

 

Ogni atleta ha un’identità di coerenza (equilibrio), di consapevolezza (sensazione) e di significato. E’ la dimensione dell’essere, l’identità come esistenza. Cosa diversa è il "fare" che porto avanti: attraverso le relazioni che inizio con altri soggetti, attraverso i contenuti, attraverso i contesti diversi. L’identità esiste attraverso la relazione che va costruita in un contesto-ambiente coerente, che va studiato. I contenuti sono la tecnica degli esercizi, l’esperienza pratica che porta l’atleta.

 

IDENTITA’ ® FARE

 

ESSERE

Il colloquio è da strutturare facendo specificare in modo positivo i sensi e i significati della vita della persona, non dando per scontato nulla. Il contesto guida ciò che manifestiamo ma se non lo conosciamo dobbiamo farcelo spiegare.

Indice di comparazione = sono il più forte. L’atleta che pensa e crede a ciò non si fa influenzare dalle voci che girano. No distrazioni, no influenze.

 

 

II LA PROGRAMMAZIONE NEURO LINGUISTICA.

 

1 Le origini.

 

 

Negli anni ‘70 in America viene promossa una ricerca su alcuni personaggi che risultano essere eccellenti comunicatori con l'intento di strutturare un modello di riferimento sulla comunicazione.

Vengono filmati per molte ore alcuni psicoterapeuti e ne esce una capillare descrizione di come comunicano e si relazionano con i loro pazienti. Il minimo comune denominatore risulta essere la capacità di trovare la massa critica della persona cioè il punto giusto su cui far leva per ottenere un cambiamento. Cosa significa ciò?

Nella persona ci sono delle risorse (massa critica) che sono spesso identità-dipendenti, cioè legate a parti dell'identità, e che messe insieme possono creare, o almeno favorire il cambiamento. Ognuno di noi con persone diverse mette in gioco diverse identità possibili, ogni contesto richiede identità diverse, io mi atteggio e mi muovo a seconda delle persone con cui sono. Per raggiungere la massa critica (il potenziale di cambiamento) devo trovare più parti di me stesso che concorrano al cambiamento.

 

La sensibilità ad accorgerci dell'"altro" è una costruzione mentale che facciamo in base alle nostre esperienze. Ed ecco che io mi devo allenare per esercitare la sensibilità che mi permette di cogliere le particolarità, le manifestazioni dell’altro: cogliere e raccogliere i segnali che ci permettono di capire chi si ha di fronte. Prima che avvenga il cambiamento emergono segnali che anticipano ciò che avverrà e raccogliere questi segnali è fondamentale per il cambiamento stesso.

 

BANDLER E GRINDER sono gli inventori di ciò, sono gli inventori del modello della programmazione neuro linguistica, detta PNL o NLP(sigla inglese). Per fare questo hanno studiato il comportamento di tre grandi personaggi

 

Satir (studiosa dei sistemi, la famiglia)

M. Erikson (ipnosi strutturata con l’uso del linguaggio)

Pearls (gestalt therapy)

 

2 Alcuni assiomi della PNL

 

 

 

Se qualcuno sulla terra è in grado di fare qualcosa anch’io posso farlo, mi devo solo allenare.

  1. Capisci il modello: lo sogni, te lo raffiguri
  2. Lo modelli: ti mettiti nei panni di chi vi riesce e fingi di essere in grado di farlo

 

Se pratichi la stessa strada di una persona che ha raggiunto determinati risultati, é facile che raggiungi gli stessi risultati.

Gli sperimentatori Bandler e Grinder hanno modellato per 5 anni una persona su M. Erikson ed egli é arrivato ad essere così simile a lui da riprodurre persino la sua paresi.

Devi modellare e modellarti su chi vuoi emulare e se vuoi modellarti perfettamente devi accettare anche le cose negative, ogni "perfezione" porta con se i propri limiti.

Il meccanismo di apprendimento per imitazione e per emulazione è in parte conscio ed in parte inconscio, in ogni caso é un processo di costruzione. Qualunque forma, anche geniale, di comportamento porta con sé grossi limiti, c'é un risvolto della medaglia per ogni possibilità intrapresa.

 

Ci vuole sempre una mentalità orientata allo scopo, nello sport quello che non ottieni in 2/3 anni non lo ottieni più e sei fuori dal giro, ma se recuperi in tempo la "testa", le risorse mentali, allora ce la puoi fare.

 

 

Le persone hanno delle risorse devono solo sperimentarle ed attrezzarsi per poterle sfruttare.

 

Le persone percepiscono la realtà attraverso i loro organi sensoriali e lo fanno utilizzando prevalentemente un canale sensoriale piuttosto che un altro.

Ci sono degli studi che hanno permesso di vedere e capire quale canale sta usando un soggetto attraverso la lettura di segnali esterni emessi dalla persona in modo del tutto involontario.

 

 

 

I tre tipi di esperienze sensoriali.

 

 

 

V

 

visive

 

ciò che vedo

 

A

 

auditive

 

ciò che odo

 

K

 

cenestesiche :

 

ciò che sento: pelle esterna ed interna

 

 

 

 

Modalità non verbali e paraverbali

 

 

 

 

esperienza

 

accesso

 

sguardo

 

respiro

 

tono e parlata

 

V

 

Immagini ricordate sx

Immagini inventate dx (n°1)

 

Verso l’alto sx

Verso l'alto dx

 

Veloce e breve

 

Acuto, veloce

 

A

 

Parole, voce interna, suoni, musiche

 

Frontale, Laterale (livello orecchie) Basso a sx (dialogo interno) (n°2)

 

Pieno e lento

 

Modulata, sottolineatura analogica

 

K

 

Sensazioni interne ed esterne

 

Verso il basso, guardarsi dentro

 

Pieno e profondo

 

Bassa di pancia

 

 

 

(n°1) se ci accorgiamo che il soggetto sta andando su in alto con lo sguardo e gli chiediamo cosa sta immaginando lo aiutiamo

 

 

 

(n°2) non si può parlare senza costruire un dialogo con qualcuno, alle volte la voce interna è di qualcun altro o inventata per potersi parlare. Il rischio delle persone auditive è che si dicano cose negative o limitanti, tipo: "non ce la faccio, non sono in grado, non me lo merito, non posso…ecc.", si devono eliminare le voci e gli atteggiamenti negativi, per lasciar il posto ad atteggiamenti positivi.

 

 

Parlare significa assecondare un modo di pensare, seguire il flusso dei propri pensieri.

 

Le sensazioni sono più difficili da controllare perché uno se le sente addosso.

 

Il mondo delle sensazioni ci interessa perché conoscere la sensibilità dell’altro è fondamentale per costruire la relazione con l'altro.

 

Un depresso guarda in basso, verso il suo interno, solitamente chiuso in sé stesso.

 

Un uditivo ha la voce più modulata e si accorge della sua voce modulandola ulteriormente e cambiandola in base ai diversi significati.

Pensiamo alle fobie: il lavoro da fare e sulla sensibilizzazione che la persona si é costruita, per de-strutturare i legami forti che si sono creati, soprattutto attorno alle esperienze negative; il mio modo di pensare sta dietro il mio modo di essere, di sentire. Le persone parlano di loro, il problema per capirle è di chi le sta ad ascoltare ed osservare.

 

Nella comunicazione possiamo tenere tre posizioni differenti:

  1.  
  2. io sono me stesso (stare nei propri panni)

     

  3. io sono l'altro (mettersi nei panni dell’altro)

     

  4. io mi metto esterno (meta-posizione, meta-comunicazione, osservatore)

 

 

Esercizio.

 

 

Struttura: Gruppi di tre persone, tre elementi (V, A, K, ) di tre fasi ciascuno: a turno ogni persona fa il pensatore, e due fanno gli osservatori

 

Scopo: cogliere i pensieri di chi pensa attraverso la sua espressività.

 

 

A turno ognuno, senza parlare, dovrà pensare a tre diverse cose, sempre le stesse tre, che devono essere tre episodi della vita, uno positivo, uno neutro quotidiano ed uno positivo. I due osservatori dovranno percepire e cercare di identificare la connotazione degli eventi in base agli elementi visibili, udibili e percettibili.

Al primo giro il pensatore dovrà prima dire quale delle tre esperienze sta per pensare, poi farà un altro giro senza dirlo, dando solo indicazioni riguardo l'inizio e la fine.

 

Poiché l’esercizio è strutturato sui tre canali quando si lavora su uno si devono sospendere gli altri due, ed ecco che:

 

 

 

 

 

esperienza

 

Canali sensoriali usati

 

comandi

 

 

V

 

A

 

K

 

 

Visiva

 

Si (n°3)

 

no

 

no

 

via e stop

 

Auditiva

 

no

 

Si (n°4)

 

no

 

via e stop

 

Cinestesica

 

no

 

no

 

Si (n°5)

 

via e stop

 

 

 

 

(n°3) il pensatore non parla può avere occhi aperti o meno, non ci si deve toccare

 

 

(n°4) Il pensatore dovrà contare da 1a 15 mentre pensa i tre pensieri, i percettori hanno occhi chiusi e non ci si tocca

 

 

 

(n°5) palmo a palmo, il pensatore ha le mani rivolte verso il basso, lieve contatto, tutti con gli occhi chiusi, nessuno perla se non per dire via, prima dello stop si tolgono le mani

 

 

 

Il canale visivo è il più facile da cogliere, perche si é più abituati ad usarlo.

Sono esercitazioni sui canali sensoriali e servono per capire l’altro ed entrare in empatia con lui/lei: se non so come presentare un argomento uso tutti e tre i canali, da visivo ad uditivo fino a cenestesico la complessità va in crescendo.

 

Le persone sono in grado di gestire contemporaneamente fino a 7 + 2 sensazioni, poi vanno in trance ipnotica, dissociati dal loro livello di attenzione quotidiano.

 

Gli sciatori spesso lavorano sul canale uditivo, sulla scansione musicale, il ritmo con cui affrontare le porte.

Così giocatori di alto livello nel tennis seguono la pallina, durante la fase del servizio (la battuta iniziale disponibile a turno per entrambi i giocatori), cogliendone la direzione a livello uditivo, data l'eccessiva velocità della pallina.

 

 

 

3 Organizzazione dl setting.

 

 

 

La psicologia lavora a vari livelli. Uno di questi è quello dell’area della persona, che non riguarda necessariamente la psicologia del profondo (sempre che si possa affermare l'esistenza di un profondo), ma si occupa delle modalità con cui le persone organizzano la loro vita quotidiana, ossia quell’ordine di cose che sviluppiamo per soddisfare i principi che ci guidano nel nostro quotidiano. Ognuno di noi segue dei principi "guida", delle credenze, sui quali basa il proprio agito. Le persone hanno degli obiettivi da raggiungere nel corso della loro giornata, impegni, coerenze, responsabilità, se questi riferimenti interni non concordano con la realtà che li circonda, con le volontà di altri, possono nascere dei conflitti, e se il blocco che scaturisce è dato da un ostacolo vissuto al proprio interno il conflitto si genera all'interno dell'individuo stesso.

Le persone sono composte da parti diverse, che si dedicano ad aspetti diversi della loro vita; in base ai diversi ruoli e contesti in cui si trovano a vivere e ad agire: come studenti, figli, professionisti. Non sempre queste parti sono in comunicazione tra loro, interagiscono e desiderano le stesse cose, nel momento che queste parti puntano in direzioni differenti ogni cosa si rallenta e in tal modo vengono e perdersi le sinergie.

Se il conflitto nasce nell’atleta succede una cosa molto particolare: la parte non disposta all'impegno e allo sforzo o si mette in disparte o fa lo "sgambetto", si oppone al raggiungimento del successo attraverso somatizzazioni, dimenticanze, errori...Una parte del corpo dell'atleta è in contrasto con altre...per esempio i muscoli agonisti si trovano ad essere frenati da quelli antagonisti (la gamba balza in avanti ma perde potenza e agilità durante il recupero, ritorno dell'arto) e ciò avviene in modo inconsapevole. E' una rigidità di movimento data da parti che si trovano in conflitto. Si crea freno ed inibizione al gesto, mancanza di fluidità, proprio perché manca sinergia. Questo non capita solo agli atleti, le somatizzazioni sono spesso messaggi del Sistema Nervoso Centrale (SNC) che si manifestano attraverso il corpo. Ad esempio mangio con rabbia e non digerisco, lo stress colpisce una persona che si sente posta di fronte ad una serie di stimoli vissuti come più pericolosi di quello che sono in realtà, per cui si prepara attraverso comportamenti esagerati, ed una attivazione sovradimensionata, non opportuna, che produce una serie di disturbi.

Ad ogni pensiero corrisponde una reazione/manifestazione fisica e noi non possiamo non pensare. Ogni cosa che pensiamo ha una proiezione, più o meno evidente, sul nostro corpo. Le reazioni sensoriali diventano emotive quando le ho elaborate e connotate di significato creando associazioni, dalle sensazioni arrivo ad avere emozioni solo quando le sensazioni vengono ad ancorarsi, attraverso i pensieri, alla mia identità (le sensazioni connotate emotivamente diventano idee connesse in un sistema di "coscienza", sistema di significati coerenti di cui ho consapevolezza).

Introduciamo ora il concetto di legame (ancora): le idee in noi sono sempre collegate e spesso vengono spiegate anche se sono ripetute poche volte. Per un comportamento ad un individuo bastano poche ripetizioni, poi si costituisce una regola. Negli animali ciò non accade così velocemente, il vantaggio per l’uomo è:

Lo svantaggio è che l'uomo si arrocca dietro archetipi che sono poi duri da abbattere.

Un'idea di come siamo fatti psicologicamente è che la persona è fatta di diverse parti, diversi ruoli e diversi interessi che ci portano in molte direzioni. Quando si lavora sull’area della persona non si deve ficcare troppo il naso, si deve rimanere ad un livello più funzionale per organizzargli la giornata, e le risorse.

In una persona l'identità si forma come un puzzle, dove ogni pezzo ha un valore, un significato, ereditato da esperienze passate che hanno lasciato un segno, frutto di auto-convincimento o etero-convincimento , proprio per questa diversità presente integrare i diversi pezzi è difficile. Ogni persona arriva da proprie esperienze, diverse e composte di momenti di crescita come di evoluzione personale, di cambiamento. Le parti devono convivere supportandosi a vicenda, se ci sono troppe tempeste interiori ciò non è possibile.

Le diverse forze che agiscono si "fanno del male" reciprocamente, creando difficoltà a decidere, orientarsi, vivere, non riescono a legarsi creando una funzione vettoriale, tirano un po’ da un lato e un po’ dall’altro.

 

 

 

 

Un atleta ha difficoltà a decidere. Spesso a questi problemi si interessano i medici e il modello medico è settoriale e specifico, non guarda alla globalità della persona, non ragiona sulla collaborazione tra parti, per cui ogni intervento porta ad un ulteriore peggioramento. Aiutare ad organizzare la vita ad un atleta non fa male; ci vogliono poche regole e chiare; si possono evocare le cose attraverso il dialogo con il quale definisco pensieri e ambiti di intervento e sviluppo. Nella testa ci sono solo le cose che rievoco, il resto è un tutto indefinito, per cui fino a che non parlo di me non esisto. Aiutare ad organizzare la vita serve a rendere presente il modo di ragionare, anche perché parlando con l’altro io mi disvelo. Tutto ciò che abbiamo dentro esiste nel momento in cui lo faccio emergere. Il nostro primo obiettivo è quello di formulare un obiettivo condiviso con l'atleta. Devo riuscire a fare integrare le esperienze sportive con quelle della sua vita quotidiana. Usare termini semplici e diretti per poi valutare e pesare energie ed impegni. La persona non ha nulla fino a che non ha fissato percorsi neurali (pensieri) su certi aspetti della vita. Se non esiste è perché non ne ho ancora parlato. Nasciamo con sensazioni vaghe non racchiuse e contenute nell’esperienza linguistica, è il linguaggio che mi fa decidere e divenire. La complessità neurologica è risolvibile psicologicamente se si creano legami tra i pensieri.

Educare significa legare e collegare certe idee nel fluire continuo dei pensieri.

 

 

I tre modi di apprendere:

 

  • Emulazione: copiare, si fanno le cose senza sapere il perché, e si arriva a provare sensazioni simili, il bambino, che possiede unicamente il pensiero concreto, copia smorfie copia anche emozioni.

    Esperienze: vivere, attraverso le esperienze che subiamo, che vivo, a volte riesco a cambiare, altre no.

    Meditazione: pensare, durante la vita adulta, attraverso il pensiero astratto, é possibile farlo solo se si possiede un certo linguaggio, un costrutto interno.

     

  • Ogni atleta ha le tre esperienze a disposizione, si immedesima con l'allenatore e vive determinate esperienze durante l'allenamento ma può aumentare la percezione di queste attraverso la meditazione del pensiero, aumenta in tal modo le sue potenzialità; se non medito sui fatti della mia vita rischio di non avere ben chiaro cosa faccio, e come lo faccio, come voglio vivere ed andare aventi. Posso parlare ma posso anche scrivere per avere una esperienza molto interiore, un dialogo interno, esperienza che non è sostitutiva, ma comparativa se messa al confronto con l'esperienza presente al di fuori di me.

     

    Lo psicologo dello sport è una figura che aiuta le persone ad organizzarsi e ad organizzare la propria vita. E' un consulente che aiuta ad organizzarsi. Lo psicologo è una figura ancora poco chiara per l'immaginario collettivo, dal medico è più facile andare, il medico inocula parti estranee ma anche lo psicologo "inocula" nella mente. Per esempio è opportuno organizzare all'atleta le cose che ha già presenti nella sua mente facendo attenzione a non aggiungerne altre: solo organizzare le esistenti, per non complicare il sistema di riferimento. La persona deve esprimere quello che ha (e magari non sa di avere) ed è necessario porre attenzione al fatto che anche se non si vuole si influenza l'altra persona: la comunicazione è di principio manipolativa dal momento che perturba ci orienta.

    Tutti col dialogo hanno la possibilità di introdurre idee e concetti, anche gli allenatori; non esiste modo di essere neutrali, per cui tanto vale dichiarare la parte che si tiene. Il cervello lavora per stabilizzare, e la stabilizzazione è il mio modello interno di riferimento, è personale e culturale al contempo.

    Si rende indispensabile quindi condividere l'obiettivo: dalla qualità dell'allenamento alla sua idea stabilizzata di vittoria, che arriva a cambiare la fisiologia del corpo. La sinergia interna, tra le parti di un individuo, porta alla perfezione. In questo modello l’oggetto stabile è quello dentro di me, se il sogno non è stabilizzato in non concludo nulla.

    Un esempio di non stabilità dell’oggetto interno si ha col riso, si ride quando c’è l’inatteso, l’inaspettato.

    Anche il tempo non esiste di per se, è un’esperienza dentro di noi. Si interpreta sempre, è dal modo che io guardo e vivo un oggetto che questi cambia, non siamo replicatori.

    Le persone sono organismi particolari, che possiamo definire di terz’ordine, considerando il pensiero di Heinz von Foerster, noi computiamo gli elementi stessi della nostra computazione.

     

    Noi siamo quel pensiero che produce quell'idea che produce quel pensiero che ci produce.

    L'atleta interpreta diversamente le risorse e le difficoltà che incontra sul cammino (il grande campione sfrutta, a suo vantaggio, ciò che per gli altri costituisce un limite). Si vede solo ciò che si conosce, e di conseguenza a questo la conoscenza ci obbliga.

    Interessante è ad esempio il fatto che si muore più per sentito dire, che per cause oggettive, dal momento che l'oggettività è dichiarata di principio e non possiede una legittimazione trans-umana, oggi ad esempio si fa strada anche nel contesto della medicina ufficiale, l’idea dell'origine psicosomatica del cancro, in almeno un 30-40% di casi. La medicina stabilizza irreversibilmente un processo, le medicine trasformano l'organismo, e da ciò risulta difficile, alle volte impossibile, intervenire con altre metodiche, ogni percorso di "guarigione" promuove delle potenzialità, all'interno di un individuo, limitandone o proibendone altre. Ad esempio certi guru della medicina alternativa, salvano dal cancro agendo su un cambiamento totale della persona, solo così si possono ottenere dei risultati, facendo si che la persona cambi il proprio modo di stare al mondo, ma se l'individuo ha già intrapreso il percorso di medicina ufficiale non intervengono, non ci provano.

     

    Il seguente schema riassuntivo non ha la pretesa di costituire materiale della dispensa, è unicamente un riferimento linguistico che riprende i temi del costruttivismo radicale e definisce il contesto di riferimento per l'individuo.

     

    Ogni sistema (uomo) è necessitato, in merito della sua organizzazione interna (chiusura operazionale, autopoiesi), ad elaborare (computare) il prodotto delle proprie aspettative, il suo modo di anticipare gli eventi (auto-profezie), rimanendo legato (ancorato) al suo sistema di riferimento interiore (credenze, valori, missione); è inoltre impossibilitato a prescindere dalla conoscenza posseduta (la conoscenza obbliga), legata come si trova alla propria auto-organizzazione interna, e non ha la possibilità di ricevere dall'esterno informazioni intese nel modo classico input-output (interazione istruttiva impossibile), può unicamente riorganizzare le proprie conoscenze interiori (auto-organizzazione costruttiva).

    Il contesto di riferimento percettivo di una persona è la realtà condivisa con gli altri (realtà=comunità) da un lato, e la propria percezione dall'altro, costantemente riformulata in funzione dell'esperienza e dell'organizzazione cognitiva.

