UTILIZZO TRASVERSALE DELLA PSICOLOGIA DELLO SPORT
Paola
Sacchettino
La mia formazione è quella d’Insegnante di Educazione
Fisica, prima nella Scuola Media Inferiore, poi, a tutt’oggi, nella
Scuola Media Superiore.
Il contatto con i ragazzi, dapprima più piccoli, ora adolescenti
in età compresa tra i 14 ed i 19 anni, mi è sempre piaciuto, ma
le mie cognizioni di Psicologia sono state sempre un po’ carenti.
L’ISEF, per come l’ho frequentato io 25 anni fa, non
prevedeva che un misero esame di psicologia generale, senza particolari
approfondimenti sull’età evolutiva, sull’adolescenza e su
tutti quegli argomenti che avrei dovuto affrontare entrando in contatto con
degli esseri umani da formare.
L’educazione
alla percezione del proprio sé corporeo, al riconoscimento dei confini
individuali, può essere transito per il riconoscimento di quelli
relazionali, di gruppo. Proprio utilizzando, ad es., le dinamiche di gruppo, il
role playing, proponendo test e tecniche che mi sono state fornite proprio da
questo corso, è divenuto possibile contribuire alla riduzione di
comportamenti sabotanti per sé e per l’altro.
Ho
potuto dare l’opportunità di sperimentare in uno spazio, un tempo,
attraverso il gruppo, la messa in gioco di alcuni aspetti della
corporeità, con le sue produzioni (tono, movimento, postura, sguardo,
voce), quali veicoli attraverso cui s’instaurano la comunicazione e la
relazione.
Dai discorsi e dalle riflessioni emerse in questi anni dai colloqui con i miei allievi ho dedotto che i ragazzi, nell’età dell’adolescenza, hanno “fame” di psicologia, nel senso che hanno bisogno di occuparsi di sé e di esternare le proprie sensazioni e i propri sentimenti. Un’altra considerazione è legata alla comunicazione verbale, paraverbale e corporea. Si percepisce l’importanza del comunicare e la difficoltà che ognuno ha nel lanciare messaggi congruenti (verbali e non) e a captare quelli dell’altro. Non solo le parole “dicono”, ma tutto il corpo, il tono della voce, le espressioni mimiche, ecc.
Anche l’appartenenza ad un gruppo, con le sue regole, risulta per la quasi totalità degli adolescenti un’esperienza importante e formativa.
L’esperienza di “tutor” al Corso di Psicologia dello Sport è stata per me, lo è tuttora, altamente formativa sotto tanti punti di vista. Il seguire nuovamente le lezioni, essendo non più studente, mi ha dato la possibilità di osservare e riflettere sulle esperienze già provate in prima persona, ma osservate “dal di fuori”. E’ stato curioso ripensare a ciò che avevo sperimentato facendole personalmente e poter rilevare le reazioni, le osservazioni, il coinvolgimento di ognuno degli studenti del corso. Inoltre, non meno importante, il rapporto creatosi tra i corsisti e me, in una posizione privilegiata di osservatrice – collaboratrice – punto di riferimento on – line, è risultato piacevole e costruttivo, almeno per me, con tutti. Spero lo sia stato altrettanto per i loro.
Oltre a tutto ciò il mio interesse per l’ipnosi, la sua storia, le tecniche, le applicazioni, unito agli spunti interessantissimi che ho potuto trarre dallo studio, se pur ancora superficiale, delle Neuroscienze, del Costruttivismo, della Cibernetica, della Psicologia naturalmente, del Counselling, hanno avuto per me un’importanza fondamentale al fine di dare un nuovo senso alla mia vita professionale e personale. Mi si sta aprendo un mondo al quale, fino soltanto a due anni fa, non avrei mai immaginato di potermi avvicinare.
In conclusione, fino ad ora, non ho avuto esperienza di Psicologia dello Sport, per quanto riguarda l’ambito delle società sportive e l’intervento su atleti, agonisti e non, ma posso
testimoniare che i suoi principi sono applicabili in tutti i settori: scolastico, educativo, professionale, nei rapporti interpersonali, ecc.