I.S.E.F. &emdash; ISTITUTO SUPERIORE PAREGGIATO DI EDUCAZIONE FISICA

TORINO

Corso di perfezionamento in Psicologia dello Sport

 

 

TESI DI PERFEZIONAMENTO

 

"DICO CHE LO VOGLIO FARE E LO FACCIO".

ANALISI PSICOLOGICA DI UN CANOISTA PROFESSIONISTA

 

 

Relatore: Prof. Giuseppe VERCELLI

 

Claudia GAMBARINO

 

Paolo MARANGOLO

 

Anno Accademico 2000/2001

 

INTRODUZIONE

 

 

Come conclusione di due anni di corso, abbiamo pensato che potesse essere un’esperienza formativa svolgere una ricerca, seppur ristretta, sul campo. Esperienza per sperimentarci in ciò che fino ad ora avevamo appreso. Tenuto conto delle nostre competenze e del tempo a disposizione, abbiamo pensato di focalizzare l’attenzione su un singolo atleta, canoista di alto livello, con caratteristiche particolarmente interessanti, descrivendo ciò che poteva essere considerata la prima tappa fondamentale per impostare un lavoro con l’atleta: l’analisi delle sue caratteristiche psicologiche. Dopo un breve cenno sulla canoa, necessaria per meglio comprendere le peculiarità di tale sport, si è scelto di utilizzare per tale analisi un test proiettivo, Rorschach, e un colloquio semi-strutturato. Come conclusione, considerando ciò che è emerso, proponiamo un ipotetico programma di intervento con tale atleta.

 

Si ringrazia l’atleta che ha collaborato alla ricerca con grande disponibilità e interesse.

 

 

CAPITOLO 1

LA CANOA

 

La canoa kajak, non appartenendo a quegli sport, prevalentemente di squadra, diffusi e conosciuti da tutti, necessita di alcune note introduttive per meglio comprendere le dinamiche dell’atleta.

Contrariamente a quanto si possa pensare non è esclusivamente di natura solitaria, esistono infatti equipaggi di 2 e 4 persone.

Nella cosiddetta canoa olimpica le imbarcazioni (singole o k1 ) sono lunghe 5.20 mt, larghe 51 cm, e pesano 12 kg. Sono decisamente instabili e munite di timone manovrabile con i piedi. Ovviamente, in caso di equipaggio, il timone è tenuto dal capovoga che occupa la prima posizione, voga, appunto.

La pagaia è il remo a due pale, inclinate più o meno di 90 gradi grazie al quale si avanza. Le più usate dagli agonisti sono di fibra di carbonio ed ogni atleta, in base alla propria pagaiata ed alla propria capacità di sfruttare la forza esercitata in acqua, sceglie la propria pala.

Per quanto riguarda le competizioni, le distanze olimpiche, cioè le uniche presenti alle Olimpiadi, sono 500 e 1000 mt.

Ai Campionati mondiali ed europei è presente anche la distanza di 200 mt, considerata gara di Sprint. Mediamente i tempi nelle competizioni hanno un importanza relativa poiché troppe variabili (profondità dell’acqua, vento, clima...) possono condizionare la prestazione ; comunque i tempi sui 1000 mt si aggirano intorno ai 3’:40’’ in k1, 3’:20’’ in k2 e sui 3’ per il k4. Nei 500 mt 1’:40’’ per il singolo, 1’:29’’- 32’’ per il doppio e 1’:15 per il k4.

Di diversa natura sono le gare di fondo che comprendono le gare di maratona su distanze che vanno dai 22-25 km alle maratone vere e proprie di 42 km. Spesso queste ultime sono rese ancora più faticose da trasbordi di poche decine di metri da effettuare con la canoa in spalla correndo spesso su strutture organizzate per l’occasione.

La canoa tagliando l’acqua forma delle scie grazie alle quali, nel caso in cui un’altra imbarcazione riuscisse a prenderla, la fatica viene ridotta notevolmente. Nelle gare di maratona la scia è consentita contrariamente a quanto avviene per le gare di velocità per le quali, invece, sono previste delle apposite corsie, dette acque, dalle quali la canoa non può uscire, pena la squalifica.

Le corsie sono 9, quindi nelle gare di velocità solo 9 concorrenti raggiungono la finale e, come accade per l’atletica, i più veloci delle semifinali hanno accesso all’acqua 5 che consente un controllo degli avversari decisamente migliore.

Essendo la pagaiata un movimento decisamente complicato e completo allo stesso tempo, tanto da far utilizzare quasi tutti i muscoli della parte superiore del corpo e, sicuramente in forma minore anche quelli delle gambe, la preparazione fisica è anch’essa articolata e varia.

Specie nella stagione invernale assume un’importanza rilevante il potenziamento muscolare effettuato in palestra accompagnato ovviamente da lavori aerobici come l’immancabile corsa, la barca stessa o, se si è impossibilitati, il pagaiergometro che riproduce il movimento della pagaiata.

Importanza rilevante assume anche la preparazione in piscina. Il nuoto, infatti, con la sua completezza e il suo aspetto aerobico, impegna gli stessi muscoli delle pagaiate.

 

 

CAPITOLO 2

LA RICERCA

 

2.1 Obiettivi

 

L'intento della nostra ricerca è di compiere un’analisi delle caratteristiche psicologiche di un atleta di alto livello, evidenziando in particolar modo sia gli aspetti consapevoli e le strategie mentali che egli mette in atto spontaneamente, sia le potenzialità e gli aspetti non consapevoli, ma che potrebbero essere utilizzati come risorse aggiuntive.

In particolar modo vorremmo focalizzare la nostra attenzione su:

 

- le motivazioni

 

- caratteristiche di personalità

 

- atteggiamento in gara e allenamento

 

- strategie mentali

 

- potenzialità

 

- rapporti con équipe

 

 

2.2 L'atleta

 

L'atleta prescelto per la ricerca è un canoista professionista. Tale atleta presenta caratteristiche particolari tali da essere ritenute estremamente interessanti ad un'analisi psicologica. Infatti egli è un atleta giovane, emergente, non particolarmente dotato fisicamente, ma che nonostante ciò sta ottenendo ottimi risultati. Questo può quindi far pensare alla notevole importanza che l'aspetto psicologico possa rivestire in questo caso e di conseguenza il nostro grande interesse.

Fin dal primo momento in cui è stato contattato per proporgli di partecipare alla ricerca, si è dimostrato molto interessato e disponibile, oltre che incuriosito dalla psicologia dello sport. Si è potuto cogliere da parte dell’atleta la presenza sia di una motivazione estrinseca, ma soprattutto anche una motivazione intrinseca, di genuino interesse a riflettere su aspetti mentali della sua prestazione.

Una difficoltà che abbiamo poi riscontrato è stata il trovare i momenti in cui incontrarci, essendo questi mesi periodo di allenamento molto intenso. E' in previsione quindi, a breve termine, un incontro per la restituzione del test e del colloquio, che al momento attuale non ha ancora avuto luogo.

 

 

2.3 Strumenti

 

Un primo momento di riflessione si è reso necessario per poter identificare gli strumenti di indagine che potessero risultare adeguati per una ricerca in psicologia dello sport, tali da poter far emergere e valorizzare l'esperienza dell'atleta.

Tenendo conto quindi della tematica in questione, degli obiettivi della ricerca, del soggetto e della sua disponibilità, il tempo a disposizione, del livello di approfondimento che si intendeva ottenere e del tipo di relazione che si voleva instaurare con l'atleta, si è deciso di utilizzare come strumenti il test di Rorschach e il colloquio semi-strutturato. Il test di Rorschach in quanto test proiettivo per indagare e descrivere gli aspetti più profondi e le potenzialità, mentre colloquio per valutare e descrivere gli atteggiamenti e le sensazioni consapevoli dell'atleta.

 

2.3.1 Il test di Rorschach

 

Il test di Rorschach è uno dei più noti ed usati test proiettivi di tipo strutturale. Esso è composto da 10 tavole standardizzate, in cui sono riprodotte delle immagini simili a delle macchie d'inchiostro - 5 grigie e nere, 2 grigie e rosse, 3 colorate - che sono state scelte dall'ideatore tra molte altre.