     

     

     

    III L'ALLENAMENTO MENTALE DELL'ATLETA

     

     

    L'atleta è un uomo normale a cui sono da aggiungere particolari necessità e volontà dovute alla sua vita sportiva. Si deve migliorare ed approfondire la propria sensibilità.

    Ognuno di fronte ad un atleta dovrà trovare le sue modalità di lavoro, queste possono essere le tracce di partenza.

     

     

     

     

    1 GIOCO DELLE PARTI

     

    Quando c’è una persona c’è un’identità, per cui un sistema costituito come da parti di un puzzle; noi tendiamo a costruire insieme ad un altro una realtà condivisa. L’idea di costruzione è un punto forte, per relazionarsi si deve condividere una realtà e la condivisione avviene tramite l'uso del linguaggio, attraverso la sensibilità e l'uso dei 5 sensi, con il setting.

    Il linguaggio è un elemento importante con il quale si costruisce la realtà e senza questo elemento non ci può essere condivisione in quanto mancherebbe la comprensione, poiché non ci si troverebbe nello stesso stato mentale. Noi siamo nella dimensione partecipativa, nella realtà comparativa io e l’altro: "con" fare le cose insieme.

    Le tre posizioni possibili attraverso le quali costruire collaborazione sono:

    Fare qualcosa ed imporlo all'altro, posizione "SU"

    Fare qualcosa ed offrirlo all'altro in cambio di, posizione "PER"

    Fare qualcosa assieme all'altro collaborazione, posizione "CON"

    L’atleta ha già una sua realtà ed io devo supportarlo tutte le volte che mi trovo a condividere devo entrare in uno stato mentale in cui l’altro fa parte della mia realtà

     

    STATO MENTALE = PENSIRI + SENSAZIONI

     

  • linguaggio percezioni

     

  •  


    STATO MENTALE
    = REALTÀ

     

     

    Gli stati mentali possono essere diversi ma tutto è costruito su un circuito del quale Io sono almeno uno dei due elementi. Io devo vivere quel momento li come l’unico possibile. Se ho uno stato mentale creo un elemento di conoscenza, l'Ipnosi crea uno stato mentale condiviso tra due soggetti che è costruito ex-novo da uno di essi. La dipendenza è una condizione sine qua non per accettare l’altro. E' fondamentale creare empatia, feeling, spazio in cui entrambi i soggetti sono sensibili e condividono uno stato mentale.

     

     

    Cultura

    Pensieri

    Sensazioni

    Sogg. A Sogg. B

    Pensieri Pensieri

    Sensazioni Sensazioni

     

    I due soggetti hanno due realtà diverse e non condivise se non la parte dovuta al retaggio culturale (costruttura, senso percettivo di riferimento). La dimensione personale della comunicazione con l'altro è diversa. Se i due soggetti si incontrano c'è integrazione delle sensazioni e delle percezioni di entrambi e si crea un terreno comune che permette ai due soggetti di comprendersi.

     

     

     

    E' necessario allontanarsi dalle realtà personali per concentrarsi e creare qualche cosa di nuovo. Lo spazio condiviso è la novità ed è direttamente proporzionale a quanto io condivido o no, ciò che mi accomuna nella relazione con l'altro. Con l'ipnosi lo spazio condiviso può essere quasi totale e maggiormente coinvolgente. Si impara più velocemente se si ha fiducia dell'altro se c'è un buon feeling con il maestro.

     

     

    2 Come fare per intensificare una buona relazione?

     

     

    Il gioco delle parti è un elemento nuovo da introdurre per avvicinarsi al mondo dell'altro; creo lo spazio nuovo con elementi che mi interessano e che servono di più.

     

     

     

     

     

     

    A

     

     

     

     

    PREDISPOSIZIONE AL SI

     

    Definire positivamente la relazione con l'altro. Si deve cominciare dalle cose più ovvie (che sicuramente appartengono allo spazio condiviso) e poi si aggiungono elementi che fanno dire "SI". Pensieri positivi di avvicinamento, accettazione.

     

     

    B

     

     

    PREDISPOSIZIONE AL BENESSERE, ALLO STAR BENE

     

    Sulle sensazioni, invece è opportuno lavorare in modo che le sensazioni si orientino allo stato di tranquillità, di benessere.

     

     

    C

     

     

    LINGUAGGIO

     

    Ora inizio a prepararmi il terreno al linguaggio cominciando ad orientarmi verso lo specifico. offrendo contenuti che voglio analizzare.

     

    D

     

    soluzione

     

    Creare un contesto solutivo

     

    E

     

     

     

     

    CONTRATTO

     

    L'analisi dell'invio, delle aspettative, la definizione degli obiettivi, le illusioni, la costruzione del setting, dei confini, la definizione dei contenuti e dei contesti, la conoscenza. Inizio a sviluppare una identità condivisa che si avvia verso una soluzione.

     

      

    Nella fase della costruzione del contratto è necessario esprimere e chiarire tutti gli elementi: ciò che non è utile è da smontare in funzione di un contesto condiviso che comprende A-B-C e che sia un contesto il meno problematico possibile e possa predisporre alla SOLUZIONE. Ma perchè ciò avvenga devo esserne convinto io. Il mio stato mentale si deve basare sulla convinzione che ciò che faccio serve e raggiunge lo scopo.

     

    Il tutto è basato sulla completa sospensione di giudizio.

    Gestire le diverse parti significa mappare la realtà circostante del soggetto cioè come interagiscono, come collaborano, come si scartano le diverse parti.

    Gli atleti sono degli adolescenti, per cui si può lavorare sulla crescita e sull’orientamento futuro.

    Si fanno domande per sapere e per conoscere, i curiosi sono avvantaggiati.

     

    Lavorare con le parti è definire gli obiettivi per le diverse parti. Si organizza per sondare intenzioni e volontà, si capisce cosa amano trattare, si mappa la realtà circostanziale al presente della persona

     

    3 Gestione del tempo: TIME LINE

     

     

    Passato ------------------------------- Presente --------------------------------- Futuro

     


    Statao presente-----------------------Qui ed ora-----------------------------Quello che sarà

     

    Nel comune retaggio culturale il passato influenza il futuro e attraverso la rielaborazione degli eventi lungo la linea del tempo si può lavorare anche su questa credenza. La time-line è una passeggiata nel personale tempo di vita.

    Es. concentratevi su tre fatti positivi del passato e pensate che il vostro passato sia composto e rappresentato da questi tre eventi: il vostro passato cambia. E' importante dare gli occhiali giusti per vedere e ri-vedere il proprio passato e poter cambiare qualche cosa del presente. Si fornisce possibilità solo se condivide. Ci vogliono curiosità e sospensione di giudizio.

    Si deve "invadere" l'altro nei tempi più brevi possibili e proporre elementi di soluzioni positivi. Introdurre nel soggetto uno stato mentale favorevole. L'atleta deve viversi come proiettato nel futuro.

     

     

    APPRENDIMENTO AVUTO COLPE SENTITE

    DECISIONI PRESE TRAUMI SUBITI FOBIE POSSEDUTE

     

     


    PAURE SENTITE SCOPI E FINI

    ANSIA DA PRESTAZIONE (NEGATIVA)

    ANSIA COGNITIVA(POSITIVA)

    OBIETTIVI DIREZIONE

     

     

    4 GESTIONE DELLA PERCEZIONE DEL SE'

     

    Le persone, oltre ad avere idee sulla propria identità, sulle prospettive di riuscita nel tempo hanno organi sensoriali a loro disposizione. Tutto aiuta a guardare diversamente gli eventi e ad aumentare e differenziare la percezione. Come elaboratori di terz'ordine il prodotto dei nostri pensieri modifica lil nostro apparato percettivo. Attraverso le esperienze io coltivo la mia identità e questo lo faccio utilizzando:

     

     

     

    E il tutto lo porto avanti attraverso:

     

     

     

     

     

     

    Sono proposte operative da considerare quando si è in uno spazio condiviso. Ho strutturato un’idea che per un’identità ci vuole equilibrio tra pensieri e sensazioni, ossia il raggiungimento di una stato mentale.

     

     

    5 OPERATIVAMENTE IL GIOCO DELLE PARTI

     

     

    Due sedie, meglio se una di fronte all'altra.

    "Sulle due sedie ci sono due parti di Te (es. atleta - famiglia) (ribelle - posato)

    Siediti dove vuoi e immedesimati totalmente nella parte scelta: la sedia ti permette di essere totalmente una tua parte.

    Dai un nome alla tua parte..." - (dare un nome è definire, significare)

    Stesso lavoro sull'altra sedia. Nel momento in cui cambia parte ed entra nello spazio neutro tra le due sedie si riprende la situazione normale e condivisa di UNITA' delle parti e lo si accompagna verso l'altra sedia. Quando è rientrato nella parte gli si fanno domande per capire come è e che rapporti ha con l'altra parte e con il soggetto nella sua totalità.

    - cosa fai di bene per Pallino

    - cosa fai di utile per...

    - cosa fai di importante per...

    - cosa potresti fare per aiutare l'altra parte...

    - cosa potrebbe fare l'altra parte per venirti incontro...

    - hai qualche suggerimento per l'altra parte...

    - quanto sei integrato socialmente...

    - che problematiche hai...

    - che linguaggio usi...

    "quando hai parlato sufficientemente e ti senti pronto a riprendere il tuo stato ... cambi la sedia e passi ad immedesimarti immediatamente nell'altra parte."

    - hai ascoltato l'altra parte...

    - come ti sei sentito...

    - cosa vorresti dire..

    - cosa pensi di rispondere...

    Più è intenso il confronto e maggiore è l'identificazione nelle due parti.

    Bisogna ristabilire una sorta di equilibrio attraverso le proposte che arrivano da entrambe le parti che possono essere più di due e sono diverse da ogni soggetto: per iniziare si può scegliere di utilizzare le parti che sicuramente ci sono in tutti, che sono ovvie (come la parte ribelle e la convenzionale). Si usa un IO AUSILIARIO che usa anche il linguaggio del corpo.

    Non lasciare la parte sulla sedia: le parti vanno reintegrate nel soggetto.

    Portare in un contesto di soluzione ma non dare soluzione, prima li faccio scontrare poi recupero per mandarlo ha casa con un incontro tra le parti

     

    6 TIME-LINE

     

     

    Ricostruzione della vita dell'atleta. Ricostruzione di un passato "più utile" soprattutto se scarno o debole. La dimensione del risultato ha fatto perdere di vista l'importanza del processo umano di relazione che è ciò che permette di vivere e di vincere.

    Riprendere i temi della propria adolescenza e del proprio passato permette di capirsi meglio.

    C'è un momento "migliore" per fare le cose.

    La time-line lavora sulla concezione del tempo e sulla consuetudine della percezione.

    Da dove arrivo passato avuto

    Dove sono presente ho

    Dove vado futuro avrò

     

    E' necessario VISUALIZZARE la linea del proprio tempo.

     

    Prima di far salire fisicamente il soggetto sulla linea che rappresenta il suo tempo lo si fa stare lontano ad immaginare il suo ORA. Si definisce l'inizio (nascita) e la fine (non necessariamente la fine della vita, magari il termine della vita sportiva) e gli si fa scegliere deve mettere il segno del presente. Il punto di riferimento lo deve mettere la persona. Sulla linea del tempo si fa passare prima la persona e poi l'atleta. Fisicamente il soggetto si posa sul suo presente.

    "rivolgiti al tuo passato e costruisci punti di riferimento importanti e positivi. " andando verso il punto della tua nascita. Non si fa raccontare mentre si concentra ma dopo. Quando è arrivato all'inizio lo si fa raccontare questi eventi dal di dentro (sulla linea) e da osservatore (da fuori).

    TRE LIVELLI che posso far raccontare a voce alta oppure no

     

     

     

    QUELLO CHE PUOI SENTIRE(quando eri bambina)

     

    pupille verso il basse = sente emozioni

    pupille a livello = si dice delle cose

     

    QUELLO CHE C'E' INTORNO A TE

     

    pupille verso l'alto = sta costruendo o ricordando

     

    COME TI SENTI

     

     

    Le emozioni positive sono da aumentare come sensazioni per poter costruire un ancoraggio in modo da legare sensazioni a significati. "Potrai rifare questo particolare gesto ogni volta che vorrai rivivere sensazioni così intense e piacevoli". Far localizzare le emozioni a livello fisico (dove le senti...)

    "quando sarai pronta potrai fare un passo verso il tuo presente".

    Il bagaglio delle esperienze positive carica per il futuro. Il negativo è da rielaborare positivamente.

    Per quanto riguarda il futuro si attrezza il soggetto ad immaginarsi nel 20...

    "come ti vedi, cosa proverai, cosa vorrai, cosa sentirai..."

     

    FAR SOGNARE IL SOGGETTO!!!

    Poi c'è la tappa della costruzione del futuro sognato dal presente attuale. Ricostruire le tappe di passaggio in modo retroattivo.

    "Riprendi il tuo tempo e ritorna al presente"

    Si fanno raccogliere al soggetto gli oggetti che segnavano le tappe del presente &emdash;passato -futuro.

     

    Sistemi rappresentazionali

     

    Possibilità di cambiamento dei sistemi rappresentazionali negativi dal bianco-nero ai colori.

    Es. se alla voce interna che rende agitati o spaventa si da la voce di Paperino questa farà meno paura. Sdrammatizzo il problema.

    Do' voce autorevole al positivo.

     

    Se lavoro con una squadra è importante costruire riti di iniziazione che creano significato e suggestione. Per poter costruire una realtà che non c'è. Devo capire e smontare i riti strutturati in modo inconsapevole dall'allenatore o da qualche membro della stessa squadra...

    Lavoro a zone

    Ruoli diversi in base al risultato (chi fa goal)

     

      

    I test

    GIUSEPPE VERCELLI

     L'argomento è vastissimo, i test sono molti e non tutti sempre utili e validi alla stessa maniera. Il test per eccellenza è il Rorschach che però è molto complesso ed è utilizzabile solo da psicologi opportunamente formati. Noi prenderemo in esame alcuni test più semplici e soprattutto utilizzabili anche da chi non è psicologo.

    L'esempio di psicologia applicata allo sport farà riferimento ad un pilota di motociclismo che è attualmente seguito dal Dipartimento.

    Prima di iniziare a parlare dei test vorrei chiarire che, prima di decidere quali test somministrare all'atleta che fa richiesta di un intervento di psicologia dello sport, è necessario conoscere il soggetto e cercare di capire come è più opportuno muoversi. Le fasi che costituiscono l'intervento sono:

     

    1.  
    2. Screening psico-diagnostico

       

    3. Pensiero positivo &emdash; goal setting

       

    4. Addestramento al Trainig Propriocettivo

       

    5. Concentrazione

       

    6. Rilassamento

       

    7. Visualizzazione

       

    8. Self Talk

       

    9. Allenamento Ideo-motorio

       

    10. Autonomizzazione strategica

       

    11. Valutazione

     

     

    Per quanto riguarda lo Screening psico-diagnostico ne parleremo tra poco in quanto è l'argomento della mattinata.

     

    Il pensiero positivo è necessario per dare all'atleta obiettivi positivi collocati nel tempo, cioè a breve, medio e lungo termine in modo che egli stesso sia in grado di auto-valutare i risultati raggiunti.

     

    L' Addestramento al Trainig Propriocettivo è importante in quanto permette di acuire e di migliorare la propriocezione nei confronti, ad esempio, del mezzo che si utilizza in gara. Amplificare le sensazioni che si provano stando seduto e correndo con la moto permette di aumentare la conoscenza e anticipare le proprie reazioni e sensazioni. Questo passaggio è ancora più importante quando non è possibile usare il mezzo fino a pochi giorni prima della gara e il pilota deve limitarsi a "ricordare".

     

    La concentrazione, il rilassamento e la visualizzazione sono tre passaggi fondamentali nella preparazione psicologica dell'atleta. La concentrazione suggerisce una serie di tecniche per eliminare gli elementi di distrazione, il rilassamento aiuta a utilizzare al meglio le preparazione e le risorse personali (si parla di tecniche conosciute quali il T.A di Schultz o il rilassamento progressivo di Jacobson) e la visualizzazione permette di allenarsi mentalmente: se si visualizza un muscolo che mentre compie un movimento, il muscolo effettua da un 2% ad un 5% di movimento reale. La visualizzazione serve anche alla concentrazione e a migliorare la compressione dei tempi di reazione. Pensiamo al nostro esempio di pilota: alla partenza, il semaforo segnala il via con il passaggio dal rosso al verde. Per non partire in ritardo è necessario concentrarsi sullo spegnimento del rosso e non sull'apparizione del verde, altrimenti si parte già in ritardo.

     

    Il Self Talk è il dialogo interno. Il parlarsi aiuta a essere positivi e a mantenere la concentrazione. Si possono utilizzare parole stimolo (nel nostro esempio "braccia forti" ) o gli ancoraggi (derivanti dall'ipnosi).

     

    L'allenamento ideo-motorio serve, ad esempio, a memorizzare il circuito su cui il pilota andrà a correre (come se lo avesse già percorso più volte). Se durante la visualizzazione ci si fa dire dal pilota quando passa attraverso il traguardo abbiamo un elemento per capire se è su un piano di realtà oppure no: più il tempo reale si avvicina a quello della visualizzazione e più il pilota è concentrato e vive internamente il circuito.

     

    L'autonomizzazione strategica riguarda tutto il lavoro che si fa al fine di permettere all'atleta di essere indipendente e autonomo in modo che possa continuare a vivere la psicologia senza il supporto del tecnico.

     

    La valutazione è dei risultati in relazione agli obiettivi definiti in precedenza.

     

    La concentrazione, il rilassamento, la visualizzazione e il Self Talk sono tutte tecniche che permettono di potenziare l'attività cognitiva dell'atleta e lo Screening psico-diagnostico ha una funzione valutativa delle capacità cognitive su cui si andrà ad operare. Non ci interessa inserire l'atleta in una categoria nosografica in quanto il nostro obiettivo non è la psicoterapia: l'interesse è riferito agli obiettivi che ci si pone in campo sportivo.

    I test possono essere di livello (misurano qualche cosa: l'intelligenza, il grado di ansia, fattori di personalità) oppure proiettivi. I test di livello ci interessano marginalmente in quanto sono utilizzabili esclusivamente dagli psicologi, mentre quelli proiettivi sono alla portata di tutti. Definiamo il significato di "proiettivo": il meccanismo proiettivo è stato identificato da Freud nella paranoia. La paranoia è la paura di essere attaccati, la convinzione di avere tutti contro e secondo Freud ha una base omosessuale.

    Il meccanismo schematico è il seguente:

     
  • Io (uomo) AMO Lui
  • La coscienza non accetta questo sentimento e lo trasforma in

  • Io ODIO Lui
  • Ma anche questo sentimento aggressivo non viene accettato dal Super Io e si trasforma in

  • Lui ODIA Me
  •  

    Paranoia e Meccanismo Proiettivo

     

    I test proiettivi stimolano la produzione di materiale inconscio.

     

     

    Test della firma

     

    E' importante creare un clima di collaborazione e di fiducia prima della somministrazione e proporla come un gioco. Può essere utile segnare il tempo per confrontare eventualmente diverse somministrazioni.

    Consegna: è una specie di gioco. Ciò che dovrai fare è apporre una serie di firme sul foglio che di darò. Parti dalla riga 1 e firma nei sette spazi bianchi. Firma 4 volte dentro al cerchio 8. Quando il soggetto ha firmato gli si dice che, se vuole, può aggiungere altre firme, quante ne vuole. Poi deve apporre una firma dentro al binario 9 e una dentro al binario 10, una nel rettangolo 11, una nel 12 e una nel 13. Questo test misura:

     

     

    E' un test molto usato nell'aeronautica per i piloti.

    Misura le caratteristiche della struttura di personalità e non quali sono i bisogni.

     

    ANALISI

    La firma rappresenta l'Io (il nome) e l'autorità (il cognome). I sette spazi bianchi rappresentano lo spazio in cui ci si può muovere e la posizione della firma è la personale posizione nello spazio. Lo spazio 4 è una emergenza, un pericolo, una soluzione da risolvere, la necessità di utilizzare strategie e creatività per assolvere al compito dato (OK alla sigla o al cambio di posizione o direzione per far stare la firma = adattamento). Lo spazio 5 è il momento successivo all'emergenza: più la firma è simile alla 3 e più l'emergenza è stata risolta con successo, più è diversa e più c'è stato un trauma. Così per la 6 e la 7. La 7 deve essere uguale alla 1: massimo equilibrio. Se le firme diminuiscono di grandezza o di lunghezza dall'1 al 7 c'è equilibrio ma non c'è la capacità di sfruttare al pieno le risorse disponibili.

    Il cerchio 8 si analizza dalle prime 4 firme: se sono in colonna la persona è rigida, se sono sparse è creativa. La persona equilibrata aggiunge al max 1 firma, se i soggetti ne aggiungono di più sono persone egocentriche ed esibizioniste, non danno spazio agli altri. Lo spazio sociale deve essere per Sé e per gli altri. Troppe firme = invadente e possessivo. I binari 9 e 10 rispecchiano la capacità di auto-valutazione del soggetto. Se parte della firma è inserita nella zona del binario che sale (o che scende) ciò è sinonimo di una auto-valutazione equilibrata; la maggior parte della firma in sù o in giù dimostra tendenza alla depressione o alla stra-valutazione. Se la firma è molto fuori dai binari (la consegna era chiara: "dentro ai binari") il soggetto presenta tratti anticonformisti e contrari alle regole: potrebbe essere un soggetto difficile da inquadrare.

