ISTITUTO SUPERIORE DI EDUCAZIONE FISICA-TORINO

DIPARTIMENTO DI PSICOLOGIA DELLO SPORT

 

TESI

del

CORSO DI PERFEZIONAMENTO IN PSICOLOGIA DELLO SPORT

 

CANDIDATA: DOTT. RAFFAELLA TONIOLO

 

ANNO ACCADEMICO 2000-2001

  IL TRAINING AUTOGENO NELLO SPORT:

UN ESEMPIO DI APPLICAZIONE.

 

INDICE

 

  1. Il T.A. nello sport

     

    1.1 Introduzione pag. 1

    1.2 Ambiti di applicazione pag. 2

    1.3 Il T.A. nelle varie discipline sportive pag. 6

     

     

  2. Una disciplina poco conosciuta

     

    2.1 Introduzione pag. 9

    2.3 Il regolamento del Braccio di Ferro pag. 9

     

     

  3. Un esempio di applicazione

     

    3.1 Introduzione pag. 13

    3.2 L’applicazione: un caso singolo pag. 13

    3.2.1 Colloquio pag. 14

    3.2.2 Obiettivo e strategie pag. 17

    3.2.3 Procedura pag. 18

     

     

  4. Conclusione

 

4.1 Conclusione pag. 21

 

 

 

Bibliografia pag. 23

 

  

CAPITOLO 1

 

IL T.A. NELLO SPORT

 

 

1.1 Introduzione

 

Con il termine di training autogeno (T.A.) J.H. Schultz definì un metodo di autodistensione da concentrazione psichica che consente di modificare situazioni psichiche e somatiche. Training significa allenamento, cioè apprendimento graduale di una serie di esercizi di concentrazione psichica passiva, particolarmente studiati e concatenati, allo scopo di portare progressivamente al realizzarsi di spontanee modificazioni del tono muscolare, della funzionalità vascolare, dell’attività cardiaca e polmonare, dell’equilibrio neurovegetativo e dello stato di coscienza; il preciso e costante allenamento a tali esercizi porta a modificazioni gradatamente sempre più valide, precise, consistenti. Autogeno significa "che si genera da sé"; ciò differenzia questo metodo dalle tecniche ipnotiche ed eteroipnotiche le cui realizzazioni somatopsichiche sono attivamente indotte dal soggetto o dal terapeuta (Crosa, 1968).

Come sottolinea Crosa, oltre che dalle tecniche ipnotiche, gli esercizi del training autogeno si differenziano sostanzialmente dai comuni esercizi ginnici; con questi si tende a particolari scopi, ci si allena attivamente per migliorare determinate prestazioni. Gli esercizi del T.A. hanno invece lo scopo di far raggiungere lo stato autogeno che è una condizione di passività assoluta, priva di atti volitivi, realizzata nella indifferente contemplazione di quanto spontaneamente accade nel proprio organismo e nella propria mente. In conseguenza dell’apprendimento di questo nuovo atteggiamento si sviluppano spontaneamente modificazioni psichiche e somatiche di senso opposto a quelle provocate nella nostra mente e nel nostro corpo da uno stato di tensione, di ansia, di stress.

Il T.A. di Schultz può essere applicato sia in trattamenti individuali che in trattamenti di gruppo, sia in pazienti con disturbi psichici, funzionali od organici, sia nei soggetti cosiddetti "normali". Nello svolgersi di poche settimane l’allenamento agli esercizi, praticato saltuariamente con il controllo del terapeuta e quotidianamente da soli, consente di poter offrire ai propri muscoli, ai propri nervi, ai propri organi, alla propria mente uno stato di distensione fisica, di passività psichica, di calma, di benessere sempre più completo e generalizzato.

 

 

 

1.2 Ambiti di applicazione

 

Il T.A di Schultz è una tecnica di rilassamento e concentrazione universalmente conosciuto ed è da molti anni oggetto di studi e ricerche a livello mondiale per le varie applicazioni alle quali si presta.

