DIPARTIMENTO DI PSICOLOGIA DELLO SPORT

 

ISTITUTO SUPERIORE DI EDUCAZIONE FISICA – TORINO

 

SCUOLA UNIVERSITARIA INTERFACOLTA’ SCIENZE MOTORIE – TORINO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

TESI

 

CORSO DI PERFEZIONAMENTO IN PSICOLOGIA DELLO SPORT

 

 

 

DAL CERVELLO AL BIOFEEDBACK:

UN AFFASCINANTE VIAGGIO TRA CORPO E MENTE INSEGUENDO LA MIA MONOIDEA

 

 

CANDIDATA: Prof.ssa PAOLA SACCHETTINO

RELATORI: dott. Marco CHISOTTI

                     dott. Giuseppe VERCELLI

 

ANNO ACCADEMICO 2000/2001

 

RIASSUNTO

 

In questo lavoro mi occuperò dell’essere umano come unità psico – fisica, cercando di scoprire in che modo la giusta interazione corpo – mente può portare al benessere psicofisico e alla guarigione dalle malattie.

Analizzerò l’anatomia e la fisiologia del cervello, in particolare del sistema limbico – ipotalamico e del sistema attivatore reticolare (SAR), all’interno dei quali si suppone esserci la “sede fisica” della mente.

Esaminerò, inoltre, i presupposti su cui si fonda la Psicologia dello sport, oggetto del mio corso di studi, per passare alla storia ed alle teorie fondamentali dell’ipnosi, il mezzo più efficace per raggiungere il più adatto stato mentale per ottenere successo nella vita e nello sport.

Infine mi occuperò del biofeedback, utile strumento per combattere lo stress ed ottenere un rilassamento totale.

 

ABSTRACT

 

“FROM BRAIN TO BIOFEEDBACK: A CHARMING JOURNEY IN

BETWEEN BODY AND MIND, FOLLOWING MY MONOIDEA”.

 

My work deals with the human being as a psychophysical unit, trying to show in which way the right body - mind interaction is able to give a psychophysical wellbeing and to make a recovery from diseases.

I analyse the anatomy and physiology of the brain, in particular of the limbic - hypothalamic system, whose inside is thought to be the "physical seat” of the mind.

Moreover, I take into account the assumptions on which the Sport Psychology is founded, subject - matter of my course of studies, to treat the history and the fundamental theories of hypnosis which is the most effective way to reach the best mental state to obtain success in life and sport.

In the end, I deal with biofeedback, as a practical instrument to win stress and obtain an absolute relaxation.

 

 

 

 

PREMESSA

 

“Noi esseri umani conosciamo il mondo tramite i messaggi trasmessi dai nostri sensi al nostro cervello. Il mondo è presente all’interno della nostra mente, la quale è all’interno del nostro mondo”.

                                                                                                   Edgar Morin

 

Questa frase di Morin contiene tutto quello che avrei voluto dire per presentare il mio lavoro.

La domanda: “Il cervello è la mente?” potrebbe restare senza risposta per sempre.

In anni recenti le neuroscienze hanno compiuto progressi notevolissimi. Sulla base delle conoscenze attuali i neuroscienziati hanno cominciato a sospettare che la nostra stessa Umanità potrebbe essere definita un giorno dalle attività chimiche ed elettriche che si svolgono nel nostro cervello.

La mente, il libero arbitrio, la creatività, testimoniano la presenza di qualcosa di più della “massa grinzosa” di cellule che abbiamo nel cervello.

Al nostro cervello dobbiamo anche gli impulsi più primitivi, gli ideali più elevati, il modo in cui pensiamo e agiamo.

Mente e corpo, quindi, sono due unità inscindibili, imprescindibili e interdipendenti che non avrebbero ragione di esistere l’una senza l’altra; non sono che due aspetti di uno stesso sistema d’informazione.

Questo è in sintesi il perché del mio lavoro. La mente umana mi ha sempre affascinata, non di meno il dualismo mente – corpo.

Così ho deciso di avventurarmi in un non facile percorso.

Partendo dall’anatomia del cervello e passando per l’organizzazione anatomo - funzionale del SNC, cercherò di scoprire a che cosa serve il cervello e quale sia la sua struttura.

Analizzerò il sistema limbico – ipotalamico in quanto zona del cervello probabile “sede della mente”: controlla l’affettività, le risposte vegetative indotte dalle emozioni, il tono dell’umore e la percezione delle sensazioni piacevoli o dolorose.

Tale sistema accoglie in sé anche le connessioni nervose del sistema reticolare attivatore ascendente (SAR). Il suo livello di attività gioca un ruolo importante nella traduzione mente – corpo dell’informazione.

A questo punto non potrò evitare di toccare, anche se in maniera molto superficiale, la cibernetica, scienza interdisciplinare che studia il funzionamento e le relazioni di qualsiasi sistema dinamico semplice o complesso, prodotto dalla natura o dall’uomo.

Per quanto riguarda la psicologia, essa entra in relazione con la cibernetica nel momento in cui si occupa dei processi psicofisici di ricezione, analisi ed elaborazione dell’informazione.

Proseguendo nel mio cammino esaminerò la psicologia dello sport e i suoi presupposti, poiché essa è l’oggetto di studio del corso che mi accingo a terminare.

L’atleta, nelle sue prestazioni, usa mente e corpo e, più stretto è il legame tra le due, più facilmente potrà giungere alla vittoria.

La psicologia dello sport, con le sue tecniche e con la creazione di uno stato mentale adeguato al risultato che si vuole ottenere, è il mezzo più immediato di cui l’atleta si può avvalere per raggiungere il proprio miglior stato mentale. Questa possibilità gli è data, nelle situazioni di grosso impegno fisico, accanto alle sue doti naturali e al livello di allenamento che ha raggiunto, dalle sue capacità prettamente psicologiche, quale il potenziale mentale che è in grado di esprimere accedendo allo stato di trance ipnotica. 

E così la storia dell’ipnosi, le sue origini, i suoi sviluppi e i grandi pregiudizi che da sempre la maggior parte delle persone nutrono nei suoi confronti. Pregiudizi assurdi, senza senso, perché la trance ipnotica non è ricevuta passivamente né attraverso i sensi, né grazie alla comunicazione. E’ attivamente costruita dal soggetto cosciente.