    Il quadrato 11 rappresenta un momento di espressione nei confronti dell'ambiente, come ci posizioniamo nei confronti dell'ambiente. Centrale = equilibrio - sinistra = introversione, riservatezza, legati al passato - destra = estroversione, pensiero rivolto al futuro. Nella parte bassa = caratteristiche legate all'inconscio, soggetto legato alle sensazioni interne, inconsce, alle emozioni primordiali. Nella parte alta = ambizione e, a volte, misticismo. Se la firma tende all'alto = ambizione; se tende al basso = depressione.

    Il quadrato 12 è una occasione, uno spazio più grande di noi, come noi ci poniamo nei confronti dell'occasione inaspettata, come si reagisce alle grandi opportunità della vita. Firma ingigantita = i soggetti si sentono grandi e probabilmente sono menzonieri, non sanno autovalutarsi. Il quadrato 13 è l'emergenza dopo la grande occasione, l'adattamento in negativo ed è paragonabile al numero 4. Se la firma nel 13 è migliore va bene, se peggiora non si riescono ad affrontare correttamente le emergenze. L'ultima caratteristica misurata del test è la "tendenza all'infortunio" o segno di Antonelli-Donadio che riguarda la correlazione tra la firma "tagliata" in parte o tutta da una riga della penna e la tendenza con cui gli atleti si infortunano. Questo è un elemento che deve essere preso in considerazione anche dalle rispetto ai benefici conseguenti all'infortunio (assicurazione, incapacità a progredire, attenzioni particolari…). A questo proposito è bene ricordare che il 90% degli incidenti ad aerei non dovuti a guasti meccanici sono conseguenti ad una sottovalutazione del rischio umano.

    I test devono essere degli strumenti che possono aiutare e facilitare, non rendere pregiudiziali o prevenuti.

     

    Test come questo può essere quello dell'Albero, della Figura Umana…

     

    Oltre a questo Test si potrebbero somministrare lo Z - Test e il Rorschac (lavoro di equipe).

    E' importante ricordare l'importanza del setting (relazione e rapporto di fiducia) e della restituzione (si spiega all'atleta solo ciò che può aiutarlo a migliorare).

     

    Viene anche usata una Scala Individuale di Autovalutazione per capire se il soggetto riesce a valutare il proprio stile personale di vita rispetto ai rischi che quotidianamente corre: viene proposta una scala di misura graduata da un esempio di rischio nullo ad un esempio di rischio massimo e si chiede al soggetto di pensare alla propria vita e di collocarsi sul continuum. Dal risultato emerge il grado di realtà del soggetto.

     

    Altro test è il PO.M.S. che viene usato per caratterizzare la situazione emozionale del soggetto nelle ultime 5 settimane.

     

    Come si struttura un intervento su un pilota di motociclismo?

    E' fondamentale lavorare sul potenziamento cognitivo (punti 4 - 7); la visualizzazione è basilare e con l'utilizzo di particolari apparecchi è possibile capire se l'atleta è capace o è abituato a visualizzare e a concentrarsi.

    Semplice test per capire se si è in grado di visualizzare: ad occhi chiusi si tiene in mano un oggetto e lo si deve disegnare, anche cercando di indovinare il colore.

    Altro gioco può essere: ritagliare pezzi di carta a forma di orme e provare a afre il percorso per 5 volte. Poi chiudere gli occhi e cercare di rifarlo, visualizzando. Visualizzazione = concentrazione.

     

    I test presenti ed utilizzabili (dagli psicologi) al Dipartimento sono:

     

     

    Qualche semplice informazione sul test per eccellenza: il Rorschach

    Sono 10 tavole con macchie di inchiostro semi- strutturate. Le macchie sono uno stimolo per proiezioni inconsce che vengono verbalizzate dal soggetto. Il test prevede una fase di somministrazione, una di indagine, una di verifica e una di restituzione. Il materiale del soggetto viene prima siglato secondo un codice universale (i codici riconosciuti sono due) e poi analizzato. E' un lavoro molto lungo e complicato. Necessita di molta esperienza. Una diagnostica attraverso il Rorschac si può richiedere in momenti di crisi o per approfondimento diagnostico.

     

    TEST DI TRAUBE

    Il reattivo consiste nell'invitare il soggetto ad eseguire, su un apposito foglio di carta, un disegno a piacere.

    Il disegno ha una notevole importanza psicodiagnostica, essendo (LEVI) un mezzi di esteriorizzazione simbolica dello psichismo profondo.

    Come espressione grafica, il disegno si avvicina, nei riguardi di una valutazione psicologica, alla scrittura. Vari studi, tra cui quelli di PROUDHOMMEAU, hanno chiarito l'origine e l'evoluzione del grafismo, sottolineando la sostanziale differenza che passa tra scrittura e disegno e formulando due postulati di importanza essenziale, validi per il bambino ma anche per l'adulto, che rappresentano la base logica e giustificativa di questo particolare criterio di indagine:

    a) le manifestazioni grafiche evolvono secondo determinate linee direttive a carattere generale, seguono cioè, in analogia con la maturazione di tutte le attività psichiche, un'evoluzione progressiva legata allo sviluppo psicomotorio;

    b) il disegno ha significato del tutto diverso dalla scrittura. Mentre la scrittura è linguaggio grafico convenzionale, e perciò si apprende non per scoperta, ma soltanto per imitazione del modello, il disegno è un metodo espressivo del tutto individuale, tanto che CLAPAREDE scrisse che il disegno di un soggetto è un po' della sua anima esposta sulla carta, e STERN aggiunse che sotto certi aspetti il disegno permette d'intravedere le caratteristiche nascoste del dinamismo dell'animo, specie infantile: stanchezza, distrazione, stabilità interiore, energia, volontà, ecc.

    Il metodo dei disegni ha tratto la sua ispirazione dalle dottrine psicoanalitiche, e le prime applicazioni pratiche risalgono a parecchi anni or sono, con la documentazione portata da HEUYER e MORGENSTERN (1927) di un caso di mutismo in un bambino di 9 anni, guarito dopo un'esplorazione psicoanalitica condotta mezzo del disegno. Successivamente la MORGENSTERN ha raccolto in Psychanalise infantile (1937) una più vasta documentazione per illustrare le possibilità di raggiungere con questo mezzo la esteriorizzazione simbolica dello psichismo profondo. Ora, accanto al significato simbolico del disegno, espresso dal suo contenuto, che può svelarci conflitti affettivi talora molto complessi e nascosti, come pure tendenze inconsce, e che richiede ovviamente una interpretazione quanto mai prudente nelle sue relazioni con i presupposti dottrinari, l'indagine caratterologica riceve dal disegno varie interessanti chiarificazioni. Per esempio, l'instabile eseguirà il suo disegno a caso e disordinatamente, seguendo le idee che via via gli vengono, mentre il mitomane aggiungerà caratteri supplementari veri o falsi ed anche assurdi (LEVI).

    Differenti sono le modalità di tecnica impiegate, e si può innanzitutto fare una distinzione tra metodi che richiedono disegni volontari e metodi che richiedono disegni a soggetto comandato.

    Alla prima categoria appartiene il test di Traube, alla seconda il test di Machover e quello di Koch.

    Per la loro semplicità di spiegazione e di attuazione, questi tests si prestano molto bene ad indagini collettive, quali quelle che si richiedono nella valutazione psicologica degli atleti.

    Come giustamente scrive FALORNI, un problema, dal punto di vista metodologico non ancora completamente risolto, è quello di trovare un sistema di interpretazione coerente e relativamente obiettivi, sebbene l'assenza pressoché completa di stimoli standardizzati (in genere si dice al soggetto di disegnare quel che più gli piace) renda quest'ultimo punto di difficile realizzazione. Fra i tentativi fatti si possono intravedere alcune vie:

    1.  
    2. l'interpretazione psicoanalitica del contenuto (contenutistica); questa via, molto usata in psichiatria infantile, è stata illustrata specialmente dalla MORGENSTERN, dalla TRAUBE e da BAYNES;

       

    3. l'interpretazione dei motivi e degli elementi costitutivi (formale), improntata in gran parte sul Rorschach; alcuni hanno sottolineato l'importanza del colore e del movimento dal punto di vista diagnostico, altri hanno tentato una valutazione numerica basata su vari motivi: produttività, disegno, immaginazione e tecnica. LISS ha proposto un sistema di valutazione che tiene conto di quattro elementi: grandezza, linea e forma, colore, soggetto o simbolo.

    L'interpretazione formale ha significato specialmente dai due ai cinque anni; dopo, prevale quella contenutistica, e però non è proficuo, per l'età superiore, valutare il disegno prevalentemente dal lato formale o contenutistico, perché mentre in alcune sindromi (in genere nelle oligofrenie e nelle schizofrenie infantili) sono gli elementi formali che ci indirizzano ad una diagnosi, in tutto il grosso gruppo dei caratteriali in senso lato solo un'armonica considerazione degli elementi formali e contenutistici può darci delle utili indicazioni (BOLLEA).

    METODICA

    Il test di Traube o del disegno libero consiste, come si è detto, nel porre a disposizione dell'esaminando un foglio di carta e dodici matite colorate, chiedendogli di fare un disegno libero, con la massima libertà di scelta del soggetto, dei colori da impiegare e del tempo a disposizione.

     

    VALUTAZIONE

    L'analisi, che è bene sia basata su più di una produzione, si preoccupa di tutti i differenti elementi che caratterizzano il disegno, e cioè:

    a) la tecnica: nella tecnica del disegno si considerano le superfici (scarabocchi e sfumature) e i tratti (forti e chiari). La irregolarità nei tratti che limitano le superfici è propria dei soggetti agitati, mentre superfici lisce e sfumate, o comunque a tratti continui, sono caratteristiche dei soggetti normali. La irregolarità associata a tratti deboli è indizio di depressione, oltre che di agitazione, mentre, quando i tratti sono disordinati ma forti, l'agitazione ha tendenza attiva, cioè aggressiva. Il chiaroscuro indica depressione, angoscia, paura;

    b) lo stile: è questo un elemento che rivela prevalentemente il grado di maturazione intellettuale. L'intenzione di realizzare una composizione sintetica è segno di un buon sviluppo intellettivo, e l'intenzione di rendere l'idea del movimento è legata alla vivacità intellettuale. La ricchezza di dettagli è indice di un'intelligenza ben adattata, e la minuzia di alcuni dettagli, assai più frequente nelle donne, rivela appunto l'esistenza di tratti femminili del carattere. Le figure geometriche, pure o composte (nel senso di costruzioni di figure geometriche o di disegni in cui le forme geometriche dominano), sono indice di ritardo mentale. La presenza di esseri viventi (persone o animali) è normale, mentre la loro assenza può indicare un ritardo di ordine psicologico. Anche i rapporti di volume dei personaggi e delle cose rappresentate hanno interesse caratterologico: il timido raffigura se stesso piccolo accanto a personaggi enormi, oppure monti altissimi e opprimenti; l'orgoglioso si disegna più grande dei compagni o si attribuisce un ruolo di primo piano nell'azione rappresentata;

    c) la scelta del colore: l'individuo normale e ben adattato al suo ambiente di convivenza adopera colori puri e più vicini possibili alla realtà. I soggetti sereni impiegano volentieri il rosso: i soggetti tristi, depressi, timidi e insoddisfatti, usano soprattutto il grigio, il bruno, il nero, il viola;

    d) il contenuto: la rappresentazione complessiva ha spesso valore simbolico, ma l'interpretazione deve essere estremamente cauta. L'esperienza, infatti, ha dimostrato che il simbolo del contenuto ha significato abbastanza generale e tutt'altro che riconducibile a schemi interpretativi fissi. Alcuni argomenti sono scelti facilmente da determinati gruppi di esaminati, e , qualora si faccia eseguire il test più di una volta, è piuttosto la predominanza troppo accentuata di alcuni di essi che segnala la possibile esistenza di turbe affettive; d'altra parte, la stessa ripetizione di determinati argomenti può, viceversa, scaturire da una situazione piacevole. Con questa riserva di prudenza si può indicare il possibile significato di alcuni tra i contenuti più comuni: il sole si ritrova in genere in soggetti ben equilibrati, le sbarre (o i cancelli) possono significare una costrizione sgradevole, la casa è spesso l'espressione di un desiderio di rifugio, i mezzi di locomozione (molto frequenti nei giovanetti) significano desiderio di evasione o spirito di avventura, i soggetti funebri si ricollegano al ricordo di qualche disgrazia che abbia profondamente influito sull'affettività oppure al timore della morte.

    Le piccole inesattezze si verificano generalmente nei disegni di individui poco sinceri e rivelano tendenza alla menzogna e anche alla mitomania. La cura eccessiva dei particolari, specie se ai danni dell'economia generale del disegno, è indice di scrupolosità e di spunti ossessivi.

     

    Il test si può somministrare anche usando solo una matita nera: tale semplificazione, sconsigliabile nei bambini, è invece possibile nella popolazione sportiva, sia perché qui è più interessante fermare l'attenzione sul contenuto e sulla tecnica del disegno, sia perché la valutazione cromatica del saggio non viene totalmente esclusa per la presenza del chiaroscuro che, essendo indice di depressione e di ansia, è , ai nostri fini, il più interessante.

     

    Il test di Traube è il primo ad essere somministrato negli esami psicologici della routine medico-sportiva, essendo il primo foglio del quadernetto contenente i reattivi che abbiamo definito della "prima serie", del che occorre tener conto nel valutare il contenuto, rappresentando il Traube il primo incontro dell'individuo con la situazione d'esame. Ciò spiega la frequenza di alcuni contenuti, quali:

    1.  
    2. mezzi di locomozione o volatili: possono indicare il desiderio del soggetto di evadere dalla situazione d'esame e di sottrarsi ad una temuta valutazione;

       

    3. un atleta ddl proprio sport o il mezzo con cuoi l'individuo pratica lo sport (bicicletta da corsa, canoa, racchetta, ecc.): possono indicare la realizzazione di una valida misura difensiva di fronte alla situazione d'esame, nel senso che l'individuo si trincera dietro alla propria esistenza atletica (un pugile disegnò un ring mormorando di non pretendere troppo da lui perché era "buono solo a dare pugni"); gli stessi contenuti possono anche indicare sicurezza nei propri mezzi e in se stessi, valorizzata e sostenuta dai successi atletici;

       

    4. casa: può indicare il desiderio infantile del rifugio familiare e pertanto esprimere la tendenza a sfuggire alla situazione di esame ritirandosi e chiedendo protezione;

       

    5. oggetti presenti nella stanza dove si svolge l'esame (sedia, lume, ecc.): indicano di solito il tentativo di sottrarsi alla valutazione rifugiandosi nell'impersonale copiatura di un elemento obiettivo.
  • In tutti questi contenuti è sovente l'espressione di un malcelato timore per la situazione d'esame. Questo sentimento è frequente e anche normale, perché chiunque ha il diritto di sentirsi preoccupato nel sottomettersi a prove che in cui sa soltanto che permetteranno a taluni di valutare qualche aspetto della sua vita psichica e quindi di emettere un giudizio sulle sue capacità umane oltre che sportive.

    Naturalmente l'interpretazione del disegno libero non può ritenersi rigidamente legata ai significati che "possono" avere i contenuti che sono stati ricordati, scelti fra oi più frequenti. Una conferma o una smentita ai significati stessi potranno venire, oltre che dai reattivi successivamente somministrati, dall'osservazione della tecnica del disegno, del suo stile e anche della sua grandezza e dislocazione sul foglio. In favore di una timorosa insicurezza davanti alle prove d'esame giocano infatti il disegno piccolo, lateralizzato, a tratti interrotti e leggeri, e così anche il disegno esageratamente grande e marcato, che può indicare una spavalda presa di posizione che realizza il meccanismo del difendersi attaccando.

    Un valido aiuto ad un'interpretazione che sia vicini di più all'esattezza può derivare dal chiedere al soggetto che cosa abbia voluto disegnare e il perché della scelta. In tal modo. In tal modo l'interpretazione del reattivo si articola direttamente con il colloquio psicologico.

     

    TEST DI MACHOWER

     

    Detto anche test della figura disegnata (T.F.D.), è un test proiettivo molto diffuso, avendo dimostrato un notevole valore psicodiagnostico.

    Che il corpo e le sue parti possano essere usati per esprimere simbolicamente i bisogni ed i conflitti individuali, è un fattore noto fin dalle prime opere di FREUD sull'isteria. Con i più recenti sviluppi della medicina psicosomatica, le correlazioni tra personalità e funzioni del corpo sono state oggetto di una sempre crescente attenzione.

     

    Proiezione della personalità nel disegno della figura umana è il titolo di una breve monografia pubblicata nel 1949 dalla dottoressa americana K. MACHOWER.

    .Con questo studio la MACHOWER dichiara di aver scoperto un sistema per rilevare gli atteggiamenti fondamentali di un individuo verso il proprio corpo e verso se stesso ed avere, così, profonde nozioni sulla struttura della propria personalità.

    "Lo schema del corpo &emdash; dice SCHILDER &emdash; è l'immagine tridimensionale che ciascuno ha di sé. Noi la chiamiamo : immagine del corpo". I processi psichici del conscio e dell'inconscio influenzano il disegno.

    L'ipotesi che questo metodo presuppone è, secondo l'A., "che la figura umana disegnata da un individuo, cui si dice di disegnare una persona, è intimamente in relazione con gli impulsi, le ansie, i conflitti e le possibilità di compensazione di quell'individuo". A conferma di questa ipotesi, vengono illustrati alcuni casi per i quali il materiale clinico è accompagnato da disegni e dalla loro interpretazione. Queste valutazioni trovano, con i risultati degli altri tests mentali, un accordo molto più che occasionale. Riguardo al valore del reattivo pare anche, sempre secondo MACHOWER, che i disegni ottenuti dagli stessi individui dopo lunghi periodi possano essere talmente simili da costituire dei veri e propri distintivi personali. "Una felice interpretazione dei disegni &emdash; dice MACHOWER &emdash; rivela che la figura disegnata è in relazione con l'individuo, il quale dà al suo disegno la medesima impronta che caratterizza la sua andatura particolare, la sua calligrafia ed ogni altra sua espressione".

    I principi di interpretazione riguardano la forma del disegno (grandezza, simmetria, azione, solidità della linea, ecc.).

    Tra le più tipiche conclusioni della MACHOWER riportiamo le seguenti: "la bocca concava e oralmente recettiva si incontra spesso nei disegni degli individui infantili e non autonomi…; gli occhi sono il punto più importante di concentrazione del sentimento dell'Io…; il pomo d'Adamo è stato visto più frequentemente nei disegni di ragazzi come mezzo per esprimere una forte virilità…; dita molto ombrate e ricalcate si interpretano come generalmente rilevanti un senso di colpa".

    Il test, proposto inizialmente da GOODENOUGH e poi applicato agli adulti dalla MACHOWER, è spesso usato in indagini cliniche.

    MODELL e POTTER lo hanno usato come metodo proiettivo nell'intento di poter delineare tratti caratteristici della personalità o eventuali conflitti in 32 pazienti, tra cui 10 ipertesi, 10 asmatici, 10 ulcerosi e 2 con sindromi miste (ipertensione ed ulcera, ipertensione ed asma). Comuni a tutti apparvero alcuni dati sull'organizzazione psicosessuale, oltre che ad atteggiamenti di diffidenza nei riguardi dell'ambiente; spunti ossessivi coatti risultarono, in ciascuno, associati ad espressioni di risentimento ed ostilità. Molti elementi nel disegno del gruppo degli ipertesi misero in evidenza contrasti interiori e inconsistenza nell'organizzazione della personalità. Quantunque i pazienti tentassero di descriversi come individui indeboliti, fiacchi ed insufficienti, era spesso preminente nei disegni un bisogno di affermazione personale. I pazienti affetti da ulcera peptidica diedero di se stessi un'immagine come individui tronfi, personalmente sufficienti e sicuri delle proprie azioni: tuttavia tali immagini erano spesso in atteggiamento di attesa a bocca spalancata, come per essere imboccati. Questo gruppo tentava spesso di nascondere i propri difetti dietro schermi sociali. I disegni degli asmatici risultarono meno omogenei: in genere la bocca era spesso una zona accentuata nei disegni e la totale configurazione del disegno era del tutto infantile.

    ROTONDI e RINI hanno sperimentato il test, rispettivamente su 63 e 300 schizofrenici, mettendo in evidenza il rapporto esistente tra la gravità della malattia mentale e la dissoluzione degli elementi compositivi del disegno, sicché si può addirittura eseguire un paragone tra tipo del disegno e fase della malattia. Ad analoghi risultati sono giunti GOMIRATO e GAMMA.

    ANTONELLI e SECCIA hanno somministrato il test a 400 tubercolotici ricoverati in sanatorio, osservando l'estrema frequenza di segni depressivi, anch'essi in rapporto proporzionale con la gravità e la durata della malattia.

    La differenza tra i disegni fatti da persone anziane ricoverate ed i disegni di persone adulte normali è stata confermata da LORGE, TUCKMANN e DUNN, che confrontarono gli autoritratti eseguiti da un gruppo di giovani studenti e laureati di buona cultura, e quelli di persone di età fra i 60 ed i 90 anni. Contrariamente a quelli degli studenti, i disegni degli anziani erano incompleti e bizzarri, avevano due sole dimensioni, mancavano di integrazione e proporzione e ponevano in evidenza un'inadeguata coordinazione motoria. MACHOVER osservò che le persone anziane disegnano piccole e minute figure e che il loro disegno occupa una piccola parte del foglio ed è in genere mal centrato.

