ISTITUTO SUPERIORE DI EDUCAZIONE FISICA - TORINO
SCUOLA UNIVERSITARIA INTERFACOLTà SCIENTE MOTORIE - TORINO
TESI
GOLF
PREPARAZIONE MENTALE
CANDIDATA: Cinzia PASTERIS
RELATORE: Prof. Marco CHISOTTI
"Attualmente, recenti studi, hanno stabilito che la componente psicologica corrisponde al 15% della preparazione generale dellatleta.
In particolare Carlo Simionato, protagonista della velocità pura nellatletica italiana e oggi preparatore atletico di calcio, ritiene infatti che lefficacia della prestazione dipenda per il 70% dalla preparazione tecnica, per il 15% dalla preparazione atletica e per il rimanente 15% dalla preparazione psicologica.
E una formula empirica, dice, che vale per tutti gli sport."
Da "Il mondo del Golf", ottobre 99
Il golf, gioco dove calma e concentrazione abbinati a movimenti fini e capacità di scegliere la giusta modalità del colpo evidenzia un grande lavoro svolto dalla mente che seleziona e controlla emozioni, sensazioni, pensieri, energie determinando autoregolazione, concentrazione, determinazione nello sferrare il "colpo".
La preparazione mentale infatti occupa una parte notevole della preparazione generale dellatleta in quanto fornisce elementi importanti e assoluti per la buona riuscita della prestazione: a parità di preparazione atletica la vittoria è determinata dalle capacità mentali.
Poiché la calma e la concentrazione sono elementi importanti ed indispensabili per una buona riuscita del colpo, il golf percepisce, come pericoloso, lo stress inteso come processo che deriva dalla sensazione di uno squilibrio fra richieste dellambiente e capacità di risposta dellatleta invasi da strati dansia e di paura.
Mediante unadeguata preparazione mentale, latleta si accorgerà che stress, ansia, paura, emozioni... saranno così lontane dalla sua unità psicofisica e come "torre ferma" che "non cadrà mai al soffiare dei venti" effettuerà la sua migliore prestazione nella piena consapevolezza delle sue capacità atletiche e mentali.
Golf Sport che si gioca su un grande terreno situato in pianura, in collina, in montagna o in qualsiasi altro luogo dove vi siano ampi spazi verdi.
Scopo del golf è compiere un percorso sul quale sono disseminate 18 piccole buche, nelle quali si deve mandare una pallina colpita con unapposita mazza.
Vince chi compie il percorso nel minor numero di colpi.
Una delle caratteristiche del golf sono proprio le dimensioni del campo: basti pensare che la distanza tra una buca e un'altra varia da un minimo di 100 a un massimo di 600 m.
Il percorso è composto da tutta larea di gioco (ostacoli naturali inclusi) a esclusione della zona di partenza e di quella della buca.
L'area di partenza (o tee ground), di solito pianeggiante e con l'erba ben rasata, corrisponde al punto di inizio di ogni singola buca.
Il percorso è contraddistinto da varie tipologie di superfici, come la fairway, dove l'erba è accuratamente rasata, lavant e il rough, dove l'erba è gradatamente incolta, gli ostacoli (ad esempio i bunker, cioè fosse piene di sabbia, gli avvallamenti, gli specchi d'acqua naturali o artificiali).
Un luogo particolarmente importante è il green, cioè il terreno intorno alla buca, dove l'erba è particolarmente curata.
Generalmente, le gare di golf sono di due tipi, lo stroke-play e il match-play.
Nello stroke-play i concorrenti sono tutti avversari tra loro, mentre nel match-play un giocatore gareggia contro l'altro a eliminazione diretta.
Inoltre, dato che è previsto che non tutti i concorrenti siano allo stesso livello, le regole del golf prevedono degli handicap, i quali servono a rendere i tornei più equilibrati.
Gli handicap sono punti, fino a un massimo di 28 per gli uomini e di 34 per le donne, che vengono detratti dal punteggio finale ottenuto dai giocatori.
Il numero di colpi ottimali per "andare in buca" si chiama par, e varia da 3 a 5 a seconda della lunghezza; qualora un giocatore effettui una buca impiegando un colpo in meno rispetto al par, realizza un birdie; se invece i colpi al di sotto del par sono due, allora si ha un eagle.
E ancora, se il golfista impiega un colpo sopra il par realizza un bogey, se invece i colpi sopra al par sono due, si ha un double bogey.
I colpi fondamentali del golf sono il drive, che serve per coprire lunghe distanze e viene giocato con mazze dalla testa di legno; l'approach, colpo che si esegue per avvicinarsi alla buca; il pitch e il chip, colpi che si effettuano intorno al green; infine si ha il putt, cioè il colpo con il quale si cerca di porre la palla in buca e che viene giocato sul green con un'apposita mazza chiamata putter.
Nato in Scozia nel XV secolo, dopo gli Acts of Union del 1707 (che formalizzavano l'unione tra Inghilterra, Scozia e Galles), il golf si diffuse in tutta la Gran Bretagna.
Le prime associazioni risalgono alla metà del Settecento e, fra tutte, la più nota è senz'altro il Royal and Ancient Golf Club of St Andrews, circolo presso il quale sono tuttora depositate le regole.
A partire dal XIX secolo, la diffusione si estese Oltremanica, e con l'impero raggiunse le colonie asiatiche, (Australia, il Sud Africa e l'America).
Il golf è praticato da giocatori dilettanti e da professionisti.
Le regole per le attività dei dilettanti sono fissate dal Golf Club di St Andrews, dalla USGA (United States Golf Association) e dalla WAGC (World Amateur Golf Council) che ha la funzione di organizzare la più importante manifestazione a livello amatoriale, il campionato per nazioni.
I professionisti, invece, fanno capo a singole associazioni di ogni paese, le PGA (Professional Golf Association), le quali si occupano soprattutto del circuito dei tornei internazionali.
I tornei più importanti nel mondo sono quelli del Grande Slam, il Masters, l'US Open, il British Open, il PGA Championship, la Ryder Cup e il World Matchplay.
In Italia esiste una Federazione Golf, la FIG, che costituisce il punto di riferimento di tutti i golfisti (45.000 dilettanti e 350 professionisti ca., distribuiti su 190 club).
Le manifestazioni più conosciute nel nostro paese sono il Campionato nazionale dilettanti e l'Open dItalia professionisti.
Tra i campioni che hanno fatto del golf si ricordano Ben Hogan, José Maria Olazabal, Bobby Jones, Jack Nicklaus, Severiano Ballesteros, Babe Didrickson Zaharias e, tra gli italiani, Ugo Grappasonni, Baldovino Dassù e Costantino Rocca.
OCCORRE PER GIOCARE
Di solito le mazze vengono trasportate nella sacca e coperte con un "cappuccio" che a volte viene ingentilito fino a sembrare un "peluche" diventando così un vero portafortuna, a cui vengono date capacità di allontanare gli agenti stressanti e agevolare la dea bendata.
Ufficialmente, le mazze sono tenute coperte per proteggerle da eventuali danni e per evitare che gli avversari abbiano la possibilità, vedendo la scelta delle mazze, di prevedere il gioco.
Per swing si intende lazione che si effettua per colpire la pallina e mandarla in buca.
Notoriamente si osserva lo swing dei campioni per imparare la tecnica.
Qui di seguito è rappresentato lo swing di "Miguel Angel Jiménez".
Possiede uno swing davvero unico, ha partecipato alle gare Masters e U.S. Open: è uno dei giocatori più attenti e seri fra i professionisti del golf.
da Golf e turismo - Gennaio 2001
Il golfista gioca e misura le sue capacità in un mondo proprio, esaltante, quasi divino.
Quasi come se fosse un "superamento dellumana fragilità", nello swing dove tutto è uno e uno è tutto.
Le gare, che sono innumerevoli e di vario genere, paiono una sorta di duelli omerici, una rievocazione di Achille contro Ettore dove solo i migliori si sfidano tra di loro e aspirano al miglioramento assoluto della propria prestazione: soli contro se stessi e contro i loro pari.
Come passepartout per raggiungere lOlimpo, la Gloria nella sua essenza più pura, dove è perfetto lequilibrio tra Pensieri e Sensazioni, tra Aspettativa e Riuscita: la realizzazione di un Sogno condiviso con il proprio Io, con il proprio essere, con i simili, con il mito, con gli dei.
Golf
Il gioco della mente
E stato definito il gioco della mente, della calma, della concentrazione, del ragionamento...
La preparazione mentale dellatleta potrebbe così avere una notevole responsabilità rispetto alla prestazione quasi al pari della preparazione atletica: "mente e corpo sono un tuttuno nello sferrare il colpo".
E importante conoscere le abilità della mente.
Sono state individuate nove abilità mentali che, se ben orientate, permettono alluomo di fare un positivo allenamento mentale al fine di ottenere ottimi risultati nello sport e nella vita.
Esse sono state codificate con i seguenti termini: peak performance, aspettativa di efficacia, goal setting, self talk, abilità immaginativa, concentrazione, arousal, stress.