Ma quando il soggetto non è “cosciente”, quando in lui uno stimolo esterno, valutato a livello cognitivo con la possibilità di attribuirgli un significato di “minaccia”, si attivano in lui quei meccanismi biologici collegati allo stato di funzionalità che, in questo caso, viene a mancare attivando nel soggetto uno stato di ansia o di stress.

L’uso di tecniche di autocontrollo in grado di fornire all’atleta uno strumento per autoregolare la risposta allo stress è molto importante.

Accanto all’ipnosi e alle varie tecniche di rilassamento quali il training autogeno, le tecniche respiratorie, le tecniche meditative, ecc, si affianca il biofeedback, una tecnica che sfrutta le possibilità di apprendere ed autocontrollare volontariamente determinate funzioni fisiologiche, per mezzo di apparecchiature elettroniche in grado di rilevare nel soggetto una “funzione biologica”, monitorarla e progressivamente migliorarla, fino a raggiungere una capacità di autocontrollo precedentemente non posseduta.

Ed ora cominciamo: il cervello, com’è fatto e come lavora.

 

 

1 - ELEMENTI DI NEUROANATOMIA, NEUROFISIOLOGIA E NEUROPSICOLOGIA: IL CERVELLO

1.1 Embriogenesi

Il SNC prende origine da un foglietto di tessuto, il disco neurale, sulla superficie superiore dell'embrione (Fig. A). I settori laterali del disco neurale si ispessiscono come due onde che sono denominate creste o pieghe neurali, che confluiscono nell'asse mediale, dove formano il tubo neurale (Fig. B). La porzione cefalica del tubo neurale si sviluppa nell'encefalo, e la porzione caudale nel midollo spinale. Le cellule della cresta neurale si separano dalle­creste stesse e danno origine al sistema nervoso periferico.

La porzione del tubo neurale che diventerà l'encefalo forma una serie di tasche. La serie di tasche dà origine alle varie parti dell'encefalo adulto, e le loro cavità si trasformano in ventricoli contenenti il liquido cerebrospinale. I ventricoli sono in comunicazione con il canale centrale del midollo spinale, anch'esso derivante dalla cavità centrale del tubo scusate. Il tubo neurale subisce inoltre delle Pressioni, che fanno sì che l'encefalo sia orientato a circa 90° rispetto al midollo spinale.

Nell'embrione in fase iniziale si possono distinguere tre regioni principali dell'encefalo, il proencefalo, il mesencefalo e il romboencefalo. Nell'arco di breve tempo il proencefalo si trasforma nel telencefalo, che diverrà il cervello propriamente detto, e il diencefa­lo. Il mesencefalo rimane una struttura a sé, ma il rom­boencefalo si divide in metencefalo, che a sua volta si dividerà in ponte e cervelletto, e in mielencefalo che diverrà il midollo allungato.

 

SVILUPPO DEI SEGMENTI CEREBRALI E DEI VENTRICOLI

    

                                                                   Fig. A. Embrione ai primi stadi.              Fig. B. Embrione negli stadi successivi.

                                                                                                        Fig. C. Cervello adulto.

Il sistema nervoso (SN) svolge un ruolo centrale nel funzionamento degli organismi animali.

La sua importanza risulta ancora più evidente considerando che le specifiche attività psichiche che caratterizzano gli esseri umani appaiono correlate al maggior sviluppo del cervello nell'uomo rispetto a quello degli animali.

 

                                                                                     Confronto del cervello umano con quello di altri animali

 

1.2 L’organizzazione anatomo funzionale del sistema   nervoso centrale

Il sistema nervoso centrale (SNC) è costituito dall'encefalo e dal midollo spinale.

L'encefalo è la parte del SNC contenuta nella cavità cranica; in esso possono distinguersi diverse porzioni: il cervello, il diencefalo, il tronco encefalico, il cervelletto.

 

1.2a Encefalo: Cervello

Il cervello, denominato anche telencefalo, rappresenta la porzione più voluminosa dell'encefalo. E’ costituito da due grandi masse bilaterali, gli emisferi cerebrali, connesse tra loro da un insieme di fibre che si organizzano principalmente in due formazioni: il corpo calloso e la commissura anteriore.

Queste formazioni garantiscono un continuo scambio di segnali tra i due emisferi: infatti, allorché per qualche ragione sono interrotte, i due emisferi prendono a funzionare indipendentemente l'uno dall'altro, come entità separate. Sulla superficie degli emisferi cerebrali si osserva una serie di solchi delimitanti dei rilievi, le circonvoluzioni cerebrali. Questo tipo di organizzazione ha il vantaggio di triplicare l'area della corteccia cerebrale rispetto a quella che si avrebbe se la superficie fosse liscia. Alcuni solchi più ampi e profondi, denominati scissure, separano tra loro porzioni relativamente estese degli emisferi, che prendono il nome di lobi. La struttura interna del cervello presenta aree di colore grigio, la sostanza grigia, e aree di colore bianco, che costituiscono invece la sostanza bianca.

All'interno degli emisferi cerebrali, la stanza grigia costituisce diverse aree ben individuabili, dette nuclei. Tra i nuclei sono compresi i gangli della base, che fanno parte del cervello, e il talamo, che appartiene invece al diencefalo.

I principali gangli della base (nucleo caudato putamen e globo pallido) hanno strette connessioni anatomiche e funzionali con altri due nuclei sottocorticali: il nucleo subtalamico, appartenente al diencefalo, e la substantia nigra, situata nella porzione più alta del tronco encefalico.

Tutti questi nuclei partecipano al controllo del movimento insieme al cervelletto, al sistema cortico - spinale e ai nuclei motori del tronco encefalico. I gangli della base ricevono segnali soprattutto dalla corteccia, dal talamo e dalla substantia nigra e ne inviano principalmente alla corteccia attraverso il talamo. Sempre a livello dell'encefalo, la sostanza bianca forma il centro degli emisferi cerebrali      (il cosiddetto centro semiovale) ed è costituita da tre tipi di fibre: fibre di proiezione, che trasportano impulsi dalla corteccia a stazioni lontane oppure da stazioni lontane alla corteccia; fibre di associazione, che collegano varie regioni corticali dello stesso emisfero; fibre commissurali, che collegano regioni corticali corrispondenti dei due emisferi e che costituiscono il corpo calloso e la commissura anteriore.

