VIVERE LO SPORT
UNO SPACCATO SULLA GINNASTICA RITMICA
C.Destefanis D.Bardelli
RELAZIONE PRESENTATA IN DATA 13 GIUGNO 1998 PRESSO LA SEDE DELL’ORDINE DEGLI PSICOLOGI
DEL PIEMONTE NELL’AMBITO DI UNA GIORNATA DI STUDIO SUL TEMA : “AMBIENTE ATLETA PRESTAZIONE.
IL SISTEMA DI RIFERIMENTO DELL’ATLETA IN RELAZIONE ALLA PERFORMANCE”.
L’intervento nasce con l’intento di stimolare alcune riflessioni sulla Psicologia
dello Sport passando attraverso una lettura della Ginnastica Ritmica.
Per aprire una “porticina” su questo sport si è pensato di raccogliere informazioni,
in modo diretto, proponendo un questionario ad alcune ginnaste, ed ai rispettivi
genitori, di una societa sportiva piemontese. E’ pervenuto un totale di 44 questionari
(15 ginnaste, 15 madri, 14 padri) ognuno di questi composto da circa 40 domande,
alcune con risposte aperte e altre a scelta multipla. Non verrà presentata
l’analisi quantitativa ritenendo più importante approfondire l’aspetto dei
contenuti.
Il lavoro non ha la pretesa di essere una ricerca bensì nasce con l’intento
di dare una chiave di lettura di questo sport ponendo l’attenzione sugli aspetti
psichici e relazionali della disciplina.
Il titolo da noi proposto “Vivere lo sport: uno spaccato sulla ginnastica ritmica”
non solo vuole sottolineare le cose suddette. La parola Vivere non è scelta
a caso: le ginnaste a cui si fa riferimento gareggiano a livello agonistico, hanno
allenamenti di tre ore per quattro giorni la settimana e, a nostro avviso, un tempo
simile scandisce e definisce in modo piuttosto netto la vita di una persona; da sottolineare
che l’attività di cui sopra è di livello medio serie B o C, ed è
specifica di quella società. Ad alti livelli ormai vi sono i centri permanenti
in cui le bimbe vivono, hanno scuole speciali e si allenano almeno 6 ore tutti i
giorni. A questo proposito ricordiamo che non è uno sport remunerativo a nessun
livello e che anche diventando allenatrici non si può fare affidamento su
uno stipendio degno di tal nome.
Le riflessioni che presentiamo sono dovute a nostre analisi, ai risultati dei questionari,
e a lunghe “chiacchierate informali” avute con le allenatrici. Detto questo scendiamo
nello specifico e vediamo che la ginnastica ritmica è una disciplina con la
grande particolarità di invadere solo l’universo femminile. Da una decina
d’anni esiste anche a livello più sperimentale tra gli uomini ma è
racchiusa tri ranghi dell’ ISEF.
Una cosa che non può non colpire è come sia uno sport di giovani o
meglio di giovanissimi. Ci siamo chieste se vi sono altri sport con una età
media così bassa, non tanto nell’espressione quanto nel raggiungimento dei
massimi livelli (ci farebbe molto piacere ricevere informazioni anche discordanti
per ampliare le riflessioni in altri ambiti) e l’unico che abbiamo trovato è
la ginnastica artistica famminile dove l’età si abbassa ancor di più.
La G.R. è uno sport che vede la massima espressione intorno ai 16 anni, basti
pensare che sono rare le ginnaste che arrivano ai 20 anni.
Riflettendo e parlando con qualche allenatrice si è provato ad evidenziare
alcuni elementi che concorrono a far si che questo sia proprio uno sport per giovanissime,
le ipotesi sono poi state confermate da quanto dicono le ginnaste ed i genitori rispetto
ai motivi che portano ad interrompere l’attività. Premesso che la ginnasta
modello, quella dalla quale si possono ottenere prestazioni eccellenti, potrebbe
essere descritta come: longilinea, coordinata, sciolta, magra, atletica, elegante,
intelligente, tenace, disciplinata, educata al lavoro, comunicativa, espressiva,
equilibrata, dotata di un certo grado di freddezza ed esibizionista, salta subito
all’occhio come il mutamento fisico-biologico possa creare così evidenti cambiamenti
da essere una variabile assai rilevante, anche se molte di più sono le doti
cognitive-emotive richieste: nelle palestre si sente parlare di bambine con testa.