La peak performance è una condizione psico-fisica particolare in cui la prestazione sembra fluire senza sforzo in maniera conforme e talvolta di gran lunga superiore alle aspettative.
Vedremo in seguito la sua relazione nei confronti dello sportivo.
Laspettativa di efficacia (self-efficacy) è la fiducia che latleta ripone nelle proprie capacità di affrontare una specifica situazione competitiva.
Vedremo in seguito in quale misura incide sulla performance dellatleta.
Il goal setting o formulazione di obiettivi è un momento fondamentale di ogni preparazione.
Lobiettivo consente di individuare precisi riferimenti di confronto e di impegnarsi in maniera specifica per acquisire la padronanza delle competenze necessarie per lo svolgimento del compito, ricavandone sensazioni di successo.
Sia nel lavoro che nel contesto sportivo la formulazione di obiettivi concreti e raggiungibili si è rivelata una valida strategia in grado di influenzare positivamente la prestazione di atleti di varie età e livello.
Oltre ad agire in termini motivazionali, la consapevolezza dei propri obiettivi produce ulteriori benefici: aiuta a migliorare prestazione e qualità dellallenamento, accresce motivazione intrinseca al successo, soddisfazione e fiducia nelle capacità personali; contribuisce, inoltre, a rendere lallenamento più stimolante esplicando le aspettative.
Il self talk o parlare a se stessi
Normalmente ogni individuo passa una grande quantità di tempo a parlare a se stesso.
Non sempre vi è la consapevolezza di questo dialogo interiore molto personale e del suo contenuto; ciononostante i pensieri sono in grado di influenzare direttamente le sensazioni, le azioni e più in generale il modo soggettivo di concepire e vedere il mondo.
Ma se da un lato pensieri positivi elicitano sentimenti di adeguatezza al compito e facilitano di conseguenza una buona prestazione, dallaltro pensieri inappropriati e negativi suscitano percezioni di inadeguatezza e apprensione che condizionano sfavorevolmente lesito delle attività anche in ambito sportivo.
E importante quindi giungere ad una tecnica per il controllo di pensieri incrementando apprendimento di abilità, lelicitazione di emozioni positive, incremento della fiducia in sé, la capacità di dirigere e mantenere lattenzione sugli obiettivi e sugli elementi importanti escludendo quelli irrilevanti e disturbanti.
Abilità immaginative
La pratica mentale è alla base di varie modalità di allenamento mentale.
La pratica mentale, cioè il "pensare" ripetutamente a unattività è variamente denominata come mental practice, mental rehearsal, mental imagery, allenamento ideomotorio, ecc.
E la capacità di anticipare, rivedere, correggere la prestazione e per prepararsi al meglio alla gara.
Le immagini sono sostanzialmente di tre tipi: riproduttive, quando evocano un atto già eseguito;
creative, quando rappresentano un comportamento non ancora effettuato;
emotive, quando evocano sensazioni collegabili indirettamente con un movimento (la rapidità di una saetta, la forza di un elefante...).
Frester definisce allenamento ideomotorio "... tutte quelle forme di esercitazione nelle quali si ha una autorappresentazione mentale, sistematicamente ripetuta e cosciente dellazione motoria che deve essere appresa, perfezionata, precisata, senza che si abbia una esecuzione reale, visibile esternamente, di movimenti parziali o globali."
La concentrazione
E la capacità di controllare i processi motori e di pensiero o di dirigere e mantenere lattenzione su di un compito per una corretta esecuzione, in relazione alle richieste situazionali, sono riconosciute come importanti fattori per la prestazione sportiva.
Importante, per la gestione dei processi attentivi latleta deve imparare a: selezionare gli stimoli a cui rivolgere lattenzione trascurandone altri non rilevanti;
prestare lattenzione al momento opportuno verso informazioni appropriate; mantenere lattenzione sugli stimoli importanti.
Arousal o attivazione psicofisiologica
Lattivazione psicofisiologica prepara in maniera ottimale il corpo allazione, dandogli "la carica" indispensabile per rendere al massimo.
Larousal viene considerato come una funzione che permette laccesso alle risorse energetiche dellorganismo al fine di prepararlo allazione.
Lo stress
E uno dei problemi maggiormente sentiti.
Il termine stress è generalmente impiegato in riferimento a fattori che suscitano reazioni soggettive di ansia o tensione, stimoli stressanti producono risposte a livello fisiologico, comportamentale e cognitivo.
Per una prestazione sportiva sono fondamentali il possesso delle abilità atletiche ed il controllo dei processi cognitivi.
Nella prospettiva cognitivista lapprendimento è un processo attivo, costruttivo e orientato, dipendente dalle abilità mentali del soggetto.
Appare quindi fondamentale elaborare strategie per incrementare e massimizzare le funzionalità operative dei processi cognitivi pertinenti al compito, con un effetto facilitante sui processi di acquisizione e sullaccuratezza esecutiva, ciò legittima lapplicazione di procedure per migliorare apprendimento, transport di abilità motorie.
Interessante è la procedura di preparazione mentale conosciuta come Visual-Motor Behaviour Rehearsal (VM BR) ovvero RIPETIZIONE VISIVA E MOTORIA DEL COMPORTAMENTO.
E un programma modulo che aiuta a superare stress, blocchi emozionali ect, ed a incrementare le prestazioni tecniche di rilassamento e visualizzazione.
Adatto ad atleti che la loro performance è il risultato diretto di padronanza sulle emozioni e controllo del gesto (es. tiro, golf, karate ...).
Claudio Robazza nel suo libro "Preparazione mentale dello sportivo" descrive il VM BR con molta accuratezza.
Questa tecnica multimodale, proposta da Richard M. Suinn nel 1972 ,venne inizialmente elaborata ed applicata in un contesto clinico, come intervento terapeutico per affrontare situazioni di stress, superare blocchi emozionali e consolidare percezioni di competenza e fiducia nelle capacità personali (Suinn, 1972b).
Lapproccio, di tipo cognitivo-comportamentale, è volto alla ristrutturazione e alla modifica di pensieri, cognizioni e comportamenti, ricercando risultati in tempi brevi, contrapponendosi a trattamenti prevalentemente di tipo verbale e di lunga durata (Suinn, 1979).
Può essere definito come una pratica covert che permette di attivare e registrare, sotto il proprio controllo, stimolazioni senso-motorie polisensoriali con il relativo coinvolgimento emozio nale e fisiologico (Suinn, 1984).
In campo sportivo, il VMBR venne applicato inizialmente con sciatori (Suinn, 1972a, 1977) per incrementare la prestazione mediante tecniche di rilassamento e visualizzazione.
Attraverso immagini vivide e realistiche gli atleti erano guidati a rilevare e correggere gli errori rallentando i movimenti e sostituendo il gesto sbagliato con quello esatto; le visualizzazioni, inoltre, servivano ad anticipare mentalmente la gara per prepararne i vari momenti.
Furono contemporaneamente impiegate tecniche di arresto del pensiero e di riorientamento dellattenzione su stimoli corporei durante la prestazione, nonché tecniche di desensibilizzazione sistematica e controllo dellarousal.
Infine, per aiutare gli atleti a sopportare fatica e dolore causati dallo sforzo fisico, come nelle lunghe distanze dello sci di fondo, vennero utilizzati rinforzi covert (immagini della prestazione con presenza di affaticamento e dolore, seguite da scene rinforzanti).
Il VMBR è stato successivamente applicato da Suinn e da altri autori in diversi sport, quali nuoto, atletica, karate, pallacanestro tiro, e con atleti di differente livello tecnico.
Gli atleti sono portati a vivere il VMBR come una esperienza sensoriale totale, che replica le sensazioni visive, tattili, propriocettive, uditive, fisiologiche e persino emozionali della prestazione (Suinn, 1987b).
La validità del VMBR sembra risiedere in due ragioni: (1) nei correlati neuromuscolari che la tecnica attiva (ogni volta che il movimento è immaginato il corpo replica lesperienza); (2) nei contenuti delle visualizzazioni (una specie di programmazione psicofisica del movimento attraverso limmaginazione).
Limagery in condizioni di rilassamento può fornire una copia vivida e ben controllabile della prestazione, anticipando e preparando il movimento reale: è come se latleta, allenandosi mentalmente, stesse realmente eseguendo.
La condizione di rilassamento sembra necessaria per permettere linstaurarsi di uno stato di concentrazione passiva, con immaginazione focalizzata su stimoli e attività rilevanti, favorendo nello stesso tempo una riduzione del livello di ansia precompetitiva.
Il VMBR è utilizzabile per acquisire e perfezionare la tecnica, trasferire gli apprendimenti dallallenamento alla gara, conseguire un livello di rendimento elevato e costante, identificare e correggere gli errori, prepararsi anche ad eventi improbabili, allenare la concentrazione, gestire lo stress, aumentare la fiducia nelle proprie capacità (Suinn, 1987a, 1993).