                                                                                                       Faccia laterale dell’encefalo.

 

1.2b Diencefalo

Il diencefalo (dal greco, letteralmente, in mezzo al cervello) comprende un complesso di formazioni situate in profondità nell'encefalo, tra gli emisferi cerebrali e il tronco cerebrale. Nel diencefalo si distinguono il talamo, l'epitalamo, l'ipotalamo, il subtalamo.

La massa nucleare più ampia del subtalamo è costituita dal nucleo subtalamico, che funziona in stretto rapporto con i gangli della base.

La principale formazione dell'ipotalamo è costituita dall'epifisi (o ghiandola pineale), che produce un ormone, la melatonina, implicato in diversi processi tra i quali il controllo dei meccanismi immunitari.

Il talamo costituisce una voluminosa struttura di forma ovoidale, pari e simmetrica, situata ai due lati del III ventricolo, proprio sopra il mesencefalo. In sostanza tutti i segnali provenienti dal tronco encefalico e dal midollo spinale fanno stazione a livello del talamo prima di essere inviati alla corteccia cerebrale. Arrivano al talamo, tra gli altri, tutti i segnali della cosiddetta sensibilità somestesica (tatto, dolore, pressione, temperatura, ecc.); i segnali visivi, provenienti dalla retina, che poi andranno alla corteccia occipitale; i segnali uditivi, diretti poi alla corteccia temporale; i segnali relativi all'equilibrio; i segnali gustativi e olfattivi; i segnali per il controllo motorio provenienti da cervelletto, mesencefalo e altre strutture e diretti alla corteccia motoria e ai gangli della base.

Il talamo riveste, quindi, un ruolo chiave fornendo segnali sensoriali alle aree primarie della corteccia cerebrale e le informazioni sui movimenti in atto alle aree corticali.                                                                                                                                       

                                                                                       Principali aree funzionali della corteccia cerebrale.

 

L'ipotalamo è una formazione poco voluminosa, ma formata da più nuclei, situata al di sotto del talamo. Pur essendo di dimensioni minime, svolge molteplici azioni d'importanza fondamentale per l'organismo. In primo luogo, è implicato nella conservazione dell'omeostasi dell'organismo e in particolare della regolazione della temperatura corporea, della concentrazione di elettroliti nel sangue, dell'assunzione di cibo e liquidi, della frequenza cardiaca e della pressione sanguigna.

Un'altra importante funzione dell'ipotalamo è il controllo del sistema endocrino, essendo in stretto rapporto anatomico e funzionale con l'ipofisi, cui è connesso dal peduncolo ipofisario.

L'ipotalamo controlla il sistema endocrino in due modi: uno diretto, l'altro indiretto. Secondo la modalità diretta, gli ormoni prodotti dai neuroni ipotalamici sono rilasciati direttamente a livello dei vasi sanguigni della parete posteriore dell'ipofisi (neuroipofisi) e da qui raggiungono il circolo sistemico. Sono secreti in questo modo ormoni quali l'ossitocina, capace di indurre contrazione uterina ed eiezione del latte, e la vasopressina, che svolge funzioni di vasocostrizione e riassorbimento idrico a livello renale. Secondo la modalità indiretta, invece, l'ipotalamo rilascia alcuni ormoni regolatori (con funzione stimolante o inibente) in un plesso sanguigno locale (plesso portale). Da qui raggiungono, per via ematica, le cellule endocrine dell'ipofisi anteriore (adenoipofisi). Queste ultime, a loro volta, producono specifici ormoni che, liberati nel circolo sistemico, raggiungono le ghiandole bersaglio.

I neuroni ipotalamici implicati nel controllo endocrino appartengono a un tipo particolare di cellule, chiamate cellule neuroendocrine. Come i neuroni, sono, infatti, capaci di ricevere e trasmettere messaggi elettrici e nello stesso tempo, come le cellule endocrine, sono in grado di rilasciare ormoni nel torrente circolatorio.

Un'ultima importante funzione dell'ipotalamo è connessa al comportamento emozionale. L'ipotalamo, infatti, grazie alle sue connessioni funzionali con il sistema limbico, integra e coordina l'espressione comportamentale degli stati emotivi.

 

1.2c Tronco encefalico

                                                                Disposizione del tronco encefalico rispetto alle altre principali parti del SNC.

 

 

Il tronco encefalico costituisce la zona di transizione tra il midollo spinale e il cervello. In esso si distinguono tre porzioni; dall'alto in basso esse sono: il mesencefalo, il ponte e il bulbo.

Per il tronco encefalico transitano diversi fasci nervosi: alcuni trasmettono segnali sensoriali provenienti dal midollo spinale e destinati principalmente al talamo; altri, invece, trasmettono al midollo segnali motori della corteccia cerebrale (fasci corticospinali). Il tronco encefalico contiene, inoltre, i nuclei d'origine (motori, sensitivi e in parte misti) delle dodici paia di nervi cranici, per la maggior parte implicati nel controllo delle strutture del capo e del collo.

Le connessioni tra cervello e cervelletto e tra quest'ultimo e il midollo spinale avvengono attraverso il tronco encefalico. Esso contiene, infine, numerosi centri di notevole funzionale per la regolazione di molteplici attività fisiologiche, tra le quali la respirazione, la pressione arteriosa, il livello di vigilanza, il ciclo sonno-veglia.

Una delle strutture più importanti del tronco encefalico è la formazione reticolare. Quasi tutti i neuroni che la compongono hanno una rete diffusa di connessioni e una distribuzione dei loro assoni sia in direzione rostrale che caudale.

La formazione reticolare assolve numerose funzioni. In primo luogo appare implicata nell'induzione e nel mantenimento dello stato di veglia. Infatti, una stimolazione elettrica diffusa della formazione reticolare a livello mesencefalico e pontino provoca un'immediata attivazione della corteccia cerebrale, tale da causare il risveglio istantaneo. Inoltre, tramite vie discendenti dirette al midollo spinale, da un lato concorre a controllare il tono muscolare, dall'altro modula le sensazioni dolorose regolando il flusso di informazioni nocicettive in arrivo dalla periferia. Infine, la formazione reticolare è implicata nella regolazione dei movimenti respiratori e dell'attività cardiaca.