Una cosa è certa: se non si hanno le doti fisiche non basta la buona volontà,
non serve fare evoluzioni, quali un “lancio tre capovolte con ripresa a terra”, elementi
visivamente scenici difficili da eseguire che hanno però poco valore, se non
si riesce a “tirare le punte dei piedi”, cosa altrettanto importante che richiede
grandi allenamenti, anche se può sembrare la cosa più facile.
Dai questionari è emerso che per le madri i due motivi principali per cui
si smette sono: la perdita dell’entusiasmo e la nascita di altri interessi (33%)
e i cambiamenti fisici (27%). Le ginnaste a questi dati aggiungono la compatibilità
scolastica, la fine del divertimento, la perdita di gratificazioni, e circa il 40%
individua nei 17-18 anni il termine della carriera.
Il 50% dei padri pensa che si concluda per limiti di capacità, di giovinezza,
per le trasformazioni del corpo, la perdita di elasticità o per il sopraggiungere
di altri interessi. I genitori sembrano non accorgersi della peculiarità dello
sport e dell’impossibilità di praticarlo a lungo, non pensano infatti che
vi sia un’età per smettere: basterebbe guardarsi intorno per accorgersi che
le ginnaste con più di 18 anni sono una mosca bianca. Le allenatrici, per
spiegare l’abbandono, parlano di diminuzione del fattore motivazione in quanto con
gli anni il lavoro diventa ripetitivo ed i risultati sono pochi (soprattutto se parliano
dell’Italia che non è competitiva a livello Europeo dove “le russsie ” la
fanno da padrone).
La ginnastica ritmica, anche se da poco, si è a buon diritto inserita nelle
discipline olimpiche ed è uno sport in cui grazia e femminilità sono
così necessarie da ricordare con forza gli ambiti dello spettacolo e della
danza. Non a caso molte ginnaste passano poi a queste attività terminata la
loro carriera.
Altra particolarità è che una volta finite le attività agonistiche
si chiudono le porte con questo sport: un corridore continua a correre, un nuotatore
a nuotare, uno sciatore a sciare una ginnasta non si fa due lanci per diletto.
Una ginnasta dedica la sua adolescenza alla palestra e con 20 anni lascia tutto se
non per rientrare come allenatrice, dai questionari emerge che il 33% delle ginnaste
lo desidera.
Si è pensato di somministrare il questionario sia alle ginnaste che ai genitori
per verificare
cosa i genitori si aspettano da queste ragazze, cosa credono che le ragazze provino
e vivano e in che misura loro stessi partecipano. Sarebbe stato molto interessante
fare altrettanto con le allenatrici ma questo è solo un lavoro preliminare
al quale potrebbe seguire un approfondimento chiedendo la collaborazione delle maggiori
società del Piemonte.
Poichè le atlete sono ancora bambine o preadolescenti, non basta la loro buona
volontà, ci vuole anche quella dei genitori che le portano agli allenamenti
ed organizzano la loro settimana e i Week end, spesso impegnati in gare, in funzione
delle figlie. Interessanti elementi sono emersi dai questionari. Un gruppo di domande
è stato fatto ai genitori riguardo all’impegno che ritengono esista per loro,
per le figlie e secondo le figlie. Scopriamo che per i parenti gli allenamenti delle
figlie sono: impegnativi 34% molto impegnativi 29%, un altro 29% abbastanza impegnativi
e i restanti troppo impegnativi. Per quanto riguarda ciò che a loro avviso
vivono le figlie dicono: impegnativi il 38%, molto impegnativi 28%, abbastanza impegnativi
31%, il restante poco impegnativi.
Infine per la loro persona il 59% ritiene l’impegno accettabile, il 24% poco o niente
impegnativo e nel restante troppo o molto impegnativo.. Curioso che da singoli casi
sia emerso come il genitore veda più impegnativo il suo portare la figlia
in palestra piuttosto che l’impegno della figlia stessa.
Infine il 44% dei genitori accompagna sempre le figlie alle gare, con una maggioranza
di mamme, il 34% lo fa spesso ed il 22% solo qualche volta. Vediamo come l’ambiente
di riferimento, trattando qui solo la famiglia, non possa non essere preso in considerazione
perchè è palese come sia coinvolto tutto questo organismo e la sua
organizzazione: pensiamo se in una famiglia i figli fossero due e facessero entrambi
attività sportiva come sarebbe complicato gestirsi. Sicuramente risottolineerei
che se la famiglia non partecipa e non collabora, da sola la ragazzina non potrà
dedicarsi all’attività nei termini necessari per raggiungere dei risultati,
per cui potremmo forse dire che dietro un atleta c’è la sua famiglia, presente
in modo forte e determinante. Questa presenza non è solo fisica, diremmo che
è anche o forse soprattutto psicologica. Ad esempio le ginnaste ci dicono
nel 20% che lavorano peggio se i genitori sono presenti agli allenamenti (a causa
dell’agitazione e del sentirsi particolarmente osservata), e che il 53% commenta
l’esecuzione degli esercizi. A questo proposito è untile dire che la G.R.