La ragione di questa scelta sta nel fattore che la macchia deve essere sufficientemente ambigua con forma imprecisata, ma allo stesso tempo abbastanza semplice per favorire una facile interpretazione ed evitare il rifiuto della figura interpretata come macchia.

Le macchie scelte da Rorschach sono perciò simmetriche rispetto ad un asse.

Ogni risposta viene valutata secondo tre parametri : localizzazione, determinante, contenuto. Per ognuno di essi ci sono varie categorie di classificazione.

Tale test può essere utile in psicologia dello sport per evidenziare alcune caratteristiche dell'atleta, differenti da quelle che si utilizzerebbero per una psicodiagnosi in campo clinico. Si possono ottenere importanti informazioni sull'intelligenza dell'atleta, qualità degli affetti, potenzialità ancora da utilizzare, ansia, impulsività, aspetti di rigidità, miglior prestazione a caldo o a freddo, aggressività, insicurezze.

 

 

Modalità di somministrazione

Dopo aver contattato l'atleta e fissato l'appuntamento, il test è stato somministrato in un'abitazione privata, dove si è cercato di creare un setting adeguato e senza interferenze esterne. Prima di iniziare il test si è chiarito nel dettaglio lo scopo della ricerca, che era già stato accennato telefonicamente, garantendo la riservatezza. Dopo la somministrazione si è proceduto all'Inchiesta, alla Pinacoteca e alla seriazione delle tavole più simpatiche e antipatiche. Durante la somministrazione è stato annotato anche il comportamento non-verbale.

Modalità di analisi

Il test è stato siglato e analizzato secondo la siglatura della Scuola Romana (Giambelluca et al. 1995; Rizzo et al. 1980). Per i calcoli dello specchio dei computi ci si è avvalsi dell'ausilio del programma Rorcomp (Parisi, Pes 1990).

 

 

 

2.3.2 Il colloquio semi-strutturato

 

Per quanto riguarda il colloquio, si è proceduto alla costruzione dello strumento, individuando le aree che ci interessava approfondire: motivazioni, emozioni, strategie mentali in allenamento e in gara, rapporto con l'équipe, Olimpiadi. Le seguenti categorie hanno costituito le aree dell'intervista.

Si è cercato di utilizzare un linguaggio adeguato, ponendo domande né troppo semplici né troppo complesse, eliminando i termini caratterizzati da connotazioni morali, evitando domande connotate in senso positivo o negativo e riducendo al minimo le domande chiuse. Si è poi evitato di porre domande che avrebbero potuto condurre all'espressione incontrollata di aspetti non elaborabili durante lo spazio dell'intervista. (A. Lis, P. Venuti, M. De Zordo, 1995).

 

 

Traccia del colloquio

1) Come è una tua giornata-tipo in allenamento?

2) E il giorno della gara?

3) Quanto e come ti sei avvicinato alla canoa?

4) Quanto pensi al tuo sport e quanto al resto?

  • 5) Quanto è importante per te l’aspetto mentale nella tua prestazione sportiva?
  • 6) Quali pensi che siano i tuoi punti forti e i tuoi punti deboli?

  • 7) Se provi a pensare al momento prima della gara, quali sono le tue emozioni prevalenti?

    8) Come reagisci di fronte alle vittorie? E come reagisci di fronte agli errori?

  • 9) Le tue prestazioni differiscono visibilmente dell’allenamento alla gara?

  • 10) Rispetto all’allenamento, vinci la fatica allo stesso modo in tutti i vari tipi di allenamento o ne hai di specifici?
  • 11) Quando pensi alla pagaiata e al gesto tecnico come ti immagini?

  • 12) Riesci facilmente a trovare e mantenere la concentrazione o ti distrai facilmente?
  • 13) Hai dei rituali pre-gara?

    14) Sei ansioso prima della gara?

  • 15) Quanto è importante e quanto ti ha aiutato il rapporto con l’allenatore? E con la società?

    16) Pensi che la psicologia dello sport possa trovare una sua collocazione nella canoa?

    17) C’è ancora qualcosa di importante che vorresti aggiungere e che non ti abbiamo chiesto?

     

     

  •  

    Modalità di somministrazione

    Per la somministrazione delle interviste è stato predisposto un setting consono e adeguato al corretto svolgimento della ricerca, in una sala riunioni all’interno della struttura sportiva dove l’atleta era in ritiro. Luogo adatta a consentire la riservatezza dell’intervista stessa e il suo svolgersi senza interruzioni o disturbi dall’esterno, nel rispetto della privacy del soggetto.

    All’atleta è stata presentata la ricerca, il fine, l’obiettivo e lo strumento di indagine, la descrizione dell’intervista e la precisazione circa la riservatezza dei dati. E’ stato inoltre ricordato l’assenza di qualsiasi obbligo e il fatto che avrebbero potuto tranquillamente scegliere di non rispondere alle domande. Si chiedeva infine l’autorizzazione all’utilizzo del registratore per una più accurata raccolta dei dati e per poter prestare un ascolto più attento alla persona.

    La raccolta dei dati anagrafici forniva lo spunto per creare un clima favorevole all’intervista.

    Si è proceduto quindi alla formulazione delle domande relative alle diverse aree tematiche su cui si intendeva indagare. Si è scelto di iniziare con domande molto aperte per passare poi a domande più specifiche. Questo dava modo di non vivere l’intervista in modo troppo intrusivo e allo stesso tempo di toccare spontaneamente le aree da indagare, fornendo spunti di aggancio per il proseguimento del colloquio.

    L’intervista è stata condotta, lasciando il soggetto libero di approfondire o meno l’argomento; gli interventi per chiedere precisazioni sono stati ridotti al minimo, considerando inopportuno utilizzare un metodo indagativo. Pur mantenendo stabile la traccia, si è ritenuto opportuno calibrare, l’ordine delle domande, per dare al colloquio un andamento più fluido. Si è cercato infine di avvicinarsi con ascolto attento ed empatia.

    In fase conclusiva, ringraziando per la collaborazione, si sottolineava l’importanza del tipo di informazioni fornite.

    E’ stato deciso di contenere l’intervista nel tempo di 60 minuti.

     

     

     

    Modalità di analisi

    L’intervista è stata registrata e in seguito sbobinata; il materiale raccolto è stato poi analizzato cercando di cogliere, per ogni argomento gli aspetti più significativi, di sintetizzare il contenuto dell’intervista e il significato di ogni risposta.

    Sono state inserite tra le virgolette frasi direttamente importate dall’intervista.

    Al termine dell’intervista è stato annotato il comportamento non verbale. Attraverso l’osservazione dei gesti, delle espressioni, del modo di porsi dell’ intervistato è stato possibile cogliere ulteriori emozioni e stati d’animo.

     

    Dalla trascrizione del colloquio sono state omesse alcune parti del colloquio e alcuni dati, per garantire la riservatezza dei dati.

     

    CAPITOLO 3

    ANALISI DEI DATI

     

    3.1 Il test di Rorschach

     

    Sesso : Maschile

    Età : dai 20 ai 25 anni

    Professione : atleta

    Disciplina : canoa

    Data esame : 02/12/2000

    Tempo complessivo : 60 minuti

    Tempo raccolta risposte : 32 minuti (h.19.19 - h.19.52)

    Luogo di somministrazione : abitazione

    Luce : artificiale

    Motivo dell'esame : tesi corso di perfezionamento in psicologia dello sport

    Atteggiamento durante la somministrazione : collaborativo

    Somministratore : Gambarino

     

    3.1.3 Commento

     

    Atteggiamento durante la somministrazione.

    L'atteggiamento dell'atleta nei confronti della somministrazione è estremamente collaborativo.