All'interno della formazione reticolare sono stati individuati alcuni raggruppamenti neuronali specifici:

 

1)      il nucleo gigantocellulare: è uno dei componenti principali del sistema reticolare attivatore; i suoi neuroni liberano acetilcolina come trasmettitore eccitatorio;

2)      la substantia nigra: è situata nel mesencefalo; invia i suoi assoni, che liberano dopamina, a livello dei gangli della base, in associazione con i quali opera per il controllo del movimento; altri raggruppamenti di neuroni dopaminergici inviano le loro terminazioni a livello della corteccia frontale e di diverse strutture del sistema limbico;

3)      i nuclei del rafe: sono situati in corrispondenza della linea mediana a livello del bulbo e della porzione inferiore del ponte; inviano fibre al diencefalo e al midollo spinale. Alcuni di questi neuroni contengono solo serotonina, altri contengono anche un neuropeptide;

4)      il locus coeruleus: è costituito da neuroni che liberano noradrenalina a livello di diverse strutture del diencefalo e del cervello. Inviano assoni anche alla corteccia del cervelletto.

 

1.2d Cervelletto

Il cervelletto è una formazione situata inferiormente al lobo occipitale del cervello e posteriormente al tronco encefalico, cui è connesso dai tre cosiddetti peduncoli cerebellari. Morfologicamente è costituito da una porzione mediana, detta verme, e da due emisferi cerebellari, ciascuno dei quali può essere diviso in una zona intermedia e in una zona laterale. Due profonde scissure, presenti sulla superficie cerebellare, consentono di individuare tre lobi: anteriore, posteriore e flocculonodulare.

La struttura interna del cervelletto, come quella del cervello, è costituita dalla corteccia cerebellare, dalla sostanza bianca sottocorticale (composta di fibre) e infine da alcuni nuclei profondi: nucleo del tetto, nucleo globoso, nucleo emboliforme e nucleo dentato.

Il cervelletto è connesso in entrata sia con l'encefalo (corteccia motoria, formazione  reticolare,  nuclei  vestibolari)  che  con  la  periferia,  da  cui  riceve informazioni circa l’esecuzione del movimento in corso; in uscita è collegato con il tronco encefalico e, tramite il talamo, con la corteccia cerebrale.

Grazie alle molteplici connessioni il cervelletto svolge diverse funzioni. La zona laterale dell'emisfero cerebellare svolge un ruolo fondamentale nel controllo della coordinazione motoria, determinando la sequenza temporale di contrazione dei differenti muscoli durante l'attuazione dei movimenti complessi. La zona intermedia, invece, è implicata nella regolazione dell'attività dei muscoli agonisti e antagonisti dei segmenti distali degli arti nel corso di prestazioni motorie fini. Il verme opera principalmente in associazione con il tronco encefalico e il midollo spinale per coordinare i movimenti stereotipati e subcoscienti. Il lobo flocculonodulare, infine, lavora in stretta associazione con l'apparato vestibolare nel controllo dell'equilibrio e della postura.

 

 

                                                      Veduta laterale del cervelletto.

 

1.3 Funzioni del cervello

Tutti sappiamo che, in assenza di attività cerebrale, ciascuno di noi è morto. Il cervello è, dunque, l'elemento essenziale della nostra esistenza. Noi siamo il nostro cervello.

Ma qual è la storia naturale del cervello? Come è diventato ciò che è?

La biologia ci insegna che i soli organismi viventi che hanno sviluppato un cervello sono quelli dotati di attività motoria. Perfino il verme più semplice, o l'invertebrato marino più primitivo, ha un sistema nervoso. D'altro canto, le piante non hanno sistema nervoso. E, infatti, le piante non hanno neppure attività motoria.

C'è bisogno di un cervello per muoversi attivamente, perché noi siamo costretti a spostarci all'interno di una rappresentazione del mondo esteriore. Non possiamo andare alla cieca, sarebbe troppo pericoloso! Occorre avere un'idea di quello che c'è nell'ambiente. Il cervello, quindi, si è sviluppato per consentire agli animali di muoversi.

La struttura del cervello dei vertebrati è lo stesso per tutti. Tutti noi abbiamo un midollo spinale, e tutti noi abbiamo dei nervi per attivare i muscoli e degli altri nervi per trasmettere le sensazioni.  I vertebrati superiori hanno, oltre al tatto, il senso della vista, dell'udito, del gusto e dell'olfatto. Questi sistemi sono tutti molto simili.

Il problema centrale del funzionamento del cervello è come facciamo a raccogliere tutti questi frammenti della realtà, il colore delle cose, la loro forma, le sensazioni che esse ci danno, i suoni che emettono, per generare un'unica immagine a partire da tutti questi elementi.

Alcune parti del sistema analizzano il colore, altre analizzano il movimento, e altre ancora analizzano il peso o la sensazione tattile.

Come sono integrate tutte queste sensazioni in un'unica immagine della realtà, come facciamo a costruire un evento cognitivo unico, è un problema, perché quando si esamina il cervello si scopre che i diversi sistemi sensoriali sono situati in aree differenti del cervello. Ecco, dunque, quello che abbiamo nella nostra testa. Se lo apriamo, vediamo le diverse regioni. La parte posteriore è dedicata all'elaborazione degli stimoli visivi. Analizzando un occhio si può osservare che si collega alla parte posteriore dell'altro emisfero e anche l'udito è elaborato in questa parte del cervello.

Il problema sta nella grande distanza che separa le varie regioni cerebrali tra loro. Questa distanza è enorme, rispetto alle minuscole dimensioni di un neurone.

Dall'occhio il nervo ottico si dirige per prima cosa verso un centro, chiamato talamo; quindi, dal talamo, le fibre ottiche raggiungono la corteccia visiva. Analogamente per l'orecchio, il segnale uditivo passa per prima cosa attraverso il talamo e quindi raggiunge la corteccia uditiva.