Gli ambiti di applicazione sono molteplici, può servire ad incrementare lo studio o il lavoro; può migliorare le nostre capacità di controllo e curare i disturbi più comuni su base psicosomatica. È molto seguito nella pratica clinica dove risulta particolarmente indicato per i seguenti disturbi:

In un ottica preventiva e di promozione della salute, invece, il T.A. costituisce uno strumento molto utile per perseguire i seguenti obiettivi:

Esistono, comunque, anche delle controindicazioni all’utilizzo della tecnica e tra le principali si ritrovano:

Oltre alle esperienze nel campo clinico, hanno beneficiato dei vantaggi di questa tecnica anche le applicazioni non cliniche, tra le quali rientra la pratica sportiva.

In molti sport viene impiegato con successo per preparare gli atleti alle competizioni. È noto, infatti, come il gesto atletico altro non sia che l’espressione di un’unità di intenti dell’atleta che impegna il corpo guidato dalla mente (Facchini, 1992). Ne deriva quindi che per una prestazione atletica è fondamentale aver predisposto le basi ed i requisiti psicologici utili allo scopo con una adeguata preparazione precedente. Pensiamo, ad esempio, al carico di ansia che si può accumulare nello sportivo prima di una gara; già questo è un ostacolo tipicamente psicologico così rivelante da poter inficiare da solo la prestazione stessa.

Il T.A. è una tecnica facile da apprendere e da applicare e consente di raggiungere alcuni obiettivi particolarmente utili in campo sportivo:

Il miglioramento delle prestazioni è uno dei principali campi di applicazione del T.A. e ormai sono molti gli atleti che lo utilizzano regolarmente, affiancandolo all’allenamento fisico. Tale tendenza è dovuta al fatto che, presupponendo un allenamento fisico ottimale, il fattore psichico, cioè l’atteggiamento interiore che si assume verso la prestazione, diventa determinante.

Analizzando le cause degli insuccessi di molti atleti, si è potuto constatare che una delle ragioni principali è data da uno stato di tensione eccessiva. In questi casi si consiglia la pratica regolare del T.A. e l’esecuzione dell’esercizio ridotto, prima dell’inizio della competizione. L’effetto del T.A. sul miglioramento delle prestazioni, infatti, è basato principalmente sull’eliminazione di errori e disturbi che pregiudicano l’esecuzione ottimale della performance.

Le indicazioni specifiche sono:

Considerando l’applicazione del metodo nei soggetti così detti normali, dopo due o tre settimane di allenamento agli esercizi del ciclo inferiore si è in grado di rendersi perfettamente conto di quanto in pratica essi possano offrirci (Shultz, 1968). Tra le possibilità elencate precedentemente, oltre lo smorzamento della risonanza emotiva (autoinduzione di calma), il recupero di energie, la modificazione del vissuto cenestesico, la regolazione vasomotoria e così via, va aggiunta particolare attenzione alla formulazione dei proponimenti (suggestioni positive che vengono utilizzate in specifiche circostanze).

 

 

 

1.2.1 Il T.A. nelle varie discipline sportive

 

Il Training è una tecnica molto flessibile ed utilizzata in molteplici settori, clinici e non clinici. In campo sportivo consente, sicuramente, di equilibrare forze dinamiche contrastanti, spesso presenti nell’atleta; fornisce un reale recupero delle energie psicofisiche e da la possibilità di una migliore integrazione nella squadra o nel proprio ruolo per facilitare il raggiungimento di obiettivi comuni. Ma è importante ricordare, come ribadisce Peresson (1977), che non si tratta, comunque, di una panacea per tutti i mali, quelli sportivi inclusi.

Per quanto riguarda le applicazioni nelle singole discipline sportive va sottolineato che non esiste un Training per il calcio, uno per il nuoto, uno per il tiro con l’arco e così via. La tecnica, infatti, possiede delle caratteristiche che, con qualche variante nell’apprendimento, si adattano a qualsiasi specialità sportiva.

