DIPARTIMENTO DI PSICOLOGIA DELLO SPORT

 

ISTITUTO SUPERIORE DI EDUCAZIONE FISICA – TORINO

 

SCUOLA UNIVERSITARIA INTERFACOLTA’ SCIENZE MOTORIE – TORINO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

TESI

 

CORSO DI PERFEZIONAMENTO IN PSICOLOGIA DELLO SPORT

 

 

 

DAL CERVELLO AL BIOFEEDBACK:

UN AFFASCINANTE VIAGGIO TRA CORPO E MENTE INSEGUENDO LA MIA MONOIDEA

 

 

CANDIDATA: Prof.ssa PAOLA SACCHETTINO

RELATORI: dott. Marco CHISOTTI

                     dott. Giuseppe VERCELLI

 

ANNO ACCADEMICO 2000/2001

 

RIASSUNTO

 

In questo lavoro mi occuperò dell’essere umano come unità psico – fisica, cercando di scoprire in che modo la giusta interazione corpo – mente può portare al benessere psicofisico e alla guarigione dalle malattie.

Analizzerò l’anatomia e la fisiologia del cervello, in particolare del sistema limbico – ipotalamico e del sistema attivatore reticolare (SAR), all’interno dei quali si suppone esserci la “sede fisica” della mente.

Esaminerò, inoltre, i presupposti su cui si fonda la Psicologia dello sport, oggetto del mio corso di studi, per passare alla storia ed alle teorie fondamentali dell’ipnosi, il mezzo più efficace per raggiungere il più adatto stato mentale per ottenere successo nella vita e nello sport.

Infine mi occuperò del biofeedback, utile strumento per combattere lo stress ed ottenere un rilassamento totale.

 

ABSTRACT

 

“FROM BRAIN TO BIOFEEDBACK: A CHARMING JOURNEY IN

BETWEEN BODY AND MIND, FOLLOWING MY MONOIDEA”.

 

My work deals with the human being as a psychophysical unit, trying to show in which way the right body - mind interaction is able to give a psychophysical wellbeing and to make a recovery from diseases.

I analyse the anatomy and physiology of the brain, in particular of the limbic - hypothalamic system, whose inside is thought to be the "physical seat” of the mind.

Moreover, I take into account the assumptions on which the Sport Psychology is founded, subject - matter of my course of studies, to treat the history and the fundamental theories of hypnosis which is the most effective way to reach the best mental state to obtain success in life and sport.

In the end, I deal with biofeedback, as a practical instrument to win stress and obtain an absolute relaxation.

 

 

 

 

PREMESSA

 

“Noi esseri umani conosciamo il mondo tramite i messaggi trasmessi dai nostri sensi al nostro cervello. Il mondo è presente all’interno della nostra mente, la quale è all’interno del nostro mondo”.

                                                                                                   Edgar Morin

 

Questa frase di Morin contiene tutto quello che avrei voluto dire per presentare il mio lavoro.

La domanda: “Il cervello è la mente?” potrebbe restare senza risposta per sempre.

In anni recenti le neuroscienze hanno compiuto progressi notevolissimi. Sulla base delle conoscenze attuali i neuroscienziati hanno cominciato a sospettare che la nostra stessa Umanità potrebbe essere definita un giorno dalle attività chimiche ed elettriche che si svolgono nel nostro cervello.

La mente, il libero arbitrio, la creatività, testimoniano la presenza di qualcosa di più della “massa grinzosa” di cellule che abbiamo nel cervello.

Al nostro cervello dobbiamo anche gli impulsi più primitivi, gli ideali più elevati, il modo in cui pensiamo e agiamo.

Mente e corpo, quindi, sono due unità inscindibili, imprescindibili e interdipendenti che non avrebbero ragione di esistere l’una senza l’altra; non sono che due aspetti di uno stesso sistema d’informazione.

Questo è in sintesi il perché del mio lavoro. La mente umana mi ha sempre affascinata, non di meno il dualismo mente – corpo.

Così ho deciso di avventurarmi in un non facile percorso.

Partendo dall’anatomia del cervello e passando per l’organizzazione anatomo - funzionale del SNC, cercherò di scoprire a che cosa serve il cervello e quale sia la sua struttura.

Analizzerò il sistema limbico – ipotalamico in quanto zona del cervello probabile “sede della mente”: controlla l’affettività, le risposte vegetative indotte dalle emozioni, il tono dell’umore e la percezione delle sensazioni piacevoli o dolorose.

Tale sistema accoglie in sé anche le connessioni nervose del sistema reticolare attivatore ascendente (SAR). Il suo livello di attività gioca un ruolo importante nella traduzione mente – corpo dell’informazione.

A questo punto non potrò evitare di toccare, anche se in maniera molto superficiale, la cibernetica, scienza interdisciplinare che studia il funzionamento e le relazioni di qualsiasi sistema dinamico semplice o complesso, prodotto dalla natura o dall’uomo.

Per quanto riguarda la psicologia, essa entra in relazione con la cibernetica nel momento in cui si occupa dei processi psicofisici di ricezione, analisi ed elaborazione dell’informazione.

Proseguendo nel mio cammino esaminerò la psicologia dello sport e i suoi presupposti, poiché essa è l’oggetto di studio del corso che mi accingo a terminare.

L’atleta, nelle sue prestazioni, usa mente e corpo e, più stretto è il legame tra le due, più facilmente potrà giungere alla vittoria.

La psicologia dello sport, con le sue tecniche e con la creazione di uno stato mentale adeguato al risultato che si vuole ottenere, è il mezzo più immediato di cui l’atleta si può avvalere per raggiungere il proprio miglior stato mentale. Questa possibilità gli è data, nelle situazioni di grosso impegno fisico, accanto alle sue doti naturali e al livello di allenamento che ha raggiunto, dalle sue capacità prettamente psicologiche, quale il potenziale mentale che è in grado di esprimere accedendo allo stato di trance ipnotica. 

E così la storia dell’ipnosi, le sue origini, i suoi sviluppi e i grandi pregiudizi che da sempre la maggior parte delle persone nutrono nei suoi confronti. Pregiudizi assurdi, senza senso, perché la trance ipnotica non è ricevuta passivamente né attraverso i sensi, né grazie alla comunicazione. E’ attivamente costruita dal soggetto cosciente.

Ma quando il soggetto non è “cosciente”, quando in lui uno stimolo esterno, valutato a livello cognitivo con la possibilità di attribuirgli un significato di “minaccia”, si attivano in lui quei meccanismi biologici collegati allo stato di funzionalità che, in questo caso, viene a mancare attivando nel soggetto uno stato di ansia o di stress.

L’uso di tecniche di autocontrollo in grado di fornire all’atleta uno strumento per autoregolare la risposta allo stress è molto importante.

Accanto all’ipnosi e alle varie tecniche di rilassamento quali il training autogeno, le tecniche respiratorie, le tecniche meditative, ecc, si affianca il biofeedback, una tecnica che sfrutta le possibilità di apprendere ed autocontrollare volontariamente determinate funzioni fisiologiche, per mezzo di apparecchiature elettroniche in grado di rilevare nel soggetto una “funzione biologica”, monitorarla e progressivamente migliorarla, fino a raggiungere una capacità di autocontrollo precedentemente non posseduta.

Ed ora cominciamo: il cervello, com’è fatto e come lavora.

 

 

1 - ELEMENTI DI NEUROANATOMIA, NEUROFISIOLOGIA E NEUROPSICOLOGIA: IL CERVELLO

1.1 Embriogenesi

Il SNC prende origine da un foglietto di tessuto, il disco neurale, sulla superficie superiore dell'embrione (Fig. A). I settori laterali del disco neurale si ispessiscono come due onde che sono denominate creste o pieghe neurali, che confluiscono nell'asse mediale, dove formano il tubo neurale (Fig. B). La porzione cefalica del tubo neurale si sviluppa nell'encefalo, e la porzione caudale nel midollo spinale. Le cellule della cresta neurale si separano dalle­creste stesse e danno origine al sistema nervoso periferico.

La porzione del tubo neurale che diventerà l'encefalo forma una serie di tasche. La serie di tasche dà origine alle varie parti dell'encefalo adulto, e le loro cavità si trasformano in ventricoli contenenti il liquido cerebrospinale. I ventricoli sono in comunicazione con il canale centrale del midollo spinale, anch'esso derivante dalla cavità centrale del tubo scusate. Il tubo neurale subisce inoltre delle Pressioni, che fanno sì che l'encefalo sia orientato a circa 90° rispetto al midollo spinale.

Nell'embrione in fase iniziale si possono distinguere tre regioni principali dell'encefalo, il proencefalo, il mesencefalo e il romboencefalo. Nell'arco di breve tempo il proencefalo si trasforma nel telencefalo, che diverrà il cervello propriamente detto, e il diencefa­lo. Il mesencefalo rimane una struttura a sé, ma il rom­boencefalo si divide in metencefalo, che a sua volta si dividerà in ponte e cervelletto, e in mielencefalo che diverrà il midollo allungato.

 

SVILUPPO DEI SEGMENTI CEREBRALI E DEI VENTRICOLI

    

                                                                   Fig. A. Embrione ai primi stadi.              Fig. B. Embrione negli stadi successivi.

                                                                                                        Fig. C. Cervello adulto.

Il sistema nervoso (SN) svolge un ruolo centrale nel funzionamento degli organismi animali.

La sua importanza risulta ancora più evidente considerando che le specifiche attività psichiche che caratterizzano gli esseri umani appaiono correlate al maggior sviluppo del cervello nell'uomo rispetto a quello degli animali.

 

                                                                                     Confronto del cervello umano con quello di altri animali

 

1.2 L’organizzazione anatomo funzionale del sistema   nervoso centrale

Il sistema nervoso centrale (SNC) è costituito dall'encefalo e dal midollo spinale.

L'encefalo è la parte del SNC contenuta nella cavità cranica; in esso possono distinguersi diverse porzioni: il cervello, il diencefalo, il tronco encefalico, il cervelletto.

 

1.2a Encefalo: Cervello

Il cervello, denominato anche telencefalo, rappresenta la porzione più voluminosa dell'encefalo. E’ costituito da due grandi masse bilaterali, gli emisferi cerebrali, connesse tra loro da un insieme di fibre che si organizzano principalmente in due formazioni: il corpo calloso e la commissura anteriore.

Queste formazioni garantiscono un continuo scambio di segnali tra i due emisferi: infatti, allorché per qualche ragione sono interrotte, i due emisferi prendono a funzionare indipendentemente l'uno dall'altro, come entità separate. Sulla superficie degli emisferi cerebrali si osserva una serie di solchi delimitanti dei rilievi, le circonvoluzioni cerebrali. Questo tipo di organizzazione ha il vantaggio di triplicare l'area della corteccia cerebrale rispetto a quella che si avrebbe se la superficie fosse liscia. Alcuni solchi più ampi e profondi, denominati scissure, separano tra loro porzioni relativamente estese degli emisferi, che prendono il nome di lobi. La struttura interna del cervello presenta aree di colore grigio, la sostanza grigia, e aree di colore bianco, che costituiscono invece la sostanza bianca.

All'interno degli emisferi cerebrali, la stanza grigia costituisce diverse aree ben individuabili, dette nuclei. Tra i nuclei sono compresi i gangli della base, che fanno parte del cervello, e il talamo, che appartiene invece al diencefalo.

I principali gangli della base (nucleo caudato putamen e globo pallido) hanno strette connessioni anatomiche e funzionali con altri due nuclei sottocorticali: il nucleo subtalamico, appartenente al diencefalo, e la substantia nigra, situata nella porzione più alta del tronco encefalico.

Tutti questi nuclei partecipano al controllo del movimento insieme al cervelletto, al sistema cortico - spinale e ai nuclei motori del tronco encefalico. I gangli della base ricevono segnali soprattutto dalla corteccia, dal talamo e dalla substantia nigra e ne inviano principalmente alla corteccia attraverso il talamo. Sempre a livello dell'encefalo, la sostanza bianca forma il centro degli emisferi cerebrali      (il cosiddetto centro semiovale) ed è costituita da tre tipi di fibre: fibre di proiezione, che trasportano impulsi dalla corteccia a stazioni lontane oppure da stazioni lontane alla corteccia; fibre di associazione, che collegano varie regioni corticali dello stesso emisfero; fibre commissurali, che collegano regioni corticali corrispondenti dei due emisferi e che costituiscono il corpo calloso e la commissura anteriore.

                                                                                                       Faccia laterale dell’encefalo.

 

1.2b Diencefalo

Il diencefalo (dal greco, letteralmente, in mezzo al cervello) comprende un complesso di formazioni situate in profondità nell'encefalo, tra gli emisferi cerebrali e il tronco cerebrale. Nel diencefalo si distinguono il talamo, l'epitalamo, l'ipotalamo, il subtalamo.

La massa nucleare più ampia del subtalamo è costituita dal nucleo subtalamico, che funziona in stretto rapporto con i gangli della base.

La principale formazione dell'ipotalamo è costituita dall'epifisi (o ghiandola pineale), che produce un ormone, la melatonina, implicato in diversi processi tra i quali il controllo dei meccanismi immunitari.

Il talamo costituisce una voluminosa struttura di forma ovoidale, pari e simmetrica, situata ai due lati del III ventricolo, proprio sopra il mesencefalo. In sostanza tutti i segnali provenienti dal tronco encefalico e dal midollo spinale fanno stazione a livello del talamo prima di essere inviati alla corteccia cerebrale. Arrivano al talamo, tra gli altri, tutti i segnali della cosiddetta sensibilità somestesica (tatto, dolore, pressione, temperatura, ecc.); i segnali visivi, provenienti dalla retina, che poi andranno alla corteccia occipitale; i segnali uditivi, diretti poi alla corteccia temporale; i segnali relativi all'equilibrio; i segnali gustativi e olfattivi; i segnali per il controllo motorio provenienti da cervelletto, mesencefalo e altre strutture e diretti alla corteccia motoria e ai gangli della base.

Il talamo riveste, quindi, un ruolo chiave fornendo segnali sensoriali alle aree primarie della corteccia cerebrale e le informazioni sui movimenti in atto alle aree corticali.                                                                                                                                       

                                                                                       Principali aree funzionali della corteccia cerebrale.

 

L'ipotalamo è una formazione poco voluminosa, ma formata da più nuclei, situata al di sotto del talamo. Pur essendo di dimensioni minime, svolge molteplici azioni d'importanza fondamentale per l'organismo. In primo luogo, è implicato nella conservazione dell'omeostasi dell'organismo e in particolare della regolazione della temperatura corporea, della concentrazione di elettroliti nel sangue, dell'assunzione di cibo e liquidi, della frequenza cardiaca e della pressione sanguigna.

Un'altra importante funzione dell'ipotalamo è il controllo del sistema endocrino, essendo in stretto rapporto anatomico e funzionale con l'ipofisi, cui è connesso dal peduncolo ipofisario.

L'ipotalamo controlla il sistema endocrino in due modi: uno diretto, l'altro indiretto. Secondo la modalità diretta, gli ormoni prodotti dai neuroni ipotalamici sono rilasciati direttamente a livello dei vasi sanguigni della parete posteriore dell'ipofisi (neuroipofisi) e da qui raggiungono il circolo sistemico. Sono secreti in questo modo ormoni quali l'ossitocina, capace di indurre contrazione uterina ed eiezione del latte, e la vasopressina, che svolge funzioni di vasocostrizione e riassorbimento idrico a livello renale. Secondo la modalità indiretta, invece, l'ipotalamo rilascia alcuni ormoni regolatori (con funzione stimolante o inibente) in un plesso sanguigno locale (plesso portale). Da qui raggiungono, per via ematica, le cellule endocrine dell'ipofisi anteriore (adenoipofisi). Queste ultime, a loro volta, producono specifici ormoni che, liberati nel circolo sistemico, raggiungono le ghiandole bersaglio.

I neuroni ipotalamici implicati nel controllo endocrino appartengono a un tipo particolare di cellule, chiamate cellule neuroendocrine. Come i neuroni, sono, infatti, capaci di ricevere e trasmettere messaggi elettrici e nello stesso tempo, come le cellule endocrine, sono in grado di rilasciare ormoni nel torrente circolatorio.

Un'ultima importante funzione dell'ipotalamo è connessa al comportamento emozionale. L'ipotalamo, infatti, grazie alle sue connessioni funzionali con il sistema limbico, integra e coordina l'espressione comportamentale degli stati emotivi.

 

1.2c Tronco encefalico

                                                                Disposizione del tronco encefalico rispetto alle altre principali parti del SNC.

 

 

Il tronco encefalico costituisce la zona di transizione tra il midollo spinale e il cervello. In esso si distinguono tre porzioni; dall'alto in basso esse sono: il mesencefalo, il ponte e il bulbo.

Per il tronco encefalico transitano diversi fasci nervosi: alcuni trasmettono segnali sensoriali provenienti dal midollo spinale e destinati principalmente al talamo; altri, invece, trasmettono al midollo segnali motori della corteccia cerebrale (fasci corticospinali). Il tronco encefalico contiene, inoltre, i nuclei d'origine (motori, sensitivi e in parte misti) delle dodici paia di nervi cranici, per la maggior parte implicati nel controllo delle strutture del capo e del collo.

Le connessioni tra cervello e cervelletto e tra quest'ultimo e il midollo spinale avvengono attraverso il tronco encefalico. Esso contiene, infine, numerosi centri di notevole funzionale per la regolazione di molteplici attività fisiologiche, tra le quali la respirazione, la pressione arteriosa, il livello di vigilanza, il ciclo sonno-veglia.

Una delle strutture più importanti del tronco encefalico è la formazione reticolare. Quasi tutti i neuroni che la compongono hanno una rete diffusa di connessioni e una distribuzione dei loro assoni sia in direzione rostrale che caudale.

La formazione reticolare assolve numerose funzioni. In primo luogo appare implicata nell'induzione e nel mantenimento dello stato di veglia. Infatti, una stimolazione elettrica diffusa della formazione reticolare a livello mesencefalico e pontino provoca un'immediata attivazione della corteccia cerebrale, tale da causare il risveglio istantaneo. Inoltre, tramite vie discendenti dirette al midollo spinale, da un lato concorre a controllare il tono muscolare, dall'altro modula le sensazioni dolorose regolando il flusso di informazioni nocicettive in arrivo dalla periferia. Infine, la formazione reticolare è implicata nella regolazione dei movimenti respiratori e dell'attività cardiaca.

All'interno della formazione reticolare sono stati individuati alcuni raggruppamenti neuronali specifici:

 

1)      il nucleo gigantocellulare: è uno dei componenti principali del sistema reticolare attivatore; i suoi neuroni liberano acetilcolina come trasmettitore eccitatorio;

2)      la substantia nigra: è situata nel mesencefalo; invia i suoi assoni, che liberano dopamina, a livello dei gangli della base, in associazione con i quali opera per il controllo del movimento; altri raggruppamenti di neuroni dopaminergici inviano le loro terminazioni a livello della corteccia frontale e di diverse strutture del sistema limbico;

3)      i nuclei del rafe: sono situati in corrispondenza della linea mediana a livello del bulbo e della porzione inferiore del ponte; inviano fibre al diencefalo e al midollo spinale. Alcuni di questi neuroni contengono solo serotonina, altri contengono anche un neuropeptide;

4)      il locus coeruleus: è costituito da neuroni che liberano noradrenalina a livello di diverse strutture del diencefalo e del cervello. Inviano assoni anche alla corteccia del cervelletto.

 

1.2d Cervelletto

Il cervelletto è una formazione situata inferiormente al lobo occipitale del cervello e posteriormente al tronco encefalico, cui è connesso dai tre cosiddetti peduncoli cerebellari. Morfologicamente è costituito da una porzione mediana, detta verme, e da due emisferi cerebellari, ciascuno dei quali può essere diviso in una zona intermedia e in una zona laterale. Due profonde scissure, presenti sulla superficie cerebellare, consentono di individuare tre lobi: anteriore, posteriore e flocculonodulare.

La struttura interna del cervelletto, come quella del cervello, è costituita dalla corteccia cerebellare, dalla sostanza bianca sottocorticale (composta di fibre) e infine da alcuni nuclei profondi: nucleo del tetto, nucleo globoso, nucleo emboliforme e nucleo dentato.

Il cervelletto è connesso in entrata sia con l'encefalo (corteccia motoria, formazione  reticolare,  nuclei  vestibolari)  che  con  la  periferia,  da  cui  riceve informazioni circa l’esecuzione del movimento in corso; in uscita è collegato con il tronco encefalico e, tramite il talamo, con la corteccia cerebrale.

Grazie alle molteplici connessioni il cervelletto svolge diverse funzioni. La zona laterale dell'emisfero cerebellare svolge un ruolo fondamentale nel controllo della coordinazione motoria, determinando la sequenza temporale di contrazione dei differenti muscoli durante l'attuazione dei movimenti complessi. La zona intermedia, invece, è implicata nella regolazione dell'attività dei muscoli agonisti e antagonisti dei segmenti distali degli arti nel corso di prestazioni motorie fini. Il verme opera principalmente in associazione con il tronco encefalico e il midollo spinale per coordinare i movimenti stereotipati e subcoscienti. Il lobo flocculonodulare, infine, lavora in stretta associazione con l'apparato vestibolare nel controllo dell'equilibrio e della postura.

 

 

                                                      Veduta laterale del cervelletto.

 

1.3 Funzioni del cervello

Tutti sappiamo che, in assenza di attività cerebrale, ciascuno di noi è morto. Il cervello è, dunque, l'elemento essenziale della nostra esistenza. Noi siamo il nostro cervello.

Ma qual è la storia naturale del cervello? Come è diventato ciò che è?

La biologia ci insegna che i soli organismi viventi che hanno sviluppato un cervello sono quelli dotati di attività motoria. Perfino il verme più semplice, o l'invertebrato marino più primitivo, ha un sistema nervoso. D'altro canto, le piante non hanno sistema nervoso. E, infatti, le piante non hanno neppure attività motoria.

C'è bisogno di un cervello per muoversi attivamente, perché noi siamo costretti a spostarci all'interno di una rappresentazione del mondo esteriore. Non possiamo andare alla cieca, sarebbe troppo pericoloso! Occorre avere un'idea di quello che c'è nell'ambiente. Il cervello, quindi, si è sviluppato per consentire agli animali di muoversi.

La struttura del cervello dei vertebrati è lo stesso per tutti. Tutti noi abbiamo un midollo spinale, e tutti noi abbiamo dei nervi per attivare i muscoli e degli altri nervi per trasmettere le sensazioni.  I vertebrati superiori hanno, oltre al tatto, il senso della vista, dell'udito, del gusto e dell'olfatto. Questi sistemi sono tutti molto simili.

Il problema centrale del funzionamento del cervello è come facciamo a raccogliere tutti questi frammenti della realtà, il colore delle cose, la loro forma, le sensazioni che esse ci danno, i suoni che emettono, per generare un'unica immagine a partire da tutti questi elementi.

Alcune parti del sistema analizzano il colore, altre analizzano il movimento, e altre ancora analizzano il peso o la sensazione tattile.

Come sono integrate tutte queste sensazioni in un'unica immagine della realtà, come facciamo a costruire un evento cognitivo unico, è un problema, perché quando si esamina il cervello si scopre che i diversi sistemi sensoriali sono situati in aree differenti del cervello. Ecco, dunque, quello che abbiamo nella nostra testa. Se lo apriamo, vediamo le diverse regioni. La parte posteriore è dedicata all'elaborazione degli stimoli visivi. Analizzando un occhio si può osservare che si collega alla parte posteriore dell'altro emisfero e anche l'udito è elaborato in questa parte del cervello.

Il problema sta nella grande distanza che separa le varie regioni cerebrali tra loro. Questa distanza è enorme, rispetto alle minuscole dimensioni di un neurone.

Dall'occhio il nervo ottico si dirige per prima cosa verso un centro, chiamato talamo; quindi, dal talamo, le fibre ottiche raggiungono la corteccia visiva. Analogamente per l'orecchio, il segnale uditivo passa per prima cosa attraverso il talamo e quindi raggiunge la corteccia uditiva.

Una cosa interessante a questo proposito è che la distanza fra talamo e corteccia visiva, fra talamo e corteccia uditiva, fra talamo e corteccia somato - sensoriale (quella responsabile della sensazione tattile della mano) è la stessa in tutti e tre i casi. Quindi è possibile che uno stesso evento attivi simultaneamente queste tre regioni corticali.

Ciò permette anche di immaginare un processo di collegamento delle sensazioni che sia temporale piuttosto che spaziale, poiché le informazioni situate in diverse aree sensoriali della corteccia possono arrivare simultaneamente al talamo.

Se io sento, ascolto e vedo una cosa simultaneamente, la percepisco come un unico oggetto.

E' dunque importante capire che cosa rende possibile questa simultaneità di ritorno delle sensazioni verso il talamo. Come può l'attività dei neuroni essere più o meno sincronizzata?

Se prendiamo in considerazione il talamo e una parte della corteccia troviamo dei neuroni, che hanno un corpo cellulare, un assone e dei dendriti. Se con un elettrodo misuriamo l'attività elettrica dei neuroni de talamo, osserviamo che essi scaricano regolarmente a una frequenza variabile secondo il nostro stato di coscienza. Ad esempio, quando questi neuroni scaricano a una frequenza di 2 Hz, ossia a 2 cicli al secondo, noi siamo addormentati, non siamo coscienti.

Quando torniamo coscienti, la frequenza con cui i neuroni del talamo scaricano aumenta fino a 40 Hz, cioè a un ritmo di 40 cicli al secondo. Ciò significa che questi neuroni scaricano tutti alla stessa frequenza e quindi in modo sincrono.

Che cosa succede allora? Ogni neurone è collegato a una regione corticale, e ne attiva ognuno a una frequenza di 40 Hz. In questo modo, le due regioni corticali diventano coordinate nel tempo, cioè i loro neuroni scaricano simultaneamente a una frequenza di 40 Hz. In queste condizioni, collegare le diverse sensazioni consiste nell'individuare i neuroni delle aree corticali che scaricano simultaneamente. E’, quindi, molto facile per il nostro cervello riconoscere le aree corticali sincrone, ed è proprio questa sincronizzazione temporale a produrre la percezione. E' come ciò che accade quando si suonano due note molto distanti l'una dall'altra sulla tastiera del pianoforte: se le si suona insieme, si riesce comunque a produrre un effetto unitario, anche se i tasti sulla tastiera e le corde corrispondenti nel pianoforte sono fisicamente distanti. E' la sincronizzazione a produrre la coerenza.