Per la diagnosi e la correzione di un errore, ad esempio, latleta può rivivere a livello immaginativo (come osservandosi dallesterno) una precedente prestazione, rallentare limmagine come al videotape, individuare lerrore tecnico e correggerlo più volte mentalmente prima di riprovare praticamente il gesto.
Ovviamente, se latleta ha una prestazione già vicina ai suoi limiti non ci si deve attendere un cambiamento rilevante in accuratezza e precisione; in tal caso va piuttosto ricercata una maggiore costanza di rendimento ad un livello elevato.
Per lapprendimento degli aspetti essenziali del VMBR sono sufficienti tre sedute introduttive, dopo le quali possono essere inseriti contenuti specifici rispondenti alle esigenze dellatleta, anche in relazione alle sue capacità.
Nella prima seduta il soggetto è guidato al rilassamento, attraverso la tecnica attiva di Jacobson, e alla visualizzazione; sono suggerite una scena rilassante generica ed una di successo competitivo.
La combinazione di rilassamento e visualizzazione è ritenuta cruciale per lincremento della prestazione, in quanto i due aspetti allenati separatamente non sembrano sempre produrre gli stessi effetti.
Nella seconda seduta la distensione è avviata riproponendo solamente le immagini rilassanti alternate ad immagini di successo in situazioni competitive.
Nella terza, il soggetto è sollecitato a rivivere in maniera autonoma i contenuti degli incontri precedenti.
Una volta che latleta ha acquisito abilità di rilassamento e visualizzazione, le sedute sono abbreviate e centrate su obiettivi individuali.
Infine, il VMBR è gestito in maniera autonoma e adattato alle situazioni competitive (Suinn, 1989b).
Gli effetti vantaggiosi del VMBR sulla prestazione, al di là di racconti aneddotici e resoconti soggettivi sulla validità della procedura (cfr. Lane, 1980; Suinn, 1976), sono stati verificati in numerosi studi.
Un esperimento condotto da Kolonay nel 1977 (riportato da Hall e Erffmeyer, 1983) esaminò gli effetti del VMBR su giocatori di basket relativamente allesecuzione del tiro libero.
Durante la stagione agonistica, prima delle sedute di allenamento ad una squadra venne proposto il VMBR, con istruzioni di rilassamento e visualizzazioni di tiro libero, ad unaltra vennero presentate solo tecniche di rilassamento, ad una terza solo tecniche immaginative; un gruppo di controllo non ricevette alcuna forma di preparazione mentale.
Dopo sei settimane il gruppo trattato con il VMBR incrementò in modo significativo la percentuale di realizzazioni a canestro rispetto a tutte le altre squadre.
Anche atleti di tiro con la pistola evidenziarono incrementi della prestazione applicando il VMBR (Hall e Hardy, 1991).
Noel (1980), in uno studio sul tennis, riscontrò effetti positivi sullaccuratezza nel servizio solo in giocatori abili; giocatori inesperti, invece evidenziarono persino un decremento della prestazione.
Per spiegare tali risultati lautore ipotizzò che i pattern motori del gesto tecnico descritti durante le visualizzazioni fossero troppo complessi e non adatti perciò a giocatori poco esperti.
E probabile, infatti, che la rappresentazione mentale di azioni non consolidate in memoria sia confusa e contenga errori esecutivi che attraverso il mental rehearsal verrebbero addirittura ad essere rafforzati.
Per ricavare effetti vantaggiosi sembrerebbe pertanto necessario visualizzare esecuzioni corrette; se limmagine mentale non è ancora precisa, come accade nei principianti o quando il gesto è molto complesso, gli atleti vanno prima aiutati a costruire unadeguata rappresentazione del movimento, ad esempio facendo osservare un modello che esegue correttamente.
Gli effetti della combinazione di modeling e VMBR su principianti furono analizzati in uno studio sullapprendimento dei servizi diritto e rovescio nel racquet (Gray, 1990).
Per dieci incontri, con una durata complessiva di due settimane, ad un gruppo di soggetti venne presentato un filmato che mostrava una procedura di rilassamento progressivo, seguita da immagini del gesto tecnico, eseguito a velocità normale e ridotta, ripreso da varie angolature; dopo il filmato veniva proposto il VMBR con istruzioni comprendenti punti chiave della prestazione (posizione del corpo e della racchetta, movimento di accompagnamento, concentrazione sulla palla, ecc.).
Con un altro gruppo, invece, fu utilizzata solo una procedura di rilassamento e visualizzazione.
Alla fine dellesperienza, il primo gruppo (VMBR combinato al modeling) ottenne una prestazione migliore rispetto allaltro solo nel più semplice dei due servizi, il diritto.
Per motivare tali risultati, gli autori affermano che lallenamento immaginativo avvantaggia la prestazione solo quando i soggetti hanno già sperimentato una certa quantità di pratica motoria, in particolar modo se si tratta di unabilità complessa, quale il servizio rovescio nel racquet.
La pratica immaginativa, in altri termini, necessita di una copia mentale del movimento elaborata attraverso lesperienza pratica, in assenza della quale si rivela poco efficace.
Per trarre vantaggio dal VMBR combinato con il modeling, gli atleti principianti dovrebbero dunque aver già acquisito un certo grado di familiarità con il compito, soprattutto se complesso.
Luso del modeling si è dimostrato molto utile per incrementare lefficacia del VMBR anche con atleti esperti.
Hall e Erffmeyer (1983), ad esempio, riscontrarono in giocatori di basket significativi incrementi nella prestazione di tiro libero associando al VMBR losservazione di un modello filmato nellesecuzione di tiri, rispetto allutilizzo di sole procedure di rilassamento e immaginazione (VMBR senza modeling).
Risultati simili furono ottenuti anche in una replica dello studio con giocatori di basket di alto livello (Gray e Fernandez, riportato da Gray, 1990); il filmato riproponeva questa volta non solo lesecuzione di tiri liberi, ma anche le fasi di rilassamento e le istruzioni di visualizzazione.
In una serie di sperimentazioni coinvolgenti complessivamente 193 studenti universitari praticanti karate, vennero esaminate approfonditamente caratteristiche e modalità di impiego del VMBR.
Nei diversi esperimenti furono impiegati test di prestazione motoria (esecuzione di tecniche, combinazioni di tecniche e combattimenti) e test psicologici relativi allansia in situazioni sportive e non sportive.
Con il primo studio, su quattro gruppi di atleti (solo rilassamento, sola immaginazione, VMBR, placebo-controllo), Weinberg, Seabourne e Jackson (1981) confermarono lefficacia del VMBR ai fini dellincremento della prestazione tecnica, attribuendola alla combinazione di rilassamento e immaginazione: infatti, mentre una riduzione dellansia competitiva venne riscontrata in entrambi i gruppi che usufruivano di procedure di distensione (uno con solo rilassamento e laltro con VMBR), unicamente nel gruppo con VMBR si ebbe anche un incremento della prestazione nel combattimento, la situazione test più complessa.
Il rilassamento da solo non risultò altrettanto efficace, presumibilmente perché la riduzione dellansia di per sé non è sufficiente a determinare miglioramenti nella prestazione.
In due ricerche successive, Weinberg, Seabourne e Jackson (1982) confrontarono gli effetti di una singola applicazione del VMBR rispetto ad un allenamento protratto per sei settimane.
I risultati, pur confermando la maggiore produttività di un utilizzo prolungato, misero in evidenza come anche una sola esperienza di VMBR, se realizzata immediatamente prima della prova test finale, avesse un effetto facilitatorio.
Riguardo al controllo dellansia si ebbero invece risultati parzialmente contraddittori: solo in uno dei due esperimenti lutilizzo prolungato del VMBR si dimostrò efficace, mentre ununica somministrazione non ebbe alcuna ricaduta.
Nei due studi ulteriori (Seabourne, Weinberg e Jackson, 1984; Seabourne, Weinberg, Jackson e Suinn, 1985) le procedure di preparazione mentale furono modificate ed individualizzate, adattandole a caratteristiche ed esigenze personali per renderle più efficaci; vennero inoltre incoraggiate discussioni concernenti specifici problemi o vissuti soggettivi relativi allallenamento mentale.
Gli esperimenti durarono entrambi circa cinque mesi, tempo notevolmente superiore a quello delle precedenti indagini, ed il VMBR fu integrato nel programma generale di allenamento condizionale e tecnico.
Tale modalità di intervento prolungato e individualizzato con procedure di VMBR si dimostrò valida sia per la riduzione dellansia precompetitiva, sia per un incremento significativo della prestazione in tutti gli aspetti valutati (Fig. 1).
Figura 1. - Influenza del VMBR sulla prestazione nel karate in gruppi sottoposti a compito placebo, procedura non individualizzata, procedura individualizzata (Seabourne, Weinberg, Jackson e Suinn, 1985).
Un ultimo studio (Weinberg et al., 1987), già presentato nel capitolo 6, venne condotto per verificare gli effetti dellattivazione sulle capacità immaginative.