Una distinzione di base va, però, fatta tra sport individuali e sport di squadra, non tanto perché il T.A. applicato nel primo caso sia diverso da quello del secondo, quanto perché le due situazioni psicologiche ed ambientali in cui opera l’atleta, risultano sostanzialmente diverse. Lo sport individuale (come può essere lo sci, il judo, ecc.), infatti, impegna l’atleta in una tensione psichica molto più accentuata che se lo stesso fosse inserito in un gruppo. Nello sport di squadra, pur essendo sempre presente questa tensione, è certamente meno avvertita in quanto il gruppo rappresenta di per sé un "sostegno" psicologico che si traduce in maggiore sicurezza e, di conseguenza, in una più sciolta condotta di gara (Costa, 1977).

Fermo restando, come ha più volte evidenziato Peresson, che fattore fondamentale per il buon uso della tecnica è la motivazione di base da parte di chi si accinge all’allenamento autogeno, resta il fatto che non può essere svolto allo stesso modo individualmente e in gruppo. Un esempio della differenza nell’applicazione della tecnica, si trova a livello dei cosiddetti "proponimenti", quelle particolari formule che si applicano a singole circostanze. Queste formule, infatti, vanno strutturate sulla base della personalità del singolo nel caso dell’atleta che si impegna in una disciplina individuale; vanno articolate, invece, a livello del gruppo e tenendo soprattutto conto delle esigenze del gruppo più che dei suoi componenti, nel caso il Training venga realizzato all’interno della squadra come unità sportiva autonoma.

In conclusione, un discorso psicologico nello sport ha un senso e un significato nel momento in cui il soggetto viene considerato nella sua unità psicobiologica. È fin troppo noto, infatti, che per lo più, l’atleta è considerato come un insieme di muscoli e di tendini da allenare in un crescendo di potenzialità operativa più che una "persona" da educare in modo armonioso. È in questo contesto che il T.A. offre da subito un vantaggio: quello di armonizzare l’individuo in un equilibrio personale che non può non tradursi anche, ma non solo, in maggiori possibilità operative sul piano atletico e del rendimento (Pilla, 1977).

 

 

 

CAPITOLO 2

UNA DISCIPLINA POCO CONOSCIUTA

 

 

2.1 Introduzione

 

Il Braccio di ferro è una disciplina sportiva, non riconosciuta dal CONI, che, dopo gli anni bui dell'anonimato, sta oggi prendendo piede anche in Italia. La S.B.F.I. è la società che con impegno, serietà e voglia di crescere sta divulgando questa attività sportiva con obiettivi sempre più concreti, prima solo sperati e poi, piano piano, raggiunti. Basta accennare al calendario fitto di impegni che la S.B.F.I. ha programmato per l'anno 2000 e all'orgoglioso terzo posto conquistato da Nicola Schivalocchi ai Campionati del Mondo di Vladikavkaz dello scorso anno nella sua categoria (75 Kg).

 

 

 

2.2 Il regolamento del Braccio di Ferro

 

Premessa:

Esistono due modi per gareggiare a braccio di ferro:

- In piedi (come nel film di Stallone "Over the Top")

- seduti (come si gareggia normalmente ai mondiali)

La differenza e' minima dal punto di vista logistico se i due atleti partono da fermi, diventa rilevante se uno dei due e' molto agile (riesce cioè a spingere molto con proprio il corpo).

Secondo il regolamento di questa disciplina, è importante non lasciare mai la presa dal piolo durante la competizione. Non si può iniziare a spingere prima del segnale di "via" dato dall'arbitro e non sono ammessi strappi all'indietro o di lato prima del "via" stesso. Non e' ammesso allontanarsi dal tavolo durante eventuali pause concesse dall'arbitro (l'arbitro può concedere una pausa della durata di 30").

Il regolamento di gara prevede, inoltre, la doppia eliminazione di tutti i concorrenti per cui un atleta viene escluso solo se ha perso due incontri.