Una cosa interessante a questo proposito è che la distanza fra talamo e corteccia visiva, fra talamo e corteccia uditiva, fra talamo e corteccia somato - sensoriale (quella responsabile della sensazione tattile della mano) è la stessa in tutti e tre i casi. Quindi è possibile che uno stesso evento attivi simultaneamente queste tre regioni corticali.

Ciò permette anche di immaginare un processo di collegamento delle sensazioni che sia temporale piuttosto che spaziale, poiché le informazioni situate in diverse aree sensoriali della corteccia possono arrivare simultaneamente al talamo.

Se io sento, ascolto e vedo una cosa simultaneamente, la percepisco come un unico oggetto.

E' dunque importante capire che cosa rende possibile questa simultaneità di ritorno delle sensazioni verso il talamo. Come può l'attività dei neuroni essere più o meno sincronizzata?

Se prendiamo in considerazione il talamo e una parte della corteccia troviamo dei neuroni, che hanno un corpo cellulare, un assone e dei dendriti. Se con un elettrodo misuriamo l'attività elettrica dei neuroni de talamo, osserviamo che essi scaricano regolarmente a una frequenza variabile secondo il nostro stato di coscienza. Ad esempio, quando questi neuroni scaricano a una frequenza di 2 Hz, ossia a 2 cicli al secondo, noi siamo addormentati, non siamo coscienti.

Quando torniamo coscienti, la frequenza con cui i neuroni del talamo scaricano aumenta fino a 40 Hz, cioè a un ritmo di 40 cicli al secondo. Ciò significa che questi neuroni scaricano tutti alla stessa frequenza e quindi in modo sincrono.

Che cosa succede allora? Ogni neurone è collegato a una regione corticale, e ne attiva ognuno a una frequenza di 40 Hz. In questo modo, le due regioni corticali diventano coordinate nel tempo, cioè i loro neuroni scaricano simultaneamente a una frequenza di 40 Hz. In queste condizioni, collegare le diverse sensazioni consiste nell'individuare i neuroni delle aree corticali che scaricano simultaneamente. E’, quindi, molto facile per il nostro cervello riconoscere le aree corticali sincrone, ed è proprio questa sincronizzazione temporale a produrre la percezione. E' come ciò che accade quando si suonano due note molto distanti l'una dall'altra sulla tastiera del pianoforte: se le si suona insieme, si riesce comunque a produrre un effetto unitario, anche se i tasti sulla tastiera e le corde corrispondenti nel pianoforte sono fisicamente distanti. E' la sincronizzazione a produrre la coerenza.

Esaminiamo il funzionamento del sistema talamo-corticale, corteccia. Il talamo è composto da due zone: se guardiamo il talamo lateralmente, vediamo che c'è una regione centrale, detta "non-specifica", e una regione periferica, detta "specifica".

Il sistema non-specifico riceve gli stimoli provenienti dal tronco cerebrale, che controlla il sonno, in generale le funzioni corporee, i nostri impulsi e probabilmente anche la nostra capacità di attenzione. Il sistema non-specifico ha, dunque, funzioni rivolte verso l'interno. E' il sentire del nostro corpo.

Il sistema specifico guarda, invece, al mondo esterno e riceve dei segnali grezzi dall'occhio, dall'orecchio, dalla mano e dalle altre periferiche sensoriali.

Quindi il movimento di "avanti - e - indietro" tra il talamo e la corteccia è causato dalla combinazione delle attività specifiche e non-specifiche.

Se subiamo un danno a livello del talamo specifico coinvolto nella visione, diventiamo ciechi, ma non sordi, perché solo una parte del cervello è danneggiata: quella che va dal talamo alla corteccia visiva. Analogamente, se abbiamo una lesione nella regione che collega il talamo alla corteccia uditiva, non possiamo più sentire, ma continuiamo a vedere. Vi è, dunque, una separazione tra le sensazioni. La sensazione visiva corrisponde a una parte del talamo e a una regione della corteccia, la sensazione uditiva corrisponde a un'altra parte del talamo e a un'altra regione della corteccia.

Al contrario, se subiamo un danno nel sistema non-specifico, perdiamo in un colpo solo la vista, l'udito e il tatto. Il sistema non-specifico è, quindi, indispensabile al buon funzionamento del sistema specifico.

Per concludere, riprendiamo i due concetti fondamentali: il sistema specifico rappresenta il contenuto del mondo, i colori, le forme, i movimenti, i suoni. Il sistema non-specifico rappresenta, invece, ciò che siamo, ciò che facciamo del contenuto, in altre parole è il contesto. L'uno osserva il mondo, l'altro osserva noi stessi. Il dialogo fra il contenuto e il contesto non è altro che la coscienza.

Come funziona l'onda? Noi vediamo il cervello e il nucleo non-specifico. I suoi assoni invece di andare verso punti specifici della corteccia, si irradiano in tutte le direzioni. E i suoi neuroni sono organizzati in modo tale che ogni neurone ne attivi un'altro, che ne attiva a sua volta un altro ancora e così via. Si forma, dunque, un circuito: 1°, 2°, 3°, 4°, 5°, 6°, 7°, 8°, 9°, il tutto in 12,5 millisecondi, poi si ricomincia. L'onda si ripete regolarmente, e ogni volta tutto quello che nella corteccia oscilla a 40 Hz lo si ritrova lì.

Ogni onda è un quanto di coscienza.

Pertanto l'idea è che quando inneschiamo un'onda, otteniamo un'immagine, inneschiamo un'altra onda, otteniamo un'altra immagine, innescate ancora un'onda, ottenete una terza immagine. La coscienza, la cognizione, e così un insieme di immagini che si succedono le une alle altre come in un film.

I sistemi specifico e non-specifico mettono in comunicazione tutte le parti del cervello: dal talamo alla corteccia, dalla corteccia al talamo, con un'onda ogni 12,5 millisecondi.

Possiamo chiederci quanti neuroni ci siano approssimativamente all'interno del cervello. La risposta è 1010, o 10.000.000.000. E' un numero enorme! Eppure, questo sistema funziona come un singolo evento funzionale: la coscienza.

Ci si può chiedere quanti neuroni siano dedicati alla vista, all'udito o al tatto. In verità, molto pochi: la maggior parte dei neuroni del cervello non si occupa del mondo esterno. Queste e altre considerazioni ci fanno ritenere che il cervello sia, fondamentalmente, un sistema chiuso.