Esaminiamo il funzionamento del sistema talamo-corticale, corteccia. Il talamo è composto da due zone: se guardiamo il talamo lateralmente, vediamo che c'è una regione centrale, detta "non-specifica", e una regione periferica, detta "specifica".

Il sistema non-specifico riceve gli stimoli provenienti dal tronco cerebrale, che controlla il sonno, in generale le funzioni corporee, i nostri impulsi e probabilmente anche la nostra capacità di attenzione. Il sistema non-specifico ha, dunque, funzioni rivolte verso l'interno. E' il sentire del nostro corpo.

Il sistema specifico guarda, invece, al mondo esterno e riceve dei segnali grezzi dall'occhio, dall'orecchio, dalla mano e dalle altre periferiche sensoriali.

Quindi il movimento di "avanti - e - indietro" tra il talamo e la corteccia è causato dalla combinazione delle attività specifiche e non-specifiche.

Se subiamo un danno a livello del talamo specifico coinvolto nella visione, diventiamo ciechi, ma non sordi, perché solo una parte del cervello è danneggiata: quella che va dal talamo alla corteccia visiva. Analogamente, se abbiamo una lesione nella regione che collega il talamo alla corteccia uditiva, non possiamo più sentire, ma continuiamo a vedere. Vi è, dunque, una separazione tra le sensazioni. La sensazione visiva corrisponde a una parte del talamo e a una regione della corteccia, la sensazione uditiva corrisponde a un'altra parte del talamo e a un'altra regione della corteccia.

Al contrario, se subiamo un danno nel sistema non-specifico, perdiamo in un colpo solo la vista, l'udito e il tatto. Il sistema non-specifico è, quindi, indispensabile al buon funzionamento del sistema specifico.

Per concludere, riprendiamo i due concetti fondamentali: il sistema specifico rappresenta il contenuto del mondo, i colori, le forme, i movimenti, i suoni. Il sistema non-specifico rappresenta, invece, ciò che siamo, ciò che facciamo del contenuto, in altre parole è il contesto. L'uno osserva il mondo, l'altro osserva noi stessi. Il dialogo fra il contenuto e il contesto non è altro che la coscienza.

Come funziona l'onda? Noi vediamo il cervello e il nucleo non-specifico. I suoi assoni invece di andare verso punti specifici della corteccia, si irradiano in tutte le direzioni. E i suoi neuroni sono organizzati in modo tale che ogni neurone ne attivi un'altro, che ne attiva a sua volta un altro ancora e così via. Si forma, dunque, un circuito: 1°, 2°, 3°, 4°, 5°, 6°, 7°, 8°, 9°, il tutto in 12,5 millisecondi, poi si ricomincia. L'onda si ripete regolarmente, e ogni volta tutto quello che nella corteccia oscilla a 40 Hz lo si ritrova lì.

Ogni onda è un quanto di coscienza.

Pertanto l'idea è che quando inneschiamo un'onda, otteniamo un'immagine, inneschiamo un'altra onda, otteniamo un'altra immagine, innescate ancora un'onda, ottenete una terza immagine. La coscienza, la cognizione, e così un insieme di immagini che si succedono le une alle altre come in un film.

I sistemi specifico e non-specifico mettono in comunicazione tutte le parti del cervello: dal talamo alla corteccia, dalla corteccia al talamo, con un'onda ogni 12,5 millisecondi.

Possiamo chiederci quanti neuroni ci siano approssimativamente all'interno del cervello. La risposta è 1010, o 10.000.000.000. E' un numero enorme! Eppure, questo sistema funziona come un singolo evento funzionale: la coscienza.

Ci si può chiedere quanti neuroni siano dedicati alla vista, all'udito o al tatto. In verità, molto pochi: la maggior parte dei neuroni del cervello non si occupa del mondo esterno. Queste e altre considerazioni ci fanno ritenere che il cervello sia, fondamentalmente, un sistema chiuso.

E’ noto che i colori, in realtà, non esistono indipendentemente da noi, ma sono l'interpretazione che il nostro cervello fa di particolari informazioni provenienti dalla retina. Anche i suoni non esistono, ma sono la nostra interpretazione delle vibrazioni dell'aria. Analogamente, il tatto è qualcosa che noi produciamo in seguito alla deformazione della pelle. Tutto questo ci dice che il nostro cervello è un emulatore della realtà, qualcosa che si è evoluto nel tempo per "imitare" ciò che esiste al di fuori di noi, o, in altre parole, per costruire una storia. Ma gli elementi di questa storia esistono da prima della nostra nascita, poiché nessuno ci insegna a vedere i colori, né a sentire il dolore o le altre sensazioni. Queste facoltà nascono con noi, proprio come il naso, le orecchie e il corpo. Noi siamo come una coscienza equipaggiata con un sistema di sensazioni! Il nostro cervello è, dunque, un emulatore che genera una realtà e che ne verifica l'affidabilità servendosi delle sensazioni.

La coscienza è un sogno limitato dalla realtà.

Esiste una qualche ragione inconfutabile per sostenere che il cervello sia un sistema chiuso?

Sì, è il sogno.

La sola spiegazione plausibile è che il cervello sia un sistema chiuso, la cui attività può produrre un'immagine anche in assenza di informazioni provenienti dall'esterno.

A questa considerazione fa seguito un corollario abbastanza sorprendente, e cioè che il cervello serva fondamentalmente per sognare, e che noi possiamo sognare in due modi: quando dormiamo e abbiamo gli occhi chiusi, il contenuto della nostra attività cognitiva dipende da ciò che è presente nella nostra memoria e da quello che il sistema può inventare. Durante la veglia, invece facciamo dei sogni il cui contenuto è governato dai sensi.

In altre parole, dobbiamo ridefinire il concetto di sogno: il sogno è il meccanismo che genera le immagini nelle quali noi ci muoviamo quando interagiamo con l'ambiente esterno. E' l'emulatore di una realtà che può essere costruita a partire da ciò che proviene tanto dall'interno, quanto dall'esterno del nostro cervello.

 

1.3a  La veglia, il sonno e il sogno

L'attività cognitiva è caratterizzata da un'oscillazione a onda. Ciascuno stato di veglia, di sonno o di sogno è caratterizzato da delle oscillazioni tipiche.

Quando un individuo è sveglio, si osserva che l'onda a 40 Hz è riportata a zero da uno stimolo esterno. Ad esempio, uno schiocco sonoro che arriva all'orecchio va ad attivare il talamo che, a sua volta, attiva la corteccia e, se lo stimolo è sufficientemente forte, l'oscillazione è riportata a zero. Questo è interessante, perché è un modo di caratterizzare lo stato di veglia.

Durante il sonno, soprattutto durante la fase delta che corrisponde al sonno più profondo, si osserva un tipo di onda molto lenta, con una frequenza compresa fra 2 e 3 Hz. In questo stadio, qualunque sia lo stimolo che arriva all'occhio o all'orecchio, il cervello non ne tiene conto. Sebbene l'occhio e l'orecchio non dormano e continuino a funzionare, il cervello è immerso nel sonno e le informazioni che arrivano al talamo non possono rimettere l'onda a zero, non sono prese in considerazione. Il cervello non presta loro attenzione.

Quando sogniamo, si osserva un'onda che si propaga dalla regione anteriore a quella posteriore del cervello a frequenze molto vicine a 40 Hz. Queste onde, tuttavia, non possono essere rimesse a zero dagli stimoli provenienti dal mondo esterno. In altri termini, quello che accade all'interno non può essere influenzato da uno stimolo esterno. Durante il sogno il cervello si comporta come un sistema chiuso che non consente al mondo esterno di modificarlo.

 

1.4 Quale struttura ha il cervello?

 

1.4a Il profilo del cervello

                    

 

 

Il cervello è caratterizzato da una simmetria bilaterale e dal fatto che è suddiviso in un certo numero di regioni fondamentali, dotate di funzioni distinte.

C'è il midollo spinale, anch'esso simmetrico. Esso è composto da nervi che trasportano le informazioni, al cervello e dal cervello, attraverso le cellule nervose, unità fondamentali molto importanti.

Il midollo spinale è collegato ad una struttura situata più in alto e chiamata tronco cerebrale. Il tronco cerebrale trasporta l'informazione proveniente dal midollo spinale ai centri superiori del cervello, in particolare ad un'area denominata talamo.

Il talamo è il principale centro di comunicazione fra il midollo spinale e gli emisferi cerebrali, le strutture bilaterali situate davanti al midollo spinale.

Sempre al di sopra del tronco cerebrale si trova una struttura implicata nel coordinamento motorio, che si chiama cervelletto.

Queste diverse strutture contengono davvero in sé tutti i meccanismi neurali necessari all'azione.

 

1.4b Le funzioni della corteccia cerebrale

Il cervello non è una struttura tutta uniforme, ma è anzi diviso primariamente in due parti simmetriche, gli emisferi destro e sinistro, connessi da una lamina di fibre nervose, chiamata corpo calloso.

A loro volta i due emisferi sono entrambi suddivisi in sotto-parti, denominate lobi: il lobo frontale, il lobo occipitale, il lobo temporale e il lobo parietale.

Ciascuno di questi lobi ha una funzione differente. Il lobo frontale, come oggi sappiamo, è associato alla pianificazione, alla strategia e all'azione. Il lobo parietale è implicato nella sensibilità, e in particolare nel tatto. Il lobo occipitale controlla la visione. Il lobo temporale si occupa sia delle emozioni, sia di alcuni aspetti della memoria.

Una delle cose affascinanti della neurobiologia è proprio il modo in cui si scopre la localizzazione di queste facoltà.

Ci sono voluti molti anni per comprendere che le nostre facoltà sono localizzate in certe regioni specifiche del cervello. La prima persona seria a tentare ciò fu lo scienziato viennese Franz Joseph Gall. All'inizio del XIX secolo, attorno al 1800, egli fu il primo a cercare di descrivere nei dettagli le suddivisioni del cervello, basandosi su un approccio sperimentale che oggi si chiama frenologia.

Gall era rimasto colpito dal fatto che i tratti intellettuali di certe persone sembrassero trovare una corrispondenza nella forma del loro cranio.

 

1.4c L'approccio materialistico

Gall ha dato alle neuroscienze due contributi straordinari, che esercitano ancora una grande influenza sulla ricerca attuale. E' stato il primo ad affermare ciò che noi tutti pensiamo ancora oggi: che tutti i processi mentali sono localizzati in aree diverse del cervello, e che non c'è qualcosa di simile all'anima o allo spirito all'origine dell'attività mentale, ma che tutta l'azione mentale ha una base biologica. La sua è stata la prima concezione completamente materialistica delle funzioni mentali.

In secondo luogo Gall ha introdotto l'idea che le funzioni sono localizzate. Egli ha proposto localizzazioni di funzioni cerebrali in modo molto preciso, sostenendo che regioni specifiche controllassero funzioni molto elaborate, come la riservatezza, l'amore romantico, l'altruismo, la generosità eccetera, essendo ciascuna di esse associata a una parte diversa del cervello. Aveva costruito una cartografia del cervello nella quale le tendenze al possesso, a essere parsimoniosi o risparmiatori, tutte questi attributi collegati all'accaparrare, fossero raggruppati insieme, e che l'idealismo, l'esuberanza, la raffinatezza e il perfezionismo, tutti questi tratti di ordine superiore, fossero anch'essi localizzati nel cervello.

 

1.4d Noi parliamo con il cervello sinistro

Siamo rimasti fermi a questo stadio fino a circa il 1860, quando un grande neurologo francese, Paul Broca, riaprì la questione della localizzazione nel contesto della neurologia del linguaggio.

Broca fece la seguente cosa: egli si imbatté in un paziente con un insolito difetto di linguaggio. Questi problemi del linguaggio sono chiamati afasie. Sono delle malattie neurologiche che riguardano l'articolazione o l'espressione del linguaggio, generalmente dovute a incidenti di tipo vascolare. Questo paziente comprendeva perfettamente il linguaggio, ma era incapace di articolarlo, non riusciva a utilizzare il linguaggio per esprimersi.

Quando questo paziente morì e fu sottoposto ad autopsia, Broca trovò una lesione nel lobo frontale. In seguito Broca scoprì altri sette pazienti con un difetto simile: tutti avevano difficoltà a esprimersi con il linguaggio, ma tutti lo comprendevano perfettamente. Al loro decesso, l'autopsia dimostrò che ciascuno di essi presentava la stessa identica lesione; e che in ciascuno di essi la lesione era localizzata nell'emisfero sinistro del cervello. Egli annunciò allora uno dei principi fondamentali delle neuroscienze, e cioè che noi parliamo con il nostro emisfero sinistro. La nostra capacità di esprimerci in modo preciso con il linguaggio è localizzata nel cervello sinistro. "Area di Broca" è il nome col quale è tuttora chiamata.

 

1.4e I moduli per la comprensione del linguaggio

Qualche anno più tardi un neurologo tedesco, Karl Wernicke, compì una seconda scoperta. Scoprì un paziente che presentava una lesione dell'area parieto - temporale, proprio dove il lobo parietale incontra quello temporale. Questo paziente aveva un difetto di linguaggio diverso da quello di Broca: i pazienti di Broca capivano, ma non riuscivano a esprimersi. Questo paziente, invece, era in grado di esprimersi, ma non capiva niente; quindi quello che diceva aveva ben poco senso.

Al momento dell'autopsia, Wernicke scoprì due cose interessanti: prima di tutto la lesione si trovava ancora una volta nell'emisfero sinistro, come è indicato qui, a livello del lobo parieto - temporale. Egli chiamò questa zona "area di Wernicke".

ll merito più grande di Wernicke, non si limita a questa scoperta, ma al fatto di aver combinato le scoperte proprie e quelle di Broca nello sviluppo di una teoria del linguaggio. La corteccia occipitale è il luogo in cui l'informazione visiva entra nel cervello, mentre l'area temporale è il luogo d'entrata dell'informazione uditiva. Quando si sente qualcuno parlare, o quando si legge qualcosa, le informazioni entrano all'interno di sistemi sensorali specifici e quindi sono portate nell'area di Wernicke, dove sono tradotte in una sorta di codice neurale del linguaggio. Questo codice è poi inviato all'area di Broca, attraverso una via nervosa nota come fascicolo arcuato. Successivamente, nell'area di Broca, le informazioni sono tradotte in linguaggio, che può poi essere articolato e pronunciato.

Wernicke ha, dunque, ripreso l'idea della localizzazione delle funzioni e l'ha elaborata, in modo interessante e sofisticato, sostenendo che una funzione complessa come il linguaggio non è controllata da una sola regione, ma dalla combinazione di più regioni. Assistiamo qui, per la prima volta, allo sviluppo dell'idea dell'elaborazione distribuita e parallela, un'idea che oggi domina il campo delle neuroscienze cognitive.

Nel cervello ci sono molti sistemi che interagiscono gli uni con gli altri, al fine di produrre l'azione integrata della mente.

Questa va davvero considerata come la sfida più importante della biologia. E' l'ultimo grande mistero: abbiamo una buona conoscenza dello sviluppo, abbiamo una buona conoscenza del modo in cui funzionano le cellule e dei sistemi di cellule. Quello che non capiamo ancora sono i processi della mente.

La grande sfida della biologia del prossimo secolo sarà proprio questa. Esattamente come la cosmologia si chiede quale sia la struttura dell'universo, le neuroscienze cognitive si domandano quale sia la struttura della mente.

 

2 - IL SISTEMA LIMBICO - IPOTALAMICO

 

2.1 Sistema limbico

Il sistema limbico è costituito in parte di corteccia cerebrale e in parte di diencefalo. Il termine limbico non è preciso ed è usato in modo diverso da diversi autori. Strutturalmente esso è costituito da: (1) alcune aree corticali cerebrali, inclusa la circonvoluzione del cingolo localizzata nella superficie interna della scissura interemisferica, appena sotto al corpo calloso, e l'ippocampo; (2) vari nuclei tra cui quelli anteriori del talamo e i nuclei dell'abenula dell'epitalamo; (3) parte dei gangli basali; (4) l'ipotalamo, in particolare i corpi mamillari; (5) la corteccia olfattoria e (6) le vie di connessione tra le varie aree corticali e i gangli della base (come per esempio il fornice).

             

                               

                                                                              Sistema limbico dell’emisfero destro in sezione sagittale

 

Il sistema limbico controlla l'affettività, le risposte vegetative indotte dalle emozioni, il tono dell'umore e la percezione delle sensazioni piacevoli o dolorose.

Per il sistema limbico le afferenze più importanti sono quelle olfattorie. L'odore del cibo stimola il centro della fame nell'ipotalamo. Nei cani, nei gatti e in altre specie animali la percezione olfattoria dei feromoni, che sono delle molecole rilasciate nell'aria, ha un’importanza fondamentale nella riproduzione poiché determina l'attrazione tra specie analoghe, ma di sesso differente.

Lesioni del sistema limbico possono provocare appetito vorace (bulimia), disinibizione sessuale, eccessiva docilità nei confronti di stimoli ambientali che richiederebbero uno stato d'allerta o di difesa. Poiché l'ippocampo è parte del lobo temporale, una sua lesione determina un danno della memoria. L'ippocampo e la corteccia circostante sono fondamentali nel passaggio dell'informazione dalla memoria a breve a quella a lungo termine: la porzione di corteccia immediatamente circostante l'ippocampo è costituita da quelle cellule che subiscono una trasformazione della loro fisionomia calcio indotta, per rinforzare la traccia mnestica.

 

2.1a L’Ipotalamo

L'ipotalamo è la porzione inferiore del diencefalo e contiene numerosi piccoli nuclei e tratti nervosi. Il nucleo più importante è quello dei corpi mamillari, due rigonfiamenti siti ventralmente al diencefalo. Essi sono coinvolti nei riflessi olfattori e nelle reazioni emozionali in risposta a stimoli olfattivi. Un gambo imbutiforme, l'infundibolo, si estende dal pavimento dell'ipotalamo, connettendosi con la ghiandola ipofisaria posteriore o neuroipofisi. L'ipotalamo ha un ruolo importante nel controllo del sistema endocrino poiché regola la secrezione ormonale dell'ipofisi che modula funzioni come il metabolismo, la riproduzione, le risposte allo stress e la diuresi. Fibre afferenti che terminano nell'ipotalamo conducono stimoli provenienti da: (1) organi; (2) recettori gustativi della lingua; (3) sistema limbico (coinvolto nell'olfatto); (4) particolari aree cutanee come i capezzoli e i genitali esterni; (5) corteccia prefrontale che conduce, attraverso il talamo, informazioni inerenti il tono dell'umore. Fibre efferenti si estendono dall'ipotalamo al tronco cerebrale e al midollo spinale dove entrano in contatto sinaptico con i neuroni vegetativi. Altre fibre si estendono attraverso l'infundibolo alla porzione posteriore dell'ipofisi; alcune giungono ai nuclei trigeminali e facciali per contribuire al controllo della muscolatura della deglutizione e altre ai motoneuroni spinali per stimolare il riflesso del brivido.

 

                                                               Diencefalo. A Visione generale della metà destra di encefalica in sezione sagittale.

B Talamo e i suoi nuclei. C Ipotalamo con i suoi nuclei e metà destra dell’ipofisi.

 

L'ipotalamo ha una grande importanza in numerose funzioni, ognuna delle quali ha relazioni con le emozioni e con il tono dell'umore. Sono correlate a funzioni dell'ipotalamo sensazioni quali il piacere sessuale, il benessere dopo un pasto, la rabbia e la paura.

 

2.1b Funzioni dell’ipotalamo

L'ipotalamo è situato proprio al centro del sistema limbico. Esso ha anche delle vie di comunicazione con tutti i livelli di questo sistema. A sua volta, l'ipotalamo e le strutture ad esso strettamente collegate, come il setto e i corpi mammillari, inviano segnali di output in due direzioni: (1) verso il basso, attraverso il tronco cerebrale, principalmente nella formazione reticolare del mesencefalo, del ponte e del midollo, e (2) verso l'alto, in direzione di molte aree del cervello, specialmente del talamo anteriore e della corteccia libica. Inoltre, l'ipotalamo influisce indirettamente, in modo molto spettacolare, sulla funzione della corteccia cerebrale attraverso l'attivazione o l'inibizione del sistema reticolare attivatore ascendente che ha origine nel tronco cerebrale.

L'ipotalamo è dunque il maggior canale di output del sistema limbico. Esso integra le funzioni sensoriali -percettive, emotive e cognitive della mente con la biologia dell'organismo. Poiché il sistema limbico -ipotalamico si trova in un processo di stati psiconeuro - fisiologici in costante cambiamento, ogni apprendimento associato con esso è di necessità stato - dipendente.

 

FUNZIONI DELL’IPOTALAMO

 

  FUNZIONE                                                 DESCRIZIONE

 


Vegetativa                                                    Contribuisce al controllo della frequenza cardiaca,

                                                                   allo svuotamento della vescica, alla progressione

                                                                   del cibo nel tubo digerente e alla regolazione del

                                                                   diametro dei vasi sanguigni.

 

Endocrina                                                    Contribuisce alla regolazione delle secrezioni

                                                                   dell’ipofisi, influenzando il metabolismo, l’equilibrio

                                                                   ionico, la pubertà e le funzioni sessuali.

 

 

Controllo muscolare                                      Controlla i muscoli della deglutizione e stimola il

                                                                   brivido in alcuni muscoli.

 

Termoregolazione                                        Controlla la perdita di calore quando la temperatura

                                                                  dell’ipotalamo aumenta, aumentando la sudorazione

                                                                  (ipotalamo anteriore). Viceversa, quando la

                                                                  temperatura ipotalamica scende, controlla la

                                                                  produzione di calore, provocando i brividi (ipotalamo

                                                                  posteriore).

 

Regolazione dell’assunzione                        Sono presenti centri per la fame, la sazietà e per

di cibo e di liquidi                                        la sete.

 

 

Emozioni                                                   Regola un’ampia gamma di influenze emozionali sulle

                                                                 funzioni corporee; è direttamente coinvolto nelle

                                                                 malattie psicosomatiche e correlate allo stress e nelle

                                                                 sensazioni di rabbia e paura.

 

Regolazione del ciclo                                  Coordina le risposte del ciclo sonno/veglia con altre

sonno/veglia                                               aree dell’encefalo (p.es. il sistema di attivazione

                                                                 reticolare – SAR)            

                    

 

2.1c L’ipotalamo e il sistema nervoso autonomo

L'ipotalamo è stato chiamato il ganglio " a capo " del sistema nervoso autonomo perché è il principale integratore dei sistemi regolatori fondamentali dell'organismo (fame, sete, sesso, temperatura, ritmo cardiaco, pressione arteriosa, ecc.). Ciò è di capitale importanza perché il sistema nervoso autonomo è stato tradizionalmente considerato come il mezzo principale tramite il quale l'ipnosi terapeutica conseguiva i suoi effetti biologici. Il sistema autonomo è costituito, esso stesso, da due rami: (1) il sistema del gran simpatico che è implicato nella reazione di potenziamento o di allarme attraverso la quale sono stimolati il ritmo cardiaco, la pressione sanguigna, la respirazione, ecc., e (2) il sistema parasimpatico, per mezzo del quale le medesime funzioni stesse sono rilassate. Recentemente alcuni ricercatori hanno incluso il sistema enterico (che è interessato innanzi tutto alla regolazione interna dello stomaco, dell'intestino, ecc.) come un terzo ramo del sistema nervoso autonomo. Il sistema enterico, tuttavia, svolge generalmente le sue funzioni in modo semi - indipendente dal sistema autonomo.Esso è regolato principalmente dalle molecole messaggere, scoperte recentemente, del sistema neuropeptidico.

 

2.1d L’ipotalamo e il sistema endocrino

La maggior parte di noi conosce la pituitaria come la "ghiandola maestra" del sistema endocrino che regola tutti gli altri ormoni del corpo. L'ipotalamo, tuttavia, media l'informazione che governa anche la Pituitaria. Quando, per esempio, una persona è colpita dal dolore, il talamo serve da stazione di “relais” sensoriale che trasmette una porzione del segnale direttamente all'ipotalamo anche prima che il dolore sia avvertito a livello di coscienza. Ciò è vero ugualmente per tutte le altre sensazioni, con l'eccezione dei segnali olfattivi che sono trasmessi all'ipotalamo tramite l'amigdala.

 Anche le concentrazioni nel sangue e nel fluido cerebrospinale di sostanze nutritive, elettroliti, acqua, neurotrasmettitori e ormoni possono stimolare o inibire i vari centri di controllo a feedback dell'ipotalamo che regolano le strutture interne dell'organismo o direttamente o tramite la pituitaria. Ma il regno della "mente " dall'altro lato del confine limbico, può esercitare la sua influenza sull'ipotalamo per mezzo di impulsi neurali della corteccia cerebrale, eccitatori o inibitori, i quali si convertono in una funzione regolatrice della pituitaria tramite i neuroni specializzati dell'ipotalamo.

Qualunque cosa possa essere la mente, si ha il sospetto abbastanza fondato che essa sia intimamente associata con l'attività delle 2.100.000.000.000.000 di connessioni che esistono tra le cellule nervose del cervello.   Ciò significa che ci sono più stati mentali possibili nel cervello di ogni individuo che non atomi nell'universo conosciuto.

Qualunque cosa possa essere il corpo, la maggior parte di noi lo riconosce fondamentalmente come carne, sangue, ghiandole, ossa e riconosce il modo in cui tutti questi tessuti sono regolati da ormoni e via dicendo. Le due figure illustrano due tipi di cellule nervose nell'ipotalamo che si sono specializzate diventando trasduttori mente - corpo. Esse ricevono impulsi elettrici dalla mente (dalla corteccia cerebrale) su una delle terminazioni proprio come qualunque cellula nervosa convenzionale del cervello; sull'altra terminazione, però, liberano un " fattore di emissione ", o ormone per regolare alcuni tessuti dell’organismo.