In pratica, il vincitore del torneo dei perdenti del primo turno sfida il vincitore al torneo dei perdenti del secondo turno. Il vincitore di questo "torneo dei perdenti" può dunque ancora vincere l'assoluto se batte il vincitore nella seconda finale. Per ovvie ragioni di sicurezza degli atleti le gare ufficiali sono organizzate dalla FBFI e si svolgono solo su tavolini approvati dalla stessa. È importante l'esatta posizione di partenza con le mani ben serrate e perpendicolari al centro del tavolo. I gomiti poggiano bene al centro dei cuscinetti e le spalle sono parallele alla linea del tavolo. La mano sinistra (in caso di mancini, è la destra) deve essere ben serrata alla presa e i piedi devono situarsi dentro l'area del tavolo. In particolare, il dorso della mano deve risultare perpendicolare al tavolo.

L'arbitro deve, infine, verificare che all'interno dei gomiti vi sia lo spazio di un pugno. E' proibito alzare i gomiti dagli appoggi e particolare attenzione va anche posta ad eventuali scatti verso l'alto dell'avversario.

Se si sfiora con la mano il cuscinetto laterale si perde l'incontro. Anche se non si dovesse toccare direttamente il cuscinetto, ma l'avversario riuscisse a spingere il dorso o le dita della mano sotto il livello del cuscinetto stesso, si incorre nella sconfitta. Va ricordato, infine, il "ponte"; questa e' una mossa di difesa non consentita che si attua aprendo la mano rifiutando, in questo modo, il combattimento.

 

 

 

Le categorie e i punteggi

 

 

Maschili:

A fino a 65 Kg.

B 65/75 Kg

C 75/85 Kg

D 85/95 Kg

E OVER 95 Kg

 

Femminili:

A fino a 62 Kg

B OVER 62 Kg

 

Punteggi nazionali e regionali

1 class. 30 pti

2 class. 20 pti

3 class. 15 pti

4 class. 10 pti

oltre a cio' ogni turno superato da un bonus di 5 pti

 

 

 

  

CAPITOLO 3

 

UN ESEMPIO DI APPLICAZIONE

 

 

3.1 Introduzione

 

Uno degli aspetti più qualificanti dell'allenamento è rappresentato dal perfezionamento del gesto atletico. La qualità del gesto è determinante per l'azione che sarà tanto più efficace e redditizia quanto più esso sarà fluido ed armonioso (Caldironi, 1989).

L'attuazione del gesto atletico richiede la partecipazione associata del pensiero che progetta l'azione e del corpo fisico che la esegue. È difficile correggere le "imperfezioni" del movimento dopo che questo si è strutturato. Ciò dipende dal fatto che, finché non si modifica il progetto psichico originario dell'atto motorio, questo continuerà pedissequamente ad essere conforme al modello iniziale. Se da un lato quindi è essenziale impostare un movimento corretto, dall'altro è necessario tener conto di come questo si struttura a livello psichico.

 

 

 

3.2 L'applicazione del T.A: un caso singolo

 

 

Come esempio di applicazione ho pensato di portare la mia esperienza come operatrice di T.A. con un ragazzo che praticava il braccio di ferro da una decina d'anni e che aveva richiesto la mia collaborazione per rendere più completi i suoi allenamenti.

 

Atleta: F., Età tra i 25 e i 30 anni, Sesso M.

 

 

3.2.1 Colloquio

 

Durante il colloquio l'atleta aveva sottolineato come vivesse una condizione di disagio già al via della gara dovuta ad una differente impostazione della frase di partenza (ready-go o ready….go).

La differenza è minima, ma risulta abissale per la tensione emotiva. La gara inizia con il posizionamento della presa in leggera o forte tensione.

Questa ricerca della posizione della mano e del braccio può durare da uno a due minuti ed è proprio in questo lasso di tempo che la concentrazione tende a saltare arrivando così al momento della partenza con il braccio "impastato", ossia con una tensione muscolare eccessiva.