E’ noto che i colori, in realtà, non esistono indipendentemente da noi, ma sono l'interpretazione che il nostro cervello fa di particolari informazioni provenienti dalla retina. Anche i suoni non esistono, ma sono la nostra interpretazione delle vibrazioni dell'aria. Analogamente, il tatto è qualcosa che noi produciamo in seguito alla deformazione della pelle. Tutto questo ci dice che il nostro cervello è un emulatore della realtà, qualcosa che si è evoluto nel tempo per "imitare" ciò che esiste al di fuori di noi, o, in altre parole, per costruire una storia. Ma gli elementi di questa storia esistono da prima della nostra nascita, poiché nessuno ci insegna a vedere i colori, né a sentire il dolore o le altre sensazioni. Queste facoltà nascono con noi, proprio come il naso, le orecchie e il corpo. Noi siamo come una coscienza equipaggiata con un sistema di sensazioni! Il nostro cervello è, dunque, un emulatore che genera una realtà e che ne verifica l'affidabilità servendosi delle sensazioni.

La coscienza è un sogno limitato dalla realtà.

Esiste una qualche ragione inconfutabile per sostenere che il cervello sia un sistema chiuso?

Sì, è il sogno.

La sola spiegazione plausibile è che il cervello sia un sistema chiuso, la cui attività può produrre un'immagine anche in assenza di informazioni provenienti dall'esterno.

A questa considerazione fa seguito un corollario abbastanza sorprendente, e cioè che il cervello serva fondamentalmente per sognare, e che noi possiamo sognare in due modi: quando dormiamo e abbiamo gli occhi chiusi, il contenuto della nostra attività cognitiva dipende da ciò che è presente nella nostra memoria e da quello che il sistema può inventare. Durante la veglia, invece facciamo dei sogni il cui contenuto è governato dai sensi.

In altre parole, dobbiamo ridefinire il concetto di sogno: il sogno è il meccanismo che genera le immagini nelle quali noi ci muoviamo quando interagiamo con l'ambiente esterno. E' l'emulatore di una realtà che può essere costruita a partire da ciò che proviene tanto dall'interno, quanto dall'esterno del nostro cervello.

 

1.3a  La veglia, il sonno e il sogno

L'attività cognitiva è caratterizzata da un'oscillazione a onda. Ciascuno stato di veglia, di sonno o di sogno è caratterizzato da delle oscillazioni tipiche.

Quando un individuo è sveglio, si osserva che l'onda a 40 Hz è riportata a zero da uno stimolo esterno. Ad esempio, uno schiocco sonoro che arriva all'orecchio va ad attivare il talamo che, a sua volta, attiva la corteccia e, se lo stimolo è sufficientemente forte, l'oscillazione è riportata a zero. Questo è interessante, perché è un modo di caratterizzare lo stato di veglia.

Durante il sonno, soprattutto durante la fase delta che corrisponde al sonno più profondo, si osserva un tipo di onda molto lenta, con una frequenza compresa fra 2 e 3 Hz. In questo stadio, qualunque sia lo stimolo che arriva all'occhio o all'orecchio, il cervello non ne tiene conto. Sebbene l'occhio e l'orecchio non dormano e continuino a funzionare, il cervello è immerso nel sonno e le informazioni che arrivano al talamo non possono rimettere l'onda a zero, non sono prese in considerazione. Il cervello non presta loro attenzione.

Quando sogniamo, si osserva un'onda che si propaga dalla regione anteriore a quella posteriore del cervello a frequenze molto vicine a 40 Hz. Queste onde, tuttavia, non possono essere rimesse a zero dagli stimoli provenienti dal mondo esterno. In altri termini, quello che accade all'interno non può essere influenzato da uno stimolo esterno. Durante il sogno il cervello si comporta come un sistema chiuso che non consente al mondo esterno di modificarlo.

 

1.4 Quale struttura ha il cervello?

 

1.4a Il profilo del cervello

                    

 

 

Il cervello è caratterizzato da una simmetria bilaterale e dal fatto che è suddiviso in un certo numero di regioni fondamentali, dotate di funzioni distinte.

C'è il midollo spinale, anch'esso simmetrico. Esso è composto da nervi che trasportano le informazioni, al cervello e dal cervello, attraverso le cellule nervose, unità fondamentali molto importanti.

Il midollo spinale è collegato ad una struttura situata più in alto e chiamata tronco cerebrale. Il tronco cerebrale trasporta l'informazione proveniente dal midollo spinale ai centri superiori del cervello, in particolare ad un'area denominata talamo.

Il talamo è il principale centro di comunicazione fra il midollo spinale e gli emisferi cerebrali, le strutture bilaterali situate davanti al midollo spinale.

Sempre al di sopra del tronco cerebrale si trova una struttura implicata nel coordinamento motorio, che si chiama cervelletto.

Queste diverse strutture contengono davvero in sé tutti i meccanismi neurali necessari all'azione.

 

1.4b Le funzioni della corteccia cerebrale

Il cervello non è una struttura tutta uniforme, ma è anzi diviso primariamente in due parti simmetriche, gli emisferi destro e sinistro, connessi da una lamina di fibre nervose, chiamata corpo calloso.

A loro volta i due emisferi sono entrambi suddivisi in sotto-parti, denominate lobi: il lobo frontale, il lobo occipitale, il lobo temporale e il lobo parietale.

Ciascuno di questi lobi ha una funzione differente. Il lobo frontale, come oggi sappiamo, è associato alla pianificazione, alla strategia e all'azione. Il lobo parietale è implicato nella sensibilità, e in particolare nel tatto. Il lobo occipitale controlla la visione. Il lobo temporale si occupa sia delle emozioni, sia di alcuni aspetti della memoria.

Una delle cose affascinanti della neurobiologia è proprio il modo in cui si scopre la localizzazione di queste facoltà.

Ci sono voluti molti anni per comprendere che le nostre facoltà sono localizzate in certe regioni specifiche del cervello. La prima persona seria a tentare ciò fu lo scienziato viennese Franz Joseph Gall. All'inizio del XIX secolo, attorno al 1800, egli fu il primo a cercare di descrivere nei dettagli le suddivisioni del cervello, basandosi su un approccio sperimentale che oggi si chiama frenologia.