ha un codice assai complesso ed è quasi impossibile che un non esperto sia
in grado di rendersi conto di quali siano le difficoltà e di cosa davvero
conta. Ad esempio: se in un esercizio con la palla l’attrezzo cade l’errore è
eclatante, colpisce l’occhio ma in realtà poco si perde, invece se si fanno
“un giro e tre quarti” anzichè due l’errore è molto più grave,
ma un occhio inesperto non è assolutamente in grado di accogersene, per cui
a volte i commenti dei non tecnici sono inappropriati e creano inutili confusioni.
Questo è un grosso problema che rilevano le allenatrici, le quali a volte
fanno fatica a lavorare se i genitori si trasformano in allenatori. Tornando a come
le bambine vivono i commenti vediamo che una sola ne è contenta mentre le
altre sono infastidite, si arrabbiano, si dispiacciono e si sentono incapaci. Troviamo
interessante notare che il il 90% dei genitori pensa che i commenti siano privi di
influenza poichè la figlia è “giudice di se stessa, ha le sue convinzioni,
è indipendente”.
Se chiediamo alle atlete cosa potrebbero fare i genitori per aiutarle, il 42% dice
“nulla” altre vorrebbero essere: incoraggiate, ascoltate, non criticate seguite a
casa quando inventano un balletto, lasciate in pace in palestra. Vorrebbero inoltre
non sentire commenti sulle compagne e potersi recare più spesso ad allenarsi.
Risposte simili a livello di contenuto vengono date quando si chiede alle ginnaste
che cosa vorrebbero che i genitori non facessero: non vorrebbero correzioni o rimproveri
o commenti quando perdono. Appare curioso che ad una domanda posta per raccogliere
dati in positivo, che potessero valorizzare la figura genitoriale, vengano date risposte
riguardanti per lo più azioni “del non fare” : ciò presuppone che vengano
agite e che siano anche fastidiose.
Poichè il tema specifico della mattinata è la relazione tra ambiente
e performance riteniamo interessante presentare i risultati riguardo alle domande
poste sull’argomento gara: cosa dicono i genitori, come si sentono le ginnaste con
genitori presenti o meno e soprattutto cosa provano le ginnaste e cosa i genitori
credono le ginnaste provino. Questa domanda la riteniamo interessante perchè
crediamo che una persona si comporti nei confronti di un’altra in base a cosa crede
quest’ultima stia provando in quel momento, e se poi la persona interessata prova
cose differenti non si ha un giusta corrispondenza tra il bisogno di una ed il dare
dell’altra.
Abbiamo voluto raccogliere le frasi tipiche che vengono rivolte alle figlie in tre
contesti differenti: prima di una gara, dopo una gara andata male, dopo una gara
andata bene. Riportiamo le frasi: :
prima di una gara,: fai del tuo meglio, in bocca al lupo, è la logica
conseguenza degli allenamenti, concentrati, comunque vada sarà un successo,
dai tutto quello che hai, tranquilla, la bacio e l’abbraccio, importante è
partecipare dicono i padri, le mamme nel 33.% cercano di tranquillizzarle, le altre
fanno gli scongiuri, consigliano piccoli stratagemmi (sorridi) e incitano alla vittoria.
dopo una gara andata male, il 42% dei papà ed il 20% delle mamme dice
alla prossima, pazienza, non ti preoccupare non importa dice il 53.3% delle mamme,
vi sono poi i cerca di migliorare, sarai più contenta la prossima volta, brava
lo stesso, cosa è accaduto?, la bacio e l’abbraccio
dopo una gara andata bene Il 42% brava, bravissima, complimenti, sono orgoglioso,
abbraccio e bacio. C’é una mamma che ammette di trovare alla figlia, comunque
vada la gara, difetti da rivedere ed elementi da migliorare
Rispetto a come la presenza dei familiari alle gare possa influenzare il risultato,
abbiamo un 79% di genitori che non ipotizza vi siano differenze significative legate
alla loro presenza o assenza, in accordo sono il 67% delle figlie. Il 21% dei genitori
crede che le prestazioni megliorino se loro sono presenti e concordano il 27% delle
bimbe le quali affremano di sentirsi più sicure, di apprezzare la tifoseria
e di poter dimostrare quanto valgono. Vi è poi una bambina che si agita e
peggiora la performance in presenza dei genitori, ma pare che questi non se ne siano
accorti. I dati non sono molto discordanti ma ricordano comunque che riferiti al
caso singolo possono determinare atteggiamenti non “rispettosi” dei desideri altrui.