 

 

                                                                                 

 

                                                                                                              Connessioni

                                                                                                              mente - corpo dei

                                                                                                              centri superiori della

                                                                                                              mente all’ipotalamo,

                                                                                                              alla pituitaria anteriore

                                                                                                              e posteriore e al resto

                                                                                                             del corpo


La trasduzione, da parte di questi neuroni nell'ipotalamo, dell'informazione neurale della mente nelle molecole messaggere del corpo è chiamata neurosecrezione ed è il concetto centrale della moderna neuroendocrinologia. L'esistenza di tali trasduttori neuroendocrini dell'informazione è il motivo fondamentale che giustifica la concettualizzazione del nuovo campo della psicobiologia come una branca della teoria dell'informazione. E’ l’illuminante intuizione chiave che unisce biologia e psicologia entro il quadro unitario della teoria dell'informazione in una maniera che fa della comunicazione mente - corpo e della guarigione psicofisica una scienza empirica.

 

2.1e L’ipotalamo e il sistema immunitario

La funzione regolatrice dell'ipotalamo, riconosciuta più recentemente, consiste nella sua influenza sul sistema immunitario. La conoscenza di questa modulazione centrale del sistema immunitario è ancora tanto recente che non è stata fino ad ora inclusa nei testi standard di psicofisiologia e di medicina. Tuttavia, i lavori pionieristici di Ader (1981) e di Stein, Schleifer e Keller, hanno cominciato a scoprire gli effettivi meccanismi psicofisiologici per mezzo dei quali l'ipotalamo può modificare l'attività immunitaria sia cellulare sia umorale nei suoi nuclei anteriori e posteriori.

 

2.1f L’ipotalamo e il sistema neuropeptidico

I neuropeptidi sono le molecole messaggere che si formano quando l'informazione viene trasdotta da impulsi neurali della mente in ormoni del corpo (processo chiamato “trasduzione neuroendocrina dell'informazione”). Il concetto di sistema neuropeptidico di comunicazione mente - corpo è così recente che gran parte della sua anatomia e del suo funzionamento sono materia di studio e di ipotesi nell'ambito di un'avanguardia relativamente piccola di ricercatori. Tuttavia è ben noto che l'ipotalamo è il punto centrale dell'attività neuropeptidica. Sembra che questo sistema venga come a sovrapporsi ai sistemi autonomo, endocrino e immunitario, nel senso che tutti questi utilizzano evidentemente i neuropeptidi come “molecole messaggere” per comunicare tra loro e all'interno della propria rete. Dato che queste molecole messaggere viaggiano per tutto il corpo per tante vie diverse, il sistema neuropeptidico presenta dei modelli di comunicazione incredibilmente penetranti e flessibili. Il sistema neuropeptidico può essere dunque il canale più poliedrico per la trasduzione dell'informazione e per l'espressione della memoria e dell'apprendimento stato - dipendenti.

 

2.2 Il sistema limbico – ipotalamico:Il principale trasduttore  psicofisico dell’informazione.

Il più importante sviluppo nella ricerca psicofisica ha avuto inizio quando il giovane Hans Selye, infrangendo i pregiudizi della medicina ufficiale del suo tempo, introdusse l'idea psicologica di stress come un fattore degno di studio. La lunga ricerca di Selye in quel campo mai studiato culminò in una teoria sul modo in cui lo stress fisico o mentale viene trasdotto in " problemi psicosomatici " tramite gli ormoni dell'asse ipotalamico – pituitario  surrenale del sistema endocrino.

Selye chiamò questo processo di trasduzione la "sindrome generale di adattamento ".

Il suo lavoro era coerente con la ricerca anatomica di Papez, il quale aveva dimostrato che l'esperienza mentale viene trasdotta nelle tipiche risposte fisiologiche delle emozioni in un circuito di strutture cerebrali che corrisponde a gran parte di ciò che oggi è chiamato sistema libico – ipotalamico, che ha condotto a scoprire che “ le cellule secretorie all'interno dell’ipotalamo” potevano funzionare come trasduttori molecolari dell'in­formazione convertendo gli impulsi neurali, che codificano la “mente” in molecole ormonali messaggere del sistema endocrino che regolano il “corpo”. La conversione di questi segnali neuronali della mente in molecole messaggere del corpo è stata chiamata " trasduzione neuro­ endocrina ".

La conquista successiva nella comprensione del ruolo del sistema limbico  ipotalamico nel mediare e modulare la comunicazione e il com­portamento psicofisici è stata la scoperta di centri di piacere (di ricom­pensa e di dolore di punizione). Quando degli elettrodi miniaturiz­zati sono accuratamente inseriti in certe aree dell'ipotalamo (parti­colarmente, il fascio di nervi del proencefalo mediale e i nuclei laterali ventromediali) gli animali sperimentali arrivano a premere fino a15.000 volte all'ora una leva al fine di procurarsi un senso di ri­compensa. Addirittura gli animali preferirebbero premere la leva che dà loro quella piacevole sensa­zione piuttosto che mangiare! D'altro lato, se si collocano gli elettrodi in zone strettamente adiacenti come, tra le altre, le strutture periven­tricolori dell’ipotalamo e del talamo, si fanno scattare i centri del dolore e della punizione.

Queste azioni dimostrative dei centri di ricompen­sa e punizione esistenti nel sistema libico  ipotalamico ci suggerisco­no il motivo per cui questo è il centro più importante della trasduzione mente  corpo dell'informazione: il piacere e il dolore sono i grandi rinforzatori dell'apprendimento e del comportamento, del modo in cui sperimentiamo ed esprimiamo noi stessi.                                                                                      

Da quando fu noto che gli ormoni corticoidi secreti dalle ghiandole surrenali potevano neutralizzare il sistema immunitario, si pensò che questa fosse la via psicobiologica attraverso la quale i meccanismi mentali dell'ipnosi potevano agire sul sistema immunitario dell'organismo. In una serie di studi incisivi, è stato dimostrato che le cose non andavano così. L'ipnosi era sì efficace nel modulare il sistema immunitario, specialmente con l'inibire le reazioni allergiche della pelle, ma questa risposta terapeutica era mediata da un processo mentecorpo ancora sconosciuto. Soltanto oggi questo mistero è sulla via di essere risolto grazie alla ricerca psiconeuroimmunologica, la quale sta dimostrando come il sistema immunitario possa comunicare direttamente con l'ipotalamo tramite proprie molecole messaggere, chiamate

" immunotrasmettitori".

Nel 1970 il fisico Delbruck poté affermare che il problema centrale della neurobiologia era una comprensione dei meccanismi di trasduzione dell'informazione. Nella sua monumentale rassegna di psicobiologia e patologia umana, Weiner, ispirandosi a Delbruck, ha passato in esame un certo numero di modelli di trasduzione dell'informazione per determinare quale fosse il più appropriato per una comprensione dei problemi psicosomatici. Egli ha riconosciuto il valore dell'ipnosi terapeutica in una varietà di problemi psicosomatici da lui studiati, ma è giunto alla conclusione che non sappiamo ancora abbastanza circa la specifica biologia di ciascuna infermità per poterne determinare le esatte vie psicobiologiche di guarigione.

 

 

 

                                                             Alcune funzioni dell’ipotalamo quale fonte di traduzione mente – corpo per i sistemi:

autonomo (A), endocrino (E) e immunitario (I).

 

 

 

 

3 - IL SISTEMA RETICOLARE DI ATTIVAZIONE

 

3.1 La mente desta, curiosa e sognante

Un'altra direttrice di ricerca importante per la comprensione della trasduzione mente - corpo dell'informazione ha avuto inizio con la ricerca di Moruzzi e Magoun.

Questi hanno scoperto il sistema reticolare attivatore ascendente (SAR) nel tronco encefalico, il quale spinge le sue connessioni nervose fino al sistema limbico - ipotalamico, al talamo e in modo diffuso attraverso tutta la corteccia per stimolare il cervello nello stato di veglia. La formazione reticolare è stata descritta come "una struttura all'interno del ponte e del tronco encefalico il cui livello di attività dipende dallo stato ", la quale gioca un ruolo importante nella trasduzione mente-corpo dell'informazione: riceve l'informazione sensoriale da tutte le vie neurali dell'organismo e agisce da " filtro " trasmettendo al cervello soltanto l'informazione che è nuova o persistente.

E’ la capacità del cervello di rimanere desto, di stare all'erta e attento alle nuove configurazioni di stimoli e informazioni sensoriali che lo mette in grado di concentrare la propria attività su nuovi apprendimenti e fatti creativi. La capacità della mente di prestare attenzione alle novità ha la propria base psicobiologica nell'attività di un gruppo di neuroni che contengono la noradrenalina e sono situati nel locus coeruleus dell'area del ponte del tronco encefalico.

Quando il locus coeruleus riceve degli stimoli insoliti, le sue connessioni neurali stimolano un'instaurazione di brevi stati di maggior sensibilità nelle aree corticali superiori del cervello e nel centro limbico - ipotalamico che integra la memoria ed è la sede dei meccanismi di ricompensa o di piacere. In altre parole il locus coeruleus trasduce gli stimoli insoliti in un’intensificazione dello stato psicobiologico.

Viceversa, situazioni monotone, caratterizzate da ripetizione, fanno diminuire l'attività del locus coeruleus e conducono al rilassamento, alla sonnolenza e al sonno. Il fatto che ciò che è nuovo e interessante intensifichi realmente l'attività cerebrale costituisce una condizione preliminare molto importante, anche se ancora generalmente trascurata, di tutte le forme di psicoterapia orientate alla creatività e per le esperienze di guarigione psicofisica. E' questo uno dei principi fondamentali usati nel linguaggio dell'auto - facilitazione umana.

Il rapporto tra l'attività del locus coeruleus e l'attività onirica è stato scoperto da Jouvet.

Allorché egli eliminò la parte del nucleo, nel locus coeruleus, che normalmente inibisce l'attività motoria durante il sogno e trovò che i gatti ”agivano “il sogno nella forma che egli ha chiamato "comportamento pseudoallucinatorio". Da queste osservazioni egli ha sviluppato un’interessante teoria del sogno come processo di integrazione del comportamento genetico o innato, la quale è divenuta la base psicobiologica per teorie più recenti del sogno concepito come un teatro sperimentale nel quale possono essere esplorati molti schemi di comunicazione mente - corpo e di guarigione psicofisica.

Qual è la differenza tra l'attività della mente che sogna e quella della mente sveglia?

Una risposta sta nell'organizzazione volontaria e globale dell'attività della mente. Nel sogno possono esserci delle esplosioni creative, e molto rivelatrici, di fantasie metaforiche, ma generalmente esse non sono sotto il controllo della volontà. Sono stati recentemente descritti degli esperimenti in cui alcuni soggetti particolarmente addestrati (e molto dotati) sembra riuscissero a controllare il contenuto di alcuni dei loro stati onirici e così pure l'accesso ad alcune delle loro funzioni psicofisiologiche (ad esempio, l'eccitazione sessuale, la respirazione). Tuttavia, questa capacità relativamente rara, chiamata sogno lucido, potrebbe essere l'eccezione che conferma la regola. L'individuo che riesce felicemente a fare sogni lucidi è colui che può usare un certo grado di pianificazione cosciente e di controllo della volontà per trasdurre l'attività mentale in risposte fisiologiche.

 

 

3.2 La corteccia cerebrale centrale

 

3.2a La mente che organizza e che pianifica

La corteccia cerebrale frontale (o prefrontale), con le proprie funzioni specializzate di pianificazione, è stata descritta come l'area del cervello umano che si è sviluppata più recentemente. Proporzionalmente più ampia di quella di qualsiasi altro animale, occupa un quarto della massa totale dell'emisfero cerebrale e non raggiunge lo sviluppo completo finché il bambino non ha circa sette anni. La corteccia frontale ha abbondanti connessioni tanto con la formazione reticolare (SAR), quanto con il sistema limbico - ipotalamico. Tali connessioni sono costituite dall'integrazione dell'informazione trasdotta in queste due aree, dall'attività organizzativa della corteccia frontale.

Gli stimoli insoliti, che ridestano e attirano l'attenzione, una volta trasdotti nell'encefalo tramite la formazione reticolare e i suoi nuclei specializzati (ad esempio, il locus coeruleus), sono organizzati ed espressi in termini di normale responsività umana attraverso le funzioni di pianificazione e scansione sequenziale della corteccia frontale. La corteccia frontale ha anche connessioni tanto numerose con il sistema libico - ipotalamico che alcuni studiosi l'hanno considerata come parte di un unico " sistema fronto - limbico ".

 Luria ha riassunto, nel modo che segue, la funzione globale di pianificazione e organizzazione della corteccia frontale:

“il fatto che la regione frontale sia strettamente connessa con le strutture sottostanti del lobo limbico e, attraverso queste, con gli altri apparati nervosi implicati nell'interocezione, offre motivo di supporre che essa riceva segnali dei vari mutamenti che si producono nell'organismo e che sia intimamente implicata nella regolazione degli stati del corpo. Evidentemente, i cambiamenti negli stati corporei non avvengono puramente a causa della comparsa di nuovi stimoli, che provocano reazioni di viva attenzione, ma anche a causa dell'attività di reazione di tutto il corpo. Si può postulare che questi stati di cambiamento possono condurre a corrispondenti ulteriori mutamenti nell'attività del corpo. Ci sono, perciò, importanti ragioni per ritenere che i lobi frontali sintetizzano l'informazione relativa al mondo esterno, ricevuta attraverso gli esterocettori, e l'informazione relativa alle condizioni interne dell'organismo e che essi siano gli strumenti per mezzo dei quali il comportamento dell'organismo è regolato in conformità con l'effetto prodotto dalle sue azioni”.

L'organizzazione e la sintesi dell'informazione esterna e interna per la "regolazione degli stati corporei" sono concetti importanti per progredire nella comprensione della comunicazione mente – corpo. Questa regolazione degli stati corporei ha luogo quando gli stimoli organizzati del mondo esterno e interno sono fatti passare attraverso il sistema libico - ipotalamico. Alcuni psicofisiologi, hanno raccolto prove a sostegno della teoria che la comunicazione mente - corpo e la guarigione psícofisica sono mediati "dall'immagine corporea", un'organizzazione d’immagini visive che evidentemente è costruita nel sistema fronto - limbico, particolarmente con l'aiuto dell'emisfero cerebrale destro.

 

3.3 GLI EMISFERI CEREBRALI

 

3.3a Mente logica e mente metaforica

Un vasto ciclo di scoperte, riguardanti la trasduzione dell'informazione nel cervello, che si è sviluppato durante gli anni cinquanta e sessanta, è stato iniziato da Meyers e Sperry, i quali hanno trovato che, quando nel gatto le connessioni nervose (il corpo calloso) tra l'emisfero destro e quello sinistro erano tagliate, ogni emisfero funzionava in parte palesemente per conto suo. Poiché sembrava che tale intervento non menomasse le facoltà. mentali, Sperry e i suoi colleghi fecero ricorso a questa procedura chirurgica con soggetti umani accuratamente selezionati che erano stati colpiti da attacchi epilettici gravissimi e incontrollabili di “grand mal”. Se la causa prima dell'epilessia era localizzata in uno dei due emisferi cerebrali, essi pensavano, l'operazione come minimo avrebbe impedito alla forza dell'attacco di estendersi all'altra metà del cervello. L'operazione ebbe un eccezionale successo nel mitigare gli attacchi dell'epilessia. Quando alcuni psicologi esaminarono con cura questi pazienti con emisferi separati, s’imbatterono in una serie di affascinanti scoperte relative alle sostanziali differenze riscontrate nel modo in cui l'informazione veniva trasdotta o elaborata nell'emisfero destro rispetto a quello sinistro.

Per lo studio sulla comunicazione mente - corpo, la cosa più importante è prendere nota che l'emisfero sinistro è specializzato nella trasduzione linguistico - verbale del linguaggio, mentre quello destro assolve un compito più preponderante nella trasduzione dell'informazione olistica, analogico - metaforica, che è tipica degli stati emotivi, dell'immaginazione e, in particolare, dell'immagine corporea. L'ipotesi fondamentale che n’è emersa è che le modalità di trasduzione dell'informazione proprie dell'emisfero destro sono più strettamente associate al sistema libico - ipotalamico e alla comunicazione mente - corpo nell'effetto placebo e nell'ipnosi terapeutica. Ian Wickramasekera ha recentemente riassunto quest’ipotesi nel modo che segue:

“i soggetti facili all'effetto placebo, come quelli responsivi all'ipnosi, inibiscono la modalità critica e analitica di elaborare l'informazione che è caratteristica dell'emisfero verbale dominante.

Quelli facili all'effetto placebo tenderanno a essere persone inclini a scorgere relazioni concettuali o d'altro genere tra eventi che agli altri appaiono invece distribuiti a caso. Essi inibiranno le interferenze di segnali di dubbio o di scetticismo (abbattimento della “critica”), che sono conseguenze di un modo più analitico di elaborare l'informazione, tipico dell'emisfero dominante (quello sinistro). Con molta probabilità, al pari dei soggetti responsivi all'ipnosi, quelli facili all'effetto placebo saranno portati, sulla base di un dato stimolo, a infiorare o dilatare le proprietà di un farmaco, esaltandone l'efficacia in ragione dei propri ricchi repertori soggettivi. O potranno, per contro, negare o sminuire gli effetti di una medicina attribuendole proprietà negative”.

Shapiro descrive i soggetti non facili all'effetto placebo come individui "rigidi, legati a stereotipi e non aperti psicologicamente". C'è una sorprendente somiglianza tra questa descrizione e quella di un soggetto scarsamente ipnotizzabile.

Esiste una prova sempre più sicura che la responsività all'ipnosi o alla suggestione è, in modo predominante, una funzione dell'emisfero destro (emisfero non dominante o minore) per i destrimani. Le funzioni dell'emisfero minore includono l'attività mentale di tipo olistico e immaginativo con elaborazione diffusa, relazionale e simultanea dell'informazione; la tendenza a

"vedere" qualche rapporto o "significato" in dati di fatto, per quanto essi siano stati prodotti casualmente (ad esempio, una macchia d'inchiostro del test di Rorschach), sembrerebbe essere un aspetto dell'attività creativa della mente che si postula come una proprietà dell'emisfero non dominante. Questa spiegazione può render conto delle caratteristiche comuni ai soggetti facili all'effetto placebo come a quelli responsivi all'ipnosi.

L'intenso interesse, mostrato dagli psicoterapeuti di ogni convinzione, ad apprendere il modo di facilitare le potenzialità creative di integrazione sintonica mente - corpo, proprie dell'emisfero destro, ha condotto a molti controversi tentativi di scoprire dei segnali, relativi a questo processo, osservabili nell'espressione del volto o propri del linguaggio del corpo, ad esempio, i movimenti dell'occhio associati a caratteristici modi di pensare o di meditare.

Bakan per primo ha avanzato l'idea che la dominanza o l'attività dell'emisfero destro o di quello sinistro poteva essere la base della tendenza degli occhi a muoversi rispettivamente a destra o a sinistra, se coinvolti nella trasduzione dell'informazione logica rispetto a quella analogica.

Recentemente egli è giunto alla conclusione che l'emisfero destro deve avere, un ruolo primario nella produzione di immagini grezze. Queste immagini grezze tendono a essere facilitate durante il sonno, l'attività onirica, il rilassamento muscolare, la libera associazione, le fantasticherie spontanee e sotto l'effetto di certi farmaci che bloccano la comunicazione interemisferica.

Quando, però, gli emisferi cerebrali sono in uno stato di buona comunicazione tra loro, le immagini grezze dell'emisfero destro vengono "rielaborate" o trasdotte dall'emisfero sinistro. Ciò ha portato alla scoperta "paradossale" che i soggetti che rispondono bene ai test strutturati di immagini e rapporti spaziali, tendono a muovere gli occhi a destra, indicando così un aumentato coinvolgimento dell'emisfero sinistro. Osservazioni dei movimenti dell'occhio, considerati come indizio per stabilire quale emisfero è il più attivato, devono pertanto prendere in considerazione il grado in cui l'immagine viene trasdotta tramite un processo primario (grezza) oppure tramite un processo secondario (rielaborata).

La differenza tra la trasduzione cerebrale dell'immagine grezza e quella dell'immagine rielaborata, può essere caratteristica di tutte le altre modalità sensoriali. Si è scoperto, ad esempio, che l'emisfero cerebrale destro viene attivato dalla musica in un ascoltatore non esercitato che si limita a trarne godimento, mentre è l'emisfero sinistro di un musicista di professione che viene attivato allorché egli analizza la stessa musica. Queste differenze nella trasduzione dell'informazione da parte degli emisferi cerebrali sinistro e destro sono la base di molti degli approcci al problema della facilitazione della comunicazione mente - corpo.

 

3.3b Memoria, apprendimento, mente e coscienza

L'orientamento della recente ricerca sulla memoria e sull'apprendimento sta a confermare l'importanza della trasduzione mente - corpo dell'informazione nell'area libico - ipotalamica del cervello al fine di comprendere in che modo la sensazione e la percezione vengono integrate con il pensiero e con il comportamento.

E' ben noto che la stimolazione sensoriale attiva sistemi non specifici dei cervello tramite il sistema reticolare attivatore ascendente. La stimolazione sensoriale dà luogo anche a una secrezione di ormoni, inclusa la corticotropina (ACTH), l'adrenalina, la vasopressina e i peptidi oppioidi, l'encefalina e l'endorfina.

Un gran numero di recenti ricerche ha mostrato che apprendimento e memoria sono influenzati da questi ormoni. Queste scoperte fanno sorgere due interessanti osservazioni. In primo luogo: la secrezione di questi ormoni, correlati con lo stress, fa parte dei normali processi implicati nella modulazione endogena dell'immagazzinamento nella memoria, successivamente, gli effetti dei trattamenti che si sa che producono amnesia retrograda e innalzamento retrogrado della memoria comportano influenze di ormoni. allora la domanda più importante che dev'essere avanzata riguarda la base degli effetti degli ormoni endogeni sull'attività del cervello sottostante all'immagazzinamento in memoria. Recenti scoperte, fanno pensare che la facoltà di ritenere a mente sia influenzata dall'adrenalina secreta dal midollo surrenale. Per parecchi anni sono stati studiati anche gli effetti sulla memoria della stimolazione elettrica del cervello dopo un certo addestramento. Le scoperte attuali indicano che gli effetti sulla memoria della stimolazione dell'amigdala (una parte del sistema libico), possono comportare la secrezione di adrenalina periferica. La convergenza di queste due linee di ricerca ha fornito la prova, confermando in maniera decisiva l'ipotesi, che gli ormoni, la cui secrezione è provocata da fatti della vita pratica, agiscono per modulare l'efficienza della memoria dei fatti stessi e fanno pensare che le influenze modulatrici della memoria, provenienti dal sistema centrale (dal sistema limbico – ipotalamico) interagiscano con influenze di ormoni periferici.

Si sta cercando di trovare la via attraverso la quale l'informazione sensoriale che giunge nell'area visiva della corteccia viene trasmessa al sistema limbico dove viene immagazzinata e integrata con processi di memoria e apprendimento. Il sistema limbico (particolarmente le sue strutture componenti, l'amigdala e l'ippocampo) è l'area in cui l'informazione fornita da molti sistemi sensoriali diversi può essere combinata e integrata. Questo tipo di “associazione a modalità incrociate” rende l'informazione sensorio - percettiva disponibile all'ipotalamo per configurazioni flessibili di trasduzione dell'informazione stessa in risposte psicofisiologiche dell'organismo.

L'acquisizione d’informazione, di conoscenza e di un sistema di memoria autocosciente e auto-guidata, così com’è descritto dai teorici cognitivisti dell'apprendimento, richiede l'evoluzione di un circuito “cortico – limbico – talamico” che è la caratteristica di tutte le forme più avanzate di vita, come i mammiferi e l'uomo.

Sulla base di tutto quanto detto finora, possiamo definire la coscienza o la mente come un processo di trasduzione auto - riflessiva dell'informazione.

Questa definizione può non essere soddisfacente per i filosofi, ma è sufficiente come guida pratica per il nostro pensiero che indaga sulla comunicazione mente - corpo. Le vie e i processi più importanti di trasduzione autoriflessiva dell'informazione, cominciano ad emergere come la base psicobiologica della coscienza auto - guidata e della comunicazione mente - corpo. Ognuna di queste vie ha il suo punto focale nel sistema libico – ipotalamico, che include le seguenti strutture: amigdala, ippocampo, giro cingolare, fornice, setto e certi nuclei del talamo e il circuito di Papez, quale centro più importante della trasduzione mente - corpo dell'informazione.

Se fossimo più avanti nella conoscenza della psicobiologia, sapremmo quali specifici metodi mentali potrebbero facilitare ognuna di queste principali vie di comunicazione mente - corpo. Quale tipo di procedura, per esempio, potrebbe stimolare nel modo più efficace il sistema reticolare attivatore ascendente per creare uno stato più intenso di attività corticale al fine di facilitare un nuovo apprendimento in un particolare individuo? Come possiamo aiutare un paziente a ricuperare ricordi e sistemi di abitudini con un'immaginazione visiva per via occipitale, temporale, libico -ipotalamica? Quali sono i problemi relativi al pianificare quali aspetti dell'esperienza della vita impegnerebbero più utilmente il sistema fronto - limbico di un adolescente perplesso sugli scopi della sua esistenza? Quale combinazione di modi logico - verbali e analogico - metaforici di trasduzione dell'informazione renderebbero ottimale l'integrazione degli emisferi cerebrali destro e sinistro per una soluzione creativa dei problemi in qualunque specifica situazione?

Anche se siamo, in verità, lontani dall'essere capaci di rispondere a queste domande, il fatto stesso di formularle è un passo nella direzione di trovare la giusta soluzione di questi problemi. Le attuali tecniche sperimentali, come lo Scandaglio PET (Positron Emission Transaxial Tomography/ Tomografia transassiale a emissione di positroni) e la Magnetic Resonance Imaging (Visualizzazione tramite risonanza magnetica) stanno mettendo a disposizione degli strumenti atti a sottoporre a verifica qualunque idea sviluppiamo in quest'area.