    La postura durante tutta la somministrazione è rigida, con gomiti sul tavolo e mani unite. Nel momento in cui le tavole venivano consegnate, non venivano toccate, quasi a dimostrare la concentrazione dell'atleta già rivolta verso la tavola ancora prima che fosse posata sul tavolo. Le tavole non sono mai state girate. L'espressione mimica era sempre la stessa. Il tono della voce era pacato. Pur considerando il numero elevato di risposte in un tempo abbastanza breve, si è potuto rilevare come il soggetto fosse estremamente riflessivo e concentrato tra una risposta e l'altra.

     

     

     

    Area cognitiva.

    Il numero di risposte alto ('55) denota intelligenza, ambizione, scrupolosità, mentre il tempo medio di latenza molto basso ('3') potrebbe indicare l'impulsività. L'atleta presenta un buon livello intellettivo, con una buona capacità di analisi, più legata ad aspetti concreti e pratici che teorici ed astratti (G%'23, D%'66), un processo percettivo adeguato, buona capacità di concentrazione, spiccato * spirito pratico + e capacità di osservazione (G+%'71, D+%'74, presenza di Dd, tipo di comprensione G-D-Dim, Gim). La presenza di Dim (7%) non come prima risposta, assumono un significato positivo come bisogno di superare la conoscenza di ciò che è ovvio e di analizzare le situazioni con un atteggiamento attivo e da più punti di vista, con un'autonomia di giudizio e senso critico. E’ presente un controllo intellettivo sulle altre manifestazioni della psiche e sulle proprie emozioni e situazioni (F'71%), così come è presente un funzionamento adeguato dei processi percettivi e associativi, una buona capacità di osservazione, memoria e concentrazione (R+%'75, F+%'79). Le chinestesie umane (M'5), soprattutto di estensione confermano le buone capacità cognitive e il dinamismo interno, la capacità di mentalizzare e di trasformare la realtà in modo attivo. E' presente energia disposizionale, affettiva come * dote naturale + (G/M'13/5). Tuttavia il rapporto M/m :5/13 è invertito rispetto a quello atteso, evidenziando potenzialità più profonde, ad un livello più immaturo, non utilizzate allo stato attuale. L'atleta presenta aspetti di versatilità, curiosità, vasta gamma di interessi (n° contenuti ' 17) e dimostra di possedere adattamento, partecipazione al pensiero comune, pur conservando una propria autonomia intellettiva (A%'33) e una buona capacità di adeguarsi nelle proprie percezioni alla realtà così come agli stimoli provenienti da essa (I.R.'6, V'%). E' spiccato l'interesse verso l'ambiente umano (H%'25), anche se i numerosi contenuti FAB FNT MOS possono dimostrare una fuga nella fantasia. E' presente una attenzione e preoccupazione spiccata per il fisico, probabile tendenza alla somatizzazione, mentre un 7% di contenuti di Cat. 3 evidenziano vivacità, immediatezza, bisogni vitali.

     

     

     

    Area affettiva

    Il T.V.I. è prevalentemente extratensivo dilatato (5/10) propende quindi per un'affettività più rivolta verso l'ambiente esterno che verso sé stessi. La maggioranza di CF e C rispetto a FC evidenziano impulsività e una diminuita capacità di controllo sulle emozioni, qualora esse emergano, a causa di una affettività poco differenziata ed egocentrica. Gli aspetti positivi rilevabili da questa tendenza sono però dati dalla spontaneità e dalla reattività che caratterizza questi Tipo colore. Rispetto alle tendenze più profonde e originarie dell'atleta si evidenzia un marcato cambio di direzione. Il t.v.i 13/2 è indice infatti di originaria introversività, a causa dei numerosi MA e soprattutto movimenti inanimati (mi'6), per la maggioranza di estensione. Essi sottolineano le pulsioni primitive, le potenzialità al momento non utilizzate dal soggetto. Potenzialità notevoli, che mirano alla scarica immediata (perseverazione di contenuti con vulcani in eruzione, movimenti tellurici, astronavi a reazione). E’ una spinta interiore molto forte, apprezzabile in quanto dotazione naturale e sulla quale è possibile investire per un costruttivo orientamento positivo; convalida inoltre l'immediatezza, il dinamismo interiore e la rapidità reattiva già evidenziate in precedenza. Si ridimensionano in questo modo la mancanza di controllo in termini di esuberanza genuina dovuta a forze energetiche vitali, ma anche tensioni non risolte, stress e paura di perdere il controllo. La presenza di poche risposte chiaroscuro potrebbe indicare un buon controllo sull’ansia e quindi la capacità di superare le difficoltà presenti in tale condizione.

    Gli indici di affettività RN/RC : 0.45 e R tav. Colorate : 38% confermano l'orientamento affettivo, sensibile, extratensivo, portato al contatto e rispondente alle sollecitazioni affettive.

    L'indice di impulsività (0.81) conferma un'impulsività manifesta mentre l'indice di autocontrollo (8/8) potrebbe indicare un equilibrio affettivo non stabile.

     

     

     

    Altri indici

    Sono presenti espressioni fisiognomiche con contenuto aggressivo (le due bestie sembrano incazzate, aggressive), dubbio (bambine che si guardano perplesse), paura del giudizio e di essere sotto esame (così come i ripetuti contenuti occhi).

    I movimenti di parti umane e animali potrebbero indicare ansia e immaturità.

    La percentuale R I metà/R II metà (22/13) evidenzia un miglior rendimento * a freddo + ; anche se ciò è messo in dubbi dalle 14 risposte all'ultima tavola. Si può ipotizzare, dal punto di vista simbolico, la capacità di dare il meglio di sé verso la fine di una prestazione.

    Sono presenti inoltre choc al rosso (sangue) come stupore di fronte alla propria aggressività ; e choc al colore (questi colori non mi piacciono alla tav. VIII) che potrebbe confermare problematiche relative alla sfera affettiva.

    I fenomeni particolari rilevano presenza di ansia, insicurezza e bisogno di appoggio (critiche alla macchia, autocritica, risposta Aoppure@, rilievo asse centrale) egocentrismo (autoriferimenti), intelligenza con doti di creatività (espressioni mimiche), tendenza alla razionalizzazione (non è un pipistrello perché questa parte non c'entra). Sono inoltre presenti perseverazioni di contenuti vulcano, mostro, crostacei.

    La voglia di emergere e di differenziarsi dagli altri si può sottolineare da alcuni commenti alle risposte (è banale questa risposta,Y la dicono tutti ?), così come da alcune risposte quali un pittore che voleva rompere dagli schemi, un uomo che viene fuori dall'ombra, e affermazioni con contenuto di Ametamorfosi@, azioni riferite al contendere, sfidare, conquistare riguardo all'alta competitività e ambizione dell'atleta.

    E’ rilevabile una certa viscosità nelle risposte e una tendenza a ritornare su risposte già date.

     

     

    Riassumendo...

    Tra gli indici descritti ora, alcuni risultano più importanti dal punto di vista sportivo. Complessivamente l'atleta presenta un buon livello intellettivo, unito a spirito pratico, capacità di analisi della situazione e concentrazione. Sono presenti tratti di rigidità e perfezionismo, che unite ad un alto livello di ambizione e competitività sono positive per un atleta.

    Per quanto riguarda le potenzialità, si evidenzia un buon dinamismo interno e un'energia disposizionale non utilizzata al meglio. Il rapporto M/m invertito rispetto all’atteso M>m, si è rivelato nella pratica, un favorevole indice prognostico per gli atleti. Questa potenza Aesplosiva@ che lo caratterizza, fa sì che sia più adatto a lavori brevi e intensi, dove è in grado di dare il meglio di sé nel finale. Nella canoa in particolar modo, sembra costituire una tattica vincente, seppur utilizzata da pochi atleti evoluti, la distribuzione delo sforzo in ugual misura nella prima e nella seconda parte della gara. Al contrario ciò che più frequentemente si può riscontrare è una prima metà ad intensità elevatissima e la seconda metà in fase calante (M. Guazzini, 2000).

    La sua rigidità, la paura di perdere il controllo, sono però in contrasto con la sua natura più profonda e originaria estremamente impulsiva; le emozioni vengono tenute sotto controllo perché nel momento in cui emergono esse sarebbero pericolose.