Come già detto abbiamo chiesto sia alle ginnaste che ai genitori che emozioni
provano le atlete in gara: vediamo le percentuali di risposta per ogni emozione da
noi proposta: (lucido n° 1). Tra le emozioni elencate quelle più spesso
provate sono la paura di sbagliare e la voglia di vincere con una percentuale del
40% seguite dalla sensazione di paura (13.3%). La sensazione che provano meno spesso
riguarda il sentirsi sicure (26.6%) seguite dalla sensazione di stanchezza (20%)
e dalla paura di perdere o di essere giudicate (13.3%). Risulta evidente come i genitori
tendano a sopravvalutare le emozioni provate dalle figlie, ossia credono che queste
provino molte più sensazioni di quanto in realtà non accada.
Poichè riteniamo che l’attività sportiva influisca sulla quotidianità
di queste ragazzine abbiamo dato a genitori e ginnaste un elenco di attributi e chiesto
se li consideravano presenti o meno, la domanda specifica era: come ti ha cambiato
la ginnastica ritmica? (lucido n°2). Gli elementi interessanti riguardano la
non corrispondenza di giudizio su alcune caratteristiche, ad esempio la percentuale
delle bambine che si trovano più belle grazie alle ginnastica è del
53% mentre il cambiamento è avvenuto per il 72% dei genitori. Situazione analoga
si verifica se si parla di essere maggiormente occupate, sveglie ed indipendenti.
Accade il contrario quando si parla dell’essere più timorose. Le bambine sono
descritte come grandi, indipendenti e adulte nei loro comportamenti e nelle loro
decisioni anche se sono bambine con un’età media di 13 anni e questa loro
autonomia appare innata: nonostante 9 madri su 15 abbiano scelto di persona lo sport
per la figlia, le bambine sembrano ininfluenzabili secondo le madri stesse.
Consapevoli che le ritualità e i portafortuna sono sovente presenti laddove
vi sono delle competizioni chiediamo se hanno dei portafortuna, se vi sono dei riti
da loro eseguiti o da qualcun altro: scopriamo che la metà ha dei portafortuna
Tutte hanno un peluches altre variano dalle collanine alle retine per i capelli o
abbigliamenti particolari o zuccherini. Le ritualità compiute sono varie,
le più tipiche: eseguire le stesse azioni la sera prima, la pettinatura o
il vestito sempre uguale, baciare gli attrezzi, incrociare le dita, farsi l’auto-
inboccaallupo. Per quanto riguarda gli altri non vogliono gli auguri, e i complimenti,
ed importante è l’inboccaallupo delle compagne. Qualcuna poi non vuole il
papà in palestra, ma questo è forse un dato interessante su altri versanti.
Come avrete capito la Ginnastica Ritmica è uno sport che non da gratificazioni
economiche e che può evidenziare problemi a livello osteo muscolare, dove
il tempo da dedicare è moltissimo, dove l’impegno è forte soprattutto
se si calcola che si parla di bambine, ma allora perchè vanno in palestra?
Perchè ne restano estasiate perchè non possono rinunciare a quella
palla ed alla gioia di aver raggiunto il livello delle ginnaste più grandi
che da piccoline vedevano in palestra fare delle cosa che allora avevano un fascino
quasi magico, senza ancora sapere che quel lancio era stato provato centinaia di
volte. In questo ambito l’imitazione è molto importante, così come
l’ammirazione che si prova per le grande ginnaste di tutti i tempi o per le ginnaste
della stessa società che sono arrivate a far parte della nazionale. Dalle
risposte che le bambine danno sulle motivazioni per cui la ginnastica ritmica piace
troviamo: l’impegno, i meriti, le soddisfazioni personali, l’atmosfera, le emozioni
date dal partecipare alle gare.
Il 47% ha sempre voglia di andare in palestra, il 27% spesso, il 20 % solo qualche
volta mentre il 6% qualche volta no.
Forse ciò che spinge le atlete è un mettersi alla prova con le prorpie
possibilità e raggiungere un traguardo che se per il velocista sono i 100
metri in 9 secondi per loro è l’esecuzione impeccabile dell’esercizio pieno
di difficoltà.
Per concludere ecco alcune righe scritte da un’allenatrice.
“Ho passato 21 anni della mia vita in palestra (ora ne ho 27): 13 come ginnasta e
8 come istruttrice, prima imparando poi insegnando la ginnastica ritmica.
