ISTITUTO SUPERIORE DI EDUCAZIONE FISICA DI TORINO

DIPARTIMENTO DI PSICOLOGIA DELLO SPORT

SCUOLA UNIVERSITARIA INTERFACOLTA’ SCIENZE MOTORIE

 

Corso di Perfezionamento in Psicologia dello Sport

TESI

 

 

L’ATTIVITA’ MOTORIA IN ETA’ EVOLUTIVA: SPUNTI DI RIFLESSIONE

Candidata: Dott.sa Paola Piola

 

Relatore: Prof. Umbro Marcaccioli

 

Gennaio 2001

 

 

Premessa

 

 

La pratica sportiva in età evolutiva racchiude in sé implicazioni così importanti da meritare, a mio avviso, riflessioni più attente e puntuali.

Come si avvicina un bambino allo sport? A che età? Quali sono le motivazioni sottese alla sua scelta e quanto queste sono coerenti con il suo livello di sviluppo attuale?

E’ possibile fare previsioni e in caso affermativo, fino a che punto, sulla sua evoluzione futura?

Quanto cambiamenti di attività sportive nell’infanzia e nella adolescenza aiutano il radicamento di una mentalità sportiva ed agonistica e quanto, invece, si configurano come deludenti impatti con l’uso del corpo che finiscono con l’allontanarli dall’esercizio fisico?

Sport specifici, come il calcio, il basket, la pallavolo ed altri, richiedono inoltre strategie di azione che possono risultare complesse per bambini piccoli, non ancora in grado, alla luce del loro assetto psico-fisico, di assimilarle e farle proprie.

Alla complessità di queste tematiche non sembra corrispondere ancora un proficuo dibatto teso a definire linee guida sull’avviamento alla pratica sportiva in età evolutiva.

Questo lavoro si propone di ricercare punti di forza teorici e modalità costruttive in questo importante settore. Quanto segue si configura come una parte iniziale ( Cap. 1 e Cap. 2 punto A).

  1.  

     

  2. La ricerca di sinergie nell’ambito della Psicologia: integrazione tra area dello Sviluppo, Clinica e dello Sport

     

    La psicologia, ormai radicata come scienza è, a mio avviso, matura per dare ulteriori slanci operativi alle sue più recenti aree di sviluppo quali la Psicologia della Salute, al cui interno si colloca quella dello Sport.

    Occorre però cambiare una mentalità tendente ad inquadrare questi recenti settori come aree minori; questa idea infatti è ancora molto presente in ambito psicologico e come tale è destinata ad incidere negativamente sulla loro ufficializzazione ed affermazione operativa esterna.

    Tutto questo è evidentissimo per la Psicologia dello Sport, spesso sconosciuta o ricondotta alla semplice prestazione agonistica individuale o di squadra , per nulla o poco analizzata negli elementi sottostanti che l’hanno favorita e nelle componenti socio-educative insite in essa.

    Ritengo che, in questo momento, sia indispensabile cogliere spunti, offrire letture del gesto sportivo finalizzate a sviluppare visioni più complesse in merito, divulgando anche con maggior incisività l’idea di un ben-essere raggiungibile dalle persone attraverso l’inserimento dello sport nella propria vita.

     

     

  3. La psicologia dello sport nell’età evolutiva

 

E’ quindi importante che la Psicologia dello Sport si avvalga dei contributi teorici che la psicologia ed altre scienze hanno, sino ad oggi, sviluppato presentando, delineandole con chiarezza, le proprie specificità di settore.

La Psicologia dello Sport in età evolutiva ben si presta a rappresentare questi aspetti di integrazione e specificità evidenti nel momento in cui prendiamo in considerazione possibili fasi operative al suo interno.

 

  1.  
  2. Avviamento all’attività motoria : età compresa tra i 4/5 e i 7/8 anni di età.

     

     

  3. Orientamento allo sport : età compresa tra i 7/8 e i 10 anni di età.

     

     

  4. Pratica sportiva : ludico o agonistico dai 10 ai 14 anni di età.

 

Avviamento all’attività motoria in età evolutiva

 

Già Piaget, a metà del secolo scorso, con la sua teoria sugli Stadi cognitivi delineava un modello di sviluppo psicologico caratterizzato da periodi e fasi corrispondenti ad età cronologiche in cui prevalgono, sotto la spinta della interazione ambientale, funzioni specifiche in continuo sviluppo( Periodo dell’intelligenza senso-motoria : dalla nascita ai 2 anni; Periodo dell’intelligenza rappresentativa a livello del pensiero intuitivo o preoperatorio: dai 2 ai 7 anni di età, ecc.).