In vari compiti coordinativi e condizionali, vividezza e controllabilità delle immagini non risultarono strettamente dipendenti dallarousal.
Lo stato di attivazione nel quale introdurre le attività immaginative può dipendere dalla natura del compito: rilassamento per attività coordinative fini, attivazione per compiti ad impegno condizionale.
Da questa serie di esperimenti condotti per verificare lefficacia del VMBR nella preparazione mentale vengono tratte le seguenti considerazioni:
Consente di ottenere miglioramenti della prestazione tecnica, in particolare grazie allimpiego delle immagini, e ridurre lansia collegata a situazioni di prestazione principalmente per mezzo del rilassamento.
Lefficacia sembra proprio risiedere nella commistione di rilassamento e immaginazione, fattori entrambi importanti per lincremento complessivo della prestazione, che da soli non sembrano sempre raggiungere gli stessi effetti;
In questo modo è in grado di esprimere al massimo la sua efficacia, anche se già una sola somministrazione immediatamente prima della prestazione si può rivelare utile;
La validità di procedure individualizzate di preparazione mentale è attribuibile al ruolo attivo che i soggetti esplicano nella selezione e nella pratica delle strategie.
La procedura individualizzata, inoltre, rende gli atleti maggiormente responsabili ed impegnati verso lallenamento mentale;
Con atleti principianti, o nel caso di gesti molto complessi, losservazione di un modello che esegue in maniera corretta (modeling) è di aiuto per costruire una precisa rappresentazione mentale.
E comunque importante che sia già stata acquisita una certa familiarità con il compito attraverso un minimo di esperienza pratica;
Lo stato che precede limmaginazione, infatti, potrebbe variare in funzione delle caratteristiche delle attività motorie: una condizione di rilassamento sembra più vantaggiosa per abilità motorie fini che richiedono elevata coordinazione, mentre una condizione di attivazione appare più indicata per compiti a prevalente impegno condizionale.
"Seven steps to peak performance"
Suinn (1986) ha inserito il VMBR allinterno di un programma generale di mental training strutturato in maniera organica, presentato in un manuale pratico ("Seven steps to peak performance") indirizzato direttamente agli atleti (Fig. 2).
Sono descritte dettagliatamente sette tappe successive che contribuiscono allincremento della performance, per ciascuna delle quali vengono individuate esercitazioni adatte e proposti strumenti di autovalutazione per identificare i punti su cui soffermarsi maggiormente.
I sette passi sono presentati in ordine progressivo, in quanto ognuno è costruito sul precedente e prepara il successivo.
Il manuale consente lindividualizzazione dellallenamento, in quanto latleta valuta e analizza i propri progressi e sceglie su quali proposte lavorare più a lungo.
Alcuni passi richiedono a loro volta fasi successive di apprendimento, in genere della durata di 3/4 sedute ciascuna.
Suinn sottolinea la necessità di applicare le abilità mentali acquisite a situazioni concrete di allenamento e di integrarle nel contesto della competizione.
Primo passo: allenamento al rilassamento. E costituito da tre fasi:
Latleta impara a rilassarsi, da disteso, attraverso una serie di contrazioni e decontrazioni dei vari distretti muscolari (ciascuna della durata di 5-8 sec.), dirigendo lattenzione sulle sensazioni di tensione, distensione e sul loro contrasto.
Viene anche suggerito di concentrarsi sullattività respiratoria (centering), eseguendo respirazioni diaframmatiche lente e profonde. Il rilassamento è poi ricercato attraverso la visualizzazione dei gruppi muscolari che si distendono come lampade che si spengono una alla volta;
Dopo 3 o 4 sedute, diventano sufficienti 5-10 minuti per avviare il rilassamento focalizzando lattenzione sul respiro, far fluire la distensione ai vari gruppi muscolari e visualizzare il loro rilassamento.
Al momento dellespirazione sono introdotte brevi affermazioni facilitanti la detensione (ad esempio: "sono calmo e disteso") da ripetere o raffigurare mentalmente.
Può anche essere visualizzato un colore che trasmetta un effetto rilassante;
Sono quindi suggerite alcune indicazioni utili per controllare lo stress: parlare sottovoce muoversi lentamente, trascurare gli eventi esterni e ricondurre lattenzione su di sé (anche su stimoli irrilevanti, come particolari dellabbigliamento), respirare profondamente percependo i movimenti delladdome (centering), rilassare le spalle e, infine, rilevare i cambiamenti corporei derivanti dalla generale disattivazione (respirazione profonda e rilassata, muscolatura distesa, ecc.).
Terzo passo: controllo dei pensieri. Il controllo dei pensieri è ricercato attraverso due modalità:
Viene suggerito di considerare i fattori disturbanti come stimolo per ricercare soluzioni ed avviare lazione adatta, piuttosto che tentare di evitarli o continuare a rimuginare su possibili effetti nocivi;
Altri suggerimenti sono di aiuto per incrementare lautostima: fare veramente del proprio meglio indipendentemente dalle condizioni; essere consapevoli del proprio grado di preparazione prima della gara ed elaborare affermazioni positive sulle capacità personali; passare in rassegna i progressi (da dove si è iniziato fino a dove si è giunti); conoscere gli obiettivi che si perseguono e le ragioni per impegnarsi al massimo.
Quarto passo: autoregolazione. Si mira a sviluppare nellatleta la sensazione di essere completamente a proprio agio, pronto fisicamente e mentalmente per la prestazione:
Queste sensazioni sono quindi proiettate alla prestazione futura, ricreando così lo stesso clima emotivo favorevole;
Quinto passo: rehearsal mentale (VMBR). Comprende tre fasi:
Altri obiettivi riguardano il perfezionamento tecnico del gesto sportivo, il conseguimento di una peak performance, la familiarizzazione con levento competitivo; sono perseguiti alternando al centering le visualizzazioni specifiche, alle quali seguono sempre immagini di successo.
Sesto passo: concentrazione. Come mezzo efficace per controllare la concentrazione viene suggerito di rivolgere lattenzione a particolari dellambiente esterno (dettagli visivi, rumori, impressioni, ecc.), a sensazioni corporee (respirazione, zone di tensione muscolare, ecc.), ad immagini mentali dellevento sportivo.
In tutti i passi precedenti, comunque, la concentrazione è in qualche modo esercitata e controllata, diretta alle immagini, alle sensazioni corporee o ai pensieri.
Settimo passo: controllo delle energie. Nellultimo passo latleta è condotto ad acquisire la consapevolezza dellenergia presente nel corpo e la capacità di utilizzarla pienamente.
Lenergia può essere percepita, in stato di rilassamento, prestando attenzione al respiro (in particolare alla fase inspiratoria), al senso di calore derivante dalla circolazione sanguigna, alla presenza di altri segnali corporei (ad esempio, formicolii) durante la distensione.
Attraverso visualizzazioni della prestazione ideale e dellattivazione corporea (il sangue che scorre rapidamente, i muscoli che diventano più forti, ecc.) le sensazioni di energia vengono accresciute e sperimentate chiaramente.
Lenergia viene quindi diretta alla prestazione, visualizzando, ad esempio, un raggio luminoso che si sprigiona nella direzione del movimento, oppure una luce che espandendosi dal corpo ingloba completamente lambiente in cui si svolge lazione sportiva.
Lipnosi si è rivelata uno strumento valido se inserita allinterno di programmi integrati, organici e sistematici di preparazione mentale.
Incremento delle abilità immaginative e riduzione dellansia di tratto.
Suggestioni postipnotiche miranti ad ottenere un appropriato livello di distensione durante una situazione stressante di coordinazione fine (es. golf) si sono verificate efficaci nel determinare una diminuzione dellansia di stato.
Tecniche comunemente utilizzate, soprattutto nelle fasi iniziali di apprendimento, sono quelle che partono dal rilassamento psicofisico, costituite da esercizi respiratori e di distensione muscolare progressiva.
Scene piacevoli di paesaggi naturali, o di luoghi tranquilli e protetti, agevolano linduzione e lapprofondimento della trance.
Garver (1984) ha proposto una modalità di induzione autoipnotica in otto fasi:
Dopo aver spiegato gli otto passi lintera procedura va inizialmente proposta da un operatore esterno, richiedendo al soggetto di ripetersi mentalmente le suggestioni; successivamente sarà il soggetto stesso a gestirla autonomamente.
Shone (1982) individua i seguenti vantaggi dellautoipnosi in ambito sportivo:
Autoipnosi e eteroipnosi sono utili per:
Lautoipnosi da poco riscoperta in Europa ma da molti anni usata in America ha dato la possibilità di creare tecniche mentali combinate a procedure di rilassamento prisosomatico e ad induzioni autoipnotiche per potenziarne gli effetti.
(Robazza, Preparazione mentale)
Da "Golf the mind game" di Marlin M. Mackenzie (marzo 1990) al capitolo nove si descrive lAutoipnosi invitando il lettore a "spillare il poco della tua mente inconscia".
Tony Jacklin campione di golf, ha riferito la sua esperienza durante un gioco di golf.