Dalla descrizione fornita dall'atleta, gli attimi prima della gara erano caratterizzati da un forte nervosismo, dalla paura di non riuscire a trovare la posizione giusta, dall'aumento di tensione per trovarsi sotto pressione di fronte all'avversario, vissuto a volte come più forte. L'atleta era consapevole che la forza e la preparazione tecnica erano equivalenti a quelle del suo avversario, ma la paura di non possedere "l'esplosione" al momento opportuno della gara lo innervosivano molto.

 

Una buona partenza richiede concentrazione, riflessi pronti e buona forza esplosiva e l'atleta voleva poter lavorare su queste caratteristiche per poter raggiungere dei miglioramenti.

Nella globalità è emerso che l'atleta era una persona ben equilibrata sia nei rapporti di lavoro che nei rapporti affettivi (la moglie lo seguiva spesso nei suoi incontri).

Il colloquio è durato circa un'ora e si è creata da subito un ambiente confortevole e un clima di reciproca stima e collaborazione. Non conoscendo nulla di questo tipo di sport, mi sono fatta raccontare dall'atleta, nei minimi particolari, come si svolgono le gare in questa disciplina. Da un suo suggerimento, abbiamo guardato una videocassetta che illustrava competizioni in questa attività sportiva e, nel frattempo, lui commentava, in modo molto chiaro e dettagliato, i vari passaggi.

Non avendo altri strumenti a disposizione, con il colloquio, ho somministrato il test della firma:

 

 

Per superare le difficoltà psicologiche non si era mai servito di nessuna tecnica mentale specifica, ma aveva sentito parlare del T.A già utilizzato da un suo avversario.

È stato ben disposto ad impegnarsi al massimo per migliorare le proprie prestazioni lavorando anche sul versante mentale, avendo ormai raggiunto delle ottime caratteristiche tecniche su quello fisico.

Il suo obiettivo era quello di piazzarsi tra i primi tre alle nazionali che si sarebbero tenute in dicembre. C'erano a disposizione poco più di due mesi di lavoro (sufficienti per apprendere la tecnica del T.A.) ed in questo lasso di tempo contava di raggiungere dei miglioramenti.

Dall'intervento si aspettava, comunque, un'esperienza positiva e una collaborazione reciproca (anche se naturalmente l'esito positivo delle gare era il suo obiettivo).

 

 

 

3.2.2 Obiettivo e strategie

 

Ho pensato di applicare degli esercizi mirati di T.A per aiutare l'atleta nel mantenimento della concentrazione con l'inserimento di formule d'organo per le braccia. Dopo aver raggiunto una buona distensione generale e una buona padronanza della tecnica ho pensato di aggiungere delle formule propositive specifiche "per l'esplosione". Dal colloquio, infatti, era emerso che questo aspetto dell'allenamento rappresentava la sua maggiore preoccupazione e una fonte di ansia non indifferente.

Per stimolare la curiosità abbiamo sperimentato l'effetto "Carpenter" con il pendolino al secondo incontro quando abbiamo definito e pianificato in concreto il lavoro da seguire nei successivi incontri.

La cadenza degli incontri (per esigenze particolari) è stata quindicinale.

Questo comunque non ha abbassato il livello di curiosità e motivazione all'apprendimento della tecnica. È capitato, cosa comune in chi possiede già una buona conoscenza corporea, che gli esercizi del T.A. venissero anticipati.

Dal protocollo dell'atleta è emerso come, durante i primi giorni di allenamento, dopo alcuni tentativi di vivere "volontariamente" le sensazioni, egli sia riuscito a lasciarsi andare e a sperimentare passivamente, e quindi senza un'influenza intenzionale, ciò che gli proveniva dal suo corpo (obiettivo primario del T.A.).

Pur percependo i rumori esterni non ne veniva disturbato, indice questo del raggiungimento di un buon livello di autocontrollo e concentrazione su se stesso.