    I due gruppi paragonati da LAKIN &emdash; individui anziani ricoverati e bambini normali vicini all'adolescenza &emdash; presentavano una situazione simile : entrambi per la soddisfazione delle prime necessità, dipendono dall'ambiente protettivo ed educativo. Comunque LAKIN osserva che "l'espressione di futilità e di disperazione che si nota frequentemente nelle persone anziane ricoverate è frutto della perdita della considerazione di sé, della diminuita vitalità e del senso di un ulteriore prossimo declino, in netto contrasto con il vigore, l'aumento dell'autocoscienza e il riconoscimento dello sviluppo potenziale nei bambini.

     

    METODICA

    L'esecuzione della prova richiede poco tempo e materiale di facile disponibilità. Al soggetto in esame si dà una matita di media durezza (che permette di far meglio risaltare la pressione della mano su alcuni particolari che, in fase di valutazione, possono risultare importanti) ed un foglio di carta rettangolare (con il lato più corto in basso): questo foglio è il secondo del quadernetto usato nella routine di valutazione psicologica in campo medico- sportivo, dove il test di MACHOWER è tra i reattivi della prima serie.

     

    VALUTAZIONE

     

    Il soggetto in esame esegue come primo disegno, molto spesso, la figura che corrisponde al proprio sesso ("autofigura"), e questo non è che un autoritratto inconscio. La figura dell'altro sesso ("controfigura") esprime la concezione che l'esaminando ha del proprio partner, o di uno dei genitori dell'altro sesso, o dell'altro sesso in genere.

    Grossolane deviazioni dalle esecuzioni "normali" come nell'area. Nella dimensione e nella centratura del disegno, sono frequentemente interpretate, nel lavoro clinico, come indici di deviazioni intrapersonali. L'area utilizzata viene considerata come un riflesso dell'adattamento all'ambiente. Anche la centratura, tra le altre caratteristiche formali e strutturali del disegno, viene considerata come influenzata dal senso di sicurezza del soggetto e dal suo orientamento nei riguardi della realtà: essa può riflettere il grado della sensazione di stabilità personale. Secondo LEVY, gli adulti che disegnano le figure nella metà superiore del foglio sono sovente coloro che si sentono poco sicuri di sé ("sospesi nell'aria").

    L'altezza della figura viene interpretata come indice della relativa valutazione di sé. Le dimensioni della figura, secondo MACHOWER, sono in relazione con la fantasia, il grado di auto-considerazione realistica, l'espansività del soggetto. Commentando l'analisi dei disegni di figure come un utile metodo clinico e di ricerca, LEVY riferisce che l'altezza media della figura degli adulti normali è di circa due terzi dello spazio disponibile. Persino più importante della dimensione in senso assoluto, egli aggiunge, è la relazione tra la figura e lo spazio circostante : se il disegno dà l'impressione di piccolezza , allora l'interpretazione che può essere data è che il soggetto si sente piccolo (inferiore) o perduto (derelitto).

    Seguendo i concetti ben descritti da NAVRATIL, la valutazione del test tiene conto dei seguenti elementi:

    1.  
    2. livello raffigurativo: esprime l'intelligenza e l'attitudine che il soggetto ha per il disegno. Tale livello può essere determinato confrontando i disegni dei bambini di varie età oppure con quelli degli adulti rappresentativi di una data media. I modelli di questi disegni li troviamo nel CATTEL (A guide to mental testing): non avendoli a disposizione, si dovrà tentare di valutare il livello raffigurativo sulla base della propria esperienza. E' ovvio che un disegno incompleto o inesatto, come potrebbe eseguirlo un bambino di 3-5 anni, indica un grave deficit intellettivo. Sapendo però che il livello raffigurativo esprime non solo l'intelligenza, ma anche il talento, può capitare che un basso livello della raffigurazione possa esprimere un difetto di talento raffigurativo, oltre a disturbi nevrotici o esiti di encefalopatie. Se il soggetto disegnato è in atteggiamento di moto, ciò può essere collegato a una certa vivacità intellettuale. La ricchezza dei dettagli è indice di una intelligenza ben adattata;

       

    3. coerenza: questa caratteristica consiste nell'ordinamento delle singole parti e nella loro composizione di una struttura d'insieme fedele alla realtà. Anche la proporzione e la disposizione delle linee hanno importanza. Una cattiva coerenza indica l'esistenza di disintegrazione psichica e di perdita del senso della realtà, com'è evidente specialmente in certi disegni di schizofrenici in cui un elevato grado dio espressività grafica si accompagna ad assoluta mancanza di coerenza, svelando così la specifica dissociazione schizofrenica della personalità. Difetti di coerenza sono per lo più frequenti nella demenza, nella schizofrenia, negli stati di obnubilamento della coscienza e, in misura minore, anche nelle nevrosi;

     

    1. grandezza della figura: rifletta la coscienza che il soggetto ha di sé (o del proprio partner) e si valuta rispetto alle dimensioni del foglio su cui è disegnata. Nei deliri di grandezza, in genere,ma anche nelle personalità fanatiche e narcisistiche, vengono disegnate figure molto grandi che spesso non sono nemmeno contenute nel foglio. Al contrario, soggetti che soffrono di complessi di inferiorità, individui con scarsa autonomia e insicuri di sé e dei propri mezzi, si esprimono con disegni piccoli;

       

    2. ubicazione della figura: in linea di massima questa viene eseguita all'incirca al centro del foglio. Lo spostamento spiccato verso i margini indica introversione, scarsa fiducia in se stessi, inibizioni;

       

    3. orientamento della figura (o posizione): la figura disegnata di fronte indica estroversione, quella di profilo introversione;

       

       

    4. espressione: l'espressione del volto rispecchia direttamente lo stato d'animo dell'esaminando; benché questa caratteristica sia apprezzabile solo soggettivamente, essa è spesso ricca di significato;

       

       

    5. difetti del disegno: derivano da un conflitto interiore inconscio e molto spesso sono l'espressione di disturbi nevrotici. Il disegno di una figura umana si presta molto bene a mettere in luce le eventuali situazioni di difetto che vengono espresse da particolari alterazioni figurative. Se il soggetto ha qualche difetto fisico, che si accompagna ad un complesso di inferiorità represso, si giunge spesso ad alterazioni del disegno della corrispondente parte del corpo. Le alterazioni che più frequentemente si osservano sono: una grossolana discrepanza fra le dimensioni delle singole parti, l'omissione di particolari importanti, il ridisegnare contorni già tracciati (correggerli o rifarli), un eccessivo contrasto di linee e di ombre;

       

       

    6. la raffigurazione di singole parti del corpo: alcuni particolari del corpo hanno un significato simbolico. Dal genere di raffigurazioni si possono riconoscere fissazioni infantili, come pure si possono desumere l'autovalutazione del soggetto ed il suo contegno nell'ambiente in cui vive. A seconda della localizzazione di queste alterazioni si può, spesso, determinare il tipo di conflitto che ha il soggetto:

      - una testa troppo grande può indicare una prevalenza del controllo razionale sulla vita sensitiva ed affettiva, ma anche una ipertrofica coscienza dell'io. Una testa troppo piccola si riscontra più frequentemente nei disegni dei soggetti depressi o inibiti ed indica la mancanza di fiducia in se stessi. La posizione del capo (eretto o chino) può rivelare uno stato d'animo.

      - il mento moto accentuato indica spesso desiderio di prevalere e tendenze aggressive;

      - i capelli esprimono vitalità e sessualità: una loro abbondanza indica uno spiccato erotismo, mentre l'assenza dei capelli deporrebbe per inibizioni nell'ambito sessuale e tendenze aggressive;

      - gli occhi rappresentano la disposizione del soggetto verso l'ambiente; indicano, cioè, il rapporto soggetto-ambiente. La loro mancanza depone per la perdita del senso della realtà, o per scarse possibilità di contatto con la stessa (si osservano di frequente, infatti, nei disegni schizofrenici artistici). Occhi troppo grandi, con ciglia esagerate, sono segni di accentuato erotismo;

      - il naso di forma e dimensioni marcate depone per un aumentato senso di sicurezza in se stessi. Un naso troppo piccolo indica, al contrario, complesso di inferiorità. Quando il naso è di proporzioni appariscenti può essere interpretato quale simbolo fallico;

      - la bocca, quando viene disegnata con un tratto, è indice di libido repressa, una bocca dalle labbra carnose e sensuali esprime una libido aumentata;

      - le orecchie, quando sono piuttosto pronunciate, indicano suscettibilità e sospetto (tendenza al delirio sensitivo di riferimento);

      - la posizione delle braccia è in rapporto alla capacità di contatto del soggetto con l'ambiente. Certi atteggiamenti degli arti superiori esprimono talvolta tendenze aggressive, mentre la loro omissione è indice spesso di senso di colpa o alterata socievolezza;

       

       

    7. altri particolari: le figure, in linea di massima, vengono rappresentate vestite. Una eccessiva accuratezza nei dettagli dell'abbigliamento (specie delle scarpe) dimostra la presenza di meccanismi nevrotici di repressione. Le figure nude, o solo parzialmente, vestite, indicano spesso un rilassamento dei rapporti sociali convenzionali od anche tendenze narcisistiche ed esibizionistiche. Figure molto indecenti si trovano raramente nei soggetti normali, frequentemente negli psicotici (maniaci, schizofrenici, dementi).

      Spesso le figure vengono corredate con oggetti (bottoni, ombrelli, fucili, pipe, tasche, sigarette, fiori) e possono allora assumere un significato simbolico, prevalentemente sessuale;

       

    8. la posizione del soggetto rispetto all'altro sesso: si può dedurre dal confronto delle due figure in base ai seguenti criteri:
    9. - scarsa differenziazione sessuale. A volte può capitare che nella raffigurazione dell'"autofigura" e della "controfigura" vi sia una lieve differenza, oppure vi siano errori nella differenziazione, o che siano presenti nell'"autofigura" dei tratti somatici propri dell'altro sesso. Si può interpretare come inibizione sessuale o come rifiuto di accettare il proprio ruolo (maschile o femminile);

      - "controfigura" disegnata per prima: sta ad indicare la mancanza di sicurezza nel proprio ruolo sessuale;

      - differenza di dimensione delle figure: quando la "controfigura" appare sensibilmente più piccola, può indicare un senso di disprezzo per l'altro sesso, oppure allontanamento da esso. Quando invece la "controfigura" appare sensibilmente più grande, si interpreta come un rapporto di dipendenza nei confronti dell'altro sesso;

      - aggressività della "controfigura": questa può risultare confrontando l'espressione del viso e dell'atteggiamento delle due figure. La maggiore aggressività della "controfigura" deriva dalla paura dell'altro sesso. Piuttosto frequentemente, però, il soggetto può proiettare nella "controfigura" tendenze aggressive proprie.

  • Concludendo, NEVRATIL ricorda che per la valutazione dei disegni si possono utilizzare tutti i criteri riportati, rimanendo però in dubbio sul grado si espressività e sul valore sintomatico della caratteristica singola. L'attendibilità dell'interpretazione aumenta quando più caratteristiche collimano; la loro importanza è allora evidente. Ripetendo il test nello stesso soggetto ha importanza notevole la costanza del risultato, sempre che nel frattempo non si siano manifestate evidenti alterazioni psichiche.

     

    Dobbiamo rilevare che non è possibile, in base ai soliti risultati del test, trarre deduzioni sulla presenza di disturbi psichici, oppure formulare delle diagnosi. Esperienza psichiatrica ed una certa familiarità con i test proiettivi, sono le premesse necessarie per una esatta interpretazione di questa prova diagnostica. Le spiegazioni qui date sono solo i punti di partenza per la sua valutazione. Chi deciderà di impiegare sistematicamente il T.D.F. riconoscerà presto la sua sorprendente probatività, ma anche i problemi ivi connessi che esigono uno studio circostanziato.

    Confermando in pieno questo richiamo alla massima cautela nella interpretazione del test, ricordiamo che anche questo reattivo risulta più utile in senso psicodiagnostica se discusso con l'esaminando nel corso del colloquio psicologico che, come si è detto, deve sempre seguire ala somministrazione, individuale e collettiva, dei reattivi.

     

     

     

    TEST DI KOCH-STORA

     

    Questa prova psicodiagnostica consiste nel fare eseguire il "disegno di un albero". E' un test proiettivo di notevole diffusione e di discreta utilità.

    L'idea di far disegnare un albero per giungere ad una descrizione della personalità è partita da JUCKER, ma dobbiamo a KARL KOCH lo studio accurato e approfondito di quello che oggi è definito il test di Koch o dell'albero (Baumtest).

    Nell'eseguire l'invito a disegnare un albero, l'individuo non può evitare un'inconscia proiezione di vari aspetti della propria personalità, sfruttando un elementare simbolismo che induce a paragonare simbolicamente il tronco alla struttura della personalità, la fronda ai rapporti con l'ambiente , le radici al senso di sicurezza, di adattamento, di affettività familiare e di attaccamento alla vita.

    L'originale concetto di Koch è stato modificato da STORA, il quale ha proposto di invitare l'esaminando a disegnare subito dopo, su un altro foglio, "un altro albero". Messo di fronte alla situazione di fare il bis, il soggetto perde automaticamente ogni inibizione, esce dalla situazione d'esame, è più tranquillo e sereno, e perciò offre, nel secondo disegno, un quadro di sé più chiaro e soprattutto più sincero. Il secondo albero, seguendo lo stesso simbolismo di KOCH, ci dà l'immagine della personalità profonda e reale, mentre il primo ci dava solo l'apparenza.

    Il test ha molto del suo interesse in questo particolare: esso è l'unico mezzo psicodiagnostica che mostri contemporaneamente ciò che l'individuo mostra di essere per volontà propria o altrui, e ciò che l'individuo stesso veramente è. Quindi, questo reattivo ha il vantaggio di far risaltare con una certa immediatezza ogni eventuale conflitto nevrotico con le relative sovrastrutture difensive e compensatorie.

    E' ovvio che, mentre l'uguaglianza pressoché identica dei due successivi alberi depone per un anormale irrigidimento della personalità, oppure per una personalità priva di problemi adattivi (ciò si può scoprire secondo la presenza o meno di elementi patologici nei due alberi), una certa differenza è indice di sistemi difensivi validi e normali: infatti, non è teoricamente frequente né che l'ambiente non imponga delle forzate limitazioni alle tendenze personalistiche , né che un individuo possa impunemente esprimere sempre nella sua piena autenticità che, spesso, contrasterebbe con le norme e le esigenze della vita sociale.

    Eseguendo il disegno di due alberi, non si valuta soltanto la eventuale differenza tra ciò che l'individuo è e ciò che vuole apparire, ma si mette in maggior evidenza ogni eventuale segno patologico, che sarà ovviamente più sicuro se ripetuto in entrambe le produzioni.

    Leggendo i criteri valutativi appresso descritti, si può notare che lo stesso segno può spesso avere più significati; è naturale che si debba preferire, nella valutazione globale, il significato che viene confermato dal suo ripetersi nell'altro albero e da altri dati di significato simile.

    METODICA

    Per quanto riguarda la metodica del test, occorrono soltanto una matita nera e un foglio di carta. Non vi sono particolari esigenze per la dimensione del foglio. Si deve dire di "disegnare un albero"; alcuni AA. Preferiscono specificare che si devono escludere il cipresso e l'albero di Natale e che so deve eseguire il disegno di un "albero da frutta", il che pone una limitazione alla libertà di estrinsecazione proiettiva dell'individuo, per cui la maggioranza degli psicologi preferisce evitare ogni ulteriore precisazione; questa può essere fornita solo su richiesta dell'individuo qualora, ad esempio, egli domandi "quale" albero deve disegnare*.

    VALUTAZIONE

    La valutazione del test presenta varie difficoltà poiché deve tener conto di numerosi elementi che qui cercheremo di sintetizzare, limitandoci ai più frequenti e interessanti secondo la descrizione originale di KOCH (nella traduzione italiana curata da ROSER ed edita dalle "O.S." alla quale rimandiamo per una più completa conoscenza del reattivo).

    1.  
    2. Simbolismo spaziale.
  • Costituisce il primo elemento valutativo. Come in grafologia, così nel disegno di un albero, si fa distinzione tra la zona destra sinistra, superiore ed inferiore. A differenza della scrittura, però, la quale si sviluppa verso destra, il disegno dell'albero cresce verso l'alto: solo arrivando alla fronda ci si può estendere verso destra o verso sinistra.

     

     

  • Per un'esatta valutazione delle prevalenze verso l'alto o verso il basso, o verso destra o verso sinistra, è bene inquadrare il disegno dell'albero in un rettangolo i cui lati tocchino le quattro estremità cardinali del disegno stesso, e quindi tracciare una croce la cui linea verticale parta dal centro della base del tronco e la cui linea orizzontale tagli il tronco nel punto in cui da esso si dipartono i rami o la fronda (vedi figura).

    L'accentuazione a sinistra, cioè la prevalenza di grandezza o di pressione o di particolari nella parte sinistra (come anche in basso), significa introversione, inibizione, distacco o desiderio di allontanamento dal futuro, dal mondo esterno, dalla società, e quindi riferimento a se stesso, tendenza ad una vita interiore ed ancorata al passato, riservatezza, prudenza, fantasticheria.

    L'accentuazione a destra può indicare coscienza esagerata di sé, presunzione, volontà di farsi valere, arroganza, bisogno d'importanza, vanità, estroversione nella fantasia, fugacità, superficialità, scarsa concentrazione, bramosia di vita intensa..

     

    Irregolarità, ombreggiature, protuberanze, gibbosità, escrescenze, ecc. indicano, se a destra, un turbato rapporto con l'ambiente o, comunque, una discordanza con il mondo esterno; se a sinistra, un conflitto intimo e appartenente al passato.

    Un albero equilibrato, cioè privo di accentuazioni laterali, può destare il sospetto di una cristallizazione ideoaffettiva o di un arresto di sviluppo, ma può anche indicare una certa armonia tra i diversi valori simbolici degli estremi (destra e sinistra, alto e basso): terra e cielo, materia e spirito, io e tu, passato ed avvenire, madre e padre, ecc. Infatti, ogni disarmonia nel disegno rivela, in genere, disarmonie nel quadro della personalità.

     

    Terza dimensione: mentre la maggioranza dei soggetti opera sulle due dimensioni del normale piano geometrico, qualcuno tende talvolta ad uscire dalla raffigurazione piana, rappresentando rami che spiccano frontalmente (vedi figura); il forzamento del piano normale presuppone coraggio o insolenza o indiscrezione, ma anche doti originali.

     

    Dislocazione dell'albero nel foglio: normale il disegno centrato; il disegno eseguito in basso o in un angolo indica difficoltà di adattamento all'ambiente, paura esistenziale, riserbo, timidezza, atteggiamento asociale o antisociale. Il disegno che si espande al di là dei limiti del foglio indica esuberanza incontrollata, fanatismo, iperautovalutazione, bisogno di compensare artificiosamente sentite lacune intime.

     

    B) Rapporti tra le varie misure dei principali elementi del disegno dell'albero.

    L'accentuazione della parti superiori è segno di vivacità intellettuale e di interessi spirituali metafisici ed ideali; può indicare anche scarso senso della realtà, superficialità, ambizione, fanatismo, superbia, presunzione, megalomania.

    L'accentuazione delle parti inferiori esprime vivacità nell'ambito organico e materiale, cioè l'efficienza istintiva; indica anche affettività vivace, mancanza di consapevolezza, immaturità, ritardo intellettivo, irrequietezza.

    L'albero "normale", desunto da KOCH su una popolazione omogenea di studenti delle scuole secondarie (14-16 anni di età), presenta queste proporzioni: l'altezza del fusto sta all'altezza della chioma nella proporzione di 6,7 : 10; la parte destra della chioma è 1,13 volte la parte sinistra; la chioma è alta 0,7 volte la larghezza.

     

    C) Impressione globale del disegno.

    Come la scrittura, il disegno dell'albero è accessibile alla comprensione intuitiva globale raggiungibile prima ancora che l'esaminatore passi all'analisi dei dettagli. L'osservazione particolareggiata e obiettiva porta alla conoscenza, la visione globale alla comprensione. Però, l'interpretazione globale del disegno è quanto mai difficile, delicata, pericolosa, anche perché presuppone e richiede una dote che l'esperienza solo può affinare. Tuttavia si può asserire che l'armonia, l'equilibrio, la pregevolezza artistica, la somiglianza dell'albero. Depongono per una personalità ben equilibrata e priva di grossolani disturbi nevrotici o caratteriali; ciò si desume anche dalla normale proporzione fra i tre elementi: radici, fusto, chioma.

    Il mutamento di stile nello stesso disegno (segno raro: 1-2%) è indice di irritabilità, influenzabilità, distraibilità, incostanza, opportunismo, elasticità, insicurezza, immaturità, ansia di esperienze nuove.

    Talvolta viene spontaneamente disegnato un secondo albero accanto a quello richiesto (vedi figura): è indice sicuro di un vivace conflitto nevrotico o di un cosciente contrasto con un elemento familiare (padre o fratello) o ambientale (rivale, superiore).

    Quando l'albero viene disegnato nel mezzo di un paesaggio (cioè arricchito con il disegno di erba, monti, sole, ombre, suolo, ecc.), significa fuga dalla realtà, fantasia, insicurezza, autosfiducia compensata con egocentrismo, indolenza, bisogno di sentirsi protetto o nascosto (vedi figura).

    Un albero morente, privo di foglie, rinsecchito, semidistrutto, suggerisce un concetto pessimistico di sé, quasi una situazione fallimentare della propria esistenza.

     

    D) Particolari del disegno.