    L'interesse attuale verso l'ambiente esterno lo rendono però vulnerabile al giudizio ed è probabile che in questo momento si senta un po' Asotto esame@. E' presente infatti insicurezza e un bisogno di appoggio, di avere una figura di riferimento.

     

     

    Considerazioni personali del somministratore

    Essendo alla mia prima Avera@ somministrazione del Rorschach, vorrei aggiungere alcune considerazioni personali. Sicuramente era presente in me un po' di ansia: ASarei stata in grado?@ @Mi ricordo la consegna in modo corretto?@ ARiuscirò a scrivere tutto, prendere i tempi, annotare il non-verbale?@. Ansia che però si è decisamente attenuata poco dopo l'inizio del test. La cosa più difficile è stato forse mantenere un atteggiamento Aprofessionale@ durante la somministrazione, senza cadere nella tentazione di rispondere alle domande o divagazioni che ogni tanto poneva l'atleta.

     

    3.2 Il colloquio semi-strutturato

     

    3.2.1 La trascrizione del colloquio

    Come si svolge una tua giornata-tipo di allenamento?

    Mi alzo alle 6.30 e dalle 7.00 alle 8.00 faccio cyclette; dopo faccio colazione e dalle 9.30 alle 12.00 allenamento in barca o nuoto. Poi pranziamo, mi riposo, e dalle 16.30 alle 20.00 allenamento in palestra.

     

    E invece una tua giornata-tipo in gara?

    La sveglia è alle 6.00-6.30., colazione e poi faccio pre-riscaldamento in barca 1h. 30 prima della gara per 25 minuti; stretching a terra e poi 20-25 minuti prima della gara esco in barca. Poi faccio la gara, defaticamento e dopo esco di nuovo in barca.

     

    Adesso, quanto pensi al tuo sport e quanto al resto?

    Diciamo che...non è che pensi tanto alla canoa, ci penso costantemente mentre lo faccio, e visto che lo faccio per la maggior parte della giornata, ci penso per tutto quel tempo...per il resto del tempo...boh, il mio allenatore ci dice sempre che la prima, la seconda e la terza cosa della nostra vita è la canoa, poi c'è il resto, così...eh, poi comunque diciamo che la sera è il momento in cui io penso a tutto il resto. Di fatti uno dei motivi per cui sono insonne è che ho un'iperattività cerebrale di sera. Fin da piccolo, anche quando non andavo ancora a scuola, fino a mezzanotte-una mia madre non riusciva a dormire perché la bombardavo di domande, costantemente.

    Infatti, anche adesso, al limite studio, e se son troppo stanco penso che dovrei studiare.

     

    Tu dici Aalla sera mi si attiva il cervello@...perché durante il giorno..?

    No, non è che sono un coglione di giorno...

     

    No, no, non è per quello, dicevo...

    Sì, sì per dire...io il primo pomeriggio proprio non connetto...quando mi alleno sono concentratissimo, sarebbe sbagliato allenarsi...,alle volte negli allenamenti particolarmente noiosi penso anche ad altro, però poco. Se penso ad altro penso alle gare o a qualcosa che mi possa caricare...così. Spesso penso a cose che mi fanno arrabbiare e... e così, e poi la sera, proprio mi impressiona perché non riesco a fermarlo, durante il resto del giorno di solito son stanco, se voglio mettermi a riposare mi riposo, la sera non riesco a smettere di pensare.

     

    Tu prima dicevi che la canoa è alle prime tre cose più importanti, e del tuo essere sportivo, del tuo essere canoista cosa pensi? Lo vedi come un lavoro, lo vedi ancora come un divertimento...lo vedi...

    ...Non lo so, perché essenzialmente a me lo sport non piace, cioè nel senso che non sono un appassionato di sport, guardare le competizioni non mi dà più di tanto, non sono appassionato di nessuno sport...per cui faccio sport essenzialmente per me stesso e mi son sempre chiesto sempre chiesto se... anche perché... lo facessi... è una bella domanda, potrei parlare un'ora solo di questo...eh, non lo so, nel momento in cui avevo risultati ero convinto di gareggiare per i risultati, per cui...

     

    Per la voglia di vincere?

    Sì, per la voglia di vincere, soddisfazione personale, sentimenti di rivalsa, bisogno di dimostrare, di dimostrare di essere bravo, il migliore...eh....nel momento in cui i risultati non sono più arrivati mi son reso conto che mi piaceva molto lo sport che facevo, mi piaceva allenarmi, e...

     

    Ti piaceva la vita da sportivo...

    Mi piaceva la vita, mi piaceva proprio l'andare in canoa, in certi momenti mi sono......fin da junior è stato tutto diciamo, relativamente facile, mi son sempre allenato tantissimo, ho sempre ottenuto risultati. Da Senior ci son stati momenti di crisi, ci son stati momenti, anni in cui i risultati non sono arrivati e io mi son reso conto che mi piaceva lo sport che facevo.

     

    E la vita che facevi?

    ...E la vita che facevo. Adesso non so dirti se mi piace la vita che faccio perché...mi piace allenarmi, così...., mi piace perché mi permette di essere soddisfatto di me stesso....Certamente, almeno, io penso che il giorno che smetterò di andare in canoa, continuerò ad allenarmi, a mantenermi in forma, ma non penso di essere quello che ha bisogno di allenarsi tutti i giorni per stare bene, credo di essere uno che dovrà sacrificarsi sempre al massimo per quello che fa...per cui il giorno che traslerò questo mio interesse nel lavoro diventerà quello...

     

    Quindi quello che ti spinge, la tua motivazione...sei tu, lo fai per te? Ti piace per questo, perché ti fa star bene con te stesso?

    Sì, sì sì...penso per quello che mi dà, per quello che faccio più che per un amore per lo sport. Io vedo i miei compagni che amano tutti gli sport, lo sport è la cosa che li emoziona maggiormente. A me lo sport piace praticarlo, anche non solo canoa...scio, corro, nuoto, però non è una cosa che mi appassiona, che mi ha mai appassionato nella vita.

     

    E la competizione?

    La competizione sì! Competizione sia formale, come può essere una gara, che .... in ogni altra cosa. Diciamo che son sempre stato perfezionista...e non la grande voglia di riuscire, per cui prima, fino in terza media ero il migliore in tutto quello che facevo: dovevo essere il migliore a scuola, suonavo il violoncello, ero bravissimo, facevo concerti, concorsi ...in canoa uguale. Poi sono arrivato ad un punto in cui, in terza media, non sò, non ero proprio, eh...., non dico al limite dell'esaurimento, ma sicuramente molto stressato. Allora poi col liceo ho detto che il mio perfezionismo doveva diventare più settoriale, per cui a scuola andava bene la media del 7, posso accontentarmi di quella, avevo lasciato il violoncello e suonavo solo il pianoforte... per cui ho cercato di impormi di fregarmene se non riuscivo ad essere il migliore in tutto.

     

    Hai cominciato allora a capire che t'importava essere più forte in canoa?

    Sì...sì, sì...per cui dicevo: tutto per la canoa ed il resto deve essere ad un livello medio alto, ma, una volta arrivato quello, va bene, m'impegnavo anche a prendere l'8, ma sicuramente non perdevo un allenamento per prendere un 8.... In quanto perfezionista sono costantemente insoddisfatto, però...ogni tanto mi sforzo anche di essere soddisfatto.

     

    Invece, parlando proprio di prestazione sportiva, quanto può essere importante l'aspetto mentale nella prestazione sportiva?

    Beh, fondamentale!....Credo che una delle cose più difficili da fare per chiunque sia trarre il meglio da se stessi, e quello si riesce solo a farlo con la testa, sia in allenamento in cui si raggiunge un limite del dolore dopo il quale si dice @No, son troppo stanco...non ce la faccio ad andare avanti così", mentre questo non ha niente di fisico, ma soltanto di psicologico, per cui ...si migliora tanto solo se si abbatte quel limite

     

    Che strategie usi, come fai ad abbatterlo?

    Eh, dico che lo voglio fare e lo faccio!...In gara poi...c'è tantissima gente che rende di più in allenamento che in gara...