 

4 - LA CIBERNETICA

 

Cibernetica (ingl. cybernetics; ted. Kybernetik; fr.cybernétique) scienza interdisciplinare che   studia il funzionamento e le relazioni di qualsiasi sistema dinamico semplice o complesso, prodotto dalla natura o dall’uomo. Il termine cibernetica proviene dal greco kybernetiké che significa “arte del pilota”.

In senso traslato è stato utilizzato da Platone che definì la politica “cibernetica degli uomini” e dalla Chiesa cattolica che chiamava “cibernesi” la conduzione di un ministero ecclesiastico.

Nel suo significato attuale il vocabolo fu introdotto nel 1947 dal matematico americano N. Wiener che definì “cibernetica” lo studio del controllo e della comunicazione nell'animale e nella macchina. Alla base di tale orientamento c'è la convinzione che molti dei fenomeni di cui si occupano le varie scienze, dalla biologia all'economia, si fondano sui medesimi principi di funzionamento che governano tutti i tipi di sistema, al di là della dicotomia fra naturale e artificiale. Questi principi riguardano sostanzialmente il controllo, mediante la trasmissione e l'elaborazione di informazioni, di una parte del sistema su un'altra, al fine di guidarne l'andamento verso un obiettivo preposto.

Le macchine di cui si occupa la cibernetica sono quelle in cui è presente quella forma di controllo e correzione delle proprie operazioni durante la loro stessa esecuzione, che prende il nome di retroazione o feedback.

Quale scienza trasversale, la cibernetica utilizza come strumento di indagine dei metodi di analisi e rappresentazione astratta elaborati dalla matematica che permettono di sintetizzare le conoscenze provenienti dalle varie discipline scientifiche. I sistemi di cui la cibernetica si occupa a livello astratto si possono individuare nella loro espressione concreta all'interno, ad esempio, della genetica relativamente alla codificazione e trasmissione delle informazioni ereditarie; della fisiologia, nei sistemi di ricezione degli stimoli sensoriali, di coordinazione sensomotoria; dei processi di comunicazione che implicano la codificazione, la trasmissione e la ricezione dei messaggi.

Per quanto riguarda la psicologia, essa entra in relazione con la cibernetica nel momento in cui si occupa dei processi psicofisici di ricezione, analisi ed elaborazione delle informazioni. Tali processi sono innanzi tutto quelli cognitivi, quali la percezione, il linguaggio, l'apprendimento e la formazione dei concetti, che si fondano su un costante scambio di'informazioni tra l'organismo e l'ambiente di cui la cibernetica può contribuire ad analizzare i principi strutturali, anche se non può comprenderli nella loro totalità. Infatti, oltre alla struttura, influiscono sul funzionamento dei processi cognitivi anche le componenti emotivo - affettive e di personalità che forniscono ai processi stessi quel carattere evolutivo e soggettivo non rirproducibile mediante un sistema artificiale.Le applicazioni cibernetiche in psicologia si fondano sostanzialmente sulle teorie dell'informazione, della regolazione e degli automatismi.

 

4.1 La teoria dell’informazione

Partendo dal presupposto che l'uomo è un sistema in grado di elaborare informazioni, recepite e trasmesse dagli organi di senso alla coscienza, ritiene possibile applicare la teoria matematica dell'informazione a questo processo psicologico. Alla base c'è il teorema enunciato da C.E. Shannon nel 1949 secondo cui un messaggio subisce nel corso della sua trasmissione una serie di distorsioni per cui al suo arrivo risulta privato di una parte delle informazioni che conteneva. Tale fenomeno, essendo analogo a quello dell'entropia, è quantificato mediante calcoli probabilistici simili a quelli utilizzati dalla termodinamica, cosicché risulta possibile determinare e misurare il contenuto informativo di ogni messaggio in relazione al numero di simboli impiegati, alla loro combinazione e alle varie formazioni. In generale si ritiene che la quantità di informazione è maggiore quanto più il messaggio è improbabile, mentre la quantità minima di informazione è data da un messaggio che permette due sole possibilità di scelta ugualmente probabili; questa scelta è definita “bit” (binary digit) e costituisce l'unità di misura dell'informazione.

La teoria dell'informazione è stata applicata in psicologia sperimentale soprattutto nelle indagini sul processi di riconoscimento dei segnali, sulle risposte selettive agli stimoli, sulla trasmissione e ricezione del linguaggio. Anche nell'ambito della psicologia clinica si è tentato di spiegare in chiave cibernetica diversi tipi di disturbi psichici come le nevrosi d’ansia che, a parere di N. Wiener, sono determinate dalla permanenza e dall'espansione all'interno del sistema nervoso centrale delle emozioni spiacevoli che nei soggetti normali si annullano dopo un breve periodo di tempo. L'espansione dello stimolo dannoso attraverso un numero sempre maggiore di neuroni provocherebbe nell'individuo nevrotico una diminuzione dei neuroni disponibili agli altri stimoli.

 

4.1a La teoria della regolazione

Sostiene che all'interno dei sistemi complessi è presente un meccanismo di contro lo e regolazione del comportamento, per cui, come afferma Wiener: "Quando intendiamo effettuare un movimento secondo un determinato modello, la differenza fra tale modello e l'effettivo svolgersi del movimento è adoperata come un nuovo segnale che determina una regolazione del movimento stesso tale da mantenerlo quanto più possibile vicino a quello dato dal modello".

In psicologia la teoria della regolazione è stata applicata allo studio dei meccanismi dì coordinazione sensomotoria appresi e alle ricerche di psicologia dell'ingegneria sui sistemi uomo-macchina finalizzate all'ottimizzazione di quelle attività lavorative che prevedono un rapporto dell'uomo con la macchina con relativi problemi di coordinamento (ergonomia).

Nell'ambito della psicologia clinica, H. Feer ha spiegato attraverso i meccanismi cibernetici di regolazione dell'informazione l'insorgenza della psicosi maniaco - depressiva e della schizofrenia. Partendo dal presupposto che, quanto minore è la probabilità che si verifichi un evento, tanto maggiore è la meraviglia che il suo effettivo verificarsi suscita nel soggetto, Feer ipotizza che quanto maggiore è il grado di attenzione del soggetto, tanto più ogni evento, anche il più banale, risulterà sorprendente; ciò è particolarmente evidente nell'individuo psicotico che pone sugli eventi di ogni giorno un'attenzione molto più grande di quella normalmente impiegata, per cui questi diventano strani, carichi di significato e quindi accolti come presagi, messaggi che il soggetto tenta di interpretare. In questo senso la psicosi può essere letta come un disturbo di quella componente del sistema psichico che regola l'afferenza delle informazioni.

 

4.1b La teoria degli automatismi.

Si basa sull'ipotesi, ormai verificata, che i sistemi di elaborazione delle informazioni possono essere rappresentati mediante circuiti trasferibili in apparati meccanici, detti automi, che effettuano talune operazioni ritenute proprie dell'animale e dell'uomo. L'applicazione di tale teoria alla psicologia riguarda principalmente la simulazione nei computer dei processi cognitivi della percezione, del pensiero e, in particolare, della soluzione dei problemi, al fine di poter analizzare e conoscere le strategie di elaborazione dell'informazione e dell'apprendimento nella misura in cui anche l'apprendimento umano poggia su automatismi. Lo stadio preliminare dell'apprendimento è la classificazione strettamente legata al riconoscimento segnico che all'automa perviene attraverso commutatori di segnali, mentre all'organismo perviene tramite gli organi di senso. Segue l'immagazzinamento tramite una memoria che elimina le interferenze e promuove processi associativi regolati dal calcolo delle probabilità. C'è poi un'ottimizzazione dell’apprendimento, formalizzata matematicamente tramite una misura di successo, in vista di un'autoorganizzazione dell'automa che persegue l'adattamento all'ambiente con una probabilità che dipende dalla qualità dell'immagine che il programma interno è in grado di farsi dell'ambiente esterno. Un altro settore di ricerca dove trova applicazione la teoria degli automatismi è quello dell'intelligenza artificiale che parte dall'ipotesi di A. Turing secondo cui i circuiti utilizzati nelle macchine elettroniche possono possedere le stesse proprietà del sistema nervoso e, pertanto, essere in grado di trasmettere l'informazione e di memorizzarla, rivelandosi, così capaci di simulare molte attività del pensiero umano, non escluse quelle che chiedono un adattamento alla complessità dell'ambiente. Di interesse per la psicologia clinica sono infine quelle ricerche, ancora a uno stadio iniziale, volte a simulare con un computer i meccanismi di difesa nevrotici.

 

4.2 La psicologia sistemica

(ingl. systemic psychology; ted. Systempsychologie; fr. psychologie systémique) indirizzo psicologico sviluppatosi negli anni Cinquanta a Palo Alto in California a partire dalla teoria dei tipi logici di B. Russell, dalla teoria dei sistemi del biologo austriaco L. von Bertalanffy e dalla teoria del doppio legame di G. Bateson.

Rappresenta l'applicazione più rigorosa del modello cibernetico ai processi di comunicazione e alle relazioni interpersonali all'interno di gruppi che, come scrive P. Watzlawick, “possono essere considerati circuiti di retroazione dove il comportamento di ogni persona influenza ed è influenzato dal comportamento di ogni altra persona”.

Questo approccio è stato utilizzato anche da M. Palazzoli Selvini per lo studio delle relazioni psicotiche nell'ambiente della famiglia.

Muovendo dal concetto di base secondo cui tutto è comunicazione, anche l'apparente non - comunicazíone, la psicologia sistemca ritiene di poter indagare il mondo psichico a partire dal sistema della comunicazione regolato dalle leggi della totalità, per cui il mutamento di una parte genera il mutamento del tutto, della retroazione che prevede l'abbandono del concetto di causalità lineare per quello di circolarità dove ogni punto dei sistema influenza ed è influenzato da ogni altro, e dell'equifinalità per cui ogni sistema è la miglior spiegazione di se stesso, perché i parametri del sistema prevalgono sulle condizioni da cui il sistema stesso ha tratto origine. Detta psicologia ha come suo presupposto teorico la teoria generale dei sistemi e come sua risultanza pratica la terapia sistemica o pragmatico - relazionale.

 

4.2a La teoria generale dei sistemi

Studio dell'organizzazione di una totalità detta sistema. La tesi che il tutto non è riconducibile alla somma delle parti era già nota nell'antichità, ma solo con l'avvento della   cibernetica si determinano le regole morfologiche, strutturali e funzionali che consentono lo studio del sistema nella sua articolazione gerarchica e nella sua interazione con altri sistemi con cui avvengono scambi di materiali, energie o informazioni, come nel caso del "sistema famiglia" costituito da un insieme di unità legate da relazioni significative in continuo interscambio con l'ambiente sociale più vasto (sistema aperto).

Secondo von Bertalanffy, che tentò di emancipare la teoria generale dei sistemi dalla cibernetica, “esistono dei modelli, dei principi e delle leggi che si applicano a sistemi generalizzati o a loro sottoclassi, indipendentemente dal loro genere particolare, dalla natura degli elementi che lo compongono e dalle relazioni o "forze" che si hanno tra essi. Risulta pertanto lecito il richiedere una teoria non tanto dei sistemi di tipo più o meno speciale, ma dei principi universali che sono applicabili ai sistemi in generale. In questo senso noi postuliamo una nuova disciplina che chiamiamo teoria generale dei sistemi. Il suo oggetto di studio consiste nella formulazione e nella derivazione di quei principi che sono validi per i "sistemi" in generale”.

In psicologia l'opzione sistemica consente di superare: a) la concezione atomistica dello studio dei fenomeni psichici che aveva caratterizzato la psicologia sperimentale di W.Wundt (elementarismo), l'associazionismo e il comportamentismo classico; b)la concezione causale perché i fenomeni non

sono più considerati come entità astratte e isolate spiegabili secondo il principio della causalità lineare, ma come globalità da studiarsi nell'interazione dinamica delle parti; c) le forme di dualismo (dualismo psicofisico) sia di origine cartesiana come la dicotomia anima e corpo, sia di origine freudiana come la distinzione tra conscio e inconscio.

Scrive in proposito M. Palazzoli Selvini: “il cambiamento consiste nell'abbandonare la visione meccanicistico - causale dei fenomeni che ha dominato le scienze fino a tempi recenti per acquisire una visione sistemica. Ciò significa che i membri della famiglia sono considerati come gli elementi di un circuito di interazione. I membri del circuito non hanno alcun potere unidirezionale sull'insieme. In altre parole, il comportamento di un membro della famiglia influenza inevitabilmente il comportamento degli altri.

Tuttavia è epistemiologicamente errato considerare il comportamento di questo membro come la causa del comportamento degli altri membri. E questo perché ogni membro influenza gli altri ma è anche influenzato dagli altri.

Finalmente tale nuova epistemologia permette di superare quei dualismi cartesiani la cui persistenza è ormai di ostacolo invece che di giovamento al progresso. Infatti se si riflette che in un circuito sistemico ogni elemento è inserito, e interagisce, con la sua totalità, le dicotomie organico - psichico, conscio - inconscio perdono di significato”.

Gli esponenti dell'opzione sistemica, a partire da Bateson, spostano l'attenzione dal significato dei fenomeni psichici al contesto  (contestualismo) dei medesimi, che li rende più comprensibili di quanto non li renda la loro interpretazione endopsichica.

La nozione di contesto è alla base della teoria del campo di K. Lewin per il quale “i vettori che determinano la dinamica di un evento non possono essere definiti che in funzione della totalità concreta che comprende, nel contempo, l'oggetto e la situazione”  e dell'approccio relazionale di P. Watzlawick per il quale «un fenomeno resta inspiegabile finché il campo di osservazione non è abbastanza ampio da includere il contesto in cui il fenomeno si verifica” .

Watzlawick dice : “L'impossibilità di vedere la mente "al lavoro" ha fatto adottare negli ultimi anni un concetto elaborato nel settore delle comunicazioni, cioè quello di "scatola nera".  L'hardware elettronico è così complesso che talvolta conviene trascurare la struttura interna di un dispositivo e studiare esclusivamente i suoi rapporti specifici di ingresso - uscita. Anche se è vero che questi rapporti non escludono interferenze con quanto si verifica "realmente" all'interno della scatola, le cognizioni che se ne possono trarre non sono indispensabili per studiare la funzione del dispositivo nel sistema più grande di cui fa parte. Se applichiamo il concetto a problemi psicologici e psichiatrici, si vede subito il vantaggio euristico che presenta: non abbiamo bisogno di ricorrere ad alcuna ipotesi intrapsichica (che è fondamentalmente inverificabile) e possiamo limitarci a verificare i rapporti di ingresso e uscita, cioè la comunicazione” .

 

4.2b Il cognitivismo

Il cognitivismo, il più recente indirizzo della psicologia, è sorto a metà degli anni Sessanta con le ricerche di I. Neisser  e prosegue poi con J. S. Bruner e H. Gallina.

Il cognitivismo assume come compito proprio ciò che il comportamentismo giudicava impossibile: l'analisi della mente. Si ritiene che un obiettivo di tale complessità possa essere affrontato solo con un forte livello di interdisciplinarietà; per questo il cognitivismo definisce se stesso come una scienza di frontiera, un sapere trasversale che intende collegare conoscenze fino a oggi cresciute separatamente. L’antropologia permette di rilevare le eventuali differenze fra il modo di operare della psiche nelle società primitive e in quelle evolute; la neurologia studia la base fisiologica della mente, tentando in particolare di risolvere il dibattito fra locazionismo e olismo dell'attività cerebrale; l'informatica offre il supporto matematico (la teoria dell'informazione), mentre una particolare importanza ha l'apporto della filosofia.

Il cognitivismo riconosce il proprio debito con la psicologia dell'atto inaugurata in sede filosofica da E. Brentano che, in netta opposizione all'associazionismo di origine empirista dominante nella seconda metà dell'Ottocento, sosteneva l'esistenza di una funzione selettiva della psiche (una dimensione costruttiva e intenzionale dei suoi processi) già a partire dal momento “basso” della percezione.

E’ possibile distinguere in termini operativi fra i comportamenti intelligenti (in un uomo o in una macchina) e quelli che non lo sono tramite il test di Turing.

L'approccio dei cognitivismo è fortemente interdisciplinare. L'analisi della mente umana, la macchina più complicata di tutto l'universo, richiede infatti una ricerca pluridisciplinare. E il cognitivismo intende essere, più che una psicologia, una sintesi integrata dì tutti i possibili approcci secondo il modello del diamante.

           “Modello del diamante”

 

 

5 - PSICOLOGIA DELLO SPORT

5.1 L’identità

E' molto più utile lavorare sull'identità dell'atleta, che su tecniche specifiche orientate a sviluppare particolari doti, più in ordine quantitativo che qualitativo, partendo dall'ipotesi che l'identità personale è costruita attivamente dal soggetto stesso.

Il modello di identità deriva da un lavoro sui modelli logici dello studioso Gregory Bateson.

I livelli logici possono essere visti come una lista di priorità attraverso cui l'individuo organizza la sua esperienza; i livelli inferiori della lista possono andare ad influenzare i livelli superiori mentre questi ultimi, nel momento in cui sono modificati, porteranno sicuramente dei cambiamenti ai livelli inferiori. I livelli logici dell'esperienza, partendo dal più basso e andando man mano crescendo a quello superiore, sono:

 

  1. L’ambiente: che costituisce il contesto entro il quale avviene l'esperienza del soggetto.
  2. I comportamenti: che sono le azioni effettive operate dall'individuo all'interno dì un contesto.
  3. Le capacità: che costituiscono le abilità sviluppate dall'individuo che ha imparato ad agire in modo adeguato all'ambiente esterno.
  4. Le opinioni e le credenze: che sono le idee che si posseggono o ci si è fatti su se stessi, gli altri e il mondo.
  5. I valori e le convinzioni: che costituiscono ciò che veramente conta ed è importante per la vita, la motivazione a fare ciò che si fa.

 

I primi tre livelli: ambiente, comportamenti e capacità sono essenzialmente legati al mondo del saper fare; rispondono a domande sul "come, dove, quando" fare una certa cosa; gli ultimi due livelli sono legati al mondo del saper essere, rispondono alle domande sul "perchè" si deve fare una certa cosa. Il livello dei perché è fondamentale per la motivazione.

Parafrasando il filosofo Nietzsche: "Chi ha un perché abbastanza forte può sopportare qualsiasi come".

Se possediamo una serie di ragioni forti per cambiare possiamo modificare in pochi minuti ciò che non siamo stati in grado di fare per anni.

 

5.1a La motivazione

Se si pensa all'impegno che si chiede ad un'atleta, il miglioramento continuo e costante che deve riuscire a dare durante gli allenamenti, in un ambiente spesso poco gratificante, in cui solo alcuni sport sono altamente riconosciuti e premiati, ci si spiega quanto sia fondamentale il perché che l'atleta si costruisce, che costituisce la motivazione principale a continuare la sua carriera agonistica.

La motivazione è strettamente collegata alla direzione e all'intensità di un comportamento, è dunque fondamentale nel momento in cui l'atleta lavora sulla propria costruzione fisica e psicologica. La motivazione costituisce la chiave d'accesso al risultati, lavora attraverso i bisogni dell'atleta, gli stimoli positivi, l'interesse e il divertimento, la ricerca di affiliazione verso l'allenatore ed i compagni, il bisogno di affermazione e di riuscita.

Risulta comunque complesso distinguere tra loro le specifiche motivazioni, all'interno dello sviluppo psico -  fisico dell'atleta, essendo queste strettamente legate al bisogni di crescita, sviluppo e consolidamento delle abilità apprese durante la propria crescita attraverso i modelli parentali, culturali e sociali.

 

5.1b Le abilità mentali

Mettendo da parte il ruolo clinico dello psicologo, un aspetto questo strettamente legato alla psicopatologia, nel lavoro psicologico con l'atleta si andranno a sviluppare abilità mentali specifiche; un requisito essenziale a questo livello è la conoscenza di sé che l'atleta deve possedere per arrivare a considerare le sue forze e le sue debolezze fino a sconfiggere queste ultime attraverso un pieno sviluppo personale.

Tra le abilità mentali più significative si possono annotare l'abilità di immaginazione, di gestione dell'energia mentale, di gestione dello stress e l'abilità attentiva. Una buona gestione dell'energia mentale permette di dominare lo stress e rilassarsi; solo quando si è rilassati si è in grado di utilizzare al meglio l'immaginazione. Mediante l'immaginazione l'atleta può migliorare la sua concentrazione; questa, assieme all'attenzione verso ciò che si fa, permette poi di puntare su specifiche mete. Una meta concreta e realistica rafforza il comportamento attivo, incrementando l'energia mentale, che una volta liberata permetterà all'atleta un’ulteriore immaginazione dei propri sogni, mete e traguardi, rendendoli sempre più attuabili, sviluppando in tal modo ulteriormente le proprie abilità attentive.

Nel momento che lo stress è gestito in modo efficace, l'atleta è in grado di mettere a fuoco i propri obiettivi, di concentrarsi, soprattutto di utilizzare in modo specifico le potenzialità ideomotorie della sua mente, arricchendo la propria energia mentale, in un circolo a spirale che torna su se stesso sempre più arricchito dell'esperienza precedente.

L'evoluzione agonistica dell'atleta trova in tal modo la possibilità di svilupparsi, attraverso ogni singola abilità, in piena armonia con la vita stessa.

 

5.1c Il linguaggio

La base di tutto l'intervento psicologico è il linguaggio.

Nel suo utilizzo quotidiano non ci rendiamo conto dell'uso che facciamo delle parole, del loro peso, del significato che con queste creiamo. Il linguaggio porta con sé una grande funzione; se apparentemente passa per essere descrittivo, in realtà è costruttivo.

Ancora più forte risulta il linguaggio usato dall'atleta nel suo dialogo interno; i messaggi che questi manda a se stesso sono fondamentali alla riuscita della sua prestazione. La mente ha una grande abilità che può risultare un forte limite, quella di orientarsi, spesso in modo inconsapevole, in funzione dei propri pensieri. E' il "sistema attivante reticolare" (SAR), in particolare, che si interessa di mettere in collegamento la mente (i pensieri) con il corpo (le abilità percettive), orientando in tal modo l'attenzione del soggetto sulle cose per lui più significative.

Dinnanzi ad uno stesso stimolo è possibile reagire in modo positivo (ottimistico) o negativo (pessimistico), a seconda di come sono interpretati i fatti, dal momento che il sistema percettivo è in grado di analizzare solo la quantità di uno stimolo e non la qualità, che è decisa, o inferita, dal sistema cognitivo

E' dunque essenziale che l'atleta utilizzi una sorta di "dieta mentale” in cui nutrirsi di parole orientate alla sua meta, che gli diano la giusta carica e gli permettano di essere ottimista, convinto e determinato verso le sue risorse.

Il nostro vocabolario presenta una netta preponderanza di parole a connotazione negativa nella descrizione delle emozioni. La lingua inglese ad esempio contiene circa un migliaio di parole per esprimere emozioni positive, mentre sono ben duemila le parole che esprimono emozioni negative. Culturalmente siamo plasmati dal nostro linguaggio, le parole modellano le nostre convinzioni, influenzano i nostri stati d'animo e dirigono le nostre azioni.

L'atleta, come tutte le altre persone, va aiutato a comprendere il proprio linguaggio, a porsi le domande corrette, ad entrare nel significato che dà alle cose, per far luce sulle opinioni, le credenze e le convinzioni che lo orientano nelle scelte, che lo limitano nel risultati, fino a fornirgli una chiarezza di intenti e volontà.

 

5.1d Il sistema

Un utile modo di considerare l'atleta è quello di vederlo proiettato all'interno del suo sistema di riferimento, prendendo in considerazione i1 contesto, l'ambiente sociale in cui vive (società sportiva, team tecnico, amicizie, famiglia), per valutare nel sistema di appartenenza quale ruolo gioca, come si trova inserito, quali risposte sta dando, come reagisce alle richieste, implicite od esplicite, delle persone di riferimento.

E' sorprendente come molte risposte ad eventuali difficoltà, verso la realizzazione di certi progetti, vadano ricercate nella famiglia, o nel sistema di riferimento, piuttosto che nel singolo individuo. Spesso si riscontrano tra i genitori degli atteggiamenti di svalutazione diretta allo sport intrapreso dal loro figlio, messaggi ambigui o un'incongruenza tra i messaggi dei due genitori.

Al contrario, spesso è possibile rilevare una grande intesa con il proprio partner affettivo, associata ad una grande volontà di riuscita, nel realizzare il proprio obiettivo. La famiglia d'origine e/o acquisita, costituisce uno dei pilastri di sostegno per un atleta; se viene a mancare il suo appoggio il rischio è quello che la situazione entri in stallo, si creino dubbi sulla motivazione e si abbia un crollo di rendimento. Spesso sono la società sportiva, i compagni, l'allenatore a sostituire la partecipazione e l'affetto della famiglia: è sorprendente vedere come i nuovi legami affettivi siano in grado di restituire identità a ragazzi altrimenti confusi e sbandati.

 

5.1e Il tempo

Il senso del tempo è l'elemento costitutivo della vita di un atleta che continuamente si trova a misurarsi con il tempo: è quindi utile metterlo in grado di gestirlo e programmarlo, L'organizzazione del lavoro va dosata in tutte le attività che compongono la vita di un soggetto. Non è possibile immaginare una giornata totalmente orientata agli impegni, la scuola, gli allenamenti, il lavoro, la famiglia senza lasciare altro spazio alla persona. Facendo così si rischia di impoverire gli altri aspetti della vita e di inimicarsi una parte dell'atleta più orientata al divertimento, allo svago e alla creatività.

Spesso ci si trova dinnanzi dei ragazzi super impegnati, completamente assorbiti dalla loro quotidianità, dalle loro abitudini, senza più la forza di affermare in prima persona cosa desiderano veramente. Esiste uno sviluppo fisiologico nella vita mentale di ogni individuo, che richiede un'attenzione particolare. Se si perde di vista il senso delle proporzioni e del tempo si rischia di creare degli automi che, ben presto, abbandoneranno lo sport considerandolo un impegno troppo oneroso, che chiede tanto e dà poco.