    Nella sua monografia KOCH enumera ben sessantasette particolari. Il carattere pratico e prevalentemente introduttivo del presente manuale suggerisce di limitare l'esame dei particolari ad un numero alquanto più ridotto, scegliendo soltanto i particolari più frequenti e più indicativi, che raggruppiamo nella maniera seguente, allegando alcune tavole illustrate per maggior chiarezza.

    1.  

       

    2. Radici: a) disegnate con tratti doppi: basi solide, attaccamento alla tradizione ed al conformismo, staticità, flemma, una certa debolezza dovuta a difficoltà di movimento, come se l'individuo si sentisse impigliato nei propri impulsi ed istinti; b) disegnate con tratti singoli: tipici dei minorati intellettivi, possono verificarsi anche in soggetti il cui lavoro richiede scarsa intelligenza.

       

       

    3. Base del fusto: a) tratti dritti e poggianti sulla base del foglio: infantilismo, immaturità; b) allargata a sinistra: inibizioni, attaccamento al passato, incapacità a svincolarsi, attaccamento alla madre; c) allargata a destra: timidezza, diffidenza, prudenza; d) larga: inibizione del pensiero e dello sviluppo, bradipsichismo ("lento ma sicuro"); e) cuneiforme: persona pratica, sbrigativa, sempliciona, concreta.

       

       

    4. Contorno del fusto: a) linee tratteggiate: eccitabilità, nervosismo, impazienza, carattere esplosivo; b) linee ad andamento irregolare: ostinazione, conflitti, traumi psichici, carattere difficile, interesse per ciò che è solito e morboso; c) protuberanze: indici di traumi; d) rientranze o incisioni: senso di inferiorità o di colpa; e) tratto ondulato: vivacità, vitalità, capacità di adattamento.

       

       

    5. Superficie del fusto: a) tratto appuntito, angoloso, diritto, a scaglie, dentato: buone capacità di osservazione, carattere critico, sarcastico, rude, bizzarro, caparbio; b) tratto curvo, arrotondato: adattabilità, bisogno di contatto sociale; c) superficie chiazzata: segni di sofferenza da trauma psichico, senso di colpa; d) ombreggiatura a sinistra: suscettibilità, depressione, tendenza alla introversione e alla fantasticheria; e) ombreggiatura a destra: facilità di contatto sociale; f) chiazze (raffiguranti parziali distacchi di crosta): minuziosità, narcisismo; g) abbozzi di rami nascenti: esuberanza, iniziativa, insoddisfazione, ambizione, operosità; h) monconi di rami spezzati o segati: inibizioni ambientali, difficoltà esistenziali, delusioni e insuccessi o traumi subiti, iniziative frustrate.

       

       

    6. Inclinazione del fusto: a) verso destra: volubilità, influenzabilità, sconsideratezza, altruismo, spirito di sacrificio; b) verso sinistra: atteggiamento difensivo, prudenza, paura esistenziale, attaccamento al passato, conformismo, aridità affettiva, ostinazione.

       

       

    7. Allargamenti: a) nel tronco: timidezza, blocco affettivo; uguale valore agli assottigliamenti; b) nei rami (verso le estremità): impulsività, immediatezza, violenza primitiva, arroganza, rendimento quantitativo da sgobbone; quest'ultimo significato è proprio anche dei rami i cui tratti decorrono paralleli.

       

       

    8. Fusto diritto a tratti paralleli: ostinazione, rigidità, irritabilità, correttezza.

       

    9. Tratti interrotti (del fusto e dei rami): incostanza, insicurezza, superficialità, disturbi del pensiero e della concentrazione attentava, nervosismo, prepotenza, incongruenza, esibizionismo.

       

       
     
    1. Forme aperte (fusto e rami tubolari con le estremità aperte): indecisione, attesa, versatilità, impulso alla ricerca, influenzabilità, fatalismo, scarsa volontà.

       

       

    2. Chioma sferica: a) ondulata: socievolezza, adattabilità, vivacità, duttilità; b) tremolante: insicurezza, irritabilità, ansia; c) a sacco ricadente all'ingiù: debolezza di volontà, incapacità produttiva, mancanza di aggressività; d) ad arcate: socievolezza, gentilezza; e) concentrica (forma a ostensorio): flemma, narcisismo, autosufficienza; f) schiacciata: oppressione, inibizione, inferiorità, insicurezza.

       

       

    3. Chioma a ciuffi: a) alle estremità dei rami: socievolezza, riguardo, timore di essere o sembrare aggressivo, paura della realtà, autocontrollo; b) ricciuta: dinamismo, socievolezza, operosità, entusiasmabilità, allegria, buon gusto; anche impazienza, nervosismo, narcisismo, fatuità, scarso senso della realtà, prolissità, superficialità.

       

       

       

    4. Centramento: a) disegno centripeto (rami e contorni della chioma disposti attorno ad un centro come strati di una cipolla): carattere chiuso, attivo, deciso, tenace, introverso, indipendente, non suggestionabile; b) disegno centrifugo (rami ad andamento dal centro verso l'esterno): aggressività, operosità, zelo, estroversione, iniziativa, adattabilità.

       

       

    5. Chioma a raggiera (con rami centrifughi a tratto unico): aggressività, insolenza, arroganza, irascibilità, superficialità, scarsa capacità di concentrazione, capricciosità, incostanza.

       

       

    6. Chioma a groviglio di linee (scarabocchi): impulsività, impressionabilità, versatilità, esuberanza, giocosità infantile, indipendenza, anticonformismo; anche inconsistenza, agitazione, volontà immediata ma incostante, confusione, irresponsabilità.

       

       
     
    1. Andamento della chioma: a) verso destra: socievolezza, altruismo, adattabilità, impulso all'azione, spirito di avventura, dedizione, bontà d'animo; b) verso sinistra: introversione, narcisismo, insicurezza da esperienze negative, scarsa aderenza alla realtà, tendenza alla meditazione ed alla fantasticheria; c) albero piegato dal vento: agitazione, debolezza interiore.

       

       

    2. Segni della chioma: a) frammenti di rami tubolari bi-aperti: incostanza, indecisione, assenza di obiettivi precisi, tendenza a sempre nuove esperienze tentate e mai concluse, attesa; b) forme opposte: tensione emotiva, ambiguità, ambivalenza; c) linee concave contrapposte (anche sotto forma di ricci): debolezza, influenzabilità, narcisismo; d) frutti: regressione.

       

    3. Spazi vuoti nella chioma: a) cavità del contorno: senso di inferiorità; b) chiazze bianche: discrezione, prudenza, gelosia della propria vita intima; anche consapevolezza di lacune, sensazioni di colpa, conflitti intrapsichici.

       

       

    4. Chioma ramificata (riccamente adorna di ramicelli sottili): a) ramificazione dolce ed armonica: notevole sensibilità, impressionabilità ("nervi a fior di pelle"), tendenza a reazioni esagerate; b) ramificazione sottile (a rete): minuziosità, impenetrabilità, incapacità a superare le frustrazioni, inconcludenza; c) estremità appuntite dei ramoscelli: aggressività, ipercritica, suscettibilità, sarcasmo.

       

       

    5. Albero a spalliera: doti tecniche, costruttive, sistematiche; disciplina, autocontrollo, abnegazione; anche manierismo, finzione, dedizione da "leccapiedi", docilità fino alla perdita della propria indipendenza, superficialità.

       

       

    6. Rami contorti (centinati): disciplina, autocontrollo, abnegazione, adattabilità, timidezza, artificiosità, affettazione; se più pronunciati: versatilità, disinvoltura, diplomazia.

       

    1. Accessori decorativi: a) fiori: narcisismo, ricercatezza, immaturità affettiva, superficialità, valorizzazione dell'apparenza più che della realtà, euforia; b) foglie: spirito di osservazione, vanità, narcisismo, leggerezza, euforia infantile, tendenza alla fantasia; c) frutti: volontà di riuscire, bisogno di farsi valere, opportunismo, perspicacia, capacità di osservazione, ingenuità, impazienza, immaturità; d) nidi, uccelli, oggetti (tipo albero di Natale): euforia, umorismo, temperamento canzonatorio; anche sicurezza di fronte alla situazione d'esame che viene ampiamente sdrammatizzata.

       

       

    2. Frutti e foglie cadenti o cadute: depressione, autosfiducia, senso di insicurezza vitale, consapevolezza di gravi deficit, pessimismo, inerzia.

       

       

    3. Linea del suolo: a) disegnata sopra la base del fusto: passività, distacco dala realtà; b) fusa con la base: diffidenza, riservatezza, prudenza; c) inclinata: incertezza, incostanza, volubilità; d) forma a collina o aiuola: senso di abbandono, bisogno di affetto, paura esistenziale; anche vanità, iperautovalutazione, divismo, aggressività, disturbo nel rapporto sociale.

       

       

    4. Forme additive (ripetizione di segni uguali, stereotipia meccanica): scarso patrimonio attitudinale e intellettivo, tendenza al collezionismo, mancanza di senso pratico, di capacità di adattamento, di ragionamento organico, tendenze ad accumulare nozioni senza raziocinio.

       

       

    5. Stereotipia (regolarità esagerata): deficit intellettivo e attitudinale, realismo ristretto, automatismo, insicurezza, infantilismo, incapacità di espressione.

       

       

    6. Annerimento (mediante tratteggiatura): a) del fusto: depressione, ansia, passività, indifferenza, abulia, tendenza a fantasticare; b) della chioma: idem, oltre a labilità emotiva, insicurezza, influenzabilità, mancanza di energia; c) dei frutti e delle foglie: esibizionismo, esteriorità, bisogno di autovalorizzazione.

       

       

    7. Pali e puntelli: insicurezza, dipendenza, autosfiducia, bisogno di guida e di sostegno.

       

       

    8. Forme improprie (alberi stilizzati, disegni non somiglianti ad un albero anche se originali ed espressivi): insicurezza, timidezza, impaccio, difficoltà di adattamento, aggressività, anticonformismo, rifiuto di sottoporsi alla prova.

       

       

    9. Cipresso: non è valutabile, per i motivi precedentemente spiegati; qualora venisse disegnato, bisogna invitare il soggetto a disegnare un altro albero "con i rami".
     
  • TEST DI BANATI-FISCHER

     

    E' un reattivo che mette particolarmente in evidenza la capacità di adattamento, la resistenza alla frustrazione e la coscienza di sé nei rapporti con l'ambiente.

    Il test, detto anche "delle firme", è incluso nella routine dell'esame psicologico in campo medico-sportivo (quinto e sesto foglio del quadernetto dei reattivi della "prima serie").

    Esso ha un valore psicodiagnostica anche sotto il profilo grafologico, in quanto l'individuo viene invitato a scrivere più volte la sua firma e pertanto fornisce un saggio spontaneo di scrittura con tutto il materiale che può dedursi da un esame grafologico.

    Inoltre, tali firme vanno apposte su appositi moduli recanti il disegno di spazi bene circoscritti, di varia forma e dimensione, che devono essere rispettati. La valutazione psicologica del test si fa appunto sulla disposizione delle firme. In tal modo il reattivo fornisce utili indicazioni sul comportamento dell'individuo di fronte alle difficoltà della vita (regole, restrizioni, obblighi, rispetto per l'autorità, capacità di adattamento a situazioni stressanti, ecc.), simbolicamente ricordate dai limiti rigidi degli spazi disponibili per le firme. E' ovvio che il modo in cui l'individuo pone la sua firma, adattandola alle dimensioni di uno spazio definito, ricalca il modo che gli è proprio allo scopo di adattare se stesso alle altrettanto rigide e definite dimensioni dell'ambiente e delle varie circostanze esistenziali.

    L'importanza del test di Banati-Fischer risulta notevole, purché naturalmente sia corredato da altre prove psicodiagnostiche, essendo esso mancante della situazione d'esame, comune agli altri tests, che può talvolta alterare il risultato mettendo automaticamente il soggetto in difficoltà.

    I moduli in uso presso la Sezione Psicologica della F.M.S.I., qui riportati, seguono le leggere modifiche apportate al test da DETRE.

     

    METODICA E VALUTAZIONE

     

    Si consegnano all'individuo i due moduli e una matita, invitandolo a scrivere la propria firma nello spazio bianco compreso al centro di ciascuna delle sette righe numerate. Questi spazi bianchi hanno una dimensione che varia a clessidra. E' interessante notare come il soggetto sfrutta il diverso spazio nelle prime tre righe indicando la sua adattabilità alle situazioni ambientali e, specialmente, come riesce a cavarsela nell'angusto spazio n. 4, che simbolicamente rappresenta una dura situazione d'emergenza.

    Subito dopo possiamo osservare l'immediata reazione all'evento traumatizzante, il quale talvolta lascia il soggetto rigido, bloccato, inibito, impedendo alle firme 5, 6 e 7 di estendersi in differenti dimensioni per raggiungere il margine destro.

    Si invita poi il soggetto a scrivere quattro firme nel tondino n. 8 e, dopo queste, a scriverne quante altre vuole. Capita qui di poter osservare il concetto di sé: quattro o cinque firme scriverà il tipo metodico, serio, riservato, inibito; dieci e più ne metterà l'invadente, colui che, parlando, infila se stesso in ogni discorso.

    Talvolta, le numerose firme dell'8 sono disposte con un certo ordine: verticali ed allineate nelle persone rigide, circolari o a rosa dei venti o comunque originalmente negli ambiziosi, invadenti, esibizionisti. Un segno negativo di conflitto, di aggressività, di insicurezza e di poco rispetto di sé è dato dalle firme che si disturbano toccandosi e attraversandosi confusamente.

     

     

     

     

     

     

     

    Uno studio condotto da ANTONELLI e DONADIO sugli aspetti psicologici dell'incidente sportivo ha dimostrato che gli atleti che hanno la tendenza all'infortunio eseguono il test di Banati-Fischer, specie nel tondino, tagliando parzialmente o completamente la propria firma, come si può notare nei due frammenti di protocollo qui riprodotti.

    Simili alle suddette, come concetto, sono le osservazioni ricavate dalle firme nei binari 9 e 10, per metà orizzontali e per metà obliqui, il primo verso l'alto, il secondo verso il basso. Anche qui risultano il senso di adattamento, le tendenze individuali all'autovalutazione ed il grado di depressione.

     

     

    L'esperienza del test applicato in campo medico-sportivo ha dimostrato che gli atleti più indisciplinati, sia verso i propri dirigenti che verso gli avversari, presentano una spiccata tendenza a valicare i limiti dei binari del test portando alcune lettere della propria firma a tagliare o a superare anche notevolmente le linee parallele.

    Giunto ai grossi rettangoli 11 e 12, il soggetto ritrova d'improvviso a dover ripetere la firma non più dentro limiti angusti, ma sfruttando uno spazio molto vasto: qui si osserva la situazione esistenziale del soggetto, il suo adattamento all'ambiente, alla vita, ai grandi eventi, alle "cose più grandi di lui".

    Se è dinamico, invadente, sicuro, scriverà largo, al centro, e talvolta non si accontenterà neanche di tanto spazio, superando il riquadro. Se è timido, bisognoso di protezione, atterrito da qualche preoccupazione, insicuro, scriverà piccolo e in un angolo.

    Il rettangolo n. 13, dove firmare per intero è impossibile, ripropone al soggetto la situazione di emergenza già presentatasi alla quarta firma. Adesso però egli è già pratico del lavoro, sicché affronterà la nuova difficoltà con maggior disinvoltura, indicandoci così se ha buone possibilità, sia pure tardive, di adattamento.

    Un disturbo dell'adattamento familiare, tipico delle nevrosi in quanto espressione del conflitto intrapsichico tra io e super-io (quest'ultimo inteso come emanazione della figura paterna), si rivela nella dimensione delle iniziali del nome e del cognome: il nome rappresenta simbolicamente l'individuo stesso, il cognome è il simbolo del padre. Se l'iniziale del nome è significativamente più grande di quella del cognome, il soggetto ha un alto valore di sé od una non risolta ostilità contro il padre, l'autorità, la società. Questo dato è stato sperimentalmente confermato dal referto di scarso adattamento familiare quando gli stessi soggetti sono stati sottoposti anche al questionario di Bell.

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    Il Rilassamento Muscolare Progressivo di Jacobson

     GIUSEPPE VERCELLI

    Nella Psicologia dello Sport è molto importante l'utilizzo dei metodi di rilassamento sia perché la suggestione può "cambiare" l'agito delle persone sia perché per uno sportivo è importante apprendere un metodo "pratico" e avere prescrizioni da svolgere in modo autonomo. La fase di distensione non è caratterizzata solo da uno stato di rilassamento puro ma da uno stato di ri-equilibrio psico-fisico globale coinvolgendo anche gli organi interni. Il rilassamento può essere sia auto-indotto che etero-indotto.

    Etero-indotta = IPNOSI

    Auto-indotta = YOGA - MEDITAZIONE TRASCENDENTALE - T.A. di Schultz - Rilassamento Muscolare Progressivo di Jacobson

     

    Lo YOGA consiste in una serie di posizioni che sfruttano la forza di gravità per indurre rilassamento. Ogni posizione ha la caratteristica di stimolare o tendere alcuni gruppi di muscoli. Si inizia sempre con il "saluto al sole".

    La MEDITAZIONE TRASCENDENTALE è stata portata in occidente tramite la scuola…….Ha fondamentalmente due effetti: il rallentamento del metabolismo e la regolarizzazione della pressione sanguigna. Ciò avviene attraverso la ripetizione del MANTRA che va dall' "OM" a qualunque altro tipo di suono che sia evocativo di un particolare stato psicologico. Il mantra viene attribuito dal maestro all'allievo ed è personale. Il rito, che costituisce la "formula magica", è attribuito dallo YOGI in base alle caratteristiche personali del soggetto. Un altro tipo di meditazione trascendentale è caratterizzata dalla concentrazione sul respiro e dalla ripetizione, durante l'espirazione, di una formula: ripeto per 20 minuti di seguito. Il perché tutto ciò abbia un effetto trascende la conoscenza umana.

    Effetto Carpenter ( pendolino)

    Un altro metodo valido è la DESENSIBILIZZAZIONE SISTEMATICA di Wolpe che consiste nella desensibilizzazione delle fobie attraverso una scaletta ordinata in maniera decrescente da 1 a 10 in una situazione di profondo rilassamento: viene visualizzata la situazione al posto n° 10 della scaletta, la meno ansiogena, che man mano si normalizza, viene vissuta in maniera non più ansiogena. Poi si passa alla successiva e così via fino ad arrivare alla situazione n° 1 che costituisce la causa di maggior ansia. Gradualmente si gestiscono gli eventi che causano ansia. Ciò è molto utile per gli sportivi in quanto il fatto di dover verbalizzare e porre in ordine crescente le loro paure attenua già l'ansia che normalmente viene prodotta: la consapevolezza genera di per sé cambiamento.

    Preliminarmente al T.A. è possibile applicare il Rilassamento Frazionato di Vogt: il soggetto, disteso, si concentra sulla voce dell'operatore e rilassa man mano piccole parti del proprio corpo fino a giungere ad un rilassamento psico-fisico globale (interno ed esterno). Si utilizza questo metodo prima di applicare il T.A. in quanto serve a capire se il soggetto è in grado di rilassarsi oppure no.

    Ora introduciamo il discorso sul Trainig Autogeno ricordano che è un metodo validissimo ma che, per essere attuato, necessita di una specifica preparazione. Il Training Autogeno di Schultz (che era un medico psichiatra tedesco) deriva dall'ipnosi: Schultz aveva notato che nei soggetti ipnotizzati si realizzavano sempre sei caratteristiche: pesantezza, calore, regolarizzazione del respiro e del battito cardiaco, calore nella zona del Plesso solare e in molti soggetti, soprattutto in coloro che cadevano in profonda trance, la fronte fresca.

    Il T.A. è importante nell'ambito sportivo tanto che fino a circa dieci anni fa costituiva tutta la psicologia sportiva. Ora le cose sono cambiate ma rimane sempre un metodo validissimo. Lindemann nel 1956 usò il T.A. nella traversata dell'Atlantico su battello dalla GB agli USA in 72 giorni.

    Cominciamo con il commentare il nome:

     

    Training "significa allenamento, cioè apprendimento graduale di una serie di esercizi di concentrazione psichica passiva, particolarmente studiati e concatenati, allo scopo di portare progressivamente al realizzarsi di spontanee modificazioni del tono muscolare, della funzionalità vascolare, dell'attività cardiaca e polmonare, dell'equilibrio neurovegetativo e dello stato di coscienza" (Crosa, 1968) mentre Autogeno si riferisce al fatto che "si genera da sé": la tecnica è infatti tanto più efficace quanto più il soggetto si "allena" in maniera costante, senza il concorso della volontà personale; tutto deve avvenire spontaneamente soprattutto dal punto di vista neurofisiologico.

    Il T.A. permette un "tuffo in se stessi". Sospendendo la concentrazione attiva, attivando quindi quella "passiva", si "entra" in uno stato definibile di "pre-sonno" nel quale vi sarebbe una riduzione dell’attività cerebrale che ri-equilibra l’alterazione determinata dagli "agenti di stress" tra il sistema simpatico (rivolto verso l'esterno e attivo nello stato di veglia) e quello parasimpatico (attivo nello stato di riposo). Il T.A. sembra quindi influenzare il sistema simpatico mettendolo a riposo e permettendo così la normalizzazione delle funzioni organiche eccessivamente attivate. La stessa presenza, soprattutto nei primi tempi, delle "scariche autogene", cioè dei deflussi motori (tremori, contrazioni involontarie), o vestibolari (senso di galleggiamento, di cambiamento dell’immagine corporea) sta ad indicare che lo stato autogeno favorisce la liberazione degli impulsi neuronali. Si possono definire, le scariche autogene, materiale accumulato che disturba il cervello. Si suppone che lo stato autogeno, cioè il lasciarsi andare, determini particolari condizioni psicofisiologiche che promuovono un’attività autoregolatrice. Possiamo riassumere il tutto dicendo che l’efficacia terapeutica del T.A. stia nella spontanea modificazione di quei meccanismi cerebrali che rendono le forze naturali capaci di recuperare la loro funzione di normalizzazione autoregolatrice: ecco perchè il T.A. è considerato un metodo che agisce a livello globale considerando l’uomo nella sua unità somatopsichica (funzioni corporee più funzioni mentali).