     

    Non è il tuo caso...

    Io no, il contrario, vado nettamente di più in gara che in allenamento...

     

    Che impressione hai?

    Perché son più cattivo, forse perché son più razionale, cerco di avere il massimo controllo su me stesso in modo da poter trasformare le tensioni, le pressioni in modo positivo. In gara cerco di non esser sopraffatto da queste...appunto, io mi ricordo...cioè, è difficilissimo arrivare in gara, alla fine, all'ultimo colpo e dire questo è l'ultimo che potevo dare, è impossibile, non ci sarà mai, però quest' anno, una gara, l'avevo programmata per mesi, io le programmo molto le gare, e alla fine ero uscito in barca che ero calmissimo, non avevo la minima palpitazione, al limite ero addirittura preoccupato perché dicevo magari sto prendendo tutto sotto gamba, son contento di essere qua, invece no, ero proprio calmo...

     

    Perché eri sicuro..., sapevi che il tuo dovere l' avevi fatto?

    Essenzialmente per quello, per essere tranquillo devo aver la coscienza a posto, se non ho la coscienza a posto non faccio niente di buono, ho sbagliato anche gare perché non avevo la coscienza a posto. Anche agli esami all'università, specialmente gli orali mi trovo in difficoltà perché so di non essere preparato per cui non sempre...gia al liceo riuscivo ad avere la faccia di merda ora sono il primo a sentirmi in colpa e a non riuscire a convincere il professore di sapere tutto...e lì sì, essenzialmente un minimo avevo la coscienza a posto anche se ripeto è impossibile fare tutto quello che si può per raggiungere un obiettivo, però l'avevo programmato talmente tanto che ero in una situazione psicologica veramente ottima, ero calmissimo ed ero determinatissimo

     

    Cosa vuol dire che l'avevi programmata?

    Ma, da noi è difficile programmare una gara perché ci son così tante variabili che uno rischia di visualizzare la gara, poi cambia qualcosa...infatti so di una ragazza che so visualizzava le gare con uno psicologo, e poi si è trovata il vento laterale che lei non aveva considerato...per cui, sì, io in allenamento la visualizzo in trecento modi diversi immaginandomi di essere davanti, dietro, a destra a sinistra...ma non so se è..., cioè penso alla gara, non so dirti bene in che termini...mi vedo lì, penso alle sofferenze che devo provare, penso a come devo reagire, penso al mio percorso, ed il mio percorso è impostato da me. Io per esempio sono uno che fino a metà gara passa anche ultimo spesso, quindi non posso basarmi troppo sugli altri perché potrei anche preoccuparmi di essere così dietro, per cui penso al percorso impostato da me, a come lo devo fare, a quello che provo...comunque in quel momento devo avere la testa lì, cioè esserci stato con la testa per tanto tempo, se arrivo ad una gara senza averla pensata mi trovo impreparato. Se invece l'ho sentita gia dentro vado tranquillo, so quello che sto provando, so quello che sto facendo...devo averla interiorizzata molto, ecco. Infatti il mio problema è che non riesco a fare tante cose contemporaneamente per cui lì è sta to difficile far la finale bene perché ero impreparato a passare; dopo la batteria, veramente, io mezz'ora dopo quando sono usciti gli ordini di partenza per le semifinali io son stato con la testa sui blocchi di partenza per due giorni per la semifinale, dopo la semifinale ho avuto un calo di tensione che ho combattuto con tutte le mie forze. e così ho fatto una gara discreta, non di più in finale, però un minimo in quei due giorni sono riuscito a creare qualcosa.

    Una gara di mezzofondo è difficile da impostare, per cui molti sbagliano per questo...e poi, niente, quello che dicevamo prima...in gara riesco a dare quel qualcosa in più. In allenamento, forse gli anni scorsi di più, negli allenamenti lunghi io, pur essendo un fondista, ero dietro a gente cui in gara davo una vita...non so, forse caratteristiche fisiche mie particolari; infatti anche il mio allenatore si stupisce molto del fatto che rimanga dietro in lavori in cui dovrei star davanti

     

    Preferisci allenamenti corti o lunghi?

    ...Corti di solito, nonostante sia un fondista preferisco allenamenti corti ed intensi. Odio l'inverno perché si sta in barca 2 ore, 2 ore e mezzo.

     

    Li preferisci perché scarichi tutto subito, non devi pensare a molto...perché sei più impulsivo?

    ...Perché sono impulsivo no, sicuramente. In inverno gli allenamenti sono lunghi, sono noiosi, è difficile mantenere la concentrazione così a lungo; è un tipo di sofferenza diversa, lenta che arriva piano piano. Invece negli allenamenti lattacidi è una sofferenza intensa, che arriva più in fretta...forse anche perché io fondamentalmente non sono masochista quindi non è che ami la sofferenza degli allenamenti, anzi, sarei ben contento di evitarla, per cui in quegli allenamenti lì soffri in quel momento poi dopo ti rimane poco...mentre qua la sera spesso non riesco a dormire perché mi fan male tutti i muscoli. Mi sdraio sulla schiena e mi fa male, sulla pancia non riesco a respirare perché mi sento troppo pesante...mentre altri atleti godono della sofferenza dell' allenamento...io no! Cioè godo se dopo l'allenamento dico :@ ho fatto tutto benissimo...@ sempre per quel discorso là, ma non è la sofferenza in sé che mi dà soddisfazione, è il fatto di aver fatto le cose bene. Sicuramente penso che certe esperienze che ho fatto io in maratona, gare di 3 - 4 ore...solo atleti che l'hanno fatto possono averla provate...sono sensazioni davvero galvanizzanti nonostante il dolore; sono sensazioni fisiche che non avevi mai provato fino a quel momento e...ti danno un qualcosa...però diciamo che nell'allenamento giornaliero se potessi non sentirle sarebbe meglio

     

    Credi di conoscere bene i tuoi punti deboli?

    Sì credo di essere molto consapevole...ovviamente cerco di lavorarci sopra... gli anni scorsi uno dei miei limiti era che arrivavo ad un certo punto di sofferenza e mi fermavo. L'allenatore mi ha fatto spesso lavorare su questo, so che mi ammalerò alla fine di ogni ciclo di allenamento perché comunque bisogna provare. Il mio limite fondamentale è il fisico e lì c'è solo da lavorare...

     

    A proposito della fatica: la vinci allo stesso modo sia in gara che in allenamento?

    ...In gara non uso nessuna tecnica, in gara vado lì, faccio la gara e basta, in allenamento...non è che usi delle tecniche particolari, sì, ci sono dei momenti in cui metteresti giù la pagaia e ...dico: @no, devo continuare a farlo@. Magari ci penso prima e dopo, ma in quel momento lì devo pensare a quello che sto facendo. Tante volte sul lavoro t'immagini d'avere il rivale affianco...ricordo le soddisfazioni che possono dare le vittorie, i risultati, l'amarezza dopo la sconfitta...queste cose spesso ricorrono in allenamento

     

    Parlavi degli avversari. Che effetto ti fanno?

    ...In gara non penso che mi influenzino più di tanto. Cioè io mi son visto tremare le gambe in gare dove ero sicurissimo di vincere in Italia e poi essere calmissimo in coppe del mondo e gare internazionali dove era molto più incerto il risultato ed avevo contro avversari fortissimi

     

    Quindi cosa pensi che ti renda più agitato?

    Eh, quello che dicevamo prima, di avere la coscienza a posto, di essere preparato, conta come arrivo io a far la gara...tante cose che mi domandate son cose su cui avevo gia riflettuto altre no...per cui non è che abbia la certezza assoluta in questo momento...

     

    Prima parlavi della visualizzazione: visto che la preparazione invernale prevede oltre alla barca, anche molta palestra, nuoto corsa...ecco, ti capita di visualizzarti anche mentre nuoti, mentre corri...

    No, se mi visualizzo mi visualizzo comunque in canoa...cioè se devo tirar su il peso l'ultima volta mi dico che lo devo fare perché voglio vincere quella gara...i pensieri per caricarmi sono sempre gli stessi qualsiasi allenamento stia facendo...