 

5.1f La storia

Un atleta ha bisogno di pensare, sognare e costruire la propria storia. Se non si immagina nel futuro, se non si lascia condurre dai suoi sogni e non si sente protagonista della sua storia, presto abbandonerà l'idea ed i propri ideali. Costa molto essere protagonisti in un mondo che, troppo spesso, ci abitua alla passività; costa molto ed è difficile motivare un individuo a conquistarsi il proprio valore, attraverso la costruzione della propria persona. E' più semplice offrire dei surrogati legati più all'immagine che non alla sostanza, che non offrire degli spazi entro cui una persona, rappresentando se stessa, è in grado di realizzarsi.

 

5.1g Le profezie

In un lavoro costante di programmazione nel. futuro, orientati dagli obiettivi, impegnati costantemente alla progettazione di se stessi,  è poca cosa ciò che ci si può permettere di lasciare al caso.

Sono molti i momenti dedicati ad anticipare ciò che succederà nell'immediato futuro; è dunque utile costruirsi delle "profezie" vincenti e dare così spazio a idee e pensieri orientati al futuro nel modo in cui desideriamo vederlo realizzato.

Il nostro comportamento risulta continuamente orientato e guidato dal modo in cui anticipiamo gli eventi che seguiranno. Il mito di un grande atleta precede quasi sempre quest'ultimo, alimentando ciò che è detto su di lui, anche quando in realtà l'atleta stesso non è in grado di soddisfare le attese; differenti sono le aspettative direttamente fornite dall'interessato, più ancora che un giudizio espresso dall'esterno, queste sono in grado di dimostrarsi vere, dal momento che è l'atleta stesso a descriverle ed alimentarle attraverso i suoi pensieri, orientando in tal modo l'intero apparato percettivo. E' dunque fondamentale lavorare sulle aspettative e sul modo di affrontare le conseguenze della propria attività nel futuro, prefiggendosi nei dettagli ciò che si desidera raggiungere.

 

5.1h Il rito

L'atleta ha essenzialmente bisogno di costruirsi uno stato mentale (un preciso equilibrio psicofisico di pensieri e sensazioni) che gli permetta, durante tutta la prestazione e in particolare nei momenti più significativi, di avere la massima concentrazione, determinazione e prontezza di esecuzione, uno stato d'allerta in cui tutto attorno a lui si ferma, dove il tempo ha un'altra dimensione, dove il controllo è totale e l'atleta sviluppa “le doti dell'essere", non più un individuo capace di eseguire e sviluppare l'azione, ma in grado di trasformarsi nell'azione stessa.

“Io sono la corsa!" dice il maratoneta, dove l'identità stessa dell'atleta si confonde con il gesto atletico. Questo è un momento "magico", il momento in cui si cambia la percezione del soggetto che sviluppa l'azione. Solo nell'istante in cui l'arciere si, sente un tutt'uno col proprio arco ed è in completa armonia con se stesso, può percepire quando scoccare la freccia, sicuro che questa raggiungerà il bersaglio.

 Un particolare interessante è che alcuni studi antropologici hanno messo in luce come certe lingue indigene Africane abbiano una particolare struttura linguistica, dove l'azione diviene il soggetto principale della frase e l'oggetto passa ad essere un complemento dell'azione stessa.

Il rito è una pratica fondamentale e personale attraverso cui l'atleta, dando un significato preciso alle sue azioni (riscaldamento, allunghi, balzi, ricognizione etc.), arriva ad essere in grado di creare quel giusto clima attorno a sé, che lo rende in grado di accedere a tutte le sue risorse interiori, in modo sinergico, favorendo la giusta sincronia d'attivazione tra i suoi muscoli agonisti e quelli antagonisti.

 

5.1i La meditazione

Di contro al rito si pone l'abitudine l'altra faccia dell'allenamento, un momento utile ma delicato allo stesso tempo: utile per il fatto che permette di superare facilmente tutto ciò che tecnicamente è stato appreso dall'atleta, ma che risulta dannosa nel momento in cui è persa completamente l'attenzione su ciò che si fa, svolgendo l'intera attività in modo routinario ed automatico.

Nel momento che uno stimolo spinge una persona a dare una risposta, questa si trova come guidata da un meccanismo automatico di stimolo - risposta (si pensi a quando si ha prurito e ci si gratta), il soggetto in questo caso non e presente a se stesso, non media l'azione, interponendosi tra stimolo

ed azione col proprio pensiero.

Tale momento di riflessione è ciò che gli orientali descrivono in modo esteso con il termine meditazione, un analisi di ciò che mi perturba e l'azione che mi sento chiamato a sviluppare, per decidere eventualmente sul da farsi.

In questo momento meditativo io posso cambiare l'azione, decidere di non agire, o interporre un tempo tra lo stimolo e l'azione; arrivo a possedere un controllo assoluto attraverso la mia semplice presenza.

Essere presenti permette di decidere, di scegliere, è una qualità fondamentale per l'uomo, è il momento in cui l'io veramente esiste e ne è pienamente consapevole.

La pratica dello sport, per ciò che richiede al soggetto che la esercita, può essere considerata per l'uomo occidentale un momento di meditazione, al pari di molte forme meditative espresse dagli orientali.

In particolare, nel momento in cui l'atleta arriva a considerarsi un tutt'uno con l'azione, si è dinnanzi ad un fenomeno molto simile all'illuminazione, solo protratta nel tempo, descritta nei modi più inconsueti e svariati dalla pratica dello Zen.

Lo sport è un rito costruito attraverso il proprio corpo, portato avanti per un tempo sufficentemente lungo da permettere di identificarsi completamente in ciò che si fa.

Molte tecniche meditative sono azioni ripetute per un lungo tempo, fino ad essere in grado di calarsi completamente in ciò che si fa; lo sport, sia quello professionistico che quello dilettantistico, rappresenta un intenso momento meditativo per la mente.

 

5.1l L’ipnosi

E’ a questo livello di sport come meditazione che il lavoro dello psicologo risulta più attinente, dal momento che l'atleta, sviluppando doti strettamente collegate al lavoro mentale, entra in uno stato  di trance, uno stato di coscienza alterato, differente da quello legato alla routine quotidiana, in cui l'io esercita delle capacità e delle doti oltre ai limiti della propria coscienza.

Questo stato mentale è quello che si desidera raggiungere e mantenere quando ci si trova a lavorare con un atleta; la parte difficile del lavoro non è tanto raggiungere ogni tanto un tale livello, quanto mantenere ed attivare questo stato mentale, ottimale per la prestazione, tutte le volte che se ne ha bisogno.

Entrano in gioco, durante la trance, un insieme di energie che l'atleta deve essere in grado di gestire per tutta la durata della prestazione, solo attraverso una precisa modulazione dell'allenamento mentale è garantita la tenuta; altrimenti l'atleta è costretto ad accontentarsi di risultati casuali e sporadici.

 

5.2 Oltre i limiti

E' il lavoro sulla presenza che si intende sviluppare all'interno della psicologia dello sport: la forte presenza richiesta all'atleta durante le sue prestazioni, l'espressione dei suoi pensieri, gli permette di sviluppare dei fenomeni di fusione tra azione e consapevolezza, portandolo a convergere la propria attenzione su un limitato campo di stimoli, dandogli chiarezza di esecuzione del gesto atletico e padronanza sul proprio ambiente.

A questo punto si è di fronte al controllo di un unico flusso di energia, un espressione completamente libera dagli ostacoli cognitivi, che scorre fluida dalla mente al corpo. Una pratica costante e continua dell'allenamento mentale, permette un più facile accesso alle proprie risorse interne (anche al di la dell'ordinaria percezione dello spazio e del tempo, e dei propri limiti fisiologici, come molti atleti sono stati in grado di dimostrare), come ad una sorgente inesauribile di energia. Una fusione tra le tecnologie mentali e quelle fisiche permetterà, ad atleti e squadre del futuro, di superare quei limiti che oggi sono ancora troppo legati a certe credenze.

 

5.3 Psicologia dello sport: applicazione degli stati ipnotici

Da poco tempo l'ipnosi si è riscattata dalle connotazioni magico religiose che ne hanno limitato l'utilizzo e l'hanno confinata in pochi ambiti ristretti.

Per troppo tempo sull'ipnosi si è narrato di timori e paure derivate dai preconcetti popolari, letterari, spettacolari; purtroppo ancora oggi troppi medici e psicologici non la conoscono affatto.

Il timore di perdere coscienza, perdere il controllo, di essere dominati dall'ipnotista costituiscono stupide assurdità per chi conosce questo bellissimo e piacevole stato mentale. Anche l'ansia di apprendere o il timore di non riuscire ci allontanano dalla nostra naturale tendenza ad accedere alle risorse creative della nostra mente.

L'ipnosi è uno stato mentale naturale, diverso dalla veglia e il sonno, in cui la recettività a stimoli esterni (eterocettivi) e interni (propriocettivi) si differenzia e si modula attraverso il monoideismo (possibilità di confluire selettivamente su di uno stato desiderato).

L'ipnosi può svilupparsi in modo spontaneo, autoprovocato o eterostimolato:

 

Ø      Si instaura spontaneamente nelle attività mentali immaginative, creative o mnestiche, nelle attività automatiche e ripetitive e nell'ambito dei ritmi circadiani individuali (ogni ciclo, della durata di 90 minuti, costituisce il tempo ottimale di concentrazione ed attenzione mirata, dopo il quale si ha bisogno di riposarsi per recuperare l'energia e lo si fa andando naturalmente in una breve trance).

Ø      E’ autoprovocato consapevolmente in seguito ad un precedente apprendimento come l'autoipnosi, la meditazione, lo yoga, lo sport, il training autogeno, le tecniche di rilassamento, le tecniche di respirazione, le tecniche di concentrazione.

Ø      E’ eterostomolato nelle prassi definite "induzioni" in cui si attiva un processo di insegnamento -apprendimento attuato a molteplici livelli intrapsichici e comunicativi.

 

Le induzione ipnotiche, come tutti i contesti di apprendimento, sono favorite da:

 

Ø      Condizioni mentali come l'interesse, la curiosità.

Ø      Doti relazionali quali la disponibilità, la fiducia.

Ø      Qualità presenti nell'individuo come la creatività, la fantasia.

 

L'induzione di ipnosi di solito, anche se deve essere sempre in tutto o in parte una creazione originale adatta all'interlocutore, una volta instaurato un rapporto positivo di comunicazione e di fiducia, è una prassi abbastanza semplice che ottiene rapidamente (mediamente in una decina di minuti) uno stato di trance operativo per il lavoro psicoterapeutico.

La trance ipnotica non è ricevuta passivamente né attraverso i sensi né grazie alla comunicazione; è attivamente costruita dal soggetto "cosciente".

La funzione dell'ipnosi è molteplice, favorendo la suggestione aumenta l'empatia, permette una percezione selettiva, favorisce l'esperienza limitandone il criticismo, consapevolizza l'aspetto costruttivo del lavoro cerebrale.

L'ipnosi permette l'organizzazione del mondo esperienziale del soggetto attraverso il linguaggio verbale, attraverso la voce, con la comunicazione corporea. Non serve a "scoprire" una realtà oggettiva, bensì permette la costruzione di una realtà ontologicamente stabile, come spazio di comune unità.

Nelle situazioni di grosso impegno fisico risultano altrettanto importanti, accanto alle doti fisiche ed al livello di allenamento, anche capacità prettamente psicologiche quale il potenziale mentale che ogni individuo è in grado di esprimere accedendo allo stato di trance ipnotica.

L'allenamento mentale nello sport attraverso l'ipnosi e l'autoipnosi è sviluppato utilizzando il concetto di monoidea - dinamica, in relazione al rilassamento psico - fisico, alla concentrazione, alla motivazione, al focus attentivo.

L'attività sportiva è la più, adatta alla dimostrazione delle prestazioni fisiche: il piacere che ne arriva, è di gran lunga maggiore di qualsiasi altra attività lavorativa, inoltre con essa è possibile dare libero sfogo alla propria personalità e la gioia del movimento, e lo spirito di lotta (come aggressività socialmente accettata) trovano la loro giusta espressione. Nello sport, come in nessun'altra attività, è possibile ottenere un grado massimo di miglioramento delle prestazioni.

La distensione profonda dà un senso di benessere. Chi è in grado di distendersi nella maniera giusta, dimentica le proprie ansie e paure naturali. Diminuisce anche la necessità di dormire e l'irrequietezza nello stare seduti. Si riesce, infatti, a stare seduti così tranquillamente che passa molto, tempo prima che sì avvertano disturbi.

Il miglioramento delle prestazioni sportive è uno dei principali campi d'applicazione dell'ipnosi.

Le indicazioni nel settore dello sport sono le seguenti: contratture e agitazione alla partenza; contratture dovute a complessi di inferiorità o ad atteggiamenti di aspettativa; incapacità di sfruttare al massimo le proprie possibilità e difficoltà a compiere i movimenti con scioltezza e leggerezza; debolezza di concentrazione nel giudicare la situazione, per cui ci si lascia sfuggire anche una vittoria sicura; nervosismo generalizzato, collegato con stati di insonnia prima della gara, e cosiddetta febbre da competizione.

Analizzando le cause degli insuccessi di molti atleti di livello internazionale si è potuto constatare che "una delle ragioni principali è data da ipermotivazione" che provoca "uno stato ergotropico di tensione eccessiva". In luogo del doping rilassante (con psicofarmaci), che è vietato, si consiglia agli atleti instabili emotivamente l'applicazione dell’ipnosi, praticata regolarmente e poi eseguita in forma abbreviata prima dell'inizio della competizione. La straordinaria sicurezza nell'atteggiamento durante la gara è attribuibile esclusivamente all’ipnosi, dato che nei casi in cui la calma è mantenuta senza di essa, un tale atteggiamento si manifesta con un'intensità di gran lunga inferiore.

Impressionanti sono i risultati ottenuti con gli esercizi anticipatori: un gruppo di studenti di educazione fisica si allenò per due settimane rappresentandosi mentalmente la corsa agli ostacoli dieci volte al giorno per dieci minuti ogni volta. Nei 110 m ostacoli, si ebbe un tempo inferiore di 0,57 sec. Rispetto al gruppo di controllo il miglioramento della prestazione fu del 100. Si trattava solo di allenamento mentale senza immersione autogena.

 

5.4 STATO MENTALE

Gli atleti, al contrario di ciò che si dice sul loro comportamento, non cercano di propiziarsi la buona sorte, anche se quella é l'ingenua attribuzione di significato che è loro attribuita in tali circostanze e che loro stessi spesso dichiarano di fare,  il loro é un rituale che risulta fondamentale alla costruzione ed al mantenimento di un preciso stato mentale di riferimento, anche se sviluppato con dichiarati fini differenti, testimoni di una semplicistica spiegazione in merito.
Ogni atleta che riceve un’adeguata formazione psicologica sa quanto sia fondamentale trovare uno stato mentale adeguato ai risultati che  desidera ottenere. lo stato mentale é definibile come un equilibrio dinamico che si struttura in una persona tra i propri pensieri e le sensazioni ad essi legate.
E' utile considerare che ogni individuo, e l'atleta non fa eccezione, struttura nel tempo un proprio equilibrio di competenza, stato mentale legato ad una specifica competenze acquisita e ripetuta,  ed ogni competenza si lega strettamente ad uno stato mentale tanto da fornire ad esso come un unico "pacchetto" di esperienza da cui attingere ogni volta che se ne ha bisogno.
Esperienze differenti vissute "sotto" un differente stato mentale, ad esempio una competenza vissuta in uno stato mentale ansioso, non conducono alla fonte di apprendimento e dunque di memoria, acquisite nel tempo, sotto il corretto stato mentale di riferimento, al contrario spostano l'individuo da quell'equilibrio orientando la persona ad uno stato mentale differente, dunque estraneo agli allenamenti ripetuti e consolidati nel tempo sotto lo stesso stato      mentale funzionale al risultato finale.
L'atleta dunque compie dei gesti che nella loro apparente "ingenuità" permettono molto spesso di accedere a quello stato mentale adeguato alla performance, l'unico stato che porta con sé tutto il "pacchetto" di esperienze funzionali per tanto tempo esercitate (dunque "vincenti" rispetto ad altre possibili) ad esso correlate. Tali gesti fungono da "ancora" o segnali, interruttori di ingresso, come lo si vogliano chiamare,  allo stato mentale di riferimento, senza il quale la performance risulta come "non allenata" e dunque "non funzionale" allo scopo a cui per tanto tempo ci si é allenati.
Non sono dunque "rassicurazioni interiori" o "riti scaramantici" nonché "manie innocue", bensì chiare fenomenologie di "richiamo" (ancoraggio, legame, stretto collegamento) dell'atleta ad un suo preciso stato mentale di riferimento, solo a seguito di un protratto e ripetuto "monoideismo" (unica idea presa in considerazione dalla persona) di riferimento. La mente dell'atleta é pronta ad una precisa ed assoluta concentrazione mirata (focus attentivo, punto attrattore o di convergenza, ecc).

 

5.5 ANCORAGGIO: uno stretto legame tra mente e corpo.

Considerare l'ancoraggio a livello di semplice tecnica comunicativa è restrittivo; in realtà l'effetto di legare assieme determinate idee o pensieri a delle sensazioni, ha delle basi fisiologiche ben precise.

Ogni terminazione nervosa è composta di tre parti distinte collegate tra loro:

1.      Il mio - tono, che costituisce l'innervazione del muscolo, la muscolatura striata, quella interessata al controllo consapevole del corpo, attraverso il sistema nervoso centrale.

2.      L'entero - tono, la parte del nervo che interessa gli organi interni e la muscolatura liscia, i muscoli collegati al sistema neuro-vegetativo.

3.      Il dermo - tono, la terminazione nervosa sensibile collocata sotto l'epitelio nel derma, il sistema nervoso periferico.

L'intreccio di questi tre differenti livelli costituisce la base degli studi sull'effetto dei massaggi, di ogni forma di contatto fisico, del significato e dell'importanza del collegamento stretto tra tutte le parti del nostro corpo nella salute come nella malattia.

Proviamo a considerare un tipo particolare di ancoraggio, l'auto - ancoraggio; pensiamo ad una cosa che la nostra mente si è trovata tante volte ad affrontare ed alla sua particolare sensibilità acquisita in un particolare campo. Ogni mestiere tende, ad esempio, a sviluppare doti di attenzione e sensibilità in un particolare campo.

Così ogni persona sviluppa nella propria vita delle priorità percettive, selezionando la realtà di cui è circondata in funzione delle proprie esigenze; in particolare vi è una parte del nostro cervello preposta a questo compito.

Il SAR, sistema di attivazione reticolare, è un insieme di cellule nervose disposte a reticolo che mette in "contatto" la corteccia cerebrale, lobi frontali e parti evolute del cervello umano deputate allo sviluppo di idee e pensieri, con la parte bassa del cervello, il bulbo, le parti collegate al sistema neuro - vegetativo.

Il SAR è il principale stimolatore della veglia e dell'allerta del cervello, praticamente tiene sveglio il cervello, ed è il filo conduttore di tutto il discorso psicosomatico, mettendo in relazione stretta pensieri e stati d'animo con il corpo, sistema percettivo, muscoli, organi interni, attraverso il sistema nervoso, ed il sistema endocrino, ghiandole ed ormoni da loro secreti, controllato dall'ipofisi legata all'ipotalamo a sua volta collegato al SAR stesso.

Ogni stimolo è selezionato tra un gran numero di stimoli potenziali, si può arrivare a dire, anche se in modo semplicistico che la mente è continuamente attenta ad orientare il corpo a percepire certi stimoli, e non altri e quindi a favorire un particolare stato mentale. E' indubbio che il percorso di "controllo" agisce anche al contrario, se sono i pensieri che possono guidare le sensazioni, anche le sensazioni possono portare a certi pensieri; il corpo può essere fonte di pensieri, come i pensieri possono essere stimolo al corpo, in una catena che si attiva continuamente in cui è difficile ad un certo punto costruire una priorità di eventi.

lo stato mentale è una speciale forma di ancoraggio che avviene tra i nostri pensieri e le nostre sensazioni, ogni persona possiede un suo particolare stato mentale costituito da un preciso equilibrio tra pensieri e sensazioni; ogni equilibrio ha i suoi limiti e le sue potenzialità, al punto che ogni stile di vita è contemplato in un solo stato mentale che si fissa in noi sotto forma di una personale identità.

Possiamo distinguere tre differenti fasi di un evento:

1.      L'esperienza, il momento in cui si viene a contatto con una realtà, un contenuto, l'esperienza è quello che non è, niente di più.

2.      La descrizione, quando si definisce il contesto entro il quale avviene l'esperienza, il come, un fatto non è fino a che non è descritto, a quel punto un fatto è come lo dici.

3.      la spiegazione, in cui si creano legami, relazioni tra cose e persone, si cercano i perché, il motivo per cui si arriva a fare certe spiegazioni di certe esperienze.

L'ancoraggio è un momento dell'esperienza in cui, possiamo dire, avvengono più cose contemporaneamente, e come avvengono così rimangono legate assieme, al punto che ognuna è in grado di richiamarne un'altra.

In tal modo l'esperienza è terreno di descrizioni che vanno a costituire spiegazioni, queste ultime andranno a cercare nuove esperienze in un susseguirsi di catene e legami senza fine.

La vita intera può essere vista come un susseguirsi di momenti in cui fissiamo, attraverso l'esperienza, dei fatti esterni a noi, a realtà interne come sensazioni e pensieri; rimaniamo sensibili a certe esperienze perché le abbiamo vissute da vicino, ci siamo immersi, attraverso ciò che abbiamo visto, ascoltato o sentito, in ciò che ci circondava, il nostro stesso ricordo rimane presente in queste associazioni, dimentichiamo, o non ci accorgiamo neppure, ciò che non associamo alle idee e alle sensazioni della nostra vita.

Il nostro mondo è pieno di ancore, alcune di grande valore, altre banali, un'ancora può essere una certa parola, un gesto, una frase, un concetto, qualunque cosa che stimoli i nostri sensi e ci colleghi a pensieri, idee, qualunque cosa sia in grado di creare uno stato d'animo.

La maggior parte degli ancoraggi è casuale, se ci si trova in un intenso stato d'animo, positivo o negativo che sia, se si viene a contatto con uno stimolo allo stesso tempo è probabile che questo si ancori, la ripetizione dello stesso stimolo in concomitanza al fatto fissa più ancora l'evento allo stato d'animo.

A livello di tecnica, perché un ancoraggio sia efficace, devono essere rispettati quattro passaggi:

1.      Perché un'ancora sia collegata come stimolo ad uno stato d'animo è necessario che ci sia intensità emotiva in ciò che è provato.

2.      Lo stimolo collegato va applicato solo nel momento culminante dell'esperienza, se dato troppo presto o troppo tardi non darà l'effetto desiderato.

3.      Lo stimolo che si dà deve essere unico, non inflazionato, solo così si potrà avere la certezza di una corretta associazione.

4.      Tutte le repliche di rinforzo per un'ancora devono essere della stessa natura per poterne alimentare la fonte.

Va da sé che un elemento fondamentale di un ancoraggio, sia quello rivolto a se stessi, sia quello rivolto agli altri, è la consapevolezza.

Se ho chiarezza nelle associazioni che sto vivendo sono libero di rinforzarle o neutralizzarle ogni volta che desidero, la relazione che creo in me o negli altri solo quando è voluta è considerabile una tecnica e quindi un mezzo che ho a mia disposizione. Tutte le volte che casualmente stimolo degli stati d'animo senza sapere dove mi conducono sto facendo una semplice esperienza; solo in un secondo tempo sarò in grado di descriverla in un contesto positivo o negativo; e solo successivamente potrò arrivare a considerarla, attraverso adeguate spiegazioni, uno stimolo adeguato a farmi vivere determinati stati d'animo da me desiderati.

A questo punto possiamo permetterci nuove esperienze, considerazioni, associazioni e riprendere da capo l'intera esperienza, forse è in questo modo che si sviluppa la conoscenza, un percorso infinito di continui legami tra le cose e le persone che vanno a costituire quelle relazioni che noi, continueremo a esplorare, e alla fine delle nostre esplorazioni ci troveremo al punto da cui siamo partiti e conosceremo il posto per la prima volta.

 

6 - ORIGINI DELL’IPNOSI

 

I nostri antenati cacciatori - raccoglitori, che, nel corso di decine di migliaia di anni, hanno sviluppato le tecniche della pietra, per elaborare poi quelle dell'osso e del metallo, hanno disposto e fatto uso, nelle loro strategie di conoscenza e di azione, di un pensiero empirico/logico/razionale ed hanno prodotto, accumulando e organizzando un formidabile sapere botanico, zoologico, ecologico, tecnologico, una vera e propria scienza.

Tuttavia, questi nostri avi arcaici accompagnavano tutti i loro atti tecnici con riti, credenze, miti, magie, e agli antropologi dell'inizio del secolo è persino potuto sembrare che, rinchiusi in un pensiero mitico - magico, questi "primitivi" ignorassero ogni razionalità.

Una tale visione è ormai abbandonata dall'antropologia contemporanea, che ha anzi, in diversi modi, "riabilitato" il mito.

La storia dell'ipnosi inizia nella notte dei tempi ed è strettamente connessa con le storie religiose e magiche e mitologiche dell'umanità: essa faceva parte dell'insegnamento iniziatico dei culti misterici orientali e occidentali (la praticavano ancora i sacerdoti Druidi nell'Irlanda di San Patrizio) e di chissà quante pratiche esoteriche, mistiche. Religione significava, in origine vincolare, legare insieme, dare un senso, significare; il fine dell'ipnosi è anche quello di restituire, modificare, costruire dei legami, con se stessi, verso gli altri, con le cose.

Il nome stesso indica uno stato di coscienza diverso dallo stato di coscienza normale: "ypnos" in greco significa "sonno"; tuttavia lo stato ipnotico non corrisponde al sonno, ma assomiglia più, precisamente al sonnambulismo, dove emergono comportamenti inconsci, normalmente soppressi dall'attività cosciente razionale.

L'ipnosi può essere autoindotta (allora si parla di "autoipnosi") o eteroindotta (cioè indotta da un'altra persona) ed è quest'ultima, che più frequentemente si indica, quando si parla semplicemente di ipnosi.