In un "bozzolo di concentrazione" tutto è "puro vivace chiaro" e si effettua il colpo migliore.
J. riferisce di essere stato in fase di trance durante il quale è stata liberata la mente conscia.
È frequente per J. effettuare un buon colpo quando durante la competizione per un "bozzolo" lui entra in un profondo stato di trance dove trova la sua migliore performance e la realizzazione atletica;
Per Peter Famiano, Golf Club New Jersey, la sua voce interna dice: "Buon colpo, buon colpo " e egli prende la "mazza" e colpisce.
Questa fase funziona durante il suo swing generalmente nel golf lo stato di trance avviene un tempo prima di "prendere il via" e/o quando si colpisce la palla ma mai allultimo tempo.
Scott, un golfista di professione mi racconta la sua esperienza di uno stato di trance nel suo miglior gioco dallinizio alla fine.
Egli afferma: "Lo stato di trance è quando io lo voglio".
Il suo caddie racconta i sintomi fisici della piacevole trance: sfigurazione, occhi di cristallo, i muscoli facciali rilassati e cambia la parola rallentandola.
Questo tipo di esperienza è nota al golfista professionistico.
Am. Dickinson noto professionista adotta questo sistema nel meccanismo di messa in opera e oscillazione.
Loscillazione stessa senza altre indicazioni mette in opera lattenzione dello stato di coscienza cioè la trance desiderata.
Dr. Milton H. Erickson, un eloquente medico ipnoterapista è stato il primo a riconoscere la naturalità della trance e ha incorporato un unico e rimarchevole successo pratico.
Ogni persona ha labilità di indurre a se stessa uno stato di trance (cioè cambiare lo stato di coscienza).
Questo è un giusto argomento che serve per prendere tempo per ottenere un appropriato processo mentale (immettere lo stato mentale vincente).
Noi sin da bambini abbiamo linnata capacità di diventare installatori di semplici esperienze, ma ogni fase di razionalità circa ad esempio il sistema della propria educazione ha depresso il proprio rispetto circa linconscio.
Il bambino è naturalmente più immerso nel semplice piacere es.: piacere di osservare il levarsi in volo degli uccelli dal suolo; di ascoltare il ronzio delle api quando sono sui fiori dove estraggono il nettare Questo sistema è destinato a perdersi nel tempo e nello spazio diventando uno schermo televisivo.
Mentre tutti siamo trasportati lontano dal QUI e ADESSO mediante il proprio mondo della fantasia e dallattività dellemisfero destro.
Allora da adulti si conosce questo e laltro stato di coscienza, ma frequentemente si dimentica quello che si è conosciuto per primo anche se piace.
Al bambino piace: ha ammirazione dei tramonti, trasformano la musica, convertono le novelle in storie.
Questi modi sono alternativi alle loro "100" esperienze di tutti i giorni.
Le trance sono indotte di una corsa verso lalto, guidando una lunga distanza sulla via maestra, ascoltando il suono secco e il chiacchierio delle ruote sulla ferrovia che seguono la scia prendi amore, intensamente metti a fuoco una palla da golf e richiamando i dettagli dellultimo superbo colpo.
Avendo studiato e sperimentato con lipnosi su atleti, io sono convinto che questo è, probabilmente, il più efficace strumento che gli atleti con il quale possono regolare la consistenza della loro preparazione.
Lipnosi è essenzialmente un processo di creazione, che intensifica e stabilizza uno stadio della coscienza diretto allinterno.
La mia tecnica è basata su questo processo e sono disegnate al massimo le risorse della mente inconscia distraendo e tranquillizzando la mente conscia.
Questo metodo induce e stabilisce il fenomeno dellipnosi una regressione di età, un ritorno al primo tempo quando si era bambini, un "posto" della propria vita.
Ove varie sono le forme di immagini stimolate dal processo ipnotico.
In particolare le metafore ("piace prendere storie") generate nei migliori momenti conducono alla migliore prestazione atletica.
Questa tecnica attiva lemisfero non dominante del cervello, precisamente questa parte del cervello si attiva durante la trance.
Questo stato di trance apre la porta per espandere il proprio mondo di esperienze interiori, quelle che sono essenziali per effettuare un cambiamento nel comportamento esterno (azione esterna).
Diversi atleti con i quali io ho lavorato, ho potuto sperimentare che è lo "Spirito" che porta alla prestazione autentica; sicura la scivolata su se stessi dopo lipnosi.
Il loro referto indica che la loro prestazione è al massimo.
Io conosco un Club di Professionisti che praticano lipnosi in questo contesto: garantiscono di aver dato i migliori colpi della loro vita quando si trovavano in uno stato alterato auto-indotto.
Allora lautoipnosi anchessa riduce la pressione dellatleta portandola alla normalità e gli permette di giocare al meglio.
Egli sa che prova una nuova gioia sempre maggiore nei suoi giri di golf e regolarmente giocando al meglio della performance.
Tecnica di Betty Erickson: "Tecnica di autoipnosi"
Betty Erickson, moglie del Dott. M. Erickson presenta una "Tecnica di autoipnosi" in quattro passi.
Siediti in quiete su una sedie confortevole in un luogo che tu non possa essere disturbato.
Divarica le gambe, le braccia, le mani adagiale in modo che ti sia confortevole, supporta la tua testa e adagia la tua schiena nello schienale.
Passo 1 Incontro al quadro
Con i tuoi occhi aperti (o chiusi) prendi una fotografia di te stesso e posala davanti a te.
Quando tu hai una chiara fotografia di te stesso, lentamente chiudi gli occhi e ricorda per qualche secondo quando hai fatto questa fotografia.
Passo 2 Vedi Ascolta e Prova (sensazioni)
Adesso con i tuoi occhi chiusi, la tua fotografia nella mente, dimentica la stanza dove sei: non vedere la stanza, allontana i suoni, non sentire sul tuo corpo le sensazioni che provengono dalla stanza;
Allora ritorna al momento che ti hanno scattato la fotografia e vedi dove eri, ascolta i suoni senti le sensazioni che ha provato il tuo corpo.
E allora Vedi una cosa, Ascolta una cosa, Senti (Prova) una cosa (e allora soffermati su un particolare: Vedilo, Ascoltalo, Sentilo (provalo)).
Passo 3 Vai al luogo del piacere
Adesso diventa consapevole che una mano e il braccio di un certo si sollevano rispetto allaltro.
Tu puoi premere questa mano già contro la tua coscia oppure al braccio leggero puoi chiedere di tendere un arco verso lalto.
Questo movimento è lento, sussultante e automatico. Nella tua mente vai al luogo del piacere, un luogo dove tu vuoi stare, dove tu ti senti perfettamente nella gioia per te stesso.
Vedi, Senti e Prova sensazioni che sono in divenire in questo speciale luogo.
Da questa esperienza si prova gioia.
Nel punto maggiore" durante questa collezione di piacere, tu cominci a stimare questa tua situazione e senti che il tuo respiro incomincia a cambiare, il tuo cuore incomincia a cambiare ritmo, e incominciano a cambiare il peso della tua mano e del tuo braccio.
Allora tu noti alcuni di questi cambiamenti, lascia che la tua mentre vada dove vuole andare diventando passivamente curiosa.
Passo 4 Ritorna Normale
Al massimo punto della tua mente inconscia tu dovrai fare un segnale: al momento di una magnifica immagine interna, o di un suono o di una sensazione corporale.
Questo implica che è anche il momento di cominciare a tornare nel tuo stato normale.
Dopo il segnale gradualmente apri i tuoi occhi, guarda gli oggetti attorno a te, ascolta i suoni dellambiente e muovi le parti del tuo corpo.
"IL CAMPIONE"
I fattori alla base della cosiddetta "mentalità vincente" o, ancora, gli elementi in grado di caratterizzare il campione riportano a un atleta con un intenso bisogno di successo affiancato da attitudini specifiche, fisico adeguato, costanza nel lavoro (Singer, 1986).
In una personality hardiness la qualità delle prestazioni è influenzata dalla contemporanea presenza di particolari convinzioni su di sé e sul mondo caratterizzate da impegno, controllo, sfida.
La "personalità coraggiosa" si aspetta di poter incidere su ciò che le accade, utilizza la propria curiosità, è convinta che la propria crescita personale avvenga attraverso un continuo apprendere dallesperienza, è in grado, ogniqualvolta si trovi a dover fronteggiare problemi e cambiamenti, di affrontare le difficoltà, trasformandole in esperienze positive e meno stressanti (Maddi e Hess, 1992).
Le motivazioni e i bisogni psicologici o socioculturali, abitualmente riconosciuti in chi pratica unattività sportiva a livello agonistico (ovvero il gioco, il bisogno di confrontarsi e di controllare il rischio, il piacere, laggressività autodiretta ed eterodiretta, il bisogno di movimento, il desiderio di migliorare il proprio status sociale e altro), sono accompagnati nel campione da una spinta, che sovrasta le altre e che lo caratterizza, ossia da una straordinaria volontà di vittoria (Antonelli e Salvini, 1987).