     

    Ti aiuta guardarti allo specchio mentre fai ergometro?

    Sicuramente io sono sempre stato fissato con la tecnica, poi il fatto di vedermi di per sé stesso non mi dispiace...alcune volte mi trovo bello e gradevole, altre invece terrificante e pieno di difetti...comunque ti passa di più se ti guardi. Spesso anche l'allenatore ci dice di metterci davanti allo specchio sulla cyclette...Anche quando m'han mandato delle gare mie ...

     

    Che effetto ti fa rivedere la tua gara?

    Non so... a xxx la cosa che mi ha colpito di più è stata la grinta nei miei occhi, l'ho sempre vista ed invidiata negli altri, quindi vedermi così m'ha fatto piacere.

    ...La musica? T'aiuta mentre fai allenamento, specialmente in pagaiergometro?

    Sì, mi aiuta sia perché fa passare il tempo, a me piace molto la musica...poi io al contrario di molti altri prediligo ascoltare musica lenta durante gli allenamenti, musica triste, melodica...non so, quello che ho sempre pensato io è che son sempre andato avanti con la forza della disperazione...per cui la musica triste mi fa andare in depressione e rendo meglio. Penso che il sentimento di rivalsa sia una delle motivazioni più forti, per cui pensare anche alla gente che mi fa del male...mi dà forza.

     

    Quindi ti capita di pensare a qualcuno che non t'ha considerato...?

    Sì, sì sì..Ci penso in allenamento, prima di dormire.

     

    Ascolti musica anche prima delle gare?

    Mi ricordo che quando ero junior sì, l'ascoltavo...adesso no preferisco stare solo con me stesso ...

     

    Fisicamente? Cioè t'allontani, cerchi posti isolati?

    Mah, a xxx, per dire, c'era musica a tutto volume su tutto il bacino... un casino esagerato, tutti ammassati... ho cercato di concentrarmi...non mi è mai capitato di non riuscirci...a meno che uno non venga lì... ma gli tiri un pugno...anche se non ho mai tirato un pugno in vita mia..

     

    Prima della gara hai dei gesti rituali?

    Allora, portafortuna, cose così..., non ne ho assolutamente...

     

    Vestiti, magliette che usi da anni senza le quali...

    No, no. L'unica cosa è questo braccialetto che ho da quando ho 10 anni, sono 14 anni che ce l'ho addosso, son contento d'avercelo...ma la volta che si romperà...pazienza, lo tolgo.

     

    Quindi non ha un significato preciso; come mai hai deciso di toglierlo solo quando si romperà?

    Perché ho deciso così.

     

    Hai dei gesti particolari che devi compiere prima della gara?

    Ho il riscaldamento che è sempre uguale. L'ho provato negli anni, l'ho messo a posto ed è sempre uguale per cui ...quello sì, mi dà sicurezza. Se prima della gara non riuscissi a fare il riscaldamento, avrei dei problemi. Come agli Europei, che c'era brutto tempo e non sono riuscito a riscaldarmi come volevo...Se non riesco a farlo ho paura di non poter rendere al meglio anche perché io ho una muscolatura molto difficile da riscaldare; mi è capitato più volte di aver due gare una mattina e di far meglio la seconda della prima perché ero più caldo, contando che per me la prima gara è la più importante, se non riesco a fare un buon riscaldamento non renderei al meglio proprio fisicamente.

     

    Come reagisci di fronte alle vittorie?

    Estrema delusione perché nel momento in cui raggiungo un risultato... il risultato perde di significato. Quindi se prima vedevo come miti quelli che entravano in finale olimpica, nel momento in cui ci sono entrato io penso che se l'ho fatto io può farlo chiunque. Questa è la mia sensazione che ho sull'arrivo... anche a xxx è successo così, cioè prima pensavo a quando taglierò quel traguardo che mi consentirà di essere finalmente felice sull'arrivo... guardo con molta invidia quelli che riescono a esaltarsi sull'arrivo perché penso sia un'euforia molto particolare, invece per me anche lì è stato come tutte le altre...dico:@Beh, ce l'ho fatta...bene. Pensiamo alla finale:@ Al momento sono rimasto proprio indifferente al risultato, dopo il calo di tensione l'ho avuto perché mi sono reso conto, ero felice...però...le gare in cui ero più felice al traguardo sono sicuramente le maratone indipendentemente dal risultato e anche quest'anno mi sono emozionato dopo la semifinale a xxx sicuramente perché con l'allenatore fin da febbraio avevamo cominciato a lavorare al k1 1000 e alla finale a xxx, poi era la prima finale in k1 da senior importante che prendevo...ho pensato anche che, dopo il 98/99 in cui non sono arrivati grandi risultati, il lavoro che avevo fatto era servito

     

    E con la squadra?...

    c'è il concetto di squadra anche in canoa. Qua in Italia c'è molto poco il discorso di allenarsi in equipaggio, diamo più importanza al k1,forse io sono meno adatto all'equipaggio perché spesso devi mandar giù tante cose, poi il fatto di far dipendere il risultato solo da me mi fa star più tranquillo

     

    Come ti vedi tra quattro anni?

    ...Eh, spero meglio di adesso...è difficile dire un risultato, però meglio di così. La cosa che mi ha cambiato di più è il poter credere nel risultato, prima forse l'ho dato per scontato, non arrivava ed era molto difficile...una delle frasi banali dello sport dice che:@ Un'atleta impara a vincere solo quando impara a perdere@ ed è vero. Anche quest'anno dicevo :@Devo allenarmi, devo crederci...@ ma non ci credevo fino in fondo neanch'io, l'aver ottenuto quel risultato m'ha dato una buona dose di fiducia...poi sono cambiato...anche in allenamento io sono abituato ad andare meno degli altri, non me n'è fregato mai niente di mettere la punta davanti, poi qui ci si allena molto personalmente, diciamo, ognuno ha le sue pulsazioni, la sua velocità è tutto molto preciso. A volte però è giusto anche andare fuori e cercare di star davanti...ecco io prima non so se rifugiassi in queste prescrizioni per evitare gli scontri, ora, in questi pochi giorni che mi sono allenato con gli altri sono molto più competitivo in allenamento.

    Molti dicono, anche l'allenatore, che una volta ottenuto il risultato devi dimenticarti di averlo raggiunto e ricominciare...invece per me non è così, perché è più importante il fatto di mantenere la posizione invece che partire da zero...mi piace comunque essere un finalista olimpico e cercare di migliorarmi così piuttosto che dimenticare e ricominciare partendo da zero. a me dà più grinta, stimola di più il fatto di essere consapevole di essere forte

     

    Hai nominato spesso il tuo allenatore ed altri atleti,, è molto importante avere un buon allenatore ed un buon rapporto con la squadra?

    Sì, soprattutto con l'allenatore. Per dire io e lui abbiamo un rapporto particolarissimo sicuramente a volte molto più da padre e figlio più che atleta-allenatore...poi lui è una persona incredibile...è di una passionalità esagerata, istintivo, impulsivo...nel bene e nel male, m'ha ferito un sacco di volte, m'ha fatto del male psicologicamente, però mi ha sempre comunicato un grandissimo affetto...poi quando sei qua e c'è lui ci si allena sicuramente meglio. Il compagno d'allenamento non la trovo una componente così fondamentale...anche il mio allenatore ci dice di prendere Antonio come esempio,...io lo stimo moltissimo perché lui è uno che non ha doti sue particolari, non è uno che pagaia benissimo, non ha una grandissima sensibilità in barca, tutti i suoi risultati li ha ottenuti perché ha una grandissima resistenza all'allenamento per cui si carica di lavoro fino all'inverosimile...mentre io magari dopo un pò m'ammalo, lui praticamente mai. In allenamento comunque forse mi alleno meglio con questi ragazzi anche se van meno forte di lui però ci si viene più incontro, con Antonio spesso è difficile allenarsi.

     

    Per fare un buon equipaggio è importante che ci sia un buon affiatamento anche giù dalla barca o no?