Gall era rimasto colpito dal fatto che i tratti intellettuali di certe persone sembrassero trovare una corrispondenza nella forma del loro cranio.

 

1.4c L'approccio materialistico

Gall ha dato alle neuroscienze due contributi straordinari, che esercitano ancora una grande influenza sulla ricerca attuale. E' stato il primo ad affermare ciò che noi tutti pensiamo ancora oggi: che tutti i processi mentali sono localizzati in aree diverse del cervello, e che non c'è qualcosa di simile all'anima o allo spirito all'origine dell'attività mentale, ma che tutta l'azione mentale ha una base biologica. La sua è stata la prima concezione completamente materialistica delle funzioni mentali.

In secondo luogo Gall ha introdotto l'idea che le funzioni sono localizzate. Egli ha proposto localizzazioni di funzioni cerebrali in modo molto preciso, sostenendo che regioni specifiche controllassero funzioni molto elaborate, come la riservatezza, l'amore romantico, l'altruismo, la generosità eccetera, essendo ciascuna di esse associata a una parte diversa del cervello. Aveva costruito una cartografia del cervello nella quale le tendenze al possesso, a essere parsimoniosi o risparmiatori, tutte questi attributi collegati all'accaparrare, fossero raggruppati insieme, e che l'idealismo, l'esuberanza, la raffinatezza e il perfezionismo, tutti questi tratti di ordine superiore, fossero anch'essi localizzati nel cervello.

 

1.4d Noi parliamo con il cervello sinistro

Siamo rimasti fermi a questo stadio fino a circa il 1860, quando un grande neurologo francese, Paul Broca, riaprì la questione della localizzazione nel contesto della neurologia del linguaggio.

Broca fece la seguente cosa: egli si imbatté in un paziente con un insolito difetto di linguaggio. Questi problemi del linguaggio sono chiamati afasie. Sono delle malattie neurologiche che riguardano l'articolazione o l'espressione del linguaggio, generalmente dovute a incidenti di tipo vascolare. Questo paziente comprendeva perfettamente il linguaggio, ma era incapace di articolarlo, non riusciva a utilizzare il linguaggio per esprimersi.

Quando questo paziente morì e fu sottoposto ad autopsia, Broca trovò una lesione nel lobo frontale. In seguito Broca scoprì altri sette pazienti con un difetto simile: tutti avevano difficoltà a esprimersi con il linguaggio, ma tutti lo comprendevano perfettamente. Al loro decesso, l'autopsia dimostrò che ciascuno di essi presentava la stessa identica lesione; e che in ciascuno di essi la lesione era localizzata nell'emisfero sinistro del cervello. Egli annunciò allora uno dei principi fondamentali delle neuroscienze, e cioè che noi parliamo con il nostro emisfero sinistro. La nostra capacità di esprimerci in modo preciso con il linguaggio è localizzata nel cervello sinistro. "Area di Broca" è il nome col quale è tuttora chiamata.

 

1.4e I moduli per la comprensione del linguaggio

Qualche anno più tardi un neurologo tedesco, Karl Wernicke, compì una seconda scoperta. Scoprì un paziente che presentava una lesione dell'area parieto - temporale, proprio dove il lobo parietale incontra quello temporale. Questo paziente aveva un difetto di linguaggio diverso da quello di Broca: i pazienti di Broca capivano, ma non riuscivano a esprimersi. Questo paziente, invece, era in grado di esprimersi, ma non capiva niente; quindi quello che diceva aveva ben poco senso.

Al momento dell'autopsia, Wernicke scoprì due cose interessanti: prima di tutto la lesione si trovava ancora una volta nell'emisfero sinistro, come è indicato qui, a livello del lobo parieto - temporale. Egli chiamò questa zona "area di Wernicke".

ll merito più grande di Wernicke, non si limita a questa scoperta, ma al fatto di aver combinato le scoperte proprie e quelle di Broca nello sviluppo di una teoria del linguaggio. La corteccia occipitale è il luogo in cui l'informazione visiva entra nel cervello, mentre l'area temporale è il luogo d'entrata dell'informazione uditiva. Quando si sente qualcuno parlare, o quando si legge qualcosa, le informazioni entrano all'interno di sistemi sensorali specifici e quindi sono portate nell'area di Wernicke, dove sono tradotte in una sorta di codice neurale del linguaggio. Questo codice è poi inviato all'area di Broca, attraverso una via nervosa nota come fascicolo arcuato. Successivamente, nell'area di Broca, le informazioni sono tradotte in linguaggio, che può poi essere articolato e pronunciato.

Wernicke ha, dunque, ripreso l'idea della localizzazione delle funzioni e l'ha elaborata, in modo interessante e sofisticato, sostenendo che una funzione complessa come il linguaggio non è controllata da una sola regione, ma dalla combinazione di più regioni. Assistiamo qui, per la prima volta, allo sviluppo dell'idea dell'elaborazione distribuita e parallela, un'idea che oggi domina il campo delle neuroscienze cognitive.

Nel cervello ci sono molti sistemi che interagiscono gli uni con gli altri, al fine di produrre l'azione integrata della mente.

Questa va davvero considerata come la sfida più importante della biologia. E' l'ultimo grande mistero: abbiamo una buona conoscenza dello sviluppo, abbiamo una buona conoscenza del modo in cui funzionano le cellule e dei sistemi di cellule. Quello che non capiamo ancora sono i processi della mente.

La grande sfida della biologia del prossimo secolo sarà proprio questa. Esattamente come la cosmologia si chiede quale sia la struttura dell'universo, le neuroscienze cognitive si domandano quale sia la struttura della mente.

 

2 - IL SISTEMA LIMBICO - IPOTALAMICO

 

2.1 Sistema limbico

Il sistema limbico è costituito in parte di corteccia cerebrale e in parte di diencefalo. Il termine limbico non è preciso ed è usato in modo diverso da diversi autori. Strutturalmente esso è costituito da: (1) alcune aree corticali cerebrali, inclusa la circonvoluzione del cingolo localizzata nella superficie interna della scissura interemisferica, appena sotto al corpo calloso, e l'ippocampo; (2) vari nuclei tra cui quelli anteriori del talamo e i nuclei dell'abenula dell'epitalamo; (3) parte dei gangli basali; (4) l'ipotalamo, in particolare i corpi mamillari; (5) la corteccia olfattoria e (6) le vie di connessione tra le varie aree corticali e i gangli della base (come per esempio il fornice).