Ai due esercizi base della pesantezza e del calore ho pensato di aggiungere quelli del respiro e del cuore per far raggiungere una migliore padronanza della tecnica.

 

 

 

3.2.3 Procedura

 

  • I incontro: colloquio e anamnesi

    II incontro: descrizione della disciplina sportiva e pianificazione degli incontri successivi

    III incontro: esercizio della pesantezza (braccio destro per la prima settimana, tutto il corpo per la seconda settimana)

    IV incontro: discussione del protocollo ed esercizio del calore (braccio destro per la prima settimana, tutto il corpo per la seconda settimana)

    V incontro: discussione del protocollo ed esercizio del respiro (per la prime settimana) e del cuore (per la seconda settimana)

    VI incontro: descrizione della sua miglior performance e aggiunta dei proponimenti negli esercizi del T.A.

    VII incontro: discussione del protocollo (quest'ultimo incontro si è tenuto dopo una settimana dal precedente)

     

  • Le formule d'organo erano specifiche per le braccia (dalle spalle al polso).

     

      

    CAPITOLO 4

     

    CONCLUSIONE

     

     

    4.1 Conclusione

     

    Il gesto atletico è per prima cosa il prodotto di una interazione mente-corpo; non è un risultato esclusivamente bio-meccanico. Pertanto per avere una prestazione convincente occorre avere prima l'uomo e la sua mente.

    Pensiamo a quanto hanno potuto fare la medicina applicata, la psicobiologia e le scienze dell'alimentazione studiando l'atleta e fornendo allo sport in generale preziose conoscenze che oggi sono sfruttate con religiosa applicazione. Ma oltre all'uomo come corpo, come macchina, conosciamo noi l'atleta come Essere pensante? Possiamo dire che si stanno utilizzando le scienze dell'uomo (psicologia e psicopedagogia soprattutto) per capirlo e aiutarlo concretamente? (Facchini, 1992). È sicuramente una strada ancora lunga da percorrere e l'applicazione del T.A. non è altro che un modo per cominciare a creare un indispensabile equilibrio psicologico.

    I risultati di F. alle nazionali di Braccio di ferro tenutesi nel Dicembre 2000 sono stati più che soddisfacenti. Ha raggiunto l'obiettivo che si era prefissato, piazzandosi entro i primi tre su 172 partecipanti. Che l'esito positivo sia stato raggiunto esclusivamente grazie agli allenamenti fisici o grazie all'integrazione del T.A. non può essere affermato. Un risultato più che auspicabile è stata comunque l'esperienza positiva che l'atleta ha dichiarato di aver vissuto. Durante gli incontri aveva, infatti, sottolineato più volte che, a prescindere dal risultato della gara imminente, stava vivendo un'esperienza molto positiva per la sua crescita personale.

     

     BIBLIOGRAFIA

     

     

     

     

     

     

    Costa, A. (1977). Il Training autogeno: esperienze pratiche nelle varie specialità sportive. In L. Peresson (1977). Il Training autogeno applicato. Piovan Editore, Abano Terme (Vol.2).

     

     

     

    Facchini, F. (1992). Il training autogeno nel calcio. Roma: Società Stampa Sportiva.

     

     

     

    Herrigel, E. (1975). Lo zen e il tiro con l'arco. Milano: Adelphi.

     

     

     

    Pilla, A. (1977). Training autogeno e immaginazione guidata nelle modificazioni psicologiche dell'atleta. In L. Peresson (1977). Il Training autogeno applicato. Piovan Editore, Abano Terme (Vol.2).

     

     

     

    Peresson, L. (1977). Il Training autogeno applicato. Piovan Editore, Abano Terme (Vol.2).

     

     

    Regazzoli, T., Caldironi, B. (1989). Le visualizzazioni guidate nell'allenamento. Movimento 5 (1): 49-51.

     

     

     

    Schultz J.H. (1968). Il training autogeno. Feltrinelli (Vol.1).

     

     

     

    Siti internet: www.psyco.com

    www.baracciodiferroitalia.it

     

     

     
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