    Mah...l'esperienza ha dimostrato che non è assolutamente fondamentale, sicuramente è più gradevole.

     

    Tu sei uno che riesce comunque a concentrarsi e a separare le due cose?

    Sì...ho fatto barca con uno che avrei proprio voluto ucciderlo, mi prendeva per il culo costantemente, lo odiavo veramente, però in barca era valido quindi, va beh

     

    Ti è mai capitato di entrare in uno stato di trance in cui sei tu e non sei tu, tutto sembra riuscirti facile...?

    ...No, non penso nemmeno che me lo permetterei mai. Per me essere cosciente e vigile su me stesso è fondamentale, non mi permetterei mai di perdere il controllo

     

    Credi che l'aspetto mentale e la psicologia dello sport in particolar modo possano trovare spazio in uno sport come la canoa?

    Non lo so... essenzialmente perché non avendolo mai provato non saprei dirti... Probabilmente per certi tipi di persone sì per poter vincere tensioni, ansie. Per certi versi sarebbe importante avere uno psicologo.. però anche qui non saprei dirti... Quando ero in psicoterapia ho passato dei periodi di crisi perché l'aver acquistato maggior autocoscienza ...non so, forse ci son certe cose che possono far stare male l'atleta come persona, ma magari sono le sue motivazioni che lo spingono ad allenarsi...bisognerebbe stare attenti magari lo si fa stare meglio come uomo, ma lo si compromette come atleta... A volte mi piacerebbe essere un bell'animalone che lo si mette in barca, gli si dice tira senza pensare a niente...come fanno certi miei compagni che non sanno nemmeno cosa si perdono al di fuori di qua, non sanno di avere un intelletto che potrebbe essere sfruttato altrimenti, per cui forse a volte la consapevolezza può essere solo un ostacolo in più....questo almeno per quel che riguarda la mia esperienza.

     

    Atteggiamento durante la somministrazione

    L’ atleta si è dimostrato decisamente collaborativo e partecipe.

    Tale atteggiamento durante il colloquio, e il buon clima tra noi e l’atleta ha permesso uno svolgimentofluido e stimolante. L’atleta è sembrato gradire la possibilità offerta dalle domande di poter riflettere sugli aspetti psicologici del suo sport, e dalle sue risposte appare una capacità introspettiva. E’ stato molto difficile contenerci nel tempo che avevamo stabilito per il colloquio, essendo emersi molti elementi interessanti che richiederebbero un ulteriore approfondimento.

    Spesso è bastata una domanda introduttiva sull’ argomento perchè questa portasse da sola ad ulteriori aspetti senza bisogno di nessun tipo di ulteriori sollecitazioni

     

     

    Considerazioni dell’intervistatore

    Devo confessare che, trattandosi del mio primo colloquio due aspetti hanno fatto in modo che la tensione e l’ inesperienza non prendessero il sopravvento: la sicura conoscenza delle tematiche trattate e la già citata conoscenza pluriannale con l’ atleta in questione.

    Per quanto riguarda il primo punto, praticando canoa agonistica dall’età di dieci anni ritengo di conoscerne decisamente bene i suoi aspetti tecnici portandomi spesso a porre domande tese a svelare alcune mie curiosità personali e sensazioni avvertite e consolidate negli anni.

    La condivisione del medesimo sport, a livelli ormai palesemente diversi, mi ha quindi permesso di andare a scavare con maggior sicurezza tematiche ed argomenti di natura prevalentemente tecnica e peculiare della preparazione canoistica.

    Il conoscere gia l’atleta, oltre che tranquillizzarmi, ha agevolato la formulazione di alcune domande specifiche riguardo competizioni precise ed avvenimenti della vita sportiva dell’ atleta che potevano essere importanti ai fini della nostra ricerca.

     

    3.2.2 Commento

     

    Dal colloquio emerge fin dalle prime parole la razionalità e la forte capacità di concentrazione dell’atleta che afferma di pensare costantemente alla canoa. Considerato che lo fa per la maggior parte della giornata, ci pensa per tutto quel tempo non escludendo però altri pensieri ai quali dedica comunque spazio. La canoa rimane comunque la prima, la seconda e la terza cosa della mia vita aggiunge, sottolineando come inevitabilmente, la maggior parte delle capacità cognitive siano impegnate nel proprio sport.

    Per quanto riguarda l’aspetto motivazionale emergono evidenti la voglia di vincere, la soddisfazione personale e e il fatto di potersi ritenere soddisfatti di se stessi. Particolare rilievo hanno i sentimenti di rivalsa e il bisogno di essere bravo, il migliore, la forte gratificazione portata dai risultati appaganti quindi, che spinge l’atleta a continuare, oltre ad una passione per questo sport. Tale passione non si manifesta però per gli altri sport per i quali l’atleta, oltre a non sentire comprensibilmente lo stesso coinvolgimento, non prova interesse alcuno e non si sente coinvolto da competizioni ed eventi sportivi. Ammette ammette infatti che :

     

    ...Essenzialmente a me lo sport non piace, cioè nel senso che non sono un appassionato di sport, guardare le competizioni non mi danno più di tanto....

     

    Il particolare rapporto con lo sport fa sì che il suo interesse per le competizioni, oltre che ad essere ristretto alla sola canoa, si limiti al preciso momento della competizione e sia concentrato solo sulla propria performance :

     

    per dire: non mi ricordo neanche chi abbia vinto i mondiali l’anno scorso e due anni fa quando li ho fatti io...non mi interessa...

     

    Credo di essere uno che dovrà sacrificarsi sempre al massimo per quello che fa....

     

    Sacrificio, fatica e dolore sono concetti ben noti all’atleta e, in uno sport metodico e di fatica come la canoa assumono un peso decisamente rilevante nella preparazione. Dalle sue parole emergono un’incredibile forza di volontà e la consapevolezza di dover sempre dare il massimo nello sport e nella futura vita lavorativa (ovviamente, per ottenere il massimo, non potrebbe essere altrimenti per lui...).

    Particolare importanza assume l’autoconsapevolezza che, insieme al senso del dovere, sembra tranquillizzare l’atleta prima delle performance.

    Atleti e sportivi, specie se di alto livello hanno un rapporto per così dire ravvicinato con la percezione di una soglia del dolore oltre la quale sembra impossibile andare, ma che solo dopo ci si accorge di aver gia superato.

    L’atleta ha un particolare rapporto con il senso del dolore che lo porta a non identificarsi con quella tipologia di atleti che godono nel sostenere carichi di lavoro massacranti (io fondamentalmente non sono masochista, non è che ami la sofferenza degli allenamenti) ma tutt’altro a dichiarare, riferendosi proprio alla sofferenza, di essere ben contento di evitarla se potesse. La forza motrice che spinge. a dirsi no, devo continuare a farlo è l’incredibile connubio di determinazione e grinta.

    Proprio la determinazione fa si che nessuna strategia sia necessaria per abbattere "quel" limite del dolore, basta la sua forza di volontà, la sua determinazione, appunto;

     

    Dico che lo voglio fare e lo faccio.

     

    Ci son dei momenti in cui metteresti giu la pagaia e...dico no, devo continuare a farlo!

     

    L'atleta dimostra di utilizzare strategie mentali per Acaricarsi@ ed inoltre è in grado di mantenere una buona concentrazione, anche in allenamento

     

    Quando mi alleno sono concentratissimoYse penso ad altro penso alle gare o a qualcosa che mi possa caricare...spesso penso a cose che mi fanno arrabbiare

    Dico che lo devo fare perché voglio vincere quella garaY i pensieri per caricarmi sono sempre gli stessi

     

    ho cercato di concentrarmi...non mi è mai capitato di non riuscirci

     

    così come dimostra una notevole forza di volontà e determinazione, anche nel superare il dolore, soprattutto presente il allenamenti lunghi, come quelli invernali.