Aver voglia di vincere non significa voler distruggere lavversario, bensì essere in grado di convogliare tutte le risorse fisiche e psichiche verso la propria affermazione.
Non vuole dire neppure fare esclusivo affidamento su di essa, quasi fosse una sorta di strumento magico: la voglia di vincere rappresenta una molla importante se utilizzata e correttamente dosata dallatleta consapevole di poter contare su di sé.
In altri casi può costituire un generatore di tensione e favorire invece un fallimento (Antollovich, 1991).
Il vincente è un soggetto self centered che gode dellapprovazione ma non teme lostilità, è in grado di apprezzare i successi e di apprendere anche dalle esperienze negative.
Ha una buona stima di sé, si aspetta di vincere o di rendere bene, ha costanza negli allenamenti ed è orientato sul livello esecutivo della prestazione.
Ricerca il successo e non tenta solo di evitare gli insuccessi.
È consapevole delle proprie capacità e dei propri limiti; in gara è sufficientemente flessibile e in grado di modificare la sua tattica rispetto agli imprevisti.
È orientato allo scopo, si propone mete reali, ha buone capacità di concentrazione ed è selettivo rispetto agli stimoli rilevanti.
Ha buona disponibilità alla collaborazione, tanto con lallenatore quanto con eventuali compagni di squadra.
Il vincente vive la gara non come prova ma come evento eccitante e divertente, non si scoraggia di fronte a situazioni avverse che considera aspetti della realtà, analizza a posteriori il senso della vittoria o della sconfitta, è libero dalla convinzione che per vincere sia necessaria la perfezione assoluta (Rossi, 1986).
Probabilmente non esiste uno stereotipo del vincente, ma alcuni punti certi predisponenti al successo sono un buon livello di autostima, una sufficiente fiducia in sé e la possibilità di vivere, quale attore consapevole, le proprie azioni.
Fiducia in sé e autostima
Limmagine del vincente corrisponde a quella di un atleta nel quale la preparazione atletica, il desiderio del successo e le doti particolari coesistono con un buon livello di autostima e una sufficiente fiducia in sé e nelle proprie capacità.
Un atleta con problemi di calo di rendimento o di insuccessi ripetuti potrà convincersi che tutto ciò è dovuto a stanchezza, sfortuna, propria incapacità oppure non spiegarselo affatto.
Utilizzando lautosservazione, potranno emergere elementi interessanti sul "come" ciò avviene.
Egli potrà, per esempio, cogliere la rabbia e accorgersi del significato personale che attribuisce a questa emozione.
Se arrabbiarsi significa perdere il controllo, e di conseguenza avere una percezione di fragilità personale e limmagine di un esterno forte, prepotente o ingiusto, il soggetto avrà a propria disposizione una diversa prospettiva attraverso cui rapportarsi al problema presentato e potrà, quindi, cogliere nuove informazioni su di sé in grado di innescare un cambiamento positivo.
In situazioni di tipo competitivo esistono modalità di reazione congrue al grado di significatività, allattivazione emozionale e al livello esplicativo propri del singolo atleta.
Nel caso di un evento particolarmente pregnante, si possono ipotizzare due tipi di reazione; quando lattivazione emozionale viene decodificata dal sistema, può essere assimilata e utilizzata nella ricerca di nuove strategie atte ad affrontare meglio la situazione temuta; in caso contrario, quando ciò non può avvenire perché lemozione è troppo intensa o estranea al modello interpretativo utilizzato, è possibile la presenza di sensazioni percepite come incontrollabili o, ancora, di una sintomatologia fisica sgradevole o allarmante.
Si può verificare inoltre un irrigidimento del modello di rappresentazione della realtà, che comporta luso di procedure di problem-solving anchesse rigide e stereotipate, con conseguente diminuzione della capacità di assimilare lesperienza.
I concetti di autostima e di flessibilità ipotizzati nella mentalità vincente prevedono, pertanto, la congruenza tra cosa il soggetto percepisce e come se lo spiega; ciò è alla base della fiducia in sé, e la possibilità di apprendere dallesperienza, anche in termini di crescita personale, è lelemento necessario per affrontare, elaborare e assumere informazioni importanti anche da situazioni negative quale un insuccesso.
La "self-confidence" (fiducia in sé)
Il concetto di self-confidence (fiducia in sé) viene collocato dai teorici dellattaccamento (Bowlby, 1982) in un continuum di sviluppo, che origina dal concetto di "base sicura".
La fiducia in sé comporta la capacità di conservare la fiducia in condizioni che sembrano tali da suscitare il contrario o, ancora, di sentirsi a proprio agio quando è necessario dipendere da altri.
È parte dellesperienza dellatleta il confronto ripetuto con situazioni frustranti e la collaborazione con figure diverse: dagli eventuali compagni di squadra, ai tecnici, ai dirigenti della società, al rapporto con il pubblico.
Tutto ciò assume un ruolo maggiore nel caso del campione, dove si amplificano le aspettative e le attribuzioni di responsabilità.
In ambito sportivo, i presupposti della teoria dellattaccamento possono fornire una griglia attraverso cui comprendere determinate modalità di relazione tra gli atleti di un gruppo squadra e, in particolare, nel rapporto tra latleta e il proprio allenatore.
Un atleta che ha costruito nella propria vita una modalità di attaccamento sicuro, con conseguente formazione di una fiducia di base, sarà in grado di collaborare efficacemente con entrambi.
Un atleta con un attaccamento ansioso resistente tollererà peggio i cambiamenti o le separazioni, e potrà facilmente entrare in competizione con i compagni di squadra o con lallenatore al fine di mantenere il controllo della situazione e, quindi, di tutelarsi rispetto a novità o imprevisti.
Un atleta con attaccamento ansioso ambivalente, con un senso di sé instabile, richiederà più conferme, oscillando tra unimmagine idealizzata dellallenatore e unaltra deludente.
Nel caso di un atleta con uno stile di attaccamento evitante, lautosufficienza forzata, costruita in relazione a esperienze di vita, renderà difficile la cooperazione; infine, nellattaccamento doppio si evidenzieranno le esigenze perfezionistiche del soggetto.
Atleti con dubbi su di sé tendono in genere a diminuire il proprio impegno e a evitare il compito proposto; al contrario, chi ha fiducia in sé intensifica i propri sforzi, mirando al raggiungimento dellobiettivo.
I soggetti con scarsa fiducia in sé, inoltre, tendono più facilmente ad attribuire i propri successi a cause esterne e gli insuccessi a proprie incapacità personali, in una sorta di meccanismo a catena che negativizza sempre più limmagine di sé e il riconoscimento del senso di competenza personale.
Fiducia in sé e nella valutazione delle proprie capacità, autostima e flessibilità sono elementi fondamentali non solo per favorire la vittoria o il raggiungimento di obiettivi elevati ma anche per tollerare e integrare il "peso" del successo.
La "self-efficacy" - "fiducia nelle capacità personali"
La fiducia in sé si correla positivamente con il concetto di fiducia nelle capacità personali.
La fiducia che latleta ripone nei propri mezzi e nelle capacità personali influenza fortemente la sua prestazione.
Atleti di basso valore che credono in se stessi e si dimostrano risoluti nel conseguire i propri obiettivi sono spesso in grado di ottenere, soprattutto in gara, risultati migliori di soggetti più dotati sotto il profilo tecnico-fisico, ma che presentano scarsa fiducia e minore determinazione.
Sensazioni di adeguatezza, sicurezza e ottimismo agiscono positivamente sulla prestazione, mentre percezioni di inadeguatezza, incertezza e pessimismo agiscono negativamente.
In genere, le persone temono ed evitano situazioni ritenute al di fuori delle capacità personali, mentre sono disposte ad affrontare compiti giudicati alla propria portata.
La self-efficacy è proprio la fiducia che lindividuo ripone nelle capacità personali di fronte a un compito specifico che richiede lespressione di abilità (Bandura, 1977), ma non è un tratto globale di personalità, potendo variare in relazione alla situazione, alle richieste e allesperienza.
Le aspettative di efficacia condizionano non solo la scelta se affrontare o meno una particolare situazione ma, una volta iniziata lattività, anche la quantità di sforzo profuso, limpegno e la persistenza pur di fronte a difficoltà, esperienze sfavorevoli o sconfitte.
Per conseguire il successo, ovviamente, non bastano le aspettative da sole, in quanto devono essere presenti capacità, abilità, interesse e motivazione.
La self-efficacy ha un ruolo importante anche nella regolazione dei processi cognitivi (Bandura, 1989).
Mantenere la concentrazione focalizzata sul compito, anche in condizioni di stress e di timore di sbagliare, richiede un forte senso di efficacia (Bandura e Wood, 1989).
La self-efficacy influenza anche la rappresentazione mentale anticipatoria dellevento sportivo.
Scene di successo sono visualizzate con più frequenza da soggetti con elevato senso di efficacia: latleta analizza mentalmente il problema, esplora le alternative, applica le soluzioni.