Lo sforzo scientifico attuale, grazie ai contributi della neurobiologia e della psicologia dello sviluppo, è quello di fondare un modello di sviluppo motorio infantile che integri e consideri una molteplicità di fattori ( biomeccanici, cognitivi, percettivi, contestuali ) interagenti con le strutture neurali di controllo motorio.

Analizzando la funzione motoria, quindi, non si può prescindere da altre importanti variabili che contribuiscono all’esercizio dell’azione e dalla ricaduta sulla complessità del sistema psico-fisico attivato a tutto vantaggio di un continuo arricchimento delle funzioni e delle strutture in gioco.

Se non ha alcun fondamento scientifico isolare nell’azione lo sviluppo e l’operato di una singola funzione dalle altre, possiamo dire, per tanto Strategico ed Economico l’impostazione e l’organizzazione di un serio lavoro sull’attività motoria in età evolutiva.

Lavorare quindi sull’attività motoria con i bambini, significa favorirne lo sviluppo psico-fisico attraverso la sua naturale modalità espressiva: l’azione individuale e di gruppo.

Perché tale intervento risulti "efficace" non può prescindere dal livello evolutivo del bambino, base questa su cui fondare l’intervento.

Molte ricerche hanno analizzato l’influenza dei fattori ambientali sull’acquisizione di nuove competenze motorie nell’infanzia.

I ricercatori hanno osservato situazioni di deprivazione sensoriale ed altre di stimolazione eccessiva e la ricaduta sullo sviluppo motorio del bambino.

In linea di massima si è potuto concludere, come solo gravissime situazioni di deprivazione possono provocare conseguenze sullo sviluppo motorio mentre, cosa molto interessante, stimolazioni intense possono risultare addirittura controproducenti per le tappe motorie fondamentali.

Sembrano trarre più beneficio dall’esercizio funzioni motorie più specifiche ( nuotare, andare in bicicletta, ecc.) a patto che vengano attivate nel bambino le strategie motorie "più economiche ed efficaci " per raggiungere lo scopo dell’azione.

Nel 1990 Reed sottolineava come l’esercizio debba consentire lo sviluppo di un’abilità nel senso di dare al soggetto la possibilità di utilizzare le informazioni percettive e cognitive integrandole al suo assetto motorio, in modo da consentirgli con rapidità ed efficacia di raggiungere lo scopo prefissato.

Particolarmente interessanti, a mio avviso, risultano gli studi sul ruolo della motivazione nell’esercizio dell’attività motoria, fattore questo rilevante, nel bambino, sin dall’esercizio delle acquisizioni di base.

La spinta motivazionale, complesso e dinamico sistema di bisogni ed atteggiamenti dell’individuo che sono alla base delle sue azioni in una determinata fase della vita, sembra infatti poter svolgere un ruolo fondamentale nell’avviamento e, più tardi, nella pratica sportiva del bambino.

La motivazione del bambino deve quindi essere considerata e compresa nelle sue peculiarità infantili e come tale ricondotta ad uno stretto intreccio di fattori specifici che innescano la spinta all’esercizio e determinano la costanza nella attività motoria.

 

 

Un approccio più complesso ed interdisciplinare all’attività motoria in età evolutiva consente di definire, all’interno della psicologia, una comunità di intenti operativi per l’età evolutiva.

Prima di proseguire in questa analisi, intendo fare alcune precisazioni, seppur generiche, in merito alle aree psicologiche Clinica e dello Sviluppo.

Psicologia dello Sviluppo: con questa dizione intendo riferirmi ad un settore di studio e ricerca che analizza funzioni e processi alla base del comportamento umano. Esistono molti punti di contatto tra la Psicologia dello Sviluppo e quella Clinica più indirizzata, quest’ultima, ad analizzare la persona o meglio la personalità nella sua relazione con l’ambiente attraverso metodologie tipiche ai vari approcci .

Obiettivo comune alle aree della psicologia in oggetto: Strutturazione di interventi fondati sull’attività motoria in età evolutiva finalizzati ad incentivarne una "buona" evoluzione psicofisica:

 

Non deve sorprendere che per la Psicologia Clinica, nei settori che più specificamente si occupano della problematicità o patologia, si possa parlare di intervento a carattere preventivo.

La condizione infantile, infatti per plasticità implicita in questo stadio dello sviluppo, racchiude in sé grandi possibilità di un positivo superamento dello stato di difficoltà.

Si accenna solo, in questo contesto, alla necessità che venga modificata, nelle consultazioni inerenti le problematicità infantili, una mentalità troppo spesso volta a sottolineare i deficit riscontrati nel bambino più che le sue potenzialità comunque in gioco, elementi questi su cui, a mio avviso, porre le basi per innescare il cambiamento.