             

                               

                                                                              Sistema limbico dell’emisfero destro in sezione sagittale

 

Il sistema limbico controlla l'affettività, le risposte vegetative indotte dalle emozioni, il tono dell'umore e la percezione delle sensazioni piacevoli o dolorose.

Per il sistema limbico le afferenze più importanti sono quelle olfattorie. L'odore del cibo stimola il centro della fame nell'ipotalamo. Nei cani, nei gatti e in altre specie animali la percezione olfattoria dei feromoni, che sono delle molecole rilasciate nell'aria, ha un’importanza fondamentale nella riproduzione poiché determina l'attrazione tra specie analoghe, ma di sesso differente.

Lesioni del sistema limbico possono provocare appetito vorace (bulimia), disinibizione sessuale, eccessiva docilità nei confronti di stimoli ambientali che richiederebbero uno stato d'allerta o di difesa. Poiché l'ippocampo è parte del lobo temporale, una sua lesione determina un danno della memoria. L'ippocampo e la corteccia circostante sono fondamentali nel passaggio dell'informazione dalla memoria a breve a quella a lungo termine: la porzione di corteccia immediatamente circostante l'ippocampo è costituita da quelle cellule che subiscono una trasformazione della loro fisionomia calcio indotta, per rinforzare la traccia mnestica.

 

2.1a L’Ipotalamo

L'ipotalamo è la porzione inferiore del diencefalo e contiene numerosi piccoli nuclei e tratti nervosi. Il nucleo più importante è quello dei corpi mamillari, due rigonfiamenti siti ventralmente al diencefalo. Essi sono coinvolti nei riflessi olfattori e nelle reazioni emozionali in risposta a stimoli olfattivi. Un gambo imbutiforme, l'infundibolo, si estende dal pavimento dell'ipotalamo, connettendosi con la ghiandola ipofisaria posteriore o neuroipofisi. L'ipotalamo ha un ruolo importante nel controllo del sistema endocrino poiché regola la secrezione ormonale dell'ipofisi che modula funzioni come il metabolismo, la riproduzione, le risposte allo stress e la diuresi. Fibre afferenti che terminano nell'ipotalamo conducono stimoli provenienti da: (1) organi; (2) recettori gustativi della lingua; (3) sistema limbico (coinvolto nell'olfatto); (4) particolari aree cutanee come i capezzoli e i genitali esterni; (5) corteccia prefrontale che conduce, attraverso il talamo, informazioni inerenti il tono dell'umore. Fibre efferenti si estendono dall'ipotalamo al tronco cerebrale e al midollo spinale dove entrano in contatto sinaptico con i neuroni vegetativi. Altre fibre si estendono attraverso l'infundibolo alla porzione posteriore dell'ipofisi; alcune giungono ai nuclei trigeminali e facciali per contribuire al controllo della muscolatura della deglutizione e altre ai motoneuroni spinali per stimolare il riflesso del brivido.

 

                                                               Diencefalo. A Visione generale della metà destra di encefalica in sezione sagittale.

B Talamo e i suoi nuclei. C Ipotalamo con i suoi nuclei e metà destra dell’ipofisi.

 

L'ipotalamo ha una grande importanza in numerose funzioni, ognuna delle quali ha relazioni con le emozioni e con il tono dell'umore. Sono correlate a funzioni dell'ipotalamo sensazioni quali il piacere sessuale, il benessere dopo un pasto, la rabbia e la paura.

 

2.1b Funzioni dell’ipotalamo

L'ipotalamo è situato proprio al centro del sistema limbico. Esso ha anche delle vie di comunicazione con tutti i livelli di questo sistema. A sua volta, l'ipotalamo e le strutture ad esso strettamente collegate, come il setto e i corpi mammillari, inviano segnali di output in due direzioni: (1) verso il basso, attraverso il tronco cerebrale, principalmente nella formazione reticolare del mesencefalo, del ponte e del midollo, e (2) verso l'alto, in direzione di molte aree del cervello, specialmente del talamo anteriore e della corteccia libica. Inoltre, l'ipotalamo influisce indirettamente, in modo molto spettacolare, sulla funzione della corteccia cerebrale attraverso l'attivazione o l'inibizione del sistema reticolare attivatore ascendente che ha origine nel tronco cerebrale.

L'ipotalamo è dunque il maggior canale di output del sistema limbico. Esso integra le funzioni sensoriali -percettive, emotive e cognitive della mente con la biologia dell'organismo. Poiché il sistema limbico -ipotalamico si trova in un processo di stati psiconeuro - fisiologici in costante cambiamento, ogni apprendimento associato con esso è di necessità stato - dipendente.

 

FUNZIONI DELL’IPOTALAMO

 

  FUNZIONE                                                 DESCRIZIONE

 


Vegetativa                                                    Contribuisce al controllo della frequenza cardiaca,

                                                                   allo svuotamento della vescica, alla progressione

                                                                   del cibo nel tubo digerente e alla regolazione del

                                                                   diametro dei vasi sanguigni.

 

Endocrina                                                    Contribuisce alla regolazione delle secrezioni

                                                                   dell’ipofisi, influenzando il metabolismo, l’equilibrio

                                                                   ionico, la pubertà e le funzioni sessuali.

 

 

Controllo muscolare                                      Controlla i muscoli della deglutizione e stimola il

                                                                   brivido in alcuni muscoli.

 

Termoregolazione                                        Controlla la perdita di calore quando la temperatura

                                                                  dell’ipotalamo aumenta, aumentando la sudorazione

                                                                  (ipotalamo anteriore). Viceversa, quando la

                                                                  temperatura ipotalamica scende, controlla la

                                                                  produzione di calore, provocando i brividi (ipotalamo

                                                                  posteriore).

 

Regolazione dell’assunzione                        Sono presenti centri per la fame, la sazietà e per

di cibo e di liquidi                                        la sete.

 

 

Emozioni