Scenari di fallimento sono più probabili in chi si valuta incapace; latleta è già perdente in partenza, poiché tende a rimuginare su errori e sconfitte.
Rappresentarsi invece il successo migliora la prestazione.
Questo è stato riscontrato in diverse attività motorie e sportive.
Incremento della "self-efficacy" - "fiducia nelle capacità personali"
Le informazioni inerenti alle proprie capacità e provenienti da diverse fonti vengono elaborate, valutate e integrate da parte dellatleta.
Limpatto sulle aspettative di efficacia dipenderà da come linformazione viene valutata e trasformata cognitivamente, in relazione a fattori contestuali e situazionali.
Informazioni inerenti la self-efficacy sono ricavate da quattro fonti principali: realizzazione di prestazioni, esperienze sostitutive, persuasione, arousal emozionale (Bandura, 1989; Feltz, 1992).
La self-efficacy, a propria volta, influenza comportamenti, pensieri ed emozioni.
Self-efficacy e prestazione: situazioni che possono incidere positivamente.
È importante programmare nella fase di allenamento una serie di obiettivi a breve termine che permettano allatleta un feedback positivo sui propri progressi.
Sono significativi inoltre fattori quali: difficoltà del compito; impegno profuso, aiuto ricevuto, attribuzione di successo interna o esterna.
È importante un rapporto di fiducia con il trainer e un uso moderato e congruo del rinforzo, al fine di mantenere la credibilità (poco incisivo perché privo di esperienza personale; si estingue rapidamente se è assente una conferma positiva).
Nel caso in cui lemozione venga interpretata come congrua in una situazione altamente stressante da un atleta con una sufficiente fiducia in sé, è probabile che non ci siano ripercussioni negative a livello di self-efficacy.
Metodi per incrementare la self-efficacy
Obiettivi eccessivamente difficili, viceversa, determinano insuccesso e sfiducia
Nella storia del golf un glorioso esempio autodidatta è Gene Sarazen 1902-1999.
Nella sua "ultima intervista" luomo-golf del secolo riflette sui 97 gloriosi anni di gioco.
nel 1935 il suo "colpo fece il giro del mondo" il mitico legno 4 per uno doppio eagle al Masters.
Gene Sarazen ha cominciato come caddie e solo in seguito è diventato un giocatore e un campione.
... Camminando sulla 18a un giorno del 1913, un banchiere mi disse "Sai chi ha vinto lOpen oggi?", gli risposi di no.
Ed egli "Un ex caddie". "Quale ex caddie" gli chiesi. "Francis Onimet". Gli dissi "Non scherziamo". Rispose: "Ha battuto Vardon e Ray".
Così da allora Sarazen fu molto interessato al golf e cominciò a scimmiottare Francis Onimet in tutto, anche nel modo in cui impugnava il bastone.
In seguito diventarono amici.
In seguito Sarazen ha avuto lidea di disegnare un bastone adatto a colpire la pallina nella sabbia.
Con questa "arma" ebbe un immenso successo.
Durante lintervista Sarazen afferma che "Oggi ci sono così tanti giocatori, un grande come lui lo si scopre vedendo anche un solo colpo."
Sarazen è un grande, che ha potuto esserlo grazie a doti personali, enorme fiducia in sé e abilità nel "carpire" abilità tecniche dai campioni.
Molti atleti, soprattutto di alto livello, hanno talvolta sperimentato condizioni psicofisiche particolari accompagnate da un senso di benessere, potenza e soddisfazione profonda (Privette, 1983).
Le risorse personali sono espresse al meglio, la prestazione fluisce senza sforzo apparente in modo conforme e, talvolta, di gran lunga superiore alle aspettative.
La peak performance è una specie di momento magico: tutto si svolge perfettamente a livello mentale e fisico, la prestazione avviene in modo spontaneo e supera i livelli consueti di rendimento (Williams, 1986).
Latleta vive uno stato mentale definito flow, con sensazioni di immersione totale in quanto sta accadendo e profonda gratificazione (Csikszentmihalyi, 1990); la percezione soggettiva è di equilibrio fra le abilità personali e la sfida della gara (Kimiecik e Stein, 1992).
Nellatleta rimane il desiderio di ripetere lesperienza; le forti emozioni attivate e il particolare stato di coscienza raggiunto innalzano le motivazioni verso lattività sportiva.
Sono state identificate da diversi Autori (Brewer, Van Raalte, Linder e Van Raalte, 1991; Cohn, 1991; Garfield e Bennett, 1984; Jackson, 1992; Privette, 1982; 1983; Ravizza, 1984) numerose sensazioni collegate a una performance ideale: attenzione focalizzata, rilassamento psicofisico, fiducia nelle capacità personali, assenza di paura, immersione totale nellattività, focalizzazione nel presente, forte motivazione, spontaneità e automatismo esecutivo, determinazione, percezione di controllo sulla situazione, disorientamento spazio-temporale, unicità e temporaneità dellesperienza, sensazioni di gioia e carica fisica.
Latleta è assorbito dal compito a tal punto che spesso si manifestano modifiche percettive (il tempo e lo spazio si trasformano, i movimenti rallentano), la concentrazione è focalizzata sugli stimoli rilevanti, mentre i disturbi esterni, come il brusio del pubblico, vengono minimizzati o esclusi.
Il soggetto si sente padrone dei propri movimenti e si percepisce capace di superare qualsiasi ostacolo.
Le azioni sono effettuate automaticamente, senza interruzione o valutazione critica.
Nella peak performance le potenzialità di entrambi gli emisferi cerebrali sono utilizzate appieno e in modo integrato (Hall, 1982), pur nel loro funzionamento asimmetrico, essendo ognuno specializzato in prevalenza per certe funzioni: lemisfero sinistro sede del pensiero verbale, analitico, sequenziale, e lemisfero destro specializzato in compiti visuo-spaziali e collegati alle immagini (lattività emisferica è comunque funzione della difficoltà del compito, degli stili cognitivi e della lateralizzazione).
La funzionalità dellemisfero sinistro, che consente di analizzare i movimenti, stabilire quali muscoli contrarre e con quale ordine, forza, rapidità, è importante soprattutto nellapprendimento motorio e nel perfezionamento del gesto tecnico.
Lemisfero destro, primariamente coinvolto nellelaborazione delle immagini, è invece maggiormente abilitato al controllo dellesecuzione di movimenti automatizzati.
Lintegrazione funzionale di entrambi gli emisferi è dunque importante per unesecuzione motoria adeguata; essa è evidente, per esempio, quando si riconosce e corregge lerrore (emisfero sinistro) e poi si esegue in modo automatico e fluido (emisfero destro).
Nelle esperienze di peak performance vi è unelevata interazione nelle funzionalità cerebrali, con passaggi rapidi da una modalità allaltra in relazione alle richieste; inoltre, sembra siano maggiormente utilizzate le potenzialità dellemisfero destro rispetto a quanto accade normalmente.
Tiratori di élite, per esempio, dimostrano una relativa dominanza dellattività cognitiva dellemisfero sinistro mentre controllano la posizione iniziale prima del tiro; durante il tiro, però, vi è una maggiore attività dellemisfero destro associata a processi visuo-spaziali e cinestesici, concentrazione ed esclusione di pensieri consapevoli disturbanti (Hatfield, Landers e Ray, 1984).
È dunque importante che latleta impari a riconoscere quando è il momento di analizzare e quando invece è il momento di eseguire, passando così da una funzionalità emisferica allaltra in modo rapido ed efficace.
Accanto alle esercitazioni motorie delle discipline sportive, risultano particolarmente utili procedure di mental training finalizzate allincremento delle abilità immaginative, al controllo dei pensieri e dellattenzione, alla regolazione dellarousal.
La preparazione mentale, in generale, tende a incrementare la funzionalità di entrambi gli emisferi e a stimolare maggiormente le potenzialità dellemisfero destro normalmente poco utilizzate.
Le procedure immaginative, per esempio, ampiamente impiegate in psicologia dello sport, producono immagini vivide, che tendono a essere trattate come informazioni esterne, a sostituire lesperienza concreta e a essere memorizzate come dati di realtà.
Attraverso limmaginazione, inoltre, latleta può rappresentarsi un risultato ottimale: lanticipazione delle conseguenze positive del successo aumenta la probabilità di un esito favorevole.
Per rendere meno effimere e involontarie le esperienze di peak performance, latleta può ricostruire mentalmente e descrivere in modo dettagliato un episodio sportivo particolarmente gratificante, recuperando comportamenti, sensazioni ed emozioni.
I vissuti di soddisfazione e successo collegati a una prestazione ideale sono più facilmente rievocati in stato di rilassamento profondo o di regressione ipnotica (Uneståhl, 1986); in questo caso allatleta è anche richiesto di rappresentarsi la competizione futura proiettando in questa nuova situazione i vissuti positivi recuperati.