    Il T.A. di Schultz, applicato allo Sport, permette di migliorare il riposo, di indurre la calma tramite lo smorzamento della risonanza emotiva della situazione, di autoregolare le funzioni corporee (anche quelle involontarie), di migliorare le prestazioni, di diminuire le sensazioni di dolore, di migliorare la autodeterminazione e la forza di volontà, di migliorare l'autocontrollo e la autoconsapevolezza. Gli accorgimenti iniziali sono molto semplici:

    - l’ambiente che deve essere tranquillo;

    - l’abbigliamento che non deve essere costrittivo;

    - la postura che, a scelta, può essere di tre tipi: quella supina, quella "a poltrona" e quella del "cocchiere a cassetta".

    Il T.A. è costituito da due livelli: livello di base (induzione tramite i sei esercizi) e livello superiore (autoipnosi, proponimenti per cambiare…)

    Il T.A. di base inizia con la realizzazione dello "stato di calma" che è la condizione indispensabile per poter proseguire. Gli esercizi del T.A. sono: il peso, il calore, il cuore, il respiro, il plesso solare e la fronte fresca.

    Prima di iniziare il T.A. con un individuo è opportuno fare una accurata anamnesi.

    Il Rilassamento Muscolare Progressivo di Jacobson differisce dal T.A. in quanto quest'ultimo è un metodo psicologico globale che agisce su tutto il corpo mentre il R.M.P. è un metodo fisiologico analitico che agisce su gruppi di muscoli del corpo attraverso due fasi: braccia, gambe, tronco, spalle e occhi, labbra, lingua, gola. E' limitato ai muscoli volontari e permette di distinguere lo stato di contrazione dallo stato di rilassamento. Si focalizza l'attenzione sulla contrazione e sul rilassamento del muscolo: amplificare e vivere le sensazoni prodotte da questi processi permette di raggiungere uno stato di rilassamento. Per gli sportivi è importante imparare a focalizzare l'attenzione sui gruppi di muscoli che servono maggiormente. Si conta da 1 a 6 aumentando gradualmente la contrazione e si conta da 6 a 1 rilassando gradualmente. Ogni numero fa riferimento ad uno stato.

    Una delle problematiche che potrebbero emergere riguarda i tempi di attuazione che sono personali e quindi cambiano da soggetto a soggetto. Per coloro che attuano il T.A. non è opportuno applicare il R.M.P. in quanto è meno completo e non sarebbe ritenuto ugualmente valido.

     

     

    GIUSEPPE VERCELLI MARCO CHISOTTI

    IPNOSI COSTRUTTIVISTA

    Ipnos significa letteralmente sonno, benché l'ipnosi non sia uno stato di sonno.

    Non si sa ancora bene cosa sia, ma a nostro avviso l'ipnosi è bene prima imparare a farla e poi studiarla. La parola "ipnotizzato" è volutamente ambigua, richiama una punteggiatura unidirezionale, dove una persona porta avanti un induzione ed un'altra "subisce" l'induzione, in realtà le cose non avvengono proprio così, l'induzione è un complesso alternarsi di momenti in cui si guida la persona che si ha davanti, e momenti in cui si è guidati dalla persona, fino al punto che tale danza è così sottile da confondersi completamente in essa, solo da un errata considerazione del concetto di "potere" esercitato da un individuo su di un altro, purtroppo, sono potute nascere idee erronee sull'ipnosi.

    Cominciamo a toglierci i dubbi di cosa l'ipnosi sia e non sia.

    Provate a pensare ai seguenti punti ed a darne risposta:

     

     

    1. Che definizione daresti all'ipnosi

     

    2. Quali caratteristiche e qualità deve possedere, secondo il tuo punto di vista, l'ipnotizzatore

     

    3. Rappresentati di una fenomenologia caratteristica dell'ipnosi (levitazione, anestesia, blocchi, catalessi)

     

    L'ipnosi NON è uno stato alterato di coscienza, che darebbe a credere che esista uno stato "normale" di coscienza, è uno stato alternativo dove l'Io, e dunque l'identità dell'individuo, è molto presente. Per alcuni autori c'è uno stato unico di ipnosi, per altri i livelli sono differenti, ed ogni persona ha uno suo particolare stato che può raggiungere. Sicuramente esistono trance più o meno profonde. L'ipnosi si rivela un estrema concentrazione su noi stessi, solo la nostra mente è in grado di farlo, fino a raggiungere il concetto di "MONOIDEA".

    Se l'ipnosi non funziona, non viene raggiunto un buon livello di trance, la "colpa" è dell'ipnotizzatore, ci vuole fantasia e creatività per poter ipnotizzare, come in qualunque forma comunicativa in cui si desideri passare un messaggio, in cui si desideri creare apprendimento. Si deve fare attenzione a tutti i particolari, ogni cosa che la persona da noi ipnotizzata faccia, dica o manifesti, deve costituire una risorsa da poter utilizzare.

    Alcune ricerche mettono in luce che se una persona, parlando, si tocca la parte bassa del viso significa che è interessata, se al contrario si tocca la parte alta probabilmente sta nascondendo qualcosa. Se mentre parliamo con qualcuno questi mette le mani a forma di vagina, possiamo essere certi che in quel momento è ottimamente ipnotizzabile.

    Parlando di ipnosi si posso individuare quattro momenti storici, quattro fasi che hanno portato con se evoluzioni e cambiamenti nel concetto di IPNOSI.

     

     

    1. Fase magico religiosa: connotazione mistica, i romani mandavano i malati a dormire sull'isola Tiberina "vai a dormire nel tempio di Esculapio e guarisci di tutto", modalità che esiste in varie civiltà primitive, basti pensare a stregoni e sciamani che agiscono sulla autosuggestione degli individui.

     

    2. Fase magneto fluidica: Messner scienziato del 1700, la credenza era che esistesse un fluido magnetico in possesso dell'ipnotizzatore, si ebbe una diffusione a macchia d'olio di tale convinzione, sposandosi bene con gli sviluppi delle scienze del tempo.

     

    3. Fase psicologica: Freud, che fu allievo di Charcot, noto Ipnologo del suo tempo, usò l'ipnosi per curare le sindromi isteriche, oggi è chiaro quanto quel tipo di persone possieda una grande suggestionabilità e una "capacità" di andare in ipnosi, lo stesso Freud, non potendo al suo tempo ancore spiegarsi il fenomeno della trance, negò per intero la teoria.

     

    4. Fase fisiologica: in cui ancora oggi ci troviamo, in cui si vede nell'ipnosi una caratteristica della mente umana, un dinamismo fisiologico alternativo alla vita quotidiano comunemente intesa.

     

    Nel 1996 con gli studi effettuati tramite la PET viene ufficialmente conferma l'esistenza dell'ipnosi da parte della scienza: nei soggetti a cui si comandava, in ipnosi, di pensare di correre su un prato si attivavano i percorsi celebrali identici a quelli che si attivavano durante la corsa, al pari di ciò che avviene per il sogno.

    Varie definizioni di IPNOSI:

    Manifestazione delle potenzialità dell'immagine mentale che si realizza tramite il monoideismo plastico, il nostro concetto di "MONOIDEA", intendendo qui per idea tutto ciò che è in grado di creare una mente.

    Modalità di stretta relazione in cui l'ipnotizzato si mette in condizione di accogliere informazioni e sensazioni mediante abbassamento della critica, in "SOSPENSIONE DI GIUDIZIO"

    Possiamo tentare di fare un parallelismo tra il fenomeno dell'innamoramento e quello dell'ipnosi:

     

     

    1. Qual è la tecnica più adatta per ipnotizzare? Ognuno possiede la sua, un suo metodo, chi pensa di non averlo ha solo un cattivo metodo.

     

    2. Quanto tempo ci vuole per ipnotizzare qualcuno? Dipende dai soggetti, possono essere soggetti in feeling con l'ipnotizzatore, dunque i tempi sono più brevi, oppure dipende dalla MONOIDEA dell' Ipnotizzatore Costruttivista

     

    3. Tutti possono ipnotizzare? Si, anche se in pratica non tutti lo fanno, o si mettono nella condizione di poterlo fare.

     

    4. Tutti possono essere ipnotizzati? Si, a condizione che abbiano una struttura dell'Io normale, un'identità strutturata.

     

    5. L'ipnosi é uno stato fisiologico o psicologico? Tutte e due, è fisiologico in quanto si manifesta attraverso il corpo, è psicologico in quanto mette in gioco l'individuo con algoritmi di pensiero.

     

    6. Si può ipnotizzare qualcuno senza la sua volontà? Si

     

    7. Si può ipnotizzare qualcuno contro la sua volontà? Si

     

    8. Si possono commettere dei crimini su una persona……o fargliene commettere? La risposta sarebbe possibile solo dopo averci provato.

     

    Distinguiamo tra suggestionabilità e ipnotizzabilità

    Si ha massima suggestionabilità in bambini ed anziani, minima in età adulta. Per l'ipnosi è l'inverso, poiché vi è bisogno di un io strutturato, più è strutturato e più obbedisce di suo ad una sorta di listato interiore di comandi.

    Esempio di tecnica per misurare il livello di suggestionabilità raggiunto da un individuo:

    Si fanno unire i piedi al soggetto che si trova in piedi con la schiena rivolta verso l'ipnotista e gli si chiede di farsi cadere indietro tranquillizzandolo sul fatto che verrà sostenuto. Lo si fa provare e gli si chiede se si sente abbastanza sostenuto e tranquillo anche chiedendoglielo direttamente.

    Si induce il rilassamento attraverso la respirazione, lavorando sui punti energetici ed instaurando un contatto fisico con il soggetto, soprattutto toccando le spalle e la schiena. Poi gli si chiede di immaginare che un grosso cavo d'acciaio che parte dal centro della sua schiena lo stia tirando all'indietro.

    Per indurre una anestesia si fa raffreddare la mano e poi la stacchi

    Per ritornare ad uno stato normale si conta fino a tre

    Se si riesce a mantenere una sola immagine nella mente dell'ipnotizzato quella si realizza. Lo spirito si fa carne

    Il segreto è qua, il problema è lavorare perché si crei l'immagine mentale. La capacità di visualizzare è allenabile e migliorabile (Es. immagina un ombrello. Lo sfondo più chiaro è segno di maggior capacità di visualizzare).

    L'ipnosi è concentrazione estrema. La mente acquista la capacità di creare immagini potenti e positive.

     

    Acronimo per ricordare la procedura Ipnotica Costruttivista:

    SE MOLTA FEDE

    SINCRONIZZAZIONE

    EMISFERO EMOTIVO

    MONOIDEA

    LIMITAZIONE CAMPO DI COSCIENZA

    TRANCE

    ATTIVAZIONE POTENZIALE MENTALE

    FENOMENOLOGIA

    DETRANCE

     

    ------------------------------------------------------------------------

    Es del pendolino: Effetto Carpenter, io decido il movimento e lo fisso nella mente, il braccio, non mosso volontariamente, lo esegue. PENSANDO DI REALIZZARE IL MOVIMENTO QUESTO VIENE ESEGUITO E REALIZZATO.

    L'ipnosi non aiuta ad essere più di quello che si è, ma aiuta ad ottimizzare le risorse.

    Tutti sono ipnotizzabili, è facile andare un po' in trance, succede quando si è presi dalle cose, Può avvenire a livelli diversi e i coinvolgimenti emotivi variano.

    Trance: condizione in cui siamo disposti ad accettare una informazione che si realizza mediante abbassamento della critica. E' uno stato non definito, più o meno coinvolgente in base alle diverse condizioni, e mutevole. Ci sono 4 stati:

    STATI IPNOIDI

     

     

    * rilassamento

     

    * battito delle palpebre

     

    * chiusura occhi

     

    * rilassamento fisico globale

     

    TRANCE LEGGERA

     

     

    * catalessi oculare

     

    * catalessi degli arti

     

    * irrigidimento totale

     

    * anestesia

     

    TRANCE MEDIA

     

     

    * amnesia parziale

     

    * anestesia post ipnotica

     

    * cambiamento di personalità (la ragazza dai 100 nomi)

     

    * suggestioni post ipnotiche semplici

     

    * illusioni cinestesiche

     

    * amnesia totale

     

    TRANCE PROFONDA

     

     

    * capacità di apertura occhi senza modificare la trance

     

    * suggestioni post ipnotiche fantasiose

     

    * sonnambulismo completo *

     

    * allucinazioni visive positive post-ipnotiche

     

    * allucinazioni uditive positive

     

    * amnesia post ipnotiche (anche programmabile)

     

    * allucinazioni uditive negative - il soggetto non sente (PET - il cervello reagisce come in assenza di stimolo)

     

    * allucinazioni visive negative - il soggetto non vede ciò che c'è

     

    *(con soggetti sonnambulici si lavora bene in psicoterapia)

    Cosa sono i segnali post-ipnotici?

    Sono gesti legati ed ancorati a situazioni o a sensazioni durante lo stato di trance che vengono riprese nello stato normale: durante lo stato di veglia il semplice gesto a cui è stato ancorato, ad esempio, lo stato ipnotico, fa in modo che il soggetto ritorni ad uno stato di trance automaticamente. Ci sono persone che lo fanno quotidianamente, senza accorgersene, e ciò avviene anche grazie all'uso di ancoraggi, ossia di elementi che ricordano altri e riportano in situazioni particolari ai quali siamo sottoposti inconsapevolmente

    A cosa serve l'ipnosi?

     

     

    * Per lavorare sulle emozioni che provocano disagio: insicurezza, ansietà, nervosismo, irritabilità, rabbia, rossore

     

     

     

    * Per variare e modificare comportamenti e abitudini:

     

     

    Smettere di fumare, eccessivo uso di sostanze, mangiarsi le unghie, disturbi dell'alimentazione, combattere tic, ritardi, difficoltà di concentrazione

     

    * Per risolvere problemi fisici: dolori, asma, allergie, pruriti, stress, insonnia, tachicardia

     

    * Per risolvere problematiche legate alla sfera sessuale: difficoltà di erezione, scarso impulso, poco desiderio, difficoltà orgasmiche nella donna

     

    * Nella psicologia dello sport

     

    L'ipnosi ha un'elevata valenza spirituale in quanto è una nostra potenzialità.

    Il sintomo è un segnale, l'espressione di un disagio. IL DOLORE HA UNA FUNZIONE SOCIALE.

    Ad es. Cancro al seno: il prof. Tirone sostiene che per alcune donne è l'unica via d'uscita per tirarsi fuori da una situazione insostenibile. Si tratta di donne senza gratificazione e quando la situazione familiare migliora ci sono maggiori probabilità di guarigione. C'è la testimonianza di una donna che ha affermato che il giorno più bello della sua vita è stato quando ha saputo di avere il cancro.

    Es: il soggetto è un paziente valdostano di 75 anni, soffre di "arto fantasma" e se il sintomo dovesse scomparire lui resterebbe solo, le persone non si occuperebbero più di lui; ecco che il vantaggio secondario della malattia è forte. Togliere il sintomo non sarebbe funzionale per cui è importante spiegare al soggetto che sarà possibile diminuire il dolore, lasciandogli cosi la sua "stampella mentale".

    Si riesce a guarire le verruche (es. signora che lavorava al mercato ed era obbligata dal marito a fregare sul peso, si fa venire le verruche così non può più toccare gli alimenti)."Le verruche cadono come le foglie dagli alberi d'autunno"

    L'ipnosi è creativa: devo capire chi ho davanti e creare la situazione ipnotica.

    Regola aurea dell'ipnosi : il soggetto che è stato ipnotizzato dopo la seduta deve sempre aver qualcosa di più di prima.

    LE TECNICHE

    Il segreto dell'ipnosi è la relazione: c'è ipnosi quando c'è relazione

    Si passa dal lobo sinistro (razionale-critico) per arrivare al destro (emotivo)

     

    Noi siamo l'insieme di tre "creature" e l'ipnosi lavora sul piano emotivo che risulta essere il maggiormente coinvolto.

    Si deve vincere la critica dell'emisfero sinistro, bisogna crederci.

     

    Ipnosi

    Indiretta: si fa andare in ipnosi usando tecniche indirette che vincono le resistenze e la critica dell'Io

     

     

    Padre: più forte e violenta

    Ipnosi

    Madre: più accogliente e contenitiva

    Il primo ipnotista della storia è Dio.

    Tecniche dell'ipnosi indiretta

     

     

    1. Attenzione responsiva;il terapeuta ha massima concentrazione nei confronti del soggetto, entra egli stesso in uno stato ipnotico tale da indurlo nel soggetto.

    2. Truismo;come nelle tecniche di vendita. Si induce una predisposizione al Si (con domande le cui risorse sono ovviamente positive), oppure si ripetono le stesse parole del soggetto. Ad es. i giochi dei bambini come il semaforo e l'asino vola.

    3. Disseminazione o semina inizio con la storia della pianta che cresce, uso metafore e aggiungo man mano elementi sparsi nel discorso fino al raggiungimento dell'obiettivo.

    4. Confusione;inserisco tre negazioni nella stessa frase così da confondere il soggetto, destrutturare le sue difese e poter partire coinvolgendolo a livello attentivo su ciò che mi interessa.

    5. Doppio legame;tipica Eriksoniana, è molto pericolosa. La usano le zingare: tu hai una fattura, avrai un incidente, per cui devi farti fare una contro-fattura.

    Es con un sintomo: exema, il tuo sintomo col tempo guarirà, se anche ciò non fosse è segnale comunque di una evoluzione della malattia

    6. Implicazione;evochiamo qualcosa per evocarne un'altra: es. ti faccio pensa ad una mela se voglio farti pensare all'albero o al colore rosso. Al paziente che dice di stare male sottolineiamo che ORA sta male.

    7. Direttiva implicita;anziché dire "tu non muoverai il braccio destro", posso dire "tu muoverai solo il braccio sinistro";

    8. Suggestione a finale aperto;propongo al soggetto tutte le ipotesi possibili così da non sbagliare (ti si muoverà il mignolo o forse il medio, probabilmente l'indice e forse l'anulare)

    9. Segnalazione ideomotoria; si usa per risparmiare energia e per parlare con l'inconscio. È l'inconscio a parlare per la persona che si trova in uno stato di rilassamento. Ad esempio si fa alzare l'indice della mano dx per affermare e quello della mano sx per negare e sarà l'inconscio del soggetto a rispondere tanto che ella non sarà consapevole delle risposte.

    10. Analogia o metafora; si usano immagini che siano familiari al paziente. Nel sogno guidato si usa la salita sul monte o la discesa in fondo agli abissi per lavorare con l'inconscio

    11. Paradosso;indurre nel soggetto qualcosa che non ha senso, Es. hai ragione ad avere paura, e le tue difese devono diventare grandi, grandi, grandi come una formica". Qualcuno usa tecniche visive come le immagini di Escher , vedendo la figura paradossale il soggetto va in confusione e a questo punto si somministra l'immagine con l'idea che si vuole suggerire

    Tutte queste tecniche si possono incontrare nel quotidiano

    RED: réve eveillé dirigé (sogno da sveglio guidato)

    L'inconscio comunica per immagini da interpretare e al soggetto si suggeriscono stimoli non troppo strutturati:

     

     

    * rilassamento

     

    * scogliera

     

    * tuta da sommozzatore

     

    * induzione alla discesa

     

    * coltello per difesa

     

    * torcia

     

    si interpreta (alla Jung) ciò che il soggetto trova nella grotta che è il suo inconscio quando compare una piovra (che rappresenta i problemi) lui deve difendersi, dopo la lotta trova un tesoro che rappresenta le sue risorse. Ogni immagine ha un significato particolare - ipnosi fantasmatica - che serve per capire come è strutturato il suo inconscio.

    I fase: superamento conflittualità inconsce, soggetto con immagini ri-strutturate

     

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    Lotta col drago: aggressività e conflitti benessere

    II fase: ristrutturazione dell'immagine di sé a partire da una nuova costruzione della sua realtà. Castello ben solido o radurasimbolo di consolidata sicurezza. Il soggetto descrive come si muove nel castello

    III fase: espansività della coscienza e delle prospettive trans-personali, cioè quanto la persone è pronta, se ha coscienza delle sue risorse. Immagine della conchiglia: si può aprire o no e rivela significati.

    Più l'Io è presente ma non critico più materiale emerge. Hanno somministrato il Rorschach in stato ipnotico ed hanno visto che cambia il tempo di reazione ma non il numero e la qualità delle risposte, non vi è variazione di personalità.

    AUTOIPNOSI

    Il T.A. è una forma di autoipnosi, nel 2° livello si usano le immagini mentali

    SCHEMA RIASSUNTIVO DI AUTOINDUZIONE IPNOTICA

     

     

    1. Ricordatevi di avere ben chiaro cosa volete e l'autosuggestione che utilizzerete (immagine, enunciato).

     

    2. Disponetevi comodamente, possibilmente in un ambiente tranquillo.

     

    3. Fissate un punto, del soffitto o della parete, e non spostate lo sguardo da esso

     

    4. Iniziate a contare lentamente a ritroso da trentatré, scalando una unità alla volta, mentre si intercalano tra un numero e l'altro suggestioni di pesantezza alle palpebre e di calma (trentatré... sono calmo e sereno...le mie palpebre sotto pesanti...pesanti...pesanti, trentadue palpebre pesanti... trentuno... palpebre ecc.).