Ho avuto ed ho tutt’ora vicino persone che come me hanno lavorato per questo sport
così poco conosciuto e pubblicizzato, sempre con lo stesso amore e la stessa
passione.
L’anno scorso ho deciso di indagare un pochino più a fondo su come e perchè
la ginnastica ritmica riesca a conquistare così tante bambine e ragazzine,
così ho chiesto alle mie giovani allieve di età compresa tra i 8 e
12 anni di fare un piccolo tema Mi sono arrivati fogli di tutti i tipi, di tutti
i colori, e tutti testimoniavano come la ginnastica fosse ormai entrata nel cuore
di queste possibili future campionesse. Eccone alcuni
ELISA 9 anni
Io faccio ginnastica ritmica perchè innanzi tutto provo gioia a muovermi con
gli esercizi. Andare in palestra è piacevole perchè si passa un po’
del nostro tempo libero con altre bambine che non si conoscerebbero e facendo sport
si scarica un po di ansia. Stare in palestra vuol dire anche stare ad alcune regole
di comportamento ed uscire stanche a fine giornata ma rilassate e serene.
SILVIA 12 anni
La ginnastica ritmica la pratico per divertirmi con gli attrezzi, per fare sport,
per conoscere persone nuove e perchè mi piace gareggiare.
MARTINA 8 anni
Mi chiamo Martina ho 8 anni e frequento la palestra da quando ne avevo 3. Mi piace
la ginnastica perchè ho delle insegnanti molto brave, mi piace divertirmi
e mi piacciono molto le gare. Desidero continuare ad allenarmi ancora per molto tempo
e imparare tante cose e molti esercizi.
TERESA
A me piace andare a ginnastica perchè ho due maestre molto brave, simpatiche,
in gamba, ma soprattutto che mi insegnano bene. Io vado a ginnastica perchè
si fanno esercizi molto belli e divertenti.
VALENTINA
La mia mamma voleva che facessi uno sport. Io ho scelto la ginnastica per un motivo
molto semplice: perchè a me piaceva ballare con gli attrezzi, e secondo me
la ginnastica ti fa diventare bella, nel senso che se sei molto grassa facendo ginnastica
dimagrisci. Secondo me lo sport più bello è la ginnastica. Le mie sono
le maestre più belle e gentili di tutte.
Speriamo che queste poche righe contengano stimoli necessari a far si che nasca in
chi legge la voglia di approfondire lo studio su questo o altri sport. Nostra intenzione
è approfondire ed ampliare il lavoro qui presentato, per far ciò riteniamo
utili e gradite proposte e critiche.
1.EMOZIONI PROVATE DURANTE UNA GARA
(emozioni dell’atleta)
ATLETE PADRI MADRI
contentezza 87% 92% 93%
paura 66% * 57% 60%
stanchezza - - -
voglia di migliorare 93% 92% 93%
ansia 60% 71% 80%
divertimento 66% 92% 87%
voglia di vincere 93%* 100% 100%
sicurezza 54% 64% 54%
piacersi 60% 64% 80%
paura di perdere 54% 57% 67%
sentirsi giudicate 66% 71% 74%
paura di sbagliare 93%* 85% 87%
2.CAMBIAMENTI DOVUTI ALLO SPORT
ATLETE PADRI MADRI
più precisa 60% 57% 73%
più distratta 6% 14% 6%
più atletica 93% 92% 100%
più gelosa 6% 7% 7%
più bella 53% 71% 73%
più insoddisfatta - 7% 13%
più importante 46% 64% 46%
più occupata 80% 100% 100%
più sveglia 53% 92% 87%
più egoista - 7% 6%
più responsabile 80% 85% 80%
più timorosa 20% 7% 6%
più indipendente 73% 100% 100%
mangia di meno 26% 29% 20%
3.IMPEGNO ALLENAMENTI
COME CONSIDERA GLI ALLENAMENTI DI SUA FIGLIA?
S troppo impegnativi 8 %
S molto impegnativi 29 %,
S impegnativi 34 %
S abbastanza impegnativi 29 %
S poco impegnativi -
COME CREDE SUA FIGLIA CONSIDERI I SUOI ALLENAMENTI?
S troppo impegnativi -
S molto impegnativi 28 %,
S impegnativi 38 %,
S abbastanza impegnativi 31 %,
S poco impegnativi 3 %
PER LA SUA PERSONA GLI IMPEGNI SONO
S troppo o molto impegnativi 17 %
S accettabile 59 %
S poco o niente inpegnativi 24 %