La peak performance diventa così meno precaria e più controllabile; con lallenamento mentale sistematico latleta diventa capace di ricreare i presupposti per prestazioni ottimali e può esprimere al massimo le risorse personali.
Allesperienza della peak performance si avvicina il fenomeno del flow (o psychological momentum), letteralmente "fluire": quella particolare sensazione soggettiva di benessere, qualcosa di più del sentirsi in forma, che porta al convincimento di poter fare tutto ciò che si deve fare senza il minimo sforzo (Kimiecik e Stein, 1992).
Latleta, durante questo "momento magico", che può durare da pochi minuti a qualche giorno, avverte che il proprio gesto, tecnico e atletico, si svolge in maniera spontanea, con gli automatismi che raggiungono la massima espressione, e con il coincidere tra qualità della prestazione e obiettivi prefissati (Jackson, 1992).
Lattenzione è focalizzata esclusivamente su ciò che si sta facendo, senza elementi capaci di distrarre, in una sorta di stato alterato di coscienza: lo scopo deve essere lo svolgimento del compito (task-involved goal orientation) e non il soddisfacimento del proprio Io (ego-involved goal orientation).
In definitiva, il flow comporta una situazione allenativa incentrata su obiettivi di prestazione e non di risultato.
Nel momento del GRIP è importante che ci sia una Monoidea associata ad uno stato mentale vincente.
Quello stato mentale dove cè equilibrio fra sensazioni e pensieri.
È un momento dove cè fiducia in se stessi e determinazione assoluta di ciò che si è in grado di fare.
In questo momento la situazione positiva arricchisce i Pensieri (sono forte, sono preparato, sono io...) e le Sensazioni (mi sento bene, sento ogni cellula del mio corpo, sento il mio cuore...): si è in grado di effettuare un colpo perfetto.
Questo momento magico (equilibrio tra pensieri e sensazioni) permette la messa a fuoco dellobiettivo: la buca.
Il gesto (lo swing) quindi è guidato da una Monoidea: il raggiungimento del Bersaglio (la Buca).
Con questi presupposti latleta si pone in una posizione psico-fisica vincente: è un momento unico dove si fissa nella mente lunica idea (il Bersaglio) in uno scenario di equilibrio tra pensieri e sensazioni, dove si sente di "avere dentro il gesto".
Lapprendimento della tecnica e la monoidea (Bersaglio) in un tuttuno con se stessi.
Si è pronti per effettuare il Colpo; lo swing vincente che ripaga "di tante sofferenze" che latleta ha dovuto affrontare.
Questo momento magico inizia con il grip (quando si impugna la mazza) e termina quando si è effettuato lo swing in tutta la sua completezza.
È importante vivere il momento magico vincente ogni qualvolta che si effettua un "colpo" sono momenti unici che devono essere vissuti singolarmente.
È importante quindi al termine del colpo uscire dallo stato mentale vincente portando con sé tutte le sensazioni positive per poi rientrarvi nel tiro successivo.
Nel suo libro "La mia voce ti accompagnerà" il dott. Milton H. Erickson nel capitolo cinque dice che: nel golf "A ogni buca devi pensare che è la prima".
Cioè lattenzione allintero contesto (il numero della buca, il punteggio raggiunto, ecc.) viene eliminata e ci si concentra su ciascun tiro, su ciascun colpo; dunque, a ogni buca bisogna pensare che è la prima.
... nel golf, in realtà si fa la prima buca e poi si raggiunge la seconda con un giusto numero di tiri.
A quel punto nasce la domanda: "Puoi fare altrettanto alla terza buca?" Dunque, a ogni buca dovete pensare che è la prima.
Lasciate che sia il caddie a tenere il conto a ogni buca.
Un concorrente venne da me e mi disse: "Io raggiungo il punteggio di 74, o 72, e voglio vincere il campionato di questo Stato prima di entrare nel golf professionistico.
Voglio vincere il campionato dilettanti dell'Arizona.
Ma a tutti i tornei cui partecipo, vado su a un punteggio di oltre novanta.
Se gioco da solo riesco ad abbassarlo a 74, a 72".
Lo feci entrare in trance e gli dissi: "Lei giocherà solo la prima buca.
Questo è tutto quello che lei ricorderà.
E sarà solo sul campo di golf".
Partecipò al successivo torneo dello Stato.
Dopo la diciottesima buca stava andando alla successiva, .quando qualcuno lo fermò e gli disse: Ha già giocato la diciottesimo buca".
E lui disse: "No, ho giocato solo la prima".
Poi disse: "E tutta questa gente, da dove viene?".
La strategia di Erickson è di portare le persone a pensare alle cose in modo diverso.
Ciascun problema ha in sé un passato e un futuro.
Ciò di cui Erickson si rende conto è che, se eliminate il passato e cambiate il futuro, avete già risolto i due terzi del problema.
Se pensate che ogni buca è la prima, non avete nessuna ansietà proveniente dal passato.
Avete eliminato il passato e potete cambiare il futuro, perché il futuro non può essere altro che un futuro di aspettative positive.
Nel momento del Grip latleta entra nel magico mondo della sua trance, della sua monoidea e vi rimane fino al completamento dello swing per poi uscire portando con sé tutte le sensazioni positive.
Lipnosi aiuta a lavorare sullo stato mentale vincente.
Il "colpo" noi lo collochiamo in buca facendo prima esercizi di visualizzazione su questo sport.
Basta usare una semplice guida.
Migliore concentrazione, migliore rilassamento e migliore produzione di immagini sportive del golf.
Tu devi essere molto ben motivato sul "rilassamento" e nello stato che si chiama "concentrazione".
Sforzando la visualizzazione si tende ad aumentare ciò che è giusto e visualizzare linizio del colpo rilassando il corpo nel periodo di tempo dello swing.
La visualizzazione è veramente individuale e i colori cambiano rispetto alloriginale; tu immagini la scena che vedi con gli occhi della tua mente.
Allora tutti hanno unimmagine differente che prende la retina dei loro occhi.
Queste differenti immagini possono ancora essere comunque effettivamente degli atti sportivi.
Limmagine mentale ha spesso più somiglianza verso pensieri e idee che verso i desideri.
Dopo la pratica per diversi giorni tu vedrai che i tuoi desideri diventeranno reali.
Queste immagini saranno le più belle scene del golf che ricorderai.
Quasi tutte le mie immagini intorno alla buca sono fatte con "i miei occhi aperti" (con le mie due mani seguendo i miei occhi) ma tu praticheresti questi esercizi con i tuoi occhi chiusi.
Io credo che limmagine a occhi chiusi è la più effettiva forma di uso dellimmagine nel golf.
Personalmente, comunque ho sempre i miei occhi aperti e provo a immaginare la palla che ruota attorno alla buca.
Anche i miei occhi sono aperti per tracciare il percorso della palla nella buca in una sequenza di immagini.
Con gli occhi chiusi potrai vedere queste scene e migliorare il tuo gioco.
Il corso consiste in 15 sedute:
Che cosè il golf
Io considero il golf come una poesia
la frase di inizio di questa poesia sarà sempre il "GRIP"
le mani si uniscono a formare un tuttuno con la semplice sovrapposizione del mignolo
Basso e lento
il bastone indietreggia portato in posizione, non dalle mani, ma dal corpo che ruota in senso opposto spostando il peso a destra senza minacciare lequilibrio
il ritmo è tutto
mentre il corpo si avvolge, al culmine dello swing cè una leggera esitazione un leggero cenno agli dei ad indicare che si è fallibili che la perfezione è irraggiungibile
e ora il peso comincia a tornare verso sinistra tirato dalla forza che è giù dentro la terra.
È vivo questo swing
è una scultura vivente, giù fino al contatto e oltre, colpendo la palla seccamente, con carattere e ti senti una scarica elettrica nel cuore, nel corpo
Tanto è pura la sensazione di un colpo ben tirato e poi per finire: sempre in linea, come la C invertita di Jeckny Claus la forza e la potenza di un grandissimo poeta Arnold Palmer e la sinfonia incompiuta di un uomo fallibile
Il punto è che ogni posizione di arrivo è unica.
Ecco che cosè il golf
si tratta di avere il controllo della propria vita e lasciarsi andare al tempo stesso!
H. Erikson, "La mia voce ti accompagnerà", Astrolabio
H. Erikson-L. Rossi, Ipnoterapia, Astrolabio
Antonelli e Salvini, Psicologia dello sport, Edilombardo
Tamorri, Neuroscienze e sport, UTET
Robazza-Bartoli, La preparazione mentale nello sport, Pozzi
The Academy of Golf at PGA National
Total Gol
Golf. The Rind Gare
Lucas D., Minds Eye Golf is Golf: Targettin and Aiming, ed. Oregon
Riviste:
Mondo del Golf, ottobre-novembre 99
Golf Italiano, gennaio 2000
Golf turismo, gennaio 2000
Premessa
Golf
Abilità mentale
Preparazione mentale
Ipnosi e Sport
Mentalità vincente - Il campione
La Monoidea vincente
Esercitazioni
|
|
|
|
|
|