     

    5. Quando avvertite le palpebre pesanti o stanche chiudetele pure, anche volontariamente e sospendete il conteggio.

     

    6. Con le palpebre abbassate ruotate gli occhi verso l'alto come se si volesse guardare il centro della propria fronte, avvertirete una tensione agli occhi.

     

    7. Mantenete la tensione dovuta alla rotazione degli occhi per qualche istante (15 o 20 secondi approssimativamente sono sufficienti) poi rilassate gli occhi, non spostateli volontariamente, lasciateli andare come vogliono.

     

    8. Si può passare al rilassamento del corpo (vi suggerisco di prendere questa abitudine, non guasta mai).

     

    9. Dedicatevi ora alla cosa che è il motivo della vostra autoipnosi rappresentandovi l'immagine e l'enunciato che avevate già preparato e deciso (l'enunciato sempre positivo lo ripeterete alcune volte mentre vi immaginate l'immagine).

     

    10. Quando avete finito, contate lentamente fino a cinque, al cinque interrompete la concentrazione autoipnotica e riaprite gli occhi.

     

    Le frasi dell'induzione ipnotica devono sempre essere positive, affermative e compiute

    IPNOSI E SPORT

    Calciatori: aumento quantitativo del movimento ma non qualitativo

    I nuotatori giapponesi che venivano indotti a credere di essere seguiti da squali dopo un po' avevano attacchi di panico, la prestazione migliorava ma aumentavano i traumi e le ansie.

    Un ciclista seguito dal dipartimento usa i segnali post ipnotici, ma per far ciò si deve già essere arrivati ad un livello molto profondo. Non si devono comunque "gasare" troppo perché se perdono la cognizione poi rischiano le penne.

    Uso: diminuire ansia pre-gara

    Funziona molto di più per singoli atleti piuttosto che per squadre.

     

     

    * Dobbiamo sostituire la realtà oggettiva esterna che crea problemi con una realtà soggettiva interna.

     

     

     

     

    * Non è in grado di migliorare le attività fisico motorie, ma di controllarle meglio.

     

    * Regressione. Prova di gara con non soddisfazione, si fa rivivere pensieri e intervieni; se vinci usi per evidenziare gli aspetti positivi (va bene sia per le squadre che per i singoli)

     

    * La stanza dell'atleta: si deve avere un ambiente accogliente, con una poltrona, uno schermo bianco, una macchina per prendere energia, ed una lavagna bianca.

     

    * Es. un maratoneta che fa un percorso, si segna sulla lavagna i punti critici, e prende l'energia dalla macchina

     

    * Si possono dare dei segnali post ipnotici pratici, ad esempio un interruttore dove prendere energia.

     

    Se costruisco l'interruttore sono in mono-idea per cui vado in ipnosi con facilità.

    L'allenamento mentale nello sport attraverso l'ipnosi e l'autoipnosi viene sviluppato utilizzando il concetto di monoidea dinamica, in relazione al rilassamento psico fisico, alla concentrazione, alla motivazione, al focus attentivo.

    L'attività sportiva è la più, adatta alla dimostrazione delle prestazioni fisiche: il piacere che ne arriva, è di gran lunga maggiore di qualsiasi altra attività lavorativa, inoltre con essa è possibile dare libero sfogo alla propria personalità e la gioia del movimento, e lo spirito di lotta (come aggressività socialmente accettata) trovano la loro giusta espressione. Nello sport, come in nessun'altra attività, è possibile ottenere un grado massimo di miglioramento delle prestazioni.

    La maggior parte delle ricerche sulle prestazioni umane, cioè sulla capacità di adattamento a particolari sforzi fisici, è riferita all'attività sportiva. Ci riferiamo qui alle esperienze di H. Lindemann, che ha studiato medicina ed educazione fisica, ed è stato egli stesso un atleta di alto livello. Nel 1956 egli attraversò l'Atlantico in 72 giorni con un comune canotto pieghevole; egli attribuisce all'IPNOSI il successo di questa avventura, che prima di lui altre 100-persone hanno pagato con la vita. Egli ha studiato anche gli effetti dell'PNOSI sulle prestazioni sportive, i cui risultati, fino a pochi decenni fa, venivano attribuiti esclusivamente all'allenamento fisico.

    Aumento della prestazione con agenti chimici e psicologici.

    In un esperimento in cui il soggetto doveva contrarre al massimo il bicipite del braccio destro sono state verificate le seguenti possibilità di elevare le prestazioni, che dopo assunzione di alcol furono di 1,8 kg, dopo adrenalina di 2,3 kg, dopo un eccitante (amfetamina) di 4,7 kg, dopo l'ipnosi di 9,1 kg e dopo comandi postipnotici di 7,6 kg. La superiorità dei mezzi psichici rispetto a quelli farmacologici fu quindi evidente. Intere compagini sportive sono state ipnotizzate prima degli incontri e hanno riportato notevoli successi. A questo punto ci si chiede se l'IPNOSI, come doping psichico naturale e consentito possa provocare miglioramenti nelle prestazioni. La risposta più netta e convincente ci è fornita dai risultati ottenuti da una squadra, di sci che, avendo praticato l'IPNOSI, vinse numerose medaglie d'oro, d'argento e di bronzo.

    Da cosa dipendono tali successi? E' stato dimostrato che il doping chimico non ottiene risultati migliori, rispetto ai casi in cui l'atleta supera la barriera psichica delle prestazioni tramite una reale e intensa motivazione".

    Secondo Lindemann l'IPNOSI è più efficace per le sue numerosissime possibilità di aggancio. I fattori che hanno contribuito al successo della sua impresa sono: la possibilità di evitare ulcerazioni dovute

    alla posizione, all'acqua salata (egli ha trascorso 72 giorni e notti sempre seduto) e all'iperemia della zona. Inoltre: "Chi pratica la distensione autogena consuma meno energie e meno calorie rispetto ad un individuo teso. La distensione profonda dà un senso di benessere. Chi è in grado di distendersi nella maniera giusta, dimentica le proprie ansie e paure naturali. Diminuisce anche la necessità di dormire e l'irrequietezza nello stare seduti; si riesce, infatti, a stare seduti così tranquillamente che passa molto, tempo prima che si avvertano disturbi. Bisogna poi aggiungere: 1) la possibilità di compensare notevoli riduzioni di sonno" con pause autogene di riposo (confermato anche da astronauti russi); 2) la capacità, ormai automatizzata, (Ai governare il timone con i piedi - anche nel sonno; 3) il superamento, delle allucinazioni che comparivano in seguito all'enorme deficit e sonno dovuto a tempeste che duravano giorni e giorni. Tutto, ciò stato, reso possibile da una preparazione durata mesi, in cui Lindemann si esercitava su due formulazioni di proponimenti: "Rotta ovest" e "Ce la faccio" che gli davano un "senso di sicurezza universale". Sono queste le condizioni psichiche che gli hanno permesso dì sopportare una lunga notte di tempesta disteso sulla chiglia scivolosa del canotto ribaltato.

    Sintetizzando le considerazioni di Lindemann sulla sua impresa sportiva, notiamo che l'allenamento fisico ha avuto un ruolo molto secondario rispetto all'applicazione dell'IPNOSI. Ciò vale anche per un capitolo sul miglioramento delle prestazioni sportive, nel quale si parla esclusivamente di fattori psicologici: acquisizione di maturità e sangue freddo, con i quali è possibile superare "l'ansia della partenza", il "panico del palcoscenico", la paura davanti all'imponenza dell'avversario, ecc.

    Riepilogando risulta che "il miglioramento delle prestazioni sportive è uno dei principali campi d'applicazione delI'PNOSI". Le indicazioni nel settore dello sport sono le seguenti: contratture e agitazione alla partenza; contratture dovute a complessi di inferiorità o ad atteggiamenti di aspettativa; incapacità di sfruttare al massimo le proprie possibilità e difficoltà a compiere i movimenti con scioltezza e leggerezza; debolezza di concentrazione nel giudicare la situazione, per cui ci si lascia sfuggire anche una vittoria sicura; nervosismo generalizzato, collegato con stati di insonnia prima della gara, e cosiddetta "febbre da competizione."

    Analizzando le cause degli insuccessi di molti atleti di livello internazionale si è potuto constatare che "una delle ragioni principali è data da ipermotivazione" che provoca "uno stato ergotropico di tensione eccessiva". In luogo del doping rilassante (con psicofarmaci), che è vietato, si consiglia agli atleti instabili emotivamente l'applicazione delI'PNOSI,praticato regolarmente e poi eseguito in forma abbreviata prima dell'inizio della competizione. "La straordinaria sicurezza nell'atteggiamento durante la gara" è attribuibile esclusivamente alI'PNOSI, dato che nei casi in cui la calma viene mantenuta senza di esso "un tale atteggiamento si manifesta con un'intensità di gran lunga inferiore".

    Impressionanti sono i risultati ottenuti con gli esercizi anticipatori: un gruppo di studenti di educazione fisica si "allenò" per due settimane rappresentandosi mentalmente la corsa agli ostacoli dieci volte al giorno per dieci minuti ogni volta. Nei 110 m ostacoli, si ebbe un tempo inferiore di 0,57 sec. Rispetto al gruppo di controllo il miglioramento della prestazione fu del 100%. Facciamo notare che si trattava solo di allenamento mentale senza immersione autogena.

    Per concludere riportiamo alcune formulazioni di proponimenti che hanno lo scopo di rinforzare la motivazione all'allenamento e al miglioramento delle prestazioni:

    L'allenamento (la prestazione) rende liberi e felici

    L'allenamento fa piacere, io mi alleno sistematicamente

    Mi alleno con piacere e amore

    Io corro completamente sciolto, libero e fluido

    Io scatto veloce e fluido

    Io colpisco(lancio) scioltamente e potentemente

    lo salto libero alto e sciolto (fluido).

    In competizione con un avversario si può evitare i crampi con la formula:

    Avversario indifferente, Io mantengo il ritmo

    lo corro sciolto e do tutto.

     

     

     

     

    La micropsicoanalisi e lo sport

    Dott. Devoti

    Che cos’è la micropsicoanalisi? E' una forma di psicoterapia che va nel profondo: "micro" si riferisce al fatto che si sminuzzano e ci si focalizza anche su piccolissimi particolari e tutto ciò può essere di grande utilità anche per la psicologia dello sport.

    Iniziamo a definire "setting" sportivo.

    Cosa vuole dire setting sportivo, a cosa serve?

    E’ importante che lo psicologo sportivo sappia sia qual è l’oggetto del suo sapere e del suo intervento, sia qual'è l’ambiente e il contesto di applicazione. Normalmente è il "paziente" che va dallo psicologo il quale lavora nel suo ambiente anche se le problematiche private sono di diverso genere; lo psicologo sportivo fa un processo contrario: è lui che si sposta nell'ambiente dell'atleta e ciò cambia completamente la situazione. A volte può succedere anche l’inverso, ma l'ottica cambia e la seconda ipotesi non è propria dello psicologo dello sport. Lo psicologo sportivo si muove, compie movimento, va verso l’esterno, verso l'ambiente sportivo. La richiesta di consulenza e di aiuto c'è sempre e arriva dall'esterno, non necessariamente parte sempre dell'atleta, ma la "partenza" vera e propria è competenza dello psicologo: è lui propone ed offre un tipo di intervento stimolato da una domanda.

    Il setting dello psicologo in genere quindi è differente da quello dello psicologo sportivo.

     

    Setting: parola inglese che assume significati differenti a seconda del contesto d’uso.

     

    È un insieme di elementi e regole che caratterizzano e strutturano determinati dinamismi.

    L'insieme è una dimensione fondamentale, è più importante degli stessi elementi che lo costituiscono (che siano oggetti inanimati, o persone…). E' una forma rappresentabile come un contenitore, una cornice di un quadro che fa parte del quadro stesso. In questo caso la cornice non si limita ad essere un elemento estetico che chiude il quadro. In questo contenuto si posizionano gli elementi che interagiscono tra loro secondo modalità fisse che seguono delle leggi, delle regole. Metaforicamente si può paragonare ad una molecola in cui gli atomi sono legati tra loro e formano campi di forze con una certa stabilità e permanenza. Il setting è una forma abbastanza rigida, fissa e qualunque cambiamento porta ad una serie di trasformazioni negli elementi che lo compongono: mutano i movimenti, le interazioni.

     

     

    Gli ELEMENTI del setting sono:

     

    SFONDO

     

    E' un elemento spaziale, una delimitazione dello spazio che ritaglia un ambito dentro lo spazio infinito; è ciò che permette un certo tipo di interazione e solo quel tipo tra certi e determinati elementi. Nell’inconscio non c’è la dimensione spazio-temporale, i processi sono al di fuori dello spazio e del tempo. Ma allora ci si può porre una domanda: che rilevanza ha lo spazio se non ha nessun rapporto con il mondo interno? Questa delimitazione spaziale è una forma, un disegno, una rappresentazione che ha rapporto con la realtà più profonda dell'uomo in quanto nell'inconscio ogni individuo ha delle tracce mnestiche, delle fotografie, delle memorie che sono cariche, energetiche e che mobilitano pensieri, azioni, affetti ed emozioni. Sono in realtà oggetti psichici (le forme), quasi atomi di psiche che sono il motore di azioni e comportamenti esteriori.

    Ad esempio: il relatore porta ad esempio il ricordo della madre, 86enne, ex-olimpionica di lancio col disco, riguardo al periodo dell’attività agonistica: nella donna non è rimasto il ricordo delle gare, del rapporto con l’allenatore, della paura…ma è rimasta traccia della pista rossa. Di tutta la sua carriera è rimasta una forma caratterizzata da una forte intensità affettiva e di piacere: il ricordo della terra nella quale rimanevano impressi i suoi piedi le evoca ancora oggi sensazione di piacevolezza.

    Ecco quale incidenza, anche a livello profondo, ha la forma sull’ambiente. Spesso si da' maggiore importanza ad elementi visibili ma ciò che ci fa scegliere sono gli elementi apparentemente secondari che vanno a legarsi a forme, tracce, rappresentazioni interne che sono cariche e che mobilitano movimenti, risposte, azioni da parte delle persone. Ecco che lo sfondo balza in primo piano. Lo spazio in seduta è fondamentale: ad esempio, l'individuo ossessivo rileva tutto, nei minimi particolari e si lamenta evidenziando cose che spesso il più adattato trascura. I tratti ossessivi sono fissazioni di azioni con valore magico, ripetizioni di forme comportamentali.

    In seduta, ad esempio, tra i vari elementi dello spazio dobbiamo tenere conto della posizione della sedia rispetto alla porta, del divano, dei soprammobili, della posizione del paziente rispetto al terapeuta (il "vis a vis" o la posizione sdraiata sul lettino)...

    Tra le diverse tecniche utilizzate in micropsicoanalisi c'è l'analisi delle fotografie del paziente che lo aiutano a ricostruire la storia della sua vita. Le foto calamitano le forme impresse. In esse si trovano oggetti e soggetti che hanno meritato di essere conservati, raccolti e ricordati. Attraverso questa analisi il paziente abbandona il lettino e si pone in più stretto contatto con il terapeuta e con gli oggetti del contesto: cambia postura, maneggia strumenti quali lenti d’ingrandimento, compie quindi un’azione e non solo una verbalizzazione. Cambiando il quadro arriva a produrre materiali diversi, elaborazioni psichiche ed emergenze anche profonde che stando solo sdraiato sul lettino non arriverebbe a produrre. È aiutato dalle immagini che sono più vicine alle forme che popolano l’inconscio e che più facilmente calamitano queste forme cariche, queste impressioni che sono rimaste dentro la psiche soprattutto nelle fasi iniziali della vita.

    L’uso delle fotografie è utile allo psicologo sportivo, così come è utile filmare il gesto atletico che viene poi rivisto: a livello superficiale ciò serve per una questione di raffinatezza tecnica, per evidenziare gli errori nella realizzazione motoria, gli errori di acquisizione, di apprendimento, favorendo quindi l’apprendimento del movimento e delle strategie di gara ( vedi gli sciatori, i corridori…); ma a livello più profondo è utile per ri-vivere certe situazioni caratterizzate emotivamente.

    Il primo livello è fondamentale in quanto poter riscontrare una disarmonia nell'esecuzione del movimento aiuta a passare da un apprendimento per imitazione di altri ad un apprendimento speculare che, ripetuto, diviene automatico.

    A livello più profondo, non è tanto importante la specularità quanto l'evocazione di forme e di immagini interne che la vista di un determinato movimento può attivare e calamitare. Queste forme, a volte, possono essere disturbanti ed impedire o inceppare l'apprendimento o l’armonia nella sua esecuzione. Questa emergenza di forme cariche interne ha l’effetto di eliminare gli ingorghi che, a livello energetico, ne inceppano l’azione. Dopo aver notato gli errori tecnici l'atleta inizia ad individuare certi elementi di postura in determinati momenti della gara, inizia a stabilire rapporti con le figure degli avversari, descrive in minimi particolari il movimento, evoca il tempo e lo spazio in cui esso è avvenuto ed evoca gli elementi ansiogeni che si staccano dall'evento "gara" e vanno su altri livelli. Ovviamente nella psicologia dello sport non si lavora su nuclei profondi e destabilizzanti altrimenti si rischia di "perdere" l'atleta: si agisce solo su elementi che l'atleta stesso cerca ed esprime. L’intervento analitico non è per forza destrutturante e smembrante ma è ristrutturante: è un seguire fisiologico. La psicoanalisi porta alla psicosintesi cioè alla scomposizione di elementi che costituiscono.

    Slegando e scomponendo in elementi "semplici" un nucleo che è all'origine di comportamenti più o meno anomali, gli elementi si struttureranno subito dando origine ad una forma nuova e quindi a nuove forme di comportamento. La vera destrutturazione si rischia quando l’analista introduce nel paziente elementi che non appartengono al suo sistema. La sconfitta dell’analisi si ha quando, al suo termine, il paziente abbandona le sue passioni. E' importante ricordare la capacità di autoguarigione della natura.

    Noi non siamo fatti a compartimenti stagni: quando agiamo (ad esempio nello sport) ci portiamo dietro tutti i nostri problemi, i nostri sentimenti, i nostri vissuti che contribuiscono a costituire il gesto, il comportamento. Certo alcune tecniche possono aiutare a "buttare dietro alle spalle" i problemi ma andare più o meno in profondità dipende anche dal soggetto che si ha di fronte.

    Ora partiamo dalla storia dello sport.

    Gli atleti, una volta, erano un corpo che qualcun altro allenava. Ora emerge il bisogno da parte degli sportivi di ri-impossessarsi della propria psiche. Lo psicologo può aiutare questo ri-impossessamento aiutando a verbalizzare il gesto motorio che spesso è chiuso nel silenzio dell’azione. Spesso gli atleti non trovano le parole, perché non trovano in realtà neppure i pensieri: c’è una sorta di scollamento tra l’azione in quanto tale e la rappresentazione del movimento. Non c’è l'abitudine a verbalizzare i processi sintomatici: verbalizzare, reduplicare il movimento permette il miglioramento della qualità del movimento. L'atleta acquisisce lo strumento della rappresentazione mentale che ha l’effetto del prodotto chimico (ad esempio la dieta…). La rappresentazione è una forma carica che può aiutare o inceppare il movimento. E' necessario acquisire un linguaggio: la capacità da parte dell'atleta di esprimere la propria corporeità funge da elemento allenante come una molecola chimica. Se l'atleta si esprime con la propria motricità penalizzando, anche se relativamente, la dimensione mentale, lo psicologo può diventare lo specchio del mentale dell’atleta. Il lavoro è psico-somatico per eccellenza. Inoltre chi abbiamo di fronte non usa il proprio corpo per esprimere un conflitto ma per esprimere tutte le sue potenzialità. E per giungere a ciò deve creare il vuoto, lo schermo bianco: le forme che occupano la mente non devono interferire.

     

     

    INSIEME

     

    Vale per qualunque tipo di forma con una certa rigidità, struttura un certo campo di forze. Ogni ambientazione particolare con una funzione particolare è un campo di forze (ad esempio: un luogo formativo è un luogo che predispone all'apprendimento). Il setting è quindi un ambiente particolare con finalità particolari. Le forze sono determinate dagli elementi che lo compongono ma anche dal setting stesso, dall'insieme in quanto tale. Nel setting psicologico e psicoterapico, a prescindere dai due personaggi principali, avvengono processi di trasformazione e l'incidenza dell'azione dello psicoterapeuta è da ridimensionare. Per converso è la situazione di setting in quanto tale che favorisce gli scambi, le interrelazioni che sono movimenti energetici (anche se sono parole). Le parole investono una serie di organi estremamente complessi e creano energia per cui agiscono profondamente sul corpo, anche in senso psico-somatico.

    I processi riguardano la riattivazione di vissuti, di emergenze, di modalità espressive mentali ed emozionali che il soggetto che si rivolge allo psicologo ha in Sé. Anche lo psicologo ha elementi interni che si mobilitano e vengono in superficie attraverso la verbalizzazione (transfert). Tutte queste realtà sono composte da oggetti psichici, forme, rappresentazioni che emergono ed aleggiano in tutte le maniere. Caricano l'analista, la stanza, gli oggetti, anche le regole che sono preliminarmente pattuite tra il paziente e lo psicoterapeuta (orari, compenso...). Tutto è influenzato dagli elementi interni dei due attori che emergono sistematicamente.