L'ipnosi conobbe un momento di grande popolarità nel XIX secolo, grazie a due figure indimenticabili, pur fra loro molto diverse : Mesmer e Charcot.

Mesmer, probabilmente a conoscenza delle antiche esperienze misteriche, fu un geniale sperimentatore e sosteneva la teoria del passaggio di una sorta dì fluido, dall'ipnotista all'ipnotizzato, ma anche viceversa, in grado di rendere conto delle trasformazioni dello stato di coscienza non solo del paziente, ma anche in una certa misura dello sperimentatore ; ciò ricorda quanto accade nella pranoterapia , nel Reiki e nel Qi gong, pratiche nelle quali si sostiene espressamente un passaggio di energia vitale.

Senza alcun dubbio l'esperienza di Mesmer influenzò Charcot, che cercò di portarla in ambito scientifico.

Charcot era un grande scienziato della Francia positivista, un accademico , il quale, grazie all'ipnosi, dimostrò l'esistenza di un disturbo sino a quel momento attribuito a possessione, nelle sue manifestazioni estreme : l'isterismo . La paziente posta in stato di ipnosi, cessava di sopprimere le sue paure e le sue ribellioni , nonché l'effetto di particolari condizioni fisiche sulla sue psiche (isterismo deriva dalla parola greca "yster",utero, a indicare il sorgere di vere e proprie emozioni "organiche", che salgono in un certo modo sino al cervello, influenzando il comportamento) e si abbandonava ad una drammatizzazione dei sentimenti nascosti .

Allievo di Charcot a Parigi fu il giovane Freud , che, pur non praticando in seguito l'ipnosi nel modo impositivo seguito da Charcot trasse da essa l'idea della psicanalisi, fondata sull'aiutare il paziente a far emergere elementi conflittuali soppressi nella parte inconscia, verso la parte conscia della mente.

Malgrado Freud non praticasse l'ipnosi in senso stretto, bisogna notare che egli ebbe l'idea di far adagiare il paziente su un divano, di porlo in una condizione di rilassamento, che in un certo senso si può considerare come uno stato leggero di ipnosi, nel quale è più facile che possano emergere contenuti psichici profondi .

Mentre Freud si riferiva prevalentemente alla psicanalisi, considerandola una sorta di catarsi della vita psichica individuale, il suo contemporaneo Jung vide nell'analisi semiipnotica dell'inconscio , anche l'emergere di contenuti della storia inconscia dell'umanità, codificati nel suo codice genetico come archetipi, cioè modelli ideali , cui la vita individuale tende ad ispirarsi : la salute psichica deriva secondo Jung dal giusto equilibrio fra elementi della storia individuale e modelli genetico -culturali molto vasti .

Negli anni '60 Schultz mise a punto una tecnica di auto - ipnosi, fondata sull'apprendimento di un rilassamento profondo, chiamandola "training autogeno": "training" = allenamento, in quanto l'individuo metropolitano stressato, ha perso la naturale predisposizione al rilassamento e deve allenarsi per riappropriarsene e "autogeno" nel significato dì stato di coscienza diverso dallo stato di veglia e autoindotto, simile allo stato di rilassamento del paziente sul lettino dello psicanalista.

Tale stato consente al paziente di conservare la propria vigilanza , quel tanto che basta per rendersi conto personalmente dei contenuti psichici profondi che emergono, ma evitando che l'analisi razionale impedisca o sopprima il loro pieno e libero dispiegamento.

Altri terapisti preferiscono invece utilizzare uno stato più profondo, nel quale il paziente non è affatto consapevole dei contenuti inconsci , che vengono alla luce; ciò evita l'interferenza della mente analitica. ma limita la crescita personale del paziente, che può migliorare da certi disturbi, ma senza comprenderne le ragioni, né senza rendersi conto delle dinamiche psicologiche; tale migliorata consapevolezza consentirebbe una vita serena e una crescita personale.

 

6.1 Come si induce lo stato ipnotico

Secondo Milton H.Erickson, il più grande studioso dell'ipnosi dell'epoca moderna, le tecniche per indurre la trance ipnotica (più o meno profonda), sono tante , quanti i singoli pazienti; vale a dire ogni persona è sensibile a particolari stimoli verbali o fisici, in grado di porlo in uno stato dì coscienza diverso da quello di veglia.

Contrariamente a Freud, Erickson considera l'inconscio una sorgente di spontaneità creativa e non solo un. elemento di possibile disturbo della vita di relazione; al contrario, il ritrovare e percorrere l'inconscio equivarrebbe a un cammino di crescita, al recupero di forze sconosciute dentro di noi. Dunque rispetto a Freud, non solo catarsi , ma anche o soprattutto crescita personale fondata sulla conoscenza di sé e delle potenzialità nascoste, che rendono interessante e degna la vita.

La storia stessa di Erickson chiarisce le motivazioni della sua particolare concezione .

Egli visse la sua infanzia in campagna, in modo molto libero, esuberante e felice, finché un attacco di poliomielite non lo bloccò da un giorno all'altro su una sedia a rotelle, impedendogli i movimenti. Anziché disperarsi, il giovane Milton iniziò a portare l'attenzione sul proprio corpo, cercando di scendere quasi al livello di coscienza cellulare , per riallacciare i legami motori interrotti; egli cercava di scendere in profondità nei suoi muscoli e nel suo sistema nervoso, per riaccendere con l'aiuto della volontà l'attività motoria . Dopo circa un anno di paralisi totale , a poco a poco egli riprese la capacità di muoversi .

Tale esperienza influenzò profondamente il suo modo di essere e di pensare; da lì in poi egli dedicò la sua vita allo studio dei meccanismi mentali, che rendono possibile la comunicazione con il livello di memoria inconscio od organico, sottostante al livello di coscienza razionale, ma capace di influenzare quest'ultimo in modo determinante .

Per Erickson l'ipnosi è semplicemente un aiuto fornito ad una persona per ricontattare gli strati più profondi della coscienza, ristabilendo una continuità fra coscienza razionale ed intuitiva e riscoprendo tutti i valori perduti o dimenticati della sua personalità.

Dunque é una concezione molto diversa dalla ipnosi animale di Mesmer, da quella impositiva di Charcot, da quella catartica di Freud e in un certo senso anche dalla visione junghiana fondata sugli archetipi inconsci, comuni a tutta l'Umanità .

Erickson è pragmatico, non si pone il problema se ciò che sperimentano i suoi pazienti sia dovuto ad un fluido animale, a rimozioni mentali o a modelli inconsci collettivi, ma il punto è di aiutare le persone a recuperare, attraverso lo stato ipnotico una maggiore consapevolezza di sé . Anche nel modo di indurre l'ipnosi egli evita di stabilire un vero e proprio protocollo di passi da seguire uno dopo l'altro, ma lascia libertà al terapeuta di trovare il miglior modo di approccio individuale al paziente, avvicinandosi a lui con umiltà, cercando di farsi insegnare in un certo senso dal paziente stesso il modo migliore per ipnotizzarlo, intuendo le aree della sua vita mentale più bisognose di aiuto e di più facile e proficuo accesso . Trovate queste aree, il paziente si abbandona volentieri all'opera dell'ipnotista, che lo guida nell'esplorazione e nella scoperta di sé.

In un certo senso l'opera dì Erickson rimane come il maggiore esempio moderno di una via iniziatica, possibile per tutti, di un'apertura del terzo occhio, priva di fronzoli esoterici .

 

6.1a La sofrologia

Deriva dalla parola greca "sofron" che significa “mente sana". essendo composta da "sos" = sano, integro e "Tren " = mente, intelletto. Dunque sofrologia dovrebbe esattamente indicare “lo studio delle condizioni della sanità mentale" .

Il termine fu coniato dal neuropsichiatra spagnolo di origine colombiana Alfonso Caycedo, il quale dapprima si era dedicato all'ipnosi clinica, rimanendo tuttavia deluso dai risultati conseguiti .

Si dedicò allora allo studio delle discipline orientali, in particolare dello Yoga, che da migliaia di anni si occupano secondo una prospettiva pratica filosofico - religiosa della meditazione , come particolare stato di coscienza, che consente l'evoluzione umana.

Il merito di Caycedo è quello dì avere tentato con un certo successo di avvicinare tale pratica di meditazione e sviluppo spirituale al modo di vita occidentale, rendendo accessibile a molte persone, almeno parte di un sapere altrimenti inaccessibile, capace di migliorare se non altro la qualità della vita dell'occidentale stressato, favorendo il rilassamento e anche rendendo possibile l'iniziazione alla pratica della meditazione.

L'addestramento sofrologico collettivo è relativamente semplice e pratico; tutti gli esercizi possono essere eseguiti, anche stando seduti o in piedi e possono, poi, essere esercitati regolarmente, ma anche in spazi temporali brevi, a casa, sul luogo di lavoro o in qualsiasi altro posto .

Caycedo divide la coscienza in tre stati : di veglia, sonno e rilassamento o sofroliminale (il livello di semiaddormentamento che sta fra la veglia e il sonno).

La sofronizzazione mira ad aiutare le persone a raggiungere, quando lo vogliano, il livello sofroliminale, che corrisponde allo stato ipnotico di Erickson.

Per fare ciò l'insegnante- terapeuta. chiamato "sofrologo" usa il "terpnòs logos" ; terpnòs in greco significa " gradito,piacevole, dilettevole, soave, accetto, sensazione di piacevole sazietà`, cioè" delle parole che inducono il rilassamento, pronunciate come avviene del resto nel training autogeno, con accento basso, calmo, dolce ripetitivo.

La sofrologia presenta molti punti in comune con il training autogeno, di cui è in sostanza una variante. ma uno dei meriti specifici di essa, è di avere creato un fiorire di studi sull'attività elettrica del cervello, in relazione con i diversi stadi di coscienza .

Negli ultimi tempi è stato messo a punto un oloencefalogramma, cioè un elettroencefalogramma computerizzato, che è in grado di identificare esattamente lo stato di sofronizzazione, quando è indotto nelle persone, per il comparire di un particolare ritmo elettrico cerebrale ad esso corrispondente : ciò consente al sofrologo di aiutare con più accuratezza il rilassamento.

Il biofeedback che, tradotto in italiano,significa più o meno "controllo automatico di un evento biologico", comprende varie metodiche, che consentono, attraverso attrezzature elettroniche di monitoraggio, fra cui appunto l'encefalogramma, di controllare le funzioni biologiche (attività elettrica cerebrale,battito cardiaco,umidità della pelle,ventilazione polmonare) , in relazione con lo stato di stress o di rilassamento .

 

Un suono o un segnale acustico o una musica soave indica al paziente, quando interviene lo stato di rilassamento e quando invece vi sono segni di stress, sotto forma di eccitazione cerebrale, cardiaca o cutanea ; in tal modo si può apprendere individualmente, aiutati. in una prima fase dal terapista, il modo migliore per rilassarsi, raggiungendo quello stato ipnotico.

Il biofeedback può essere utilizzato anche nella terapia antifumo, nella disassuefazione dall'alcool e dalle droghe; esistono anche apparecchi portatili di uso domestico, in grado di aiutare nel rilassamento o nella meditazione .

In conclusione si assiste al fatto , che dal concetto di ipnosi, come pratica mistico – magica –fascinosa - esoterica, si sia passati al riconoscimento di essa come stato di coscienza (diverso dalla normale coscienza di veglia) che può avere diversi livelli di profondità, proprio come una scala ha diversi gradini ( del resto questa immagine della scala è usata frequentemente in, certe tecniche di induzione ipnotica, quando si invita il paziente da ipnotizzare, a immaginare una scala mentale, da percorrere verso il basso, sino a raggiungere un piacevole stato di abbandono) .

A questo punto bisogna riconoscere, che da un lato l'ipnosi confluisce nelle pratiche cosiddette di rilassamento, che rappresentano i primi gradini della scala (per esempio: training autogeno, sofrologia, biofeedback, ) e dall'altro presenta dei punti di contatto con la meditazione, che si fonda su una sorta di stato ipnotico, cioè di rilassamento profondo, dove tuttavia la coscienza è molto viva.

Perciò bisogna considerare l'ipnosi e il complesso delle tecniche di rilassamento, come parte di un unico fenomeno, che corrisponde a uno stato di atarassia mentale, cioè di tranquillità interiore, che può essere anche fine a se stesso, come rimedio dello stress della vita moderna, ma sul quale si può fondare una terapia psicologica, come la psicanalisi freudiana o junghiana o reichiana, l'ipnosi ericksoniana, i livelli. superiori della sofrologia, del training autogeno e del biofeedback, il sogno da svegli, guidato di Desoille.

Il punto di partenza della meditazione, pur avendo in comune con i modelli precedenti la condizione di atarassia mentale, o ipnosi, è "il punto di arrivo delle varie terapie psicologiche : nella meditazione lo stato ipnotico assume un sempre maggiore contenuto di consapevolezza , sino alla consapevolezza di sé come essere spirituale, immerso in un Oceano spirituale, che è l'Universo intero.

 

6.1b L’ipnosi: passato, presente e futuro.

 “Noi siamo quello che pensiamo di essere, viviamo per come ci pensiamo, dicendo alla nostra mente, ripetute volte, quello che desideriamo fortemente divenire, dandole ordini chiari, suadenti, semplici e sentiti, essa ci accontenterà”.

Da dove é partita la condanna che ha ridotto l'ipnosi ad un cumulo di false superstizioni dettate dall'ignoranza, che ancora oggi non fanno altro che ingannare il senso comune, come lo stesso senso scientifico?

Freud, alla fine dell'800 scorso ha ripudiato l'ipnosi considerando il metodo catartico prima e la psicanalisi in un secondo tempo le metodiche veritiere e unico riferimento per la "cura" e lo studio della psiche, in tal modo l'ipnosi, per cui non poteva ancora esistere una valida spiegazione e comprensione della sua fenomenologia, fu radiata dalla ricerca medica e psicologica.

L'ipnosi allora sconfinava nell'oscurantismo del misticismo e della magia, non era adatta per essere introdotta nei salotti bene della scienza ufficiale, chiunque fosse scoperto ad utilizzare apertamente l'ipnosi, con tanto di nome e fenomenologia era messo al bando, il bisogno di credibilità e fondatezza scientifica della medicina e della neonata psicoterapia era ancora troppo alto agli inizi del XX° secolo per sporcarsi le mani con qualcosa troppo forte nei suoi effetti, ma assolutamente inspiegabile come era l'ipnosi.

Eppure l'ipnosi, agli albori della civiltà, era largamente usata dagli antichi medici - sacerdoti di tutti i popoli della terra, ne conoscevano gli effetti e da buoni pragmatici la utilizzavano ottenendo grandi effetti, dal momento che avevano l'appoggio del senso comune degli uomini del tempo.

Pensiamo ai primi tentativi dell'uso del linguaggio tra i nostri avi, probabilmente nacquero le prime vocali, le più facili da pronunciare come la a e la u, e tra le consonanti la m la più semplice, ebbene tra i monaci Tibetani è diffuso l'uso dei mantra utilizzati per la loro meditazione, un suono ripetuto in modo ritmico, sempre uguale, quasi all'infinito aaummmmmm - aaummmmmm - aaummmmmm - aaummmmmm; con buona probabilità riti ripetuti nei secoli, sempre uguali nella loro semplicità, tramandati fino ad oggi, in grado di favorire una trance condivisa, un attivazione dell'attività non razionale della mente, al pari del rosario e delle preghiere per il Cristianesimo, come le preghiere ad Allah per l'Islam, o i rituali de Fachiri dell'Induismo.

L'ambiente storico - culturale della fine del settecento, inizi dell'ottocento, nel quale la pratica ipnotica ritornò, dopo essere scomparsa dall'uso comune per millenni, era pesante, analfabetismo di massa, povertà di larga parte della popolazione e di conseguenza, ricchi, in genere nobili, clerici e colti borghesi che vivevano sfruttando completamente il resto dell'umanità.

In questa realtà non ci può stupir che la "forma" assunta dall'esercizio dall'ipnosi risultasse autoritaria, coercitiva e qua e là colorata di elementi magici e religiosi.

La pratica o tecnica dell'ipnosi, al di là della sua "forma" abusata, risultava ancora troppo complessa, difficile da intenderla come uno stato mentale naturale nel funzionare fisiologico dell'organismo umano in modo indipendente dalla tecnica usata per indurlo o dalla sua spontanea modalità di manifestarsi.

Il panorama attuale è ben diverso, sono molte le tecniche induttive conosciute, dirette ed indirette, allora l'unica forma conosciuta era quella diretta e autoritaria, fondata più sul potere carismatico e sul prestigio professionale, che non sulle qualità possedute dal soggetto.

La convinzione diffusa era poi che servisse indurre, sempre e comunque, nei propri pazienti il livello della trance sonnambulica con relativa amnesia, e dunque i risultato erano scarsi dal momento che il livello sonnambulico è raggiungibile facilmente, dunque in tempi brevi, solo dal 4 - 5% della popolazione; oggi sappiamo che già con una trance vigile, nella quale il soggetto rimane cosciente durante tutto il tempo dell'induzione, è possibile ottenere degli ottimi risultati nell'organizzazione psicofisica di un individuo, cambiamento, ristrutturazione, trattamento delle fobie, nevrosi, instabilità e così via.

Con l'impossibilità a spiegare il fenomeno dell'ipnosi ed il limite nel pensare alla difficoltà ad indurre profonde trance, Freud continuò ad usare l'ipnosi inconsapevolmente; ogni seduta psicoterapeutica induce una trance più o meno profonda, ma il suo giudizio negativo del fenomeno finì per condannare l'ipnotismo al più completo ostracismo.

L'ipnosi fu abbandonata al libero esercizio ed abuso di ciarlatani, falsi maghi e menzogneri terapeuti, passarono decine di anni prima che l'ipnotismo tornasse a riscuotere interesse scientifico. Coraggiosi innovatori del pensiero e della ricerca sull'ipnosi furono negli Stati Uniti il dr. Milton Erickson, considerato il padre dell'ipnosi moderna, e da noi in Italia il dr. Franco Granone, docente in clinica delle malattie nervose e mentali e primario neurologo presso l'Ospedale Generale Sant'Andrea di Vercelli.

Il loro lavoro vastissimo, sostenuto da una ricerca metodica e scrupolosa, ha permesso all'ipnotismo di fare breccia in quel muro intonso del discredito e del pregiudizio che sembrava averlo seppellito per sempre.

Oggi esiste un chiaro tentativo da parte dell'opinione scientifica di comprendere il fenomeno, si comincia a capire la necessità di utilizzare un pool di discipline per poter inquadrare l'ipnosi ed utilizzarla in modo efficace e mirato. Ma la massa, per quanto colta ed istruita, resta ancora influenzata dei detti popolari, dai preconcetti e le credenze ingenue di chi in fondo la propria mente la utilizza, ma proprio non si sforza di capirla, ci è dato uno strumento meraviglioso ma senza libretto d'istruzione, dunque neppure la più spicciola psicologia della sopravvivenza mentale è insegnata a scuola, si rischia ogni giorno di danneggiare la mente delle persone ma non si fa nulla per evitare il baratro.

Non si conoscono gli stati mentali, e si crede fermamente di vivere in un'unica realtà preconfezionata, uguale per tutti, siamo ancora alla preistoria di un corretto senso del reale, per noi indiscutibilmente la realtà è che il sole ruota attorno alla terra e guai a dubitare di questa realtà.

La convinzione radicata di condividere tutti un medesimo e identico livello di coscienza ordinaria e di partecipare, con tale meraviglioso strumento, ad una medesima, identica realtà è la tomba per ogni possibile cambiamento. In passato, chiunque avesse dubitato delle accertate, assolute, indiscutibili verità, sarebbe stato additato come pazzo o eretico e, solo per questo, probabilmente processato, ma guai a credere che le cose oggi siano cambiate.

L'esperienza avrebbe dovuto insegnarci che la stessa scienza, nella sua storia, ha conosciuto mille e mille verità che sistematicamente il giorno dopo erano dimostrate infondate; è il normale procedere della conoscenza, si sostiene l'essenza di un principio per poter andare oltre.

Col secondo principio della cibernetica risulta chiara la nostra responsabilità come costruttori della realtà, percependo ed elaborando col pensiero, noi condizioniamo la realtà e siamo, da quest'ultima, condizionati, in un processo circolare di causalità reciproca.

L'educazione dei figli avviene in questo modo, fin da quando neonato si indirizza lo sguardo, i primi consensi, quando è più grande si fa la stessa cosa con le sue convinzioni, solo a prezzo di grandi sforzi, generazione dopo generazione, qualcosa muta, l'umanità conquista una più ampia veduta e il suo orizzonte si allarga, grazie a qualcuno che in modo persistente insiste su qualcosa di diverso.

Oggi, il pregiudizio da abbattere, è quello degli stati di coscienza da una parte e della realtà ultima oggettiva del mondo dall'altra. Pregiudizi radicati, per superare i quali ci vorrà disponibilità ed elasticità mentale. In altre parole, la rivoluzione da compiere, è quella del superamento dei limiti dell'attuale coscienza.

 

6.1cLa trance ipnotica

Per comprendere lo studio della trance ipnotica e degli stati alterati di coscienza è indispensabile essere disposti a mettere in discussione buona parte delle nostre certezze, abbandonare i pregiudizi ed entrare in un intervallo di incertezza e relatività; non si può trovare una cosa se non si sa bene cosa cercare. Nessuno è mai riuscito a vedere ciò che non voleva vedere, né ciò che non era preparato a vedere. Per questo non riusciremo a comprendere le innumerevoli sfumature degli stati alterati di coscienza se non ci prepariamo ad osservarli con occhi diversi da quelli con i quali li abbiamo finora osservati e con la mente sgombra da vecchie superstizioni.

Una trance è presente ogni qualvolta l'Io passa da uno stato vigile di coscienza (SvC) o stato di veglia, ad uno "diverso", " un altro" rispetto a quello considerato vigile per quel singolo individuo in un determinato tempo. La trance è identificata come uno dei possibili stati di coscienza alternativa (SaC) che è definito come un'alterazione qualitativa e/o quantitativa del funzionamento della nostra mente, diverso dagli alti possibili stati mentali riscontrabili quali:

 

1.      Lo stato di veglia.

2.      Lo stato di sonno in cui il sogno rende il tipo di attività presente nel cervello.

3.      Lo stato di coma in cui c'è assenza di attività mentale.

  1. Lo stato di patologia mentale in cui c'è una profonda dissociazione e/o negazione di sé e della relazione verso gli altri.
  2. Lo stato di morte in cui ancora si ignora il processo di uno "spirito" che potrebbe superare le condizioni del corpo andando oltre a tale limite fisico.

 

Una tale definizione inquadra il fenomeno trance come una sindrome, differente dalle altre sindromi conosciute, veglia, sonno, coma, patologia mentale, morte, complessa, ma del tutto naturale (al contrario di come sosteneva la scuola di Charcot).

Uno stato mentale, la trance, presente ed attiva anche negli animali, accumulabile all'esperienza dell'attività mentale inconscia, della sua attività inconsapevole, sempre presente, che accompagna, in armonia come in conflitto, la nostra quotidiana attività, un continuum di trance, potremmo dire, equiparabile alla coscienza condivisa dello "stato di veglia", che oscillerebbe continuamente tra una forte condivisione del reale ed una debole condivisione del reale, dunque tra una trance condivisa ed una trance personale.

Il concetto di "ipnosi animale", lo utilizziamo solo per intenderci, in molte specie è presente un fenomeno simile alla trance ipnotica, quando è sperimentalmente inibito il funzionamento dell'istinto di conservazione, come estrema difesa tende a prodursi uno stato naturale di catalessi.

Il riferimento è alla scoperta di Henri Laborit del così detto SIA (Sistema di Inibizione dell'Azione) e delle vie neurofisiologiche subcorticali antagoniste a quelle che controllano l'azione nel piacere (nutrizione e riproduzione) o nello stress (aggressione e fuga). Sistema di inibizione che entrerebbe in funzione in tutti quei casi in cui l'azione potrebbe risultare improduttiva o comunque dannosa per l'animale, e che, se di breve durata, servirebbe appunto a riequilibrare l'organismo in vista di una successiva risposta motoria.

L'uomo nella sua complessità supera le altre specie animali, con il suo bagaglio di storia e di cultura, il processo di innesco della trance è comune, un processo neurofisiologico, mentre la fenomenologia si è differenziata a seconda della complessità presente nel sistema mentale di riferimento.

Come stato alternativo della coscienza (SaC), la trance non è il sonno fisiologico, non ha la stessa alterazione dei riflessi, né il medesimo tracciato elettroencefalografico, cambia il metabolismo basale del cervello), è differente dagli stati di coscienza patologici.

L'ipnosi è uno stato psicofisico che può scaturire spontaneamente o essere indotto con ipnotismo. Particolari stati di trance si producono anche in situazioni differenti quali:

l’innamoramento, la passione sfrenata in certe attività, la tensione mistica durante rituali di preghiera o meditazione, l'estro e il "trasporto" durante momenti creativi di produzione artistica o di produzione scientifica, particolari fasi legate all'assunzione di droghe, l'ebbrezza alcolica e particolari momenti di attività estreme.

La trance ipnotica va distinta da altre forme di trance. Solo quando compaiono in questo stato di trance, e cioè di parziale dissociazione psichica dell'Io, fenomeni di ideoplasia più o meno controllata auto o eteroindotta allora noi riteniamo più opportuno parlare di trance ipnotica o semplicemente di ipnosi.

Sicuramente il monoideismo favorisce l'induzione in trance, quando poi riguarda gli affetti è ancora più significativo e coinvolgente, ogni forma di innamoramento, l'amore per la persona che si ama, l'artista nella sua estasi creativa, lo scienziato che ricerca la verità nella sua nicchia di interesse, il mistico che venera il suo Dio, l'atleta in grado di distruggersi per la vittoria, per conquistare un nuovo record, tutti dimostrano quanto questo "potere" abbia effetto sull'uomo.

 La distinzione tra la trance intesa semplicemente come stato alternativo di coscienza (SaC) e l'ipnosi è senza dubbio significativa per definire il lavoro che l'ipnologo svolge e la sua abilita a guidarlo e renderlo funzionale, al contempo, sicuramente più magico, il riporre piena fiducia nell'inconscio della persona spinge a realizzare al meglio le capacità di autoguarigione e sviluppare al pieno le potenzialità della mente attraverso il lavoro dell'inconscio.