 

 

Obiettivi di settore specifici

 

 

  1.  
  2. Nei servizi per ‘età evolutiva sono molto frequenti richieste, accertate o riscontrate, di avviamento all’attività motoria non inquadrabili in discipline sportive già configurate, spesso uniche realtà presenti sul territorio. Il viraggio ad interventi psicomotori specifici ( psicomotricità ), si configura quindi come l’unica possibilità di fatto molto ridotta dalla carenza di queste figure professionali e dalla non chiara definizione del loro contesto operativo.

     

  3. Chi opera nel settore dell’infanzia, in particolare sui disturbi dell’apprendimento, sa quanto lavorare sullo sviluppo dello schema corporeo possa agevolare l’acquisizione di abilità specifiche quali la scrittura e la lettura.

     

  4. Questo settore può a ragione definirsi nuovo nelle linee di orientamento terapeutico. Le "ferite psicologiche" insite nell’abuso sessuale e nel maltrattamento infantile, si fondano di fatto su un Corpo violato e ferito. In ambito terapeutico individuale mi sono già avvalsa di tecniche corporee e di gioco finalizzate alla modificazione dei vissuti di deprezzamento presenti nelle piccole vittime. Proposte motorie di gruppo, inserite nei tempi e nelle modalità nel più generale percorso terapeutico, possono risultare, a mio avviso, particolarmente utili.

     

  5. Intervento preliminare alla successiva fase dell’orientamento sportivo. Per lavoro "globale" sul corpo si intende l’impostazione di attività motorie finalizzate ad un uso massivo e globale dello stesso, condizione questa indispensabile per un armonico sviluppo che renda possibile più avanti al bambino un approccio a tutte le discipline sportive. La specificità sportiva non deve, a mio avviso, prescindere da un buon funzionamento di tutto l’assetto corporeo. La storia di società sportive del passato, quali la Pro Vercelli, ne è una testimonianza. Pur nella peculiarità dello sport di quel periodo, non può non colpire come atleti che ai giorni nostri sarebbero considerati non giovanissimi per l’avvio ad una disciplina sportiva, passassero di fatto con un successo registrato dal livello delle prestazioni raggiunto in competizioni nazionali ed oltre, dalla palla mano al calcio, dal calcio alla scherma.

 

 

 

Stabilire un contesto operativo e le metodologie con cui raggiungere obiettivi comuni e specifici alle aree: la proposta del CONI come punto di partenza

 

La necessità di individuare contesti operativi in cui operare un cambiamento nell’approccio e nella gestione dell’attività motoria e sportiva in età evolutiva, rende particolarmente interessante, a mio avviso, la proposta del CONI.

Tale organismo, costatando l’evidente calo nella pratica sportiva giovanile e nel settore agonistico, con le conseguenti pesanti ricadute relative al mancato inserimento dello sport nella vita dei giovani e nella individuazioni di talenti, preso atto che un avvio precoce e specifico del bambino ad una disciplina sportiva non sembra, di fatto, aver consentito il raggiungimento degli obiettivi previsti presentava l’avvio di 3 indirizzi di attività e ricerca:

Al fine di individuare omogenee procedure di intervento ed ambiti di confronto sono stati individuati referenti, sul territorio nazionale per il progetto chiamato Progetto CON-I GIOVANI.

Il progetto complessivo è il frutto di sinergie comuni attivate dal CONI, dal Ministero della Pubblica Istruzione e dalle Province attraverso fondi regionali stanziati in base alla legislazione vigente.

L’attività degli intercentri, rivolta a Centri di Avviamento allo Sport, a Centri di Preparazione Sportiva Giovanile e a Centri Sportivi Scolastici, è perfettamente in linea con le riflessioni sin qui svolte.

Concretamente si tratta di stimolare, in questa fase, il confronto tra i centri che per lo più si identificano in discipline sportive, attraverso la gara intesa in età evolutiva come verifica degli apprendimenti realizzati.

Partendo quindi da presupposti di abilità e requisiti specifiche alle fasce d’età, vengono stilati contenuti di gara coerenti e vari, legando per tanto il successo agonistico alla completezza e ricchezza degli schemi ed abilità motorie delle attività didattiche iniziando in questo modo un importante monitoraggio sulle stesse.

L’accesso nella scuola da parte degli istruttori delle discipline sportive e la necessità di una loro maggior selezione e preparazione complessiva, è attualmente un nodo problematico ce necessita urgentemente di essere affrontato condizione indispensabile questa per innescare l’auspicato processo di cambiamento ( Nuova guida Centri Giovanili)

L’Osservatorio Nazionale Attività Giovanili, con livelli operativi provinciali, in stretto accordo con il Provveditorato agli Studi, potrà essere un altro elemento cardine nella divulgazione della "filosofia" su cui si fondano queste iniziative ed al tempo stesso fungere da Banca Dati di raccolta e consultazione in merito ( test specifici, ecc.).

 

 
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