    Tutto ciò avviene anche nel setting sportivo: può cambiare lo sfondo, l’insieme, gli attori ma le interazioni e i processi che emergono sono gli stessi.

    E' necessario distinguere il setting sportivo quando

    Il setting sportivo è una forma complessa con regole e dinamismi che caratterizzano la situazione. Lo sport non è stato inventato così come è adesso ma è una forma che si è creata nel corso del tempo per cristallizzazione di elementi che lo compongono. E' necessario cogliere il suo formarsi nel tempo per capirne la natura. Un approccio storico non è utile solo per una forma di cultura ma perché è solo attraverso una indagine su come si sono formati certi elementi qualificanti del setting sportivo che si può capire l’impatto dell’esperienza e la permanenza di quel setting che oggi è definito sport, con le reazioni che può indurre la forma sia in elementi interni che in quelli esterni (società).

    Lo sport come sport è nato con l’uomo: come forma di agonismo strutturato con regole ben precise ed organizzato nel tempo.

    Già in rappresentazioni antropomorfiche si trovano due individui legati tra loro che corrono e che danzano (diventati poi il simbolo della svastica).

    Risalenti all'antico Egitto si trovano rappresentazioni di giocatori di calcio raffigurati sulle pareti delle tombe, e nelle tombe venivano raffigurate scene di vita quotidiana. Le rappresentazioni si inseriscono in un ambito mitico: quello del Mito di Apophis.

     

    La connessione dello sport con un mito come intermediario di un rito. Lo sport è nato all'interno di un rito sociale o religioso che ripete attivamente un mito, un racconto verbale orale relativo ad esseri divini o intermedi ed è importante per le persone perché è cosmocomico, cioè

     

    Nell'antico Egitto credevano nell'esistenza di due mondi, uno in terra ed uno sottoterra e tutti i processi vitali erano determinati da leggi che attivate dalle stesse divinità. Partendo dall'alternanza notte-giorno è nato il mito di Apophis.

    Aphofis è il serpente cosmico che cerca di interrompere il ciclo vitale ed è distruttore di quell'ordine ciclico di tipo solare rappresentato da Osiride. Il mito rappresenta la lotta continua tra Osiride e Apophis ed è graficamente rappresentato da una forma circolare: il serpente che si morde la coda.

    La lotta vede vincente Osiride che taglia la testa ad Apophis e questa diventa una palla che viene lanciata da una parte all'altra tra le forza disgreganti ed aggreganti. La testa del serpente (che è l'elemento distruttore e di squilibrio nel sistema del mondo dominato dall'armonia cosmica) è centrale. Le rappresentazioni di giochi di palla per gruppi contrapposti ripetono questa lotta cosmica nello sport. Il rito ripete attivamente in cerimonie di festa il mito originario attraverso individui scelti, ad esempio sacerdoti. Il gioco sport ne è parte. Sia il racconto mitico che l’attivazione rituale hanno efficacia reale. Il gioco, lo sport si inserisce nel rito ed è parte integrante ed attiva del racconto mitico originario. Sia il racconto mitico, sia il rito delle sequenze narrative mitologiche hanno efficacia reale cioè non sono solo puro gioco/divertimento e non sono solo una cornice della festa e della cerimonia. Nel gioco si svolgono azioni ordinate per regole che sono connesse all'azione mitica e che ottengono effetti sulla comunità nel suo complesso e sui partecipanti, effetto di tipo magico e psicosomatico.

    La connessione dello sport col sacro e con il religioso, con una sfera umana così importante che tocca fibre affettive ed emozioni molto profonde, con una sfera delle credenze che vanno al di là di forme logiche, risponde ad urgenze, a problematiche e a conflitti che sono universali dando loro una organizzazione in grado di padroneggiarli.

    Sono problematiche attinenti a fatti della vita quali la nascita, la morte, la colpevolezza, il conflitto tra tendenze opposte avvertito dentro l'individuo oppure dentro la stessa società. Nel mondo egizio le feste con i giochi sportivi erano connesse a cerimonie religiose o a festeggiamenti per vittorie belliche e in queste occasioni gli sconfitti diventavano rappresentanti di aphofis e ritualmente uccisi. Era una rappresentazione a esito predeterminato. Il rito permette la continuazione delle leggi che governano il mondo evidenziando le forze che lo mobilitano e che sono generalmente di ordine opposto. Il sacro è garanzia dell’ordine costituito: le leggi permettono la permanenza stessa del mondo. Nei poemi omerici troviamo gare di nobili di schiere differenti. In Grecia lo sport viene strutturato come gara ossia il suo esito non è pre-determinato e dello sport si trova traccia nell'ambito dei funerali. In questo caso vi è una forte connessione tra lo sport e l'elaborazione del lutto. Lo sport non è occasione di festa ma è utile per superare il dolore del lutto: si svolgevano giochi che riproponevano la forza dell'eroe che lotta per battere il nemico. In questo caso il rischio di morte era presente per entrambe le parti che entravano in gioco. Non c’era pre-determinazione. La connessione tra sport, morte e sacro è una costante storica. Facendo riferimento al Cristianesimo, nelle lettere di S. Paolo una delle parole più ricorrenti è "agonistica". Lo sport era ormai consolidato e l’impegno cristiano era visto come lotta atletica. Il martire era un atleta.

    C’è una grossa differenza tra gioco e sport perché nello sport il setting ha una grossa valenza emotiva. Il soggetto entra in una forma pre-costituita (setting). Per ogni singolo elemento che entra nel setting sportivo si può ripercorrere lo stesso tipo di storia per vedere come si è cristallizzato, come è divenuto permanente e rigido. Da ciò la enorme difficoltà a cambiare anche solo una regola. L’elemento regola è differente dal gioco di regole, (sarebbe interessante capire quando è più opportuno per i bambini passare dal gioco di regole alla attività sportiva). Quando in certi atleti l’ansia raggiunge livelli così elevati da bloccare i gesti significa che si sono problematiche affettive. Quando si sceglie uno sport si entra in una forma pre-costituita e i movimenti sono determinati dal tipo di setting. Il setting di gara poi è diverso da quello dell’allenamento perché aumentano i rischi e si rende necessario l'utilizzo di elementi controfobici, difensivi per poterli superare. L'uso di talismani e di amuleti da parte di quasi tutti gli atleti dimostra l'esistenza di questa paura data o dalla percezione di essere in un campo minato oppure dal fatto che nell'atleta emergono problematiche che lo predispongono alla paura.

     

     

    Retaggio filogenetico di difesa: si è tramandato il pericolo di vita, regole di tutela.

     

    Esistenza individuale: la storia personale è scandita da tappe evolutive con problemi e situazioni conflittuali, risposte difensive che strutturano la personalità dello sportivo. Problema: che rapporto c'è tra il retaggio di difesa filogenetica e l'esistenza individuale; quanto il retaggio filogenetico può semplificare i vissuti personali riequilibrandoli; quanto possono compensare i vissuti che caratterizzano la storia personale dell'atleta; quanto questi vissuti personali possono cozzare contro il retaggio filogenetico e creare problematiche all'atleta.

    Il vero campione sa attivarsi al momento giusto: né prima, né dopo.

    Alcune forma d'ansia si possono sviluppare in fase evolutiva.

     

    La religione mette in atto una serie di comportamenti (come il rito ed il mito), di idee, di pensieri e comportamenti che servono a organizzare il mondo interno degli individui. Ogni cosa ha il suo posto, anche l'aggressività o la colpa. Dalla chiesa si esce pacificati con se stessi come da un allenamento.

    Pensiamo alle forme degli spazi dove si pratica sport: sono ellissi, cerchi, rettangoli, quadrati. Anche negli sport come la canoa si strutturano vie geometriche.

    Il luogo dove nei tempi passati avvenivano i giochi era una zona sacra, sottoposta a tabù alla quale si poteva accedere solo se in possesso di certe condizioni e solo certi individui erano quindi autorizzati. La zona sacra era una zona delimitata dal resto dello spazio intorno che era profano. Al suo interno tutto era previsto, programmato ed organizzato. Tra il "dentro" e il "fuori" vi era la dicotomia : puro - impuro buono &emdash; cattivo

    La sfera religiosa ha un grosso valore economico perché è fonte di riequilibrio.

     

     

    REGOLE

     

     

     

    Nella definizione di setting troviamo il termine "regole": la stessa parola fa subito pensare a trasgressione. Le regole sono poste in quanto segno perenne di trasgressione.

    Vediamo l’esempio: il doping (definibile come aiuto non socialmente accettabile) è una forma di trasgressione di regole, ma nello sport professionista tutti si "dopano": la trasgressione diventa regola e i migliori sono quelli che riescono a trasgredire senza farsi beccare. Mito di EDIPO. Edipo viveva a Corinto convinto di essere figlio naturale dei genitori con i quali viveva. Al tempo di Edipo c’erano già le Olimpiche che erano feste religiose, e lui era bravo negli sport: era un discobolo bravo ma barava sul peso e sulla misurazione. Per questa sua caratteristica era odiato da altri sportivi nobili. In occasione dello svolgimento di una gara nella quale aveva barato gli viene rivelata la sua condizione di figlio adottivo. Ecco che Edipo va a Delfi a consultare l'oracolo per sapere la sua storia. ( § ). Edipo trasgredisce le regole, ma con questo suo modo di essere salva Atene dalla persecuzione della sfinge e cerca di salvare Tebe dalla peste: lui è il colpevole, la causa della peste, ma è lui stesso la sua cura: è un farmaco. "Farmaco" ha due significati: veleno oppure antidoto, cura. Edipo, che trasgredisce le regole, va verso la auto-distruzione : la morte del padre, il suicidio della madre, l'auto accecamento. Nel setting sportivo ciò che tiene insieme i vari elementi sono le leggi che ne regolano la forza, cioè le regole. Trasgredendo si rompe il setting sportivo, si sfalda la forma caratteristica della sua realtà con gravi conseguenze per lo sport stesso e per gli individui che lo praticano, attori ed elementi di questa forma.

    La ricerca della vittoria o del buon risultato a qualunque prezzo e con qualunque tipo di mezzo è autodistruttivo (in senso fisico, in senso psicologico e in senso sociale); fa pendere la bilancia di quella forma che è lo sport nella direzione di una delle due forze che lo sport stesso mette in gioco: quella aggressiva e distruttiva. Anche in questo caso è possibile fare un parallelo con la psicoanalisi e il concetto di pulsione di vita e pulsione di morte. Nello sportivo c'è la percezione e il desiderio di eternità. Ecco che ricompare il discorso religioso della vita dopo la morte.

    Ormezzano sostiene che nel terzo millennio non esisterà più lo sport , e lui ha seguito ben 18 olimpiadi: lo sport è cambiato, si parla di mercificazione dello sport come se ci si muovesse in un’azienda e se lo sportivo accetta il gioco ne è anche lui responsabile.

    Lo sport sembra essere sempre più staccato dalle sue radici e diventa una "scheggia che rischia di impazzire". Le regole sono e verranno cambiate nel corso del tempo e ciò spiazza gli attori del setting. La trasgressione e la manipolazione delle regole segue il mutamento globale del sistema dello sport.

    Fino a che punto la trasgressione è tollerabile e quando passa il limite consentito?

    Fino a che punto è fisiologica, è una forza che fa parte e regola il setting e quando, invece, rischia di far saltare tutto il sistema?

    Sono le due facce del briccone (Trixer): possono essere gli elementi positivi che mutano il quadro del sistema e creano, oppure può essere il dissolutore, gli elementi che scompigliano l'equilibrio fino al punto di rovinare. Anche la trasgressione delle regole ha in Sé elementi positivi, permette di dare libero sfogo alla creatività.

    Super io: più rigido o più vicino all’ideale permette scambi più sintonici nei confronti dell'ambiente.

    La trasgressione delle regole evoca due realtà sociali antitetiche:

     

     

    Nella prima forma, aggregazione sociale mediante patto, inseriamo tutti i legami che sono pericolosi, estremi, che sono legati alla vita e alla morte: sono forme sociali tipiche, ad esempio, dei gitani, della mafia, dei massoni. Anche l'ebraismo è fondato su un patto di sangue. Questo lega talmente forte i membri che non esiste più altra regola ed esiste una identificazione totale da parte dei membri: per ogni cosa che facciano devono essere difesi. E' una brutta posizione perché si esce dalla realtà; sono gruppi chiusi e non riescono a legare ed a integrarsi con i gruppi diversi con i quali vengono in contatto. Tutto ciò si rivela pericoloso e distruttivo. Il gruppo si dispone a diventare capro espiatorio nei confronti della società perché si arrocca su di Sè e si pone come diverso dagli altri, appartenente ad una realtà che non è condivisa. Siamo in una dimensione pregenitale, in una fase fusionale caratteristica del primo anno di vita.

    Le regole che regolano il setting sportivo distinguono bene i due poli all'interno delle relazioni. Il patto diventa pattuizione, cioè patto per trasmissione di regole. C'è scambio, varietà, interazione e distinzione tra i due poli; non c'è ricerca del potere assoluto privo di regole ma la ricerca di conquiste progressive nella relazione e nel rapporto. Nel setting sportivo la dimensione regole (accettazione e osservanza) è:

     

     

    Interpretare le regole significa viverle meglio ed introiettarle; ciò può essere interpretabile come trasgressione ma se "devo fare" è meglio che mi convinca che "voglio fare": il dovere implica sempre un peso maggiore del volere. Non si cambia la situazione ma si vive meglio.

    Il "briccone" (Trixer) è un integratore, è quello che posso e voglio, è l’anti "devo".

    Attenzione che non diventi un tiranno, il Farmaco, il doping.

    Anche lo sport abbiamo detto subisce i tempi della società. L'atleta vive e sente i tempi dello sport che sono gli stessi di quelli della società. Le regole sono metafore che rappresentano i vissuti e si propongono nel campo delle metafore della vita. Possono essere condivise ma comunque difficili da attuare.

     

     

    L’ansia è una tematica centrale per qualsiasi attività.

    Spesso si ripropone la dicotomia mente corpo, che si riporne anche nella scelta vado dal medico o dallo psicologo? È importante riproporre lo psicosoma dell’atleta senza trattini e divisioni, psicosomatico non nel senso di eziopatogenesi mentale con effetti corporei, ma nel senso in cui il soma è psichico, le cellule in quanto tali sono psicosomatiche, sia quello nervose che quelle dell’apparato osseo.

    Il linguaggio stesso ha effetti sul piano fisico perché le emozioni possono essere elaborate, hanno effetti diretti sul piano somatico in quanto possono portare a blocchi e a disturbi fisici. Tutto ciò che è somatico è psichico, e tutto ciò che è psichico è somatico.

    Ad esempio, attraverso la visualizzazione si ottiene un mutamento sul piano fisico, durante il sogno (fase REM) si esprimono e si realizzano determinati contenuti psichici inconsci che emergono concatenati abbassando globalmente lo stato di eccitazione, le conseguenze sono psichiche e fisiche.

    L'eccitazione corre su un continuo che va dal Coma/sonno profondo alla frenesia/disturbi.

     

    Nello sport l'eccitazione è tensione muscolare, scheletrica, nervosa, e tutto ciò prima delle gare predispone l'organismo alla prestazione. L’ansia d’attesa è un allarme che si attiva anche solo rappresentandomi la situazione. L'attivazione è psicosomatica perché ciò che attiva l'organismo può essere dipendente da situazioni o da oggetti.

     

    Gli oggetti mentali hanno una permanenza che permette uno stile di vita stabile e sufficientemente equilibrato (concetto di identificazione proiettiva - Klein), se così non fosse ci sarebbero crisi di personalità e di identità che possono portare fino alla morte. Gli automatismi come il respirare permettono la sopravvivenza, e per qualcuno la morte in culla è dovuta al non funzionamento di questi oggetti psichici introiettati per copia.

    Un adolescente cerca un allenatore solido, che divenga la personificazione di un immagine , che è vitale, che nutre, difende e segue su tutti i livelli, non solo su quello sportivo.

     

    Certe situazioni attivano il nostro organismo in modo squilibrato. Queste deviazioni del continuum provocano una messa in allarme dell'intero organismo che per padroneggiare e controllare lo squilibrio, attiva dei comportamenti che possono essere di attacco o di fuga. Non è la situazione che scatena l'istinto ma è l'eco interna che la attiva e che, a sua volta, attiva il corpo che è il motore. La benzina è psichica e ogni cellula riconosce la situazione di pericolo e risponde in maniera autonoma. Ogni cellula ha memoria di esperienze di possibile squilibrio e reagisce di fronte ad esperienze simili quelle memorizzate a livello cellulare. Per esempio il sistema immunitario reagisce e lavora attraverso un processo di riconoscimento e scarica una serie di difese che contrastano il pericolo estraneo (legge del simile cerca simile). Il principio di riconoscimento è il principio fondamentale della psiche che ha caratteristiche di duplicazione e rappresentazione quelli che sono i processi somatici e il corpo stesso. La rappresentazione è l'elemento psichico per eccellenza, fotografare e tenere.

    L'attivazione è psichica nel senso che il nostro corpo si rappresenta delle situazioni ansiogene o di pericolose che attivano l'organismo. L'attivazione è globale / organica ed è attivata dalla psiche. Si può abbassare l’eccitazione con dei pensieri, il desiderio è psichico, è un aspetto qualitativo della pulsione, il bisogno è più fisico. La soddisfazione o meno della pulsione si imprime nelle cellule così come l'attivazione, rimangono tutte tracce mnestiche impresse nell'apparato psicosomatico della persona.

     

     

     

    ANSIA DI TRATTO

     

    Predisposizione stabile, tendenza a reagire in modo ansioso con stato di allerta, tensione, inquietudine, a situazioni vissute come pericolose. Questo tipo di ansia è simile alla nevrosi fobica.

    Siamo noi a leggere e interpretare. Le risposte delle persone sono varie. Si può intervenire per correggere e limare, ma prima si deve distinguere se sono ansie copiate o trasmesse. Molti conflitti quotidiani derivano da identificazioni con figure primarie che realmente possiedono la qualità che noi abbiamo appreso e fatto "nostra". La qualità (o negatività) se trasmessa può fissarsi lungo le generazioni e divenire stabile (come certe malattie organiche che si ripetono per generazioni).

    Come si interviene allora su una situazione trans-generazionale di ansia strutturale? Si dice che non si può, ma qualcosa si fa con la psicoterapia. Si possono attenuare tecniche di rilassamento o comportamentali (mental training) ossia tecniche che mirano a sostituire delle formule a delle rappresentazioni interne della persona di una certa colorazione negativa con altre connotate positivamente. Possono essere utili anche perché non vanno in profondità. Nell'ansia di tratto qualunque situazione ansiogena di oggi è esattamente identica strutturalmente ad altre situazioni ansiogene passate. Ciò che vivo oggi è ciò che vivevo quando avevo 5 anni e quando il mio nonno si trovava nella stessa situazione. Un allenamento alla descrizione sempre più complessa della situazione ansiogena porta alla scomposizione e all'analisi della situazione e della risposta ansiosa. Si scompone la situazione e la risposta in elementi elementari che possono non aver nulla a che fare, e poi si passa alla confrontazione degli elementi nella stessa persona e nella famiglia. L’effetto è una notevole presa di coscienza, apporta nuova conoscenza. Negli sportivi legate a queste ansie si possono trovare aspetti esibizionistici con una forte colorazione sessuale

     

     

    ANSIA DI STATO

     

    E' una manifestazione ansiosa di timore, incertezza, irrequietezza sul piano psichico e di agitazione psicosomotoria che sopravviene in determinate situazioni. Non è strutturale quindi non è costante, ma estemporanea è variabile all'interno della vita ed è connessa con l'importanza rivestita dalle situazioni. Si assimila ad una nevrosi ossessiva oppure ad una intermedia (fobico- ossessiva)

    Qui è forte l’elemento soggettivo, ci sono però situazioni che sono di per se ansiogene. Nel calcio l'ultima di campionato è una situazione eccezionale e fortemente ansiogena mentre per un calciatore può essere fortemente ansiogena la prima partita in casa. L’attivazione può essere la stessa dell’ansia di tratto, e qui vanno molto bene le tecniche comportamentali.

    Vi sono diversi tipi di ansia:

     

    Operativamente la distinzione è utile perché la risposta può essere a prevalenza cognitiva o somatica e ciò permette di mirare ulteriormente l'intervento.

     

    Ripetere mentalmente è fondamentale per qualunque forma di ansia, si deve imparare a memoria e rivedere tutti i particolari con una modalità quasi ossessiva. La tendenza ossessiva è assai presente nel mondo sportivo.

    Nella visualizzazione si possono scegliere diverse modalità. Io che mi vedo, io pubblico che vedo il gesto che faccio. Si usano le cassette dei campioni preferiti per studiare il gesto e per ripeterlo mentalmente. Si può rappresentare lo stesso risultato in un sogno.

    L’individuo cresce e si costruisce con l’autorappresentazione, con l’attivazione del sistema visivo e percettivo. Per correggersi è molto utile vedere se stessi, poiché si va a correggere il percorso neurale. È facile correggere con la visualizzazione poiché uso situazioni e ricordi, esperienza positive e negative. Cambio le formule i verbi gli aggettivi per padroneggiare meglio l’ansia nelle gare successive.

     

    L’ansia non è necessariamente qualcosa di negativo.

    Ragionamento della U inversa: che varia da individuo a d individuo

    ansia bassa bassa attivazione bassa performance

    ansia alta alta attivazione alta performance

     sotto un certo livello se no se supera la soglia la performance si abbassa.

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