La modificazione della reattività fisiologica cerebrale attraverso l'uso di parole e/o immagini, la modificazione di molte funzioni somato – viscerali: paura, gioia, piacere, come di quelle neurovegetative, senso di vuoto, vertigine, ed endocrino – umorali, richiamano come possa essere attuato il superamento della dicotomia Cartesiana corpo mente che ha generato il problema psico - somatico.

Solo con un cambio di paradigmi ci ricorda Edgar Morin possiamo sperare di superare i limiti del nostro conoscere, l'ipnosi stessa può trovare una sua spiegazione all'interno di un cambio paradigmatico in una nuova realtà atropo – psico – bio – socio - culturale.

C'è bisogno di scienze specifiche sugli stati mentali di un soggetto, lo stato di realtà condivisa (la cosiddetta realtà), gli stati di trance alternativi, lo stato di equilibrio dell'identità personale all'interno di uno stato di realtà condivisa, assieme a nuove metodologie di ricerca scientifica per ogni differente stato di coscienza. Nell'esperienza del singolo come in quella del gruppo, ogni attimo di vita è prezioso, studiare il modo per viverlo al meglio.

 

 

6.2 IPNOSI COSTRUTTIVISTA

E' apparentemente difficile definire l'Ipnosi ma in realtà non si tratta che di un terzo stato di coscienza, al pari del sonno e della veglia, caratteristico dell'uomo come degli animali.

Da tempo immemorabile gli uomini utilizzano la lampara per rendere catalettici i pesci e poterli catturare facilmente, i serpenti affascinano le loro prede fissando su di esse lo sguardo ed alcuni rapaci notturni affascinano gli uccelli a becco tenero per poterli catturare.

Riti magici, suoni ritmati, danze propiziatrici inducono dall'alba dell'umanità gli uomini in stato di trance ipnotica per il raggiungimento dei loro obiettivi ed il potenziamento delle loro risorse.

La pubblicità moderna sfrutta ampiamente meccanismi ipnotici e di ancoraggio nell'intento di creare mono - idee condizionanti nel consumatore.

Conoscere e sperimentare la trance è un'esperienza fondamentale per difendersi dai persuasori occulti e poter utilizzare al meglio le proprie risorse mentali.

Durante la percezione, il fenomeno di trance ipnotica guida la ricerca e la consapevolezza a trasformare attivamente l'esperienza in cui ci si trova, immersi in elementi voluti e sentiti come fossero propri; ciò è reso possibile dalla fantastica struttura cosciente del nostro cervello in grado di emulare per noi realtà diverse, sogni fantasie, invenzioni, tutte perfettamente credibili e compatibili.

La trance ipnotica non è ricevuta passivamente né attraverso i sensi né grazie alla comunicazione; è attivamente costruita dal soggetto "cosciente".

La funzione dell'ipnosi è molteplice, favorendo la suggestione aumenta l'empatia, permette una percezione selettiva, favorisce l'esperienza limitandone il criticismo, rende consapevole l'aspetto costruttivo del lavoro cerebrale.

L'ipnosi permette l'organizzazione del mondo esperienziale del soggetto attraverso il linguaggio verbale, attraverso la voce, con la comunicazione corporea; non serve a "scoprire" una realtà oggettiva, bensì permette la costruzione di una realtà ontologicamente stabile, come spazio di comune unità (comunità).

L’ipnosi costruttivista è quindi un approccio non convenzionale al problema della trance e dell'ipnosi.

Parte dall'assunto che la trance, non importa come sia definibile, è nella testa della gente e che il soggetto pensante non ha alternative diverse dal costruire quello che lei o lui vivono sulla base delle rispettive esperienze. Ciò che facciamo durante la trance costituisce l'unico mondo nel quale consciamente o inconsciamente viviamo la fenomenologia ipnotica.

Tutti i tipi di esperienza della trance sono essenzialmente soggettivi.

Per l'individuo l'universo è reale, sia questo uno stato di realtà condiviso, o frutto di un atto creativo del tutto personale, ma non è inesorabile a meno che non scelga di interpretarlo in quel modo. Ogni esperienza é naturalmente influenzabile da un proprio stato di trance, stato di coscienza alternativo alla realtà condivisa, quel margine di adattabilità che ci rende diversi sebbene uguali.

 

6.2a Monoidea

Monoidea = unica idea

 

Ø      Ciò che di più astratto ed essenziale può essere concepito dalla mente umana

Ø       Rappresentazione mentale di qualcosa, concreto o astratto che sia, un concetto, una nozione.

Ø      Convincimento intellettuale o morale, opinione, giudizio, teoria.

Ø      Concetto ispiratore, pensiero, spunto.

Ø      Risultato puramente teorico di un processo inventivo, creativo, intuizione.

Ø      Immaginazione di una realtà possibile o futura, prospettiva.

Ø      Intenzione, progetto, proposito.

Ø      Come astrazione, la parola può assumersi al ruolo di rappresentazione mentale anche priva di qualsiasi connessione con la realtà condivisa, significante unicamente per il soggetto interessato.

 

Derivata dal greco idéin che significa “vedere” e mono che significa unica, il termine acquista un senso specifico a partire da Platone che lo impiega per indicare l'oggetto di una visione intellettuale in contrapposizione a quella sensibile (idea). In psicologia la parola mantiene lo stesso significato perché indica un unico contenuto del pensiero che non sia necessariamente in rapporto diretto con le stimolazioni sensoriali, anche se la sua formazione è il prodotto di un processo elaborativo che rinvia a precedenti esperienze sensoriali.

La monoidea per sua natura presenta differenti caratteristiche:

 

Ø      Autoctona: esiste anche al di fuori delle relazioni con altre idee, portando avanti caratteristiche di pensiero precise. Nei casi di meditazione, preghiera, il soggetto può attribuire l'esistenza di questa monoidea a cause o influenze esterne.

Ø      Coatta: è frutto del contenuto ideativo, di ricordi o di immagini, un interrogativo, un comando che si impone in modo ripetuto alla mente occupando completamente il pensiero con la sua  presenza continua.

Ø      Sogno: quando risulta un contenuto ideativo non necessariamente collegato alla realtà condivisa ma  non per questo erronea o falsa, mentre risulta impenetrabile sia dalla critica sia dall'esperienza.

Ø      Determinante: è l'elemento attrattore intorno a cui si annodano le altre idee che perciò risultano conseguenti e connesse permettendoci una coerenza ideativa.

Ø      Referente percettivo: la monoidea non cede facilmente alla critica e all'evidenza condivisa orientando a suo sostegno l'apparato percettivo.

Ø      Dominante: è un contenuto ideativo che per la sua accentuata carica affettiva ed emotiva si impone sugli altri e invade il campo del pensiero. Può risultare “comprensibile” in base alla storia e alla personalità del soggetto, come rimanere oscura agli occhi degli altri.

Ø      Fissa: la monoidea è fondata e ragionevole per il soggetto, mantenuta caparbiamente anche dinnanzi all'evidenza di fatti esterni contraddittori per gli altri.

Ø      Onnicomprensiva: la monoidea ritorna continuamente nella mente, orientando il corso dei pensieri.

Ø      Associativa: la monoidea determina il contenuto, il contesto e le relazioni implicate nell'azione corrispondente.

Ø      Attiva: poiché decide l'ordine del pensiero, il significato, la coerenza, la consapevolezza del soggetto, rappresenta l'elemento motivazionale dell'azione.

 

6.2b Unità psicofisica

Mente e corpo non sono che due aspetti di uno stesso sistema di informazione per cui sintomi e problemi possono essere ricondotti a disturbi nel 1ibero flusso di informazioni tra mente, corpo e società e al loro interno e: “Quando c'è mancanza di informazione, le nostre capacità dì affrontare le cose vengono meno e noi cediamo allo stress" (Ernest Rossi).

Queste e analoghe considerazioni si ricollegano ai risultati di numerose ricerche secondo cui lo stato psicofisiologico di un individuo subirebbe alterazioni in seguito a mutamenti incisivi sul suo assetto emozionale. Ad esempio, la morte di una persona cara o di un parente stretto pare faccia aumentare il rischio di contrarre malattie cardiovascolari o oncologiche e questo è ampliamente supportato dalle statistiche.

La valorizzazione del messaggio emotivo per il benessere psicofisico, già utilizzato nelle più antiche forme di guarigione, si trova anche alla base del moderno approccio ipnoterapico che così si scrolla definitivamente di dosso l'accusa, mossa a suo tempo da Freud, di curare soltanto i sintomi ignorandone le cause, le cause sono intrinseche ai presupposti attraverso i quali "ordiniamo" la nostra vita.

La dottrina casual - deterministica ormai è stata ampiamente smentita e ora possiamo affermare che la natura segue un principio d'economia e che per superare i limiti appresi occorre riadattare la propria realtà interiore nei confronti di un ambiente esterno in costante mutamento: un processo che si può definire ristrutturazione.

In verità si potrebbe considerare l'ipnosi e la sua base operativa, l'unità psico-fisica dell'individuo, (mente e corpo), come il "motore'' psicologico attraverso cui avvengono le principali forme di "condizionamento", "manipolamento", "cambiamento", "catarsi", "iniziazione", presenti nella vita dell'uomo.

Esistono quattro intensità differenti per il sonno ipnotico, stadi ipnoidali della trance:

 

  1. Primo stadio: leggero dormiveglia.
  2. Secondo stadio: rilassatezza totale dei. muscoli (facciali in particolare) comodità fisica totale.
  3. Terzo stadio: trance ipnotica profonda, sonnambulica.
  4. Quarto stadio: trance ipnotica profonda, stuporosa.

 

Emozioni e percezioni durante la trance ipnotica variano da persona a persona e così la profondità della trance rappresenta un elemento condizionante.

Ciò significa che una persona in ipnosi al primo stadio avvertirà emozioni e percezioni diverse da quelle che potrà avvertire nel quarto stadio ipnoidale, nell'ipnosi profonda stuporosa.

Durante l'ipnosi il soggetto, nonostante stia fermo e totalmente sensibile al mondo attorno a lui, in termini costruttivisti si può dire che mantiene il suo stato di realtà, alimentandone la costruzione coi segnali che sceglie dall'esterno, ed essendo la sua attenzione focalizzata sulla relazione con l'ipnologo, prende come riferimento la perturbazione che gli arriva da quella fonte; nella "realtà" non ci sono dati ma solo presi e questo succede indistintamente in stato vigile come sonnambulico o stuporoso.

Quando il soggetto si trova in una trance leggera, avverte una grande rilassatezza e distensione dei suoi muscoli, la respirazione si fa più lenta, ritmica e profonda, il battito cardiaco è regolare, entra in una grande serenità ed è perfettamente cosciente. Quando gli si dice di immaginare una situazione piacevole, come un cielo azzurro o la riva di un lago, il soggetto vive intensamente la scena, ed è allora che, abbandonandosi totalmente, entra in uno stadio ipnoidale sempre più profondo. Così il suo inconscio entra nella sua massima attività, memorizzando più facilmente i messaggi terapeutici che l'ipnotista gli invierà.

Ogni stadio ipnotico, subisce gli influssi del quotidiano provati da una persona al pari di ogni altro stato mentale vissuto per ogni altro momento della vita.

La trance è un fenomeno normalmente presente in ogni individuo, è il modo attraverso il quale viviamo nella suggestione della nostra vita, ogni più piccola sensazione.

L'acronimo, creato per fissare le tappe di una buona trance, (induzione in uno stato alternativo di coscienza) attraverso le loro iniziali “SE MOLTA FEDE” aiuta a fissare le tappe di una buona trance:

Il Sincronismo, sincronizzarci con noi stessi, coi nostri tempi, con le altre persone, con

il mondo esterno, attraverso le Emozioni, sviluppando una MOnoidea forte e determinante che mette a fuoco le singole idee sparse in un unico punto di interesse.

La Limitazione del campo di consapevolezza contribuisce a definire in un unico punto la volontà responsabile a raggiungere la Trance.

La conseguenza di questo stato mentale alternativo e l'Attivazione del potenziale mentale personale, un modo per costruire una nuova "realtà" di riferimento, il principio del cambiamento.

La FEnomenologia rende evidente, sia a chi guida l'esperienza ipnotica sia a chi la vive direttamente, lo stato di attivazione della trance.

La DE-trance riporta allo stato di veglia di partenza.

L'esperienza che si vive è unica nel suo genere, ci si trova attori inconsapevoli dì un immaginario teatro di vita in cui ritrovare ogni elemento della forza di quella semplicità efficace, di cui deve arricchirsi la psicologia per poter rappresentare un valido strumento utile oltre che conoscitivo, un sapere quotidiano che nel costante perfezionamento si fa sapere, quell'esperienza, causa del mondo in cui viviamo, che ne è ne è, al contempo, sua diretta conseguenza.

 

6.2c L’ipnosi influenza l’emisfero non dominante

La mente trova nella coscienza la capacità di regolare e spostare la nostra attenzione da un ambito all'altro. Le persone sperimentano periodicamente degli spontanei cambiamenti di consapevolezza, dal focus attentivo esterno al focus attentivo interno, in quella che si può definire “ipnosi quotidiana" o "trance ciclica".

Una più approfondita indagine del fenomeno ha portato a quantificare il verificarsi delle variazioni cicliche dello stato di coscienza giornaliero in intervalli regolari di 90/120 minuti nell'arco di ventiquattro ore.

Queste fluttuazioni del livello di vigilanza, dette "ritmi ultradiani", sono equivalenti a periodi di naturale recupero fisico e psicologico, modulati dal sistema libico - ipotalamico e legati al flusso, all'interno dell'organismo, di particolari molecole, dette messaggere, che stimolerebbero la produzione delle ghiandole endocrine.

Queste conoscenze gettano una nuova luce sulla nostra comprensione della medicina psicosomatica e sul significato che può assumere la psicoterapia, dal momento che ogni psicoterapia ha momenti di induzione ipnotica, se inserita in un approccio olistico, caratterizzato dall'impiego sinergico di più interventi, su di un piano sia fisico sia psicologico.

L'apprendimento stesso necessita di coinvolgimento ed avviene sotto forme differenti di trance; sono molti, nel quotidiano, i momenti in cui siamo in stato di trance ipnotica, più o meno profonda, dal seguire un discorso, all'essere coinvolti in un film, ad essere concentrati su di un'attività.

L'ipotesi della lateralizzazione emisferica, suggestiva e ormai convalidata da numerose verifiche sperimentali, vede nell'ipnosi un'attivazione dei centri encefalici situati nell'emisfero destro,

comunemente detto "cervello emozionale".

Le stesse osservazioni sul comportamento di persone ipnotizzate dimostrano un sostanziale rinforzo dei processi di pensiero autonomi e primari, propri dell'emisfero destro, accompagnato da un relativo depotenziamento dei controlli verbali dell'emisfero sinistro.

Ciò si traduce in un superamento delle limitazioni consce dovute agli schemi di pensiero abituali, che precludono l'accesso a larga parte delle nostre risorse psichiche, in favore di un ampliamento delle capacità di elaborazioni intuitive, presupposto della creatività, delle trasformazioni psicodinamiche, dei cambiamenti psicologici. La moderna ricerca sull'ipnosi quindi non fa che dare validità ad antiche pratiche che hanno percorso la scienza medica ed erano legate a credenze di natura immaginifica: dalle guarigioni spirituali ai "passi magnetici"di Mesmer.

 

6.2d Il cervello, l’emulatore di realtà stabili e condivise

Possiamo chiederci quanti neuroni ci siano approssimativamente all'interno del cervello. La risposta è 1010, o 10.000.000.000, un numero immenso. Questo sistema funziona come un unico evento: la coscienza di noi stessi e della realtà in cui ci troviamo immersi.

Se si va a vedere quanti neuroni siano dedicati alla vista, all'udito o al tatto, sono molto pochi; la maggior parte dei neuroni del cervello non si occupa dei mondo esterno. Queste e altre considerazioni fanno ritenere che il cervello sia, fondamentalmente, un sistema chiuso.

Una delle ragioni che fa sostenere che il cervello sia un sistema chiuso è il sogno.

I nostri sogni sono a colori e molto dettagliati..

Inoltre il cervello serve fondamentalmente per sognare in due modi diversi:

  1. Quando dormiamo e abbiamo gli occhi chiusi, il contenuto della nostra attività cognitiva dipende da ciò che è presente nella nostra memoria ed è frutto delle esperienze passate e da quello che il sistema può inventare.
  2. Durante la veglia, invece, facciamo dei sogni il cui contenuto è guidato dal nostro apparato sensibile, i cinque sensi.

 

E' necessario ridefinire il concetto di sogno: il sogno è il meccanismo che genera le immagini nelle quali noi ci muoviamo quando interagiamo con l'ambiente esterno. E' l'emulatore di una realtà che può essere costruita a partire da ciò che proviene tanto dall'interno, quanto dall'esterno del nostro cervello, noi siamo perennemente in un unico sogno che si connota, ora di esperienze passate ed interpretate, ora di percezioni guidate da esperienze interpretate, ora di novità in cui costruzione ed interpretazione si fondono in nuove realtà, poi future esperienze che divengono guide per future esperienze e nuove possibili costruzioni.

Sognare poi serve per risolvere, implicare, interpretare, comparare; il sogno, che costituisce l'emulazione stabile di una realtà, diviene emulatore della realtà condivisa dagli altri nel momento che si sogna utilizzando gli stessi parametri dì riferimento, stesso contesto, dunque stesso significato, stesse coerenze e, al contrario, personale allucinazione nel momento che si auto -alimenta attraverso parametri soggettivi di riferimento.

L'ipnosi è paragonabile ad un sogno altenativamente auto ed etero guidato: l'ipnosi fluttua tra autoriferimenti alla propria esperienza interiore, ed eteroriferimenti portati dall'esperienza di un'altro, con altri passi che considerano un fluttuare tra i due differenti livelli fino a costruirne uno nuovo che prende ad essere una realtà a se stante.

Ma andiamo a considerare le nostre funzioni percettive, i colori in realtà non esistono indipendentemente da noi, ma sono l'interpretazione che il nostro cervello fa di particolari informazioni provenienti dalla retina. Anche i suoni non esistono, ma sono la nostra interpretazione delle vibrazioni dell'aria provocate dalle onde sonore. Analogamente, il tatto è qualcosa che noi produciamo in seguito alla deformazione della pelle, pressione ed espansione temperature differenti ecc.

Tutto questo ci dice che il nostro cervello è un emulatore della realtà, qualcosa che si è evoluto nel tempo per "simulare" ciò che esiste al di fuori di noi, o per costruire una storia, la nostra storia, la storia di una vita nella vita di un'altra vita, nell'infinito trascorrere del tempo.

La consapevolezza di noi stessi appartiene ad un sistema percettivo che fornisce gli elementi per processare noi stessi, noi siamo quell'identità che produce quell'idea che ci produce.

Siamo un anello senso motorio che porta con sé la "pausa" tra uno stimolo ed una risposta, noi siamo questa "pausa" sottoforma di sistema computante (elaboratore) operativamente chiuso.

Quando il cervello simula mentalmente un'azione, esso attiva le stesse regioni di quando pianifica ed esegue un'azione intenzionale.

Il nostro cervello è, dunque, un emulatore (generatore di realtà virtuali) che genera una realtà e che ne verifica l'affidabilità servendosi delle sensazioni attraverso la propria consapevolezza (presenza), il significato che si da e la coerenza che si mette nella verifica.

Uno dei problemi centrali del funzionamento del cervello è come facciamo a raccogliere tutti i frammenti della realtà, il colore delle cose, la loro forma, le sensazioni che esse ci danno, i suoni che emettono e generare un'unica immagine a partire da tutti questi elementi. Alcune parti del sistema analizzano il colore, altre analizzano il movimento, e altre ancora analizzano il peso o la sensazione tattile e tutte queste aree sono lontane tra loro.

Come sono integrate tutte queste sensazioni in un'unica immagine della realtà e come facciamo a costruire un evento cognitivo unico come la coscienza?

La coscienza rappresenta il modo più semplice di collegare le sensazioni in un unico contesto.

E’ possibile pensare che la coscienza esista in tutto il regno animale, anche se con forme sempre più rudimentali via via che si scende lungo la scala evolutiva.

Il modo più semplice di mettere in relazione tutte le sensazioni è quello di creare un'immagine. La coscienza dà agli animali la capacità di collegare le sensazioni nel modo più appropriato, qualunque sia il contesto in cui esse hanno luogo.

Come fanno le emozioni a influenzare il nostro cervello?

Ciò che sappiamo è che il sistema nervoso può essere modulato da sostanze chimiche denominate modulatori, che modificano lo stato funzionale di grandi regioni del cervello. Pertanto, questi modulatori agiscono sia sul contenuto, che sul contesto della nostra esperienza.

I modulatori sono in qualche modo come l'onda, (la scannerizzazione che avviene a livello della neocorteccia che mette in evidenza tutte le variazioni percettive del cervello), tranne che non durano solo 12,5 millisecondi, ma possono funzionare per minuti, ore o addirittura giorni. Qualcuno ci fa qualcosa di male e noi ci arrabbiamo. Dura magari tutto un giorno, nel quale non ci andrà bene niente e saremo intrattabili.

Che cosa è successo? Il talamo è cambiato, la corteccia è cambiata e, quindi, anche il loro collegamento è leggermente cambiato.

 

 

                                                                                         Movimento a onda nella corteccia cerebrale.

 

 

 

7 - Il controllo delle emozioni

 

L'attivazione di uno stato d'ansia nell'uomo è dovuta a una serie di fattori collegati e integrati, predisposti psicologicamente per attivare una risposta cognitivo - comportamentale di attacco - fuga. Nel complesso questa reazione nasce dalla percezione da parte dell'individuo di uno stimolo (esterno o interno) che è successivamente valutato a livello cognitivo con la possibilità di attribuire un significato di “minaccia” allo stimolo stesso. Si attivano quindi, a livello macromolecolare, dei meccanismi biologici collegati allo stato di funzionalità del complesso recettoriale GABA - recettore benzodiazepinico, canale per il cloro.

L'attivazione di questo complesso recettoriale comporta, a causa dell'immediata chiusura al passaggio per gli ioni CI all'interno dei neuroni, un successivo arousal a livello del SNC. Ciò accade in particolare per quelle strutture con una ricca distribuzione di questo complesso recettoriale, come il sistema limbico, il cervelletto, il sistema ipotalamo - ipofisario. Come conseguenza dell'attivazione di questo meccanismo si osserva l'instaurarsi di uno stato emozionale di allarme e, da un punto di vista neurofisiologico, lo scatenamento di una serie di meccanismi neurovegetativi (modificazioni di frequenza cardiaca, pressione arteriosa, tensione muscolare, sudorazione cutanea) e neuroendocrini (incremento di ACTH, b  -endorfina, cortisolo, prolattina, adrenalina), che nel loro complesso sono in grado di sostenere meglio l'organismo nella situazione di attacco/fuga.

La valutazione cognitiva di uno stimolo come “minaccioso” determina quindi, per mezzo di tali meccanismi, un arousal cognitivo e fisiologico, che si blocca in una spirale di attivazione cronica (ansia cronica), se la reazione attacco - fuga finale è per qualche motivo bloccata; ciò è quanto frequentemente accade nella specie umana, in quanto gli stimoli cognitivamente valutati come minacciosi sono per la maggior parte degli stimoli interni di carattere conflittuale.

Si può intervenire su questo meccanismo a vari livelli:

 

  1. per mezzo di tecniche psicoterapeutiche, che tendono a modificare la natura cognitiva dello stimolo;
  2. per mezzo di farmaci (benzodiazepine), in grado di bloccare chimicamente a livello macromolecolare il meccanismo di arousal;
  3. per mezzo di tecniche di rilassamento.

 

Le tecniche di rilassamento muscolare nella terapia dell'ansia cronica producono, mediante una risposta trofotropica a livello ipotalamico, una modulazione sia per la componente emozionale dell'ansia sia per i suoi correlati neurovegetativi ed endocrini. Inoltre, tendono ad agire indirettamente sulla componente cognitiva della valutazione dello stimolo in quanto favoriscono la percezione del controllo e la formazione di convinzioni di abilità nell'autocontrollo sullo stimolo “minaccia”. In tal modo si determina un'attenuazione o un annullamento della valutazione negativa dello stimolo stesso.

 

7.1 Un modello multimodale per il controllo dello stress.

Un modello multimodale di controllo dello stress evidenzia quattro tipi distinti di ansia che emergono, oltre che dalle componenti cognitiva e somatica dell'ansia stessa, dalle differenze nel funzionamento emisferico.

Per la maggior parte dei soggetti destrimani, l'emisfero cerebrale sinistro è specializzato in elaborazioni analitiche e sequenziali guidate principalmente dal pensiero verbale. Elaborazioni cognitive logiche e analitiche sono utili per la risoluzione dei problemi, l'apprendimento di nuove abilità, la modifica di abilità preesistenti, l'analisi tattica della gara.

L'emisfero cerebrale destro è invece specializzato in elaborazioni in parallelo, guidate da processi visuo - spaziali, capaci di integrare simultaneamente diversi tipi di input. Le funzionalità di questo emisfero consentono attività intuitive e creative, di orientamento spazio - temporale e di controllo dell'esecuzione di abilità automatizzate. Una corretta interazione e integrazione delle funzionalità emisferiche è ovviamente necessaria per un'adeguata prestazione sportiva.