     

    Durante gli allenamenti sembra essere molto importante sia la visualizzazione, sia la focalizzazione sulle sensazioni che potrà provare in gara, attraverso il ricordo di situazioni precedenti e attraverso le anticipazioni di ciò che potrà succedere durante la competizione

     

    Tante volte sul lavoro t'immagini d'avere il rivale affianco...ricordo le soddisfazioni che possono dare le vittorie, i risultati, l'amarezza dopo la sconfitta...queste cose spesso ricorrono in allenamento

     

    Yio in allenamento la visualizzo in trecento modi diversi immaginandomi di essere davanti, dietro, a destra a sinistra...ma non so se è..., cioè penso alla gara, non so dirti bene in che termini...mi vedo lì, penso alle sofferenze che devo provare, penso a come devo reagire, penso al mio percorso, ed il mio percorso è impostato da me.

    così come la musica sembra avere un ruolo importante

     

    Sì, mi aiuta sia perchè fa passare il tempo, a me piace molto la musica

     

    L'atleta evidenzia come vada nettamente meglio in gara rispetto all'allenamento e come preferisca allenamenti comunque brevi e intensi, dove riesce a mantenere meglio la concentrazione. In gara si sente più competitivo e più Acattivo@, più Arazionale@ e Acontrollato@. Il controllo su di sé, che l'atleta non potrebbe permettersi di perdere, l'essere Acosciente e vigile@ sembrano essere fattori molto importanti per Apoter trasformare le tensioni e le pressioni in modo positivo@.

    Spesso l’idea di non essere preparato perfettamente per una gara incide in maniera pesante sulla prestazione annullando così anche le sue reali potenzialità: se non ho la coscienza a posto non faccio nulla di buono, ho sbagliato anche gare perché non avevo la coscienza a posto.... Calma e determinazione arrivano da una preparazione meticolosa capace di dare fiducia e sicurezza all’atleta che può così, sentendosi la coscienza a posto, impostare la propria gara come meglio sa.

    Ciò che sembra dare maggiore sicurezza è l'interiorizzazione della gara, che deve essere programmata e Asentita dentro@. E' importante sentire di avere fatto il proprio dovere per prepararsi

     

    per essere tranquillo devo avere la coscienza a posto

    comunque in quel momento devo avere la testa lì, cioè esserci stato con la testa per tanto tempo, se arrivo ad una gara senza averla pensata mi trovo impreparato. Se invece l'ho sentita gia dentro vado tranquillo, so quello che sto provando, so quello che sto facendo...devo averla interiorizzata molto, ecco.

     

    Prima della gara viene effettuato un riscaldamento sempre uguale negli anni che dà sicurezza e fa entrare nello stato mentale, oltre che fisico, ottimale per la partenza.

    Durante la gara non viene poi data molta attenzione agli avversari; essendo un'atleta che recupera e dà molto nel finale, fino a metà gara si ritrova spesso indietro, ma riesce a basarsi sulle sue senszzioni e su come ha impostato lui la gara

     

    Io per esempio sono uno che fino a metà gara passa anche ultimo spesso, quindi non posso basarmi troppo sugli altri perchè potrei anche preoccuparmi di essere così dietro, percui penso al percorso impostato da me, a come lo devo fare,a quello che provo...

     

    E' particolare poi il suo rapporto con le vittorie. Infatti reagisce con Aprofonda delusione@, come se il risultato, una volta raggiunto, perdesse di significato

     

    nel momento in cui sono entrato io penso che se l'ho fatto io può farlo chiunque.

     

    Sembra non dare molta importanza ai rapporti con i compagni di squadra e dimostra di essere più adatto a gare individuali, dove il risultato, nel bene e nel male, dipende solo da lui; mentre risulta fondamentale il buon rapporto instaurato con l'allenatore, a volte Apiù da padre e figlio@, dove è presente un grande affetto e fiducia.

     

     

     

    Un capitolo a parte merita poi ciò che ha rappresentato per lui l'esperienza olimpica. Avendo programmato accuratamente la semi-finale si sentiva calmissimo e determinato nello stesso tempo, mentre la finale è stata molto più dura, in quanto era Aimpreparato a passare@ e ha accusato un calo di tensione, anche a causa della sua difficoltà a fare più cose contemporaneamente.

    Diventa importante non partire da zero, ma da dove si è arrivato per migliorarsi, mantenendo la consapevolezza del trauardo raggiunto.

    Rispetto poi all'atteggiamento nei confronti di una preparazione da un punto di vista psicologico l'atleta ci pone di fronte ad una giusta riflessione: l'intervento dello psicologo dello sport differisce molto dal clinico, infatti

     

    certe cose che possono far stare male l'atleta come persona, ma sono le sue motivazioni che lo spingono ad allenarsi.. bisognerebbe stare attenti, magari lo si fa stare meglio come uomo, ma lo si compromette come atleta. Forse la consapevolezza può essere solo un ostacolo in più.

     

     

    CONCLUSIONI

     

    Riassumendo le caratteristiche di personalità che contraddistinguono l’atleta in questione possiamo evidenziare:

    Per quanto riguarda le caratteristiche peculiari del gesto sportivo sono rilevanti:

     

    Provando a delineare un programma di intervento, dovremmo tenere in considerazione il fatto che alcuni tratti della personalità dell’atleta, che possono essere connotati in modo negativo, sono in questo caso fattori facilitanti. Infatti essi sono parti integranti della forza motivazionale che lo spinge ad ottenere i risultati e sui quali quindi potrebbe essere controproducente agire destrutturandoli.

    Tenuto conto si ciò e del fatto che riteniamo necessari alcuni ulteriori colloqui di approfondimento, per poter focalizzare il nostro intervento, delineiamo di seguito una proposta di intervento.

     

    Una delle caratteristiche salienti dell’atleta, come evidenziato prima, è costituita dal bisogno di appoggio e di figure di riferimento, ma anche una sua personale "diffidenza" rispetto a ciò che va oltre i propri mezzi personali, il contare solo sulle sue forze. Potrebbe quindi essere importante, a prori di ogni tecnica più specifica, cercare di "guadagnarsi" la fiducia dell’atleta, ed orientare l’intervento ad un counseling, offrendo la possibilità di esternare e condividere il proprio vissuto.

    Con queste premesse potrebbe essere possibile costruire le basi per un lavoro più specifico su singole capacità da ottimizzare. Come hanno evidenziato il test e il colloquio, l’atleta utilizza già delle sue strategie spontanee per far fronte alle situazioni problematiche. Pensiamo quindi di iniziare a lavorare, potenziando tali capacità. Tramite:

    1.  

       

    2. Tecniche di rilassamento per raggiungere uno stato di attivazione ottimale e possibilità di applicazione anche duranti gli allenamenti per imparare a gestire il dolore muscolare e la sensazione di fatica, prevenendo le crisi e controlandole;

       

       

    3. self-efficacy per raggiungere una consapevolezza della propria efficienza psico-fisica e un atteggiamento mentale positivo, aumentando l’autostima 3) unita al goal setting, con obiettivi a breve, medio e lungo termine, orientati più sulla prestazione che non sul risultato, specifici, difficili, ma realisticamente raggiungibili per aumentare il livello motivazionale ed influenzare positivamente la fiducia in sé.

     

    3) utilizzando ancoraggi o triggers, per esempio rispetto al "rito" del riscaldamento pre-gara, per raggiungere un livello ottimale pre-gara

     

    4) imagery e tecniche di visualizzazione (Reve-éveillé), anche con l’ausilio di audiovisivi, di sequenze e comportamenti rienuti ottimali, e per rappresentare mentalmente gesti o azioni da perfezionare.

     

    5) self talk, in associazione alle tecniche di rilassamento e all’imagery, alla quale ricorre già spontaneamente l’atleta, come funzione di segnale per innescare reazioni condizionate.

     

     

     

    Concludendo possiamo affermare che per noi questa è stata un’esperienza arricchente e motivante. Dopo due anni di apprendimenti teorici, la possibilità di metterci alla prova con una ricerca sul campo, e con un’atleta professionista, è stata una occasione per consapevolizzarci riguardo alle diffcoltà che possiamo incontrare, ma soprattutto per poter confermare il nostro interesse verso la psicologia dello sport e le sue applicazioni.

     

    BIBLIOGRAFIA

     

     

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