Le ripetute sconfitte contro i giapponesi furono uno shock per gli
italiani perche' nelle sfide amichevoli svolte durante i mesi di preparazione
la loro squadra non era mai stata battuta.
La squadra ITALIANA si confrontava una volta al mese con una squadra
ITALIANA molto quotata e ben gestita. L'equipaggio della canoa ITALIANA
era composto da:
capocanoa, capogara, capoequipaggio, responsabile della qualita' della
gara, planning manager, responsabile del marketing canoistico, caporematore e rematore.
La strategia di gara ITALIANA era improntata alla massima trasparenza:
al via il rematore compilava un modulo nel quale dichiarava:
- in quanto tempo la canoa sarebbe giunta al traguardo
- quante remate stimava necessarie per arrivare al traguardo
- con quale angolo di incidenza avrebbe inserito i remi nell'acqua
- quanto avrebbe sudato durante la gara.
Dopo una breve riunione i responsabili autorizzavano il rematore a
partire.
Ogni cento metri il rematore si fermava e compilava un rapporto sul
tragitto compiuto, mettendo in evidenza qualsiasi deviazione rispetto al
piano originario ed emettendo un preventivo aggiornato. Il planning
manager aggiornava lo schedule. Il responsabile della qualita' vigilava
sull'angolo di incidenza dei remi, fermando il rematore in caso di
errore e convocando una riunione per stabilire misure correttive. Ogni tanto il
rematore veniva chiamato da terra per risolvere un problema o partecipare ad
un'altra gara.
Anche i responsabili spesso nuotavano fino alla riva per fare altro e
questo causava un rinvio della decisione di ripartire.
A volte salivano sulla canoa anche gruppi di consulenti che facevano
spostare il rematore da un'altra parte, prendevano dei soldi e se ne
andavano. Alla fine tutti i responsabili sparivano ed il rematore, da
solo, riusciva a volte a tagliare il traguardo.
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