In questa prospettiva emergono quattro tipi di ansia, in relazione alle diverse specializzazioni emisferiche. L'aspetto interessante del modello, dal punto di vista applicativo, è che per ogni manifestazione dell'ansia sono individuate le tecniche specifiche di intervento maggiormente appropriate:

 

  1. l'ansia somatica in relazione all'emisfero sinistro, che può manifestarsi con tensioni muscolari prima della gara, può essere controllata attraverso tecniche di rilassamento corporeo, biofeedback elettromiografico, ipnosi nelle sue componenti di rilassamento e attività fisico - motorie;
  2. l'ansia cognitiva collegata all'emisfero sinistro, determinata e sostenuta da pensieri negativi e iperanalitici, può essere ridotta attraverso corretto goal - setting, controllo dei pensieri, utilizzo di parole o frasi stimolo, affermazioni positive, ristrutturazione cognitiva e ipnosi nelle sue componenti suggestive;
  3. l'ansia somatica in relazione all'emisfero destro, che tende a produrre un'attivazione generale dell'organismo, può essere controllata attraverso training autogeno, biofeedback, tecniche respiratorie e meditative, esercitazioni fisiche intense;
  4. l'ansia cognitiva collegata all'emisfero destro, che si può manifestare attraverso immagini negative inerenti la prestazione personale, può essere controllata con tecniche di ristrutturazione cognitiva finalizzate al cambiamento dell'immagine di sé e ipnosi nelle sue componenti immaginative.

 

Nelle situazioni reali, comunque, va tenuto presente che i quattro tipi di ansia sono difficilmente distinguibili e separabili, potendosi manifestare contemporaneamente in diverse combinazioni. Per esempio, l'ansia somatica condizionata dalla presenza del pubblico tende a suscitare preoccupazioni (ansia cognitiva) per i sintomi fisici. Pensieri e immagini negative, sono potenzialmente in grado di provocare risposte tensive somatiche. Per tali ragioni è necessario considerare attentamente le modalità soggettive di risposta alle situazioni stressanti, in relazione anche alle richieste del compito, per progettare procedure individualizzate e multimodali di intervento finalizzate alla gestione dello stress.

 

 

Le tecniche specifiche di intervento per le diverse manifestazioni dell'ansia.

 

 


                                          Emisfero sinistro                                    Emisfero destro

 


Ansia cognitiva  

 

·         Manifestazioni         Pensieri negativi                              Attivazione generale dell'organismo

                                      Pensieri iper – analitici

 

·         Controllo                Goal - setting                                     Training autogeno

                                     Controllo dei pensieri                       Biofeedback

                                     Parole o frasi stimolo                       Tecniche respiratorie

                                    Assertive - training                            Tecniche meditative

                                    Ristrutturazione cognitiva                   Esercitazioni fisiche intense

                                    Ipnosi come suggestione

 


Ansia somatica

 

·         Manifestazioni          Tensioni muscolari pre – gara        Immagini negative relative alla

                                                                                               prestazione

·         Controllo                 Tecniche di rilassamento                 Ristrutturazione cognitiva

                                     EMG - biofeedback                        Cambiamento dell'immagine di sé

                                     Ipnosi come rilassamento              Ipnosi come imagery

                                    Attività psicomotorie

 

 

 


7.2 IL BIOFEEDBACK – TRAINING NELLA PREPARAZIONE MENTALE  DELL'ATLETA

L'utilizzazione di tecniche di autocontrollo, in grado di fornire all'atleta uno strumento per autoregolare la risposta di stress, rappresenta un presidio particolarmente utile soprattutto per coloro che praticano discipline sportive individuali.

Queste tecniche agiscono a un duplice livello d'azione:

  1. a livello somatico sulla risposta neurovegetativa e neuroendocrina di stress;
  2. a livello psichico sulla valutazione cognitiva dello stressor (stimolo stressante) e sulla valutazione di gestibilità di questo da parte del soggetto.

Il biofeedback - training, in questo contesto, rappresenta una tecnica di autocontrollo con alcune caratteristiche peculiari tali da renderla utilizzabile in modo piuttosto efficace in un setting di allenamento sportivo.

Il biofeedback (dalla fusione dei termini “biological” e “feedback”, o feedback biologico) training è una tecnica che sfrutta la possibilità di apprendere ad autocontrollare volontariamente determinate funzioni fisiologiche, per mezzo di apparecchiature elettroniche in grado di rilevare nel soggetto una “funzione biologica”, inviando successivamente all'individuo un'informazione (il feedback biologico) sufficiente a produrre, tramite l'acquisizione di una maggiore consapevolezza sull'andamento della funzione monitorata, una progressiva capacità di autocontrollo precedentemente non posseduta.

Dai primi tentativi di condizionamento operante dei ritmi EEG, volti a produrre quelle modificazioni cognitive osservabili nella cosiddetta alpha - experience (condizionamento del ritmo alfa), il principio dell'apprendimento all'autocontrollo volontario mediante tecniche di biofeedback fu poi applicato ad altre funzioni psicofisiologiche (come per esempio la tensione muscolare, la temperatura cutanea, la frequenza cardiaca, ecc.).

 

7.2a Teoria del biofeedback

Il biofeedback e' una metodologia di apparizione relativamente recente nel panorama italiano, volta a superare i problemi legati agli stati d'ansia e molti disturbi psicosomatici.

Il biofeedback è una procedura sperimentale clinica consistente nel presentare ad un paziente,con l'ausilio di adatte apparecchiature, informazioni  relative a funzioni psico - fisiologiche relative al paziente stesso.

L'obiettivo che si cerca di perseguire è quello di permettere ad una persona di regolare funzioni biologiche che di norma non sono sotto il controllo volontario. Per esempio queste funzioni possono essere           la frequenza cardiaca, la temperatura, l'attività muscolare, la resistenza elettrica della           pelle, il ritmo Alfa cerebrale.

Mediante la rilevazione strumentale e l’osservazione dell'andamento di una o più di queste funzioni, è possibile individuare quali atteggiamenti posturali, fisiologici ed emotivi siano associati alle modificazioni delle attività biologiche analizzate e quindi diventa possibile modifìcare queste funzioni col solo ausilio della volontà consapevole.

Le prime prove sperimentali che l'Attività Nervosa Autonoma potesse essere sottoposta a modificazione volontaria, si   cominciarono ad avere verso la metà degli anni ‘60 negli USA coi lavori di Miller, Snydey, Brener, Kamiya e altri.

In pochi anni il concetto di biofeedback ha attirato su di sé una grande quantità di interesse, lavori sperimentali  ed aspettative terapeutiche, dato che si tratta di una metodica generalmente non invasiva, non farmacologica e priva di effetti secondari. Oggi in America ed in Europa (un po' meno in Italia) l'idea del biofeedback si è rapidamente imposto diventando uno dei più importanti nuovi approcci terapeutici in medicina e psichiatria.

Dalla definizione di biofeedback di capisce che esistono psicosomatica tante   procedure di biofeedback quanti sono i parametri biologici monitorabili, senza ricorrere a metodiche invasive o traumatizzanti.

Le più importanti e diffuse tecniche di biofeedback sono le seguenti: elettromiografico, elettroencefalografico, temperatura cutanea,      pressione arteriosa, frequenza  cardiaca, attività elettrica della pelle.

Per ogni diverso parametro biologico preso in considerazione, sono ovviamente diverse le basi anatomiche e fisiologiche  interessate alla misurazione, amplificazione, registrazione e display dei dati, applicazioni cliniche ed efficacia terapeutica.

 

7.2b Il biofeedback elettromiografico (EMG)

Il biofeedbak elettromiografico si  occupa di misurare l'attività dei vari gruppi muscolari, allo scopo di fornire al paziente informazioni continue (in tempo reale) di  tensione muscolare con l'obiettivo di distensione e rilassamento.

In questo caso il parametro monitorato (tono muscolare) non  appartiene all'insieme delle attività sistema  nervoso autonomo,  ma ricade per la maggior parte  sotto  il controllo diretto della volontà. Tuttavia ci sono molto spesso situazioni che portano una persona a sviluppare tensioni muscolari inconsce in vari distretti corporei, e queste tensioni possono essere, per esempio, la causa di mal di testa muscolotensivi, oppure sono associati comunque a stati ansiosi.

Budzynski e Stoya dimostrarono che i soggetti che ricevevano un feedback acustico del grado di tensione del muscolo frontale,riuscivano a fare abbassare in poche sedute     il livello di microvoltaggio registrato e quindi il tono muscolare in esame, conseguendo con ciò un    effetto  di rilassamento psico-fisico generale.

Dal punto di vista fisiologico, l'elettromiogramma misura il livello di scarica delle fibre nervose motorie che innervano il muscolo. Tale livello, espresso in microvolts, è strettamente correlato al tono del muscolo.

Questo           segnale, amplificato e trasformato in display acustico e/o visivo, fornisce indicazioni al paziente riguardo al proprio tono muscolare.

I muscoli più frequentemente monitorati sono: il frontale, il trapezio, i muscoli dell'avambraccio.

Questa scelta dipende dal fatto che questi muscoli riflettono più, di altri il grado globale di tensione dell’organismo e  permettono  di utilizzare solo pochi elettrodi di misura, anziché molti disseminati su tutto il corpo.

Bisogna tuttavia osservare che sebbene il muscolo frontale e qualche altro possano, di norma,riflettere il grado medio di tensione di tutta la muscolatura, accade talvolta che un paziente impari a rilassare selettivamente (col biofeedbak EMG)      solo il muscolo che è monitorato, mantenendo in tensione il resto del corpo. Per ovviare a questo inconveniente sono state proposte tecniche di registrazione mediante elettrodi posti anche ai polsi (o alle caviglie) che dovrebbero permettere di analizzare il tono globale della muscolatura, rispettivamente della parte superiore ed inferiore del corpo.

Per quanto riguarda gli impieghi clinici, essi sono in particolare due: le tecniche di riabilitazione neuromuscolare dopo traumi e le tecniche di rilassamento.

In generale, si può dire che il biofeedback EMG sia attualmente la tecnica più impiegata nel campo del training del e dell'autodistensione.

Il biofeedback EMG è anche particolarmente utile per ottenere il  rilassamento di gruppi muscolari specifici nel bruxismo, frontale e muscoli del collo e delle spalle, nelle cefalee muscolotensive, e forse in modo più limitato, per ottenere il controllo del tono emotivo globale.

 

7.2c Il biofeedback termocutaneo

La procedura clinica del biofeedback termocutaneo consiste essenzialmente nel fornire indicazioni al paziente riguardo la temperatura delle mani allo scopo di addestrarlo ad ottenere una diminuizione (raro) o un aumento (più spesso) della temperatura cutanea periferica.

Da un punto di vista fisiologico, il parametro che il paziente tende      a modificare è il flusso sanguineo nel distretto circolatorio cutaneo. A sua volta questo flusso è condizionato dal livello di attivazione ortosimpatico. Ne consegue che un aumento di temperatura e' spesso associato ad un aumento del rilassamento psicofisico.

La rilevazione della temperatura è effettuata mediante una piccola sonda posta a contatto della pelle. Cio’che interessa monitorare non e' tanto il valore assoluto della temperatura, molto variabile da individuo a individuo, quanto le modificazioni della temperatura rispetto al valore iniziale della seduta di biofeedback.

Il display può essere visivo o acustico o entrambi; spesso è utilizzata una soglia pre - programmata che quando è superata comporta l'emissione di un segnale per il paziente.

Le applicazioni cliniche del feedback termocutaneo nella terapia dell'emicrania si fondano sulla relazione esistente tra bassa temperatura cutanea delle mani ed inizio della crisi cefalgica.

Il training termocutaneo consente al paziente di imparare ad aumentare la temperatura delle mani provocando una vasodilatazione generale che in una percentuale considerevole stronca sul nascere l'episodio cefalagico.

La temperatura cutanea periferica e' inoltre  un indicatore abbastanza fedele del livello di attivazione nervosa dell’organismo. Infatti, in condizioni di stress emotivo, si osserva una notevole vasocostrizione periferica, mentre il rilassamento psicofisico induce una vasodilatazione.

Il feedback termocutaneo può quindi essere usato come tecnica di rilassamento psicofisico.

 

7.2d Il biofeedback della frequenza cardiaca

La frequenza cardiaca e' un parametro che può essere monitorato facilmente utilizzando sistemi foto - ottici che applicati al dito di una mano, registrano le onde sfigmiche sistoliche.

Questa tecnica prende il nome di fotopletismografia.

Le apparecchiature più moderne permettono di ricavare due parametri: la frequenza cardiaca e lo stato di vasodilatazione (o di vasocostrizione) periferica in base all'ampiezza del segnale registrato. Se l'ampiezza è bassa, significa  che c'è vasocostrizione (e la temperatura delle dita e' bassa) altrimenti se l'ampiezza del segnale è buona, c'è vasodilatazione.

Il feedback della frequenza cardiaca è utilizzato nella terapia delle aritmie, sopratutto di tipo tachicardico.

 

7.2e Il biofeedback della resistenza elettrica cutanea (GSR)

Questa tecnica prende il nome di GSR dalle parole inglesi Galvanic Skin Resistence. La pelle si comporta infatti approssimativamente come un resistore. Se si piazzano due elettrodi sulla superfice cutanea (in genere su due dita vicine) e si applica ad essi una debole corrente costante, si genera un voltaggio da cui è  possibile calcolare la resistenza apparente della pelle.

Stimoli di tipo emozionali esterni (un rumore improvviso, un sospiro, una frase o una parola detta da qualcuno) provocano una caduta della resistenza elettrica in alcuni distretti cutanei, in particolare a livello palmare e della pianta dei piedi.

Lo stesso effetto si può ottenere con stimoli emozionali interni, per esempio immaginare scene erotiche a contenuto       emotivo.

Questa risposta transitoria, che prende il nome di riflesso psico - galvanico, ha una forma d'onda caratteristica con un tempo di salita di circa 1-2 secondi ed un tempo di discesa più lungo.

Il tempo necessario affinché  il valore della resistenza elettrica ritorni al livello pre - stimolo è circa 20 secondi.

Questo effetto dipende anche dalla temperatura e tende a scomparire se la temperatura ambiente supera i 30 gradi.

La temperatura ideale per registrare i riflessi psicogalvanici è di circa 20 - 28 gradi. Il valore assoluto della resistenza elettrica della pelle può variare nei diversi individui e nelle diverse situazioni fra 10 Kohms e 2000 Kohms/cm2.

Le modificazioni del valore assoluto della resistenza elettrica della pelle in genere non superano il 5-10%.

Il valore assoluto della resistenza elettrica dipende dal grado di sudorazione delle mani, quindi dall’attività delle ghiandole sudoripare.

Esistono sostanzialmente due tipi di attività elettrodermica analizzabili in termini di resistenza elettrica:

 

  1. L'attività tonica, che esprime il valore assoluto della resistenza elettrica cutanea, e costituisce un indice dello stato generale di attivazione del sistema nervoso dell'organismo. Il valore tonico e' più alto se l'individuo è tranquillo e rilassato. Se invece è agitato e nervoso, aumenta la sudorazione cutanea e si abbassa la resistenza elettrica della pelle.
  2. L'attivita' fasica, cioè le rapide risposte provocate da stimoli prettamente emozionali, sensoriali o ideativi, come descritto in precedenza.

 

E' l'intervento del terapeuta che permette la giusta lettura ed interpretazione dei segnali provenienti dal corpo e garantisce quel clima psicologico che consente il graduale apprendimento di nuove risposte neurovegetative.

 

7.2f Il biofeedback elettroencefalografico (EEG)

Il biofeedback EEG è un procedimento consistente nel monitorare    l'attività elettroencefalografica allo scopo di far acquisire al paziente la possibilità di controllare il tipo di ritmo EEG, in particolare di aumentare il ritmo Alfa e Theta.

Il ritmo Alfa consiste in onde elettriche prodotte dal nostro cervello alla frequenza di circa 10 Hz (oscillazioni al secondo) e la sua importanza nasce dalla constatazione che i soggetti impegnati in esercizi di rilassamento psicofisico, ad occhi chiusi, ma in veglia, come per esempio nella meditazione, fanno registrare alti livelli di attività EEG di tipo Alfa.

L'obiettivo che si persegue è la possbiltà di raggiungere più facilmente condizioni psicofisiche di distensione, autocontrollo e benessere interiore mediante l'abilita' di produrre Alfa.

Il paziente è istruito a chiudere gli occhi e a rilassarsi.

L'attività EEG è rilevata tramite una opportuna apparecchiatura mediante elettrodi d'argento disposti posizioni quali i lobi frontali, o temporali.

Questa sede e' più adatta per il training Alfa essendo il ritmo Alfa      più forte ai lobi temporali.

Lo strumento analizza il segnale EEG e fornisce un feedback acustico quando il pattern rilevato coincide con una determinata frequenza ed ampiezza del segnale EEG.

Non può essere utilizzato un feedback visivo perché il ritmo Alfa è abolito dall'input sensoriale visivo.

Le più recenti tecniche di analisi spettrale EEG permettono di impostare qualsiasi combinazione di ferquenza del segnale EEG, come media dei segnali che si manifestano in un dato momento su entrambi gli emisferi.

Le più importanti indicazioni cliniche sono le seguenti: insonnia, ideazione ossessiva, epilessia. Stress.

Il biofeedback Alfa può essere vantaggioso anche per soggetti normali che vogliano aumentare il loro livello di autocontrollo e di lucidità mentale. Il ritmo Alfa e' un buon indicatore di una mente non impegnata in di pensieri, ma sveglia e pronta a recepire stimoli sensoriali.

L'apertura degli occhi o forti rumori fanno cessare il ritmo Alfa che è sostituito dal ritmo Beta.

Anche il ritmo Theta (4 - 8Hz) può essere utilizzato come biofeedback. In questo caso è consigliato solo a soggetti normali che vogliano aumentare il loro livello di coscienza o imparare a modificare lo stato di coscienza.

Il Theta è un ritmo cerebrale che appare spontaneamente in prossimità del passaggio dalla veglia al sonno. Per questo motivo, di norma è un ritmo che non e' possibile prolungare a volontà (come l'Alfa) ma il training Theta permette piano piano di ottenere e mantenere questo  ritmo senza  sprofondare nel sonno. Di norma è più difficile effettuare il training Theta rispetto all'Alfa, quindi è bene utilizzare          questa tecnica solo in soggetti che abbiano già effettuato con successo il training Alfa (v. allegati).

 

7.3 Ambiti di applicazione

Oltre alle applicazioni descritte in precedenza, l'esperienza più recente che si desume dalla letteratura scientifica, elenca anche le seguenti applicazioni cliniche:

 

7.3a Psichiatria e psicoterapia:

cefalea da tensione; sindrome lombagica; insonnia; stress; disturbi emotivi; ansia cronica.

 

7.3b Medicina psicosomatica:

aritmie cardiache, disturbi della conduzione; ipertensione essenziale; emicrania vascolare; malattia di Raynaud; asma bronchiale; disturbi a carico delle funzioni gastrointestinali; impotenza; eiaculazione precoce; disturbi mestruali; obesità.

 

 

7.3c Neurologia e riabilitazione:

Ausilio nella riabilitazione di: emiplegia; poliomelite; paralisi cerebrale; torcicollo spasmodico; disturbi della muscolatura facciale; movimenti involontari; balbuzie; subvocalizzazíone durante la lettura; epilessia.

 

 

 

 

CONCLUSIONI

 

Il mio lavoro termina qui e da qui avrebbe dovuti iniziare: la sperimentazione con un’apparecchiatura di biofeedback in dotazione al dipartimento di Psicologia dello Sport dell’ISEF di Torino, sperimentazione alla quale sono molto interessata.

I tempi stretti (dall’acquisto della macchina al termine di consegna del mio lavoro) non mi hanno permesso, per ora, di sviluppare questo mio interesse, ma ormai questa è la mia monoidea.

Il percorso può essere fatto in entrambi i sensi: dal biofeedback al cervello o dal cervello al biofeedback.

Ho scelto la seconda strada, ma è solo l’inizio di un’esperienza straordinaria che ho intenzione di regalarmi.

Per fare ciò è importante fare una professione di umiltà: neanche per un istante ho avuto la presunzione di pensare che il la mia tesi dicesse qualcosa di nuovo o di mio.

Tutto ciò che ho scritto non l’ho scoperto io.

Ho solo scelto, attingendo da molte fonti, le cose che di più mi hanno colpita, per entrare nell’argomento in modo il più possibile scientifico e non superficiale.

Mi rendo conto che molto ho scritto, ma che ancora di più avrei potuto scrivere e, perciò, credo che questo sia soltanto l’inizio di un lavoro che continuerò a sviluppare, proseguendo nella ricerca anche dopo aver terminato il corso di Psicologia dello Sport.

Un grosso grazie lo devo ai miei formatori perché hanno fatto emergere in me interessi e curiosità che non sapevo di avere dentro e che, senza i loro stimoli, probabilmente, non avrei mai scoperto di possedere.


 

 

 

BIBLIOGRAFIA

 

 

1)     ANTONELLI, F. e SALVINI, A.

Psicologia dello Sport.

Edilombardo, Roma, 1987

 

2)     CAPRA, F.

La rete della vita.

Rizzoli, Milano, 1997

 

3)     CAPRA, F.

Verso una nuova saggezza.

Feltrinelli, Milano, 1998

 

4)     CHISOTTI, M. e DEVOTI, D. e VERCELLI, G.

Dispense del corso base – Formazione in Psicologia dello Sport.

Torino, 2000

 

5)     CHISOTTI, M. e DEVOTI, D. e MARCACCIOLI, U. e VERCELLI, G. et altri

Articoli dal Sito WWW.psyco.com

Torino, 2000

 

6)CHISOTTI, M. e VERCELLI, G.

      Articoli dal Sito   WWW.ipnosicostruttivista.it

Torino, 2000

 

7)      ERICKSON, M. H.

La mia voce ti accompagnerà.

Astrolabio, Roma, 1983

 

8)     GALIMBERTI, U.

Enciclopedia di Psicologia.

Garzanti, Torino, 1999

 

9)     HUMPHREY, N.

Una storia della mente.

Inastar Libri, Torino, 1998

 

10) MATURANA, H.

Macchine ed esseri viventi. L’autopoiesi e l’organizzazione biologica.

Astrolabio, Roma, 1990

 

11) MATURANA, H.

Autocoscienza e realtà.

Minima Editore

 

        12)MATURANA, H. e VARELA, F.

L’albero della conoscenza. Un nuovo meccanismo per spiegare la biologia della conoscenza umana.

Garzanti, Milano

 

13) MORIN, E.

La testa ben fatta.

Raffaello Cortina, Milano

 

14) PINKER, S.

Come funziona la mente.

Mondatori, Milano, 2000

 

15) RESTAK, S.

Come funziona il cervello.

Mondatori, Milano, 1986

    

16)ROBAZZA, BARTOLI, GRAMACCIONI

     La preparazione mentale nello sport.

     Pozzi, Milano, 1999

 

17)ROSSI, E. L.

     La psicobiologia della guarigione psicofisica.

     Astrolabio, Roma, 1987

 

 18) SEELEY, R. R. e STEPHENS, T. D. e TATE, P.

Anatomia & Fisiologia.

Sorbona, Milano, 1993

 

19) TAMORRI, S.

Neuroscienze e sport.

UTET, Torino, 1999

 

20) WATZLAWICK, P.

La realtà inventata.

Feltrinelli, Milano

 

21) WATZLAWICK, P e BEAVIN, J. H. e JACKSON, DON D.

Pragmatica della comunicazione umana. Studio dei modelli interattivi, delle patologie e dei paradosso.

Astrolabio, Roma, 1971

 

      22) von GLASERSFELD, H.

Il costruttivismo radicale. Una via per conoscere e per apprendere.

Società Stampa Sportiva, Roma, 1998

 

 

 

 BIBLIOGRAFIA

 

 

1)     1)     ANTONELLI, F. e SALVINI, A.

Psicologia dello Sport.

Edilombardo, Roma, 1987

 

2)     2)     CAPRA, F.

La rete della vita.

Rizzoli, Milano, 1997

 

3)     3)     CAPRA, F.

Verso una nuova saggezza.

Feltrinelli, Milano, 1998

 

4)     4)     CHISOTTI, M. e DEVOTI, D. e VERCELLI, G.

Dispense del corso base – Formazione in Psicologia dello Sport.

Torino, 2000

 

5)     5)     CHISOTTI, M. e DEVOTI, D. e MARCACCIOLI, U. e VERCELLI, G. et altri

Articoli dal Sito WWW.psyco.com

Torino, 2000

 

 

 

     6)   CHISOTTI, M. e VERCELLI, G.

      Articoli dal Sito   WWW.ipnosicostruttivista.it

Torino, 2000

 

7)     7)      ERICKSON, M. H.

La mia voce ti accompagnerà.

Astrolabio, Roma, 1983

 

8)     8)     GALIMBERTI, U.

Enciclopedia di Psicologia.

Garzanti, Torino, 1999

 

9)     9)     HUMPHREY, N.

Una storia della mente.

Inastar Libri, Torino, 1998

 

10) 10) MATURANA, H.

Macchine ed esseri viventi. L’autopoiesi e l’organizzazione biologica.

Astrolabio, Roma, 1990

 

11) 11) MATURANA, H.

Autocoscienza e realtà.

Minima Editore

 

 

 

12) 12) MATURANA, H. e VARELA, F.

L’albero della conoscenza. Un nuovo meccanismo per spiegare la biologia della conoscenza umana.

Garzanti, Milano

 

13) 13) MORIN, E.

La testa ben fatta.

Raffaello Cortina, Milano

 

14) 14) PINKER, S.

Come funziona la mente.

Mondatori, Milano, 2000

 

15) 15) RESTAK, S.

Come funziona il cervello.

Mondatori, Milano, 1986

    

16)ROBAZZA, BARTOLI, GRAMACCIONI

     La preparazione mentale nello sport.

     Pozzi, Milano, 1999

 

17)ROSSI, E. L.

     La psicobiologia della guarigione psicofisica.

     Astrolabio, Roma, 1987

 

 

 

18) 18) SEELEY, R. R. e STEPHENS, T. D. e TATE, P.

Anatomia & Fisiologia.

Sorbona, Milano, 1993

 

19) 19) TAMORRI, S.

Neuroscienze e sport.

UTET, Torino, 1999

 

20) 20) WATZLAWICK, P.

La realtà inventata.

Feltrinelli, Milano

 

21) 21) WATZLAWICK, P e BEAVIN, J. H. e JACKSON, DON D.

Pragmatica della comunicazione umana. Studio dei modelli interattivi, delle patologie e dei paradosso.

Astrolabio, Roma, 1971

 

      22) von GLASERSFELD, H.

Il costruttivismo radicale. Una via per conoscere e per apprendere.

Società Stampa Sportiva, Roma, 1998